PREMESSA
Una brillante
signora, che in fatto di letteratura non ha le idee molto chiare, si rivolta
alla mia indegna persona perch rivedessi lo stile di questo romanzo. Devo
chiarire subito al lettore che sono lontano dal condividere certe opinioni
politiche diffuse nella narrazione. L'amabile autore e io la pensiamo
diversamente su parecchie cose ma proviamo identico orrore per quello che
chiamano dimostrazione. A Londra si confezionano romanzi davvero piccanti : Vivian
Grey, Almak's High life, Matilda, ecc., che richiedono una chiave. Si tratta di caricature
decisamente divertenti di persone che il caso della nascita o della fortuna
hanno posto in posizioni invidiabili.
un tipo di
merito letterario che non c'interessa. Dal 1814 l'autore non mette piede al
primo piano del palazzo delle Tuileries; cos orgoglioso che non conosce
neppure di nome le persone che indubbiamente si fanno notare in un certo mondo.
Ha tirato per in
ballo industriali e privilegiati e ne ha fatto la satira. Se chiedeste notizie
del giardino delle Tuileries alle tortorelle che sospirano sulla cima dei
grandi alberi, vi risponderebbero: una immensa distesa verde dove si gode la
pi splendida luce. Noi che ci andiamo a spasso, risponderemmo: una
passeggiata deliziosa e ombreggiata dove d'estate si al riparo dal caldo e
soprattutto dalla luce abbacinante.
sempre la
stessa storia : ognuno giudica dalla sua prospettiva; in termini altrettanto
antitetici parlano dello stato attuale della societ persone ugualmente
rispettabili che
vogliono seguire vie diverse per condurci alla felicit. Ma ciascuna taccia di
ridicolo il partito opposto.
Ve la sentireste
di attribuire a una piega maligna dell'animo dell'autore le descrizioni
malevole e false che ogni partito fa dei salotti del partito avversario?
Preferireste che personaggi passionali fossero saggi filosofi immuni da
passione? Nel 1760 occorreva grazia, spirito, poco malumore e non troppo onore,
come diceva il reggente, per entrare nelle grazie del padrone e della padrona.
Per far fortuna
con la macchina a vapore serve invece economia, lavoro indefesso, solidit, e
nessuna illusione in testa. Tutta qui la differenza fra il secolo che finisce
nel 1789 e quello che inizia nel 1815.
Andando in
Russia, Napoleone canticchiava sempre queste parole che aveva sentito cos bene
modulate da Porto (nella Molinara) :
Si batte nel
mio cuore
L'inchiosto e la
farina.
Proprio
quello che potrebbero ripetere non pochi giovanotti che vantino insieme natali
illustri e bella intelligenza.
Parlando del
nostro secolo, abbiamo gi tracciato i due principali caratteri del nostro
racconto. Le pagine che sfiorano la satira non saranno pi di una ventina; ma
l'autore segue altra via; ma il secolo triste, immusonito, e bisogna andarci
cauti, perfino pubblicando un libro che - come ho gi detto all'autore - sar
dimenticato al massimo entro sei mesi, come capita ai migliori del suo genere.
Nell'attesa,
sollecitiamo un poco dell'indulgenza mostrata verso gli autori della commedia Trois
Quartiers. Hanno
messo il pubblico davanti a uno specchio: colpa loro se davanti a quello
specchio passata gente brutta? Di che partito uno specchio?
Nello stile di
questo romanzo si rinverranno certe ingenuit linguistiche che non ho avuto il
coraggio di cambiare. Per me non c' niente di pi noioso dell'enfasi teutonica
o romantica. L'autore diceva : Una eccessiva ricerca di forme nobili finisce
col generare aridit e freddezza; una pagina la leggi volentieri, ma questi seducenti
preziosismi ti fanno chiudere il libro alla fine
del capitolo, e noi vogliamo che si leggano molti capitoli; lasciatemi allora
la mia semplicit contadina o borghese.
Da notare che
l'autore sarebbe disperato se gli facessi carico di uno stile borghese. In quel cuore c' una fierezza
senza fine. Questo cuore appartiene a una donna che si sentirebbe invecchiata
di dieci anni se il suo nome fosse conosciuto. D'altra parte, con un soggetto
simile!
Saint-Gigouf,
24 luglio 1827
STENDHAL
I
It is old
and plain
. . . . .
. It is silly sooth
And
dallies with the innocence of love.
Twelfth Night, act II
A soli venti
anni, Octave usciva gi dal Politecnico. Suo padre, il marchese de Malivert,
desiderava che il suo unico figlio rimanesse a Parigi. Appena Octave si
convinse che era quello il desiderio fisso di un padre che rispettava e di una
madre che amava quasi con passione, rinunci al progetto di entrare in
artiglieria. Avrebbe voluto passare qualche anno in un reggimento per dare poi
le dimissioni subito dopo la prima guerra, che gli era del tutto indifferente
fare da luogotenente o col grado di colonnello. Un esempio delle singolarit che
lo rendevano odioso agli uomini volgari.
Di notevole
intelligenza, statura alta, nobili modi, grandi occhi bellissimi che avrebbero
fatto notare Octave fra i giovanotti pi in vista della societ se qualcosa di
cupo impresso in quegli occhi cos dolci non avesse indotto a compiangerlo pi
che invidiarlo. Avrebbe fatto furore, se avesse avuto voglia di parlare. Ma
Octave non aveva voglia di niente, niente sembrava procurargli dolore o
piacere. Spesso malato nella prima giovinezza, da quando aveva recuperato forza
e salute lo avevano sempre visto piegarsi senza esitazione a quello che secondo
lui il dovere imponeva; ma si potrebbe dire che se il dovere non avesse fatto
sentire la propria voce Octave non avrebbe trovato motivo per agire. Pu darsi
che qualche singolare principio, profondamente radicato nel suo giovane cuore e
in contrasto con gli avvenimenti della vita reale, cos come li vedeva
svolgersi attorno a s, lo portasse a dipingersi a tinte troppo fosche la sua
vita futura e i suoi rapporti con gli uomini. Quale che fosse la causa della
sua profonda malinconia, Octave appariva precocemente misantropo. Un giorno lo
zio, il comandante de Soubirane, disse in sua presenza di essere spaventato da
un simile carattere. Perch dovrei mostrarmi diverso da quello che sono?
rispose freddamente Octave. Vostro nipote sar sempre sulla linea della
ragione. Ma mai al di qua o al di l, replic il comandante con la sua
vivacit provenzale; ne deduco che se non sei il Messia atteso dagli ebrei,
sei Lucifero in persona venuto espressamente in questo mondo per darmi la
malavita. Chi diavolo sei? Non riesco a capirti; tu sei il dovere incarnato. Sarei ben felice di non
derogare mai, disse Octave; vorrei solo rendere la mia anima al Creatore pura
come l'ho ricevuta! Miracolo! esclam il comandante; finalmente dopo un
anno il primo desiderio che sento manifestare da questo animo tanto puro da
risultare gelido! E soddisfattissimo della battuta il comandante lasci il
salotto di corsa.
Octave guard la
madre con tenerezza. Lei sapeva se il suo animo era gelido! Di Mme de Malivert
si poteva dire che era rimasta giovane, bench prossima alla cinquantina. Non
solo perch era ancora bella, ma perch, insieme a uno spirito particolare e
vivacissimo, aveva conservato una simpatia viva e immediata per i casi degli
amici e anche per le pene e le gioie dei giovani. Condivideva spontaneamente le
loro ragioni di speranza o di timore e subito sembrava anche lei sperare o
temere. Questo tipo di carattere sta perdendo la sua grazia da quando la moda
sembra imporlo come un accessorio alle donne d'una certa et che non siano
bigotte, eppure Mme de Malivert non fu mai sfiorata dall'affettazione.
Da qualche tempo
i suoi domestici avevano notato che per uscire prendeva una carrozza pubblica e
spesso, rientrando, non era sola. Saint-Jean, un vecchio cameriere curioso che
aveva seguito i padroni nell'emigrazione, volle sapere chi fosse un uomo che
spesso Mme de Malivert si portava in casa. Il primo giorno Saint-Jean perse di
vista lo sconosciuto nella folla; al secondo tentativo, la curiosit dell'uomo
ebbe maggiore successo: vide il personaggio che pedinava entrare nell'ospedale
della Charit e seppe dal portiere che quello sconosciuto era il celebre dottor
Duquerrel. La servit di Mme de Malivert scopr che la padrona portava in casa,
uno dopo l'altro, i medici pi celebri di Parigi e quasi sempre trovava il modo
di fargli vedere il figlio.
Colpita dalle
stranezze che osservava in Octave, temeva che fosse malato di petto. Ma pensava
che se per disgrazia avesse visto giusto, nominare quella crudele malattia
sarebbe equivalso ad accelerarne il corso. Alcuni medici, gente in gamba,
dissero a Mme de Malivert che suo figlio non aveva altra malattia che quella
specie di tristezza scontenta e critica, caratteristica dei giovani del suo
tempo e della sua condizione, ma l'avvertirono che era lei a doversi prendere
la massima cura del proprio petto. La fatale notizia divulg per la casa dal
regime cui fu giocoforza sottostare, e M. de Malivert, al quale tentarono
vanamente di nascondere il nome della
malattia, intravvide la possibilit di una vecchiaia solitaria.
Molto spensierato
e ricchissimo prima della rivoluzione, il marchese de Malivert, che aveva
rimesso piede in Francia solo nel 1814 al seguito del re, si trovava ridotto
dopo le confische a una rendita di venti o trentamila lire. Si giudic sul
lastrico. La sola occupazione di quella testa, che non era mai stata troppo
forte, era ora di trovar moglie a Octave. Ma, sempre pi fedele all'onore che
all'idea fissa che lo tormentava, il vecchio marchese de Malivert non mancava
mai di premettere agli approcci che faceva in societ queste parole : Posso
offrire un buon nome, una genealogia certa dalla crociata di Louis le Jeune, e a Parigi conosco
solo tredici famiglie in grado di camminare a testa alta, a questo riguardo; ma
per il resto mi vedo ridotto alla miseria, all'elemosina; sono un pezzente.
Un simile modo di
vedere in una persona anziana non fatto per indurre a quella rassegnazione
dolce e filosofica che l'allegria della vecchiaia; e senza le impennate del
vecchio comandante de Soubirane, meridionale un poco matto e molto maligno, la
casa dove viveva Octave avrebbe spiccato per tetraggine in tutto il faubourg
Saint-Germaine. Mme de Malivert, che nemmeno i personali pericoli valevano a
distrarre dalla preoccupazione per la salute del figlio, colse l'occasione
dello stato di deperimento in cui si trovava per stringere rapporti con due
celebri medici. Volle conquistarsi la loro amicizia. Dato che questi signori
erano rispettivamente il capo e il ferventissimo promotore di due correnti
rivali, le loro discussioni, per quanto di argomento tristissimo per chi non
sia animato dall'interesse per la scienza o per il problema da risolvere,
riuscivano a divertire Mme de Malivert che aveva conservato uno spirito vivo e
curioso. Li stimolava a parlare e grazie a loro ogni tanto qualcuno alzava la
voce nel salotto tanto nobilmente arredato ma tanto tetro di Palazzo Malivert.
Un tendaggio di velluto
verde sovraccarico di rifiniture in oro sembrava fatto apposta per assorbire
tutta la luce che potevano dare due immense finestre munite di cristalli al
posto dei vetri. Le finestre davano su un solitario giardino diviso in bizzarri
scomparti da siepi di bosso. Sul fondo era ornato da un filare di tigli
regolarmente potati tre volte l'anno, e le loro forme immobili sembravano
un'immagine vivente della vita morale di quella famiglia. La camera del giovane
visconte, situata sopra il salotto e sacrificata alla bellezza di
quell'ambiente essenziale, era alta appena quanto un mezzanino. Questa camera
era l'odio di Octave, e cento volte davanti ai genitori ne aveva cantato le
lodi. Temeva che qualche esclamazione involontaria potesse tradirlo e svelare
come quella stanza e tutta la casa gli fossero insopportabili.
Rimpiangeva
acutamente la sua celletta del Politecnico. La permanenza in quella scuola gli
era stata cara perch offriva l'immagine del ritiro e della tranquillit del
monastero. Per molto tempo Octave aveva meditato di ritirarsi dal mondo e
offrire la sua vita a Dio. Tale idea aveva allarmato i genitori e soprattutto
il marchese che vedeva in quel progetto il coronamento di tutte le angosce
relative alla solitudine paventata per la vecchiaia. Ma cercando di conoscere
meglio la verit della sua religione, Octave era stato indotto allo studio
degli scrittori che da due secoli hanno tentato di spiegare come l'uomo pensa e
come vuole, e le sue idee erano molto cambiate; quelle del padre affatto. Il
marchese vedeva con una sorta di orrore che un giovane gentiluomo si
appassionasse ai libri; temeva sempre una ricaduta e questo era uno dei
maggiori motivi per desiderare un immediato matrimonio di Octave.
Si godevano le
ultime belle giornate d'autunno che sono la primavera di Parigi; Mme de
Malivert disse al figlio: Dovresti andare a cavallo. Octave vide nella
proposta soltanto un aumento di spese e dato che le continue lamentele del
padre gli facevano credere la fortuna della famiglia molto pi ridotta di
quanto in effetti fosse, rifiut ripetutamente : A che scopo, mamma cara?
rispondeva; monto benissimo ma non ci provo nessun gusto. Mme de Malivert
fece portare nella scuderia un superbo cavallo inglese la cui giovinezza e
grazia fecero uno strano contrasto con i due vecchi cavalli normanni che da
dodici anni assolvevano ai servizi della casa. Octave fu imbarazzato da quel
regalo; per due giorni ringrazi la madre, ma il terzo, trovandosi solo con
lei, come vennero a parlare del cavallo inglese: Ti voglio troppo bene per
ringraziarti ancora, disse prendendo la mano di Mme de Malivert e premendola
contro le labbra; come potrebbe tuo figlio non essere sincero anche una volta
in vita sua con la persona che pi ama al mondo? Quel cavallo vale quattromila
franchi e tu non sei cos ricca perch una spesa simile non ti pesi.
Mme de Malivert
apr il cassetto d'uno scrittoio Ecco il mio testamento, disse; ti lasciavo
i miei diamanti a una espressa condizione, che cio fino a quando durasse il
ricavato della loro vendita tu avessi un cavallo da montare ogni tanto, su mia
richiesta. Ho fatto vendere di nascosto due di questi diamanti per avere la
gioia di vederti padrone di un bel cavallo finch sono ancora viva. Uno dei pi
grossi sacrifici che mi ha imposto tuo padre avermi obbligato a non disfarmi
di questi gioielli che mi si addicono cos poco. Ha non so quale speranza
politica, secondo me poco fondata, e si crederebbe due volte pi povero e
decaduto il giorno in cui sua moglie non avesse pi i diamanti.
Una profonda
tristezza apparve sul viso di Octave che rimise nel cassetto quella carta il
cui nome ricordava un evento tanto crudele e forse tanto vicino. Riprese la
mano della madre e la tenne tra le sue, un gesto che si permetteva raramente. I
disegni di tuo padre, seguit Mme de Malivert, riguardano quella legge
d'indennit di cui si parla da tre anni. Desidero con tutte le forze che sia
respinta, disse Octave. E perch, riprese la madre, estasiata di vederlo
animarsi per qualcosa e darle quella prova di stima e di amicizia, perch
vorresti vederla respinta? Prima di tutto perch essendo incompleta mi sembra
poco giusta; e poi perch mi far sposare. Disgraziatamente ho un carattere
particolare; non sono stato io a farmi cos; tutto quello che ho potuto fare
stato di conoscermi, Eccetto i momenti in cui sono felice di trovarmi solo con
te, il mio unico piacere consiste nel vivere isolato e senza nessuno che abbia
il diritto di rivolgermi la parola. Caro Octave, questo strano gusto l'effetto
della tua smoderata passione per le scienze; i tuoi studi mi fanno tremare;
finirai come il Faust di Goethe. Mi giureresti, come hai fatto domenica, che
non leggi soltanto cattivi libri? Leggo le opere che mi hai indicato tu,
mamma cara, e anche quelli che chiamano libri cattivi. Ah! Il tuo carattere
ha qualcosa di misterioso e di cupo che mi fa rabbrividire; Dio sa che
conseguenze avranno su di te queste letture! Mamma cara, non posso impedirmi
di credere vero quello che mi sembra tale. Un essere onnipotente e buono
potrebbe punirmi di prestar fede a quello che mi trasmettono gli organi che lui
stesso ha creato? Ah! Io ho sempre paura d'irritare quell'essere terribile,
disse Mme de Malivert con le lacrime agli occhi; pu strapparti al mio amore.
Ci sono giorni in cui la lettura di Bourdaloue mi agghiaccia di terrore. Io
vedo nella Bibbia quanto quell'essere onnipotente sia spietato nelle sue
vendette, e tu certamente l'offendi quando leggi i filosofi del XVIII secolo.
Ti confesso che l'altro ieri sono uscita dalla chiesa di San Tommaso d'Aquino
in uno stato prossimo alla disperazione. Anche se l'ira dell'onnipotente contro
i libri empi fosse la decima parte di quella dichiarata dall'abate Fay***,
tremerei ancora di perderti. C' un giornale abominevole che l'abate Fay*** non
ha osato neanche nominare nella sua predica, e che tu leggi tutti i giorni, ne
sono sicura. S, mamma, lo leggo, ma sono fedele alla promessa che ti ho
fatto, subito dopo leggo il giornale ideologicamente pi antitetico. Octave
caro, la violenza delle tue passioni che mi allarma e soprattutto le strade
che segretamente si aprono nel tuo cuore. Se vedessi in te qualche gusto tipico
della tua et agire da diversivo alle tue strane idee, sarei meno spaventata.
Ma tu leggi libri empi e presto sarai indotto a dubitare perfino dell'esistenza
di Dio. Perch riflettere su questi terribili argomenti? Ti ricordi la tua
passione per la chimica? Per diciotto mesi non hai voluto vedere nessuno, hai
maldisposto con la tua assenza i parenti pi stretti; mancavi ai doveri pi
indispensabili. Il mio interesse per la chimica, replic Octave, non era
una passione, era un dovere che mi ero imposto; e Dio sa, aggiunse sospirando,
se non sarebbe stato meglio restare fedele a quel progetto e fare di me uno
scienziato in disparte dal mondo!
Quella sera
Octave rimase con la madre fino all'una. Invano lei lo aveva esortato ad andar
fuori, almeno a teatro. Rimango dove sono pi felice, rispondeva Octave. Ci
sono momenti in cui ti credo, replicava felice la madre; ed quando sto con
te; ma se per due giorni ti vedo soltanto in mezzo agli altri, la ragione
riprende il sopravvento. impossibile che questa solitudine sia positiva per
un uomo della tua et. Ho qui settantaquattromila franchi di diamanti inutili,
e lo saranno a lungo visto che non vuoi ancora sposarti; oggettivamente sei
molto giovane, vent'anni e cinque giorni! e Mme de Malivert si alz dalla
poltrona per baciare il figlio. Ho una gran voglia di far vendere questi
inutili diamanti; investirei la somma e impiegherei gli utili per allargare le
mie spese; fisserei un giorno e, col pretesto della mia cattiva salute,
riceverei soltanto gente su cui non avresti nulla da ridire. Mamma cara, la
vista di ogni uomo mi affligge ugualmente; non amo che te al mondo...
Quando il figlio
la lasci, malgrado l'ora tarda Mme de Malivert, turbata da sinistri
presentimenti, non riusc a prender sonno. Cercava invano di dimenticare quanto
Octave le fosse caro, e di giudicarlo come se fosse un estraneo. Invece di
seguire un ragionamento, il suo animo si smarriva di continuo in romanzesche
supposizioni sull'avvenire del figlio; le tornava in mente la frase del
comandante. Indubbiamente, si diceva, avverto in lui qualcosa di sovrumano;
vive come un essere speciale, separato dagli altri uomini. Poi, tornando a pi
ragionevoli idee, Mme de Malivert non poteva capacitarsi di come il figlio
nutrisse le passioni pi vive o quanto meno le pi esaltate e insieme fosse
cos privo di gusto per tutto quello che c' di reale nella vita. Era come se
le sue passioni avessero radici altrove e non si riferissero a niente di quello
che esiste su questa terra. Perfino nella nobile fisionomia di Octave non c'era
niente che non allarmasse la madre; i suoi occhi cos belli e teneri le
incutevano terrore. Talvolta sembravano guardare il cielo e riflettere la
felicit che vedevano; un attimo dopo ci si leggevano i tormenti dell'inferno.
Si prova una
sorta di pudore a interrogare un essere la cui serenit appare tanto fragile,
cos la madre guardava suo figlio molto pi di quanto osasse parlargli. Nei
momenti pi quieti gli occhi di Octave sembravano pensare a un bene assente;
pareva un animo tenero separato da una grande distanza dall'unico oggetto
amato. Octave rispondeva sinceramente alle domande che la madre gli rivolgeva,
e tuttavia lei non poteva penetrare il mistero di quella fantasticheria
profonda e spesso convulsa. Octave era cos da quando aveva quindici anni, e
Mme de Malivert non aveva mai pensato seriamente alla possibilit di qualche
segreta angoscia. Octave non era forse padrone di se stesso e della sua
fortuna?
Lei osservava che
la realt della vita invece di essere per il figlio fonte d'emozione non aveva
altro effetto che spazientirlo, come se intervenisse a distrarlo e strapparlo
inopportunamente alla sua amata fantasticheria. Addolorata da quel modo di
vivere che sembrava straniato da tutto quanto lo circondava, Mme de Malivert
non poteva impedirsi di riconoscere a Octave un animo retto e forte, tutto
genialit e onore. Ma era un animo perfettamente consapevole del proprio
diritto all'indipendenza e alla libert, e le sue nobili qualit si alleavano
insolitamente a una capacit di simulazione incredibile per quell'et. Questa
crudele constatazione riusc a distruggere in un baleno tutti i sogni di
felicit che avevano blandito l'immaginazione di Mme de Malivert.
Per suo figlio
non c'era niente di pi importuno, o meglio di pi odioso, dato che non sapeva
amare o odiare a met, della compagnia dello zio comandante, e tuttavia in casa
erano assolutamente convinti che nulla gli riuscisse pi gradito della partita
a scacchi con M. de Soubirane o di bighellonare in sua compagnia per il
boulevard. La espressione apparteneva al comandante che, malgrado i suoi
sessant'anni aveva pretese non minori che nel 1789; solo che ora una parvenza
di razionalismo e profondit si era sostituita alle giovanili esibizioni che
hanno almeno la scusante della grazia e dell'allegria. Questo esempio di cos
grande facilit di simulazione spaventava Mme de Malivert. Ho interrogato mio
figlio sul piacere che la convivenza con lo zio gli procura; m'ha risposto con
sincerit. Ma, si diceva, chiss se nel fondo di quell'animo singolare non si
cela qualche strano disegno? E se non lo interrogo io, non gli passer mai per
la mente di parlarmene spontaneamente. Io sono una donna semplice, si diceva
Mme de Malivert, che s'intende solo dei piccoli doveri che mi spettano. Come
oserei credermi adatta a dare consigli a un essere cos forte e cos singolare?
Non ho nessun amico tanto intelligente da poter consultare; d'altronde, posso
tradire la fiducia di Octave? Non gli ho promesso il segreto assoluto?
Dopo essersi
agitata fino all'alba con questi tristi pensieri, Mme de Malivert concluse,
come al solito, che doveva usare tutta l'influenza che aveva sul figlio per
indurlo a frequentare di pi la marchesa de Bonnivet. Era sua intima amica e
cugina, una donna di altissimo prestigio, e il suo salotto riuniva spesso il
fior fiore della societ. Il mio compito, si diceva Mme de Malivert,
corteggiare le persone ragguardevoli che vedo da Mme de Bonnivet per sapere
cosa pensano di Octave. Si frequentava quel salotto per conquistare il piacere
di far parte della cerchia di Mme de Bonnivet e insieme l'appoggio di suo
marito, abile cortigiano carico d'anni e di onori, e gradito al padrone quasi
quanto quell'amabile ammiraglio di Bonnivet, suo antenato, che fece fare tante
sciocchezze a Francesco I e seppe punirsene tanto nobilmente.
II
Melancholy
mark'd him for her own,
whose
ambitious heart overrates the
happiness
he cannot enjoy.
MARLOWE
Il giorno dopo,
dalle otto del mattino, in casa di Mme de Malivert si verific un gran
cambiamento. Tutti i campanelli improvvisamente si misero a squillare. Quasi
subito il vecchio marchese si fece annunciare alla moglie, che stava ancora a
letto; lui stesso non s'era concesso il tempo di vestirsi. Mia cara amica, le
disse abbracciandola con le lacrime agli occhi, vedremo i nostri nipotini
prima di morire, e il buon vecchio piangeva a calde lacrime. Dio sa,
aggiunse, che non l'idea di non essere pi un pezzente a mettermi in questo
stato... La legge d'indennit certa, e voi avrete due milioni.
In quel momento
Octave, che il marchese aveva fatto chiamare, fece chiedere il permesso di
entrare; il padre si alz per gettarsi nelle sue braccia. Octave vide qualche
lacrima e forse equivoc sulla loro causa; infatti un rossore appena
percettibile apparve sulle sue guance cos pallide. Aprite tutte le tende;
luce! disse la madre vivacemente Avvicinati, guardami, aggiunse con lo
stesso tono, e, senza rispondere al marito, scrutava il rossore impercettibile
che si era posato sugli zigomi di Octave. Sapeva dalle sue conversazioni coi
medici che le chiazze rosse sulle guance sono un segno delle malattie di petto;
tremava per la salute del figlio e non pensava pi ai due milioni d'indennit.
Quando Mme de
Malivert parve rassicurata, S, figlio mio, disse finalmente il marchese, un
poco spazientito da tutto quel trambusto, ho avuto la conferma che la legge
d'indennit sar presentata, e noi abbiamo trecentodiciannove voti sicuri su
quattrocentoventi. Tua madre ha perduto una fortuna che valuto superiore a sei
milioni, e qualunque siano i sacrifici che la paura dei giacobini impone alla
giustizia del re, possiamo contare largamente su due milioni. Cos io non sono
pi un pezzente, vale a dire tu non sei pi un pezzente, il tuo patrimonio di
nuovo proporzionato alla tua nascita, e ora posso cercarti e non pi
mendicarti, una moglie. Ma, caro amico, disse Mme de Malivert, cautelatevi
che la vostra fretta nel credere a queste grandi notizie non vi esponga alle
frecciate della nostra parente la duchessa d'Ancre e della sua cerchia. Lei
gode realmente di tutti questi milioni che ci promettete; non vendete la pelle
dell'orso. Sono gi venticinque minuti, disse il vecchio marchese estraendo
il suo orologio, che sono sicuro, ma proprio quello che si dice sicuro, che la legge d'indennit passa.
Il marchese
doveva proprio aver ragione poich la sera, quando l'impassibile Octave si present da Mme de
Bonnivet, avvert una sfumatura di zelo nell'accoglienza fattagli da tutti. E
nella maniera in cui rispose a quell'improvviso interesse si avvert una
sfumatura di alterigia; quanto meno la vecchia duchessa d'Ancre da parte sua lo
not. L'impressione di Octave fu insieme di fastidio e disprezzo. Vedeva che la
societ parigina e la gente che frequentava con la pi grande intimit lo
accoglievano meglio grazie alla speranza dei due milioni. Quell'animo ardente, tanto
giusto e quasi ugualmente severo con gli altri che con se stesso ricav una
profonda impressione da quella triste verit. Non che l'alterigia di Octave si
abbassasse al rancore contro le persone che il caso aveva riunito in quel
salotto; aveva piet della propria sorte e di quella di tutti gli uomini. In
definitiva sono cos poco amato, si diceva, che due milioni cambiano tutti i
sentimenti che avevano per me; invece di cercare di meritarmi l'amore avrei
dovuto cercare di arricchirmi con qualche commercio. Mentre faceva queste
tristi riflessioni, Octave si trovava seduto su un divano di fronte a una
poltroncina occupata da Armance de Zohiloff, sua cugina, e per caso i suoi
occhi si posarono su di lei. Not che non gli aveva rivolto la parola per tutta
la sera. Armance era una nipote molto povera delle signore de Bonnivet e de
Malivert, quasi della stessa et di Octave, e poich si erano reciprocamente
indifferenti, i due si parlavano con assoluta franchezza. Dopo tre quarti d'ora
trascorsi col cuore gonfio d'amarezza, Octave fu colpito da questa idea :
Armance non mi fa moine, la sola qui ad essere estranea a questo raddoppiamento
d'interesse che devo a un poco di denaro, lei sola, qui dentro, ha una qualche
nobilt d'animo. E l'unico motivo di consolazione fu di guardare Armance. Ecco
una persona da stimare, si disse, e dato che la serata stava per finire, vide
con un piacere pari allo sconforto che inizialmente gli aveva invaso il cuore,
che lei continuava a non parlargli affatto.
Una sola volta,
mentre un provinciale, membro della camera dei deputati, faceva a Octave un
goffo complimento sui due milioni che stava per votargli (tali furono le parole di
quell'individuo), Octave sorprese su di s uno sguardo di Armance.
L'espressione di quello sguardo era inequivocabile; almeno l'interpretazione di
Octave, pi severa di quanto si possa immaginare, fu questa: quello sguardo si
prefiggeva di osservarlo e, cosa che gli fece un notevole piacere, quello
sguardo si aspettava di essere obbligato al disprezzo. Il deputato che si
accingeva a votare un po' di milioni fu la vittima di Octave; il disprezzo del
giovane visconte fu troppo palese anche per un provinciale. Tutti cos, disse
il deputato del dipartimento di *** al comandante de Soubirane che avvicin un
istante dopo. Cari i miei nobili di corte, se potessimo votare le nostre
indennit senza passare le vostre, le assaggereste, perdio, soltanto dopo
averci dato qualche garanzia. Non vogliamo pi vedervi, come in passato,
colonnelli a ventitr anni e noi capitani a quaranta. Su trecentodiciannove
deputati benpensanti, duecentododici appartengono alla nobilt di provincia
finora sacrificata... Il comandante, lusingatissimo che gli si indirizzasse
quella lamentela, si mise a perorare le qualit dei nobili. La conversazione,
che la prosopopea di M. de Soubirane qualificava politica, dur tutta la sera
e, nonostante la pungentissima tramontana, si svolse nel vano di una finestra,
posizione di rigore per parlare di politica.
Il comandante
l'abbandon solo per un minuto, supplicando il deputato di scusarlo e
aspettarlo. Bisogna che chieda a mio nipote che fine ha fatto fare alla mia
carrozza, e and a bisbigliare all'orecchio di Octave : Parlate, il vostro
silenzio si fa notare; non l'alterigia che deve sottolineare la vostra
recente fortuna. Pensate che questi due milioni sono una restituzione e niente
di pi. Chi vi terrebbe allora se il re vi avesse insignito del cordon bleu? E
il comandante riguadagn il vano della sua finestra correndo come un giovanotto
e ripetendo a voce abbastanza alta: Ah ! i cavalli per le undici e mezzo.
Octave parl, e
anche senza raggiungere la disinvoltura e l'allegria che fanno i successi
perfetti, la sua notevole bellezza e la profonda seriet dei suoi modi
impressero, per molte donne, un valore particolare alle parole che si sentivano
rivolgere. Le sue idee erano vive, lucide, del genere che acquista valore dalla
riflessione. La semplicit piena di stile con cui si esprimeva sminuiva
l'effetto di qualche battuta; si restava stupiti un attimo dopo. L'alterigia
del suo carattere non gli consent mai di sottolineare con un'inflessione
speciale quello che gli sembrava bello. Era uno di quegli animi che la fierezza
mette nella condizione di una giovane signora che si presenti senza rossetto in
un salotto dove il rossetta d'uso generale; per qualche attimo il pallore la
fa sembrare triste. Se Octave ebbe successo fu perch la mobilit e
l'animazione che spesso gli mancavano, quella sera erano supplite dal
sentimento dell'ironia pi amara.
Quell'apparente
crudelt indusse le donne mature a perdonargli l'asciuttezza dei modi, mentre
gli sciocchi, che ne erano intimoriti, si affrettavano ad applaudirlo. Octave,
dando voce con finezza al disprezzo che lo divorava, trov l'unica gioia che la
societ potesse dargli quando la duchessa d'Ancre si avvicin al divano su cui
era seduto e, a voce molto bassa, disse non a lui ma per lui a Mme de la Ronze,
sua intima amica : Guardate quella sciocchina di Armance che si fa venire
l'uzzolo di essere invidiosa della fortuna piovuta dal cielo su M. de Malivert.
Dio! Come disdicevole l'invidia, per una donna! L'amica intu le intenzioni
della duchessa, e colse lo sguardo fisso di Octave che, con l'aria di essere
tutt'occhi per il vescovo di *** che in quel momento gli stava parlando, aveva
sentito tutto. In meno di tre minuti il silenzio di Mlle de Zohiloff fu bello e
spiegato e lei si ritrov, nella mente di Octave, colpevole di tutti i bassi
sentimenti di cui l'avevano accusata. Grandio, si disse, non c' pi eccezione
alla bassezza di tutta questa gente. E con quale pretesto potrei credere che in
altri ambienti le cose sono diverse? Se osano ostentare una simile adorazione
per il denaro in uno dei salotti meglio assortiti di Francia e dove nessuno pu
aprire un libro di storia senza trovarci un eroe col suo nome, che sar fra
quei disgraziati mercanti oggi milionari i cui padri portavano fino a ieri le
balle sulla schiena? Dio! come sono vili gli uomini!
Octave fugg dal
salotto di Mme de Bonnivet, la gente gli faceva orrore; lasci la carrozza di
famiglia allo zio comandante e torn a casa a piedi. Pioveva a dirotto, la pioggia
gli faceva piacere. Presto non si accorse pi di quella specie di uragano che
in quel momento allagava Parigi. L'unica risorsa contro questo generale
svilimento, pensava, sarebbe trovare un'anima bella, non ancora mortificata
dalla presunta saggezza della duchessa d'Ancre, e unirsi a lei per sempre, non
vedere che lei, vivere con lei e unicamente per lei e per la sua felicit.
L'amerei appassionatamente... L'amerei!... me sventurato!... In quel momento, una
carrozza che sbucava al galoppo da rue de Poitiers in rue de Bourbon, manc
poco che stritolasse Octave. La ruota posteriore gli sfior violentemente il
petto lacerandogli il panciotto, lui rimase immobile; la vista della morte gli
aveva gelato il sangue. Dio! perch non sono stato annientato! disse guardando
il cielo. E la pioggia che cadeva a torrenti non valse a fargli abbassare la
testa; quella pioggia fredda gli faceva bene.
Soltanto dopo
qualche minuto riprese a camminare. Sal in camera di corsa, si cambi e chiese
di poter vedere la madre. Lei non lo aspettava ed era andata a dormire di
buon'ora. Solo con se stesso, tutto gli divenne insopportabile, perfino il
tetro Alfieri di cui prov a leggere una tragedia. Cammin a lungo nella sua
stanza, cos larga e bassa. Perch non farla finita? si disse alla fine; perch
questa ostinazione a lottare contro il destino che mi opprime? Per quanto mi
programmi i comportamenti apparentemente pi ragionevoli, la mia vita non che
una sequela d'infelicit e sensazioni amare. Questo mese non migliore del mese
passato; quest'anno non migliore dell'anno scorso; da dove viene questa
ostinazione a vivere? forse manco di fermezza? che cosa la morte? si disse,
aprendo l'astuccio delle pistole ed esaminandole. Ben poca cosa, in verit;
bisogna essere pazzi per privarsene. Mia madre, la mia povera madre, muore di
petto; ancora un po' di tempo, e dovr seguirla. Posso anche andarmene prima di
lei, se la vita per me un dolore troppo amaro. Se si potesse chiedere un
permesso di questo genere, lei me lo accorderebbe... Il comandante, perfino mio
padre! loro non mi amano; amano il nome che porto, accarezzano in me un
pretesto d'ambizione. un dovere molto piccolo a tenermi legato a loro... La
parola dovere
fu per Octave come un fulmine. Un piccolo dovere, esclam fermandosi, un dovere di
poca importanza!... di poca importanza, se l'unico che mi resta? Se non
supero le difficolt che il caso mi presenta nella mia attuale situazione, con
quale diritto oserei credermi tanto sicuro di vincere tutte quelle che potranno
presentarsi dopo? Ho l'orgoglio di credermi superiore a tutti i pericoli, a
tutte le specie di mali che possono aggredire un uomo e tuttavia prego il
dolore che si presenta di prendere una nuova forma, di scegliere un aspetto che
possa convenirmi, vale a dire di ridursi della met. Che meschinit per uno che
si credeva tanto inflessibile! non ero che un presuntuoso.
Avere questa
nuova visione e giurare a se stesso di superare il dolore di vivere fu
tutt'uno. Presto il disgusto che Octave provava per tutto si fece meno
violento; si vide un essere meno miserabile. Quello spirito, indebolito e in
certo modo disorganizzato dall'assenza tanto prolungata di ogni felicit,
ritrov nella stima di s un poco di vita e di coraggio. Idee d'altro genere si
presentarono a Octave. Il soffitto cos schiacciato della sua camera lo
deprimeva mortalmente; invidiava il magnifico salotto di Palazzo Bonnivet. Sar
alto almeno sei metri, si disse; come respirerei a mio agio, l! Ah!, esclam
con la sorpresa allegra d'un bambino, ecco come impiegare quei milioni. Mi far
un salotto magnifico come quello di Palazzo Bonnivet, e sar l'unico a metterci
piede. Ogni mese, non di pi, s, il primo del mese, un domestico per
spolverarlo, ma sotto i miei occhi; perch non si provi a indovinare i miei
pensieri dalla scelta dei libri, e sorprendere quello che scrivo per
controllare il mio animo nei momenti di follia... Porter la chiave sempre
attaccata alla catena dell'orologio, una minuscola chiave d'acciaio, pi
piccola di quella d'un portafogli. Ci far mettere tre specchi alti ciascuno
due metri. Ho sempre amato questo arredo severo e sontuoso. Qual la misura
massima degli specchi che fabbricano a Saint-Gobain? E l'uomo che per tre
quarti d'ora aveva pensato di togliersi la vita, in quel momento sal sopra una
sedia per cercare nella biblioteca il listino degli specchi di Saint-Gobain.
Pass un'ora a stilare il preventivo delle spese per il suo salotto. Si
accorgeva di fare il bambino, ma scriveva con rapidit e impegno ancora maggiori.
Terminato il compito e controllata la somma che portava a
cinquantasettemilatrecentocinquanta franchi la spesa dell'ambiente da creare
rialzando il soffitto della sua camera da letto, se questo non vendere la
pelle dell'orso, si disse Octave ridendo, non s' mai visto niente di pi
ridicolo... E va bene! sono infelice! ma sar pi forte della mia infelicit.
Mi misurer con lei e sar pi grande. Bruto sacrific i suoi figli, la prova
che gli si presentava era quella; io vivr. Scrisse su un piccolo memorandum
nascosto nel segreto dello scrittoio : 14 dicembre 182... Gradevole effetto
di due m. - Amicizie raddoppiate. - Invidia di A. - Farla finita. - Sar pi
grande di lei. - Specchi di Saint-Gobain.
L'amara
riflessione era appuntata in caratteri greci. Poi lesse al piano un atto intero
del Don Giovanni
e i cupi accordi di Mozart restituirono la pace al suo animo.
III
As the
most forward bud
Is eaten
by the canker ere it blow,
Even so
by love the young and tender wit
Is turn'd
to folly.....................................................
...................................So
eating love
Inhabits
in the finest wits of all.
Two Gentlemen
of Verona, act I
Simili crisi di
disperazione non colpivano Octave soltanto di notte o quando era solo. Una
violenza estrema, una straordinaria cattiveria improntavano tutti i suoi atti e
senza dubbio, se fosse stato un povero studente in legge senza genitori n
protezione, l'avrebbero rinchiuso in manicomio. Ma in quella condizione sociale
non avrebbe potuto contrarre l'eleganza di modi che, ingentilendo un carattere
tanto singolare, faceva di lui un essere speciale perfino nella societ di
corte. Octave doveva un poco la sua estrema distinzione all'espressione della
fisionomia : era insieme forte e dolce, e non forte e dura come accade negli
uomini grossolani che sono presi in considerazione per la loro bellezza.
Possedeva naturalmente la difficile arte di comunicare il proprio pensiero,
qualunque fosse, senza mai offendere o quanto meno senza mai infliggere inutili
offese, e grazie a questa misura perfetta nei rapporti usuali, l'idea di pazzia
era scongiurata.
Circa un anno
prima un giovane servo, spaventato dall'aspetto di Octave, aveva dato
l'impressione di volergli sbarrare il passo, una sera che usciva di corsa dal
salotto della madre, e Octave, furioso, aveva esclamato: Chi sei, tu, per
opporti a me? se sei forte, fa' vedere la tua forza. E cos dicendo l'aveva afferrato
a met corpo e buttato dalla finestra. Il servo cadde nel giardino sopra un
vaso di oleandri e si fece poco male. Per due mesi Octave si trasform in domestico del ferito; fin col
regalargli troppo denaro, e ogni giorno passava parecchie ore a occuparsi della
sua istruzione. Tutta la famiglia desiderava il silenzio di quell'uomo che,
trovandosi ricoperto di regali e premure, fin per diventare un cattivo
soggetto. Le angosce di Mme de Malivert erano perci del tutto comprensibili.
A proposito di quel
funesto episodio, era rimasta sbigottita soprattutto dal fatto che il
pentimento di Octave, bench abnorme, era esploso soltanto il giorno dopo.
Quando tornato a casa, la sera, gli avevano ricordato incidentalmente il
pericolo corso da quell'uomo, giovane, aveva detto, perch non si
difeso? Quando voleva impedirmi di uscire non gli ho forse detto di
difendersi? Mme de Malivert credeva di aver notato che quegli accessi di
furore assalivano il figlio proprio nei momenti in cui pi sembrava lontano da
quella cupa fantasticheria che sempre lei gli leggeva sul viso. Per esempio,
era scappato dal salotto buttando il domestico dalla finestra nel bel mezzo di
una sciarada a quadri, dopo un'ora che giocava allegramente con alcuni ragazzi
e cinque o sei persone di sua intima conoscenza.
