PARTE PRIMA
I. SALUTO A DHARMA, ARTHA E KAMA
Dall'inizio il Signore degli Esseri creò gli uomini e le donne, e, sotto forma di comandamenti, stabilì in centomila capitoli le regole della loro vita in rapporto a Dharma [1], Artha [2] e Kama [3]. Alcuni di questi comandamenti furono scritti separatamente da Swayambhù Manù, che tracciò quelli che trattano del Dharma, mentre quelli riguardanti Artha furono compilati da Brihaspati, e quelli riferentisi a Kama furono dettati in mille capitoli da Nandi, discepolo di Mahadeva.
In seguito questi Kamasutra (Aforismi sull'Amore) scritti da Nandi in mille capitoli, furono riprodotti da Shvetaketu, figlio di Uddvalaka, sotto forma di riassunto, in cinquecento capitoli, e sotto forma ancora più concisa, in centocinquanta capitoli, da Babhravya, della regione Punsciala (a sud di Delhi). Questi centocinquanta capitoli sono raggruppati sotto i sette titoli seguenti:
1) Sadharna (problemi generali).
2) Samprayogira (amplessi, ecc.).
3) Kanya Sampayuktaka (unione tra il maschio e la femmina).
4) Bharyadhikarika (della propria sposa).
5) Paradarika (delle mogli altrui).
6) Vaisika (delle cortigiane).
7) Opamishadika (delle arti della seduzione, delle medicine toniche, ecc.).
La sesta parte di quest'opera fu pubblicata separatamente da Dattaka su richiesta delle donne pubbliche di Pataliputra (Patna), e così anche la prima parte di Sciarayana. Le altre parti furono separatamente dettate da:
Suvarnanabha (seconda parte). Ghotakamukha (terza parte). Gonardiya (quarta parte). Gonikaputra (quinta parte). Kusciumara (settima parte).
Pubblicata così in parti separate e da autori diversi, è quasi impossibile ritrovare l'opera intera: e poiché le parti edite da Dattaka e dagli altri trattavano ciascuna un determinato soggetto, e d'altra parte l'opera originale di Babhravya era difficile da studiare per l'eccessiva mole, Vatsyayana compose quest'opera di modeste proporzioni, quale riassunto di tutti i lavori dei suddetti autori.

II. DELLA CONQUISTA DI DHARMA, ARTHA E KAMA
L'uomo, la cui vita dura cento anni, deve praticare Dharma, Artha e Kama in differenti tempi, e in modo tale che essi possano armonizzare fra loro senza il più piccolo disaccordo. Nell'infanzia deve prima d'ogni altra cosa istruirsi; durante la gioventù e l'età matura si occuperà di Artha e di Kama, e in vecchiaia tenterà di conquistare Dharma, sforzandosi in tal modo di guadagnare Moksha, con cui si evita un'ulteriore trasmigrazione. Ed essendo molto incerta la vita, tali tre cose dovrà praticarle nei periodi che gli saranno specificati.
Una sola cosa è da notare particolarmente, ed è che fino a quando non abbia terminato la sua educazione deve condurre la vita di uno studente religioso.
Dharma è l'obbedienza ai comandamenti dei Shastra, che sono la Sacra Scrittura degli Indù; è l'obbligo di compiere alcune cose, quali ad esempio certi sacrifici, che in generale si trascurano perché non appartenenti a questo mondo e non d'effetto visibile; ed è anche l'obbligo di non compierne altre, per esempio mangiare carne, ciò che invece si fa spesso, perché è di questo mondo ed ha un effetto visibile.
Dharma è insegnato dallo Shruti (Sacra Scrittura) e da coloro che lo spiegano.
Artha è la conquista delle arti, dell'oro, della terra, del bestiame, della ricchezza, della servitù e degli amici. Consiste, inoltre, anche nella protezione di tutto ciò che si è conquistato, e nell'accrescimento di ciò che si possiede.
Artha è insegnato dagli ufficiali del Re, e dai negozianti dediti al commercio.
Kama è il godimento mediante i cinque sensi, udito, tatto, vista, gusto, odorato o olfatto, assistiti dallo spirito in unione con l'anima. La parte essenziale di tutto ciò consiste in un contatto speciale fra l'organo del senso e l'oggetto e la coscienza del piacere che ne risulta si chiama Kama.
Kama è insegnato dai Kamasutra (Aforismi d'amore) e dalla pratica dei cittadini.
