DIZIONARIO DEI TERMINI RELIGIOSI

 

A

A divinis.

Vedi *Sospensione.

A latere.

In latino, dal fianco (del Pontefice). Si usa questa espressione per designare un delegato o inviato personale del papa.

a.C. - Avanti Cristo.

Vedi *Era Cristiana.

A.M.D.G.

Sigla latina di " Ad maiorem Dei gloriam " = " A maggior gloria di Dio ". Motto della Compagnia di GesŁ.

AAS. Acta Apostolicae Sedis:

pubblicazione periodica nella quale compaiono tutti i documenti ufficiali del papa e dei massimi organismi della Santa Sede. Si pubblica dal 1909. In precedenza, questa pubblicazione ufficiale, iniziata nel 1865, veniva chiamata Acta Sanctae Sedis: ASS.

Ab urbe cśndita (a.U.c.)

In latino = " dalla fondazione della cittł " (di Roma). Roma fu fondata nel 753 a.C.

Abacuc.

Uno dei dodici profeti detti " minori ". Non si sa nulla della sua vita (il rif. in Dt 14,33-39 non compare nelle edizioni critiche, in quanto si tratta di un'aggiunta posteriore). E probabile che abbia profetizzato alla fine del sec. VII a.C. A *Qumran Ć stato trovato un rotolo con un commento al libro di Abacuc.

Abate.

Superiore di un monastero di un ordine monastico.

Abba.

Termine di radice aramaica che significa " padre ". Nel Nuovo Testamento, GesŁ e i cristiani lo usano per rivolgersi a Dio (cf Mc 14,36; Rm 8,15; Gal 4,6).

Abbazia.

Monastero retto da un abate, coadiuvato da un capitolo, con poteri autonomi e indipendenti dall'Ordinario locale.

Abelardo, Pietro

(1079-1142). *Filosofo e *teologo, *scolastico, nato vicino a Nantes, Francia. Professore a Parigi, la sua grande cultura, la sua capacitł dialettica e didattica, attrassero numeri discepoli. CompayrÄ lo chiama " il primo professore di scuola superiore " e afferma che ebbe come suoi alunni 20 cardinali, 50 vescovi e un papa. La sua passione per Eloisa, le sue idee innovatrici e alcune delle sue dottrine condannate dalla Chiesa, gli provocarono non pochi problemi. Costretto a lasciare Parigi, si stabilô presso Troyes (cf L. Luzuriaga, Dicc. de Pedagogĺa Losada).

Abele.

Secondo figlio di Adamo ed Eva (Gn 4,2). Faceva il pastore. Serviva Dio con rettitudine ed era da lui benedetto. Suo fratello maggiore, Caino, lo uccise per invidia. Queste narrazioni dei primi capitoli della Genesi non sono storiche nel senso letterale del termine, ma bensô una riflessione teologica sotto forma di storia, scritta sotto l'*ispirazione divina.

Abib.

Antico nome del primo mese dell'anno ebraico. Verrł poi chiamato *Nisan. Segnava l'inizio della primavera (marzo-aprile).

Abilene.

Regione dell'Antilibano, a nord-est di Damasco. Secondo Lc 3,1 quando Giovanni Battista cominciś il suo ministero, Abilene era governata da Lisłnia.

Abiura.

La rinuncia ad un'*eresia, ad uno *scisma o ad un'*apostasia, secondo il rito contemplato nel Pontificale Romanum. E seguita da una professione di fede.

Aborto.

Interruzione della gravidanza per cause naturali oppure provocata da medicinali o altri mezzi, nel quale caso Ć un atto criminale, perchÄ si fa morire un essere umano. BenchÄ vi siano paesi che lo tollerano (dove si suol parlare di " depenalizzazione ") o che addirittura lo promuovono, il Diritto Canonico lo condanna con la scomunica " latae sententiae ", vale a dire che la scomunica entra in vigore senza bisogno che sia esplicitamente dichiarata (cf CIC 1398).

Abramo.