Qualche mese
prima della serata dei due milioni, Octave era fuggito in modo quasi
altrettanto brusco da un ballo di Mme de Bonnivet. Aveva ballato con notevole
grazia alcune controdanze e qualche valzer. La madre era estasiata dal suo
successo e lui stesso non poteva ignorarlo; parecchie donne, celebri in societ
per la loro bellezza gli rivolgevano la parola con l'aria pi lusinghiera. I
capelli di un biondo bellissimo che gli ricadevano in grossi riccioli sulla
fronte splendida avevano particolarmente colpito la famosa Mme de Claix. Gli
stava rivolgendo un complimento molto pronunciato - a proposito della moda
seguita dai giovani a Napoli da cui appunto veniva - quando d'un tratto il viso
di Octave si copr di rossore ed egli lasci il salotto con un passo di cui
invano prov a dissimulare la celerit. La madre, allarmata, lo segu senza
riuscire a trovarlo. Lo attese inutilmente tutta la notte, non ricomparve che
il giorno dopo e in uno stato singolare : aveva ricevuto tre colpi di spada,
per la verit poco pericolosi. I medici ritenevano che fosse un caso di
monomania assolutamente morale, cos si espressero, derivata non da una causa fisica ma
dall'influsso di qualche particolare idea.
Nessun segnale
annunciava le emicranie del signor visconte Octave, come le chiamavano i
domestici. Le crisi erano state molto pi frequenti durante il primo anno di
Politecnico, prima che cominciasse a pensare di farsi prete. I compagni con cui
aveva continue liti lo credevano allora completamente matto e spesso questa
convinzione gli evit qualche colpo di spada.
Costretto a letto
dalle leggere ferite di cui abbiamo parlato, aveva detto alla madre, con la
semplicit con cui diceva tutto: Ero furibondo, ho attaccato briga con certi
soldati che mi guardavano ridendo, mi sono battuto e ho avuto quel che merito,
dopo di che aveva parlato d'altro. Con la cugina Armance de Zohiloff era stato
pi esauriente. Ho momenti di disperazione e di furore che non sono pazzia,
le diceva una sera, ma che mi faranno passare per matto in societ come al
Politecnico. una disgrazia come un'altra. Ma il mio coraggio sopraffatto
dal timore di ritrovarmi improvvisamente con un motivo di perpetuo rimorso,
come ho rischiato che mi succedesse con l'incidente di quel povero Pierre. Lo
avete riparato nobilmente, gli davate non solo un mensile ma il vostro tempo, e
se lui avesse avuto un minimo di onest avreste fatto la sua fortuna. Cosa
potevate fare di pi? Niente, senza dubbio, una volta successo l'incidente,
sarei stato per un mostro a non farlo. Ma non basta, questi accessi di
disperazione che tutti credono pazzia, sembrano fare di me un isolato. Io vedo
che i pi poveri, i pi limitati, i pi sfortunati, all'apparenza, dei giovani
della mia et, hanno uno o due amici d'infanzia con cui dividono gioie e
dolori; io solo mi ritrovo isolato su questa terra. Non ho e non avr mai
nessuno a cui poter confidare liberamente quello che penso. Che ne farei dei
miei sentimenti, se provassi sentimenti che mi stringessero il cuore! Sono
destinato a vivere sempre senza amici, cos, con qualche conoscenza appena.
Forse sono cattivo, aggiunse sospirando. Certamente no, ma offrite dei
pretesti alle persone che non vi vogliono bene, gli disse Armance con tono
amichevolmente severo e cercando di nascondere la vera piet che le disgrazie
di lui le ispiravano. Per esempio, siete di una cortesia perfetta con tutti,
perch allora non vi siete fatto vedere l'altro ieri al ballo di Mme de Claix?
Perch sono stati i suoi sciocchi complimenti al ballo di sei mesi fa che mi
hanno procurato la vergogna di aver avuto la peggio con certi cafoni armati di
spada. E va bene, riprese Mlle de Zohiloff; ma dovete prendere atto che
trovate sempre qualche ragione per dispensarvi dal frequentare la gente. Non
dovete poi lamentarvi della solitudine in cui vivete. Ah! di amici che ho
bisogno, non di frequentare la societ. nei salotti che trover un amico?
S, dato che non avete saputo trovarlo al Politecnico. Avete ragione, rispose
Octave dopo un lungo silenzio; ora la penso come voi, e domani, quando si
tratter di agire, agir nel modo opposto a quello che oggi mi sembra
ragionevole, e tutto questo per orgoglio! Ah, se il cielo mi avesse fatto
figlio di un fabbricante di stoffe, avrei lavorato alla contabilit dai sedici
anni; invece tutte le mie occupazioni sono state unicamente quelle del lusso;
avrei meno orgoglio e pi felicit... Ah! quanto non mi piaccio!...
Quelle lamentele,
bench apparentemente egoistiche, coinvolgevano Armance; gli occhi di Octave
esprimevano tanta possibilit di amare e qualche volta erano cos teneri! Senza
spiegarselo bene, sentiva che Octave era la vittima di quella irrazionale
sensibilit che rende gli uomini infelici e degni di essere amati. Un'appassionata
immaginazione lo portava a ingigantire le gioie di cui non poteva godere. Se
avesse avuto dal cielo un cuore freddo, arido, razionale, insieme a tutti i
vantaggi di cui d'altronde usufruiva, avrebbe potuto essere molto felice. Gli
mancava soltanto un animo comune.
La cugina era
l'unica persona con la quale Octave osava talvolta pensare ad alta voce. Si
capisce allora come mai fosse rimasto tanto penosamente colpito nel vedere che
i sentimenti di quell'amabile cugina mutavano col mutare della fortuna.
L'indomani del
giorno in cui aveva sospirato la morte Octave fu svegliato di soprassalto alle
sette del mattino dallo zio comandante che gli piomb in camera ostentando una
rumorosit spaventosa. Quell'uomo non era mai immune dall'ostentazione. La
rabbia che quel chiasso procur a Octave non dur pi di tre secondi; gli
balen in mente l'idea del dovere e accolse M. de Soubirane col tono scherzoso
e leggero che meglio gli si adattava.
Quell'animo
volgare che prima ancora o immediatamente dopo la nascita non vedeva al mondo
altro che il denaro spieg prolissamente al nobile Octave che non doveva
impazzire di colpo dalla gioia perch passava da venticinquemila lire di
rendita alla speranza d'averne cento. Il discorso filosofico e quasi cristiano
si concluse col consiglio di giocare in borsa non appena gli fosse toccato un
ventesimo dei due milioni. Il marchese avrebbe senz'altro messo a disposizione
di Octave una parte del nuovo patrimonio; ma lui non doveva fare operazioni in
borsa se non dietro i pareri del comandante; conosceva la contessa di ***, e si
poteva speculare sulla rendita a colpo sicuro. Ho trascurato un poco la
contessa dopo il suo ridicolo contegno dal principe di S..., ma dopotutto siamo
un poco parenti; ti lascio per andare in cerca del nostro comune amico, il duca
di ***, che far da paciere.
IV
Half a
dupe, half duping, the first deceived perhaps by her deceit and fair words, as
all those philosophers. Philosophers the say? mark this, Diego, the devil can
cite scripture for his purpose. O, what a goodly outside falsehood hath!
MASSINGER
La stupida
presenza del comandante stava per risospingere Octave nella misantropia del
giorno avanti. Il suo disgusto per gli uomini era al colmo quando il domestico
gli consegn un grosso volume avvolto con molta cura in cartapecora inglese.
L'impronta del sigillo era incisa con maestria, ma il soggetto poco allegro:
due ossa incrociate su fondo sabbia. Octave, che aveva un gusto perfetto,
ammir il realismo di quelle due tibie e la perfezione dell'incisione. scuola di
Pikler, si disse; sar qualche follia della pia cugina Mme de C ***. Rimase
sconcertato vedendo un magnifico esemplare della Bibbia, rilegato da Thouvenin.
Le bigotte non regalano la Bibbia disse Octave aprendo la lettera d'accompagnamento;
ma cerc invano la firma, non c'era, e gett la lettera nel caminetto. Un
momento dopo, il vecchio cameriere Saint-Jacques entr con aria un poco
maliziosa. Chi ha portato questo pacco? disse Octave. un mistero, si vuole
tenerlo nascosto al signor visconte; ma stato semplicemente il vecchio Perrin
che l'ha lasciato dal portiere ed scappato come un ladro. E chi il
vecchio Perrin? Un servo di Mme de Bonnivet che apparentemente stato
licenziato mentre invece adibito a commissioni segrete. Attribuiscono a Mme
de Bonnivet qualche tresca amorosa? Ah! miodio no, signore. Le segrete
mansioni riguardano la nuova religione. Forse una Bibbia, che la signora
marchesa invia in gran segreto al signore. Il signore ha potuto riconoscere la
grafia di Mme Rouvier, la cameriera della signora marchesa. Octave guard nel
caminetto e si fece prendere la lettera che era volata al di l della fiamma e
non si era bruciata affatto. Vide con sorpresa che erano perfettamente al
corrente che leggeva Helvtius, Bentham, Bayle e altri cattivi libri. Glielo
rimproveravano. Anche la virt pi pura non si salva, si disse; quando si
settari, ci si degrada ad usare l'intrigo e a servirsi di spie. Probabilmente
dalla legge d'indennit sono diventato degno che ci si occupi della mia
salvezza e dell'influenza che un giorno posso avere.
Per il resto
della giornata, la conversazione del marchese de Malivert, del comandante e di
due o tre amici invitati a pranzo, fu un'allusione quasi ininterrotta e di pessimo
gusto sul matrimonio di Octave e alla sua nuova posizione. Ancora turbato dalla
crisi morale che aveva dovuto sostenere durante la notte, Octave fu meno
glaciale del solito. La madre lo trovava pi pallido, e lui s'impose il dovere
se non di essere allegro almeno di risultare assorto in immagini piacevoli;
s'impegn tanto che riusc a illudere le persone che lo circondavano. Nulla
riusc a scoraggiarlo, neanche le battute del comandante sull'effetto
portentoso che due milioni producono sull'animo di un filosofo. Octave
approfitt della propria finta spensieratezza per affermare che neanche se
fosse stato un principe si sarebbe sposato prima dei ventisei anni, l'et in
cui s'era sposato suo padre. chiaro che questo ragazzo cova la segreta
speranza di diventare vescovo o cardinale, disse il comandante non appena
Octave fu uscito; la sua nascita e la sua cultura lo destinano alla porpora.
Il discorso, che fece sorridere Mme de Malivert, allarm vivamente il marchese.
Dite quel che volete, replic al sorriso della moglie, mio figlio frequenta
con una certa intimit solo ecclesiastici o giovani scienziati dello stesso
stampo, e, cosa mai verificatasi nella mia famiglia, mostra uno spiccato
disprezzo per i giovani militari. C' qualcosa di strano in quel ragazzo,
riprese M. de Soubirane. Quella riflessione fece sospirare a sua volta Mme de
Malivert.
Octave, stremato
dalla noia di essere stato costretto a parlare, era uscito presto per andare al
Gymnase; non poteva soffrire lo spirito delle commediole di Scribe. Ma,
rifletteva, hanno un successo strepitoso, e disprezzare senza conoscere una
ridicolaggine troppo comune nel mio mondo perch mi faccia un merito di non
andarle a vedere. Consum un'inutile esperienza assistendo a due delle migliori
commedie del teatro di Madame. Le battute pi gradevoli e fini gli sembravano
venate di grossolanit, e la tesi del Mariage de raison, dichiarata nel secondo atto, lo
cacci dal teatro. Entr in un ristorante e, fedele al mistero che improntava
tutte le sue azioni, chiese delle candele e un brodo; arrivato il brodo, si
chiuse a chiave, lesse con interesse due giornali che aveva comprato, li bruci
nel caminetto con la pi scrupolosa cura, pag e usc. And a casa a cambiarsi
e si accorse che quella sera aveva una certa fretta di recarsi da Mme de
Bonnivet. Chi mi pu garantire, pensava, che quella malvagia duchessa d'Ancre
non abbia calunniato Mlle de Zohiloff? Mio zio convinto che quei due milioni
mi abbiano fatto girare la testa. Quell'idea, che gli era balenata in seguito a
una parola qualunque trovata in uno dei suoi giornali, lo rendeva felice.
Pensava ad Armance ma come al suo unico amico, o meglio come all'unico essere
che fosse per lui quasi un amico. Era molto lontano dal pensare all'amore, un
sentimento che gli faceva orrore. Quel giorno, il suo animo fortificato dalla
virt e dal dolore, anzi, tutto virt e forza, provava solo il timore di aver
condannato un amico con troppa leggerezza.
Octave non guard
neanche una volta Armance, ma per tutta la serata i suoi occhi non si
lasciarono sfuggire nessun movimento di lei. Appena entrato nel salotto
cominci a fare una spiccata corte alla duchessa d'Ancre: le parlava con
attenzione tanto profonda che quella dama ebbe il piacere di crederlo
convertito alla deferenza dovuta al suo rango. Da quando spera di essere
ricco, questo filosofo dei nostri, disse pianissimo a Mme de la Ronze.
Octave voleva
accertarsi del grado di perversit di quella donna; trovarla perfida era in
qualche modo vedere Mlle de Zohiloff innocente. Not che solo il sentimento
dell'odio portava qualche sintomo di vita nel cuore inaridito di Mme d'Ancre;
al contrario, solo le cose generose e nobili le ispiravano avversione :
sembrava che provasse il bisogno di vendicarsene. Volgarit e bassezza di
sentimenti, ma una volgarit rivestita della forma pi elegante, erano le
uniche cose capaci di far brillare gli occhietti della duchessa..
Octave pensava a
come sottrarsi all'interesse con cui era ascoltato quando sent Mme de Bonnivet
chiedere il suo gioco di scacchi. Era un piccolo capolavoro di scultura cinese
che l'abate Dubois aveva riportato da Canton. Octave colse l'occasione per
allontanarsi da Mme d'Ancre e preg la cugina di affidargli la chiave dello
stipetto dove il timore delle maldestre mani della servit faceva riporre quel
magnifico gioco di scacchi. Armance non era pi nel salotto; l'aveva lasciato
pochi istanti prima insieme a Mry de Tersan, sua intima amica, e se Octave non
avesse richiesto la chiave del mobiletto l'assenza di Mlle de Zohiloff sarebbe
stata spiacevolmente notata e rientrando forse lei avrebbe dovuto sopportare
qualche occhiatina molto controllata ma molto dura. Armance era povera, aveva
solo diciotto anni, e Mme de Bonnivet ne aveva pi di trenta: era ancora molto bella,
ma anche Armance era bella.
Le due amiche si
erano fermate davanti al caminetto di un salottino contiguo al salone. Armance
aveva voluto far vedere a Mry un ritratto di lord Byron di cui il pittore
inglese Philips aveva appena inviato una copia alla zia. Passando nel corridoio
accanto al salottino, Octave ud molto distintamente queste parole : Che vuoi?
come tutti gli altri! Un animo che credevo tanto bello si lascia sconvolgere
dalla speranza di due milioni! L'accento che scandiva quelle parole cos
lusinghiere che io credevo tanto bello colp Octave come un fulmine; riniase
immobile. Quando riprese a camminare, i suoi passi erano cos leggeri che
l'orecchio pi sensibile non avrebbe potuto udirli. Ripassando accanto al
salottino, tenendo in mano il gioco di scacchi, si arrest un attimo; subito
arross della propria indiscrezione e rientr nel salotto. Le parole che aveva
sorpreso non erano determinanti, in un mondo in cui l'invidia sa assumere tutte
le forme; ma l'accento di candore e di onest che le aveva accompagnate
riecheggiava nel suo cuore. Quello non era il tono dell'invidia.
Consegnato il
gioco cinese alla marchesa, Octave sent il bisogno di riflettere; and a
mettersi in un angolo del salotto, dietro un tavolo di wist, dove la sua
immaginazione gli ripet venti volte il suono delle parole che aveva appena
udito. Questa deliziosa e profonda fantasticheria l'occupava da tempo quando la
voce di Armance colp il suo orecchio. Non pensava ancora al modo per
riconquistare la stima della cugina, si beava deliziato della felicit di
averla perduta. Quando lui si riavvicin al gruppo di Mme de Bonnivet uscendo
dall'angolo isolato occupato dai tranquilli giocatori di wist, Armance not
l'espressione dei suoi sguardi : si arrestavano su di lei con quella specie di
commossa stanchezza che dopo le grandi gioie rende gli occhi come incapaci di
movimenti troppo rapidi.
Quella sera
Octave non doveva provare una seconda gioia ; non riusc a rivolgere una sola
parola ad Armance. Niente mi pi difficile che giustificarmi, si diceva
facendo finta di ascoltare le esortazioni della duchessa d'Ancre che uscendo
per ultima dal salotto insieme a lui insisteva per accompagnarlo a casa. C'era
un freddo asciutto e un magnifico chiaro di luna; Octave chiese il cavallo e
and a fare qualche miglio sul nuovo boulevard. Rientrando verso le tre del
mattino, senza sapere perch e senza rendersene conto, si trov a passare
davanti al Palazzo Bonnivet.
V
Her
glossy hair was cluster'd o'er a brow
Bright with
intelligence, and fair and smooth;
Her
eyebrow's shape was like the aerial bow,
Her cheek all
purple with the beam of youth,
Mounting,
at times, to a transparent glow,
As if her veins
ran lightning..........................
Don Juan, c. I
Come provare a
Mlle de Zohiloff con fatti e non con vane parole che il piacere di vedere
quadruplicata la ricchezza di mio padre non mi ha assolutamente fatto girare la
testa? Trovare una risposta a questa domanda fu per ventiquattro ore l'unica
occupazione di Octave. Per la prima volta nella vita il suo animo era
coinvolto, senza che lo sapesse.
Da parecchi anni
aveva sempre coscienza dei propri sentimenti e li pilotava verso gli obiettivi
che pi gli sembravano razionali. Viceversa, gli accadeva di aspettare l'ora in
cui incontrava Mlle de Zohiloff con tutta l'impazienza di un giovanotto di
venti anni. Non aveva il minimo dubbio sulla possibilit di parlare a una
persona che vedeva quasi due volte ogni giorno; era imbarazzato solo dalla
scelta delle parole pi adatte a convincerla. Perch insomma, si diceva, non
posso trovare entro le ventiquattro ore un gesto che provi irrefutabilmente che
sono al di sopra della meschinit di cui mi accusa dentro di s; e mi deve
essere concesso di protestare inizialmente a parole. In realt erano molte le
parole che gli sfilavano in mente; qualche volta gli sembravano troppo
enfatiche; qualche altra temeva che trattassero con troppa leggerezza
un'imputazione cos grave. Non era ancora affatto sicuro su quello che doveva dire
a Mlle de Zohiloff quando suonarono le undici e lui entr fra i primi nel
salotto di Palazzo Bonnivet. Ma quale non fu il suo stupore accorgendosi che
Mlle de Zohiloff, che gli rivolse la parola pi volte durante la serata, e
apparentemente nel solito modo, gli toglieva tuttavia ogni occasione di dirle
una frase destinata ad essere udita solo da lei! Octave fu punto sul vivo, la
serata pass in un baleno.
L'indomani fu
altrettanto sfortunato; il giorno dopo lo stesso e anche i giorni successivi,
non pot parlare ad Armance. Ogni volta sperava di trovare l'occasione per
dirle quella frase cos essenziale per il suo onore, e ogni volta, senza che
potesse rilevare la minima affettazione nel comportamento di Mlle de Zohiloff,
vedeva svanire la sua speranza. Perdeva l'amicizia e la stima della sola
persona che gli sembrava degna della propria perch gli si attribuivano
sentimenti opposti a quelli che provava realmente. Nessun tipo di
rassicurazione poteva essere in fondo pi lusinghiera e pi frustrante. Octave
si preoccup profondamente di quanto gli succedeva; gli ci vollero parecchi
giorni per assuefarsi al suo nuovo stato. Senza accorgersene, lui che aveva
tanto amato il silenzio, prese l'abitudine di parlare abbondantemente, quando
Mlle de Zohiloff era a portata d'orecchio. Per la verit poco gl'importava di
apparire stravagante o incoerente. A qualunque donna brillante o autorevole
rivolgesse la parola, in realt non parlava che a Mlle de Zohiloff e per lei.
Questa reale
infelicit distrasse Octave dalla sua nera tristezza e gli fece perdere
l'abitudine di indagare sempre su quanta felicit godesse al momento. Perdeva
la sua unica amica, si vedeva negata una stima che era cos sicuro di meritare;
ma tante disgrazie, per crudeli che fossero, non arrivavano a ispirargli quel
profondo disgusto della vita che provava prima. Si diceva: Chi non stato
calunniato? La severit con cui sono trattato garanzia della premura con cui
verr riparato questo torto quando la verit sar finalmente riconosciuta.
Octave vedeva un
ostacolo che lo separava dalla felicit, ma vedeva la felicit, o almeno la
fine della sua pena e di una pena a cui non faceva altro che pensare. La sua
vita ebbe un nuovo scopo, desiderava ardentemente riconquistare la stima di
Armance; non era un'impresa facile. Quella ragazza aveva un carattere strano.
Nata al confine dell'impero russo verso la frontiera del Caucaso, a
Sebastopoli, dove il padre era comandante, Mlle de Zohiloff nascondeva sotto
l'apparenza di un'estrema dolcezza una volont ferma, degna dell'aspro clima
dove aveva trascorso l'infanzia. La madre, parente stretta di Mme de Bonnivet e
Mme de Malivert, trovandosi alla corte di Luigi XVIII a Mittau, aveva sposato
un colonnello russo. M. Zohiloff apparteneva a una delle pi nobili famiglie
del governatorato di Mosca; ma il padre e il nonno di questo ufficiale avevano
avuto la sfortuna di legarsi a certi favoriti, spediti subito dopo in Siberia,
e avevano visto rapidamente svanire la loro fortuna.
La madre di
Armance mor nel 1811; subito dopo anche il generale Zohiloff suo padre fu
ucciso nella battaglia di Montmirail. Mme de Bonnivet, quando seppe che aveva
una parente isolata in una cittadina in fondo alla Russia, con cento luigi di
rendita per tutta sostanza, non esit a farla venire in Francia. La chiamava
nipote e contava di sposarla ottenendole qualche favore dalla corte; il
bisnonno materno di Armance era stato cordon bleu. Come si vede, a soli
diciotto anni, Mlle de Zohiloff aveva gi provato notevoli sventure. Forse
per questo che i piccoli avvenimenti della vita sembravano scivolare sul suo
animo senza riuscire ad emozionarla. Talvolta non era impossibile leggere nei
suoi occhi che poteva turbarsi profondamente, ma si vedeva che nulla di volgare
avrebbe potuto sfiorarla, Quella perfetta serenit, che sarebbe stato cos
lusinghiero rimuovere per un attimo, si univa in lei alla pi sottile
intelligenza e le valeva una considerazione superiore all'et.
Grazie a questo
particolare carattere, e soprattutto ai grandi occhi azzurro scuro che avevano
sguardi incantevoli, godeva dell'amicizia delle signore pi distinte che
facevano parte della cerchia di Mme de Bonnivet; ma Mlle de Zohiloff aveva
anche parecchie nemiche. Inutilmente la zia aveva cercato di correggerla dalla
sua incapacit di occuparsi delle persone che non amava. Si vedeva troppo che
parlando con loro pensava ad altro. Viceversa, c'erano una quantit di modi di
dire e di fare che Armance non avrebbe osato disapprovare nelle altre donne;
pu darsi che non pensasse neppure di vietarli a se stessa; ma se li avesse
praticati ne avrebbe arrossito a lungo, al ricordo. Fin dall'infanzia, il
sentimento delle piccole cose della sua et era stato cos violento che se lo
era rimproverato aspramente. Aveva contratto l'abitudine di giudicarsi poco
relativamente all'effetto che produceva sugli altri, ma molto relativamente ai
sentimenti del momento di cui domani il ricordo, forse, avrebbe potuto
avvelenarle la vita.
C'era qualcosa di
asiatico nei lineamenti di questa ragazza, come nella sua dolcezza e nel
distacco apparente che, nonostante l'et, sembravano appartenere ancora
all'infanzia. Nessuno dei suoi gesti faceva pensare in modo diretto
all'esagerato sentimento di s che ogni donna coltiva, e tuttavia un certo
fascino di grazia e di trattenuta malia le aleggiava intorno. Senza cercare in
nessun modo di farsi notare e lasciando continuamente cadere le occasioni di
successo, era una ragazza interessante. Si vedeva che Armance non si concedeva
innumerevoli cose autorizzate dal costume e che quotidianamente si rilevano nel
comportamento delle donne pi fini. Insomma, non ho dubbi che senza la sua
estrema dolcezza e la sua giovinezza, le nemiche di Mlle de Zohiloff
l'avrebbero accusata di ipocrisia.
L'educazione
straniera che aveva ricevuto e il tardivo arrivo in Francia servivano ancora da
scusante a ci che l'occhio malevolo avrebbe potuto scoprire di leggermente
singolare nel suo modo di rimanere colpita dai fatti, e anche nel suo
comportamento.
Octave passava la
vita con le nemiche che il suo singolare carattere aveva procurato a Mlle de
Zohiloff; il favore scoperto di cui lei godeva presso Mme de Bonnivet era una
colpa che le amiche di quella donna tanto autorevole non potevano perdonarle.
La sua impassibile dirittura le intimoriva. Poich molto difficile attaccare
l'operato di una ragazza, si attaccava la sua bellezza. Octave era il primo a
convenire che la giovane cugina avrebbe potuto essere molto pi bella. Era
notevole, per quella che mi azzarderei a definire la bellezza russa : un
insieme di tratti che mentre esprimevano in grado molto elevato una semplicit
e una dedizione che non si rinvengono pi nei popoli troppo civilizzati,
offrivano, bisogna pur ammetterlo, uno strano miscuglio della pi pura bellezza
circassa e di qualche tratto tedesco pronunciato. Non c'era niente di comune in
quei lineamenti cos profondamente seri, ma forse un poco troppo espressivi,
anche da quieti, che rispondesse esattamente all'idea francese della bellezza
pi consona a una ragazza.
Per chi venga
accusato davanti ad animi generosi c' un indiscutibile vantaggio quando i
difetti siano denunciati per primo da una bocca nemica. Quando l'odio delle
buone amiche di Mme de Bonnivet le degradava fino a renderle scopertamente
gelose della povera, modesta esistenza di Armance, si beffavano del cattivo
effetto prodotto da una fronte troppo prominente e da lineamenti che visti di
prospetto erano forse un poco troppo marcati.
L'unico reale
appiglio che l'espressione della fisionomia di Armance potesse offrire alle sue
nemiche era uno sguardo singolare che aveva certe volte, senza saperlo. Quello
sguardo fisso e profondo era tipico della pi intensa attenzione; sicuramente
non aveva nulla che potesse urtare la pi esigente delicatezza; non ci si
vedeva n civetteria n sicurezza di s; ma non si pu negare che non fosse
singolare, e per questo fuori luogo in una persona giovane. Le compiacenti
amiche di Mme de Bonnivet, quando erano sicure di essere osservate, imitavano
qualche volta quello sguardo, parlando fra loro di Armance; ma i loro animi
volgari gli toglievano quello che non erano in grado di vedere. cos, disse
un giorno Mme de Malivert, spazientita dalla loro cattiveria, Ǐ cos che due
angeli esiliati fra gli uomini e costretti a nascondersi sotto spoglie mortali,
si guarderebbero fra loro per riconoscersi.
Si dovr
ammettere che di fronte a un carattere cos fermo nelle sue convinzioni e cos
franco, non fosse cosa facile giustificarsi d'un torto grave facendo ricorso ad
abili mezze parole. Per riuscirci Octave avrebbe dovuto avere una presenza di
spirito e soprattutto un grado di sicurezza che non erano della sua et. Quando
senza volerlo Armance gli lasciava capire con una parola che non lo considerava
pi un amico caro, rimaneva per un quarto d'ora col cuore stretto, senza poter
parlare. Era lontanissimo dal trovare nella forma della frase di Armance un
pretesto per risponderle e riconquistare i suoi diritti. Talvolta cercava di
parlare, ma troppo tardi, e la sua replica cadeva a sproposito, anche se lei
aveva l'aria di compenetrarsi. Cercando invano come giustificarsi dall'accusa
che Armance gli muoveva in segreto, Octave lasciava vedere, senza sospettarlo,
quanto ne fosse profondamente ferito, che forse era la maniera pi abile per
ottenere il suo perdono.
Da quando la
decisione sulla legge d'indennit non era pi un segreto neppure per il grosso
pubblico, Octave si ritrovava, con suo grande stupore, una sorta di
personaggio. Si vedeva oggetto d'attenzione delle persone pi autorevoli. Lo
trattavano in modo del tutto nuovo, soprattutto le grandi dame che fiutavano in
lui un marito per le loro figlie. La mania delle madri a quel tempo di essere
costantemente alla caccia di mariti urt Octave pi di quanto si possa dire. La
duchessa di ***, della quale aveva l'onore d'essere un poco parente e che prima
della legge a malapena gli rivolgeva la parola, ritenne necessario scusarsi di
non avergli riservato un posto nel suo palco, fissato al Gymnase per il giorno
dopo. So, mio caro cugino, gli diceva, che siete molto ingiusto verso questo
grazioso teatro, l'unico che mi diverta. Ammetto le mie colpe, rispose
Octave, gli autori hanno ragione e le loro battute mordenti sono immuni da
grossolanit; ma la mia palinodia non ha come obiettivo la richiesta di un
posto. Confesso di non essere fatto n per la societ n per questo genere di
commedia che probabilmente ne una piacevole copia.
Quel tono da
misantropo in un cos bel giovanotto sembr assai ridicolo alle due giovani
figlie della duchessa, che ci risero sopra per tutta la serata, senza che
questo impedisse loro di essere, con Octave il giorno dopo, di una semplicit
perfetta. Lui
not il cambiamento e alz le spalle. Stupito dei suoi successi e pi ancora
della poca fatica che gli costavano, Octave, molto agguerrito sulla teoria
della vita, si prepar a sostenere gli attacchi dell'invidia: perch giusto,
si disse, che questa indennit mi procuri anche quel piacere. Non attese a
lungo; pochi giorni dopo fu informato che alcuni ufficialetti del salotto di
Mme de Bonnivet scherzavano di gusto sulla sua novella fortuna: Che disgrazia
per quel povero Malivert, diceva uno, questi due milioni che gli cadono sulla
testa come una tegola! non potr pi farsi prete! duro! Non si concepisce,
riprendeva un secondo, che in questo secolo in cui la nobilt attaccata cos
duramente, si ardisca portare un titolo e sottrarsi al battesimo del sangue.
Tuttavia la sola virt che il partito giacobino non abbia ancora pensato ad
accusare d'ipocrisia, aggiungeva un terzo.
In seguito a
queste frasi, Octave intensific la sua presenza in societ, comparve a tutti i
balli, si mostr molto altezzoso e perfino, per quanto gli riusciva, insolente
verso i giovani; ma non successe niente. Con suo grande stupore (aveva solo
venti anni) si accorse che lo rispettavano un poco di pi. Per la verit
decisero che l'indennit gli aveva assolutamente dato alla testa; ma quasi
tutte le donne aggiungevano : Gli mancava solo quest'aria libera e fiera! Era
il nome che si preferiva dare a quello che a lui sembrava insolenza e che mai
si sarebbe permessa se non vi fosse stato spinto dai maligni discorsi tenuti
sul suo conto. Octave godeva della sorprendente accoglienza che la societ gli
offriva e che rispondeva tanto bene a quella disposizione a tenersi in disparte
che gli era naturale. I suoi successi gli facevano piacere soprattutto per la
felicit che leggeva negli occhi della madre; aveva abbandonato la sua cara
solitudine proprio dietro le insistenti richieste di Mme de Malivert. Ma di
solito l'effetto di tante attenzioni era quello di ricordargli la sua disgrazia
presso Mlle de Zohiloff. Sembrava aumentare ogni giorno. In alcuni momenti
rasent quasi la scortesia, quanto meno la freddezza pi dichiarata che tanto
pi era evidente poich la nuova vita che Octave doveva all'indennit in nessun
luogo era pi vistosa che a Palazzo Bonnivet. Da quando per Octave esisteva la
possibilit di essere un giorno padrone di un salotto influente, la marchesa
voleva assolutamente strapparlo a quell'arida filosofia dell'utile. Era il nome che da qualche mese
dava a quella che comunemente si chiama la filosofia del XVIII secolo. Quando
butterete nel fuoco, gli diceva, i libri di quegli uomini cos tristi che di
tutti i giovani della vostra et e del vostro rango siete l'unico a leggere?
Mme de Bonnivet
sperava di convertire Octave a una sorta di misticismo tedesco. Si degnava di
esaminare con lui se possedesse il sentimento religioso. Octave mise il tentativo di
conversione nel novero delle cose pi singolari che gli fossero capitate da
quando aveva lasciato la vita solitaria. Ecco alcune follie, si diceva, che non
si potrebbero mai prevedere!
La marchesa de
Bonnivet poteva passare per una delle donne pi considerevoli dell'alta
societ. Lineamenti perfettamente regolari, occhi molto grandi, dallo sguardo
imperioso, una figura splendida e modi molto aristocratici, un poco troppo
aristocratici, forse, la ponevano in primo piano dovunque si trovasse. I salotti
un poco grandi erano estremamente propizi a Mme de Bonnivet e, per esempio, il
giorno dell'apertura dell'ultima sessione delle camere era stata citata prima
fra le donne pi in vista. Octave vide con piacere l'effetto che le ricerche
sul sentimento religioso stavano producendo. Quell'essere cos esente da ogni falsit non
seppe difendersi da un moto di contentezza di fronte a una falsa idea che il
pubblico si andava configurando sul suo conto.
L'alta virt di
Mme de Bonnivet era al di sopra della calunnia. La sua immaginazione non si
occupava che di Dio e degli angeli o tutt'al pi di alcuni esseri intermediari
tra Dio e l'uomo che, secondo i pi moderni filosofi tedeschi, volteggiano poco
al di sopra delle nostre teste. Da quella posizione elevata, e tuttavia vicina magnetizzano
le nostre anime
ecc. ecc. La reputazione di saggezza di cui Mme de Bonnivet godeva cos
giustamente dal suo ingresso in societ e che le sapienti mezze parole dei
gesuiti in giacchetta non hanno potuto intaccare, quella stessa reputazione ora
la mette a repentaglio per me, si diceva Octave, e il piacere di attirare in
modo tanto clamoroso l'attenzione di una donna cos importante gli faceva
sopportare con pazienza le lunghe spiegazioni che lei giudicava necessarie alla
sua conversione.
Ben presto, fra
le sue nuove conoscenze, Octave fu additato come l'inseparabile di quella
marchesa de Bonnivet cos famosa in un certo mondo e che, a quanto lei stessa
credeva, faceva sensazione a corte quando si degnava di comparirvi. Bench la
marchesa fosse una vera gran dama assai in voga e inoltre ancora molto bella,
questi vantaggi non impressionavano affatto Octave; aveva la sfortuna di vedere
un poco di affettazione nelle sue maniere, e ogni volta che lo riscontrava,
dovunque fosse, non poteva fare a meno di prenderla in giro. Ma questo saggio
ventenne era lontano dal penetrare la vera causa del piacere che provava a
lasciarsi convertire. Lui che tante volte aveva imprecato contro l'amore tanto
che l'odio verso tale passione pu indicarsi come il grande impegno della sua
vita, andava contento a Palazzo Bonnivet perch sempre quell'Armance che lo
disprezzava, che lo detestava forse, stava a pochi passi dalla zia. Octave non
aveva nessuna presunzione; il massimo difetto del suo carattere era anzi di
esagerare i propri difetti e se si stimava un poco era in fatto di onore e di
forza d'animo. Si era svincolato senza esibizioni e senza alcuna debolezza da
parecchie ridicole quanto piacevoli opinioni assunte come principi dalla
maggior parte dei giovani del suo ceto e della sua et.
Alcune vittorie
che non poteva non riconoscersi, ad esempio l'amore per la professione militare
indipendentemente da ogni ambizione di grado e di carriera, tali vittorie,
secondo me, gli avevano ispirato una grande fiducia nella propria fermezza.
per vilt, non per mancanza di luce che non leggiamo nel nostro cuore, diceva
talvolta, e grazie a questo bel principio contava un poco troppo sulla sua
perspicacia. Una parola che gli avesse rivelato come un giorno avrebbe potuto
provare amore per Mlle de Zohiloff gli avrebbe fatto lasciar Parigi su due
piedi, ma nella sua attuale situazione era lontano da quella idea. Stimava
Armance molto e, per cos dire, la stimava soltanto; si vedeva disprezzato da
lei e la apprezzava proprio a causa di quel disprezzo. Non era assolutamente
naturale voler riguadagnare la sua stima? Non ci vedeva nessun desiderio
sospetto di voler piacere alla fanciulla. Il minimo sospetto di essere
innamorato era stroncato sul nascere soprattutto da questo; quando Octave si
trovava con le nemiche di Mlle de Zohiloff era il primo a riconoscere i suoi
difetti. Ma lo stato d'inquietudine e di speranza di continuo delusa in cui il
silenzio della cugina lo teneva gl'impediva di accorgersi che non c'era nessuno
di quei difetti che le rinfacciavano in sua presenza che la sua mente non
abbinasse a qualche notevole qualit.
Un giorno, per
esempio, criticavano la predilezione di Armance per i capelli corti che
ricadevano in due grossi boccoli intorno al viso, come si usa a Mosca. Mlle
Zohiloff trova quell'usanza comoda, disse una delle buone amiche della
marchesa ; non vuole sacrificare troppo tempo alla sua toletta. La malignit
di Octave vide con piacere tutto il successo che quel ragionamento riscuoteva
fra le donne del salotto. Si capiva che secondo loro Armance faceva bene a
sacrificare ogni cosa ai doveri impostigli dalla devozione per la zia, e i loro
sguardi sembravano dire sacrificare ogni cosa ai propri doveri di dama di
compagnia. Octave era troppo fiero per pensare e replicare a
quell'insinuazione. Mentre la malignit godeva, lui si abbandonava in silenzio
e con delizia a un piccolo moto di appassionata ammirazione. Sentiva pi che
pensava: questa donna tanto criticata da tutte le altre tuttavia la sola qui
degna della mia stima! povera quanto le altre sono ricche, e soltanto a lei
sarebbe consentito di sopravvalutare l'importanza del denaro. Lo disprezza lei,
che non ha mille scudi di rendita, mentre lo adorano, unicamente e bassamente,
queste donne che godono tutte del pi grande benessere.
VI
Cromwell,
I charge thee, fling away ambition;
By that
sin fell the angels, how can man then,
The image
of his Maker, hope to win by't?
King Henry
VIII, act III
Una sera, dopo
che le partite presero l'avvio e si composero i vari gruppi e le gran dame per
cui Mme de Bonnivet si scomodava compirono il loro ingresso, la marchesa si
dedic a Octave con particolare interesse : Non riesco a capire, gli ripeteva
per la centesima volta, il vostro carattere. Se mi giurate, le rispose lui,
di non tradire mai il mio segreto, ve lo confider; nessun altro l'ha mai
saputo. Come, neanche Mme de Malivert? Il rispetto mi vieta di
preoccuparla. Mme de Bonnivet, malgrado tutto l'idealismo della sua fede, non
fu insensibile alla lusinga di conoscere il gran segreto d'uno degli uomini che
ai suoi occhi pi si avvicinava alla perfezione; oltretutto, un segreto mai
confidato a nessuno.
Alla richiesta di
Octave sull'eterna discrezione, Mme de Bonnivet usc dal salotto e torn dopo
poco con uno strano oggetto appeso alla catena del suo orologio: era una sorta
di croce di ferro fabbricata a Koenigsberg; la prese con la sinistra e disse a
Octave con voce bassa e solenne : Mi chiedete un silenzio eterno, in ogni
circostanza, con tutti. Vi dichiaro in nome di Jehovah che manterr il
segreto. Allora, signora, disse Octave divertito dalla piccola cerimonia e
dall'aria sacrale della nobile cugina, quello che spesso mi tinge l'animo di
nero e che mai ho confidato ad alcuno questa orribile sventura : io non ho coscienza. Non trovo in me nulla di ci che
voi chiamate senso intimo, nessuna repulsione istintiva per il delitto. Se detesto il
vizio , molto prosaicamente, per effetto d'un ragionamento e perch lo trovo
dannoso. E la prova che in me non c' assolutamente niente di divino o di istintivo mi viene dal fatto che sono
sempre in grado di ricostruire passo passo il ragionamento che mi fa trovare il
vizio orribile. Ah, come vi compiango, caro cugino! Mi straziate, disse Mme
de Bonnivet con un tono che svelava il pi acuto piacere, voi siete
esattamente quello che noi chiamiamo l'essere ribelle.
In quel momento
il suo interesse per Octave fu evidente agli occhi di alcuni osservatori
maligni, visto che erano osservati. I suoi gesti avevano perduto ogni
affettazione e presero qualcosa di solenne e di vero; gli occhi le brillavano
di un dolce fuoco ascoltando quel bel giovanotto e soprattutto compatendolo. Le
buone amiche di Mme de Bonnivet, che la guardavano da lontano, si lasciarono
andare ai giudizi pi temerari mentre lei era rapita dall'unico piacere di aver
finalmente trovato un essere ribelle. Octave le faceva balenare una vittoria memorabile se
fosse riuscita a svegliare in lui la coscienza e il senso intimo. Un celebre medico dell'ultimo
secolo, chiamato da un gran signore suo amico, dopo aver esaminato a lungo e in
silenzio i sintomi della malattia, esclam fuori di s dalla gioia: Ah,
marchese, una malattia scomparsa dall'antichit: la pituite vitre! superba malattia, mortale al
primo stadio. Ah! l'ho trovata, l'ho trovata! La gioia di Mme de Bonnivet era
di questo tipo : in un certo senso, era una gioia da artista.
Da quando si
prodigava a divulgare il nuovo protestantesimo, destinato a succedere all'ormai
decaduto cristianesimo in procinto, come tutti sanno, di subire una quarta
metamorfosi, lei sentiva parlare di esseri ribelli; costituiscono la sola obiezione
al sistema del misticismo tedesco, fondato sull'evidenza della coscienza intima
del bene e del male. Ora le capitava la fortuna di scoprirne uno; lei sola al
mondo conosceva il suo segreto, e questo essere ribelle era perfetto : l'assoluta onest
della sua condotta morale negava ogni sospetto che un personale interesse
potesse inquinare la purezza del suo satanismo.