Quando tutti e tre, Dharma, Artha e Kama, sono riuniti in una persona, cioè Dharma è migliore di Artha, e Artha è migliore di Kama. Ma Artha deve sempre prevalere per il re, perché solo da Artha dipende la vita del popolo. Così le donne pubbliche debbono preferire Kama alle due altre qualità, poiché di Kama formano la loro unica occupazione. E queste sono le eccezioni alla regola generale.
Obiezione. Molti uomini sapienti affermano che, poiché Dharma concerne tutte le cose che non sono di questo mondo, esso può essere perfettamente esposto in un libro; e così pure Artha; osservando specialmente che la pratica di queste due qualità è solo possibile con l'applicazione di determinati metodi, di cui non si può aver conoscenza altro che per mezzo dello studio e dei libri. Invece per Kama, che è una cosa praticata anche dalla creazione bruta e che si osserva ovunque, non v'è per nulla bisogno di un libro per insegnarla.
Risposta. Non è vero. Essendo i rapporti sessuali un fatto dipendente dall'uomo e dalla donna, essi richiedono l'applicazione di alcune regole insegnate dai Kamasutra. La non applicazione di tali regole che osserviamo nella natura bruta è dovuta al fatto che gli animali non conoscono nessun freno; che le loro femmine sono pronte ai rapporti sessuali solo in determinate stagioni, senza eccezione; e infine al fatto che l'unione degli animali non è mai preceduta dal più lieve sintomo di pensiero.
Seconda obiezione. I Lokayatikas [4] affermano: "I comandamenti religiosi non debbono essere osservati in quanto non si sa che frutto daranno. Chi sarà mai così pazzo da abbandonare nelle mani di un altro ciò che ha nelle proprie? D'altra parte è preferibile avere un piccione oggi che un pavone domani; e una moneta di rame, di cui si abbia la certezza del possesso, è migliore di una moneta d'oro di cui il possesso è dubbio.
Risposta. Ma questo non è giusto:
1) La Sacra Scrittura, che comanda la pratica di Dharma, non permette nessun dubbio.
2) I sacrifici che si compiono per la distruzione dei nemici o per far cadere la pioggia, hanno un effetto visibile.
3) Il sole, la luna, le stelle, i pianeti e gli altri corpi celesti, ci fanno supporre che operino intenzionalmente per il bene del mondo
4) L'esistenza del mondo è accertata dall'osservazione delle regole riguardanti le quattro caste [5] degli uomini, e i quattro periodi della loro vita.
5) Noi osserviamo che si semina il grano nella terra con la speranza di un futuro raccolto.
Vatsyayana pensa dunque che occorre ubbidire ai comandamenti della religione.
Terza obiezione. Coloro che credono che il destino sia la causa prima di tutte le cose affermano: "Non dobbiamo affannarci a conquistare la ricchezza, perché mentre spesso non vi riusciamo nonostante i nostri sforzi, altre volte essa giunge a noi senza averla cercata. Quindi ogni cosa è in potere del destino che è padrone del guadagno e della perdita, del buon successo e della disgrazia, del piacere e della sofferenza. Così noi abbiamo veduto Bali [6] innalzato dal destino al trono di Indra e poi rovesciato dalla stessa potenza; e solamente il destino può restaurare il suo regno."
Risposta. Questo ragionamento non è giusto. Come il possesso di qualsiasi oggetto presuppone in ogni caso un determinato sforzo da parte dell'uomo, l'uso dei mezzi opportuni può essere considerata la causa di tutte le nostre conquiste, e poiché è necessario questo uso di mezzi convenienti (anche nel caso che una cosa debba fatalmente avvenire), la conseguenza è che chi non fa niente non riceverà nessuna felicità.
Quarta obiezione. Coloro i quali sono inclini a pensare che Artha sia la prima qualità da conquistare, ragionano in tal modo: "Non occorre ricercare i piaceri, perché essi sono di ostacolo alla pratica di Dharma e di Artha, superiori ai piaceri stessi, e perché sono disprezzati da tutte le persone sagge. I piaceri conducono l'uomo alla miseria e lo mettono in contatto con gente volgare; l'inducono a commettere atti illeciti e lo rendono impuro, imprevidente, dissipato e leggero. È noto, d'altronde, che un gran numero d'uomini dediti ai piaceri si sono perduti insieme alle loro famiglie e ai loro amici. Così il re Dandakya della dinastia Rhola, che aveva con cattive intenzioni rapito la figlia di una bramino, fu ben presto rovinato e perse il suo regno. Indra, il quale aveva violato la casta Ahalaya, fu severamente punito. E così il potente Kisciaka il quale aveva tentato di sedurre Dropadi, e così Ravana, il quale aveva voluto abusare di Sita, furono puniti per i loro delitti. Questi uomini, come molti altri, furono vittime dei loro piaceri.