Il primo dei grandi patriarchi di Israele, scelto da Dio come padre del popolo della promessa: nella sua discendenza saranno benedette tutte le nazioni. Abramo Ć l'unico personaggio dell'Antico Testamento a venir chiamato " amico di Dio " (Is 41,8; Gc 2,23). Insieme a MosĆ, Ć una figura centrale dell'Antico Testamento.

Abside.

Dal greco hapsis = nodo o chiave di volta. Parte del tempio che occupa l'estremitł opposta a quella della facciata. E, in genere, semicircolare e un po' piŁ elevata. Normalmente, si trovano nell'abside l'*altare e gli altri elementi propri del *presbiterio: sede del presidente (nella cattedrale, la *cattedra del vescovo), *ambone o amboni, coro (nei templi importanti).

Abulôa.

Dal greco, " senza volontł ". Mancanza o grave inerzia della volontł.

Abulico.

Soggetto senza volontł o energia. Indolente, irresoluto.

Acaia.

Regione meridionale della *Grecia. Ai tempi di GesŁ e della Chiesa primitiva era una provincia romana. La sua capitale era *Corinto, sebbene *Atene avesse il predominio culturale. Nel NT si parla soprattutto dell'attivitł di *Paolo in questa regione: At 18,12.27; 19,21; Rm 15,26; 1 Cor 16,15; 2 Cor 1,1; 9,2; 11,10; 1 Ts 1,7-8.

Acclamazione.

Espressione breve, normalmente di giubilo, proferita dall'assemblea in determinati momenti della celebrazione. Sono acclamazioni, per esempio: amen, alleluia, rendiamo grazie a Dio, ti lodiamo, o Signore.

Accolito.

Ministro non ordinato (vedi *Ministero). Aiuta il *presbitero e il *diacono all'altare. Gli Ć anche affidata la distribuzione della comunione quando Ć necessario, sia durante la messa che al di fuori di essa, specialmente ai malati.

Acculturazione.

Fenomeno per il quale un individuo o gruppo acquisisce le caratteristiche culturali di un altro individuo o gruppo mediante il contatto diretto e l'interazione. Avviene solitamente per imposizione di un popolo che ne domina un altro, sebbene, quando quello dominato possiede una cultura superiore, questa si impone al dominatore; Ć quello che accadde, per esempio, nel caso di Roma, che dominś il mondo greco ma ne adottś la cultura, o nel caso dei barbari che conquistarono l'impero romano. Vedi anche *Inculturazione.

Acosta, JosÄ de (1540-1600).

*Gesuita spagnolo, andś in PerŁ nel 1571. Storico e teologo, giudica con equilibrio e con un certo ottimismo la situazione venutasi a creare nelle Indie. Apprezza la vita semplice e la mancanza di aviditł negli indios, nonchÄ il saggio governo degli inca. In certe credenze e riti degli indigeni, coglie una preparazione naturale all'evangelizzazione.

Acqua.

Elemento che, a parte la sua ricchezza naturale, Ć stato altamente valorizzato nel suo senso simbolico. La sua adattabilitł, mobilitł, chiarezza e, soprattutto, la sua efficacia nel pulire e la sua forza fertilizzante, hanno provocato fin dai primi tempi l'ammirazione. I miti pagani videro in essa una forza di immortalitł.

Nella Bibbia la si nomina ripetutamente fin dai racconti della creazione (Gn 1,6.7.9.10.20.21.22.26; 2,5.6.10.11.13.14). Svolge un ruolo importante nella storia dei patriarchi di Israele, nomadi in terre desertiche, nelle quali le sorgenti e i pozzi sono vitali. La fuga dall'Egitto e la costituzione di *Israele come popolo Ć segnata dal passaggio attraverso le acque del *Mar Rosso. Nel deserto, l'acqua scaturita dalla roccia calma la loro sete. Entrano nella *Terra Promessa attraversando all'asciutto le acque del Giordano. I profeti parlano dell'acqua e del suo effetto purificatore e fecondante.