Non mi dilungher
su tutte le buone ragioni che quel giorno Mme de Bonnivet ammann a Octave per
persuaderlo di avere un senso intimo. Forse il lettore non ha la fortuna di trovarsi a due
passi da una bella cugina che lo disprezza con tutta l'anima e di cui vuole a
tutti i costi riconquistare l'amicizia. Questo senso intimo, come dice il
nome, non pu manifestarsi attraverso nessun segno esteriore; ma niente di pi
semplice e facile da "capire", diceva Mme de Bonnivet, voi siete un
essere ribelle
ecc. ecc. Non vedete, non sentite che al di fuori dello spazio e del tempo non
c' niente di reale, quaggi?
Durante tutti
questi bei ragionamenti una gioia realmente un poco diabolica brillava negli
occhi del visconte de Malivert, e Mme de Bonnivet, donna peraltro molto
perspicace, esclamava : Ah, mio caro Octave, la ribellione evidente nei vostri occhi !
Bisogna
riconoscere che quei grandi occhi neri di solito cos scoraggiati, con quegli
sguardi infiammati che lampeggiavano attraverso i riccioli dei capelli biondi
pi belli del mondo, in quel momento erano davvero commoventi. Avevano quel
fascino cui forse in Francia si pi sensibili che in qualunque altro luogo :
tradivano un animo creduto gelido per tanti anni e che d'improvviso si anima
per voi. L'effetto elettrizzante
prodotto su Mme de Bonnivet da quell'attimo di perfetta bellezza, e la naturale
pienezza di sentimenti che trasfondeva nei suoi accenti la resero davvero
seducente. In quel momento sarebbe andata al martirio per assicurare il trionfo
della sua nuova religione; nei suoi occhi brillavano la generosit e la
devozione. Che trionfo per la malignit all'erta!
E quei due
esseri, i pi notevoli del salotto in cui indubbiamente davano spettacolo, non
pensavano affatto a piacersi, nulla li interessava meno. Proprio quanto sarebbe
parso perfettamente incredibile alla duchessa d'Ancre e alle sue vicine, le pi
distinte signore di Francia. Ecco come il mondo giudica delle cose del
sentimento,
Armance aveva
posto una costanza esemplare nel partito preso riguardo al cugino. Parecchi
mesi erano passati da quando non faceva pi parola con lui dei loro fatti
privati. Spesso non gli parlava affatto per tutta la serata, e Octave
cominciava a notare i giorni in cui si era degnata di accorgersi della sua
presenza.
Vigile a non
apparire sconcertato dall'ostilit di Mlle de Zohiloff, Octave non spiccava pi
in societ per il suo irreducibile silenzio e per l'aria particolare ed
estremamente aristocratica con cui un tempo i suoi occhi cos belli rivelavano
la noia. Parlava molto e senza punto curarsi delle assurdit in cui poteva
trovarsi impelagato. Divenne cos, senza volerlo, uno degli uomini pi in voga
nei salotti che dipendevano in qualche modo da quello di Mme de Bonnivet. Il
perfetto disinteresse che aveva verso tutto gli dava una effettiva superiorit
sui suoi rivali; si presentava senza pretese in mezzo a gente che ne era
divorata. La sua gloria, irradiandosi dal salotto dell'illustre marchesa de Bonnivet nelle
cerchie in cui quella gran dama era invidiata, lo faceva ritrovare senza sforzi
in una posizione molto piacevole. Senza avere fatto ancora nulla, si vedeva fin
dall'ingresso in societ classificato come una persona speciale. Niente di lui,
perfino lo sdegnoso silenzio ispiratogli d'improvviso dalla presenza di persone
incapaci, a suo parere, di capire l'elevatezza dei sentimenti, che non passasse
per una piccante singolarit. Mlle de Zohiloff vide quei successi e ne fu
sbalordita. In tre mesi Octave non era pi lo stesso uomo. Non c' da stupirsi
che la sua conversazione, cos brillante per tutti, avesse un segreto fascino
per Armance; non aveva altro scopo che riuscirle gradita.
Verso la met
dell'inverno Armance si convinse che Octave stesse per fare un grosso
matrimonio: in quell'occasione fu facile valutare la posizione sociale che
pochi mesi erano stati sufficienti a far raggiungere al giovane visconte de
Malivert. Ogni tanto capitava nel salotto di Mme de Bonnivet un signorone che
per tutta la vita era stato in agguato di cose e persone destinate a diventare
di grido. Gli si attaccava maniacalmente e questa eccentricit gli aveva
procurato non pochi successi; uomo estremamente comune, si era riscattato dalla
mediocrit. Questo nobiluomo, servile come un fattorino con i ministri, era
per con loro in ottimi rapporti; aveva una nipote, sua unica erede, e poteva
procurare al suo futuro marito le pi grosse onorificenze e i maggiori vantaggi
di cui il governo monarchico in grado di disporre. Per tutto l'inverno aveva
tenuto gli occhi addosso a Octave, ma tutti erano lontani dal prevedere il volo
che il favore del giovane visconte stava per spiccare. Il duca di *** dava una
importante caccia nei suoi boschi in Normandia. Esservi ammesso era il massimo
riconoscimento; e da trenta anni non aveva fatto un solo invito di cui i bene informati non avessero
inteso il perch.
D'un tratto,
senza che nulla lo lasciasse prevedere, scrisse un cortese biglietto al
visconte de Malivert per invitarlo alla caccia. La famiglia di Octave,
perfettamente edotta della politica e del carattere del vecchio duca di ***, si
convinse che se la visita al castello di Ranville fosse stata un successo,
avrebbero visto Octave duca e pari. Part carico dei buoni consigli del
comandante e di tutta la casa; ebbe l'onore di vedere un cervo e quattro
pregevoli cani precipitare nella Senna dalla sommit di una roccia alta trenta
metri, e il terzo giorno era di ritorno a Parigi. Siete decisamente matto,
gli disse Mme de Bonnivet davanti ad Armance. Forse la signorina non vi
piaceva? L'ho guardata poco, rispose lui con grande sangue freddo; ma mi
sembra lo stesso ineccepibile; ma quando veniva l'ora in cui mi trovo qui,
sentivo il mio animo farsi buio.
Dopo questa bella
dimostrazione di filosofia, le discussioni religiose ripresero pi fervide che
mai. A Mme de Bonnivet Octave sembrava un essere sbalorditivo. Finalmente
l'istinto delle convenienze - se mi lecita l'espressione - o qualche
sorrisino colto fecero capire alla bella marchesa che un salotto in cui tutte
le sere si riuniscono cento persone non precisamente il luogo pi adatto del
mondo per l'indagine sulla ribellione. Un giorno disse a Octave di andare da lei
l'indomani a mezzogiomo, dopo colazione. Una frase che Octave aspettava da
molto tempo.
L'indomani fu una
delle pi splendide giornate di aprile. La primavera si annunciava con una
brezza deliziosa e folate di aria calda. Mme de Bonnivet ebbe l'idea di
trasferire in giardino la conferenza teologica. Contava sicuramente di
attingere dallo spettacolo sempre rinnovato della natura qualche
argomentazione strepitosa in favore di una idea fondamentale della sua
filosofia : Ci che molto bello necessariamente sempre vero. La marchesa parlava in effetti
molto bene e da molto tempo quando una cameriera venne a ricordarle un impegno
con una principessa straniera. Era un appuntamento preso da otto giorni ; ma
l'interesse per la nuova religione, di cui forse un giorno Octave sarebbe stato
il san Paolo, le aveva fatto dimenticare tutto. Sentendosi in vena, la marchesa
preg Octave di aspettare il suo ritorno. Armance vi terr compagnia,
aggiunse. Appena Mme de Bonnivet si fu allontanata : Sapete cugina cosa mi
dice la mia coscienza? attacc subito Octave senza nessuna timidezza poich la timidezza
figlia dell'amore che sa di essere e avanza le sue pretese; mi dice che da tre
mesi voi mi disprezzate come un animo volgare a cui la speranza di un aumento
di ricchezza ha dato alla testa. Ho cercato a lungo come giustificarmi con voi
non con inutili parole ma coi fatti. Nessuno mi sembrato decisivo; anche io
non posso che fare appello al vostro senso intimo. Vi dir che cosa mi successo.
Mentre parler, guardate nei miei occhi se mento. E Octave cominci a
raccontare alla giovane parente con molti dettagli e perfetta semplicit tutta
la serie di sensazioni e gli espedienti che abbiamo rivelato al lettore. Non si
cur di omettere la frase rivolta da Armance alla sua amica Mry de Tersan, da
lui sorpresa quando andava a prendere il gioco di scacchi cinesi. Quella frase
ha condizionato la mia vita : da quel momento non ho pensato che a
riconquistare la vostra stima. Quel ricordo commosse profondamente Armance e
qualche lacrima silenziosa cominci a scendere lungo le sue guance.
Non interruppe
mai Octave; quando lui ebbe finito di parlare, tacque ancora a lungo: Voi mi
credete colpevole! disse Octave estremamente colpito da quel silenzio. Lei non
rispose. Ho perduto la vostra stima, esclam ancora, e gli tremavano le
lacrime negli occhi. Indicatemi un'azione al mondo che mi restituisca il posto
che avevo un tempo nel vostro cuore e sar compiuta all'istante. Quest'ultima
frase, pronunciata con energia contenuta e profonda fu troppo forte per il
coraggio di Armance; non le fu pi possibile fingere, le lacrime la vinsero e
pianse apertamente. Temette che Octave aggiungesse altre parole che avrebbero
aumentato il suo turbamento facendole perdere quel poco di dominio su se stessa
che ancora le restava. Aveva soprattutto paura di parlare. Si affrett a
tendergli la mano e facendo uno sforzo per parlare, e parlare solo da amica:
Avete tutta la mia stima, gli disse. Fu ben felice di veder arrivare da
lontano una cameriera; la necessit di nascondere le lacrime a quella ragazza
le offr un pretesto per lasciare il giardino.
VII
But
passion most dissembles yet betrays
Even by its
darkness; as the blackest sky
Foretells
the heaviest tempest, it displays
Its
workings through the vainly guarded eye,
And in
whatever aspect it arrays
Itself, 'tis
still the same hypocrisy;
Coldness
or anger, even disdain or hate,
Are masks
if often wears, and still too late.
Don Juan, c. I
Octave rest
immobile, gli occhi pieni di lacrime, non sapendo se rallegrarsi o dolersi.
Dopo un'attesa tanto lunga aveva potuto finalmente dare quella battaglia cos
desiderata, ma l'aveva perduta o vinta? Se perduta, si disse, per me tutto
finito. Armance mi crede tanto colpevole che finge di contentarsi della prima
scusa che metto avanti e non si degna di scendere a spiegazioni con un uomo
cos poco meritevole della sua amicizia. Che vogliono dire quelle parole cos
brevi : Avete tutta la mia stima? Si pu trovare niente di pi freddo? un
ritorno totale all'antica amicizia? una maniera elegante per tagliar corto a
una spiegazione sgradita? La fuga di Armance, cos precipitosa, gli sembrava
per di pessimo auspicio.
Mentre Octave
profondamente sbalordito, si sforzava di ricordarsi esattamente quello che gli
era appena accaduto e tentava di trarne le conseguenze e, nello sforzo di veder
giusto, tremava di ritrovarsi di fronte a qualche decisiva scoperta che
troncasse ogni incertezza provandogli che la cugina lo trovava indegno della
sua stima, Armance era in preda al pi vivo dolore. Le lacrime la soffocavano;
ma erano di vergogna, non pi di felicit.
Corse a chiudersi
in camera. Diomio, si diceva al parossismo della confusione, cosa star
pensando Octave dello stato in cui mi ha vista? Ha capito le mie lacrime? E
come posso dubitarne? Da quando una semplice confidenza amichevole fa
sciogliere in pianto una ragazza della mia et? Dio! dopo una simile vergogna
come ricomparirgli davanti? All'orrore della mia situazione mancava solo di
essermi procurata il suo disprezzo. Ma, si disse Armance, in fondo non era
proprio una semplice confidenza; sono tre mesi che evito di parlargli; una
specie di riconciliazione fra amici che avevano litigato, e si dice che in
questo tipo di riconciliazioni si pianga; s, ma non si prende la fuga, non si
precipita nel turbamento pi estremo. Invece di starmene chiusa a chiave a
sciogliermi in lacrime, dovrei trovarmi in giardino e continuare a parlargli,
contenta della semplice gioia dell'amicizia. S, si disse Armance, devo tornare
in giardino; forse Mme de Bonnivet non ancora tornata. Alzandosi, si guard
allo specchio e vide che non era in condizione di comparire davanti a Octave.
Ah ! esclam lasciandosi cadere disperata sopra una sedia, sono un'infelice
disonorata e disonorata agli occhi di chi? agli occhi di Octave. I singhiozzi e
la disperazione le impedivano di pensare. Come! si disse dopo qualche momento,
cos tranquilla, cos felice anche, nonostante il mio fatale segreto, fino a
mezz'ora fa, e ora distrutta! distrutta per sempre, senza scampo! un uomo cos
intelligente avr visto tutta la portata della mia debolezza, un tipo di
debolezza che pi deve urtare la sua severa mentalit.
Le lacrime
soffocavano Armance. Quello stato violento si protrasse per parecchie ore ;
provoc una leggera alterazione febbrile che permise a Armance di non lasciare
la sua camera per la serata.
La febbre sal,
presto si fece strada un'idea : sono spregevole solo a met perch in fondo non
ho confessato in termini espliciti il mio fatale amore. Ma dopo quanto
accaduto non posso rispondere di niente. Bisogna alzare una barriera
inesorabile fra Octave e me. Bisogna che mi faccia suora, sceglier l'ordine
che consente la maggiore solitudine, un convento in mezzo ad alti monti con una
veduta pittoresca. L non sentir mai parlare di lui. Questo il dovere si disse la sventurata Armance.
Da quel momento il sacrificio fu compiuto. Non se lo diceva, lo sentiva
(dirselo specificamente sarebbe equivalso a dubitarne), sentiva questa verit:
dal momento che ho individuato il dovere, non seguirlo all'istante, ciecamente,
senza discutere, significa agire come un animo volgare, significa essere
indegna di Octave. Quante volte mi ha detto che questo il segno segreto da
cui si riconoscono gli animi nobili! Ah! mi sottometter alla vostra sentenza,
mio nobile amico, mio caro Octave! La febbre le dava l'ardire di pronunciare
quel nome a mezzavoce, e assaporava la felicit di ripeterlo.
Presto Armance si
vide suora. In certi momenti si stupiva degli oggetti mondani che arredavano la
sua stanzetta. Quella bella incisione della madonna di San Sisto che mi ha regalato Mme de
Malivert bisogner che la regali a mia volta, si disse ; stata scelta da
Octave, l'ha preferita allo Sposalizio della Vergine, il primo quadro di Raffaello.
Gi a quei tempi mi ricordo che discutevo con lui sulla bont della sua scelta,
unicamente per il piacere di vedere come la difendeva. Allora l'amavo gi senza
saperlo? l'ho amato sempre? Ah! bisogna che mi strappi dal cuore questa
passione orrenda. E l'infelice Armance, cercando di dimenticare il cugino,
trovava il ricordo di lui mescolato a tutti i gesti della sua vita, perfino i
pi insignificanti. Era sola, aveva congedato la cameriera per poter piangere
senza ritegno. Suon, e fece trasportare le incisioni nella stanza accanto. Presto
la cameretta rimase spoglia, adorna unicamente della graziosa tappezzeria
azzurro chiaro. lecito per una suora, si disse, avere la cella tappezzata?
Pens a lungo a questa difficolt; il suo animo aveva bisogno di raffigurarsi
esattamente le condizioni in cui si sarebbe trovata nella cella; l'incertezza
era il peggiore dei mali, poich subentrava l'immaginazione a dipingerli. No,
si disse alla fine, i parati non devono essere permessi, non erano stati
inventati al tempo della fondatrice degli ordini religiosi; questi ordini
vengono dall'Italia ; il principe Touboskine ci diceva che un muro imbiancato
ogni anno a calce l'unico ornamento di tanti bei monasteri, Ah ! riprese nel
suo delirio, forse devo prendere il velo in Italia; invocher a pretesto la salute.
Oh no, almeno non
lasciare la patria di Octave, almeno sentire sempre parlare la sua lingua. In
quel momento Mry de Tersan entr nella camera; la nudit delle pareti colp la
ragazza che impallid avvicinandosi all'amica. Armance, esaltata dalla febbre e
da un certo entusiasmo per la virt, che era ancora un modo di amare Octave,
volle impegnarsi con una confidenza : Voglio farmi suora, disse a Mry.
Come! L'aridit di una certa persona arrivata a ferire la tua sensibilit?
Ah, miodio, no, non ho niente da rimproverare a Mme de Bonnivet; ha per me
tutta l'amicizia che pu provare per una ragazza povera che non conta niente.
Mi accarezza perfino, quando si sente afflitta, e con nessuno potrebbe essere
migliore di quanto lo sia con me. Sarei ingiusta e degna della mia posizione
sociale se le muovessi il minimo rimprovero. Una delle ultime parole di questa
risposta fece piangere Mry che era ricca e di nobili sentimenti, del tutto
consoni alla sua illustre casata. Parlandosi unicamente con le lacrime e le
strette di. mano, le due amiche trascorsero insieme gran parte della serata.
Alla fine Armance disse a Mry tutte le ragioni che aveva per ritirarsi in
convento, tranne una : che prospettive aveva una ragazza povera ma che in fin
dei conti non si poteva maritare a un rivendugliolo all'angolo della strada?
quale sorte l'attendeva ? In convento si dipende soltanto dalla regola. Se l
mancano le distrazioni offerte dalle arti e dall'intelligenza delle persone del
bel mondo, di cui godeva presso Mme de Bonnivet, non c'era neanche la necessit
assoluta di piacere a una sola persona e l'umiliazione di non farcela. Armance
sarebbe morta di vergogna pur di non pronunciare il nome di Octave. il colmo
della sventura, pensava piangendo e buttandosi nelle braccia di Mry, non posso
chiedere consiglio neanche all'amica pi fidata e onesta.
Mentre Armance
piangeva nella sua stanza, Octave, per un impulso che tutta la sua filosofia
non riusciva a spiegare, sapendo che per tutta la sera non avrebbe rivisto Mlle
de Zohiloff si accost ad alcune signore che di solito trascurava per le tesi
religiose di Mme de Bonnivet. Erano gi parecchi mesi che Octave si vedeva
perseguitato da offerte estremamente cortesi e per questo tanto pi seccanti.
Era diventato misantropo e scontroso come Alceste in fatto di ragazze da
marito. Appena gli nominavano una signora che non conosceva, le sue prime
parole erano: Ha una figlia da sposare? In breve, la sua prudenza aveva
imparato a non contentarsi d'una prima risposta negativa. La tale signora non
ha figlie da marito, diceva, ma non avr per caso qualche nipote?
Mentre Armance si
perdeva in una sorta di vaneggiamento, Octave, nel tentativo di distrarsi
dall'incertezza in cui l'avvenimento del mattino l'aveva precipitato, non solo
parl con tutte le signore che avevano nipoti ma abbord perfino qualcuna di
quelle madri temibili che hanno ben tre figlie. Pu darsi che tanto coraggio
gli venisse dalla vista della seggiolina accanto alla poltrona di Mme de
Bonnivet dove di solito sedeva Armance; ora era occupata da una delle signorine
de Claix le cui belle spalle tedesche, favorite dalla piccola dimensione della
poltroncina di Armance, profittavano dell'occasione per dispiegare tutta la
loro freschezza. Che differenza! pensava, o meglio sentiva, Octave; come
sarebbe umiliata mia cugina da ci di cui Mlle de Claix trionfa; per questa
una pura e lecita civetteria, non si pu neppure parlare di colpa; un tipico
caso di : Noblesse oblige. Octave si mise a fare la corte a Mlle de Claix. Solo un
interesse particolare a capirlo o una diversa dimestichezza con la consueta
semplicit del suo fraseggio avrebbero colto tutto quello che c'era di amaro e
di sprezzante nella sua presunta allegria. Invece erano cos buoni da trovare
spiritose le sue frasi; le pi applaudite gli sembravano molto banali e qualche
volta perfino un poco grossolane. Quella sera non si era fermato accanto a Mme
de Bonnivet e lei, nel passargli accanto, lo rimproverava a bassa voce e Octave
giustificava la propria diserzione con frasi che alla marchesa sembravano
incantevoli. Era molto soddisfatta dello spirito del suo futuro proselita e
della disinvoltura con cui si andava muovendo in societ. .
Cant le sue lodi
con la bont dell'innocenza, se la parola innocenza non arrossisse vedendosi usata
per una donna che si atteggiava cos stupendamente nella sua poltrona e
riguardava il cielo con moti degli occhi veramente pittoreschi. Bisogna
confessare che talvolta, guardando fissamente una modanatura d'oro sul soffitto
del suo salotto, arrivava a dirsi : l, in quello spazio vuoto, in quell'aria
c' un genio che mi ascolta, magnetizza il mio animo e gl'imprime quei
sentimenti particolari e per me del tutto imprevisti che talora esprimo con
tanta eloquenza.
Quella sera Mme
de Bonnivet, felicissima di Octave e del ruolo che un giorno il suo discepolo
avrebbe svolto, diceva a Mme de Claix : Al giovane visconte in realt mancava
solo la forza che d la ricchezza. Se non amassi questa legge d'indennit
perch cos giusta verso i nostri poveri emigrati, l'amerei per il nuovo
spirito che d a mio cugino. Mme d'Ancre guard Mme de Claix e la contessa de
la Ronze; e poich Mme de Bonnivet lasci queste signore per andare a ricevere
una giovane duchessa che stava entrando: Mi pare che sia tutto molto chiaro,
disse a Mme de Claix. Troppo chiaro, rispose quella; arriviamo allo
scandalo; ancora un poco pi d'amabilit da parte dello stupefacente Octave e
la nostra cara marchesa non potr evitare di farci diventare tutte sue confidenti.
sempre cos, riprese Mme d'Ancre, che ho visto finire queste grandi virt
che si mettono a sdottorare sulla religione. Ah, mia bella marchesa, beata la
donna che sente buona buona il curato della sua parrocchia e distribuisce il
pane benedetto! Certo vale pi che far rilegare le Bibbie da Thouvenin,
riprese Mme de Claix.
Ma tutta la
pretesa piacevolezza di Octave era sparita in un batter d'occhio. Aveva visto
Mry che tornava dalla camera di Armance perch sua madre aveva fatto chiedere
la carrozza, e Mry aveva l'aria sconvolta. And via cos in fretta che Octave
non pot parlarle. Anche lui si conged immediatamente. Ormai gli sarebbe stato
impossibile dire una parola a chiunque. L'aria afflitta di Mlle de Tersan lo
informava che stava succedendo qualcosa di straordinario; forse Mlle de
Zohiloff era in procinto di lasciare Parigi per sfuggirlo. La cosa ammirevole
che il nostro filosofo non fu sfiorato dal pensiero di amare Armance d'amore.
Aveva fatto a se stesso i pi rigidi giuramenti contro quella passione e poich
mancava di penetrazione e non di carattere, probabilmente avrebbe mantenuto i
suoi giuramenti.
VIII
What
shall I do the while? Where bide? How live?
Or in my
life what comfort, when I am
Dead to
him?
Cymbeline, act III
Armance era
lontana da illusioni del genere. Gi da tempo, vedere Octave era l'unico
interesse della sua vita. Quando un caso imprevisto era intervenuto a cambiare
la posizione sociale del suo giovane parente, quali lotte le avevano lacerato
l'animo! Quante scuse non aveva inventato per il repentino mutamento nel
comportamento di Octave! Si chiedeva senza tregua : Ha un animo volgare?
Quando infine
arriv a provare a se stessa che Octave era fatto per assaporare altri piaceri
che non quelli del denaro e della vanit, un nuovo motivo di pena aveva
polarizzato la sua attenzione. Sarei disprezzata due volte, si diceva, se
intuissero il mio sentimento per lui ; io, la pi povera di tutte le ragazze
che compaiono nel salotto di Mme de Bonnivet. L'acuta infelicit che la
minacciava da ogni dove e che avrebbe dovuto impegnarla a guarire dalla sua
passione aveva sospinto Armance in una profonda malinconia con l'unico effetto
di farla abbandonare ancor pi ciecamente al solo piacere che le restava al
mondo, il piacere di pensare a Octave.
Lo vedeva tutti i
giorni per parecchie ore e ogni piccolo avvenimento quotidiano modificava il
suo atteggiamento mentale verso il cugino; come avrebbe potuto guarire? La
paura di tradirsi, e non il disprezzo, l'aveva indotta a evitare tanto
accuratamente i colloqui intimi con lui.
Il giorno dopo la
spiegazione in giardino, Octave and due volte a casa Bonnivet, ma Armance non
si fece vedere. L'insolita assenza aument notevolmente l'incertezza che lo
agitava circa l'esito funesto o favorevole del passo che aveva osato. La sera,
nell'assenza della cugina, vide la propria sentenza e non ebbe la forza di
distrarsi col suono di parole futili; non ce la faceva a parlare con nessuno.
Ogni volta che la
porta del salotto si apriva, gli sembrava che il cuore fosse sul punto di
spezzarsi; infine suon l'una, bisogn andar via. Uscendo da casa Bonnivet,
l'atrio, la facciata, il marmo nero sopra il portone, l'antico muro del
giardino, tutte quelle cose tanto note gli apparvero con un aspetto particolare
connesso alla collera di Armance. Quelle forme banali divennero care a Octave
per la malinconia che gl'ispiravano. Non sarebbe troppo dire che assunsero
rapidamente ai suoi occhi una sorta di tenera nobilt. Il giorno dopo trasal
scoprendo una somiglianza fra il vecchio muro del giardino di casa sua,
coronato da alcune violacciocche gialle, e il muro di cinta del Palazzo
Bonnivet.
Il terzo giorno
da che aveva osato parlare alla cugina, and da Mme de Bonnivet convintissimo
di essere ormai ridotto per sempre al rango di semplice conoscente. Il suo
turbamento fu estremo nel vedere Armance al piano. Lei lo salut
amichevolmente. La trov pallida e tanto diversa. Tuttavia, cosa che lo lasci
interdetto e gli restitu quasi un poco di speranza, ebbe l'impressione di
leggerle negli occhi una certa aria di felicit.
Il tempo era
magnifico e Mme de Bonnivet volle approfittare di una delle pi incantevoli
mattinate di primavera per una lunga passeggiata. Siete dei nostri, cugino?
chiese a Octave. S, signora, se non si tratta del bois de Boulogne o di
Mousseaux. Octave sapeva che quelle passeggiate non piacevano ad Armance. Il
jarden du Roi, passando dal boulevard, trova grazia ai vostri occhi? pi
d'un anno che non ci vado. Io non ho visto l'elefantino, disse Armance
saltando di gioia e correndo a prendere il cappello.
Partirono tutti
allegri. Octave era come fuori di s; Mme de Bonnivet pass in calesse davanti
al Tortoni, col suo bell'Octave. Cos commentarono i gentiluomini che li
videro. In quell'occasione, chi non si trovava in eccellenti condizioni di
salute si abbandon a tristi riflessioni sulla leggerezza delle nobildonne che
ripristinavano le usanze della corte di Luigi XV. Visto i grandi eventi che ci
aspettano, aggiungevano quei meschini, proprio fuori luogo offrire al terzo
stato e all'industria il vantaggio della regolarit dei costumi e della decenza
della vita. I gesuiti hanno tutte le ragioni di anteporre a tutto l'austerit.
Armance disse che il libraio aveva mandato tre volumi intitolati Histoire de... un'opera che mi
consigliate? chiese la marchesa a Octave. I giornali la esaltano cos
sfacciatamente che non mi fido. Invece la troverete fatta molto bene;
l'autore sa raccontare e non s' ancora venduto a nessun partito. Ma
divertente? chiese Armance. Noiosa come la peste, rispose Octave.
Parlarono di
certezze storiche, poi di monumenti. Non mi dicevate giorni fa, riprese Mme
de Bonnivet, che di certo non ci sono che i monumenti? S, per la storia dei
romani e dei greci, popoli ricchi che hanno avuto monumenti; ma le biblioteche
racchiudono migliaia di manoscritti del medioevo ed per pura pigrizia dei
nostri presunti scienziati che non possiamo avvantaggiarcene. Ma quei
manoscritti sono in un latino pessimo, riprese Mme de Bonnivet. Poco
intellegibile forse per i nostri dotti, ma non cos cattivo. Le lettere di
Eloisa ad Abelardo vi piacerebbero molto. Dicono che la loro tomba fosse al
Museo francese, disse Armance, che fine ha fatto? L'hanno messa al
Pre-Lachaise. Andiamo a vederla, disse Mme de Bonnivet, e qualche minuto
dopo erano al giardino inglese, l'unico veramente bello, per la sua posizione,
che esista a Parigi. Visitarono il monumento di Abelardo, l'obelisco di
Massna; cercarono la tomba di Labdoyre. Octave vide il luogo dove riposa
Mlle B... e ci vers sopra qualche lacrima.
La conversazione
era seria, grave, ma di toccante interesse. I sentimenti osavano palesarsi
senza veli. Veramente si parlava di argomenti di per s poco compromettenti, ma
il fascino celeste del candore non agiva meno vivamente sui visitatori quando a
un tratto si videro affiancati da un gruppo in cui dominava la mistica contessa
de G... Veniva in quel luogo in cerca d'ispirazione, disse a Mme de Bonnivet.
La frase fece
quasi sorridere i nostri amici; mai la banalit e l'affettazione erano parse
loro pi urtanti. Mme de G... come ogni francese volgare, esagerava le proprie
impressioni per fare effetto, e le persone di cui turbava i discorsi, ridussero
un poco le loro emozioni nel parlarne ; non per falsit, ma per una specie
d'istintivo pudore, sconosciuto alla gente comune anche se intelligente.
Dopo qualche
frase di conversazione generale, Octave e Armance si trovarono un poco indietro
agli altri, sul viale stretto. Siete stata poco bene l'altro ieri, disse
Octave; anzi il pallore della vostra amica Mry nell'uscire dalla vostra
camera mi ha fatto temere che vi sentiste molto male. Non ero affatto
malata, disse Armance con volubilit un poco forzata, e l'interesse che la
vostra amicizia nutre per quanto mi riguarda, per parlare come Mme de G... mi
obbliga a informarvi della causa dei miei piccoli guai. Da qualche tempo si
parla di un mio matrimonio; l'altro ieri siamo stati sul punto di mandare tutto
all'aria, per questo in giardino ero un poco agitata. Ma vi chiedo il silenzio
assoluto, disse Armance spaventata da un movimento di Mme de Bonnivet che si
avvicinava a loro. Conto sul segreto eterno, perfino con vostra madre e
soprattutto con la zia. La confessione lasci Octave trasecolato; Mme de
Bonnivet si era di nuovo allontanata: Permettetemi una domanda, riprese, Ǐ
un matrimonio di pura convenienza?
Armance cui il
moto e l'aria aperta avevano dato magnifici colori, impallid di colpo. La sera
prima, formulando il suo eroico piano, non aveva previsto quella domanda cos
semplice. Octave accorgendosi di essere indiscreto, cercava una battuta per
sviare il discorso quando Armance disse, sforzandosi di dominare il suo dolore:
Spero che la persona candidata meriter la vostra amicizia; ha tutta la mia.
Ma vi prego, non parliamo pi di questa storia, forse ancora molto lontana.
Poco dopo risalirono in carrozza e Octave, che non trovava niente da dire, si
fece lasciare al Gymnase.
IX
Que la
paix habite dans ton sein, pauvre
logis,
qui te gardes toi-mme.
Cymbeline
Il giorno prima,
dopo ore spaventose di cui si potrebbe avere una pallida idea pensando allo
stato di uno sventurato non coraggioso che si prepari a subire un intervento
chirurgico spesso mortale, Armance si era fatta venire un'idea : Sono
abbastanza legata a Octave per dirgli che un vecchio amico della mia famiglia
pensa di sposarmi. Se le lacrime mi hanno tradito, questa confidenza mi
riabiliter alla sua stima, L'imminente matrimonio e le preoccupazioni che mi
procura faranno attribuire le mie lacrime a qualche allusione un poco troppo
diretta alla situazione in cui mi trovo. Se ha per me un po' d'amore gli
passer, ma almeno potr essere sua amica; non sar esiliata in un convento e
condannata a non vederlo pi neppure una volta in tutta la vita.
Nei giorni successivi
Armance cap che Octave cercava d'indovinare chi fosse il prescelto. Bisogna
che conosca di chi si tratta, si disse sospirando. Il mio crudele dovere mi
impone anche questo; il prezzo perch mi sia consentito di vederlo ancora.
Pens al barone de
Risset, ex capo della Vandea, eroico personaggio che compariva spesso nel
salotto di Mme de Bonnivet, ma soltanto per starsene zitto. Dal giorno dopo
Armance intrattenne il barone sulle Memorie di Mme de la Rochejacquelein;
sapeva quanto ne fosse geloso; lui ne parl molto e molto male. Mlle de
Zohiloff ama un nipote del barone, si disse Octave, oppure le grandi gesta del
vecchio generale riescono a far dimenticare i suoi cinquantacinque anni. Invano
Octave si sforz di far parlare il taciturno barone, ancora pi silenzioso e
diffidente da quando si vedeva oggetto di quelle singolari premure.
Non so quale
cortesia troppo scoperta usatagli da una madre che aveva figlia da marito fece
inalberare la misantropia di Octave e indurlo a confidare alla cugina, che
tesseva le lodi di quelle signorine, che anche avessero avuto una protettrice
ancor pi eloquente grazie a Dio si era vietata ogni ammirazione esclusiva fino
ai ventisei anni. La frase inaspettata colp Armance come un fulmine; non era
mai stata cos felice in vita sua. Almeno dieci volte forse, dopo la recente
fortuna, Octave aveva parlato in sua presenza dell'epoca in cui pensava di
sposarsi. Dalla sorpresa provata a quella frase lei s'accorse di averlo
dimenticato.
Quell'istante di
felicit fu delizioso. Il giorno prima, tutta presa dall'estremo dolore
comportato da un grosso sacrificio immolato al dovere, Armance aveva
completamente dimenticato quella meravigliosa fonte di consolazione.
Smemoratezze del genere le procuravano l'accusa di scarsa intelligenza da
quelle persone mondane cui i moti del cuore lasciano tempo per badare a tutto.
Poich Octave aveva appena venti anni Armance poteva sperare di essere la sua
migliore amica ancora per sei anni, e di esserlo senza rimorsi. E chi sa, si diceva, che non mi
tocchi la fortuna di morire prima dello scadere di questi sei anni?
Per Octave
cominci una nuova vita. Autorizzato dalla confidenza che Armance gli
attestava, osava consultarla sui piccoli fatti della sua vita. Quasi ogni sera
aveva la gioia di poterle parlare senza essere sentito dai vicini. Vide con
delizia che le sue confidenze, anche le pi capillari, non erano mai importune.
Per incoraggiare la sua ritrosia anche Armance gli parlava dei propri
contrattempi e fra loro si stabil una intimit molto particolare.
L'amore pi
felice ha le sue tempeste : si pu dire perfino che viva dei suoi terrori cos
come delle sue gioie. N tempeste n inquietudini turbarono mai l'amicizia di
Armance e Octave. Lui sentiva di non avere nessun diritto sulla cugina; non
avrebbe potuto lamentarsi di nulla.
Lontanissimi
dall'immaginare la gravit dei loro rapporti, quei due animi delicati non si
erano mai detti una parola sull'argomento; nemmeno la parola amicizia era stata
pronunciata fra loro, dopo la confidenza nuziale fatta sulla tomba di Abelardo.
Si vedevano continuamente, ma di rado potevano parlarsi senza che nessuno li
ascoltasse, cos nei brevi momenti di libert avevano sempre tante cose da
dirsi, tanti fatti da comunicarsi rapidamente che ogni inutile formalismo era
bandito dai loro discorsi.
Bisogna
riconoscere che Octave avrebbe difficilmente potuto trovare un motivo di
rammarico. Tutti i sentimenti che l'amore pi esaltato, il pi tenero, il pi
puro pu far nascere nel cuore femminile, Armance li provava per lui. La
speranza della morte, che era l'unica prospettiva di quell'amore, dava in pi
al suo linguaggio qualcosa di celeste e di rassegnato, perfettamente in armonia
con il carattere di Octave.
Avvertiva tanto
acutamente la felicit tranquilla e completa di cui la dolce amicizia di
Armance lo colmava che sper di cambiare carattere. Da quando aveva fatto pace
con la cugina non era pi ricaduto in momenti di disperazione simili a quello
che gli aveva fatto rimpiangere di non essere rimasto ucciso dalla carrozza
sbucata al galoppo in rue de Bourbon. Disse a sua madre: Comincio a credere
che non avr pi quegli attacchi di furore che ti facevano temere per la mia
ragione.
Pi felice,
Octave divent pi acuto. Si stupiva di vedere nella societ una quantit di
cose che prima non l'avevano colpito, bench da tempo le avesse sotto gli
occhi. Il mondo gli sembrava meno odioso e soprattutto meno occupato a
danneggiarlo. Si diceva che eccettuata la categoria delle donne beghine o
brutte, ognuno pensava molto pi a s e molto meno a nuocere al vicino di
quanto prima gli risultava.
Riconobbe che la
leggerezza permanente rende impossibile ogni coerenza; si accorse insomma che
quel mondo che aveva avuto il folle orgoglio di credere congegnato in modo
ostile alla sua persona era semplicemente mal congegnato. Ma, diceva ad
Armance, cos com', o prendere o lasciare. Bisogna farla finita rapidamente e
subito con qualche goccia di acido prussico, o prendere la vita in allegria.
Parlando cos, Octave pi che esprimere una convinzione cercava di convincersi.
Il suo animo era sedotto dalla felicit che la cugina gli dava.
Le sue confidenze
non erano sempre innocue per quella fanciulla: quando le riflessioni di Octave
si tingevano di nero, quando era infelice per la prospettiva del futuro
isolamento, Armance penava non poco a nascondergli quanto soffriva al solo
pensiero di poter essere separata da lui per un attimo solo.
Se alla mia et
non si hanno amici, le diceva Octave una sera, come sperare di averne pi? Si
ama su deliberazione? Armance, che sentiva le lacrime pronte a tradirla, fu
costretta a lasciarlo bruscamente. Vedo, gli disse, che la zia vuole dirmi
qualcosa.
Octave,
appoggiato alla finestra, continu da solo il corso delle sue cupe riflessioni.
Non bisogna guardare in cagnesco il mondo, si disse alla fine. cos cattivo
che non si scomoderebbe ad accorgersi che un giovanotto chiuso a doppia mandata
in un secondo piano di rue Saint-Dominique lo odia appassionatamente. Un solo
essere noterebbe che manco dal mondo, e la sua amicizia ne sarebbe straziata. Si mise a
guardare Armance da lontano; era seduta sulla sua seggiolina vicino alla
marchesa e in quell'attimo gli parve di una bellezza incantevole. Tutta la
felicit di Octave, che lui credeva cos solida e sicura, dipendeva da quella
piccola parola, amicizia, appena pronunciata. difficile sfuggire alla malattia del proprio
secolo: Octave si credeva filosofo e profondo.
All'improvviso
Mlle de Zohiloff torn accanto a lui con aria inquieta e quasi arrabbiata :
Hanno appena riferito a mia zia, gli disse, una singolare calunnia sul
vostro conto. Una persona seria e che finora non si mai dimostrata vostra
nemica, andata a dirle che spesso a mezzanotte, uscendo di qui, andate a
finire la vostra serata in strani salotti che sarebbero pi o meno case da
gioco. E non tutto; in quei posti, dove regna il tono pi avvilente, vi
distinguete per eccessi che stupiscono i frequentatori pi incalliti. Non
soltanto siete circondato da donne la cui sola vista una macchia, ma parlate,
dirigete la loro conversazione. Hanno detto perfino che in quei posti brillate
per certe battute di un cattivo gusto assolutamente incredibile. Le persone che
s'interessano a voi, dato che se ne trovano anche in quei salotti, prima vi
hanno fatto l'onore di prendere quelle frasi come puro spirito d'imitazione. Il
visconte de Malivert giovane, si sono detti, avr sentito usare quelle
battute in qualche cerchia volgare per ravvivare l'ambiente e far brillare di
piacere gli occhi di qualche villano. Ma i vostri amici hanno notato con dolore
che vi davate la pena d'inventare l per l le facezie pi repugnanti. Insomma
lo scandalo incredibile della.vostra pre- sunta condotta vi avrebbe valso una
triste celebrit fra i peggiori soggetti della giovent parigina.
La persona che
vi calunnia, continu Armance che l'ostinato silenzio di Octave cominciava un
poco a sconcertare, ha concluso con certi dettagli che solo lo sbalordmento
ha potuto impedire a mia zia di confutare.
Octave notava
deliziato che durante quel ]ungo racconto la voce di Armance tremava. Tutto
quello che vi hanno raccontato vero, le disse alla fine; ma in avvenire non
lo sar pi. Non mi far pi vedere in luoghi in cui mai avrebbe dovuto essere
visto il vostro amico.
Lo stupore e il
dispiacere di Armance furono estremi. Per un attimo prov un sentimento simile
al disprezzo. Ma il giorno dopo, quando rivide Octave, la sua opinione su
quanto era lecito nella condotta maschile era molto cambiata. Nella nobile ammissione
del cugino, soprattutto nel giuramento cos semplice che le aveva fatto,
trovava una ragione per amarlo di pi. Armance ritenne di essere molto severa
con se stessa facendo voto di lasciare Parigi o di non vedere pi Octave se
fosse tornato in quelle case cos poco degne di lui.
X
O
conoscenza! non senza il suo perch che il fedele prete ti chiam: il pi
gran dei mali. Egli era tutto disturbato, e per non dubitava ancora, al pi al
pi, dubitava di esser presto sul punto di dubitare. O conoscenza! tu sei
fatale a quelli nei quali l'oprar segue da vicino il credo.
IL CARDINAL
GERDIL
Occorre dire che
Octave fu fedele alla sua promessa? Abbandon quei piaceri banditi da Armance.
Il bisogno di
agire e il desiderio di osservare cose nuove l'avevano spinto a frequentare le
cattive compagnie, spesso meno noiose delle buone. Da quando era felice, una
sorta d'istinto lo portava a mescolarsi agli uomini; voleva dominarli.