Risposta. Questa obiezione non può reggere, perché i piaceri sono necessari all'esistenza e al benessere del corpo al pari del nutrimento, e perciò sono legittimi. Non solo: essi sono il risultato di Dharma e di Artha. Però bisogna godere i piaceri con moderazione e con prudenza.
Dunque un uomo che pratichi Dharma, Artha e Kama, gode la felicità sia in questo mondo sia nel mondo futuro, e la gente per bene compie solo azioni per le quali non ha nessun timore per la vita futura e che non presentano nessun pericolo per il loro benessere. Ogni atto che porti alla pratica di Dharma, Artha e Kama, congiunti, o di due di essi, o anche di uno solo, deve essere eseguito; ma occorre astenersi da ogni atto che conduca alla pratica di una sola ditali doti a scapito delle altre due.

III. DELLE ARTI E DELLE SCIENZE DA STUDIARE
L'uomo deve studiare i Kamasutra e le arti e le scienze che a questi si riferiscono, ma contemporaneamente anche le scienze e le arti che si riferiscono a Dharma e Artha.
Le stesse ragazze debbono studiare i Kama Sutra, e tutte le arti e le scienze accessorie, prima del matrimonio, e in seguito proseguire questi studi col consenso del marito.
Vi sono tuttavia dei sapienti i quali in proposito affermano che le donne, a cui è proibito lo studio di ogni scienza, non debbono studiare neppure i Kamasutra. Ma Vatsyayana è del parere che tale obiezione non regga, perché le donne conoscono già la pratica dei Kamasutra, che deriva dai Kama Shastra, o dalla medesima scienza di Kama. Inoltre, non soltanto in questo particolare, ma anche in molti altri casi, avviene che, benché sia a tutti nota la pratica della scienza, solamente qualcuno conosce le regole e le leggi su cui la scienza è basata. Così gli Yadnikas, o sacrificatori, pur essendo spesso ignoranti della grammatica, sono in grado di usare parole bene appropriate, quando si dirigono alle varie Divinità, anche se non sanno neppure come si scrivono quelle parole. Così, ancora, altre persone compiono i loro doveri nel tale o nel tal altro giorno propizio fissato dall'astrologia, senza essere iniziati per nulla alla scienza astrologica.
E ancora i conducenti di cavalli e di elefanti guidano questi animali senza conoscere la scienza di guidare, ma unicamente per pratica. E così ancora il popolo delle province più lontane obbedisce alle leggi del regno per abitudine e perché hanno un re sopra di loro e non per altro. E noi sappiamo pure per esperienza che alcune donne, come le figlie dei principi e dei loro ministri, e le donne pubbliche, hanno veramente una particolare attitudine per i Kama Shastra.
Ne consegue che una donna deve imparare i Kama Shastra, o per lo meno una parte, studiandone la pratica sotto la direzione di qualche intima amica. Ella dovrà studiare da sé sola, nelle sue stanze private, le sessantaquattro pratiche appartenenti ai Kama Shastra. La sua istitutrice sarà una delle seguenti persone: la figlia della nutrice che sia cresciuta con lei e sia già sposata, un'amica degna della sua ampia confidenza, la sorella di sua madre, una vecchia domestica, una mendicante che abbia vissuto precedentemente nella famiglia, o la propria sorella, alla quale sempre potrà confidarsi.
Dovrà così studiare le seguenti arti, procedendo di pari passo coi Kamasutra:
1) Il canto.
2) La musica strumentale.
3) La danza.
4) L'unione del canto, della danza e della musica strumentale.
5) La scrittura e il disegno.
6) Il tatuaggio.
7) L'abbigliamento e l'adornamento di un idolo con piante di riso e fiori.
8) La disposizione e la preparazione dei letti di fiori, cioè l'arte di stendere i fiori sul suolo.
9) La colorazione dei denti, degli abiti, dei capelli, delle unghie e del corpo; cioè la loro tintura, il colore e il modo di dipingerli.
10) La disposizione con arte degli oggetti colorati.
11) L'arte di approntare i letti e di stendere i tappeti e i cuscini per riposare.
12) L'arte di suonare con bicchieri pieni di acqua.
13) L'immagazzinamento e l'accumulazione dell'acqua negli acquedotti, nelle cisterne e nelle riserve.
14) La pittura e la decorazione.
15) La confezione di rosari, collane, ghirlande e corone.