Ma Ć GesŁ che porta alla sua massima potenza evocatrice la forza dell'acqua: egli stesso si fa battezzare nelle acque del Giordano; calma le acque turbolente del lago; cammina sull'acqua; guarisce il cieco nato ordinandogli di lavarsi nella piscina di Siloe; egli darł un'acqua tale che " chi ne beve non avrł mai piŁ sete " (Gv 4,14); manda i suoi apostoli perchÄ battezzino tutti quelli che crederanno in lui, di modo che nella Chiesa nasciamo tutti dall'acqua (e dallo Spirito).

Nella Chiesa Ć l'elemento di cui si fa un uso piŁ abbondante; il suo significato si esprime particolarmente nei riti della *Veglia pasquale. Nella liturgia domenicale vi era la tradizione - ed Ć raccomandato di riprenderla - dell'aspersione con l'acqua all'inizio della celebrazione eucaristica; nel farlo si evocano delle parole dell'*Apocalisse, altro libro in cui questo elemento occupa un luogo privilegiato come base di immagini e di simboli. Un altro impiego liturgico dell'acqua Ć quello della benedizione di luoghi o altri elementi.

Si ricordi anche il potere distruttivo delle acque turbolente come quelle del diluvio, segno di giustizia per chi si allontana dalla retta via.

Acropoli.

Dal greco acros = alto, e polis = cittł. Luogo elevato della cittł.

Ad calendas graecas.

" Alle calende greche ". PoichÄ il calendario greco non aveva calende, questa espressione latina significava mai.

Ad extra - Ad intra.

Espressioni latine che significano " verso dentro " e " verso fuori ". Si usano per indicare le azioni delle persone della santissima *Trinitł, ora nelle relazioni interne fra le tre persone, ora in quelle rivolte verso fuori, verso tutto il resto. Le azioni ad intra sono proprie di ognuna delle persone (alla paternitł, alla filiazione e alla mutua comunione nell'amore); le azioni ad extra sono comuni a tutte e tre (tutto ciś che Ć relativo alla creazione e all'azione permanente sul creato).

Ad honorem.

" Ad onore di ". Espressione latina per indicare un riconoscimento o un titolo onorifico conferito per particolari meriti culturali o morali.

Ad lôbitum.

A piacere, a scelta.

Ad limina.

Abbreviazione di " Ad limina Apostolorum ", espressione latina che significa " alle soglie (delle tombe) degli apostoli ". I vescovi titolari di tutte le *diocesi del mondo devono fare la " visita ad limina " ogni cinque anni " per venerare le tombe dei beati Apostoli Pietro e Paolo " e presentarsi al Romano Pontefice (cf CIC 400), al quale portano anche una relazione sullo stato della propria diocesi. Se non possono farlo personalmente, lo fanno per mezzo di un delegato. Vanno nello stesso anno i vescovi o delegati di una stessa regione del mondo, secondo l'ordine gił stabilito.

Ad perpetuam rei memoriam.

" A perpetuo ricordo del fatto ". Formula latina frequente nei documenti papali.

Adamo.

In origine significa " uomo " in modo generico, " umanitł ", ma poi diventa nome proprio del primo essere umano. San Paolo indica il parallelismo tra Adamo e Cristo. Il primo Adamo Ć padre dell'uomo peccatore; il Nuovo Adamo - Cristo - Ć l'origine dell'umanitł redenta (cf Rm 5,12-21).

Addai e Mari.

Secondo la tradizione, o piuttosto secondo la leggenda, furono gli evangelizzatori della regione di Edessa, nella Siria orientale. Nella storia della *liturgia Ć famosa una *preghiera eucaristica nota come Anafora degli Apostoli Addai e Mari, la piŁ antica del rito siro-orientale, ancora usata dai nestoriani, la quale ci Ć giunta senza la parte definita racconto dell'istituzione e consacrazione (vedi *Messa, preghiera eucaristica). Gli specialisti non sono d'accordo nello stabilire se questa parte non sia mai esistita nel modo esplicito in cui Ć presente nelle altre liturgie o se non ci sia pervenuta.