Per la prima volta,
Octave aveva avvertito la noia delle maniere troppo ineccepibili e degli
eccessi della fredda cortesia; le brutte maniere ti permettono di parlare a
casaccio, e ti senti meno isolato. Quando ti servono il punch in quei ritrovi
brillanti in fondo a rue Richelieu che gli stranieri scambiano per posti
raffinati, non provi mai questa sensazione : sto in un deserto d'uomini. Al
contrario, ti puoi attribuire una ventina d'amici intimi senza conoscerne
neppure il nome. Oseremo dirlo, a rischio di compromettere insieme noi e il
nostro eroe? Octave rimpianse qualcuno dei suoi compagni di bagordi.
Il periodo di
vita anteriore alla sua intimit con gli abitanti di casa Bonnivet cominciava
ad apparirgli folle e venato d'inganni. Pioveva, si diceva con quel suo modo di
pensare originale e vivo; invece di prendere l'ombrello m'irritavo
inconsultamente contro lo stato del cielo, e nei momenti di entusiasmo per il
bello e il giusto, che in fondo non erano altro che attacchi di pazzia,
m'immaginavo che la pioggia cadesse espressamente per giocarmi un tiro
malvagio.
Al settimo cielo
di poter parlare con Mlle de Zohiloff delle osservazioni che, novello
Philibert, aveva fatto a certi balli fastosi : Ci trovavo un po'
d'imprevisto, le diceva. Questa cerchia privilegiata, che ho amato tanto, non
mi soddisfa pi. Mi sembra che la perfezione del suo linguaggio bandisca ogni
energia, ogni originalit. Se non sei una copia, ti accusa di ineleganza. E poi
la buona societ in malafede. Un tempo aveva il privilegio di giudicare su
quello che bene;
ma da quando si crede attaccata condanna non pi quello che sgradevole o
irrimediabilmente volgare, ma quello che crede dannoso ai suoi interessi.
Armance ascoltava
freddamente il cugino e alla fine gli disse: Da come pensate oggi al
giacobinismo c' solo un passo. Ne sarei disperato, replic vivacemente
Octave. Disperato di che? di conoscere la verit! disse Armance. Non credo
che vi lascereste convertire a una dottrina inquinata dal falso. Per tutto il
resto della serata Octave non riusc a impedirsi di apparire meditabondo.
Da quando vedeva
la societ con maggiore realismo, Octave cominciava a sospettare che Mme de
Bonnivet, con la sua suprema pretesa di non pensare al mondo e disprezzare il
successo, fosse schiava di una ambizione illimitata. Certe calunnie delle
nemiche della marchesa, che il caso aveva condotto fino a lui e che qualche
mese prima gli erano parse il colmo dell'obbrobrio ora gli apparivano solo
esagerazioni perfide o di cattivo gusto. La mia bella cugina non affatto
appagata, si diceva, da una nascita illustre, da una fortuna immensa. La
prestigiosa esistenza che la sua irreprensibilit, la prudenza del suo spirito,
l'oculata beneficenza le garantiscono forse per lei solo un mezzo e non un
fine. Mme de Bonnivet ha sete di potere. Ma molto schizzinosa sulla qualit
di tale potere. L'ossequio assicurato dalla cospicua posizione sociale, il
credito a corte e tutti gli enormi vantaggi insiti in una monarchia, non sono
niente per lei, ne gode da troppo tempo, l'annoiano. Che pu mancare a chi
re? essere Dio. sazia del piacere dato dal rispetto degli interessi, le
occorre il rispetto del cuore. Ha bisogno della sensazione provata da Maometto
quando parla a Seide, e mi sembra di aver sfiorato molto da vicino l'onore di
essere Seide. La mia bella cugina non pu riempirsi la vita con la sensibilit
che le manca. Le occorrono non gi illusioni commoventi o sublimi, non la
devozione e la passione d'un solo uomo, ma essere la profetessa di una folla di
seguaci e soprattutto, se uno di loro si ribella, poterlo schiacciare
all'istante. Ha un carattere troppo positivo per contentarsi d'illusioni; le
serve la realt della potenza, e se continuo a parlarle a cuore aperto di tante
cose, un giorno questo potere assoluto potr esercitarsi a mie spese. Non
impossibile che presto sia assillata da lettere anonime; le rinfacceranno le
mie visite troppo assidue. La duchessa d'Ancre, risentita per la mia negligenza
verso il suo salotto, si permetterebbe forse la calunnia diretta. Il mio favore
non pu reggere a questa duplice minaccia. Presto, salvando accuratamente tutte
le apparenze dell'amicizia pi salda e coprendomi di rimproveri per la
saltuariet delle mie visite, Mme de Bonnivet mi porr nella necessit di
diradarle al massimo.
Per esempio, ho
l'aria d'essere semiconvertito al misticismo tedesco; mi chieder qualche passo
pubblico e assolutamente ridicolo. Se cedo, per amicizia di Armance, presto mi
pro- porr qualche altra cosa decisamente impossibile.
XI
Somewhat light as
air.
There's
language in her eye, her cheek, her lip,
Nay, her
foot speaks; her wanton spirits look out
At every
joint and motive of her body.
O these
encounterers, so glib of tongue,
That give
accosting welcome ere it comes.
Troilus and Cressida, act IV
Erano pochi i
buoni salotti della societ che tre volte l'anno ricevuta a corte in cui
Octave non fosse ammesso e festeggiato. Ebbe modo di rilevare la fama della
contessa d'Aumale. Era la pi brillante e forse la pi spiritosa civetta dell'epoca.
Uno straniero ipocondriaco ha detto che le donne dell'alta societ francese
hanno un poco lo spirito d'un vecchio ambasciatore. Nei modi della contessa
d'Aumale splendeva il carattere dell'infanzia. L'ingenuit delle sue risposte e
la folle allegria dei suoi gesti sempre ispirati all'occasione del momento
erano la disperazione delle sue rivali. Aveva dei capricci d'incantevole
imprevedibilit, e come imitare un capriccio? Octave non brillava affatto per
naturalezza e imprevedibilit. Era un essere tutto mistero. Nessuna
sventatezza, tranne in qualche colloquio con Armance. Ma aveva bisogno della
sicurezza di non essere interrotto. Non si poteva rimproverarlo di falsit; non
si abbassava a mentire, ma non andava mai direttamente allo scopo.
Octave prese al
suo servizio un cameriere che veniva dalla casa di Mme d'Aumale; quest'uomo, ex
soldato, era interessato e molto astuto. Octave se lo portava dietro nelle sue
lunghe cavalcate di sette-otto miglia per i boschi intorno a Parigi, e in certi
momenti, apparentemente di noia, gli permetteva di parlare. In poche settimane
ebbe da lui i ragguagli pi sicuri sulla condotta di vita di Mme d'Aumale.
Questa giovane donna, che si era parecchio compromessa per l'illimitata
leggerezza, meritava in realt tutta la stima che certe persone le avevano
tolta.
Octave calcol la
quantit di tempo e di cure che avrebbe comportato diventare intimo di Mme
d'Aumale e sper di poter passare presto e senza troppi fastidi per spasimante
di quella brillante signora. Combin cos bene le cose che fu proprio Mme de
Bonnivet, nel cuore di una festa data nel suo castello d'Andilly, a presentarlo
a Mme d'Aumale; e le modalit furono spettacolari e sorprendenti per la
frivolezza della giovane signora.
Per movimentare
una passeggiata notturna nei boschi incantevoli che coronano le colline
d'Andilly, Octave fece un'improvvisa comparsa travestito da mago, alla luce di
fuochi di Bengala sapientemente nascosti dietro il tronco di alcuni vecchi
alberi. Quella sera Octave era molto bello e Mme de Bonnivet, senza
accorgersene, parlava di lui con una specie di esaltazione. Dopo neanche un
mese da quella passeggiata circol la voce che il visconte de Malivert era
succeduto al signor de R*** e a tanti altri nella carica di amico intimo di Mme
d'Aumale.
Questa donna
tanto sconsiderata che neppure lei n alcun altro poteva mai sapere che cosa
avrebbe fatto un quarto d'ora dopo, aveva notato che l'orologio a pendolo dei
salotti suonando la mezzanotte rimandava a casa la maggior parte dei noiosi, gente
molto metodica ; cos lei riceveva da mezzanotte alle due. Octave usciva sempre
ultimo dal salotto di Mme de Bonnivet e faceva scoppiare i cavalli per arrivare
primo da Mme d'Aumale, che abitava sulla chausse d'Antin. L trovava una donna
che ringraziava il cielo per la nobile nascita e la ricchezza unicamente per il
privilegio che ne ricavava di fare in ogni attimo del giorno quello che il
capriccio del momento le dettava.
In campagna, a
mezzanotte, quando tutti lasciano i salotti, Mme d'Aumale, attraversando il
vestibolo, notava un tempo dolce e un piacevole chiaro di luna, prendeva il
braccio del giovanotto che quella sera le sembrava pi divertente e andava a
girovagare per i boschi. Uno sciocco si autoproponeva come compagno di
passeggiata : senza storie lo pregava di andarsene da un'altra parte; ma il
giorno dopo, se il suo accompagnatore l'aveva appena annoiata, non gli
rivolgeva parola. Bisogna riconoscere che di fronte a uno spirito cos vivo
agli ordini di una testa cos balzana, era molto difficile non apparire un poco
sbiaditi.
proprio questo
che fece la fortuna di Octave: il lato divertente del suo carattere era
perfettamente invisibile alle persone che prima di fare qualcosa pensano sempre
a un modello da seguire e alle convenienze. Per converso, nessuno poteva
apprezzarlo maggiormente della pi bella donna di Parigi, sempre in cerca di
qualche nuova idea che potesse farle passare una serata stimolante. Octave
seguiva Mme d'Aumale dovunque, per esempio anche al Thtre-Italien.
Durante le ultime
due o tre rappresentazioni della Pasta, dove la moda aveva condotto tutta
Parigi, Octave si studi di parlare a voce molto alta alla giovane contessa, in
modo da disturbare completamente lo spettacolo. Mme d'Aumale, divertita da
quello che diceva, and in estasi per la semplicit della sua impertinenza.
Nulla di pi
cattivo gusto, per Octave; ma cominciava a cavarsela non male in fatto di
sciocchezze. La duplice attenzione che, nel concedersi una cosa ridicola,
dedicava suo malgrado alla scorrettezza che commetteva e al savio comportamento
che ne era soppiantato, gli accendeva negli occhi un fuoco che seduceva Mme
d'Aumale. Octave trovava gustoso far ripetere da tutti che era innamorato pazzo
della contessa e non dire mai nulla a quella giovane e affascinante donna, con
cui passava tutto il tempo, che somigliasse minimamente all'amore.
Mme de Malivert,
esterrefatta dal comportamento del figlio, si rec qualche volta nei salotti
dove lui andava al seguito di Mme d'Aumale. Una sera, uscendo da Mme de
Bonnivet, la preg di cederle Armance per il giorno dopo. Ho parecchie carte
da riordinare e mi servono gli occhi della mia Armance.
Il giorno
seguente, alle undici del mattino, prima di colazione, la carrozza di Mme de
Malivert and a prendere Armance, come d'accordo. Le signore fecero colazione
da sole. Quando la cameriera di Mme de Malivert le lasci : Ricordatevi, le
disse la padrona, che non ci sono per nessuno, nemmeno per Octave o per M. de
Malivert. Spinse la cautela fino a chiudere lei stessa il chiavistello della
sua anticamera.
Una volta ben
accomodata nella sua poltrona con Armance davanti in una poltroncina : Bambina
mia, le disse, sto per dirti una cosa a cui sono decisa da tanto tempo. Tu
hai soltanto cento luigi di rendita, e questo tutto quello che i miei nemici
potranno dire contro il mio ardente desiderio di farti sposare mio figlio.
Dicendo queste parole Mme de Malivert si gett nelle braccia di Armance. Quel
momento fu il pi bello della vita di quella povera ragazza; lacrime dolci le
inondarono il viso.
XII
Estavas,
linda Ignez, posta em socego
De teus
annos colhendo doce fruto
Naquelle
engano da alma ledo e cego
Que a
fortuna, na deixa durar muito.
Os Lusiadas, cant. III
Ma, cara mamma,
disse Armance dopo molto e quando ebbe recuperato un poco la facolt di
connettere, Octave non mi ha mai detto di essermi tanto attaccato come credo
che un marito debba esserlo alla moglie. Se non mi pesasse alzarmi per
portarti davanti a uno specchio, rispose Mme de Malivert, ti farei vedere
come i tuoi occhi sono raggianti di felicit in questo momento, e ti inviterei
a ripetermi che non sei sicura del cuore di Octave. Per conto mio ne sono
sicura, e non sono che sua madre. Per il resto, non mi faccio alcuna illusione
sui difetti che pu avere mio figlio, e non voglio che mi dia la tua risposta
prima di otto giorni.
Non so se Armance
dovesse al sangue sarmatico che le scorreva nelle vene o alle precoci sventure
la facolt di percepire a colpo d'occhio tutto quello che un repentino
mutamento nella vita comporta di conseguenze. E che il nuovo disporsi delle
cose decidesse della sua sorte o di quella d'un estraneo, ne vedeva l'evolversi
con la stessa lucidit. Tale forza di carattere o di spirito le valeva insieme
le quotidiane confidenze e le rampogne di Mme de Bonnivet. La marchesa la
consultava volentieri sui suoi pi intimi progetti ; e in altri momenti : Con
uno spirito simile, le diceva, una ragazza non mai a posto.
Dopo il primo
momento di felicit e di profonda riconoscenza, Armance pens che non doveva
dir niente a Mme de Malivert della falsa confidenza fatta a Octave
relativamente a un presunto matrimonio; Mme de Malivert non ha consultato suo
figlio, pens, oppure lui le ha nascosto l'ostacolo che si frappone al suo
disegno. Questa seconda possibilit riemp di buio l'animo di Armance.
Voleva credere
che Octave non avesse amore per lei ; ogni giorno aveva bisogno di questa
certezza per giustificare ai suoi propri occhi la quantit di premure che la
sua tenera amicizia si consentiva, e tuttavia la terribile prova
dell'indifferenza del cugino, che le arrivava di colpo, le opprimeva il cuore
con un peso enorme togliendole perfino la forza di parlare.
Che non avrebbe
pagato Armance per essere padrona di abbandonarsi al pianto, in quel momento!
Se mia cugina mi sorprende negli occhi una sola lacrima, si diceva, chiss
quale estrema deduzione non si sentirebbe autorizzata a ricavarne! Forse,
ansiosa com' di concludere questo matrimonio, citerebbe queste lacrime al
figlio come prova che corrispondo al suo presunto affetto. Mme de Malivert non
fu affatto stupita dall'aria profondamente assorta che alla fine di quella
giornata avvolse Armance.
Le due donne
tornarono insieme a Palazzo Bonnivet e, bench Armance non avesse visto il
cugino per tutto il giorno, neanche la sua presenza, quando lo vide nel
salotto, riusc a strapparla alla sua nera tristezza. Octave avvert la sua
preoccupazione non meno dell'indifferenza verso di lui; le disse con aria
triste : Oggi non avete tempo per ricordarvi che sono il vostro amico. Per
tutta risposta Armance lo guard fissamente e i suoi occhi presero, senza
volerlo, quell'espressione profonda e seria che le attirava tante belle
prediche della zia.
La frase di
Octave le pungeva il cuore; allora lui ignorava l'iniziativa della madre, o
meglio, non se ne curava minimamente e voleva solo esserle amico. Quando
Armance finalmente, dopo aver visto la gente andar via e aver ricevtlto le
confidenze della zia sulla situazione di tutti i suoi svariati progetti, si
ritrov sola nella sua cameretta, cadde in preda al dolore pi cupo. Non si era
mai sentita cos infelice, n vivere le aveva mai fatto tanto male. Con quanta
amarezza si rimproverava i romanzi in cui ogni tanto lasciava libera la sua
immaginazione di vagare! In quei momenti felici osava dire a se stessa : Se
fossi nata un poco pi ricca e Octave avesse potuto scegliermi come compagna
della sua vita, con il carattere che ha sono sicura che sarebbe stato pi
felice con me che con qualsiasi altra donna.
Ora pagava a caro
prezzo quelle pericolose illazioni. Nei giorni seguenti, il profondo dolore di
Armance non diminu affatto; non poteva abbandonarsi un attimo alla
fantasticheria senza toccare il disgusto pi assoluto per tutto, e aveva la
sfortuna di percepire acutamente il proprio stato. Gli ostacoli esterni a un
matrimonio cui lei non avrebbe mai consentito sembravano appianarsi; solo che
il cuore di Octave non le apparteneva.
Dopo aver visto
nascere la passione di Octave per Armance, Mme de Malivert si era allarmata per
le assiduit verso la brillante contessa d'Aumale. Ma le era bastato vederli
insieme per capire che quella relazione era un dovere che la stravaganza del
figlio si era imposto ; Mme de Malivert sapeva perfettamente che se lo avesse
interrogato in proposito le avrebbe risposto secondo verit; ma si era
accuratamente astenuta dalle domande anche pi indirette. Riteneva che i propri
diritti non arrivassero a tanto. Per rispetto a quanto le sembrava doveroso
verso la dignit del proprio sesso aveva voluto parlare di quel matrimonio con
Armance prima di aprirsi col figlio, della cui passione era peraltro sicura.
Una volta
informata Mlle de Zohiloff del suo progetto, Mme de Malivert si preoccup di
trascorrere ore intere nel salotto di Mme de Bonnivet. Le sembr di vedere che
tra Armance e il figlio corresse qualcosa di strano. Armance chiaramente era
molto infelice. . possibile, si disse Mme de Malivert, che Octave pur
adorandola e vedendola continuamente non le abbia mai detto di amarla?
Il giorno in cui
Mlle de Zohiloff doveva dare la sua risposta era arrivato. Al mattino di
buon'ora Mme de Malivert le mand la carrozza con un biglietto in cui la
pregava di venire a passare un'ora da lei. Armance si present con l'aspetto di
chi esce da una lunga malattia; non avrebbe avuto la forza di venire a piedi.
Appena rimase sola con Mme de Malivert, le disse con la massima soavit in
fondo alla quale traspariva la fermezza che d la disperazione : Mio cugino ha
un carattere alquanto originale; la sua felicit, e forse la mia, aggiunse
arrossendo eccessivamente, esige che la mia adorabile mamma gli taccia un
progetto che la sua estrema prevenzione in mio favore le ha ispirato. Mme de
Malivert accord con molta e palese riluttanza il proprio consenso a quella
richiesta. Posso morire prima di quanto non pensi, diceva ad Armance, e
allora mio figlio non avrebbe l'unica donna al mondo capace di addolcire
l'infelicit del suo carattere. Sono sicura che il denaro a farti decidere
cos, diceva in altri momenti; Octave, che sta sempre a confidarsi con te,
non sar stato cos sciocco da non confidarti quello di cui sono sicura, cio
che ti ama con tutta la passione di cui capace, che dire molto, figlia mia.
Se alcuni momenti di esaltazione, che si fanno sempre pi rari, possono dar
adito a qualche obiezione contro il carattere del marito che ti offro, avrai
per la dolcezza di essere amata come poche donne oggi lo sono. Nei tempi
burrascosi che forse ci aspettano, la fermezza di carattere in un uomo sar una
grossa garanzia di sicurezza per la sua famiglia. Sai da te, Armance mia, che
gli ostacoli esterni che schiacciano gli uomini volgari per Octave non
significano niente. Se il suo animo in pace, l'intero mondo alleato contro di
lui non gli procurerebbe un quarto d'ora di tristezza. E io sono sicura che la
pace del suo animo dipende dal tuo consenso. Giudica tu stessa con quanto
ardore devo sollecitarlo; da te dipende la felicit di mio figlio. Da quattro
anni penso giorno e notte a come assicurargliela, non riuscivo a scoprirlo;
finalmente si innamorato di te. E anche io sar una vittima della tua
eccessiva delicatezza. Tu non vuoi sfidare il biasimo per aver sposato un uomo
molto pi ricco di te, e io morr terribilmente angosciata per l'avvenire di
Octave, senza aver visto mio figlio unito alla donna che nella mia vita ho
stimato di pi. Le proteste sull'amore di Octave straziavano Armance. Mme de
Malivert avvertiva nelle risposte della giovane parente un fondo d'irritazione
e di orgoglio ferito. La sera, da Mme de Bonnivet, osserv che la presenza del
figlio non fugava da Mlle de Zohiloff quell'infelicit che nasce dal timore di
non essere stati abbastanza orgogliosi verso chi si ama e di avere forse cos
perduto nella sua stima. Una ragazza povera e senza famiglia, si diceva
Armance, non pu concedersi distrazioni del genere.
Anche Mme de
Malivert era fortemente inquieta. Dopo tante notti insonni, si ferm infine
sull'idea singolare ma probabile, dato lo strano carattere del figlio, che
davvero, come aveva detto Armance, lui non le avesse mai parlato del suo amore.
possibile,
pensava Mme de Malivert, che Octave sia timido fino a questo punto? Lui ama sua
cugina; la sola persona al mondo che possa proteggerlo da quelle crisi di
malinconia che mi fanno tremare per lui.
Dopo matura
riflessione prese la sua decisione; un giorno disse ad Armance col tono pi
indifferente: Non so che cosa tu abbia fatto a mio figlio per scoraggiarlo; ma
pur confessandomi che ha per te l'attaccamento pi profondo, la stima pi
assoluta e che ottenere la tua mano sarebbe ai suoi occhi il massimo dei beni,
aggiunge che tu opponi un ostacolo insuperabile all'adempimento dei suoi voti
pi cari e che certamente non vorrebbe averti grazie alle pressioni che
eserciteremmo su di te in suo favore.
XIII
Ay! que
ya siento en mi cuidoso pecho
Labrarme
poco a poco un vivo fuego
Y desde
alli con movimiento blando
Ir por
venas y huesos penetrando.
Araucana, c. XXIII
L'immensa
felicit che si dipinse negli occhi di Armance consol Mme de Malivert, non
immune da qualche rimorso per aver introdotto una piccola menzogna in una
trattativa cos grave. Dopotutto, si diceva, che male c' ad affrettare il
matrimonio di due ragazzi meravigliosi ma un poco fieri e che hanno l'uno per
l'altro una passione come raramente capita di vedere in questo mondo?
Salvaguardare la ragione di mio figlio non il mio primo dovere?
La singolare
decisione cui Mme de Malivert s'era risolta aveva liberato Armance dal dolore
pi grave che avesse provato in vita sua. Poco prima desiderava la morte; e
quella frase, apparentemente pronunciata da Octave, la portava al massimo della
felicit. Era fermamente risoluta a non accettare mai la mano del cugino; ma
quella frase meravigliosa le lasciava di nuovo la speranza di molti anni di
felicit. Potr amarlo in segreto, si diceva, per i sei anni che passeranno
prima del suo matrimonio e sar altrettanto felice e forse anche molto di pi
che se fossi sua moglie. Non dicono che il matrimonio la tomba dell'amore,
che possono esserci matrimoni piacevoli ma nessuno meraviglioso? Tremerei di
sposare mio cugino. Se non lo vedessi il pi felice degli uomini mi sentirei
disperata. Invece vivendo nella nostra pura e santa amicizia, nessun meschino
interesse della vita potr raggiungere le vette dei nostri sentimenti e
riuscire a incrinarli.
Nella placidit
della gioia Armance soppes tutte le ragioni gi considerate per non accettare
la mano di Octave. Passerei per tutti come la dama di compagnia che ha sedotto
il figlio di casa. Gi sento quello che direbbero la duchessa d'Ancre e perfino
le signore pi rispettabili, per esempio la marchesa de Seyssino, che vede in
Octave il marito per una delle sue figlie. La perdita della mia reputazione
sarebbe tanto pi rapida perch ho vissuto in intimit con le donne pi
autorevoli di Parigi. Possono dire di me qualunque cosa, saranno spietate.
Cielo! in quale abisso di vergogna possono precipitarmi ! E Octave potrebbe un
giorno togliermi la sua stima poich non ho alcun mezzo per difendermi. Dov'
il salotto in cui potrei alzare la voce? Dove sono i miei amici? E, d'altra
parte, di fronte alla palese bassezza di una simile azione, quale
giustificazione sarebbe possibile? Se anche avessi una famiglia, un padre, un
fratello, crederebbero mai che se Octave fosse stato al mio posto ed io molto
ricca gli sarei tanto legata come sono in questo momento?
C'era una ragione
precisa che aveva sensibilizzato cos acutamente Armance verso quel tipo
d'indelicatezza relativa al denaro. Pochissimi giorni prima Octave, riferendosi
al chiasso che s'era fatto intorno a un neo-maggiorenne, le aveva detto :
Spero che quando dovr inserirmi nel mondo operativo non mi lascer comprare
come questi signori. Posso vivere con cinque franchi al giorno, e con un nome
fittizio sono in grado di guadagnarmi in qualunque paese il doppio di questa
somma come chimico di qualche ditta.
Armance era cos
felice che non ricus di prendere in esame alcuna obiezione, anche quelle pi
insidiose a discutersi. Se Octave mi preferisce alla ricchezza e all'appoggio
che pu aspettarsi dalla famiglia di una moglie dello stesso suo rango,
potremmo optare per una vita solitaria. Perch non passare dieci mesi all'anno
in quella bella tenuta dei Malivert nel Dauphin di cui mi parla spesso? La
gente ci dimenticherebbe subito. S; ma io non dimenticherei che c' un posto,
sulla terra, dove sono disprezzata, e disprezzata dagli spiriti pi nobili.
Vedere l'amore spegnersi nel cuore d'un marito adorato la massima sventura
per una ragazza nata ricca, eppure questa tremenda sventura sarebbe ancora
niente per me. Anche se continuasse a volermi bene, ogni giorno sarebbe avvelenato
dalla paura che Octave potesse pensare che ho preferito lui per la
sperequazione dei nostri patrimoni. Voglio credere che una simile idea non gli
verrebbe spontaneamente; gliela metteranno sotto gli occhi le lettere anonime
come quelle spedite a Mme de Bonnivet. Tremerei a ogni plico recapitatogli per
posta. No, qualunque cosa succeda, non dovr mai accettare la mano di Octave,
la soluzione che l'onore impone e anche la pi sicura per la nostra felicit.
L'indomani del
giorno che era stato per Armance cos felice, le signore Malivert e Bonnivet si
trasferirono in un grazioso castello seppellito fra i boschi che coronano le
colline di Andilly. I medici di Mme de Malivert le avevano raccomandato
passeggiate a cavallo, al passo; e fin dal primo giorno del suo arrivo ad
Andilly, lei volle provare due piccoli poney che aveva fatto venire dalla
Scozia per Armance e per se stessa. Octave accompagn le due donne nella prima
passeggiata. Dopo i primi trecento metri gli sembr gi di cogliere nei modi
della cugina un certo riserbo nei suoi confronti e soprattutto una accentuata
disposizione all'allegria.
La scoperta lo
fece pensare parecchio e quello che osserv nel corso della passeggiata lo
conferm nei suoi sospetti. Armance non era pi la stessa, con lui. Era chiaro
che stava per sposarsi; avrebbe perduto l'unica amica che avesse al mondo.
Aiutandola a scendere da cavallo trov il modo di dire ad Armance, senza farsi
sentire da Mme de Malivert: Ho proprio paura che la mia bella cugina cambier
presto di nome; e questo avvenimento mi priver dell'unica persona che abbia
voluto concedermi un poco d'amicizia.
Mai, gli
rispose Armance, non cesser mai di nutrire per voi l'amicizia pi devota ed
esclusiva. Ma nel pronunciare in fretta quelle parole c'era tanta felicit nei
suoi occhi che Octave, prevenuto, vi lesse la conferma di tutti i suoi timori.
La bont, l'aria in qualche modo intima mostratagli da Armance durante la
passeggiata del giorno seguente finirono di togliergli ogni tranquillit. Vedo,
si diceva, che Mlle de Zohiloff decisamente cambiata; fino a qualche giorno
fa era molto agitata e ora tutta felice. Ignoro la causa di questo
cambiamento, perci non pu essere che contro di me. Chi ha mai commesso la
sciocchezza di scegliersi per amica intima una ragazza di diciotto anni? Si
sposa, e tutto finito. Il mio esecrabile orgoglio mi farebbe morire mille
volte piuttosto che dire a un uomo quello che confido a Mlle de Zohiloff. Il
lavoro potrebbe essere una risorsa; ma non ho forse abbandonato ogni
occupazione ragionevole? A dir vero da sei mesi il mio solo lavoro non forse
quello di sforzarmi di piacere a un mondo egoista e piatto?
Cos, per
dedicarsi almeno a questo genere di utile impegno, ogni giorno, dopo la
passeggiata della madre, Octave lasciava Andilly e andava a Parigi a far
visite. Cercava nuove abitudini per colmare il vuoto che avrebbe lasciato nella
sua vita la bella cugina quando sarebbe uscita dalla loro cerchia per seguire
il marito; quest'idea faceva insorgere la necessit di un esercizio violento.
Pi il suo cuore
era pieno di tristezza pi era loquace e desideroso di piacere; aveva paura di
trovarsi solo con se stesso; soprattutto gli faceva paura il futuro. Si
ripeteva di continuo; sono stato un bambino a scegliermi come amica una
ragazza. Questa frase, nella sua evidenza, divent presto per lui una specie di
proverbio e gl'imped di andare pi a fondo nel proprio cuore.
Armance che
vedeva la sua tristezza ne era commossa e si rimproverava spesso la falsa
confidenza che gli aveva fatto. Non c'era giorno che non lo vedesse partire per
Parigi, e fu tentata di dirgli la verit. Ma quella menzogna tutta la mia
forza contro di lui, si diceva; basta che gli confessi di non essere impegnata
e lui mi supplicher di esaudire i voti della madre, e come resistere? Eppure
non devo acconsentire per nessun motivo; no, questo presunto matrimonio con uno
sconosciuto prediletto la mia unica difesa contro una felicit che sarebbe
rovinosa per tutti e due.
Per fugare la
tristezza di quel cugino troppo caro Armance si concedeva con lui le piccole
schermaglie dell'amicizia pi tenera. C'era tanta grazia e ingenua contentezza
nella protesta di eterna amicizia di quella ragazza cos spontanea in tutte le
sue manifestazioni che spesso la cupa misantropia di Octave ne era disarmata.
Era felice suo malgrado; e in quei momenti anche la felicit di Armance era
perfetta.
Com' dolce, si
diceva, fare il proprio dovere! Se fossi la moglie di Octave proprio io, una
povera ragazza senza famiglia, sarei cos contenta? Mille crudeli sospetti mi
attanaglierebbero di continuo. Ma dopo quei momenti in cui si sentiva cos
felice di s e degli altri, Armance finiva per trattare Octave meglio di quanto
avesse voluto. Era sempre attenta a quello che diceva, e quello che diceva non
esprimeva mai altro dalla pi santa amicizia. Ma quale inflessione in certe
frasi ! da quali sguardi erano spesso accompagnate! Chiunque, tranne Octave,
avrebbe saputo leggervi l'espressione dell'amore pi acceso. Lui ne godeva
senza capirli.
Da quando poteva
pensare senza sosta alla cugina, la sua mente era incapace di appassionarsi a
qualunque altra cosa al mondo. Torn ad essere giusto e perfino indulgente, e
la felicit gli fece disertare i severi ragionamenti su numerose cose: gli
stupidi ora gli sembravano soltanto dei poveri disgraziati.
colpa sua se
uno ha i capelli neri? diceva ad Armance. Tocca a me evitarlo accuratamente,
se il colore dei suoi capelli mi disturba.
In certi ambienti
Octave passava per malvagio, e gli sciocchi ne avevano istintivamente paura; in
quel periodo, si riconciliarono con lui. Spesso portava agli altri tutta la
felicit che la cugina gli dava. Lo temevano di meno, lo trovavano amabile e
pi giovane. Bisogna ammettere che in tutte le sue iniziative c'era un poco
dell'ebbrezza che d quel tipo di felicit che non confessiamo a noi stessi; la
vita gli scorreva rapida e deliziosa. Le riflessioni su se stesso non erano pi
improntate a quella logica inesorabile, dura, compiaciuta della propria durezza
che aveva diretto ogni sua azione nella prima giovinezza. Spesso cominciava a
parlare senza sapere come avrebbe concluso la frase, e parlava molto meglio.
XIV
Il giovin
cuore o non vede affatto i difetti di chi li sta vicino o li vede immensi.
Error comune ai giovinetti che portono fuoco nell'interno dell'anima.
LAMPUGNANI
Un giorno Octave
venne a sapere, a Parigi, che uno degli uomini che vedeva pi spesso e pi
volentieri, un amico, come si usa dire, doveva la bella fortuna che sperperava
con eleganza all'azione secondo lui pi vile (un'eredit carpita). Mlle de
Zohiloff a cui, appena di ritorno a Andilly, si affrett a comunicare la
spiacevole scoperta, trov che aveva saputo prenderla benissimo. Nessuna crisi
di misantropia, nessuna volont di oltraggiosa rottura con quell'uomo.
Un'altra volta
torn molto presto da un castello della Picardia dove doveva passare tutta la
serata. Che insipide conversazioni! disse ad Armance; sempre la caccia, la
bellezza della campagna, la musica di Rossini, le arti! e per di pi, sono
falsi interessi! Questa gente cos sciocca che ha paura, pensano di trovarsi
in una citt assediata e si vietano di scambiarsi notizie sull'assedio. Razza
meschina! e quanto mi urta di farne parte ! E allora, fate una ricognizione
fra gli assedianti! disse Armance. La loro ridicolaggine vi aiuter a
sopportare quella dell'esercito in cui la vostra nascita vi fa ritrovare.
un grosso problema, disse Octave. Dio sa quanto soffro quando in uno dei
nostri salotti vedo gli amici uscirsene con qualche assurdit o nefandezza ma,
dopotutto, posso onorevolmente tacere. La mia sofferenza del tutto
invisibile. Ma se mi faccio presentare al banchiere Martigny... E allora?
disse Armance. Quell'uomo cos fine, cos spiritoso, cos schiavo della sua
vanit, vi ricever a braccia aperte. Senza dubbio, ma da parte mia, per
quanto moderato, modesto, silenzioso mi sforzi di apparire, finir con
l'esprimere la mia opinione su qualcosa o qualcuno. Un secondo dopo, la porta
del salotto si apre rumorosamente : annunciato il signor tizio, fabbricante
a... il quale, con voce stentorea, esclama dalla soglia : Lo credereste, caro
il mio Martigny, che ci sono dei reazionari tanto ignoranti, tanto ottusi,
tanto stupidi da dire che... E il bravo fabbricante gi a ripetere, parola per
parola, quello straccio di parere che ho appena finito in tutta modestia di
enunciare. Che fare? Non sentire. Almeno cos mi piacerebbe. La mia funzione in
questo mondo non di correggere i modi grossolani o le idee storte, e ancora
meno voglio dare a quell'uomo, parlandogli, il diritto di stringermi la mano
quando m'incontrer per la strada. Ma in quel salotto ho la sfortuna di non
essere esattamente come un qualsiasi altro. Volesse Dio che ci trovassi l'uguaglianza di cui quei signori parlano
tanto! Per esempio, che volete che me ne faccia del titolo che porto quando
sono annunciato al signor Martigny? Ma non avete intenzione di rinunciare al
titolo, se riuscirete a farlo senza traumatizzare vostro padre? Sicuro, ma
l'omissione di quel titolo, mentre dico il mio nome al domestico del signor
Martigny, non avrebbe l''aria di una vigliaccheria? come Rousseau che
chiamava il suo cane Turc invece di Duc, perch nella stanza c'era un Duca. Ma i titoli non sono poi
troppo invisi ai banchieri liberali, disse Armance; l'altro giorno Mme de
Claix, che frequenta tutti, capitata al ballo di M. Montage, e ricorderete
quante risate ci ha fatto fare la sera sostenendo che sono tanto innamorati dei
titoli che li aveva sentiti annunciare la signora Colonnella. Da quando la macchina a vapore
la regina del mondo, il titolo nobiliare un'assurdit, ma alla fine
quest'assurdit me la ritrovo addosso. E mi schiaccer, se non la reggo. Questo
titolo attira l'attenzione su di me. Se non ribatto a quella stentorea voce del
fabbricante urlante dalla porta che quanto ho finito di dire una cretineria,
tutti gli occhi mi cercheranno. la debolezza del mio carattere : non posso
scrollare le spalle e farmi beffe di tutto, come vorrebbe Mme d'Aumale. Se
vedessi quelle occhiate, sarei infelice per tutto il resto della serata.
Discuterei fra me e me per capire se avevano inteso insultarmi, e per tre
giorni non avrei pace.
Ma siete davvero
sicuro, disse Armance, di questa presunta volgarit di cui siete tanto
prodigo nel gratificare il partito avverso? Non avete visto l'altro giorno che
i figli di Talma e quelli di un duca sono educati nel medesimo istituto? Sono
i quarantacinquenni, arricchitisi durante la rivoluzione, che tengono banco nei
salotti, non i compagni dei figli di Talma. Io scommetterei che sono pi
intelligenti di parecchi dei nostri. Chi c' di notevole, alla Camera dei Pari?
L'altro giorno eravate proprio voi a constatarlo con tristezza.
Ah, se mi
mettessi a dare lezioni di logica alla mia bella cugina, sarebbe proprio
divertente ! Che me ne faccio dell'intelligenza di un uomo? Sono i suoi modi
che possono farmi soffrire! Il pi stupido fra noi, il signor de ***, per
esempio, pu essere estremamente ridicolo ma non risulta mai offensivo. L'altro
giorno dai d'Aumal raccontavo la mia gita a Liancourt; parlavo delle ultime
macchine che il bravo duca ha fatto venire da Manchester. Un tizio l presente
se ne esce di punto in bianco: "Non cos, non' vero." Ero convinto
che non intendesse smentirmi, ma quella volgarit mi ha ammutolito per un'ora.
E quel tale era
un banchiere? Non era uno di noi. Il buffo che ho scritto all'assistente
del reparto cardatura a Liancourt ed venuto fuori che il mio contestatore non
aveva nemmeno ragione. Io non trovo che M. Montage, quel giovane banchiere
che frequenta Mme de Claix, abbia maniere rozze. Sono mielate, che la metamorfosi
della rozzezza quando si sentono in soggezione.
Le loro mogli mi
sembrano molto graziose, riprese Armance. Mi piacerebbe sapere se la loro
conversazione alterata da quella sfumatura di odio o di paura di essere
feriti nella propria dignit che qualche volta viene fuori fra noi. Ah! mi
piacerebbe molto che un buon giudice come mio cugino mi raccontasse che succede
in quei salotti! Quando vedo le signore dei banchieri nei loro palchi, al
Thtre-Italien, muoio dalla voglia di sentire quello che si dicono e di unirmi
alla loro conversazione. Quando ne vedo una carina, e alcune sono veramente
belle, ho una voglia pazza di saltarle al collo. Tutto questo vi sembrer
puerile: ma voglio dirvi, signor filosofo cos ferrato in logica, come
conoscere gli uomini se frequentate soltanto una classe sociale? la classe
meno valida perch la pi lontana dai bisogni reali!
E la pi
affettata perch si crede osservata. Ammettete che per un filosofo molto
bello fornire argomenti al proprio avversario, disse Octave ridendo. Lo
credereste che ieri, dai Saint-Imier, il marchese de *** che l'altro giorno,
proprio qui, sbeffeggiava tanto certi giornaletti di cui voleva far credere
d'ignorare perfino l'esistenza, era al settimo cielo perch
l'"Aurore" riportava una sporca battuta contro il suo nemico,
il.conte di *** che stato appena nominato consigliere di stato? Aveva il
numero del giornale in tasca. una delle tante disgrazie della nostra
posizione, sentire certi sciocchi mentire nel modo pi ridicolo e non avere il
coraggio di dirgli: "Ti conosco, mascherina!" Dobbiamo rinunciare
alle battute migliori perch potrebbero far ridere il partito nemico, se le
sentisse! Io non conosco banchieri, a parte quel nostro sdolcinato Montage e
la bella commedia del Roman. Ma dubito che in fatto di adorazione del denaro possano
battere certi dei nostri. Sapete bene che impresa dura sia quella di
perfezionare un'intera classe sociale. Non vi parler pi del piacere che mi
procurerebbero le notizie su quelle signore. Ma, come diceva il vecchio duca di
*** a Pietroburgo quando si faceva arrivare il " Journal de Empire" a
caro prezzo e col rischio di urtare l'imperatore Alessandro: "Non dobbiamo
forse leggere le Memorie dei nostri avversari? ".
Vi dir molto
di pi, ma in confidenza, come dice splendidamente Talma nel Polyeucte: in fondo, voi e io non vogliamo
certamente vivere insieme a quelle persone; ma su parecchi punti la pensiamo
come loro. Ed triste alla nostra et, riprese Armance, scegliere di stare
tutta la vita dalla parte perdente. Siamo come i preti degli idoli pagani
quando la religione cristiana stava per distruggerli. Oggi siamo ancora noi i
persecutori, abbiamo ancora dalla nostra la polizia e l'erario, ma domani forse
saremo perseguitati dall'opinione pubblica. Ci fate un grande onore
paragonandoci a quei buoni sacerdoti pagani. Per me c' qualcosa di pi falso
nella nostra posizione, parlo della mia come della vostra. Apparteniamo a un
partito di cui condividiamo solo le disgrazie. Verissimo, ne vediamo il
ridicolo senza osare deriderlo e i vantaggi ci pesano. Che mi giova l'antichit
del mio nome? Perch diventasse un proficuo vantaggio dovrei prendermene pena.
I discorsi dei
giovani vostri pari vi fanno venire la voglia, ogni tanto, di alzare le spalle
e per paura di cedere alla tentazione vi affrettate a parlare dell'album di
Mlle de la Claix o dell'ugola di Mme Pasta. D'altra parte, il vostro titolo e i
loro modi forse un poco ruvidi, v'impediscono di frequentare le persone che la
pensano come voi su tre quarti dei problemi.
Ah, come vorrei
star dietro a un cannone o a una macchina a vapore! Come sarei felice di essere
un chimico impiegato in qualche ditta; m'importano poco le maniere rozze, in
otto giorni ci si abitua. A parte il fatto che non siete poi cos sicuro che
sono tanto rozze, disse Armance. Anche se lo fossero dieci volte tanto,
riprese Octave, sarebbe eccitante come compitare una lingua straniera; ma
bisognerebbe chiamarsi M. Martin o M. Lenoir. Non potreste scovare un uomo di
buon senso che abbia fatto una ricognizione nei salotti liberali? Parecchi
amici miei ci vanno a ballare, dicono che i gelati sono ottimi, ecco tutto. Un
bel giorno mi ci avventurer anche io, non c' niente di pi stupido che stare
a pensare un anno di seguito a un pericolo che forse non esiste.