16) La fabbricazione di turbanti e cappelli, di pennacchi, e di guarnizioni coi fiori.
17) La rappresentazione scenica e l'arte teatrale.
18) La fabbricazione di orecchini.
19) La preparazione dei profumi.
20) L'abile disposizione decorativa dei gioielli, e l'arte di sapersi adornare abbigliandosi.
21) La magia o stregoneria.
22) L'agilità o abilità della mano.
23) L'arte culinaria.
24) La preparazione di limonate, di sorbetti, bibite acidule e di estratti spiritosi con profumi e con colori convenienti.
25) La fabbricazione di fiori, pennacchi, ghiande, nodi, ecc. di lana o di filo.
27) La soluzione di enigmi, anagrammi, parole a doppio senso, giochi di parole, e giochi enigmistici.
28) Un gioco consistente nei ripetere dei versi: allorché una persona ha terminato, un'altra deve subito subentrare cominciando con un verso di cui la prima lettera sia uguale all'ultima con cui ha finito la persona precedente; chi non sia capace di trovare il suo verso, è considerato perdente ed obbligato a pagare una posta stabilita.
29) L'arte mimica o dell'imitazione.
30) La lettura, che riguarda anche il canto e l'intonazione.
31) Gli scioglilingua con parole di difficile pronuncia. È un esercizio che costituisce un divertimento specialmente per le donne e i bambini; perché capita spesso che, essendo una data frase difficile da ripetersi, nel parlare velocemente le parole vengono mal pronunziate o trasposte.
32) L'uso della spada, del bastone, del bastone di difesa, dell'arco e delle frecce.
33) L'arte di fare deduzioni.
34) I lavori in legno, o l'arte del falegname.
35) L'architettura, o l'arte del costruire.
36) La conoscenza delle monete d'oro e d'argento, dei gioielli, e delle pietre preziose.
37) La chimica e la mineralogia.
38) I riflessi e i colori delle pietre preziose, dei gioielli e delle perle.
39) La conoscenza delle miniere e delle cave.
40) L'arte del giardiniere; l'arte di curare le malattie degli alberi e in generale delle piante; l'arte di saper mantenere bene le piante stesse e di saperne riconoscere l'età.
41) Le regole dei combattimenti dei galli, delle quaglie e dei montoni.
42) L'arte di insegnare a parlare ai pappagalli e agli stornelli.
43) L'arte di spargere unguenti profumati sul corpo, d'impregnare i capelli di pomate e profumi e di raccoglierli in trecce
44) L'arte di decifrare le scritture private e le varie scritture delle parole.
45) L'arte di parlare alterando la forma delle parole. Questo gioco si fa in varie maniere. Alcuni cambiano il principio con la fine delle parole; altri intercalano delle lettere tra le sillabe di una parola, ecc.
46) La conoscenza delle lingue e dei dialetti provinciali.
47) L'arte di preparare carri di fiori.
48) L'arte di disegnare diagrammi mistici o di preparare incantesimi, o d'intrecciare braccialetti.
49) Gli esercizi d'invenzione poetica, come completare strofe o versetti di cui si conosca una sola parte; o di creare uno, due o tre versi, da far seguire ad altri scelti a caso da differenti poesie, in modo che il tutto risulti una poesia compiuta e con un significato reale; o di ricostruire le parole di una poesia che sia stata scritta irregolarmente, avendo separato le vocali dalle consonanti; oppure di mettere in prosa i versi delle frasi rappresentate con segni o con simboli. In tal modo si può avere un'infinità di simili esercizi.
50) La composizione di poemi.
51) La conoscenza dei dizionari e dei vocabolari.
52) L'arte di mutare e di mascherare l'aspetto di una persona.
53) L'arte di cambiare l'aspetto delle cose, come di far credere seta il cotone e oggetti fini e rari gli oggetti comuni e volgari.
54) Le differenti specie di giochi.
55) L'arte di conquistare l'altrui proprietà per mezzo del muntras o incantesimo.
56) L'agilità negli esercizi giovanili.
57) La conoscenza degli usi di società, e l'arte di ossequiare e far complimenti.
58) La scienza della guerra, delle armi, degli eserciti, ecc.
59) L'arte della ginnastica.
60) L'arte di indovinare il carattere di un uomo dalla fisionomia.
61) L'arte di scandire o di costruire dei versi.
62) I giochi aritmetici.
63) La fabbricazione di fiori artificiali.
64) La fabbricazione di figure e immagini con l'argilla.