Ade.

Inferi. In un primo tempo, equivalente allo *sheol degli ebrei, nel quale non c'Ć distinzione tra morti buoni e cattivi. La *Settanta traduce Sheol con Ade e questa parola viene ad essere l'equivalente di morte. Cosô, in Mt 16,18 le porte dell'Ade significano il potere della morte. Nella parabola del ricco cattivo e del povero Lazzaro (Lc 16,19-31) si fa distinzione tra il luogo dei giusti (il seno di Abramo) e quello dei malvagi (l'Ade) nell'aldilł.

Adolescenza.

Tappa della vita compresa tra l'infanzia e l'etł adulta. La si suole dividere in tre periodi: a) preadolescenza, o adolescenza iniziale (da 12 a 14 anni); b) adolescenza intermedia (da 14 a 16 anni); c) adolescenza terminale (da 1617 a 1820 anni approssimativamente).

Adonai.

Termine ebraico = " Signore mio ", che sostituisce nella lettura il nome ineffabile di *Jhwh, che non si pronuncia mai per rispetto.

Adorazione.

Atto cultuale di riverenza per mezzo del quale si riconosce Dio come essere supremo. I santi si venerano, non si adorano. Nel dire che adoriamo la croce di Cristo, non intendiamo un'adorazione in senso assoluto, ma in senso relativo; quell'adorazione, cioĆ, non si rivolge alla croce, ma a Cristo, Dio-uomo crocifisso.

Adulterio.

Infedeltł ad una persona sposata, o peccato sessuale con una persona sposata. Nella Scrittura, il rapporto fra Dio e il suo Popolo Ć spesso presentato nella forma di un'alleanza matrimoniale e l'infedeltł del popolo a questa *alleanza Ć chiamata adulterio o *prostituzione.

Adveniat.

Vedi *Caritas.

Affinitł.

Rapporto familiare non dovuto a consanguineitł ma alla parentela prodotta dal matrimonio di un consanguineo. Ad esempio: suoceri con genero o nuora, cognati.

Agape.

In greco, " caritł ", non come *eros o *filôa, ma come amore che proviene da Dio. Riunione fraterna della comunitł delle origini impostata sul mangiare insieme fraternamente, generalmente in rapporto con l'Eucaristia. Si dice oggi di un banchetto nel quale predomina il senso di convivenza e di caritł.

Agar.

Serva egiziana di *Sara. Abramo la prese come seconda moglie, secondo i costumi di quel tempo ed ella concepô *Ismaele. I discendenti di Abramo e Agar sono detti ismaeliti, o agareni.

Agde.

Cittł della Francia meridionale dove nel 506 si celebrś un concilio non ecumenico presieduto da san Cesareo di Arles (, 542).

Agente di pastorale.

Membro della Chiesa che svolge specifiche funzioni volte ad incrementare il Regno di Dio: presbitero o altri ministri, religiosi, religiose, laici ai quali vengono assegnati compiti apostolici.

Aggeo.

In ebraico, " nato in giorno festivo ". Uno dei dodici profeti minori. Scrisse il libro che porta il suo nome. Intorno al 520 a.C. incitś, con il profeta *Zaccaria, coloro che lavoravano alla ricostruzione del tempio dopo la cattivitł di Babilonia.

Agiografia.

La vita e le opere dei santi, dal punto di vista letterario e scientifico. Un approccio critico e filologico fu introdotto da Jan van *Bolland nel sec. XVII.

Agiografo.

In greco, " scrittore sacro ". Si applica agli autori dei libri della *Bibbia. Viene chiamato cosô anche chi scrive la biografia di un santo.

Agnello di Dio.