Armance riusc a
fargli confessare che aveva escogitato il sistema per entrare in una societ in
cui il potere stabilito dalla ricchezza e non dalla nascita. Ebbene s, l'ho
trovato, diceva Octave; ma il rimedio sarebbe peggiore del male perch mi
costerebbe parecchi mesi di vita lontano da Parigi.
Qual questo
sistema? chiese Armance facendosi improvvisamente tutta seria. Andrei a
Londra, e naturalmente entrerei in contatto con la crema della societ. Come
andare in Inghilterra e non farsi presentare al marchese de Lansdowne, a M.
Brougham, a lord Holland? Questi signori m'intratterranno sulle celebrit
francesi; si stupiranno che io non le conosca; io esibirei tutto il mio
rammarico e, al ritorno, mi farei presentare alle persone pii popolari di
Francia. La mia iniziativa, nel caso mi facessero l'onore di parlarne alla
duchessa d'Ancre, non apparirebbe come una diserzione alle idee ritenute
inseparabili dal mio nome : sarebbe semplicemente il desiderio pi che naturale
di conoscere le persone pi importanti del secolo in cui si vive. Non mi
perdonerei mai di non aver conosciuto il generale Foy. Armance stava zitta.
Non
umiliante, riprese Octave, che tutti i nostri sostenitori, perfino quegli
scrittori monarchici incaricati di incensare ogni mattina sul giornale i vantaggi della
nascita e della religione, ci siano forniti da quella classe che ha tutti i
vantaggi tranne la nascita? Ah! se vi sentisse M. de Soubirane! Non
infierite sulla mia sventura pi grave, essere costretto a mentire per tutta la
giornata...
L'intimit
perfetta tollera infinite parentesi, gradite perch prove di una confidenza
illimitata, ma terribilmente noiose per un terzo. Ci baster aver indicato che
la brillante posizione del visconte de Malivert era molto lontana dall'essere
per lui una fonte d'ininterrotto piacere.
Essere stati
storici fedeli ci avr senz'altro esposto: la politica che viene a interrompere
un racconto cos semplice pu fare l'effetto di un colpo di pistola nel bel
mezzo di un concerto. Inoltre Octave non certo un filosofo e ha colorato
molto ingiustamente le due gradazioni che ai suoi tempi dividevano la societ.
Come scandalizzarci se Octave non ragiona come un cinquantenne?
Non si abbastanza
riconoscenti verso il ministro Villle. Il 3, la primogenitura, la legge sulla
stampa hanno provocato la fusione dei partiti. I necessari rapporti fra pari e
deputati hanno dato inizio a quel ravvicinamento che Octave non poteva
prevedere, e per fortuna le idee di questo giovanotto orgoglioso e timido oggi
sono ancor meno esatte che qualche mese fa, ma dato il suo carattere, doveva
vedere le cose in quel modo. Forse avremmo dovuto lasciare incompleto il
ritratto di un carattere stravagante perch ingiusto con tutti? proprio
questa ingiustizia a costituire la sua infelicit.
XV
How am I glutted
with conceit of this!
Shall I
make spirits fetch me what I please?
Resolve
me of all ambiguities?
Perform what
desperate enterprise I will?
DOCTOR FAUSTUS
Octave lasciava
tanto spesso Andilly per andare da Mme d'Aumale a Parigi che alla fine una
lieve gelosia si affacci a velare l'allegria di Armance. Una sera, al ritorno
del cugino, accamp i propri diritti. Volete fare un grosso piacere a vostra
madre su un fatto di cui non vi parler mai? Sicuro. E allora per tre mesi,
cio novanta giorni, non rifiutate nessun invito a feste da ballo e non
lasciate nessuna festa senza aver ballato.
Preferirei
piuttosto quindici giorni di prigione, disse Octave. Non fate il difficile,
riprese Armance, piuttosto promettete o no? Prometto tutto, salvo i tre mesi
di costanza. Dal momento che qui mi si tiranneggia, aggiunse Octave ridendo,
far il disertore. Ho una vecchia idea che ieri mi ha perseguitato per tutta
la serata, alla splendida festa del signor de ***, dove ho ballato come se
avessi divinato i vostri ordini. Se lasciassi Andilly per sei mesi, ho due
progetti pi divertenti che andare in Inghilterra. Il primo di farmi chiamare
M. Lenoir; con questo ottimo nome andrei in provincia a dare lezioni di
aritmetica, di geometria applicata alle arti, di tutto quello che volete. Mi
dirigerei verso Bourges, Aurillac, Cahors; potrei contare su lettere di
svariati pari, membri dell'Istituto, che raccomanderebbero l'erudito e
monarchico Lenoir ecc. Ma l'altro progetto ancora meglio. Come professore,
verrei a contatto solo con ragazzotti entusiasti e volubili che mi
annoierebbero ben presto, oltre a qualche intrigo clericale. Esito a confessarvi
il progetto pi bello; assumerei il nome di Pierre Gerlat e prenderei servizio
a Ginevra o Lione come cameriere di qualche giovanotto destinato a coprire
nella societ pi o meno il mio ruolo. Pierre Gerlat sarebbe munito di ottimi
attestati del visconte de Malivert, che ha servito fedelmente per sei anni. In
una parola, prenderei il nome e l'esistenza di quel povero Pierre che una volta
ho buttato dalla finestra. Due o tre persone di mia conoscenza mi
rilascerebbero attestati di merito. Li sigilleranno con enormi blocchi di
ceralacca con sopra impressi i loro stemmi e in questo modo spero di sistemarmi
presso qualche giovane inglese molto ricco o figlio di pari. Userei la
precauzione di sciuparmi le mani con acido diluito in acqua. Ho imparato a
lustrare gli stivali dal mio domestico, il valente caporale Voreppe. In tre
mesi gli ho rubato tutti i segreti del mestiere.
Una sera, il
vostro padrone, rincasando ubriaco, dar un calcio a Pierre Gerlat.
Anche se mi
buttasse dalla finestra, una difficolt che ho previsto. Mi difendo, e il
giorno dopo mi licenzio senza nessun rancore.
Vi rendereste
colpevole di un abuso di fiducia molto deprecabile. Davanti a un giovane
contadino incapace di capire le stravaganze si scoprono i propri difetti,
mentre, secondo me, davanti a uno del nostro ceto ci guarderemmo bene
dall'agire nello stesso modo.
Non direi mai
quello che avrei scoperto. D'altra parte, un padrone, per parlare come Pierre Gerlat,
rischia anche di capitare con un farabutto, cos si ritrover soltanto un
curioso. Sapete le mie miserie, prosegu Octave. La mia immaginazione cos
balorda, certe volte, ed esagera talmente quello che devo alla mia posizione
che, anche se non sono un re, ho sete d'incognito. Sono un re per il male, il
ridicolo, l'importanza estrema che attribuisco a certe cose. Provo un imperioso
bisogno di vedere agire un altro visconte de Malivert. Poich disgraziatamente
sono imbarcato in questo gioco, poich con mio grande e autentico rimpianto non
posso essere il figlio del primo assistente alla filanderia del signor di
Liancourt, mi serve di fare per sei mesi il cameriere per correggere parecchie
debolezze del visconte de Malivert. l'unico modo; il mio orgoglio innalza una
parete di diamante fra me e gli altri uomini. La vostra presenza, cara cugina,
fa sparire questa parete. Davanti a voi, tutto mi va bene; ma disgraziatamente
non ho il tappeto magico per trasportarvi in tutti i posti, Non posso avervi
come terzo quando vado a cavallo nel Bois de Boulogne con uno dei miei amici. Dopo la prima conoscenza, non ce
n' uno che non si senta straniato dai miei discorsi. E quando finalmente, in
capo a un anno, e con mio grave disappunto, mi capiscono a volo, si chiudono
nel pi assoluto riserbo e credo preferirebbero rivelare le loro azioni e i
pensieri intimi piuttosto al diavolo che a me. Non ci giurerei che molti mi
prendano per "Lucifero in persona", come dice M. de Soubirane :
"incarnato per dargli la malavita", che una delle sue battute
preferite.
Octave raccontava
alla cugina queste strane idee mentre passeggiavano nei boschi di Montlignon, a
qualche passo dalle signore Bonnivet e Malivert. Quelle follie resero Armance
molto pensierosa. Il giorno dopo, quando Octave part per Parigi, quell'aria
libera e felice, talvolta perfino scatenata, lasci il passo a quegli sguardi
dolci e fissi da cui Octave, quando era presente, non riusciva a distaccare i
propri.
Mme de Bonnivet
invit molta gente, e Octave non ebbe pi occasione di andarsene cos spesso a
Parigi perch Mme d'Aumale si trasfer ad Andilly. Insieme a lei arrivarono
sette, otto signore molto in voga e quasi tutte notevoli per la vivacit
dell'intelligenza e il peso che si erano conquistate in societ. Ma tanta
grazia aument il trionfo dell'affascinante contessa; la sua sola presenza in
un salotto, invecchiava le rivali.
Octave era troppo
acuto per non avvertirlo, e i momenti trasognati di Armance si fecero pi
frequenti. Di chi potrei lamentarmi? si diceva. Di nessuno e nemmeno di Octave.
Non gli ho detto forse che preferisco un altro? E lui troppo orgoglioso per
contentarsi del secondo posto in un cuore. Sta sempre con Mme d'Aumale;
bella, brillante, famosa mentre io non sono neanche carina. Quello che io posso
dire a Octave pu avere un interesse molto sbiadito e sono sicura che spesso lo
annoio o lo interesso come una sorella. La vita di Mme d'Aumale divertente,
stravagante. Dove c' lei, niente pu languire, mentre ho l'impressione che se
ascoltassi quello che dicono nel salotto di mia zia spesso mi annoierei. Armance
piangeva, ma quell'animo nobile non si abbassava a provare odio per Mme
d'Aumale. Osservava ogni gesto di quella donna incantevole con attenzione
profonda che spesso le procurava momenti di vivissima ammirazione. Ma ogni resa
all'ammirazione era una pugnalata per il suo cuore, Scomparve la tranquilla
felicit, Armance cadde preda di tutte le angosce della passione. La presenza
di Mme d'Aumale cominci a turbarla pi di quella dello stesso Octave. Il
tormento della gelosia orrendo, soprattutto quando strazia quei cuori cui
l'indole naturale come la posizione sociale vietano parimenti tutti i mezzi di
piacere un poco arditi.
XVI
Let Rome
in Tyber melt! and the wide arch
Of the
rang'd empire fall! Here is my space;
Kingdoms
are clay: our dungy earth alike
Feeds
beast as man : the nobleness of life
Is to
love thus.
Antony and
Cleopatra, act I
Una sera, dopo
una giornata di caldo opprimente, passeggiavano lentamente nei bei castagneti
che coronano le colline di Andilly. Durante il giorno talvolta quei boschi sono
rovinati dalla presenza dei curiosi. In quella bella notte, rischiarata dalla
luce tranquilla di una luminosa luna d'estate, quelle colline solitarie
offrivano un aspetto incantevole. Fra gli alberi scherzava una brezza dolce
completando il fascino di quella deliziosa serata. Per non so che capriccio,
Mme d'Aumale reclamava la continua presenza di Octave accanto a lei; gli
ricordava compiaciuta e senza darsi pena per gli uomini che la circondavano,
che proprio in quei boschi l'aveva visto per la prima volta. Eravate vestito
da mago, e mai primo incontro stato pi profetico, aggiungeva, poich non
mi avete mai annoiata, e non esiste altro uomo di cui posso dire lo stesso.
Armance, che
passeggiava con loro, non poteva impedirsi di trovare quei ricordi molto
teneri. Non esisteva niente di pi piacevole di quella brillante contessa, di
solito cos allegra, quando si degnava di parlare con voce seria dei grandi
interessi della vita e delle vie da seguire per raggiungere la felicit. Octave
si allontan dal gruppo di Mme d'Aumale e, rimasto con Armance a qualche passo
dagli altri, si mise a raccontarle nei minimi dettagli l'intero arco della sua
vita in cui Mme d'Aumale era coinvolta. Ho cercato questa relazione mondana, le
disse, per non urtare la prudenza di Mme de Bonnivet che, senza questo
accorgimento, avrebbe potuto indurla ad allontanarmi dalla sua intimit. Una
cosa tanto tenera fu detta senza parlare d'amore.
Appena Armance fu
in grado di sperare che la sua voce non avrebbe tradito l'estremo turbamento in
cui quel racconto l'aveva trascinata : Io credo, mio caro cugino, io credo
esattamente come mio dovere, in tutto quello che mi raccontate, per me come
il Vangelo. Noto per che non avete mai aspettato, nel confidarmi le vostre iniziative,
che fossero cos avanti. La mia risposta bella e pronta. Mlle Mry de
Tersan e voi vi siete prese qualche volta la libert di sbelfeggiare i miei
successi : per esempio due mesi fa, una certa sera, mi avete accusato di essere
fatuo. Avrei potuto confidarvi fin da allora l'esatto sentimento che ho per Mme
d'Aumale; ma era necessario che lei mi trattasse bene sotto i vostri occhi.
Prima della riuscita, il vostro animo perfido non avrebbe tralasciato di
beffarsi dei miei piccoli piani. Oggi per essere completamente felice manca
soltanto la presenza di Mlle de Tersan.
Nel tono profondo
e quasi commosso con cui Octave pronunciava quelle parole frivole c'era una
cos grande impossibilit di amare le grazie un poco audaci della bella donna
di cui parlava e un attaccamento cos appassionato per l'amica a cui si
confidava che lei non ebbe la forza di resistere alla felicit di vedersi tanto
amata. Si appoggiava al braccio di Octave e lo ascoltava quasi estatica. Tutto
quello che la prudenza poteva ottenere da lei era di non parlare; il suono
della sua voce avrebbe rivelato al cugino tutta la passione che le ispirava. Il
leggero fruscio delle foglie mosse dal vento della sera sembrava prestare nuovo
incanto al loro silenzio.
Octave guardava i
grandi occhi di Armance che si fissavano nei suoi. D'improvviso misero a fuoco
un certo rumore che da qualche tempo colpiva le loro orecchie senza che ci
facessero caso. Mme d'Aumale, esterrefatta dall'assenza di Octave e sentendo
che le mancava, lo chiamava con tutta la forza : Vi chiamano, disse Armance, e l'incrinatura
del tono con cui disse quelle parole tanto semplici avrebbe rivelato a chiunque
non fosse Octave l'amore che si nutriva per lui. Ma lui era cos sbalordito da
quello che stava capitando al suo cuore, cos turbato dal bel braccio appena
coperto da un leggero velo che Armance teneva contro il suo petto da non
accorgersi di nulla. Era fuori di s, assaporava i piaceri dell'amore pi felice
ed era vicino a confessarlo a se stesso. Guardava il cappello di Armance, che
era bello, guardava i suoi occhi. Mai Octave si era trovato in una posizione
tanto fatale ai suoi giuramenti contro l'amore. Aveva creduto di scherzare come
al solito con Armance, e di colpo lo scherzo s'era fatto grave e imprevedibile.
Si sentiva trascinato, non ragionava pi, era al culmine della felicit. Uno di
quei fuggevoli istanti che il caso ogni tanto concede, come compenso di tanti
mali, agli animi fatti per vibrare intensamente. Nei loro cuori la vita preme,
l'amore fa dimenticare tutto quello che non divino come lui, e si vive di pi
in qualche attimo che in lunghi periodi.
Di tanto in tanto
si udiva ancora la voce di Mme d'Aumale che chiamava Octave; e il suono di quella
voce finiva di togliere ogni prudenza alla povera Armance. Octave sentiva che
doveva lasciare il bel braccio che stringeva un poco al suo petto; doveva
separarsi da Armance; lasciandola fu a un passo da afferrarle la mano e
premerla contro le sue labbra. Se lui si fosse concesso questo segno d'amore,
Armance era cos sconvolta in quel momento che gli avrebbe lasciato vedere e
forse confessato tutto quello che provava per lui.
Tornarono vicino
agli altri. Octave camminava un poco avanti. Appena lo rivide, Mme d'Aumale gli
disse subito con aria un poco imbronciata e senza che Armance potesse udirla:
Sono sbalordita di rivedervi tanto presto, come avete potuto lasciare Armance
per me? Siete innamorato di quella bella cugina, non vi difendete, me ne intendo.
Octave non si era
ancora ripreso dallo stordimento che lo aveva travolto; vedeva sempre il bel
braccio di Armance premuto sul suo petto, La frase di Mme d'Aumale fu come un
fulmine che lo folgor.
Quella voce
frivola gli sembr un altol del destino, caduto dall'alto. Gli sembr che
avesse un suono straordinario. Quella frase imprevedibile, rivelando a Octave
la vera situazione del suo cuore, lo precipit dal culmine della felicit in
una sofferenza orrenda e disperata.
XVII
What is a man,
If his
chief good, and market of his time,
Be but to
sleep, and feed: a beast no more.
...Rightly
to be great
Is, not
to stir without great argument;
But
greatly to find quarrel in a straw,
When
honour's at the stake.
Hamlet, act IV
Cos, aveva avuto
la debolezza di violare i giuramenti che si era fatto tante volte! Un attimo
aveva demolito l'opera di tutta la sua vita. Aveva perduto ogni diritto
all'autostima. Ormai il mondo era chiuso per lui ; non aveva virt sufficiente
per viverci. Non gli restava che la solitudine, andare a vivere in fondo a un
deserto. L'eccesso di dolore e la sua repentina comparsa avrebbero potuto
turbare l'animo pi fermo. Fortunatamente Octave cap subito che se non
rispondeva immediatamente e con l'aria pi tranquilla a Mme d'Aumale, la
reputazione di Armance poteva soffrirne. Passava la vita con lei, e le parole
di Mme d'Aumale erano state colte da due o tre persone che detestavano sia lui
che Armance.
Innamorato, io!
disse a Mme d'Aumale. Nientedimeno! una prerogativa che il cielo
evidentemente mi ha negato; non l'ho mai saputo meglio, n rimpianto pi
vivamente. Vedo ogni giorno, e meno spesso di quanto vorrei, la pi seducente
donna di Parigi; piacerle indubbiamente il migliore obiettivo che possa
prefiggersi un uomo della mia et. Certamente lei non avrebbe mai accettato i
miei omaggi; ma in definitiva non ho mai provato quel grado di follia che mi
avrebbe reso capace di offrirglieli. Non ho mai perso accanto a lei il pi
splendido sangue freddo. Dopo una simile prova di selvaggia insensibilit
dispero di lasciarmi andare per qualsiasi donna.
Era un linguaggio
del tutto inedito per Octave. Quella spiegazione quasi parlamentare fu
accortamente dilungata e avidamente ascoltata. C'erano l due o tre uomini
fatti per piacere e che credevano spesso di vedere in Octave un fortunato
rivale. Quest'ultimo per fortuna trov qualche battuta mordace. Parl molto,
continu ad allarmare le vanit personali e finalmente riusc a sperare
legittimamente che nessuno pensasse pi alla frase troppo veritiera sfuggita a
Mme d'Aumale.
Lei l'aveva detta
con un'aria risentita; Octave pens che era il caso di farle convergere
l'attenzione su se stessa. Dopo aver dimostrato la propria impossibilit
d'amare si permise per la prima volta in vita sua qualche parolina quasi
amorosa con Mme d'Aumale; lei ne fu sbalordita.
Alla fine della
serata, Octave era cos sicuro d'aver fugato ogni sospetto che recuper un poco
di tempo per pensare a se stesso. Paventava il momento in cui si sarebbero
separati e avrebbe avuto la libert di guardare in faccia la sua disgrazia.
Cominciava a contare le ore segnate dall'orologio del castello; mezzanotte era
gi suonata da un bel pezzo, ma la sera era cos bella che preferirono
protrarla. Suon l'una, e Mme d'Aumale conged gli amici.
Octave ebbe
ancora un attimo di tregua. Bisognava cercare il cameriere della madre per
dirgli che sarebbe andato a dormire a Parigi. Compiuto questo dovere, torn nel
bosco e a questo punto mi mancano le parole per dare una qualche idea del
dolore che s'impadron di quell'infelice. Amo! si disse con voce soffocata; io,
amare! gran Dio! e, il cuore serrato, la gola contratta, gli occhi fissi e
levati al cielo, rimase immobile come paralizzato dall'orrore; subito dopo
prese a camminare a passi precipitosi. Incapace di reggersi, si lasci cadere
sul tronco d'un vecchio albero che sbarrava il sentiero e in quel momento gli
sembr di vedere ancor pi chiaramente tutta la vastit della sua disgrazia.
Potevo contare
soltanto sulla stima di me, si disse; l'ho perduta. La confessione del proprio
amore che si faceva in tutta chiarezza e senza trovare alcun mezzo per negarla
fu seguita da impeti di rabbia e crisi di inarticolato furore. Il dolore morale
non pu spingersi oltre.
Un'idea, normale
risorsa degli infelici che hanno coraggio, gli si present ben presto; ma
riflett: Se mi uccido, Armance sar compromessa; l'intera societ indagher
curiosa per otto giorni sulle minime circostanze di questa serata; e ognuno dei
signori che erano presenti sar autorizzato a un diverso racconto.
Nulla di
egoistico, nulla di attinente agli interessi volgari della vita affior in quel
nobile animo per contrastare gl'impeti dell'orrendo dolore che lo lacerava.
L'assenza di ogni normale interesse capace di agire da diversivo in simili
momenti una delle punizioni che il cielo sembra compiacersi di infliggere
agli spiriti elevati.
Le ore passavano
rapidamente senza sminuire la disperazione di Octave. Immobile per parecchi
minuti, provava lo spaventoso dolore che esaspera la tortura dei pi grandi
criminali : l'assoluto disprezzo per se stesso.
Non poteva
piangere. La vergogna, di cui si trovava cos degno, gl'impediva di avere piet
di se e disseccava le sue lacrime. Ah ! si lament in uno di quei crudeli
istanti, potessi farla finita! e si concesse di assaporare idealmente la
felicit di non sentire pi. Con quanto piacere si sarebbe dato la morte a
punizione della propria debolezza e come a riparare il proprio onore! S,
diceva, il mio cuore degno di disprezzo perch ha compiuto un atto che mi era
vietato pena la vita, e il mio spirito , se possibile, ancora pi
disprezzabile del mio cuore. Non ho visto una cosa evidente : amo Armance, e
l'amo da quando mi sono piegato ad ascoltare le dissertazioni di Mme de
Bonnivet sulla filosofia tedesca.
Ero tanto folle
da credermi filosofo. Nella mia stupida presunzione mi reputavo infinitamente
superiore ai vuoti ragionamenti di Mme de Bonnivet, e non ho saputo vedere nel
mio cuore ci che la pi fragile donna avrebbe letto nel suo : una passione
dirompente, lampante, e che da tempo ha distrutto ogni interessamento provato
una volta per le cose della vita.
Tutto quello che
non pu parlarmi di Armance per me come se non esistesse. Mi giudicavo
incessantemente, e non ho visto queste cose! Ah! quanto sono spregevole!
La voce del
dovere che cominciava a farsi sentire imponeva a Octave di fuggire all'istante
da Mlle de Zohiloff; ma lontano da lei non sapeva vedere nessuna cosa per cui
valesse la pena di vivere. Niente gli sembrava degno d'ispirargli il minimo
interesse. Tutto gli pareva ugualmente insipido, l'azione pi nobile come
l'occupazione pi volgarmente utile : partire in soccorso della Grecia e andare
a farsi ammazzare a fianco di Fabvier, come fare l'oscuro agricoltore in
qualche remota regione.
La sua
immaginazione percorreva rapidamente tutta la scala delle possibili azioni per
ripiombare con maggior dolore nella disperazione pi profonda, pi priva di
scampo, pi degna del suo nome, ah, come gli sarebbe apparsa piacevole la
morte, in quei momenti!
Octave si diceva
ad alta voce cose folli e di cattivo gusto di cui osservava con curiosit il
cattivo gusto e la follia. A che scopo ingannarsi ancora? esclam di scatto, in
un momento in cui si stava figurando minuziosamente certe esperienze da fare
come agricoltore fra i contadini del Brasile. Perch avere la vigliaccheria
d'ingannarmi ancora? Per colmo di disperazione so che Armance mi ama, e questo
rende ancora pi severi i miei doveri. Storie! se Armance era impegnata, l'uomo
cui ha promesso la sua mano avrebbe sopportato che passasse la vita solo con
me? E la sua gioia cos calma all'apparenza ma cos profonda e cos vera,
quando ieri sera le ho rivelato il mio piano con Mme d'Aumale, a cosa si deve
attribuire? Non una prova pi chiara della luce del giorno? E ho potuto
ingannarmi! Ma allora ero ipocrita con me stesso? Ero sulla strada che
percorrono i pi vili scellerati? Ieri sera, alle dieci, non ho visto una cosa
che qualche ora dopo mi sembra della pi estrema evidenza? Quanto sono debole e
spregevole!
Con l'orgoglio
d'un bambino, in tutta la mia vita non ho saputo elevare me stesso a nessuna
azione da uomo; e ho fatto non solo la mia sfortuna ma ho trascinato
nell'abisso l'essere che al mondo m'era pi caro. Oh Dio, come trovare un
essere pi vile di me ? In quel momento rasent il delirio. La testa di Octave
era come stordita da un calore bruciante. A ogni passo mosso dal suo spirito
scopriva una nuova sfumatura dolorosa, una nuova ragione per disprezzarsi.
L'istinto al
benessere che nell'uomo esiste sempre, anche nei momenti pi crudeli, anche ai
piedi del patibolo, fece scattare in Octave come una volont di non pensiero.
Si stringeva la testa fra le mani, si sforzava quasi fisicamente di non
pensare.
Poco a poco tutto
gli divenne indifferente, tranne il ricordo di Armance che doveva fuggire per
sempre e mai pi rivedere, con nessun pretesto. Perfino l'amore filiale,
impresso tanto profondamente nel suo animo, era dileguato.
Non ebbe che due
idee, lasciare Armance e non concedersi pi di rivederla; sopportare cos la
vita un anno o due fino a quando lei si fosse sposata o la societ si fosse
dimenticata di lui. E dopo, quando non avessero pensato pi a lui, sarebbe
libero di finirla. Questo fu l'ultimo sentimento di quell'animo sfinito dalla
sofferenza. Octave si appoggi contro un albero e cadde svenuto.
Quando torn alla
vita, provava una sensazione di freddo acutissimo. Apr gli occhi. Spuntava il
giorno. Si vide assistito da un contadino che cercava di farlo tornare in s
inondandolo di acqua fredda attinta col cappello da una vicina sorgente. Octave
prov un attimo di smarrimento : si trovava sdraiato sulla scarpata d'un
fossato, in mezzo a una radura di bosco; vedeva ruotare rapide davanti a s
grandi masse di nebbia. Non riconosceva affatto il luogo in cui era.
Di colpo tutte le
sue disgrazie gli si riaffacciarono alla mente. Non si muore di dolore,
altrimenti sarebbe morto in quell'istante. Gli sfugg qualche grido che allarm
il contadino. Lo spavento di quell'uomo richiam Octave al sentimento del
dovere. Era necessario che quel contadino non parlasse. Octave prese la borsa
per dargli un po' di denaro; disse all'uomo, che sembrava impietosito del suo
stato, che si trovava nel bosco a quell'ora per un'imprudente scommessa e che
per lui era molto importante che non si venisse a sapere che il freddo della
notte l'aveva fatto sentir male.
Il contadino
aveva l'aria di non capire. Se vengono a sapere che sono svenuto, disse
Octave, si rider di me. Ah, capisco, disse il contadino. State certo che
non mi sfuggir parola, non sar mai che vi faccia perdere la vostra scommessa.
V' andata bene che sono passato perch parola mia avevate l'aria d'un morto.
Invece di ascoltarlo, Octave guardava la sua borsa. Altro dolore, era un regalo
di Armance; gli faceva piacere sentire sotto le dita tutte le perline d'acciaio
appuntate al tessuto scuro
Appena il
contadino l'ebbe lasciato, Octave ruppe un ramoscello di castagno con cui scav
un buco nel terreno; si concesse di baciare la borsa, regalo di Armance, e la
seppell proprio nel punto in cui era svenuto. Ecco la mia prima azione
virtuosa, si disse. Addio, addio per sempre, cara Armance! Dio sa se t'ho
amata!
XVIII
Sur son
sein d'albtre elle porte une croix brillante o l'enfant de Jacob imprimerait
ses lvres avec respect, et que l'infidle adorerait.
SCHILLER
D'istinto si
precipit verso il castello. Avvertiva confusamente che ragionare con se stesso
era il male pi grande; ma aveva capito qual era il suo dovere e fidava di
trovare il coraggio necessario per eseguire le azioni che gli si fossero
presentate, di qualunque genere. Giustific il ritorno al castello, dovuto
all'orrore di trovarsi solo, con l'idea che qualche domestico poteva arrivare
da Parigi e dire che a rue Saint-Dominique non s'era visto, cosa che avrebbe
potuto far scoprire la sua follia e mettere in apprensione sua madre.
Octave si trovava
molto lontano dal castello. Ah ! si disse attraversando il bosco per
raggiungerlo, solo ieri c'erano qui dei ragazzi che cacciavano; se qualche
maldestro, sparando a un uccello da dietro una siepe mi avesse ucciso, non
avrei nulla da rimproverarmi. Dio, che delizia ricevere un colpo di fucile in
questa testa che mi scoppia! Come lo ringrazierei, se prima di morire ne avessi
il tempo!
chiaro che
quella mattina un poco di follia era entrata in Octave. La romanzesca speranza
di essere ucciso da un ragazzo gli fece rallentare il passo e il suo animo, per
effetto d'una leggera debolezza appena avvertita, si rifiut di considerare la
legittimit di quell'azione. Finalmente rientr nel castello per la porticina
del giardino e la prima persona che vide fu Armance. Rimase immobile, il sangue
gelato, non credeva di incontrarla cos presto. Appena lo vide da lontano,
Armance accorse sorridendo; aveva la grazia e la leggerezza d'un uccello; non
l'aveva mai trovata cos bella; lei pensava a quello che lui aveva detto il
giorno prima sul suo rapporto con Mme d'Aumale.
Cos la vedo per
l'ultima volta! si disse Octave. E la guard avidamente. Il grande cappello di
paglia di Armance, la sua figura nobile, i grossi boccoli che le sfuggivano
sulle guance a contrastare deliziosamente con gli sguardi cos penetranti e
tuttavia cos dolci, cercava d'imprimersi tutto nell'animo. Ma quegli sguardi
ridenti perdevano rapidamente l'aria felice a misura che Armance si avvicinava.
Avvertiva qualcosa di sinistro nell'aspetto di Octave. Not i suoi vestiti
intrisi d'acqua.
Disse con una
voce che l'emozione faceva tremare : Che avete, cugino mio? Nel pronunciare
quelle parole tanto semplici riusc a stento a trattenere le lacrime, tanto era
strana l'espressione dei suoi occhi. Signorina, rispose lui con aria gelida,
mi concederete di non essere troppo sensibile a un interessamento che mi pesa
fino a togliermi ogni libert. vero, vengo da Parigi, e i miei abiti sono
bagnati; se queste spiegazioni non soddisfano la curiosit, ne dar di pi
dettagliate... Qui la crudelt di Octave si arrest, suo malgrado.
Armance, col viso
mortalmente pallido, sembrava sforzarsi invano di allontanarsi; barcollava
visibilmente ed era sul punto di cadere. Lui si avvicin per darle il braccio;
Armance lo guard con occhi morenti e tuttavia incapaci di formulare pensieri.
Octave prese la
sua mano molto bruscamente, se la mise sotto il braccio e cammin verso il
castello. Ma sentiva che anche a lui venivano meno le forze; quasi sul punto di
cadere, trov per il coraggio per dirle : Sto partendo, devo partire per un
lungo viaggio in America; scriver; conto su voi per consolare mia madre;
ditele che torner sicuramente. Quanto a voi, signorina, pretendono che sia
innamorato di voi ; sono ben lontano da simile pretesa. D'altronde, l'antica
amicizia che ci unisce doveva essere sufficiente, almeno cos mi sembra, ad
opporsi alla nascita dell'amore. Ci conosciamo troppo bene per avere
reciprocamente questo tipo di sentimenti che presuppongono sempre un poco
d'illusione.
In quel momento
Armance non era in condizioni di poter camminare; sollev gli occhi che teneva
abbassati e guard Octave; le sue labbra tremanti e pallide sembravano voler
pronunciare qualche parola. Volle appoggiarsi alla cassa d'un arancio, ma non
ebbe la forza di sostenersi; scivol e cadde vicino all'arancio priva di
conoscenza.
Senza soccorrerla
in alcun modo, Octave rest immobile a guardarla ; era profondamente svenuta, i
suoi occhi cos belli erano ancora semiaperti, la linea di quella bella bocca
aveva conservato l'espressione d'un profondo dolore. L'intera perfezione di
quel delicato corpo si rivelava sotto il semplice abito da mattina. Octave not
una piccola croce di diamanti che Armance portava quel giorno, per la prima
volta.
Fu cos debole da
prenderle la mano. Tutta la sua filosofia era sparita. Si accorse che la cassa
dell'arancio li sottraeva alla curiosit degli abitanti del castello; si mise
in ginocchio accanto ad Armance : Perdono, mio caro angelo, disse a voce
bassa mentre copriva di baci quella mano gelida, non ti ho mai amato tanto!
Armance si mosse;
Octave si rialz con uno sforzo convulso: presto Armance fu in grado di
camminare, lui la riport al castello senza osare di guardarla. Si rimproverava
aspramente la spregevole debolezza cui si era lasciato andare; se Armance
l'avesse visto, tutta la crudelt dei suoi propositi diventava inutile. Lei si
affrett a lasciarlo non appena raggiunto il castello.
Appena Mme de
Malivert fu visibile, Octave si fece annunciare e si precipit nelle sue
braccia. Cara mamma, concedimi il permesso di viaggiare, l'unica risorsa che
mi resta per allontanare un matrimonio aborrito senza mancare al rispetto che
devo a mio padre. Mme de Malivert, esterrefatta, tent invano di ricavare dal
figlio qualche.parola pi concreta su quel presunto matrimonio :
Ma come, gli
diceva, n il nome della ragazza, n la famiglia, non posso sapere nulla da te
! Ma c' della follia! Ma subito Mme de Malivert si guard dal ripetere quella
parola che le sembrava troppo vera. Tutto ci che riusc a ottenere dal figlio
che sembrava deciso a partire in giornata, fu che non sarebbe andato in
America. La meta del viaggio era indifferente a Octave, aveva pensato solo al
dolore della partenza.
Mentre parlava
alla madre sforzandosi, per non angosciarla, di farsi venire idee pi moderate,
trov di colpo una ragione plausibile: Cara mamma, un uomo che porta il nome
dei Malivert e che ha la sfortuna di non aver fatto ancora niente a venti anni
deve cominciare andando in crociata, come i nostri avi. Ti prego permettimi di
andare in Grecia. Se lo esigi, dir a mio padre che vado a Napoli; di l, come
per caso, la curiosit mi trasciner verso la Grecia, e non naturale che un
gentiluomo la veda con la spada in pugno? Annunciato in questo modo, il mio
viaggio non avr alcun'aria di pretesa...
Quel progetto
preoccup terribilmente Mme de Malivert; ma c'era qualcosa di generoso e si
accordava con le sue idee sul dovere. Dopo un colloquio di due ore, che per
Octave fu un momento di tregua, ottenne il consenso della madre. Stretto fra le
braccia di quella tenera amica ebbe per un breve istante la felicit di poter piangere.
Accett due condizioni che al momento di entrare da lei avrebbe rifiutato. Le
promise che, se glielo avesse chiesto, dodici mesi dopo il suo sbarco in Grecia
sarebbe tornato a passare quindici giorni con lei.
Per, mamma
cara, per evitare il disagio di vedere il mio viaggio sul giornale, promettimi
che riceverai la mia visita nella tua tenuta di Malivert, nel Delfinato. Tutto
fu sistemato secondo i suoi desideri e lacrime di tenerezza suggellarono le
condizioni di quella improvvisa partenza.
Uscendo dalla
madre, soddisfatti i propri doveri nei confronti di Armance, Octave trov il
sangue freddo necessario per entrare dal marchese. Padre mio, disse dopo
averlo abbracciato, consenti a tuo figlio di porti una domanda: "Quale fu
la prima gesta d'Enguerrand de Malivert, nel 1147, sotto Louis le Jeune?"
Il marchese si
affrett ad aprire il suo scrittoio e ne tir fuori una bella pergamena
arrotolata da cui non si separava mai : la genealogia della sua famiglia. Vide
con enorme soddisfazione che la memoria aveva servito bene il figlio. Amico
mio, disse il vecchio togliendosi gli occhiali, Enguerrand de Malivert nel
1147 part per la crociata insieme al suo re. A quel tempo aveva diciannove
anni? seguit Octave. Precisamente diciannove anni, disse il marchese sempre
pi soddisfatto del rispetto che il giovane visconte dimostrava per l'albero
genealogico della famiglia.
Quando Octave
ebbe dato alla contentezza del padre il tempo di lievitare e fissarsi bene nel
suo animo, Padre mio, gli disse con voce ferma, noblesse oblige ! Ho venti anni suonati, mi sono
occupato anche troppo dei libri. Vengo a chiedervi la vostra benedizione e il
permesso di fare un viaggio in Italia e in Sicilia. Non voglio nascondervi
nulla, ma lo confesso solo a voi : dalla Sicilia passer in Grecia; cercher di
partecipare a un combattimento e torner da voi un poco pi degno, forse, del
nome illustre che mi avete tramandato.
Il marchese,
bench molto valoroso, non aveva l'animo dei suoi avi al tempo di Louis de Jeune;
era un padre, e un tenero padre del XIX secolo. Rest completamente interdetto
dall'improvvisa decisione di Octave; si sarebbe contentato volentieri d'un
figlio meno eroico. Ma l'aria severa di quel ragazzo e la fermezza della
decisione che i suoi modi tradivano, s'imposero. La risolutezza non era mai
stata il suo forte, e non os negare un permesso che gli veniva richiesto con
tutta l'aria di poterne fare a meno, se l'avesse rifiutato.
Mi ferisci il
cuore, disse il buon vecchio accostandosi allo scrittoio; e, senza che il
figlio glielo avesse chiesto, gli scrisse con mano tremante un buono di una
grossa somma per un notaio che aveva in deposito parte del suo denaro.
Prendi, disse a Octave, e Dio voglia che non sia l'ultimo denaro che ti do!
Suon la
colazione. Per fortuna, Mme d'Aumale e Mme de Bonnivet erano andate a Parigi, e
la triste famiglia non fu costretta a nascondere il proprio dolore con parole
futili.
Octave, un po'
rinfrancato dalla coscienza di aver compiuto il proprio dovere, sent la forza
di continuare; aveva pensato di partire prima di colazione; pens che era
meglio comportarsi esattamente come al solito. I domestici potevano
chiacchierare. Prese posto al piccolo tavolo da colazione, di fronte ad
Armance. l'ultima volta che la vedo, si diceva. Armance per fortuna si scott
in modo piuttosto doloroso, mentre preparava il t. L'incidente avrebbe servito
da scusa al suo turbamento, se qualcuno in quella piccola stanza avesse avuto
l'animo giusto per farci caso. Il marchese de Malivert aveva la voce tremante :
per la prima volta in vita sua non trovava nulla di piacevole da dire. Cercava
se qualche pretesto compatibile con l'imponente frase Noblesse oblige! citata tanto a proposito dal
figlio non gli potesse offrire il mezzo per ritardare quella partenza.
XIX
He
unworthy you say?
'Tis
impossible. It would
Be more easy to
die.
DECKAR
Octave ebbe
l'impressione che Mlle de Zohiloff lo guardasse talvolta con eccessiva
tranquillit. Nonostante la sua feroce virt che gli vietava assolutamente di
pensare a rapporti che non esistevano pi, non riusc a vietarsi il pensiero
che la rivedeva per la prima volta da quando s'era confessato di amarla; la
mattina, in giardino, era sconvolto dalla necessit di agire. Cos questa
l'impressione, si diceva, prodotta dalla vista di una donna che si ama. Ma
forse Armance ha per me solo dell'amicizia. Questa notte stato un moto di
presunzione a farmi pensare il contrario.
Durante quella
penosa colazione, nessuno disse una parola sull'argomento che occupava tutti i
cuori. Mentre Octave era dal padre, Mme de Malivert aveva fatto chiamare
Armance per informarla dello strano progetto di quel viaggio. La povera ragazza
aveva bisogno di sincerit; non riusc a impedirsi di dire a Mme de Malivert : Come
vedete, mamma, le vostre idee erano davvero fondate !
Quelle due dolci
creature erano precipitate nel pi amaro dolore. Qual la causa di questa
partenza? ripeteva Mme de Malivert, giacch non pu essere un colpo di
follia, tu l'hai guarito. Decisero di non parlare a nessuno del viaggio di
Octave, neanche a Mme de Bonnivet. Non dovevano inchiodarlo al suo proposito,
e forse, diceva Mme de Malivert, possiamo ancora sperare. Abbandoner un
progetto concepito tanto bruscamente.
Quella conversazione
rese ancora pi crudele, se possibile, il dolore di Armance; sempre fedele
all'eterno silenzio che era convinta di dovere al sentimento esistente fra lei
e il cugino, portava la pena della propria discrezione. Le parole di Mme de
Malivert, amica cos prudente e che l'amava con tanta tenerezza, riferendosi a
fatti che conosceva solo approssimativamente, non erano di nessun conforto per
Armance.
E invece quanto
bisogno avrebbe avuto di consultare un'amica sulle varie cause che secondo lei
avrebbero ugualmente potuto determinare il comportamento cos stravagante del
cugino! Ma nulla al mondo, neanche il dolore atroce che le straziava l'animo,
poteva farle dimenticare il rispetto che ogni donna deve a se stessa. Sarebbe
morta di vergogna piuttosto che riferire le parole che l'uomo prediletto le
aveva rivolto quel mattino. Se facessi una simile confidenza, si diceva, e
Octave lo sapesse, non mi stimerebbe pi.
Dopo la
colazione, Octave si affrett a partire per Parigi. Agiva bruscamente, aveva
rinunciato a vagliare i propri movimenti. Cominciava a sentire tutta l'amarezza
dell'imminente partenza e temeva il pericolo di trovarsi solo con Armance. Se
l'angelica bont di lei non s'era inasprita per l'orrenda durezza del suo
comportamento, se si degnava di parlargli, poteva garantire a se stesso di non
commuoversi nel dire addio per sempre a una cugina cos bella e perfetta?