Una donna pubblica, dotata di buone disposizioni, la quale alla bellezza aggiunga altre attrattive, e sia inoltre pratica nelle arti sunnominate, assume il nome di ganika, o donna pubblica di alta qualità; ed ha diritto, in una società di uomini, ad un posto d'onore. Sarà sempre rispettata dal re e lodata dai letterati, mentre tutti ne cercheranno i favori, divenendo così un oggetto di considerazione universale.
Ed anche la figlia di un re, o di un ministro, se possederà le doti di cui abbiamo ora parlato, potrà assicurarsi la preferenza del suo sposo anche se questi avesse migliaia di mogli. S'aggiunga a tutto ciò che qualora una donna si separi da suo marito o cada in miseria potrebbe comodamente guadagnarsi la vita, anche all'estero, con la sola conoscenza di tali arti.
Soltanto il conoscerle costituisce per una donna un'attrattiva, per quanto sia possibile metterle in pratica unicamente in determinate circostanze. Un uomo che conosca queste arti, e che sappia parlare gentilmente e con galanteria, conquista il cuore delle donne anche dopo una brevissima relazione.

IV. - LA VITA DI UN CITTADINO
Un uomo favorito dalla fortuna e possessore di beni acquistati per dono, conquista, operazioni di commercio, risparmi o eredità lasciata dagli antenati, deve diventare capo di famiglia e condurre vita da cittadino. Egli si sceglierà una casa in una città o in un grande villaggio, o nelle vicinanze di gente onesta, o in un luogo molto frequentato. Questa residenza dovrà essere situata vicino a un corso d'acqua e divisa in differenti reparti, destinati a vari usi. Sarà circondata da un giardino e conterrà due appartamenti, uno interno e l'altro esterno. Quello interno sarà occupato dalle donne; l'altro olezzante di profumi finissimi, conterrà un morbido letto, piacevole a vedersi, con sopra una coperta candida, ornato di ghirlande e fasci di fiori freschi, con un baldacchino e due guanciali, uno alla testa e l'altro ai piedi. Non mancherà neppure un divano o letto di riposo, e dietro ad esso un armadio ove saranno custoditi gli unguenti profumati per la notte, fiori, vasi di sostanze odorifere, le essenze necessarie per profumare la bocca e scorze di limone comune.
Vicino a questo divano, sul pavimento, occorre una sputacchiera, una cassetta di oggetti di abbigliamento, e un liuto appeso a un dente di elefante, una tavola da disegno, un vaso di profumi, qualche libro e ghirlande di amaranti gialli. Un po' più lontano dovrà esserci uno sgabello rotondo, un tavolino da gioco e un altro tavolino per giocare ai dadi; fuori dall'appartamento esterno vi saranno uccelliere e una sala separata per filare, scolpire in legno, e per altri simili divertimenti. Nel giardino vi saranno un'altalena girevole e una normale; poi un pergolato di rampicanti coperto di fiori, con un prato per sedersi.
Levatosi di buon mattino, il capo di famiglia, dopo aver soddisfatto le sue esigenze naturali, si laverà i denti, si cospargerà il corpo con moderate quantità di unguenti e profumi, metterà del collirio sulle palpebre e sugli occhi, colorirà le labbra con dell'alackatakat [7] e si guarderà allo specchio. Poi, dopo aver mangiato foglie di betel o di altra cosa che profumi la bocca, attenderà ai suoi soliti affari. Ogni giorno farà un bagno; ogni due giorni si ungerà il corpo con olio; ogni tre si stenderà sul corpo una sostanza che produca spuma [8]; si farà radere la testa, compreso il viso, ogni quattro giorni, e le altre parti del corpo ogni cinque o dieci giorni.
Tutto ciò deve essere puntualmente eseguito, e il cittadino avrà anche cura di far sparire il sudore dalle ascelle. Consumerà i suoi pasti del mattino, del pomeriggio e della sera, come prescrive Sciarayana. Dopo colazione si occuperà di insegnare a parlare a pappagalli e altri uccelli; poi assisterà a combattimenti di galli, quaglie e montoni. Un tempo limitato sarà occupato dai divertimenti con dei i: pitamada, dei vita e dei viduschaka [9]; in seguito farà la siesta del mezzogiorno. Poi il capo di casa, vestito dei suoi abiti e dei suoi ornamenti, trascorrerà il pomeriggio conversando coi suoi amici. La sera si canterà, e finalmente in compagnia di un amico, attenderà nella propria camera, appositamente decorata o profumata, la venuta della donna che può essersi innamorata di lui, che potrà anche inviargli una messaggera; nel qual caso andrà lui a farle visita. Al suo sopraggiungere, il capo di casa e l'amico le daranno il benvenuto e la riceveranno con argomenti piacevoli e simpatici. E questa sarà l'ultima occupazione della giornata.