Quando *Giovanni Battista, presso il *Giordano dove stava battezzando, vide avvicinarsi GesŁ, disse: " Ecco l'agnello di Dio che toglie i peccati del mondo " (Gv 1,29 e 36). E uno dei simboli principali della *cristologia giovannea. In esso, all'immagine dell'*agnello pasquale (Es 12,1) si unisce quella del *Servo di Jhwh del Deutero-*Isaia (Is 53,4.7) che si offre come agnello sacrificato per i nostri peccati, agnello di espiazione (Lv 14). In aramaico, la stessa parola designa l'agnello e il servo. L'*Apocalisse utilizza questo titolo una trentina di volte: Cristo Ć l'agnello immolato ma trionfante, redentore che ha vinto la morte (cf Ap 5,6.12; 13,8).

Agnello pasquale.

L'agnello che gli israeliti sacrificavano nel tempio il primo giorno della *pasqua come memoriale del sacrificio offerto prima della liberazione dall'Egitto, quando Dio, vedendo le case degli israeliti i cui stipiti e l'architrave erano segnati dal sangue dell'agnello, era " passato oltre ", risparmiando i loro primogeniti. L'agnello, al tempo del NT, era sgozzato nel tempio. I sacerdoti ne versavano il sangue presso l'altare e la carne era mangiata nella cena pasquale. L'agnello Ć prefigurazione di Cristo, che Paolo chiama " nostra pasqua " (1 Cor 5,7).

Agnosticismo.

Atteggiamento di chi dichiara che non si puś affermare nÄ negare l'esistenza di ciś che Ć trascendente (Dio, il soprannaturale, l'aldilł).

Agostiniani.

Religiosi (vedi *Vita religiosa) che seguono la regola che sant'*Agostino scrisse per le monache. Gli ordini e le congregazioni maschili e femminili che seguono questa regola sono numerosi: eremitani di sant'Agostino, Agostiniani Scalzi, Canonici Regolari di sant'Agostino, Agostiniani Recolletti, Agostiniani Assunzionisti, ecc.

Le costituzioni di ognuna di esse adattano al proprio fine la norma e lo spirito a cui fanno riferimento.

Agostinismo.

La dottrina filosofico-teologica di sant'*Agostino e il suo spirito. Si caratterizza per la sua dimensione piŁ esistenzialista, attenta alla vita concreta. Guarda l'uomo nella sua totalitł, non limitandosi, cioĆ, alla sua essenza in una concezione piŁ astratta. Questa dottrina ha ritrovato importanza nel nostro tempo.

Agostino Aurelio, santo (354-430).

*Dottore della Chiesa. Il piŁ importante dei *Padri della Chiesa latina o occidentale. Nacque a Tagaste (oggi Algeria), figlio del pagano Patrizio e di santa Monica. Dopo una giovinezza dedita ai piaceri mondani e un periodo di appassionata ricerca della veritł, per l'influsso della madre e l'incontro a Milano con sant'*Ambrogio, si convertô al cattolicesimo nel 386. Fu ordinato *presbitero e poi eletto vescovo di Ippona. Grande pensatore e pastore della Chiesa, scrisse innumerevoli opere (piŁ di 600), tra le quali risaltano le Confessioni, il trattato sulla Trinitł, l'Esposizione sui salmi, la Cittł di Dio, il Commento al Vangelo di san Giovanni, ecc. Il suo pensiero filosofico-teologico Ć di tipo *esistenzialista. Domina in lui il primato dell'amore. E l'autore piŁ citato dai documenti del concilio *Vaticano II, nei quali precede anche san Tommaso.

Agrapha.

In greco, " le cose non scritte ". Detti di GesŁ che non furono inclusi nei libri del Nuovo Testamento. Si trovano in libri che non appartengono al Canone, per esempio negli scritti di alcuni Padri della Chiesa.

Alba.

In latino, " bianca ". Lunga tunica bianca di lino, simbolo di purezza, che i chierici minori indossavano il sabato santo. Veniva portata anche dai battezzati per tutta la settimana dopo Pasqua, detta perciś settimana in albis. Ora Ć detta *camice.