Avrebbe visto che
l'amava e non per questo poteva rinunciare a partire subito e col rimorso
eterno di non aver fatto il proprio dovere neppure in quel momento supremo. I
suoi doveri pi sacri erano proprio verso la persona che gli era pi cara al
mondo e di cui forse aveva compromesso la serenit.
Octave usc dal
cortile del castello esattamente con l'animo di chi va a morte; e per la verit
sarebbe stato felice di provare soltanto il dolore di un uomo condotto al
supplizio. Aveva temuto la solitudine del viaggio, e non ne soffr quasi ;
stup di quell'attimo di tregua che la sventura gli regalava.
Aveva appena
avuto una lezione di modestia troppo dura per attribuire quella serenit alla
vana filosofia che altra volta faceva il suo orgoglio. Da questo punto di vista
il dolore aveva fatto di lui un uomo nuovo. Le sue energie erano spossate da
tanti sforzi e sentimenti violenti ; non aveva pi sensibilit. Appena sceso da
Andilly nella pianura cadde in un sonno letargico e rimase sbalordito,
arrivando a Parigi, di vedere alla guida del calessino il domestico che alla
partenza stava dietro.
Nascosta nelle
soffitte del castello Armance aveva seguito dietro una persiana tutti i
particolari di quella partenza. Quando il calesse di Octave scomparve dietro
gli alberi, immobile al suo posto, si disse : finito tutto, non tomer.
Verso sera, dopo
tanto che piangeva, le si present un quesito che ag un poco da diversivo al
suo dolore. Come era possibile che Octave, cos raffinato nell'eleganza dei
suoi modi, cos premurosamente amico, cos devoto, perfino tenero, aggiunse
arrossendo, ieri sera, quando passeggiavamo insieme, ha potuto assumere un tono
cos duro, cos insultante, cos estraneo a tutto il suo modo d'essere, nello
spazio di qualche ora? Certamente non venuto a sapere nulla di me che abbia
potuto offenderlo.
Armance cercava
di ricordarsi tutti i particolari del suo comportamento con la segreta speranza
di individuare qualche sbaglio che potesse giustificare il tono bizzarro che
Octave aveva adottato con lei. Non trovava nulla di riprovevole; era infelice
di non scoprirsi nessuna colpa quando d'improvviso le torn in mente una
vecchia idea.
Octave non poteva
essere ricaduto in quel furore che in passato l'aveva spinto a parecchie
singolari violenze? Quel ricordo, per quanto penoso all'inizio, fu un raggio di
luce. Armance era cos infelice che tutti i ragionamenti che riusc a formulare
le provarono rapidamente che quella spiegazione era la pi probabile. La sua
estrema consolazione era non trovare Octave ingiusto, qualunque fosse la
scusante.
Quanto alla sua
pazzia, se era pazzo lo avrebbe amato ancora pi appassionatamente. Avr bisogno
di tutta la mia dedizione, e questa non g'i mancher mai, aggiungeva, le
lacrime agli occhi, e il cuore le palpitava di generosit e di coraggio. Forse
Octave in questo momento esagera l'obbligo di un giovane gentiluomo, che non
abbia fatto ancora nulla, di muovere in soccorso della Grecia. Il padre non gli
voleva far prendere, qualche anno fa, la croce di Malta? Parecchi membri della
sua famiglia sono stati cavalieri di Malta. Forse, avendo ereditato il loro
lustro, si crede obbligato a tener fede ai giuramenti fatti da loro di
combattere i turchi?
Armance si
ricord che Octave, il giorno che si seppe della presa di Missolungi, le aveva
detto: Non concepisco la bella tranquillit dello zio comandante, lui che ha
prestato dei giuramenti e che prima della rivoluzione godeva di un
considerevole appannaggio. E poi vogliamo essere rispettati dal partito
industriale !
A furia di
pensare a questa consolante spiegazione dell'operato del cugino, Armance si
disse : possibile che qualche motivo personale sia andato a sommarsi a quella
generica obbligazione da cui molto probabile che il nobile animo di Octave si
senta condizionato? La sua idea di farsi prete, prima dei successi del partito
clericale, pu darsi che abbia fatto nascere ultimamente qualche chiacchiera.
Pu darsi che ritenga pi consono al suo nome andare in Grecia a provare che
non indegno dei suoi antenati piuttosto che stare a Parigi dietro a qualche
storia poco chiara di cui sarebbe sempre penoso dare spiegazioni e che potrebbe
infangarlo. Non me ne ha parlato perch questo genere di cose non si raccontano
a una donna. Ha avuto paura che l'abitudine alla confidenza lo portasse a
confessarmelo; di qui la durezza delle sue parole. Non voleva essere trascinato
a farmi qualche confidenza poco opportuna...
Cos
l'immaginazione di Armance si smarriva in supposi- zioni consolanti poich le
dipingevano Octave innocente e generoso. solo per eccesso di virt, si diceva
con le lacrime agli occhi, che un animo simile pu sembrare in torto.
XX
A fine
woman! a fair woman! a sweet woman!
- Nay,
you must forget that.
- O, the
world has not a sweeter creature.
Othello, act IV
Mentre Armance
passeggiava sola in una zona del bosco d'Andilly inaccessibile a ogni sguardo,
Octave a Parigi era immerso nei preparativi della partenza. Provava
alternativamente una sorta di tranquillit stupefatta di se stessa, seguita da
momenti di intollerabile disperazione. Proveremo a rievocare le varie specie di
dolore che segnavano ogni attimo della sua vita? Il lettore non si stancher di
questi tristi dettagli?
Gli sembrava di
udire continuamente qualcuno parlargli all'orecchio, e questa sensazione strana
e inaspettata gli vietava di dimenticarsi per un istante del suo dolore.
Gli oggetti pi
insignificanti gli ricordavano Armance. La sua follia arrivava al punto di non
poter vedere in cima a un manifesto pubblicitario o sopra un'insegna di negozio
una A o una Z senza ritrovarsi costretto a
pensare a quell'Armance de Zohiloff che si era giurato di dimenticare. Quel
pensiero gli si attaccava come un fuoco divoratore e con tutta l'attrazione
della novit e tutto l'interesse che avrebbe provato se l'idea della cugina gli
fosse apparsa dopo secoli.
Tutto cospirava
contro di lui; aiutava il suo cameriere, il bravo Voreppe, a imballare alcune
pistole; il chiacchierio di quell'uomo, entusiasta di partire solo col suo
padrone e di regolare tutti i particolari, lo distraeva un poco.
All'improvviso, vide queste parole incise a caratteri abbreviati
sull'impugnatura di una pistola : Armance tenta di far fuoco con quest'arma, 3
settembre 182*.
Prende una carta
della Grecia; spiegandola, fa cadere una delle spilline con la bandierina rossa
con cui Armance segnava le posizioni dei turchi durante l'assedio di
Missolungi.
La carta della
Grecia gli sfugg di mano. Rest immobile dalla disperazione. Ma allora mi
vietato dimenticarla! esclam guardando il cielo. Tentava inutilmente di
trovare una certa fermezza. Ogni oggetto che lo circondava portava il segno del
ricordo di Armance. L'iniziale di quel nome caro, seguita da qualche data
significativa, era scritta da per tutto.
Octave errava a
casaccio nella camera; impartiva ordini subito revocati. Ah, non so quello che
voglio, si disse al culmine del dolore. Cielo! come si pu soffrire di pi?
Non trovava
sollievo in alcuna posizione. Faceva i movimenti pi bizzarri. Se riuscivano a
stordirlo o a procurargli dolore fisico, per un mezzo secondo riusciva a
distrarsi dall'immagine di Armance. Di tutti gli espedienti escogitati, era il
meno inefficace.
In altri momenti
si diceva : Non devo rivederla pi! Questo dolore supera ogni altro. . un'arma
acuminata di cui devo levigare la punta a furia di trafiggermi il cuore.
Mand il
domestico a comprare alcune cose necessarie al viaggio; aveva bisogno di
liberarsi di quella presenza che gli girava intorno; voleva abbandonarsi per
qualche minuto al suo spaventoso dolore. Opponendoglisi, credeva d'inasprirlo
maggiormente.
Neanche dopo
cinque minuti che il domestico era uscito dalla camera gli sembrava che avrebbe
provato sollievo a rivolgergli la parola; soffrire in solitudine era diventato
il peggiore dei tormenti. E non poter uccidersi! esclam. And alla finestra
nel tentativo di vedere qualcosa che lo assorbisse un attimo.
Cal la sera,
bere non gli fu di nessun aiuto. Aveva sperato in un poco di sonno, lo rese
soltanto pi folle.
Spaventato dalle
idee che gli si presentavano e che potevano farlo diventare la favola della
casa e compromettere indirettamente Armance: tanto varrebbe, si disse, che mi
concedessi il permesso di finirla, e si chiuse a chiave.
La notte era
inoltrata; immobile sul balcone, guardava il cielo. Ogni minimo rumore attirava
la sua attenzione; ma poco a poco tutti i rumori cessarono. Quel silenzio
perfetto, abbandonandolo per intero a se stesso, gli parve aggiungere nuovo
orrore alla sua situazione. L'estrema stanchezza gli procurava un attimo di
assopimento, il confuso borbottio di parole umane che credeva di sentire
all'orecchio lo svegliava di soprassalto.
Il giorno dopo,
quando i camerieri entrarono da lui, il tormento morale che lo assillava era
cos atroce che prov il desiderio di saltare al collo del barbiere che gli
stava tagliando i capelli e dirgli quanto fosse da compiangere. Il disgraziato
che il bisturi del chirurgo sta torturando crede di dar sollievo al proprio
dolore con un urlo selvaggio.
Nei momenti pi
tollerabili, Octave si scopriva il bisogno di fare conversazione col suo
domestico. Le minuzie pi puerili sembravano assorbire ogni sua attenzione e ci
si dedicava con una cura esagerata.
La sventura lo
aveva reso eccessivamente modesto. Se la memoria riandava a qualche
trascurabile diverbio tipicamente da salotto, si stupiva dell'energia poco
delicata che aveva potuto dispiegare; gli sembrava che l'avversario avesse
avuto tutte le ragioni e lui tutti i torti.
L'immagine di
ogni sventura che la vita gli aveva riservato si ripresentava con dolorosa
intensit; e poich non doveva pi rivedere Armance, il ricordo di quella turba
di piccoli mali che un solo sguardo di lei avrebbe fatto dimenticare si
risvegliava pi acerbo di quanto fosse mai stato. Lui che aveva tanto detestato
le visite noiose, ora le desiderava. Uno sciocco che la sera venne a trovarlo,
divent per un'ora il suo benefattore. Doveva scrivere una lettera di cortesia
a una lontana parente : quella parente fu tentata di leggervi una dichiarazione
d'amore tanto parlava di s con sincerit e profondit e tanto lasciava
trasparire il bisogno di piet dell'autore.
In quella dolorosa
altalena Octave era arrivato alla sera del secondo giorno da quando aveva
lasciato Armance; usci
va dal sellaio.
Tutti i preparativi sarebbero stati finalmente ultimati quella notte e dal
mattino dopo poteva partire.
Doveva tornare ad
Andilly? Dibatteva dentro di s questo problema. Si accorgeva con orrore di non
amare pi sua madre poich non rientrava affatto nelle ragioni che si dava per
rivedere Andilly. Temeva la vista di Mlle de Zohiloff e tanto pi quando in
certi momenti si chiedeva : Ma tutto il mio comportamento non forse un
inganno?
Non osava
rispondersi: s, e allora la voce del diavolo diceva: Non un dovere sacro
rivedere la mia povera mamma, a cui l'ho promesso? No, sventurato, esclamava
la coscienza; questa risposta solo un sotterfugio, tu non ami pi tua
madre.
In quel momento
angoscioso i suoi occhi si posarono macchinalmente sul cartellone di uno
spettacolo, vide la parola Otello scritta a grosse lettere. Quella parola gli ricord
l'esistenza di Mme d'Aumale. Forse era venuta a Parigi per l'Otello; in tal caso mio dovere
parlarle un'ultima volta. Devo farle considerare il mio viaggio cos improvviso
come l'idea d'un uomo tediato. Ho tenuto nascosto per un pezzo il progetto agli
amici; ma da parecchi mesi la partenza era ritardata soltanto da quel genere di
difficolt pecuniarie di cui non si pu parlare con amici ricchi.
XXI
Durate,
et vosmet rebus servate secundis.
VIRGILIO
Octave entr al
Thtre-Italien; ci trov Mme d'Aumale nel suo palco insieme a un certo marchese
de Crveroche; uno dei bellimbusti fra i pi assidui nell'assedio a quella
bella signora ma, meno intelligente o pi altezzoso degli altri, che si
riteneva preferito. Appena comparve Octave, Mme d'Aumale non ebbe pi occhi che
per lui, e il marchese de Crveroche, oltre modo indispettito, usc senza che
peraltro il suo esodo fosse notato.
Octave prese
posto nelle prime poltroncine del palco e solo per abitudine, giacch quel
giorno era lontano da qualunque genere di ostentazione, si mise a parlare a Mme
d'Aumale con un tono di voce che talvolta copriva quella degli attori. Dobbiamo
riconoscere che oltrepass un poco il grado di tollerabilit nella provocazione
e se la platea del Thtre-Italien fosse stata composta dal normale pubblico
degli spettacoli, avrebbe avuto la distrazione di una piazzata.
A met del
secondo atto dell'Otello, il ragazzo che vende i libretti d'opera,offrendoli con voce nasale
venne a consegnargli il seguente biglietto :
Signore, per
natura disprezzo enormemente ogni ostentazione; la societ ne rigurgita al
punto che posso occuparmi solo di quelle che mi molestano direttamente. Voi mi
molestate col chiasso che state facendo insieme alla piccola d'Aumale. State
zitto.
Ho l'onore di
essere ecc.
Marchese
de Crveroche, Rue de Verneuil, n. 54.
Octave rimase
profondamente sbalordito da quel biglietto che lo riportava alle volgari cure
della vita; all'inizio fu come uno che per un attimo venga tirato fuori
dall'inferno. La sua prima idea fu di esibire la gioia che ben presto gli
riemp l'animo. Pens che il binocolo di M. de Crveroche dovesse essere
puntato sul palco di Mme d'Aumale e che il rivale avrebbe esultato se lei fosse
apparsa meno divertita, dopo il suo biglietto.
Quella parola rivale usata per parlare a se stesso lo
fece scoppiare in una risata ; aveva uno sguardo strano. Ma che avete? disse
Mme d'Aumale. Penso ai miei rivali. Pu esserci sulla terra un uomo che
pretenda di piacervi quanto me? Una frase cos carina per Mme d'Aumale era
meglio dei pi appassionati accenti della sublime Pasta.
La sera, molto
tardi, dopo aver accompagnato a casa Mme d'Aumale che aveva voluto cenare,
Octave, restituito a se stesso, era tranquillo e allegro. Che differenza con lo
stato in cui si trovava dopo la notte passata nel bosco!
Gli era piuttosto
difficile trovare un testimone. I suoi modi tenevano a distanza e aveva cos
pochi amici che era molto preoccupato di apparire indiscreto pregando uno dei
suoi compagni di accompagnarlo da M. de Crveroche. Alla fine si ricord di un
certo M. Dolier, ufficiale a disposizione, che vedeva pochissimo ma che gli era
parente.
Alle tre del
mattino mand un biglietto dal portiere di M. Dolier; alle cinque e mezzo si
present personalmente e poco dopo i due signori erano da M. de Crveroche che
li ricevette con una gentilezza un poco manierata ma in definitiva
ineccepibile. Vi aspettavo, signori, li salut con aria disinvolta; ho
sperato che vorreste farmi l'onore di prendere un t con me e con il mio amico
M. de Meylan, che ho il piacere di presentarvi.
Presero il t.
Alzandosi da tavola, M. de Crveroche menzion il bosco di Meudon.
La gentilezza
manierata di quell'uomo comincia per conto mio a darmi sui nervi, disse
l'ufficiale di un'antica armata risalendo sul calessino di Octave. Lasciate
che guidi io, non vi stancate la mano. Da quanto tempo non entrate in una sala
da scherma? Tre o quattro anni, disse Octave, Ǐ il massimo che riesco a
ricordare. Quando avete tirato di pistola l'ultima volta? Forse sei mesi,
ma non ho mai pensato di battermi con la pistola. Diavolo, disse M. Dolier,
sei mesi! Mi secca. Tendete il braccio verso di me. Tremate come una
foglia. una disgrazia che ho sempre avuto, disse Octave.
M. Dolier, molto
scontento, non disse pi parola. L'ora silenziosa che impiegarono per andare da
Parigi a Meudon fu per Octave il momento pi dolce che avesse provato dopo la
sua sventura. Si sarebbe difeso con impegno; ma alla fine se rimaneva ucciso
non avrebbe avuto nulla da rimproverarsi. Cos come le cose si erano messe per
lui, la morte gli appariva la fortuna massima.
Arrivarono in un
angolo appartato del bosco di Meudon; ma M. de Crveroche, pi affettato e
dandy del solito, sollev ridicole obiezioni contro due o tre posti. M. Dolier
si conteneva a stento; Octave faticava non poco a trattenerlo. Almeno lasciate
che mi sfoghi col testimone; gli voglio far capire quello che penso di tutti e
due, disse M. Dolier. Rimandate simili idee a domani, replic Octave con
aria severa; pensate che oggi avete avuto la bont di promettermi un
servigio.
Il testimone di
M. de Crveroche parl prima di pistola che di spada. Octave trov la cosa di
cattivo gusto e fece cenno a M. Dolier che accett immediatamente. Finalmente
fecero fuoco. A M. de Crveroche, abilissimo tiratore, tocc il primo colpo;
Octave fu ferito alla coscia; il sangue colava copiosamente. Ho il diritto di
tirare, disse con freddezza; e M. de Crveroche ebbe la gamba sfiorata.
Stringetemi la coscia col mio fazzoletto e il vostro, disse Octave al
domestico; bisogna che per qualche minuto il sangue non coli. Ma che
intenzione avete? disse M. Dolier. Continuare, replic Octave, non mi sento
indebolito, ho le stesse forze di quando sono arrivato; potrei portare a
termine qualunque altra cosa, perch non questa? Ma mi sembra pi che
terminata, disse M. Dolier. E la vostra ira di dieci minuti fa, dov' andata
a finire? Quest'uomo non ha inteso affatto insultarci, replic M. Dolier; Ǐ
semplicemente uno sciocco.
I testimoni, dopo
essersi consultati, si opposero nettamente a un secondo fuoco. Octave s'era
accorto che il secondo di M. de Crveroche era un essere subalterno, forse
entrato a forza in societ per la sua bravura ma intimamente in stato di
perpetua adorazione nei confronti del marchese; gl'indirizz qualche battuta
mordente. M. de Meylan si trov ridotto al silenzio da una secca parola
dell'amico, e il secondo di Octave non pot pi decentemente aprire bocca.
Mentre parlava, Octave forse era felice come non gli era mai capitato in vita
sua. Chiss quale vaga e criminale speranza fondasse sulla sua ferita che per
qualche giorno lo avrebbe trattenuto accanto alla madre e quindi non troppo
lontano da Armance. Alla fine, M. de Crveroche, rosso dalla rabbia, e Octave,
il pi felice degli uomini, dopo un quarto d'ora ottennero che si ricaricassero
le pistole.
M. de Crveroche,
furioso al pensiero di non poter ballare per qualche settimana, per via della
sua scorticatura alla gamba, propose inutilmente di sparare a bruciapelo; i
testimoni minacciarono di piantarli l coi loro servitori portandosi via le
pistole, se si fossero avvicinati di un passo. La sorte favor ancora M. de
Crveroche; mir a lungo e fer gravemente Octave al braccio destro. Signore,
gli grid Octave, dovete aspettare che faccia fuoco a mia volta; permettete
che mi faccia stringere il braccio. Terminata rapidamente quest'operazione il
domestico di Octave, ex soldato, aveva inzuppato il fazzoletto nell'acquavite in
modo da farlo bene aderire Mi sento benissimo, disse Octave a M. Dolier.
Tir. M. de Crveroche cadde e mor due minuti dopo.
Octave,
appoggiandosi al domestico, si diresse verso il calesse e vi sal senza dire
una parola. M. Dolier non pot impedirsi un moto di compassione per quel bel
giovanotto morente, di cui vedevano il corpo irrigidirsi a pochi passi da loro.
solo uno stupido di meno, disse freddamente Octave.
In capo a venti
minuti, bench il carrozzino andasse al passo, Octave disse a M. Dolier: Il
braccio mi fa molto male, il fazzoletto stringe troppo, e svenne. Riprese
conoscenza un'ora dopo, nella casetta d'un giardiniere, una brava persona piena
di umanit e che M. Dolier aveva provveduto a pagare profumatamente appena
entrati.
Sapete, caro
cugino, quanto mia madre sia sofferente, gli disse Octave; lasciatemi, andate
a rue Saint-Dominique ; se non trovate mia madre a Parigi siate cos buono da
arrivare fino ad Andilly; informatela, con tutte le precauzioni possibili, che
sono caduto da cavallo e mi sono rotto un osso del braccio destro. Non parlate
di duello n di pallottole. Ho motivo di sperare che alcune circostanze, di cui
dopo vi parler, impediranno a mia madre di disperarsi per questa leggera
ferita; parlate del duello soltanto alla polizia, se necessario, e mandatemi
un chirurgo. Se andate al castello di Andilly, che si trova a cinque minuti dal
paese, fate chiedere di Mlle Armance de Zohiloff, preparer mia madre al
racconto che dovete farle.
Nominare Armance
rivoluzion la situazione di Octave. Allora osava pronunciare quel nome, cosa
da cui si era tanto difeso! forse non l'avrebbe lasciata per un mese! Fu un
momento delizioso.
Mentre si
batteva, l'idea di Armance era balenata spesso a Octave, ma l'aveva respinta
severamente. Dopo averla nominata, os pensare a lei per un istante; subito
dopo si sent debolissimo. Ah ! se morissi, si disse con gioia, e si permise di
pensare ad Armance come prima della fatale scoperta dell'amore che provava per
lei. Octave not che i contadini che lo circondavano sembravano molto
allarmati; i segni della loro preoccupazione sminuirono i suoi rimorsi per il
permesso che si era accordato di pensare alla cugina. Se le mie ferite si
mettono male, si disse, sar legittimo scriverle, sono stato molto crudele con
lei.
Appena balenata,
l'idea di scrivere ad Armance s'impadron immediatamente di Octave. Se mi sento
meglio, si disse alla fine per quietare i rimproveri che si muoveva, sar
sempre padrone di bruciare la lettera. Octave soffriva molto, era sopraggiunto
un violento mal di testa: posso morire all'improvviso, si disse con allegria,
mentre si sforzava di riesumare qualche nozione d'anatomia. Ah! deve essermi
permesso di scrivere!
Alla fine commise
la debolezza di chiedere carta penna e inchiostro. Non fu difficile procurargli
un ruvido foglio di quaderno e una pessima penna; ma in casa non c'era
inchiostro. Come confessarlo? Octave fu tanto puerile da scrivere col sangue
che ancora sgocciolava dalla fasciatura del suo braccio destro. Scrisse con la
sinistra e pi facilmente di quanto non sperasse:
Mia cara
cugina,
Ho appena
ricevuto due ferite che possono costringermi a casa quindici giorni ciascuna.
Poich dopo mia madre voi siete la persona che pi onoro al mondo, vi scrivo
queste righe per comunicarvi quanto segue. Se corressi qualche pericolo, ve lo
direi. Mi avete abituato alle prove della vostra affettuosa amicizia ; sareste
tanto buona da trovarvi come per caso da mia madre, a cui M. Dolier annuncer
una semplice caduta da cavallo e una frattura al braccio destro? Lo sapete,
cara Armance, che abbiamo due ossa in quella parte del braccio che unita alla
mano? Si rotto uno di questi ossi. Fra le ferite che costringono in casa,
la pi semplice che potessi immaginare. Non so se le convenienze vi permettono
di vedermi, durante la mia malattia; temo di no. Ho voglia di commettere una
indiscrezione : forse, tenendo conto della mia piccola scala, proporranno di
sistemare il mio letto nel salotto che bisogna attraversare per andare nella camera
di mia madre, e io accetter. Vi prego di bruciare immediatamente la mia
lettera... Sono svenuto, l'effetto naturale e affatto pericoloso della
emorragia; eccomi a usare di nuovo una terminologia saccente. Siete stata il
mio ultimo pensiero nel perdere conoscenza e il primo nel tornare alla vita. Se
vi pare opportuno, venite a Parigi prima di mia madre; il trasporto di un
ferito, anche nel caso di una semplice distorsione, ha sempre qualcosa di
sinistro che bisogna risparmiarle. Una delle vostre sfortune, mia cara Armance,
di non avere pi i vostri genitori ; se per caso muoio, e nonostante ogni
apparenza, sarete privata di chi vi ama pi di quanto un padre ami la propria
figlia. Prego Dio che vi conceda la felicit di cui siete degna. Ed dire molto,
molto.
Octave.
P.S. Perdonatemi alcune parole dure,
che allora erano necessarie.
Essendogli venuta
l'idea della morte, Octave si fece portare un secondo foglio di carta al centro
del quale scrisse :
Lascio la
propriet di tutto quanto possiedo in questo momento a Mlle Armance de
Zohiloff, mia cugina, come debole segno di riconoscenza per le cure che sono
certo prester a mia madre quando io non ci sar pi
Fatto a Clamart,
il ... 182*.
Octave de
Malivert.
E fece firmare
due testimoni, alquanto dubbioso che la qualit dell'inchiostro potesse
invalidare un simile atto.
XXII
To the
dull plodding man whose vulgar soul is awake only to the gross and paltry
interests of every day life, the spectacle of a noble being plunged in
misfortune by the resistless force of passion, serves only as an object of
scorn and ridicule.
DECKAR
Mentre i
testimoni stavano firmando Octave svenne di nuovo; i contadini,
preoccupatissimi, erano andati a cercare il parroco. Finalmente arrivarono da
Parigi due chirurghi e trovarono lo stato di Octave molto grave. Quei signori
erano terrorizzati dal disturbo che avrebbe significato per loro venire tutti i
giorni a Clamart e decisero di far trasportare il ferito a Parigi.
Octave aveva
spedito la lettera ad Armance tramite un giovane contadino volenteroso il quale
prese un cavallo alla posta e promise di essere in meno di due ore al castello
d'Andilly. La lettera arriv prima di M. Dolier che si era fermato parecchio a
Parigi per trovare qualche medico. Il contadinotto se la cav benissimo a
mettersi in contatto con Mlle de Zohiloff senza sollevare chiacchiere in casa.
Lei lesse la lettera. Trov a stento la forza di fare qualche domanda. Tutto il
suo coraggio l'aveva abbandonata.
Nel ricevere la
fatale notizia si trovava in quella disposizione allo scoraggiamento che segue
i grandi sacrifici imposti dal dovere sfociati per in una situazione
tranquilla e senza scosse. Tentava di abituarsi al pensiero di non rivedere pi
Octave, ma l'idea della sua morte non le si era mai presentata. Questa nuova
implacabilit del destino la prese alla sprovvista.
Mentre ascoltava
i particolari molto allarmistici che il giovane contadino riferiva, i
singhiozzi la soffocavano, e Mme de Bonnivet insieme a Mme de Malivert erano
nella stanza accanto! Armance rabbrivid all'idea di essere udita e di
comparire davanti ai loro occhi nello stato in cui si trovava.
Quella vista
avrebbe significato la morte per Mme de Malivert e, pi tardi, Mme de Bonnivet
ci avrebbe costruito un aneddoto tragico e commovente, molto disagevole per la
protagonista.
Mlle de Zohiloff
non poteva assolutamente lasciar vedere a una madre infelice quella lettera
scritta col sangue di suo figlio. Si aggrapp all'idea di andare a Parigi e di
farsi accompagnare da una cameriera. Questa l'esort a far salire nella loro
carrozza il contadino. Non dir nulla dei tristi particolari che le furono
ripetuti durante il tragitto. Arrivarono a rue Saint-Dominique.
Armance trasal
scorgendo da lontano la casa dove, in una qualunque camera, Octave forse
esalava l'ultimo respiro. Trov invece che non era neanche arrivato; Armance
non ebbe pi dubbi, lo ritenne morto nella capanna del contadino di Clamart. La
disperazione le impediva di dare la pi semplice disposizione : alla fine
riusc a dire che si doveva preparare un letto nel salotto. I domestici
sbalorditi le obbedivano senza capire.
Armance aveva
mandato a cercare una carrozza e non pensava che a trovare una scusa per poter
andare a Clamart. Le pareva che tutto dovesse cedere di fronte all'obbligo di
soccorrere Octave nei suoi ultimi istanti, se ancora viveva. Che m'importa del
mondo e dei suoi vani giudizi? si diceva, me ne curavo solo per lui ; e d'altra
parte se c' un minimo di ragionevolezza, dovranno approvarmi.
Si accingeva a
partire quando da un gran trambusto all'ingresso cap che Octave era arrivato.
La stanchezza provocata dagli scossoni del viaggio l'avevano riprecipitato in
uno stato di totale insensibilit. Socchiudendo una finestra che dava sul
cortile Armance scorse, tra le figure dei contadini che portavano la barella,
il volto pallido di Octave profondamente svenuto. Quella testa inanimata che
seguiva i movimenti della barella e oscillava da una parte all'altra del
cuscino fu uno spettacolo troppo crudele per Armance che si accasci immobile
sul davanzale.
Quando i
chirurghi, dopo aver applicato la prima medicazione, andarono da lei, come
unica persona di famiglia che si trovasse in casa, per renderle conto dello
stato del ferito, la trovarono muta, che li guardava fisso, incapace di
rispondere e in uno stato che sembr loro prossimo alla follia.
Non prest la
minima fede a quanto le dissero; credeva a quello che aveva visto. Quella
persona cos ragionevole aveva perduto ogni controllo di s. Soffocata dai
singhiozzi, rileggeva senza posa la lettera di Octave. Stravolta dal dolore,
osava portarla alle labbra davanti a una cameriera. A forza di rileggere la
lettera, Armance vide l'ordine di bruciarla.
Mai sacrificio fu
pi penoso; cos bisognava separarsi da tutto quanto le restava di Octave; ma
lui l'aveva desiderato. Nonostante i singhiozzi, Armance cominci a copiare la
lettera interrompendosi a ogni riga per premerla contro le labbra. Finalmente
trov il coraggio di bruciarla sul marmo del suo tavolinetto; raccolse
preziosamente le ceneri.
Il domestico di
Octave, il fedele Voreppe, singhiozzava accanto al letto; si ricord di avere
una seconda lettera scritta dal suo padrone : il testamento. Quel pezzo di
carta avvert Armance che non era la sola a soffrire. Bisognava ripartire per
Andilly e andare a portare notizie di Octave a sua madre. Pass davanti al
letto del ferito il cui estremo pallore e l'immobilit sembravano annunciare la
morte imminente; respirava ancora, tuttavia. Abbandonarlo in quello stato alle
cure dei servitori e d'un oscuro medico del vicinato, che aveva fatto chiamare,
fu il sacrificio pi penoso.
Arrivata ad
Andilly, Armance trov M. Dolier che ancora non aveva visto la madre di Octave;
Arrnance aveva dimenticato che quella mattina tutti gli ospiti avevano
progettato di andare al castello d'cuoen. L'attesa delle signore fu lunga e M.
Dolier ebbe il tempo di raccontare tutto quanto era accaduto quella mattina :
non sapeva la causa del contendere con M. de Crveroche.
Finalmente si
udirono i cavalli rientrare nel cortile. M. Dolier prefer ritirarsi, pronto a
farsi vedere solo nel caso che M. de Malivert desiderasse la sua presenza.
Armance, con l'aria meno preoccupata che seppe trovare, annunci a Mme de
Malivert che suo figlio era caduto da cavallo, durante una passeggiata fatta
quel mattino, e si era rotto un osso del braccio destro. Ma i singhiozzi, che
fin dalla seconda frase non fu pi in grado di trattenere, smentivano ogni
parola di quel racconto.
Sarebbe superfluo
parlare della disperazione di Mme de Malivert; il povero marchese era
accasciato. Mme de Bonnivet, molto scossa anche lei, e che volle assolutamente
accompagnarli a Parigi, non riusciva a restituirgli il minimo coraggio. Mme
d'Aumale si era precipitata alla prima notizia dell'incidente di Octave e
galoppava sulla strada di Clichy; arriv in rue Saint-Dominique molto prima
della famiglia, si fece raccontare tutta la verit dal domestico di Octave e
spar non appena intese la carrozza di Mme de Malivert fermarsi alla porta.
I chirurghi
avevano detto che nello stato di estrema debolezza in cui il ferito si trovava,
ogni forte emozione doveva essere accuratamente evitata. Mme de Malivert pass
dietro il letto del figlio in modo da vederlo senza essere scorta.
Si affrett a far
chiamare il suo amico, il celebre chirurgo Duquerrel; il primo giorno,
quell'esperto medico si pronunci positivamente sulle ferite di Octave; in
casa, sperarono. Quanto ad Armance, era inchiodata alla prima impressione, e
non si fece mai la minima illusione. Octave, che in presenza di tanti testimoni
non poteva parlarle, una volta tent di stringerle la mano.
Il quinto giorno
comparve il tetano. In un momento in cui la febbre altissima gli dava qualche
energia, Octave preg con molta seriet M. Duquerrel di dirgli tutta la verit.
Quel medico, uomo
veramente coraggioso e che pi d'una volta era rimasto colpito dalla lancia del
cosacco, gli rispose : Signore, non vi nasconder che il pericolo c', ma ho
visto pi d'un ferito nel vostro stato resistere al tetano. Quante
probabilit? replic Octave, Visto che volete finire da uomo, disse M.
Duquerrel, ci sono due probabilit contro una che entro tre giorni avrete
smesso di soffrire; se dovete mettervi in pace col cielo, questo il momento.
Dopo questa dichiarazione Octave rimase pensoso; ma presto le sue riflessioni
cedettero a un sentimento di gioia e a un sorriso molto pronunciato. L'ottimo
Duquerrel si allarm di quella gioia che prese per un inizio di delirio.
XXIII
Tu sei un
niente, o morte! Ma sarebbe mai dopo sceso il primo gradino della mia tomba,
che mi verrebbe dato di veder la vita come ella realmente?
GUASCO
Fino a quel
momento Armance non aveva mai visto il cugino se non in presenza della madre.
Quel giorno, uscito il chirurgo, Mme de Malivert colse negli occhi di Octave
una insolita energia e il desiderio di parlare a Mlle de Zohiloff. Preg la sua
giovane parente di sostituirla per un momento accanto al figlio, mentre lei
andava a scrivere nella stanza vicina una lettera indispensabile.
Octave segu con
gli occhi la madre; appena non la vide pi : Cara Armance, disse; sto per
morire; un momento che ha qualche vantaggio e non vi offenderete di quello
che sto per dirvi per la prima volta nella mia vita; muoio come ho vissuto,
amandovi appassionatamente; e la morte mi dolce perch mi permette di farvi
questa confessione.
L'emozione imped
ad Armance di rispondere; gli occhi s'inondarono di lacrime e, cosa strana,
quelle lacrime erano di felicit. L'amicizia pi devota e pi tenera, disse
finalmente, lega il mio destino al vostro. Capisco, rispose Octave, sono
doppiamente felice di morire. Mi concedete la vostra amicizia, ma il vostro
cuore appartiene a un altro, a quell'uomo fortunato che ha ricevuto la promessa
della vostra mano.
La voce di Octave
era troppo piena di dolore; Armance non ebbe coraggio di farlo soffrire in quel
momento supremo. No, cugino mio caro, gli disse, non posso avere per voi che
amicizia; ma nessuno al mondo mi pi caro di quanto mi siate voi. E il
matrimonio di cui mi avevate parlato? disse Octave. In tutta la mia vita mi
sono permessa quest'unica menzogna, e vi supplico di perdonarmelo. Non ho visto
altro mezzo per resistere a un progetto ispirato a Mme de Malivert da
un'eccessiva prevenzione nei miei riguardi. Non sar mai sua figlia, ma non
amer mai nessuno pi di quanto vi ami; decidete voi, caro cugino se volete
accettare la mia amicizia a questo prezzo. Se vivessi, sarei felice. Ho
ancora una condizione da porre, aggiunse Armance. Per poter godere senza
ostacoli la felicit di essere assolutamente sincera con voi promettetemi, se
il cielo vi concede di guarire, che fra noi non si parler mai di matrimonio.
Che strana condizione! disse Octave. Vorreste giurarmi ancora che non amate
nessuno? Vi giuro, rispose Armance le lacrime agli occhi, che nella mia
vita non ho amato che Octave e che lui di gran lunga la persona che ho pi
cara al mondo; ma per lui posso avere soltanto amicizia, aggiunse arrossendo
vivamente per la frase che le era sfuggita, e non potr mai concedergli la mia
fiducia se non mi d la sua parola d'onore che qualunque cosa succeda non far
mai in vita sua nessun passo diretto o indiretto per ottenere la mia mano. Ve
lo giuro, disse Octave profondamente stupito... ma Armance mi permetter di
parlarle del mio amore? Sar questo il nome che darete alla nostra amicizia,
disse Armance con uno sguardo incantevole. solo da pochi giorni, riprese
Octave, che so di amarvi. Questo non significa che da parecchio tempo non
siano passati mai cinque minuti senza che il ricordo di Armance venisse a
stabilire se dovevo essere felice o infelice; ma ero cieco. Un attimo dopo il
nostro colloquio nel bosco d'Andilly, una battuta di Mme d'Aumale mi ha
dimostrato che vi amavo. Quella notte ho provato quanto c' di pi crudele
nella disperazione, credevo di dover fuggire da voi, ho preso la risoluzione di
dimenticarvi e partire. La mattina, rientrando dal bosco, vi ho incontrata nel
giardino del castello e vi ho parlato con durezza perch la vostra legittima
indignazione contro un operato tanto atroce mi desse la forza contro il
sentimento che mi tratteneva in Francia. Se mi aveste rivolto una soltanto di
quelle parole tanto dolci che talvolta mi dicevate, se mi aveste guardato, non
avrei pi ritrovato il coraggio che mi serviva per partire. Mi perdonate? Mi
avete reso molto infelice, ma vi avevo perdonato prima della confessione che mi
avete appena fatto.
Da un'ora Octave
stava assaporando per la prima volta nella sua vita la felicit di parlare del
proprio amore alla persona che amava.
Una sola frase
aveva completamente cambiato la posizione di Octave e di Armance; e poich da
tanto il pensiero l'uno dell'altro occupava tutti i momenti della loro
esistenza, una stupefazione piena d'incanto li faceva dimenticare della
vicinanza della morte; non potevano dirsi una parola senza scoprire nuove
ragioni per amarsi.
Parecchie volte
Mme de Malivert era venuta in punta di piedi fino alla porta della camera. Non
aveva potuto essere vista da quei due dimentichi di tutto, perfino della
crudele morte pronta a separarli. Alla fine ebbe paura che l'agitazione
aumentasse il pericolo per Octave; si avvicin e disse quasi ridendo: Sapete
figli miei che state parlando da pi di un'ora e mezzo, questo pu aumentare la
tua febbre. Mamma cara, ti posso assicurare, rispose Octave, che da quattro
giorni non mi sono sentito tanto bene. Poi disse ad Armance : C' una cosa
che mi agita quando la febbre molto alta. Quel povero marchese di Crveroche
aveva un cane bellissimo che sembrava molto affezionato a lui. Ho paura che
quella povera bestia sia trascurata da quando non c' pi il suo padrone. Non
si potrebbe mandare Voreppe vestito da bracconiere a comprare quel bel cane
bracco? Quanto meno vorrei avere la certezza che ben trattato. Spero di
vederlo. In ogni caso, ve lo regalo, mia cara cugina.
Dopo quella
giornata tanto agitata Octave cadde in un sonno profondo, ma il giorno dopo il
tetano ricomparve. M. Duquerrel si ritenne in dovere di parlare al marchese, e
in quella casa la disperazione raggiunse il culmine. Nonostante l'intransigenza
del suo carattere, Octave era caro ai domestici; amavano la sua fermezza e la
sua giustizia.
Quanto a lui, bench
soffrisse a volte in modo atroce, era pi felice di quanto fosse mai stato
durante l'intero corso della sua vita : l'approssimarsi della fine di quella
vita gliela faceva giudicare finalmente in un modo sensato e che moltiplicava
il suo amore per Armance. A lei doveva quei pochi istanti felici che rinveniva
in un oceano di sensazioni amare e di infelicit. Grazie ai suoi consigli,
invece di appartarsi dal mondo, aveva agito ed era guarito da parecchi falsi
giudizi che aumentavano la sua miseria. Octave soffriva molto ma, con grande
stupore di M. Duquerrel, viveva, e aveva perfino un poco di forza.
Gli ci vollero
otto giorni interi per rinunciare al voto di non amare mai, che era stato il
grande impegno della sua vita. La vicinanza della morte lo indusse da principio
a perdonarsi sinceramente di aver violato quel giuramento. Si muore come si
pu, si diceva, io muoio al massimo della felicit; forse il caso mi doveva
questa ricompensa, dopo aver fatto di me un essere perennemente miserevole.
Ma posso vivere,
pensava, e allora si sentiva pi imbarazzato. Finalmente arriv a dirsi che nel
caso poco probabile che sopravvivesse alle sue ferite, la mancanza di carattere
sarebbe stata piuttosto nel mantenere quel voto temerario fatto in giovent che
non nel violarlo. Dopotutto quel giuramento fu fatto unicamente nell'interesse
della mia felicit e del mio onore. Perch, se vivo, non posso continuare a
godere vicino ad Armance le dolcezze di quell'amicizia cos tenera che mi ha
promesso? in mio potere non provare l'amore appassionato che ho per lei?
Octave era
stupito di vivere; quando finalmente, dopo otto giorni di conflitto, ebbe
risolto tutti i problemi che turbavano il suo animo e fu completamente
rassegnato ad accettare la felicit imprevista che il cielo gl'inviava, in
ventiquattro ore il suo stato cambi radicalmente, e anche i medici pi
pessimisti osarono rispondere a Mme de Malivert della vita di suo figlio. Poco
dopo la febbre cess e lui cadde in una debolezza estrema, non poteva quasi
parlare.
Tornando alla
vita, Octave fu colto da una lunga stupefazione; tutto era cambiato, per lui.