Ecco poi i divertimenti e i passatempi che ogni tanto potrà prendersi:
1) Festino in onore delle diverse Divinità.
2) Riunioni di società dei due sessi.
3) Ricevimenti a base di liquori.
4) Pic‑nic.
5) Altri divertimenti di società.
FESTINO
In un certo giorno particolarmente propizio dei cittadini si raduneranno nel tempio della dea Saraswati [10]. Questa sarà una buona occasione di dar prova d'ingegno per i cantanti e gli altri artisti che saranno venuti nella città, e il giorno seguente senza dubbio vi sarà una premiazione. Si potrà anche trattenerli o licenziarli secondo che le loro esibizioni siano o no piaciute alla compagnia. I cittadini dovranno comportarsi allo stesso modo tanto in tempo di miseria quanto in tempo di prosperità, poiché è loro dovere offrire ospitalità agli stranieri che si troveranno tra di loro. E ciò si riferisce, s'intende, anche ad ogni altro genere di festino che possa venir celebrato in onore delle diverse divinità.
RIUNIONI DI SOCIETÀ
Quando alcuni uomini di pari età, di uguale ingegno e carattere, con medesimi gusti per quanto riguarda i divertimenti e tutti similmente educati, si riuniscono in compagnia di cortigiane [11] o in una compagnia di cittadini, o in casa di uno di loro, per tenervi una piacevole conversazione, ciò si chiama una riunione di società. Il divertimento preferito è di completare dei versi composti a metà da altri e di provare l'istruzione di ognuno nelle varie arti. Le donne molto belle, di gusti simili a quelli degli uomini, ma capaci di sedurli con le loro attrattive, sono altamente onorate in queste riunioni.
RICEVIMENTI A BASE DI LIQUORI
Uomini e donne devono alternativamente bere nella casa di ciascun membro della compagnia. E allora gli uomini faranno bere alle cortigiane, e berranno loro stessi, liquori come il madhu, l'ereya, il sara e l'asawa, che sono di sapore amaro, e poi altre bevande fatte con scorze di differenti alberi, con frutti e foglie selvatiche.
PASSEGGIATE NEI GIARDINI O PIC‑NIC
La mattina, dopo essersi vestiti, gli uomini cavalcheranno nei giardini, accompagnati da cortigiane e seguiti dai domestici. Si dedicheranno a convementi esercizi e a piacevoli distrazioni, quali i combattimenti di quaglie, di galli e di montoni, ed altri spettacoli; poi torneranno a casa nel pomeriggio, portando mazzi di fiori.
In estate andranno invece a bagnarsi in un corso di acqua dal quale saranno stati eliminati tutti gli animali nocivi e pericolosi, e che sarà stato fiancheggiato da ogni parte da argini di pietre.
ALTRI DIVERTIMENTI DI SOCIETÀ
Passare la notte giocando a dadi.
Passeggiare al chiaro di luna.
Celebrare una festa in onore della primavera.
Cogliere le gemme e i frutti dell'albero delle Indie.
Mangiare le spighe tenere del grano.
Fare passeggiate nei boschi quando gli alberi si rivestono di nuove fronde. L'Udakakshvedica, o esercizio nell'acqua.
Ornarsi a vicenda coi fiori di alcune piante.
Battersi coi fiori dell'albero kadamba.
Numerosi altri divertimenti ancora, noti in tutto il paese, o tipici di alcune province.
Questi ed altri simili divertimenti saranno sempre in uso presso i cittadini.
Saranno gustati particolarmente da un uomo che si diverta solo con una cortigiana, o anche da una cortigiana che si svaghi in compagnia delle domestiche o di cittadini.
Un Pithamarda è un uomo privo di beni, solo al mondo, e del quale l'unica proprietà consiste nel suo mallika [12], in qualche sostanza spumosa, e in un abito rosso. Viene da una bella regione, è abile in tutte le arti e, poiché le insegna, è ricevuto nella società dei cittadini e in casa delle cortigiane.
Un Vita è un uomo che sa godere dei vantaggi della fortuna, compatriota dei cittadini coi quali stringe amicizia, dotato della qualità di capo famiglia, ed è sposato. onorato dai cittadini e nelle case delle cortigiane, la cui assistenza gli procura da vivere.
