HOFMANNSTHAL SPIEGA LA DONNA SENZ'OMBRA
Non si oscuri con la paura ciò che manda luce, non si mettano lacci alle ali del meraviglioso uccello!
Il coraggio è la luce interiore di ogni fiaba, per questo l'imperatrice è così luminosa e coraggiosa, e si getta dove voi inorridite, con ali spiegate, come un gran cigno, incontro all'ignoto e al misterioso.
Ignote e misteriose sono simili notti, come ogni dono del cielo, ma per questo sono sacre e superarle è un complotto sacro, nell'esercizio del quale non si può tremare. Ciò che scuote è qui, qui c'è l'oscuro abisso, orrendo e dolce, ma tu non puoi cadervi dentro: la sua vicinanza è soltanto una ulteriore santificazione.
Tutto è santo e bello, ogni secondo: bacia gli occhi e rendili sacri e lascia che assorbano tutto in sé, l'alto e il basso e il meraviglioso mezzo, le braccia dolcemente mosse e il dolce, riposante seno, le labbra e i capelli.
Non nascondere nulla – dove occorre nascondersi c'è la furia e l'ardore della caccia, qui stanno l'imperatore e la freccia mortale e la gazzella; dove tutto palesemente si offre, lì sono il rito notturno, il tempio e le stelle.
Concediti in maniera amabile e solenne, tu soave, e con le tue mani delicate scuoti colui che diviene beato attraverso te, come scuotessi un'arpa: la vibrazione passa su di te e quanto ricevi è la musica. Non tremare, altrimenti cosa sarebbe del tempio, se la sacerdotessa tremasse! Gettati nell'abisso, ma solo perché in basso è la scala d'oro che conduce alle stelle.
Sii la dolce Signora e non la timida fanciulla, riversa tutta te stessa negli occhi, nelle mani e nella bocca, non trattenere nulla di te in te, così sarai leggera e ti libererai, incantatrice sul suo letto d'incantesimi – tu che hai il potere di tramutare, tramutata a tua volta, introvabile per tutti tranne per quell'uno che incanti.
27.10.1919
Scritto dopo la prima rappresentazione dell'opera a Vienna.