Mi sembra, diceva ad Armance, che prima di questo incidente ero matto.
Pensavo a voi tutti i minuti, e avevo I'abilit di ricavare infelicit da
quella incantevole idea. Invece di adeguare il mio comportamento agli
avvenimenti che incontravo nella vita, mi ero costruito una regola anteriore a
ogni esperienza. Pessima filosofia, diceva Armance ridendo, ecco perch la
zia voleva assolutamente convertirvi. Siete davvero folli per eccesso
d'orgoglio, cari i miei signori sapienti; non so perch vi preferiamo, dato che
non siete per niente allegri. Quanto a me, mi faccio rabbia di non essere amica
di qualche giovanotto incoerente che parli soltanto del suo tilbury.
Tornato in
possesso di tutte le sue facolt, Octave si rimprover ancora ampiamente d'aver
violato i propri giuramenti; si stimava un poco meno. Ma la gioia di dire tutto
a Mlle de Zohiloff, perfino i rimorsi che provava per amarla appassionatamente,
costituiva per quell'essere che in vita sua non si era mai confidato con
nessuno uno stato di felicit talmente al di sopra di tutto quello che aveva
creduto che non pens mai seriamente di recuperare i pregiudizi e la tristezza
d'un tempo.
Giurando a me
stesso di non innamorarmi mai mi ero imposto un obbligo superiore alle forze
umane; cos sono stato sempre infelice. E questo stato violento durato cinque
anni! Ho trovato un cuore tale che non avrei mai potuto avere la pi pallida
idea che ne esistesse uno simile sulla terra. Il caso, sventando la mia follia,
mi fa incontrare la felicit, e me ne sento offeso, quasi mi adiro! E in che
modo agisco contro I'onore? Chi ha conosciuto il mio voto per rimproverarmi di
violarlo? Ma rompere i propri giuramenti un'usanza spregevole; non significa
nulla dover arrossire di fronte ai propri occhi? Ma proprio qui il circolo
vizioso; non ho dato a me stesso delle ragioni eccellenti per violare quel voto
temerario fatto da un ragazzo di sedici anni? L'esistenza di un cuore come
quello di Armance la risposta a tutto.
Tale per la
forza di una lunga abitudine : Octave era perfettamente felice soltanto vicino
alla cugina. Aveva bisogno della sua presenza.
Talvolta un
dubbio veniva a turbare la felicit di Armance. Le sembrava che Octave non le
avesse confidato completamente i motivi che l'avevano spinto a sfuggirla e a
lasciare la Francia dopo la notte trascorsa nel bosco d'Andilly. Giudicava
indegno di lei fare domande, ma un giorno gli disse, e con un'aria molto severa
: Se volete che mi abbandoni completamente al desiderio di avere per voi una
fortissima amicizia bisogna che mi rassicuriate contro il pericolo di essere
abbandonata all'improvviso, grazie a qualche idea stravagante che vi sar
passata per la testa. Promettetemi di non lasciare mai il luogo dove mi trovo
insieme a voi, Parigi o Andilly poco importa, senza dirmi tutti i vostri motivi. Octave promise.
Il sessantesimo
giorno dopo la ferita pot alzarsi e la marchesa, che sentiva acutamente
l'assenza di Mlle de Zohiloff, la richiese a Mme de Malivert, cui quella
partenza fece quasi piacere.
Nell'intimit
della vita domestica e nella preoccupazione di un forte dolore, ci si controlla
meno. La brillante vernice della raffinatezza estrema si smaglia leggermente, e
le autentiche qualit degli animi riaffermano tutte le loro prerogative. La
mancanza di fortuna di quella giovane parente e il suo nome straniero, che M.
de Soubirane aveva spesso pronunciato male, avevano spinto il comandante e
qualche volta perfino M. de Malivert, a parlarle un poco come a una dama di
compagnia.
Mme de Malivert
tremava all'idea che Octave se ne accorgesse. Il rispetto che gli chiudeva la
bocca davanti al padre gli avrebbe fatto prendere la cosa con ancora maggiore
alterigia verso M. de Soubirane, e l'irascibile amor proprio del comandante non
avrebbe mancato di vendicarsi con qualche storia spiacevole fatta circolare sul
conto di Mlle de Zohiloff.
Quelle
chiacchiere potevano venire all'orecchio di Octave, e con la violenza del suo
carattere Mme de Malivert prevedeva scene penosissime e forse impossibili a
tenersi nascoste. Per fortuna non capit nulla di quanto la sua immaginazione
un poco fervida s'era figurata. Octave non si era accorto di nulla. Armance
aveva riconquistato la parit nei confronti di M. de Soubirane grazie a qualche
epigramma allusivo sulla vivacit della guerra che negli ultimi tempi i
cavalieri di Malta indirizzavano ai turchi, mentre gli ufficiali russi, coi
loro nomi poco noti alla storia, conquistavano Ismailoff.
Mme de Malivert,
pensando anticipatamente agli interessi della nuora e all'immenso svantaggio di
entrare in societ senza ricchezza e senza nome, fece a qualche amico intimo
delle confidenze intese a screditare in anticipo tutto quanto la vanit ferita
avrebbe potuto suggerire a M. de Soubirane. Quelle precauzioni eccessive
probabilmente non sarebbero state inopportune; ma il comandante, che dopo
l'indennit della sorella giocava in borsa, e giocava a colpo sicuro, sub una perdita molto
considerevole che gli fece dimenticare i suoi velleitari odii.
Dopo la partenza
di Armance, Octave, che ormai la vedeva soltanto in presenza di Mme de
Bonnivet, ebbe idee tetre; pensava di nuovo al suo antico voto. La ferita al
braccio gli faceva sempre male e talvolta gli dava anche un po' di febbre, cos
i medici suggerirono di mandarlo alle acque di Barges; ma M. Duquerrel, che
non trattava tutti i suoi malati allo stesso modo, afferm che un'aria un po'
fina sarebbe bastata a rimettere il malato, e gli ordin di passare l'autunno
sulle colline di Andilly.
Era un luogo caro
a Octave; fin dal giorno dopo ci si era gi trasferito. E non perch avesse la
speranza di ritrovarci Armance; Mme de Bonnivet parlava da tanto d'un viaggio
nel cuore del Poitou. Faceva restaurare con grandi spese l'antico castello dove
l'ammiraglio de Bonnivet aveva avuto un tempo l'onore di ricevere Francesco I,
e Mlle de Zohiloff doveva accompagnarla.
Ma la marchesa fu
informata in segreto di un'imminente promozione all'ordine di Saint-Esprit. Il
defunto re aveva promesso il cordon bleu a M. de Bonnivet. Di conseguenza,
l'architetto del Poitou scrisse subito che al momento la presenza della
marchesa sarebbe stata immotivata per la mancanza di mano d'opera, e pochi
giorni dopo l'arrivo di Octave, Mme de Bonnivet and a stabilirsi a Andilly.
XXIV
Il rumore della
servit, alloggiata nelle soffitte, poteva disturbare Octave; cos Mme de
Bonnivet la trasfer in casa di un contadino vicino. In questo genere di
accortezze per cos dire materiali il genio della marchesa era impagabile; ci
metteva una grazia perfetta e sapeva usare la sua ricchezza oculatamente per
avvalorare la reputazione delle sue doti spirituali.
La societ
composta essenzialmente da quelle persone che per quarant'anni non hanno fatto
mai altro che non collimasse perfettamente con la pi scrupolosa convenienza,
quelle persone cio che fanno la moda e poi se ne stupiscono. Questa gente
sentenzi che Mme de Bonnivet si era imposta il sacrificio di non andare nelle
sue terre e di passare l'autunno a Andilly per fare compagnia alla sua intima
amica Mme de Malivert, perci era il preciso dovere di ogni cuore sensibile
condividere la sua solitudine.
Una solitudine
tale che la marchesa fu costretta ad affittare camere nel paesino a mezza costa
per sistemare gli amici che accorrevano a frotte. Le arredava con tappezzerie e
letti, e presto mezzo paese si trov abbellito dai suoi ordini, e occupato. Gli
alloggi erano contesi, da tutti i castelli dei dintorni di Parigi le scrivevano
per avere una camera. Andare a tener compagnia alla meravigliosa marchesa che
si prodigava per quella povera Mme de Malivert divent un obbligo sociale, e
Andilly nel mese di settembre fu una localit di grido, come una stazione
climatica. Perfino a corte parlavano di questa moda. Se avessimo venti donne
valide come Mme de Bonnivet, disse qualcuno, potremmo rischiare di
trasferirci a Versailles. E il cordon bleu di M. de Bonnivet sembr cosa
fatta.
Octave non era
mai stato tanto felice. La duchessa d'Ancre trovava quella felicit
naturalissima. Octave, diceva, pu credere in qualche modo di essere il
centro di tutto questo movimento ad Andilly : al mattino tutti mandano a
chiedere notizie della sua salute; che c' di pi lusinghiero alla sua et !
Questo ragazzino davvero felice, aggiungeva la duchessa, sar noto in tutta
Parigi e la sua impertinenza ne sar raddoppiata. Non era esattamente questa
la causa della felicit di Octave.
Vedeva
perfettamente felice la sua cara madre a cui aveva procurato tanta angoscia.
Lei godeva del modo brillante in cui il figlio debuttava in societ. Dopo i
suoi successi cominciava a non nascondersi che il suo tipo di meriti era troppo
singolare e troppo poco conforme ai meriti normali per poter fare a meno di
essere sorretto dall'onnipotente influenza della moda. Senza il suo aiuto,
sarebbe passato inosservato.
Una delle gioie
maggiori di quel periodo per Mme de Malivert fu un incontro con il principe di
R..., che si rec a passare ventiquattro ore al castello d'Andilly.
Quel
raffinatissimo cortigiano le cui opinioni dettavano legge nella societ, sembr
interessato da Octave. Avete notato anche voi, madame, disse a Mme de
Malivert, che vostro figlio non dice mai una parola con quello spirito
pappagallesco che fa il nostro tempo cos ridicolo? Disdegna di presentarsi in
un salotto con la sua memoria, e il suo spirito dipende dai sentimenti che
sanno suscitare in lui. per questo che gli sciocchi si lamentano qualche
volta di lui e gli negano il loro consenso. Quando il visconte de Malivert
interessato, sembra che lo spirito gli zampilli di colpo dal cuore o dal
carattere, e un carattere cos mi sembra davvero grande. Non credete, signora,
che il carattere un organo vilipeso fra gli uomini del nostro secolo? Vostro
figlio mi sembra chiamato a coprire un ruolo straordinario. Avr giustamente il
merito rarissimo fra i suoi contemporanei; I'uomo pi importante, il pi
chiaramente importante che conosca. Mi piacerebbe vederlo presto diventare un
pari o che gli faceste fare il referendario al consiglio di stato. Ma,
replic Mme de Malivert che appena respirava dal piacere che il consenso. di
tanto giudice le procurava, il successo di Octave tutt'altro che generale.
Un vantaggio in pi, rispose sorridendo M. de R...; ci vorranno forse tre o
quattro anni prima che gli ebeti di questo paese capiscano Octave, e prima che
compaia l'individia potrete farlo avvicinare il pi possibile al suo posto; vi
chiedo soltanto una cosa: impedite al vostro signor figlio di pubblicare,
troppo nobile per quella roba.
Il visconte de
Malivert doveva fare un bel po' di progressi prima di meritarsi il brillante
oroscopo che si stava tracciando per lui ; doveva superare un bel po' di
pregiudizi. Il disgusto per gli uomini era profondamente radicato nel suo
animo; felici, gl'ispiravano repugnanza; infelici, la loro vista era ancora pi
pesante. Solo raramente s'era provato a guarire da questo disgusto facendo
della beneficenza. Se ci fosse riuscito, un'ambizione senza limiti l'avrebbe
catapultato fra gli uomini e l dove la gloria si acquista coi sacrifici pi
grandi.
All'epoca in cui
siamo giunti Octave era lontano dal ripromettersi qualche destino brillante.
Mme de Malivert ebbe il buon senso di non parlargli dell'avvenire straordinario
che gli prediceva il principe di R...; solo con Armance osava abbandonarsi alla
gioia di parlare di quella predizione.
Armance aveva
l'arte ineffabile di allontanare dall'animo di Octave tutti i dispiaceri che il
mondo gli dava. Ora che lui non temeva di confessarglieli, era sempre pi
sbalordita della stranezza di quel carattere. C'erano ancora giorni in cui
ricavava da frasi banalissime le pi nere deduzioni. A Andilly si parlava
ancora molto di lui. Sperimentate le immediate conseguenze della notoriet,
gli diceva Armance ; si dicono sempre molte sciocchezze sul vostro conto.
Credete che uno stupido, per il semplice fatto di avere l'onore di parlare di
voi, trovi qualcosa d'intelligente? Un esempio singolare, per un uomo ombroso.
Armance pretese
che le riferisse subito e completamente tutte le frasi per lui offensive che
avesse colto in societ. Gli dimostrava con facilit che nel dirle non avevano
pensato a lui, o che non offrivano niente pi di quella malevolenza che tutti
hanno verso tutti.
L'amor proprio di
Octave non aveva pi segreti per Armance e i due giovani cuori avevano
raggiunto quella confidenza illimitata che forse il fascino pi dolce
dell'amore. Non potevano parlare di niente senza paragonare segretamente
l'incanto della loro confidenza attuale con lo stato di disagio in cui si
trovavano qualche mese prima parlando delle stesse cose. E perfino quel
disagio, cos vivo al ricordo e malgrado il quale erano stati tanto felici a
quei tempi, era una prova della durata e della vitalit della loro amicizia.
Il giorno dopo
l'arrivo ad Andilly, Octave non era del tutto privo della speranza di vedere
arrivare Armance; si disse malato e non usc dal castello. Pochi giorni dopo
Armance di fatto arriv insieme a Mme de Bonnivet. Octave fece in modo che la
sua prima uscita avvenisse esattamente alle sette del mattino. Armance lo
incontr nel giardino e lui la condusse vicino a un arancio sotto le finestre
della madre. L, qualche mese prima, Armance, il cuore trafitto dalle parole
insolite che lui le rivolgeva, era caduta per un attimo priva di sensi. Lei
riconobbe l'albero, sorrise e si appoggi contro la cassa dell'arancio
chiudendo gli occhi. A parte il pallore, era bella quasi come il giorno in cui
si era sentita male per amore di lui. Octave avvert acutamente la diversit
della situazione. Riconobbe la piccola croce di diamante che Armance aveva
avuto dalla Russia, un voto di sua madre. Normalmente era celata, apparve per
un movimento fatto da Armance. Octave ebbe un attimo di smarrmento; le prese
la mano come il giorno in cui era svenuta, e le sue labbra osarono sfiorarle la
guancia. Armance si drizz di scatto e arross violentemente. Si rimprover
amaramente quello scherzo. Volete farmi dispiacere? gli disse. Volete
costringermi a uscire sempre con la cameriera?
Risultato
dell'indiscrezione di Octave fu un broncio di qualche giorno. Ma fra quelle due
persone perfettamente unite i motivi di litigio erano rari; nell'intraprendere
una qualunque cosa, Octave prima ancora di chiedersi se gli sarebbe piaciuta,
cercava di capire se Armance l'avrebbe interpretata come una nuova prova della
sua dedizione.
La sera, quando
si trovavano ai due estremi opposti del salotto in cui Mme de Bonnivet riuniva
quanto c'era allora di pi notevole e influente a Parigi, se Octave doveva
rispondere a una domanda usava una certa parola che Armance aveva appena usato,
e lei vedeva che il piacere di ripetere quella parola gli faceva dimenticare
l'interesse che avrebbe potuto provare per quanto diceva. Senza premeditazione,
si stabil cos fra loro, in mezzo alla gente pi piacevole e animata, non una
conversazione particolare ma come una sorta di eco che senza esprimere niente
di preciso sembrava parlare di amicizia perfetta e di simpatia illimitata.
Ardiremo accusare
di un poco di aridit l'estrema raffinatezza che il nostro tempo crede aver
ereditato da quel felice diciottesimo secolo in cui non c'era niente da odiare?
Di fronte a una
civilt cos progredita che per ogni atto, il pi indifferente, s'incarica di
fornirvi un modello che bisogna seguire o quanto meno valutare meticolosamente,
quel sentimento di dedizione sincera e senza limiti molto vicino alla
perfetta felicit.
Armance si
trovava da sola col cugino soltanto durante la passeggiata in giardino, sotto
le finestre dell'ala del pianterreno abitata, o in camera di Mme de Malivert,
in sua presenza. Ma quella camera era molto grande e spesso la debole salute di
Mme de Malivert richiedeva qualche minuto di riposo; allora lei esortava i suoi
figli, cos li chiamava, a mettersi nel vano della vetrata che dava sul
giardino cos da non impedirle di riposare col rumore delle loro chiacchiere.
Quel tranquillo ritmo di vita e la grande intimit del mattino erano sostituite
la sera dalla vita ultramondana.
Oltre alle
persone che abitavano in paese, arrivavano da Parigi parecchie carrozze che
andavano via dopo cena. Quei giorni senza nubi passarono veloci. Quei cuori
tanto giovani erano ancora lontani dal dirsi che stavano godendo di una
felicit fra le pi rare che si possano incontrare quaggi; credevano al
contrario di avere ancora molte cose da desiderare. Inesperti, non vedevano che
quei momenti fortunati non potevano non essere che di breve durata. Una
felicit come quella, tutta di sentimento e a cui la vanit e l'ambizione non
contribuivano affatto, avrebbe tutt'al pi resistito nell'ambito di qualche
famiglia povera, senza nessun contatto con altri. Ma loro vivevano nell'alta
societ, avevano solo vent'anni, passavano la vita insieme e per colmo d'imprudenza
si poteva indovinare che erano felici e che avevano l'aria di curarsi poco
della societ. E questa se ne sarebbe vendicata.
Armance non
pensava affatto a un simile pericolo. Di tanto in tanto era turbata solo dalla
necessit di rinnovare la promessa di non accettare mai la mano del cugino,
qualunque cosa accadesse. Mme de Malivert, da parte sua, era molto tranquilla;
non metteva in dubbio che l'attuale maniera di vivere del figlio preludesse a
un avvenimento da lei desiderato appassionatamente.
Malgrado i giorni
felici che Armance gli dava, in sua assenza Octave viveva momenti pi tetri in
cui pensava al proprio destino; si spinse fino a questo ragionamento: nel cuore
di Armance regna l'illusione pi favorevole verso di me. Potrei confessarle le
cose pi strane sul mio conto e, lungi dal disprezzarmi o provare orrore, mi
compatirebbe.
Octave disse alla
sua amica che da ragazzo aveva avuto la passione del furto. Armance rimase
terrorizzata dagli orrendi particolari, in cui l'immaginazione di Octave si profuse
con volutt, sulle conseguenze funeste di quella incredibile debolezza. La
confessione le sconvolse la vita; cadde in una profonda fantasticheria, che la
torment ; ma erano passati solo otto giorni da quella straordinaria confidenza
che gi compativa Octave ed era, se possibile, ancora pi dolce con lui. Ha
bisogno delle mie consolazioni, si diceva, per perdonare a se stesso.
Octave, reso
certo da quell'esperienza della dedizione illimitata di ci che amava, e non
dovendo pi dissimulare pensieri tetri, divenne molto pi piacevole con gli
altri. Prima della confessione del suo amore, indotta dalla vicinanza della
morte, era un giovanotto argutissimo e molto notevole, pi che simpatico;
piaceva soprattutto alle persone tristi che vedevano in lui il quotidiano di un uomo chiamato a grandi
cose. L'idea del dovere traspariva troppo dal suo modo di essere e talvolta
arrivava a dargli la fisionomia d'un inglese. La sua misantropia passava fra
le persone anziane per alterigia o malumore, e lui rifuggiva dal conquistarle.
Se a quell'epoca fosse stato pari, si sarebbe fatta una reputazione.
Spesso manca la
scuola del dolore al merito dei giovani destinati ad essere amabilissimi.
Octave era stato plasmato dalle lezioni di quel tremendo maestro. Si pu dire
che all'epoca di cui parliamo non mancava nulla alla bellezza del giovane
visconte e alla vita brillante di cui godeva nel mondo. Mme d'Aumale, Mme de
Bonnivet e le persone mature facevano a gara nell'esaltarlo.
Mme d'Aumale
affermava a buon diritto che era l'uomo pi seducente che avesse mai
incontrato, perch non mi annoia mai, diceva con leggerezza. Prima di
conoscerlo non m'immaginavo neanche questo pregio, e la cosa pi importante
divertirsi. E io, si diceva Armance sentendo quest'ingenua affermazione, io
nego a quest'uomo tanto benvoluto altrove il permesso di stringermi la mano;
un dovere, aggiungeva sospirando, a cui non verr mai meno. In alcune serate
Octave si abbandon alla gioia suprema di non parlare, e di vedere Armance
agire sotto i suoi occhi. Quei momenti non andarono perduti n per Mme
d'Aumale, stizzita che si trascurasse di divertirla, n per Armance, estasiata
di vedere l'uomo che adorava occuparsi unicamente di lei.
La promozione
all'ordine del Saint-Esprit sembrava rinviata; si parl della partenza di Mme
de Bonnivet per il vecchio castello in fondo al Poitou che dava il nome alla
casata. Un nuovo personaggio doveva partecipare al viaggio, il cavaliere de
Bonnivet, il pi giovane dei figli che il marchese aveva avuto da un precedente
matrimonio.
XXV
Totus
mundus stult.
HUNGARI R...
All'epoca circa
della ferita di Octave, un nuovo personaggio era giunto da Saint-Acheul a far
parte della cerchia della marchesa: il cavaliere de Bonnivet, terzo figlio del
marito.
Se fosse stato
ancora in auge l'ancien rgime l'avrebbero destinato all'ordine episcopale, e bench
tante cose siano cambiate, una sorta di abitudine di famiglia aveva convinto
tutti e anche lui che doveva appartenere alla chiesa.
Questo
giovanotto, appena ventenne, passava per persona molto colta; soprattutto
faceva intravvedere una saggezza superiore all'et. Era piccolo, pallidissimo;
aveva un viso grosso e nell'insieme qualcosa di pretesco.
Una sera
portarono l'ǃtoile, L'unica fascetta di carta che chiudeva il giornale era
malmessa; era chiaro che il portiere l'aveva letto. Anche questo giornale!
deplor involontariamente il cavaliere de Bonnivet, per la meschina economia
di un pezzo di carta grezza messa di traverso sull'altra, non si perita di
esporsi al rischio di essere letto dal popolo, come se il popolo fosse fatto
per leggere! come se il popolo fosse in grado di distinguere il bene dal male!
Che dobbiamo aspettarci dai giornali giacobini, se quelli monarchici si
comportano cos ?
Quello spontaneo
sfoggio d'eloquenza fece molto onore al cavaliere. Gli concili all'istante le
persone anziane e in genere chiunque avesse pi pretese che intelligenza. Il
silenzioso barone de Risset, di cui il lettore a stento si ricorder, si alz
gravemente e and ad abbracciare il cavaliere, senza dire parola. Il gesto
introdusse nel salotto, per qualche minuto, una certa solennit, e divert Mme
d'Aumale. Chiam il cavaliere, cerc di farlo parlare, e in qualche modo lo
prese sotto la sua protezione.
Tutte le donne
giovani seguirono quella mossa. Il cavaliere divent una specie di rivale di
Octave, che allora era ferito e costretto nella sua casa di Parigi.
Ma accanto al
cavaliere de Bonnivet, bench tanto giovane, si provava subito una certa
repulsione. Si avvertiva in lui una insolita assenza di simpatia per tutto
quello che c'interessa; quel giovanotto aveva un avvenire tutto suo.
S'indovinava in lui qualcosa di profondamente perfido verso tutto quello che
esiste.
Il giorno dopo la
bella figura fatta a spese dell'toile, il cavaliere de Bonnivet,
incontrandosi con Mme d'Aumale gi dal mattino, esord press'a poco con lei
come Tartufo quando offre a Dorina un fazzoletto perch copra certe cose che
non si devono vedere.
Le fece una predica austera per non so che osservazione frivola che si era
permessa a proposito di una processione.
La giovane
contessa ribatt vivacemente, lo invit a ripetersi, e and in sollucchero per
tanta ridicolaggine. tale e quale a mio marito, pensava. Che peccato che il
povero Octave non sia qui, chiss che risate!
Il cavaliere de
Bonnivet era urtato soprattutto da quella specie di lustro connesso al visconte
de Malivert, di cui sentiva il nome su tutte le bocche. Octave and a Andilly e
ricomparve in societ. Il cavaliere pens che fosse innamorato di Mme d'Aumale,
e in base a questo decise di perdere la testa per la bella contessa verso cui
era gi molto gentile.
La conversazione
del cavaliere era una perenne allusione, spiritosissima, ai capolavori dei
grandi scrittori e dei grandi poeti della letteratura francese e latina. Mme
d'Aumale, poco edotta, si faceva spiegare l'allusione e niente la divertiva di
pi. La memoria davvero prodigiosa del cavaliere gli faceva un buon servizio ;
citava speditamente i versi di Racine o le frasi di Bossuet cui aveva voluto
far riferimento, e dimostrava con chiarezza ed eleganza il rapporto che correva
fra l'allusione da lui fatta e l'argomento della conversazione. Tutto ci agli
occhi della contessa d'Aumale aveva il fascino della novit.
Un giorno il
cavaliere disse: Un solo articoletto della "Pandore" capace di
guastare tutta la gioia che d il potere. Il che pass per un pensiero
profondo.
Mme d'Aumale era
piena d'ammirazione per il cavaliere; ma, passata qualche settimana appena,
cominci a farle paura. Mi fate l'effetto, gli disse, di una bestia velenosa
che potrei incontrare in un posto isolato in mezzo ai boschi. Pi siete
brillante, pi il vostro potere di farmi del male mi sembra maggiore.
Un altro giorno
gli disse che era pronta a scommettere che aveva scoperto da sola questo gran
principio : che la parola stata data all'uomo per nascondere il suo pensiero.
Il cavaliere
riscuoteva gran successo con le altre persone di quella cerchia. Per esempio,
separato dal padre da otto anni, trascorsi a Saint-Acheul, a Brigg e in altri
posti spesso ignoti allo stesso marchese, appena tornato da lui in meno di due
mesi s'impossess completamente dell'animo di quel vecchio, uno dei pi sottili
uomini di corte dell'epoca.
M. de Bonnivet
aveva sempre temuto di veder finire la restaurazione francese come quella
d'Inghilterra; ma da un paio d'anni la paura lo aveva trasformato in un
autentico avaro. Tutti rimasero perci sbalorditi quando regal trentamila
franchi al figlio cavaliere come contributo alla fondazione di certe case di
gesuiti.
Ad Andilly, tutte
le sere il cavaliere recitava la preghiera in comune con i quaranta o cinquanta
servitori addetti alle persone che alloggiavano al castello o nelle case dei
contadini sistemate per gli amici della marchesa. La preghiera era seguita da
una breve perorazione improvvisata e molto efficace.
Le donne anziane
cominciarono a recarsi nell'aranceto, dove si teneva quell'esercizio serale. Il
cavaliere ci fece mettere dei fiori molto belli, continuamente rinnovati, che
portava da Parigi. Presto quella perorazione pia e severa suscit l'interesse
generale; contrastava vistosamente con il modo frivolo in cui si passava il
resto della serata.
Il comandante de
Soubirane si dichiar convinto fautore di questo modo di richiamare ai buoni
principi tutti i subalterni che di necessit circondano le persone di prestigio
e che, aggiungeva, hanno dimostrato tanta crudelt al tempo della prima
comparsa del regime del terrore. Era uno dei modi di dire del comandante che
andava annunciando dovunque che prima di dieci anni, se non avessero
ripristinato l'ordine di Malta, ci sarebbe stato un secondo Robespierre.
Mme de Bonnivet
non aveva trascurato di mandare alle pie esercitazioni del nipote i domestici
di cui si fidava di pi. Rimase stupefatta quando seppe che lui distribuiva
dell'argento ai servitori che gli confidavano in privato le loro necessit
economiche,
Poich la
promozione all'ordine del Saint-Esprit sembrava rinviata, Mme de Bonnivet
annunci che il suo architetto le mandava a dire dal Poitou che era riuscito a
radunare un numero di operai sufficiente. Insieme ad Armance si prepar al
viaggio. E accolse con scarsa soddisfazione l'annuncio che il cavaliere aveva
intenzione di accompagnarla a Bonnivet per rivedere, diceva, l'antico castello,
culla della sua famiglia.
Il cavaliere si
accorse benissimo che la sua presenza contrariava la matrigna, e questa fu una
ragione in pi per accompagnarla in quel viaggio. Sperava di far valere presso
Armance il ricordo della gloria dei suoi avi ; aveva notato infatti che Armance
era l'amica del visconte de Malivert e voleva strappargliela. Un progetto
meditato da un pezzo che si pales soltanto al momento di mandarlo a effetto.
Beniamino delle
persone giovani come di quelle anziane, prima di lasciare Andilly il cavaliere
de Bonnivet aveva avuto l'abilit di suscitare una notevole gelosia in Octave.
Dopo la partenza di Armance, Octave arriv a pensare che quel cavaliere che le
tributava una stima e un rispetto illimitati poteva essere benissimo il
misterioso marito che le aveva trovato un vecchio amico di sua madre.
Lasciandosi,
Armance e suo cugino erano tutti e due tormentati da cupi sospetti. Armance
sentiva che stava lasciando Octave vicino a Mme d'Aumale ma non ritenne di
potersi permettere di scrivergli.
Durante quella
crudele separazione Octave pot soltanto indirizzare due o tre lettere molto
belle a Mme de Bonnivet; ma erano lettere particolari. Se le avesse lette un
uomo estraneo a quel mondo, avrebbe pensato che Octave era innamorato pazzo di
Mme de Bonnivet e non osava confessarle il suo amore.
In quel mese di
separazione, Mlle de Zohiloff, non pi offuscata nel suo buon senso dalla
felicit di vivere sotto lo stesso tetto del suo amico e di vederlo tre volte
al giorno, fece delle severe riflessioni. Nonostante il suo comportamento fosse
irreprensibile, non poteva nascondersi che doveva essere molto facile leggere
nei suoi occhi quando guardava il cugino.
I casi del
viaggi la misero in condizione di cogliere qualche frase delle cameriere di
Mme de Bonnivet che le fecero versare parecchie lacrime. Quelle donne, come
tutte le persone a contatto con gente di prestigio, vedevano dovunque
l'interesse per il denaro e attribuivano a questo motivo le manifestazioni
d'amore che Armance ostentava a bella posta, dicevano, per diventare
viscontessa de Malivert; che non era niente male per una povera signorina di
natali tanto umili.
L'idea di essere
calunniata a quel punto non aveva mai sfiorato Armance. Sono una ragazza
perduta, si disse; il mio sentimento per Octave molto pi che un sospetto, e
non nemmeno la colpa maggiore che mi attribuiscono; vivo nella sua stessa
casa, e non possibile che mi sposi... Da quel momento, l'idea delle calunnie
di cui era oggetto, pi forte di tutti i ragionamenti che poteva fare, avvelen
la vita di Armance.
In certi momenti
era convinta di aver dimenticato perfino il suo amore per Octave. Il matrimonio
non fatto per la mia posizione, non lo sposer, pensava, ed necessario
vivere molto pi separata da lui. Se mi dimentica, come possibilissimo, andr
a finire i miei giorni in un convento; sar un rifugio del tutto conveniente e
auspicabile per il resto della mia esistenza. Penser a lui, verr a sapere dei
suoi successi. In societ si ha memoria di molte vite simili a quella che
condurr.
Erano previsioni
giuste; ma l'idea angosciosa di poter essere, con qualche apparenza di
legittimit, esposta alle calunnie di un'intera casa, e per di pi della casa
in cui viveva Octave, gett sulla vita di Armance un'ombra che nulla valse a
dissipare. Se tentava di sottrarsi al ricordo delle sue colpe, perch era
questo il nome che dava al genere di vita condotto a Andilly, pensava a Mme
d'Aumale, esagerando la sua avvenenza, senza che se ne avvedesse; la compagnia
del cavaliere de Bonnivet contribuiva a farle apparire ancora pi irrimediabili
di quanto in effetti sono tutti i mali che la societ pu infliggere quando sia
stata offesa. Verso la fine della sua permanenza al vecchio castello di
Bonnivet, Armance pass tutte le sue notti a piangere. La zia si accorse di
quella tristezza e non dissimul il malumore che le provocava.
Mentre si trovava
nel Poitou, Armance venne a conoscenza di un fatto che poco la tocc. Aveva tre
zii militari in Russia; quei giovanotti morirono suicidi durante i torbidi del
paese. La loro morte fu tenuta nascosta; ma alla fine, dopo parecchi mesi,
alcune lettere che la polizia non riusc a distruggere furono recapitate a Mlle
de Zohiloff. Ereditava una considerevole fortuna che poteva renderla un partito
conveniente per Octave.
Quel fatto non
era tale da snellire il malumore di Mme de Bonnivet, a cui Armance era
necessaria. La povera ragazza dovette sopportare una frase molto dura sulla
preferenza che lei accordava al salotto di Mme de Malivert. Le grandi dame non
sono pi cattive della plebaglia arricchita; ma accanto a loro si diventa pi
suscettibili e si sentono pi profondamente e pi irrimediabilmente, se mi
lecito esprimermi cos, le parole sgradevoli.
Armance eia
convinta che niente mancasse alla sua infelicit quando il cavaliere de
Bconnivet la inform, una mattina, con quell'aria indifferente con cui si parla
di una notizia gi vecchia, che Octave stava di nuovo molto male e che la sua
ferita al braccio si era riaperta e dava qualche preoccupazione. Dopo la
partenza di Armance, Octave che era diventato difficile in fatto di felicit,
spesso si annoiava del salotto. Commise qualche imprudenza a caccia, con gravi
conseguenze. Aveva avuto l'idea di tirare di sinistra con un piccolo fucile
molto leggero; ottenne un successo che l'incoraggi.
Un giorno,
inseguendo una pernice ferita, salt un fosso e urt il braccio contro un
albero, il che gli fece tornare la febbre. Nel corso di quella febbre e dello
stato di alterazione che ne deriv, la felicit artificiosa, per cos dire, di
cui aveva goduto sotto gli occhi di Armance sembr non avere pi che la
consistenza di un sogno.
Mlle de Zohiloff
torn finalmente a Parigi e fin dal giorno dopo gli innamorati si rividero, al
castello di Andilly, ma erano molto tristi ed era una tristezza della peggiore
specie, veniva da dubbi reciproci. Armance non sapeva che tono prendere col
cugino e durante il primo giorno quasi non si parlarono.
Mentre Mme de
Bonnivet si abbandonava al piacere di erigere torri gotiche nel Poitou e di
immaginarsi di ripristinare il dodicesimo secolo, Mme d'Aumale aveva fatto un
passo decisivo per il grande successo che infine coronava l'antica ambizione di
M. de Bonnivet. Era l'eroina di Andilly. Per non separarsi da un'amica tanto
utile in assenza della marchesa, Mme de Bonnivet aveva ottenuto dalla contessa
d'Aumale di farle occupare un appartamentino in cima al castello, vicinissimo
alla camera di Octave. E a tutti sembrava che Mme d'Aumale si ricordasse
benissimo che in qual. che modo era per lei che Octave aveva ricevuto la ferita
che gli procurava la febbre. Sicuramente era di pessimo gusto riesumare il
ricordo di quella storia che era costata la vita al marchese di Crveroche;
tuttavia Mme d'Aumale non poteva impedirsi di alludervi spesso : il fatto che
le usanze del mondo stanno alla delicatezza d'animo pi o meno quanto la
scienza allo spirito. Quel carattere tutto estroverso e niente affatto
romantico era colpito soprattutto dalle cose concrete. Dopo le prime ore
passate a Andilly Armance fu vivamente colpita che quell'animo di solito cos
volubile tornasse con tanta insistenza sulle stesse idee.
Era arrivata
molto triste e scoraggiata; per la seconda volta nella sua vita accus il male
di un sentimento angoscioso, soprattutto quando coabiti nello stesso cuore col
sentimento squisito delle convenienze. Armance credeva di doversi fare a questo
riguardo gravi rimproveri. Devo sorvegliarmi con severit, si diceva
distogliendo lo sguardo che si fermava su Octave, e portandolo sulla brillante
contessa d'Aumale. E ogni grazia della contessa era per Armance occasione di un
atto di eccessiva umilt. Come potrebbe non preferirla, Octave, si diceva;
perfino io sento che adorabile.
L'insieme di
sentimenti tanto penosi e dei rimorsi che Armance provava indubbiamente a torto
ma che non per questo erano meno crudeli, la resero assai poco affettuosa verso
Octave. Il giorno dopo il suo arrivo non scese in giardino di prima mattina,
come un tempo era sua abitudine; sapeva bene che Octave la stava aspettando.
Durante il giorno
Octave le rivolse la parola due o tre volte. Paralizzata dalla timidezza al
pensiero che tutti li osservavano, lei rimase immobile e rispose appena.
Quello stesso
giorno, a colazione, si parl della fortuna che il caso aveva inviato ad
Armance, e lei not che quella notizia era indubbiamente poco gradita a Octave
che non le disse una parola in proposito. Quella parola non detta non avrebbe
fatto nascere nel suo cuore, se il cugino l'avesse pronunciata, un piacere
uguale alla centesima parte del dolore che il suo silenzio le procur.
Octave non
ascoltava, pensava alla strana maniera di fare che Armance aveva verso di lui
da quando era tornata. Senza dubbio non mi ama pi, si diceva, oppure si
definitivamente impegnata col cavaliere de Bonnivet. L'indifferenza di Octave
alla notizia della fortuna di Armance apr per quella povera ragazza una
sorgente di dolori nuovi e immensi. Per la prima volta pens a lungo e
seriamente a quell'eredit che le veniva dal nord e che, se Octave l'avesse
amata, avrebbe fatto di lei un partito pi o meno conveniente.
Per avere il
pretesto di scriverle una pagina, Octave le aveva inviato nel Poitou un
poemetto sulla Grecia pubblicato da lady Nelcombe, una giovane inglese amica di
Mme de Bonnivet. Di questo poema di cui si parlava moltissimo, in Francia
c'erano soltanto due esemplari. Se la copia che aveva viaggiato nel Poitou
fosse comparsa in quel salotto, venti richieste indiscrete si sarebbero fatte
avanti per appropriarsene. Octave preg la cugina di farglielo avere. Armance,
molto intimidita, non ebbe la forza di affidare una simile incombenza alla
cameriera. Sal al secondo piano del castello e mise il poemetto inglese sulla
maniglia della porta di Octave in modo che lui non potesse entrare nella camera
senza vederlo.
Octave era molto
turbato; vedeva che Armance decisamente non voleva parlargli. Non sentendosi
affatto disposto a parlarle a sua volta, lasci il salotto prima delle dieci.
Era agitato da mille pensieri sinistri. Mme d'Aumale si annoi ben presto della
compagnia : parlavano di politica e in modo noioso; lei accenn a un mal di
testa e prima delle dieci e mezzo rientr nel suo appartamento. Probabilmente
Octave e Mme d'Aumale passeggiavano insieme; l'idea, che venne a tutti, fece
impallidire Armance. In seguito si rimprover il suo dolore perfino come una
sconvenienza che la rendeva meno degna della stima del cugino.
Il giomo dopo di
buon'ora, Armance stava da Mme de Malivert che aveva bisogno di un certo
cappello. La cameriera era andata al paese; Armance corse nella camera dove era
il cappello; bisognava passare davanti alla stanza di Octave. Rimase folgorata
alla vista del poemetto inglese poggiato sulla maniglia della porta, come lei
l'aveva lasciato la sera prima. Chiaramente Octave non era tornato in camera.
Niente di pi
vero. Era andato a caccia nonostante l'ultimo incidente al braccio; per
svegliarsi presto e per non farsi sentire, aveva passato la notte dal
guardacaccia. Intendeva rientrare al castello alle undici, per la campana della
colazione, e cos evitare i rimproveri che avrebbero rivolto alla sua
imprudenza.
Rientrando da Mme
de Malivert, Armance fu costretta a dire che si sentiva male. Da quel momento
non fu pi la stessa. Porto la giusta pena, si disse, dalla posizione falsa
in cui mi sono messa, cos sconveniente per una ragazza. Sono ridotta a
soffrire dolori che non posso neppure confessare.
Quando rivide
Octave, Armance non ebbe il coraggio di fare la minima domanda sulle
circostanze che gli avevano impedito di vedere il poemetto inglese; avrebbe
creduto di venir meno alla propria dignit. Questo terzo giorno fu ancora pi
cupo che i precedenti.
XXVI
Costernato dal
cambiamento che vedeva in Armance, Octave pens che sia pure nella sua qualit
di amico, poteva sperare che lei gli confidasse il motivo delle sue preoccupazioni;
perch lei era infelice, Octave non poteva dubitarne. Era ugualmente lampante
che il cavaliere de Bonnivet s'industriava di ostacolare ogni occasione che
potesse casualmente presentarsi nel salotto o nella passeggiata perch si
scambiassero una parola.
Le mezze frasi
che Octave qualche volta arrischiava non ottenevano risposta. Perch
confessasse il suo dolore e rinunciasse al sistema del perfetto riserbo che si
era imposta, Armance avrebbe dovuto trovarsi in uno stato di profonda emozione.
Octave era troppo giovane e troppo infelice anche lui per arrivare a questa
scoperta e profittarne.
Il comandante di
Soubirane era venuto a colazione a Andilly; la sera scoppi un temporale,
piovve forte. Convinsero il comandante a fermarsi, e lo sistemarono in una
camera vicina a quella che Octave aveva appena occupato al secondo piano del
castello. Quella sera Octave aveva tentato di far tornare Armance un po'
allegra; aveva bisogno di vederla sorridere; quel sorriso sarebbe stato
un'immagine della antica intimit. La sua allegria per riusc soltanto a
innervosire Armance. Lei non rispondeva e Octave era costretto a rivolgere i
suoi discorsi a Mme d'Aumale che era l presente e che rideva di gusto, mentre
Armance manteneva un silenzio tetro. Octave rischi una domanda che avrebbe
richiesto una risposta molto lunga: gli rispose con due parole molto secche.
Disperato dall'evidenza della propria disgrazia, Octave abbandon
immediatamente il salotto.