Un Vidushaka (detto anche Vaihasaka) cioè che provoca il riso, è un uomo che conosce solo qualche arte ma è ben accetto dovunque perché sa divertire gli altri.
Tali differenti personaggi servono da intermediari nelle dispute e nelle riconciliazioni fra cittadini e cortigiane. Compito che hanno anche i mendicanti, le donne scacciate dalla propria casta, le donne adultere e le vecchie cortigiane abili in tutte le arti.
Così un cittadino che risieda nella propria città o nel proprio villaggio, rispettato da tutti, stringerà relazione e la conserverà con le persone della sua casta che meritino di essere frequentate. Terrà conversazione con loro e cercherà di rendersi gradito; farà loro anche dei piaceri, inducendoli in tal modo con l'esempio, a obbligarsi l'un l'altro. Vi è in proposito qualche versetto, di cui ecco il testo: "Un cittadino che in una società sappia conversaré di ogni cosa senza usare esclusivamente la lingua sanscrita o i dialetti del paese, viene rispettato da tutti. Il saggio non deve affiliarsi ad una società disprezzata dal pubblico, non governata da nessuna legge e che tende a distinguersi dalle altre leggi. Ma un uomo saggio affiliato ad una società di cui gli atti siano graditi al popolo e che ha per unico oggetto il piacere, è altamente rispettato nel mondo."


V. - DEI DIVERSI GENERI DI DONNE
Quando Kama è praticato dagli uomini delle quattro caste, secondo le regole della Sacra Scrittura (cioè con matrimonio legale) con vergini della propria casta, si ottiene così una posterità legale e una buona reputazione, e, soprattutto, ciò non è contrario alle consuetudini del mondo.
La pratica di Kama con tali donne non ha per scopo altro che il godimento.
Le Nayika appartengono dunque a tre specie: ragazze, donne due volte maritate, e cortigiane. Gonikaputra ritiene che esista una quarta specie di Nayika cioè la donna cui ci si rivolge in una determinata occasione, anche se è già sposata. Queste occasioni speciali si hanno quando un uomo può dire di lei:
a) Questa donna s'offre volontariamente ed è già stata di molti altri. Posso, perciò, considerarla come una cortigiana, anche se appartiene a una casta più elevata della mia. In questo modo non violo i comandamenti di Dharma.
b) Questa donna è due volte maritata ed altri prima di me l'hanno avuta. Nessuno m'impedisce di averla anch'io.
c) Questa donna ha guadagnato il cuore del suo grande e potente sposo, ed esercita l'influenza su lui, il quale è l'amico del mio nemico; se dunque risposata si lega a me, otterrà da suo marito che abbandoni il mio nemico.
d) Questa donna mi otterrà i favori di suo marito, il quale, essendo potentissimo, e in questo momento mal disposto verso di me, ha in mente di farmi del male.
e) Legandomi con questa donna, potrò uccidere suo marito e metter così le mani sulle sue immense ricchezze, da me tanto desiderate.
f) L'unione con questa donna non presenta nessun pericolo e mi procurerà una grande fortuna di cui ho bisogno, vista la mia povertà che è tale che non riesco a provvedere a me stesso. Costituirà dunque un mezzo per impossessarmi delle sue grandi ricchezze senza nessuna difficoltà.
g) Questa donna mi ama ardentemente e conosce le mie debolezze. Se rifiuto di unirmi con lei divulgherà in pubblico i miei difetti, mettendomi in cattiva luce e danneggiando la mia reputazione. O, anche, mi potrà accusare di qualche grave colpa senza che io possa dimostrare la mia innocenza, rimanendo così rovinato. O forse allontanerà da me suo marito che è potente e sul quale ha influenza, per farlo mettere dalla parte del mio nemico o lei stessa si alleerà con quest'ultimo.
h) Il marito di questa donna ha violato la castità delle mie mogli; mi vendicherò dunque seducendo le sue.
i) Con l'aiuto di questa donna riuscirò a uccidere un nemico del re che ha cercato asilo presso di lei e che il re mi ha ordinato di far morire.
l) La donna che io amo è sotto il dominio di quest'altra donna. Per mezzo di questa potrò farmi accogliere bene dalla prima.
m) Questa donna mi procurerà una ragazza ricca e bella, che è difficile avvicinare perché sotto l'influenza di un altro.
n) Il mio nemico è l'amico di questa donna. Io potrò farla mettere in relazione con lui e far così nascere causa di inimicizia fra suo marito e lui.

Per tutte queste ragioni ed altre simili, è permesso rivolgersi alle donne d'altri, ma resta inteso che è concesso solo per esse, non per la soddisfazione di un desiderio carnale.