Scese in giardino
per prendere un poco d'aria e incontr il guardacaccia al quale disse che il
giorno dopo sarebbe uscito di buon'ora. Mme d'Aumale a sua volta, vedendo che
nel salotto era rimasta solo gente noiosa la cui conversazione era
insopportabilmente pesante, decise di sparire anche lei. Questo secondo
appuntamento sembr fin troppo chiaro all'infelice Armance. Indignata
soprattutto per la doppiezza di Octave, che proprio quella sera passando da una
camera all'altra le aveva detto parole dolcissime, sal in camera sua per
prendere un libro che intendeva collocare sulla maniglia della porta d'Octave,
come aveva fatto col poemetto inglese. Percorrendo il corridoio che portava
alla camera del cugino sent dei rumori nella stanza di lui; la porta era
aperta e Octave puliva il suo fucile. C'era un minuscolo ambiente che serviva
da disimpegno alla camera appena preparata per il comandante e la porta di
questo stanzino dava sul corridoio. Per disgrazia questa porta era aperta.
Octave si accost alla porta della sua camera proprio mentre Armance si
avvicinava, e si mosse come per uscire nel corridoio. Per Armance sarebbe stato
terribile farsi vedere da Octave in quel momento. Riusc a stento a rifugiarsi
in quella porta aperta l davanti. Appena Octave sar uscito, si diceva, poser
il libro. Era cos agitata all'idea di quanto stava per fare, e che era un
grave errore, che riusciva a stento a connettere.
Octave infatti
usc dalla camera, pass davanti alla porta aperta dello stanzino dove stava
Armance; ma arriv soltanto fino alla fine del corridoio. Si affacci a una
finestra e fischi due volte, come per dare un segnale. Il guardacaccia, che
stava in cucina a bere, non rispondeva, e Octave rimase alla finestra. Il
silenzio che regnava in quell'ala del castello-il salotto era infatti al
pianterreno e la servit al seminterrato-era cos profondo che Armance, con il
cuore che le batteva all'impazzata, non os fare alcun movimento. D'altra
parte, l'infelice Armance non poteva nascondersi che Octave aveva fatto un
segnale e, per quanto fosse poco femminile, le sembrava che Mme d'Aumale
avrebbe potuto benissimo averlo scelto.
La finestra cui
Octave stava appoggiato era in cima alla scaletta che scendeva al primo piano:
impossibile passare. Octave fischi una terza volta mentre suonavano le undici;
il guardacaccia, sempre in cucina insieme ai domestici, non diede risposta.
Verso le undici e mezzo Octave rientr in camera.
Armance che in
vita sua non si era mai trovata coinvolta in una iniziativa di cui arrossire,
era cos stravolta da non essere in condizione di camminare. Era lampante che
Octave aveva dato un segnale, gli avrebbero risposto oppure lui fra poco
sarebbe di nuovo uscito. All'orologio del castello suonarono le undici e tre
quarti, poi mezzanotte. Quell'ora indecente aument i rimorsi di Armance; si
decise a lasciare lo stanzino che le era servito da rifugio e, mentre finiva di
suonare la mezzanotte, cominci a muoversi. Era cos agitata che il suo passo
di solito cos leggero faceva parecchio rumore.
Mentre avanzava
nel corridoio vide alla finestra vicino alla scala una figura che si disegnava
contro il cielo, e riconobbe subito M. de Soubirane. Stava aspettando che il
domestico gli portasse una candela e nel momento in cui Armance immobile
fissava la figura del comandante che aveva appena riconosciuto sul soffitto del
corridoio si diffuse la luce della candela che saliva dai primi scalini.
Con un po' di
sangue freddo Armance avrebbe potuto tentare di nascondersi in un grosso
armadio nell'angolo del corridoio, vicino alla scala, forse si sarebbe salvata.
Paralizzata dal terrore lasci passare i due secondi in cui il servitore arriv
all'ultimo scalino, e la luce della candela cadde in pieno su di lei e il
comandante la riconobbe. Un orrendo sorriso apparve sulle sue labbra. I suoi
sospetti sull'intesa fra Armance e il nipote erano confermati, ma nello stesso
tempo aveva un mezzo per rovinarli per sempre. Saint-Pierre, disse al suo
domestico, ma quella non Mlle Armance de Zohiloff? S, signore, disse il
domestico, interdetto. Octave sta meglio, spero, signorina, disse il
comandante con tono beffardo e sguaiato, e pass oltre.
XXVII
Armance ormai
alla disperazione si vide insieme disonorata per sempre e tradita dal suo
amante. Si mise per un attimo a sedere sull'ultimo gradino della scala. Le
venne in mente di bussare alla porta della cameriera di Mme de Malivert. La
ragazza dormiva e non rispose. Mme de Malivert, temendo vagamente che il figlio
stesse male, prese una lampada e and di persona ad aprire la porta della sua
camera; si spavent alla vista di Armance : Che successo a Octave? esclam
Mme de Malivert. Nulla, signora, assolutamente nulla a Octave, sta bene, sono
solo io a essere infelice e cos disperata da turbare il vostro sonno. Avevo
intenzione di interpellare Mme Drien e di presentarmi da voi soltanto se mi
avesse detto che ancora non dormivate. Bambina mia, mi spaventi ancora di pi
con questo tono formale. Sta succedendo qualcosa di straordinario. Octave
malato? No, mamma, disse Armance sciogliendosi in pianto, c' soltanto che
io sono una ragazza perduta.
Mme de Malivert
la fece entrare nella sua camera e lei raccont quello che le era appena
capitato senza alterare o tacere nulla, nemmeno la sua gelosia. Il cuore di
Armance, stremato da tanto dolore, non aveva pi la forza di nascondere nulla.
Mme de Malivert
si spavent. All'improvviso : Non bisogna perdere tempo, esclam, dammi la
pelliccia, povera figlia, cara figlia mia, e la baci due o tre volte con
tutto l'amore di una madre. Accendimi la candela; tu resta qui. Mme de
Malivert corse dal figlio; per fortuna la porta non era chiusa; entr
dolcemente, svegli Octave e gli raccont quello che era successo. Mio
fratello pu rovinarci, disse Mme de Malivert, e a quanto sembra non ci
rinuncer. Alzati, va' in camera sua e digli che m' venuto una specie di colpo
apoplettico qui da te. O ti viene in mente qualcosa di meglio? S, mamma,
sposare Armance domani, se quell'angelo vuole ancora saperne di me.
Quella reazione
improvvisa esaudisce i voti di Mme de Malivert, che abbraccia il figlio; ma
aggiunge, riflessiva : Tuo zio non ama Armance, potr parlare; s'impegner al
silenzio, ma ha il domestico che per ordine suo parler e che poi sar cacciato
per aver parlato. Preferisco la mia idea del colpo apoplettico. Questa commedia
ci impegner sgradevolmente per tre giorni, ma l'onore di tua moglie vale pi
di tutto. Non appena avrai avvertito il comandante, scendi da me, avvisa
Armance del nostro piano. Quando il comandante l'ha incontrata sulla scala io
stavo in camera tua e lei andava a chiamare Mme Drien. Octave corse ad
avvisare lo zio che trov sveglissimo. Il comandante lo guard con un'aria
beffarda che trasform in rabbia tutta la sua emozione. Octave lasci M. de
Soubirane per volare in camera della madre : vero, disse ad Armance, che
non amate il cavaliere de Bonnivet e che lui non quel misterioso marito di
cui una volta mi avevate parlato? Il cavaliere mi fa orrore. Ma voi, Octave,
non amate Mme d'Aumale? Non la rivedr e non penser mai pi a lei, disse
Octave. Cara Armance, ditemi che mi accettate come marito. Il cielo mi ha
punito per avervi tenute segrete le mie uscite a caccia, fischiavo al
guardacaccia che non mi ha risposto. Le proteste di Octave avevano tutto il
calore ma non tutta la delicatezza del vero amore; Armance ebbe l'impressione
che lui compisse un dovere mentre pensava ad altro. Voi non mi amate in questo
momento, gli disse. Io vi amo con tutta la forza del mio animo, ma sono pieno
di rabbia contro quell'ignobile comandante, quell'uomo vile, sulla cui
discrezione impossibile contare. Octave rinnov le sue proteste. sicuro
che sia l'amore a parlare, gli disse Armance, non pu essere la generosit e
che voi amiate Mme d'Aumale? Voi detestate il matrimonio, questa conversione
repentina mi insospettisce. In nome di Dio, Armance, non perdiamo tempo;
tutto il resto della mia vita risponder su quanto vi amo. Era cos convinto
di quello che diceva che fin per convincerla a sua volta. Torn rapidamente di
sopra, trov il comandante accanto a sua madre, cui la gioia dell'imminente
matrimonio di Octave dava il coraggio di recitare molto bene. Il comandante
per non sembrava troppo convinto del malessere della sorella. Si permise una
facezia sulle scorribande nottume di Armance. Signore, ho ancora un braccio
valido, esclam Octave alzandosi di scatto e avventandoglisi contro, se
aggiungete una sola parola vi scaravento dalla finestra su due piedi. Il
furore represso di Octave fece impallidire il comandante, memore delle crisi di
follia del nipote che vedeva irritato al punto di commettere un delitto.
In quel momento
comparve Armance, ma Octave non pot dirle nulla. Non riusc neanche a
guardarla con amore, la rabbia lo aveva fatto uscire di s. Per normalizzare
l'atmosfera il comandante si accingeva a dire qualche frase brillante, Octave
trem che potesse ferire Mlle de Zohiloff. Signore, gli disse stringendogli
forte un braccio, vi invito a ritirarvi immediatamente nella vostra camera.
Visto che esitava, Octave afferr il comandante per il braccio, lo trascin in
camera sua, ce lo scaravent, chiuse la porta a chiave e si mise la chiave in
tasca.
Quando torn
dalle donne era furioso. Se non ammazzo quell'anima mercenaria, esclamava
come parlando fra s, oser sparlare di mia moglie. Guai a lui!
Ma io voglio
bene a M. de Soubirane, disse Armance angosciata e consapevole del dolore che
Octave dava a sua madre. Voglio bene a M. de Soubirane, e se voi seguitate a
essere furioso potrei pensare che siete di malumore per un impegno un poco
precipitoso che stiamo per comunicargli.
Non lo credete,
la interruppe Octave, ne sono convinto. Ma come sempre avete ragione. A
prenderla bene, devo qualche gratitudine a quell'animo basso, e poco a poco la
rabbia sfum. Mme de Malivert si fece trasportare in camera sua, recitando
magnificamente la commedia del colpo apoplettico. Mand a chiamare il suo
medico di Parigi.
Il resto della
notte fu stupendo. La gioia di quella madre felice si comunic a Octave e alla
sua amica. Trascinata dalle parole allegre di Mme de Malivert, Armance, ancora
scombussolata e del tutto priva del controllo di s, osava far vedere a Octave
quanto gli fosse caro. Aveva avuto la gioia suprema di vederlo geloso del
cavaliere de Bonnivet. Quel fortunato sentimento spiegava in modo tanto felice
per lei la sua apparente indifferenza dei giorni precedenti. Le signore
d'Aumale e de Bonnivet, che nonostante gli ordini di Mme de Malivert erano
state svegliate, comparvero tardissimo, e tutti andarono a dormire all'alba.
XXVIII
This is
the state of man; to-day he puts forth
The
tender leaves of hope, to-morrow blossoms,
And bears
his blushing honours thick upon him.
The third
day, comes a frost, a killing frost;
And then
he falls see his character.
King Henry
VIII, act III
Il giorno dopo,
di prima mattina, Mme de Malivert and a Parigi a proporre al marito il
matrimonio di Octave. Lui lott l'intera giornata; Non che non m'aspettassi da
un pezzo, diceva il marchese, questa disastrosa proposta. Avrei torto a fare
lo gnorri. Mlle de Zohiloff non priva di un qualche patrimonio, ne devo
convenire, i suoi zii russi sono morti a proposito per lei. Ma la sua fortuna
non eccede quella che potremmo trovare altrove e, cosa che per mio figlio avr
conseguenze enormi, un'unione in cui non c' famiglia; ci vedo solo una
funesta analogia di caratteri. Octave non ha abbastanza parenti in societ, e
il suo modo di fare assolutamente riservato non gli procura amici. Diventer
pari, dopo suo cugino e dopo di me, ecco tutto, e come sapete, mia cara amica,
in Francia l'uomo vale quello che vale il suo posto. Io sono della vecchia
generazione, come dicono gl'insolenti; sparir presto e con me tutti i legami
che mio figlio pu avere con la societ; infatti uno strumento della nostra
cara marchesa de Bonnivet, non uno scopo per lei. Nel matrimonio di Octave
bisogna cercare pi ancora che la ricchezza qualche appoggio nel mondo. Sono
d'accordo nel riconoscergli quel tipo di qualit fatte per riuscire da solo. Ma
ho sempre visto queste persone superiori aver bisogno di essere incensate, e
mio figlio, lungi dall'accattivarsi quelli che fanno la reputazione, sembra trovare
un gusto perverso a sfidarli e contraddirli. Non cos che si riesce. Con una
famiglia numerosa e ben piazzata la societ lo avrebbe considerato degno di un
ministero; non apprezzato da nessuno, sar soltanto un originale.
Mme de Malivert
recrimin vivamente a quelle parole. Capiva che qualcuno aveva insufflato il
marito.
Lui prosegu a
tutto spiano: S, mia buona amica, non ci giurerei che Octave, con la sua
facilit a risentirsi e la sua passione per quelli che chiamano principi da quando i giacobini hanno
cambiato tutto da noi, perfino la lingua, non si lascer travolgere un giorno
nelle peggiori sciocchezze, in quella cio che voi chiamate opposizione. L'unico uomo di valore che la
vostra opposizione abbia avuto, il conte di Mirabeau, ha finito col vendersi;
una brutta fine, che non vorrei certo per mio figlio. Ma appunto quello che
non dovete temere, replic vivacemente Mme de Malivert. No, la fortuna di mio
figlio s'inabisser nel precipizio opposto. Questo matrimonio lo far diventare
un borghese che vive nel fondo di qualche provincia, murato nel suo castello.
Il suo carattere cupo lo spinge gi fin troppo a questo tipo di vita. La nostra
cara Armance ha un suo modo di vedere stravagante : invece di mirare a
modificare quello che trovo riprovevole in Octave, lei rafforzer le sue
abitudini borghesi, e con questo matrimonio manderete a picco la nostra
famiglia. Octave chiamato alla camera dei pari, un giorno sar un nobile
rappresentante della giovent francese e con la sua eloquenza si conquister
una personale considerazione. C' troppa gente; tutti questi giovani pari
puntano sull'eloquenza. Eh diomio! nelle loro camere saranno esattamente come
in societ, perfettamente eleganti, molto istruiti, ecco tutto. Tutti questi
giovani rappresentanti della giovent francese saranno i pi grandi nemici di
Octave che almeno ha un suo modo originale di vedere.
Mme de Malivert
torn molto tardi a Andilly, con una bella lettera per Armance in cui M. de
Malivert chiedeva la sua mano per Octave.
Bench
stanchissima della sua giornata, Mme de Malivert s'impose di passare da Mme de
Bonnivet, che doveva essere informata di quel matrimonio solo da lei. Le fece
vedere la lettera di M. de Malivert per Armance; era molto soddisfatta di
premunirsi cos contro le persone che avrebbero potuto far cambiare idea al
marito. D'altronde era un passo necessario, la marchesa era in qualche modo la
tutrice di Armance. La qualifica le tapp la bocca. Mme de Malivert esib la
sua riconoscenza per l'amicizia che Mme de Bonnivet aveva dimostrato verso
Octave con tutta l'aria di non approvare, in fondo, quel matrimonio. La
marchesa si trincer dietro sperticati elogi del carattere di Mlle de Zohiloff.
Mme de Malivert ebbe cura di non dimenticare il passo che aveva fatto presso
Armance parecchi mesi prima, e il nobile rifiuto della giovane orfana, allora
senza ricchezza.
Eh, non sono le
nobili qualit di Armance su cui la mia amicizia per Octave ha bisogno di
essere sollecitata, disse la marchesa. Tutto quello che ha lo deve a noi.
Questi matrimoni in famiglia convengono soltanto con banchieri molto ricchi ;
il loro scopo principale il denaro cos sono sicuri di trovarlo e senza
difficolt.
Andiamo verso
tempi, replic Mme de Malivert, in cui il favore della corte, a meno che non
si voglia acquisirlo con incessanti cure personali, sar uno scopo secondario
per un uomo di nascita illustre, pari di Francia e molto ricco. Guardate il
nostro amico milord N...; il credito immenso di cui gode in patria dipende dal
fatto che nomina undici membri della camera dei comuni. E in fondo, non vede
mai il re.
Identica risposta
Mme de Malivert dette alle obiezioni del fratello che si oppose molto pi
vivacemente. Furibondo per la scena della sera prima e assolutamente
intenzionato a non lasciarsi sfuggire l'occasione di simulare una grossa ira,
intendeva farsi ammansire a prezzo di una pesantissima, eterna riconoscenza del
nipote.
Avrebbe perdonato
Octave anche senza far nulla, poich alla fine bisognava o perdonare o
rinunciare ai sogni di ricchezza che da un anno lo assorbivano completamente.
Quanto alla scena notturna, la sua vanit si sarebbe consolata, agli occhi dei
propri familiari, con la ben nota follia di Octave che buttava dalla finestra i
camerieri della madre.
Ma l'idea di
Armance onnipotente sul cuore d'un marito che l'amava follemente convinse M. de
Soubirane a dichiarare che in vita sua non avrebbe rimesso piede a Andilly. A
Andilly erano tutti felicissimi, lo presero per cos dire sulla parola, e dopo
avergli fatto ogni sorta di scuse e di proteste, lo dimenticarono.
Da quando s'era
visto spalleggiato dal cavaliere de Bonnivet che gli forniva valide ragioni e,
all'occasione, frasi bell'e pronte, la sua avversione per Mlle de Zohiloff s'era
trasformata in odio. Non le perdonava l'allusione all'eroismo spiegato dai
russi davanti alle mura d'Ismailoff mentre i cavalieri di Malta, nemici
giurati dei
turchi, poltrivano sui loro scogli. Il comandante avrebbe dimenticato un
epigramma provocato da lui; ma la verit era che in fondo a tutta
quell'animosit contro Armance c'era il denaro. La testa decisamente debole del
comandante era assolutamente obnubilata dall'idea di farsi una fortuna in
borsa. Come in tutti gli animi mediocri, verso i cinquant'anni l'interesse per
le cose del mondo s'era spento ed era comparsa la noia ; sempre secondo la
norma, il comandante aveva voluto di volta in volta essere un uomo di lettere,
intrigante politico e dilettante del melodramma italiano. Non so quale malinteso
gli aveva impedito di diventare un gesuita in giacchetta.
Alla fine era
spuntato il gioco in borsa, e aveva trovato un rimedio sovrano alla sua immensa
noia. Ma per giocare in borsa gli mancavano soltanto soldi e credito.
L'indennit s'era presentata quanto mai a proposito, e il comandante s'era
promesso di pilotare agevolmente il nipote, che era un filosofo. Contava
fermamente di portare in borsa una buona parte di quello che Octave avrebbe
ricevuto dall'indennit della madre.
Sul pi bello
della sua passione per i milioni, Armance s'era presentata al comandante come
un ostacolo insormontabile. Ora il suo ingresso in famiglia distruggeva per
sempre il credito verso il nipote e i suoi castelli in aria. Il comandante non
perdeva tempo a Parigi, e andava istigando contro il matrimonio del nipote gli
ospiti della duchessa di C..., patrona della famiglia, della duchessa d'Ancre,
di Mme de la Ronze, e di Mme de Claix nei cui salotti passava la vita.
L'inopportunit di quell'unione fu sancita ben presto da tutti gli amici di
famiglia.
In meno di otto
giorni il matrimonio del giovane visconte fu noto a tutti e non meno
universalmente deplorato. Le gran dame che avevano figlie da marito erano
furibonde.
Mme de
Malivert, diceva la contessa de Claix, Ǐ cos crudele da forzare quel povero
Octave a sposare la sua dama di compagnia, sembra per risparmiare gli stipendi
che avrebbe dovuto pagare a quella ragazza, una cosa penosa.
In mezzo a tutto
ci, il comandante aveva l'impressione di essere dimenticato da Parigi, dove
moriva di noia. La protesta generale contro il matrimonio di Octave non poteva
durare pi di qualsiasi altra cosa. Bisognava profittare di quello scatenamento
universale, finch reggeva. I matrimoni decisi si rompono solo da molto vicino.
Alla fine tutte
quelle buone ragioni e la noia pi che quelle fece s che un bel mattino si
vide arrivare ad Andilly il comandante che riprese la propria camera e il suo
ritmo normale di vita, come niente fosse stato.
Tutti furono
squisiti verso il nuovo arrivato che non manc di fare alla futura nipote le
proteste pi affabili. L'amicizia ha le sue illusioni come l'amore, disse ad
Armance, e se da principio ho deplorato una certa sistemazione perch anche
io voglio un gran bene a Octave.
XXIX
Ses maux
les plus cruels sont ceux qu'il se fait lui-mme.
BALZAC
Armance avrebbe
potuto lasciarsi ingannare da quelle gentilezze ma non si ferm a pensare al
comandante; aveva altro di cui preoccuparsi.
Da quando pi
nulla si opponeva al suo matrimonio, Octave aveva delle crisi di umor nero che
a stento riusciva a dissimulare; adduceva a pretesto il mal di testa, e andava
a passeggiare da solo nei boschi d'Ecouen e de Senlis. Qualche volta galoppava
per sette otto miglia di seguito. Sintomi che apparvero funesti a Armance; le
parve anche che in alcuni momenti la guardasse con occhi in cui c'era pi
sospetto che amore.
vero che quelle
crisi di tetraggine si risolvevano spesso in trasporti amorosi e in un
abbandono appassionato che non gli aveva mai visto al tempo della loro
felicit. Cos
infatti, scrivendone a Mry de Tersan, cominciava a chiamare il tempo trascorso
tra la ferita di Octave e la fatale imprudenza commessa nascondendosi nello
stanzino attiguo alla camera del comandante.
Dopo l'annuncio
del suo matrimonio, Armance aveva avuto la consolazione di potersi aprire
completamente con la sua intima amica. Mry, cresciuta in una famiglia molto
disunita e continuamente sconvolta da nuovi intrighi, era pi che in grado di
darle consigli sensati.
Durante una delle
lunghe passeggiate che faceva con Octave nel giardino del castello, sotto le
finestre di Mme de Malivert, Armance un giorno gli disse : La vostra tristezza
ha qualcosa di cos inesplicabile che io, che non amo che voi al mondo, ho
sentito il bisogno di consigliarmi con un'amica prima di avere il coraggio di
parlarvi come sto per fare. Eravate pi felice prima di quella crudele notte in
cui sono stata cos imprudente, e non occorre che vi dica quanto la mia
felicit sia scomparsa ben pi rapidamente della vostra. Ho una proposta da
farvi : torniamo a uno stato completamente felice, e a quella dolce intimit
che ha reso la mia vita meravigliosa, da quando ho saputo che mi amavate fino a
quella fatale idea del matrimonio. Mi assumer l'intera responsabilit di
questa stravagante decisione. Dir a tutti che ho fatto voto di non sposarmi.
Deploreranno una simile pensata, peggiorer l'opinione che qualche volenteroso
amico ha di me : che importa ? dopotutto l'opinione degli altri per una ragazza
ricca importante solo se pensa di sposarsi; e certamente io non mi sposer
mai. Per tutta risposta Octave le prese la mano mentre lacrime abbondanti gli
sfuggivano dagli occhi. Oh caro angelo mio, le disse, quanto siete migliore
di me! La vista di quelle lacrime in un uomo poco incline a debolezze del
genere e quella frase cos semplice, sconcertarono tutta la risolutezza di
Armance.
Finalmente gli
disse con sforzo: Rispondetemi, amico mio. Accettate una proposta che mi
restituir la gioia. Passeremo ugualmente la vita insieme. Vide che si stava
avvicinando un domestico. Sta per suonare la colazione, aggiunse agitata,
vostro padre arriver da Parigi, dopo non potr pi parlarvi e se non vi parlo
sar infelice e sconvolta ancora per un'altra giornata, perch dubiter un poco
di voi. Voi ! dubitare di me ! disse Octave con uno sguardo che per un
attimo dissip ogni timore di Armance.
Dopo qualche
minuto di passeggiata silenziosa: No, Octave, io non dubito di voi ; se
dubitassi del vostro amore, spero che Dio mi farebbe la grazia di farmi morire;
ma insomma voi siete meno felice da quando il vostro matrimonio deciso. Vi
parler come a me stesso, disse Octave impetuosamente. In certi momenti mi
sento molto pi felice perch finalmente ho la certezza che niente al mondo
potr separarmi da voi ; potr vedervi e parlarvi in ogni momento, ma, aggiunse... e cadde in uno di
quei cupi silenzi che erano la disperazione di Armance.
Il timore della
campana della colazione che forse li avrebbe divisi per tutto il giorno, le
infuse per la seconda volta il coraggio d'interrompere la fantasticheria di
Octave: Ma che cosa, caro? gli disse, ditemi tutto; quel ma spaventoso mi render cento volte
pi infelice di tutto quanto potrete aggiungere.
Ebbene! disse
Octave fermandosi, girandosi verso di lei e guardandola fissamente, non pi
come un innamorato ma per non farsi sfuggire quello che lei pensava, saprete
tutto; la morte mi sarebbe meno penosa del racconto che devo farvi, ma anche io
vi amo molto pi della vita. necessario che vi giuri, non pi come il vostro
innamorato [e in quel momento i suoi sguardi non erano in effetti quelli di un
innamorato] ma come un galantuomo e allo stesso modo in cui lo giurerei a
vostro padre, se la misericordia del cielo ce lo avesse conservato,
necessario che vi giuri che amo soltanto voi al mondo, come non ho amato mai,
come non amer mai? Essere separato da voi sarebbe per me la morte e cento
volte peggio della morte; ma ho un segreto spaventoso che non ho mai rivelato a
nessuno, questo segreto vi spiegher tutte le mie fatali stravaganze.
Pronunciando
quelle parole male articolate i lineamenti di Octave si contrassero, i suoi
occhi si fecero smarriti; sembrava che non vedesse pi Armance; le labbra erano
percorse da moti convulsi. Armance, pi infelice di lui, si appoggi contro la
cassa di un arancio; trasal al riconoscere quell'arancio fatale vicino a cui
era svenuta quando Octave le aveva parlato duramente, dopo la notte trascorsa
nel bosco. Octave s'era fermato dritto davanti a lei, come paralizzato
dall'orrore e incapace di continuare. I suoi occhi spaventati guardavano fisso
davanti a s come avesse avuto la visione di un mostro.
Caro, gli disse
Armance, ero pi disperata quando mi parlavate con crudelt vicino a questo
stesso albero, parecchi mesi fa ; allora dubitavo del vostro amore. Che dico ?
prosegu con passione, quel giorno fatale ho avuto la certezza che non mi
amavate. Ah! amico mio, come sono pi felice oggi !
L'accento di
verit con cui Armance pronunci queste parole sembr alleviare il dolore acuto
e cattivo che dominava Octave. Armance, dimenticando il suo abituale riserbo,
gli strinse la mano con ardore e lo incit a parlare; per un momento il corpo
di lei gli fu cos vicino che Octave sent il calore del suo respiro. Quella
sensazione lo intener; parlare gli divent facile.
S, cara, le
disse guardandola, finalmente, io ti adoro, tu non devi dubitare del mio
amore; ma chi l'uomo che ti adora? un mostro.
A quelle parole,
tutta la dolcezza sembr abbandonarlo; di colpo divent furioso, si divincol
dalle braccia di Armance che invano tent di trattenerlo, e fugg via. Armance
rimase immobile. In quel momento suon la campana della colazione. Pi morta
che viva, bast che si mostrasse a Mme de Malivert per ottenere il permesso di
non fermarsi a tavola. Il cameriere di Octave arriv quasi subito a dire che un
affare urgente aveva costretto il padrone a partire di corsa per Parigi.
La colazione fu fredda
e silenziosa; l'unico a essere felice era il comandante. Colpito dall'assenza
simultanea dei due giovani, sorprese qualche lacrima di preoccupazione negli
occhi della sorella; assapor un momento di gioia. Gli pareva che l'affare del
matrimonio non andasse troppo bene : se ne rompono anche di pi imminenti, si
disse, ed era cos assorbito dall'idea che trascurava d'intrattenere Mme
d'Aumale e Mme de Bonnivet. L'arrivo del marchese, che si era mosso da Parigi
nonostante un risentimento di gotta e che rimase molto male quando non vide
Octave, al corrente del suo arrivo, aument la gioia del comandante. il
momento favorevole per far sentire la voce della ragione. Appena fin la
colazione le signore d'Aumale e de Bonnivet si ritirarono nelle loro stanze;
Mme de Malivert and da Armance e il comandante fu tutto animato, vale a dire
felice, per i cinque quarti d'ora che ci mise a cercare di demolire la
decisione del cognato circa il matrimonio di Octave.
In tutto quello
che il vecchio marchese rispondeva c'era un profondo senso di onest.
L'indennit appartiene a vostra sorella, diceva; io sono soltanto un
pezzente. solo quell'indennit a metterci in condizioni di pensare a una
sistemazione di Octave; vostra sorella desidera pi di lui, credo, questo matrimonio
con Armance, che d'altronde non priva di ricchezza; in tutta la faccenda io
posso, onestamente, esprimere solo dei pareri; non saprei far valere la mia
autorit; sembrerebbe che volessi privare mia moglie della gioia di trascorrere
la vita con la sua cara amica.
Mme de Malivert
aveva trovato Armance molto agitata ma poco comunicativa. Sotto la pressione
dell'affetto, Armance accenn vagamente a un piccolo litigio, come qualche
volta capita a chi si vuole pi bene. Sono sicura che Octave ha torto, disse
Mme de Malivert alzandosi, altrimenti mi avresti detto tutto, e lasci
Armance sola. Le faceva un grande favore. Ben presto le parve evidente che
Octave aveva commesso qualche azione delittuosa di cui forse si esagerava anche
le funeste conseguenze, e da galantuomo non voleva permettere che lei legasse
il suo destino a quello di un assassino, forse, senza farle conoscere tutta la
verit.
Oseremo dire che
questo modo di spiegare la stravaganza di Octave restitu a sua cugina una
sorta di tranquillit? Scese in giardino, sperando un poco d'incontrarlo. In
quel momento si sentiva completamente guarita dalla profonda gelosia che Mme
d'Aumale le aveva suscitato; vero che non confessava a se stessa l'origine di
quello stato di dolcezza e di felicit in cui si trovava. Si sentiva
trasportata dalla piet pi tenera e generosa. Se bisogna lasciare la Francia,
si diceva, ed esiliarci lontano, fosse anche in America, ebbene, partiremo, si
diceva con gioia, e prima sar meglio sar. E la sua immaginazione si perse
dietro supposizioni di completa solitudine e isola deserta, troppo romanzesche
e soprattutto abusate dai romanzi per essere riferite. Octave non ricomparve n
quel giorno n il giorno seguente; solo la sera del secondo giorno Armance
ricevette una lettera datata da Parigi. Non era mai stata pi felice. Quella
lettera trasudava la passione pi ardente e pi abbandonata. Ah ! se fosse
stato qui nel momento in cui l'ha scritta, si disse, mi avrebbe confessato
tutto. Octave le faceva capire che era trattenuto a Parigi dalla vergogna di
rivelarle il suo segreto. Non in tutti i momenti, aggiungeva, troverei il
coraggio di dire quella fatale parola, neppure a voi, perch pu sminuire i
sentimenti che generosamente mi accordate e che sono tutto per me. Non fatemi
pressioni su questo argomento, cara amica. Armance si affrett a rispondergli
tramite un cameriere che aspettava. Il vostro maggior delitto, gli diceva, Ǐ
di starvene lontano da noi, e la sorpresa fu pari alla gioia quando, una
mezz'ora dopo aver scritto, vide apparire Octave che era venuto ad aspettare la
sua risposta a Labarre, vicino Andilly.
I giorni che
seguirono furono perfettamente felici. Le illusioni della passione che animava
Armance erano cos imprevedibili che presto si abitu ad amare un assassino.
Credeva che come minimo quello dovesse essere il delitto di cui Octave esitava
a confessarsi colpevole. Suo cugino parlava troppo bene per esagerare i propri
pensieri, e aveva detto proprio quelle parole : Io sono un mostro.
Nella prima
lettera d'amore che in vita sua gli avesse scritto, aveva promesso di non
fargli domande; quella promessa fu sacra per lei. La lettera che Octave le
aveva scritto in risposta era un bene prezioso : l'aveva riletta venti volte, e
prese l'abitudine di scrivere tutte le sere all'uomo che stava per diventare
suo marito; si sarebbe vergognata di pronunciare il suo nome davanti alla
cameriera, cos nascose la sua prima lettera nella cassa di quell'arancio che
Octave conosceva molto bene.
Una mattina, mentre
si mettevano a tavola per la colazione, glielo disse in una parola. Lui
scomparve col pretesto di un ordine da impartire, e Armance ebbe il piacere
inesprimibile, quando rientr un quarto d'ora dopo, di trovare nei suoi occhi
l'espressione della felicit pi viva e della pi dolce riconoscenza.
Qualche giorno
dopo Armance os scrivergli : Vi credo colpevole di qualche grave delitto;
sar compito di tutta la nostra vita ripararlo, se riparabile; ma la cosa
strana che forse vi sono affettuosamente devota pi ancora che prima di
questa confidenza.
Sento quanto
debba esservi costata tale confessione, il primo grave sacrificio che abbiate
mai fatto per me e, voglio dirvelo, solo da quel momento che sono guarita da
un meschino sentimento che anch'io non osavo quasi rivelarvi. M'immagino le
peggiori cose. Cos mi sembra che non abbiate da dirmi niente di pi
particolareggiato, prima di una certa cerimonia. Non mi avrete affatto
ingannata, ve lo dichiaro. Dio perdona chi si pente, e sono sicura che avete
esagerato la vostra colpa; anche fosse peggiore del possibile, io che ho visto
le vostre ansiet, vi perdono. Mi direte tutto da qui a un anno, forse allora
vi coster meno... Non posso per promettervi di amarvi di pi.
Parecchie lettere
scritte col medesimo tono angelicamente buono avevano quasi risolto Octave a
confidare per scritto alla sua amica il segreto di cui era debitore; ma la
vergogna, l'imbarazzo di scrivere una simile lettera lo facevano ancora
esitare. And a Parigi, a consultare M. Dolier, quel parente che gli aveva
fatto da testimone. Sapeva che M. Dolier possedeva un forte senso dell'onore,
dell'onest e assai poca sottigliezza per venire a patti col dovere o farsi
illusioni. Octave gli chiese se dovesse confidare a Mlle de Zohiloff un segreto
fatale che non avrebbe esitato a rivelare, prima del matrimonio, al padre o al
tutore di Armance. Arriv al punto di mostrare a M. Dolier la parte della
lettera di Armance sopra citata.
Non potete
esimervi dal parlare, gli rispose quel bravo ufficiale, Ǐ vostro stretto
dovere. Non potete prevalervi della generosit di Mlle de Zohiloff. Sarebbe
indegno di voi ingannare chiunque e ancora pi indegno per il nobile Octave
ingannare una povera orfana che forse non ha altri amici che lui fra tutti gli
uomini di famiglia.
Octave s'era
detto queste cose mille volte, ma dalla bocca di un uomo onesto e sicuro
presero una forza tutta nuova.
Octave ebbe
l'impressione di ascoltare la voce del destino. Si accomiat da M. Dolier
ripromettendosi di scrivere la fatale lettera nel primo caff che avrebbe
incontrato sulla destra uscendo da casa del parente; mantenne la parola.
Scrisse una lettera di dieci righe e appose l'indirizzo di Mlle de Zohiloff al
castello di *** presso Andilly.
Uscendo dal caff
cerc con gli occhi una buca delle lettere, il caso volle che non ne vedesse.
Ben presto un residuo di quel penoso sentimento che lo induceva a rinviare il
pi possibile una simile confessione s'insinu a convincerlo che una lettera
cos importante non doveva essere affidata alla posta, era meglio che la
posasse lui stesso nella cassa dell'arancio del giardino d'Andilly. Octave non
ebbe l'acutezza di riconoscere nell'idea di questo rinvio un'ultima illusione
d'un sentimento violento appena sopraffatto.
L'essenziale,
nella sua condizione, era non indietreggiare d'un passo di fronte alla
repugnanza che i severi consigli di M. Dolier aiutavano a superare. Mont a
cavallo per portare la lettera ad Armance.
Dopo la mattina
in cui il comandante aveva avuto il sospetto di qualche disaccordo fra i due
innamorati, la naturale leggerezza del suo carattere aveva ceduto a un
desiderio di nuocere molto costante.
Aveva preso per
confidente il cavaliere de Bonnivet. Tutto il tempo che prima il comandante
impiegava a sognare speculazioni in borsa e a scrivere cifre su un taccuino ora
lo dedic a cercare i mezzi di rompere il matrimonio del nipote.
Da principio i
suoi progetti non erano troppo sensati; il cavaliere de Bonnivet organizz i
suoi mezzi offensivi. Gli sugger di far seguire Armance e, con qualche luigi,
il comandante trasform in spie tutti i domestici della casa. Gli dissero che
Octave e Armance si scrivevano e nascondevano le loro lettere nell'interno
della cassa d'un arancio contrassegnata col numero tale.
Simile imprudenza
parve incredibile al cavaliere de Bonnivet; lasci il comandante a meditarci
sopra. Vedendo che in capo a otto giorni M. de Soubirane non trovava niente
oltre la banale idea di leggere le frasi d'amore dei due innamorati, gli fece
ricordare abilmente che, fra venti manie differenti, aveva avuto per sei mesi
quella delle lettere autografe; a quel tempo il comandante si serviva di un
imitatore abilissimo. Quel pensiero gli riaffior nella testa, ma non produsse
niente. E tuttavia era affiancata da un odio vivissimo.
Il cavaliere
esitava molto ad esporsi con un simile uomo. La piattezza del socio lo
scoraggiava. Oltre tutto, al primo fallimento poteva confessare ogni cosa. Per
fortuna il cavaliere si ricord di un romanzo popolare in cui il personaggio
cattivo fa imitare la scrittura degli amanti e fabbrica delle lettere false. Il
comandante non leggeva quasi, ma aveva avuto la passione delle belle
rilegature. Il cavaliere risolse di fare un ultimo tentativo; se non riusciva,
avrebbe abbandonato il comandante a tutta la scipitezza dei suoi mezzi. Un
operaio di Thouvenin lavor giorno e notte e ricopr con una splendida
rilegatura il romanzo in cui veniva adoperato l'artificio di fabbricare
lettere. Il cavaliere prese quel magnifico libro, lo port a Andilly e macchi
col caff le pagine in cui si spiegava la falsificazione delle lettere.
Sono disperato,
disse una mattina al comandante, entrando nella sua camera. Mme de *** che
maniaca dei suoi libri, come sapete, ha fatto rilegare in modo meraviglioso
questo pietoso romanzo. Ho commesso la sciocchezza di prenderlo in prestito, ho
macchiato una pagina. Voi che avete ritrovato o inventato meravigliosi segreti
per ogni cosa non mi sapreste indicare il mezzo per fabbricare una pagina nuova? Il cavaliere,
dopo aver parlato parecchio e usato le parole pi vicine all'idea che voleva ispirare,
lasci il volume nella camera del comandante.
Dovette
parlargliene dieci volte prima che M, de Soubirane concepisse l'idea di far
litigare i due amanti con lettere false.
Ne fu cos fiero
che sulle prime ne sopravvalut l'importanza; ne parl in quel senso al
cavaliere che inorrid d'un mezzo tanto immorale e part la sera per Parigi.
Due giorni dopo il comandante parlando con lui torn sull'argomento. Una
falsificazione di lettera atroce, esclam il cavaliere. Amate vostro nipote
di un affetto cos forte che il fine possa giustificare il mezzo?
Ma il lettore
forse pi stanco di noi di questi squallidi particolari; particolari in cui i
prodotti cancerosi della nuova generazione gareggiano con la fatuit della
vecchia.
Il comandante,
sempre pieno di commiserazione per il candore del cavaliere, gli dimostr che
in una causa pi o meno disperata il mezzo pi sicuro per uscirne sconfitto era
non tentare nulla.
M. de Soubirane
prese con disinvoltura da sopra il caminetto della sorella parecchi esemplari
della calligrafia di Armance e ottenne facilmente dal suo falsificatore alcune
copie difficili a distinguersi dagli originali. Gi andava almanaccando per la
rottura del matrimonio di Octave le ipotesi pi probabili di macchinazioni
infernali, distrazioni del ballo, proposte vantaggiose che avrebbe potuto
sottoporre alla famiglia. Il cavaliere de Bonnivet ammirava un simile
carattere. Se quest'uomo fosse ministro, si diceva, le pi alte onorificenze
sarebbero mie. Ma con questa esecrabile costituzione, la libert di stampa, mai
un uomo simile sar ministro, qualunque sia la nobile nascita che pu vantare.
Finalmente dopo quindici giorni di pazienza, il comandante ebbe l'idea di
compilare una lettera di Armance a Mry de Tersan, la sua intima amica. Il
cavaliere per la seconda volta fu sul punto di abbandonare tutto. M. de
Soubirane aveva impiegato due giorni a costruire un modello di lettera
scintillante di spirito e sovraccarica di finezze, reminiscenze di quelle che
scriveva nel 1789.
La nostra epoca
pi seria, gli disse il cavaliere, siete piuttosto pedante, grave,
noioso... La vostra lettera affascinante; il cavaliere de Laclos non
l'avrebbe sconfessata, ma oggi non inganner nessuno. Sempre oggi, oggi!
replic il comandante, il vostro Laclos era soltanto un frivolo. Non so perch
voialtri giovani ne facciate un modello. I suoi personaggi scrivono come dei
parrucchieri.
Il cavaliere and
in sollucchero per l'odio del comandante verso M. de Laclos; difese impassibile
l'autore delle Liaisons dangereuses, fu completamente battuto, e alla fine ottenne un esempio
di lettera non abbastanza enfatica e tedesca ma insomma quasi passabile. Il
campione della lettera venuta fuori da una discussione cos tempestosa fu
affidata dal comandante al suo falsificatore d'autografi che, convinto si
trattasse solo di frasi galanti, oppose solo le difficolt necessarie per farsi
ben pagare, e imit alla perfezione la scrittura di Mlle de Zohiloff. Si
supponeva che Armance scrivesse una lunga lettera all'amica Mry de Tersan sul
suo imminente matrimonio con Octave.