Sciarayana è dell'opinione che, dopo quanto abbiamo detto, esista una quinta specie di Nayika: una donna mantenuta da un ministro, o alla quale costui fa visita di tanto in tanto; o una vedova che favorisca i disegni di un uomo da lei frequentato.
Suvarnanabha aggiunge che una vedova che viva in castità, può venir considerata come una sesta specie di Nayika.
Ghotakamuka afferma che la figlia di una cortigiana, o una domestica, ancora vergini, costituiscono una settima specie di Nayika.
Gonardiya pretende che ogni donna proveniente da buona famiglia, allorché sia in età, sia un'ottava specie di Nayika.
Ma queste quattro ultime specie non differiscono troppo dalle prime quattro, perché non esiste ragione speciale per andare con loro. Per conseguenza Vatsyayana non ne riconosce altro che quattro, le quali, come abbiamo visto, sono: la ragazza, la donna due volte sposata, la cortigiana e la donna verso la quale si è spinti da qualche ragione speciale.
Non si deve invece andare con le donne seguenti:
la lebbrosa;
la lunatica;
la donna scacciata dalla propria casta;
la donna che riveli dei segreti;
la donna che manifesta volgarmente il suo desiderio di rapporti sessuali;
la donna estremamente bianca; la donna estremamente nera;
la donna che abbia cattivo odore;
la donna che sia vostra parente prossima;
la donna con cui abbia legami di amicizia;
la donna che viva asceticamente.
E infine la moglie di un parente, di un amico, di un bramino letterato e del re.


I discepoli di Brabhavya affermano che è permesso di andare con una donna che sia già stata posseduta da cinque uomini; ma pure in questo caso Gonikaputra pensa che si debba eccettuarne le mogli di un parente, di un bramino letterato o di un re. Ecco ora le differenti specie di amici: chi ha giocato con voi nella polvere, cioè l'amico d'infanzia; chi vi è obbligato con qualche favore; chi ha le stesse vostre disposizioni e i vostri gusti; il vostro compagno di studi; chi è a conoscenza dei vostri segreti e dei vostri difetti, e del quale vi sono pure noti i difetti e i segreti; il figlio della vostra nutrice; chi è stato allevato con voi; chi costituisce per voi un amico ereditario. Questi amici debbono possedere le seguenti qualità: devono dire la verità; non devono cambiar di sentimento col tempo; devono favorire i vostri disegni; devono essere costanti; non devono essere avidi; devono essere incapaci di lasciarsi abbindolare da altri; non devono rivelare i vostri segreti. Sciarayana ci narra che i cittadini mantengono relazione coi lavandai, barbieri, mandriani, fiorai, droghieri, mercanti di foglie di betel, bettolieri, mendicanti, pithamarda, vita e vidushaka, come pure con le mogli di tutti costoro.
Un messaggero deve possedere le seguenti qualità: abilità; audacia; conoscenza delle intenzioni degli uomini dal loro aspetto esteriore; mancanza di confusione, cioè di timidezza; perfetta conoscenza di ciò che significano gli atti e le parole degli altri; buone maniere; conoscenze del luogo e del tempo opportuni per compiere differenti cose; lealtà negli affari; intelligenza vivace; rapida applicazione dei rimedi, ossia abbondanza e prontezza di espedienti.
Questa parte si conclude col seguente versetto:
"L'uomo ingegnoso e saggio, che ha vicino un amico e conosce le intenzioni degli altri, come anche il tempo e il luogo opportuni per fare ogni cosa, può assai facilmente trionfare, anche di una donna difficilissima da conquistare."

PARTE SECONDA
DELL'UNIONE SESSUALE
I. - DEI DIVERSI TIPI DI UNIONE SESSUALE
Gli uomini si dividono in tre classi, gli uomini lepre, gli uomini toro e gli uomini cavallo a seconda della grandezza del loro lingam. Anche la donna, secondo la profondità della sua yoni, è una cerva, una giumenta o un'elefantessa. Da ciò segue che vi sono tre unioni uguali, cioè tra persone che si corrispondono in dimensione, e sei unioni inuguali, quando al contrario le dimensioni non si corrispondono. Si tratta dunque di nove casi in tutto: Uguali: Lepre/ Cerva, Toro/Giumenta, Cavallo/Elefantessa; Inuguali: Lepre/Giumenta, Lepre/Elefantessa, Toro/Cerva, Toro/Elefantessa, Cavallo/Cerva, Cavallo/Giumenta.
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