Alberione, Giacomo (1884-1971).

Sacerdote italiano fondatore delle diverse congregazioni paoline, il cui apostolato Ć rivolto in particolare all'uso dei mezzi di comunicazione sociale per la diffusione del Regno di Dio.

Albigesi.

Setta ereticale che aveva il proprio centro nella cittł di Albi in Provenza. In nome della fedeltł al Vangelo combattevano in modo sbagliato la corruzione della Chiesa e miravano alla rivoluzione sociale. San Domenico di Guzman esercitś buona parte del suo apostolato lottando contro questi eretici. In questo suo sforzo concepô la fondazione dell'Ordine dei Predicatori o *domenicani.

Alcuino di York (735-804).

Monaco di origine anglosassone, fu maestro e consigliere di Carlomagno, al quale ispirś la riforma scolastica dell'impero e la creazione di una scuola e un'accademia palatine. Abate a Tours, fece dell'abbazia di Saint-Martin un focolaio culturale di straordinaria importanza: qui furono ricopiati con cura molti testi di autori pagani e cristiani dell'antichitł.

Aldilł.

Locuzione che si usa per esprimere le realtł a cui si giunge dopo la morte. Di fatto, le realtł cristiane definitive cominciano gił in questa vita, sebbene il modo di viverle varia in un modo che non possiamo nemmeno immaginare (cf 2 Cor 5,1-10; 12,1-4).

Alessandria.

Cittł portuale dell'*Egitto sul Mediterraneo, fondata da *Alessandro Magno nel 331 a.C. Grande centro commerciale e culturale dell'antichitł, la sua famosa biblioteca fu diverse volte incendiata e distrutta nel corso di vari assedi alla cittł. Vi aveva sede una famosa scuola esegetica, prima ebraica e poi cristiana, caratterizzata dalla sua interpretazione allegorica, il cui rappresentante piŁ illustre fu *Origene. Nei sec. III-IV fu anche il centro di una importante scuola catechetica (san Panteno, san Clemente Alessandrino, Origene). Patria di sant'Atanasio, campione della lotta contro l'arianesimo.

Alessandrino.

Vedi *Codice.

Alessandro Magno.

Re della Macedonia (regione a nord dell'attuale Grecia), figlio di Filippo, nei brevi anni del suo regno (336-323 a.C.) conquistś l'Asia minore e le terre degli antichi imperi dell'Asia sud-occidentale, giungendo fino all'India. Conquistś Gerusalemme e tutta la Palestina. Creś l'ellenismo, cultura che dominerł i tempi dell'Antico Testamento e i primi secoli del Nuovo.

Alfa e Omega.

Prima e ultima lettera dell'alfabeto greco. Si usano nella Scrittura per designare Cristo come il primo e l'ultimo, il principio e la fine di tutto. Nell'Antico Testamento sono attributo di Jhwh (cf Is 41,4; 44,6; 48,12; Ap 1,8; 21,6; 22,13). Nella liturgia della veglia pasquale (Sabato santo) si usa quest'immagine nella benedizione del cero pasquale.

Alfonso Maria de Liguori, santo (1696-1787).

Vescovo, *dottore della Chiesa. Dopo essersi distinto nel foro napoletano come avvocato, abbandonś la professione per seguire la vocazione sacerdotale. Nel 1762, fu nominato *vescovo. Fondś la congregazione del Santissimo Redentore o Redentoristi (1732), con il fine principale di dedicarsi alla predicazione di missioni popolari. Tra i rami della *teologia, seguendo il loro fondatore, i redentoristi si dedicano preferibilmente agli studi di morale nell'insegnamento e nelle pubblicazioni.

Alienazione.

Dal latino alienus = estraneo. Estraniazione a se stesso. Situazione nella quale l'individuo si trova interiormente diviso tra quello che dovrebbe essere o fare e quello che di fatto Ć o realizza. Puś avvenire in forma cosciente o incosciente. Esempio di alienazione cosciente: la persona deve fare un lavoro con il quale non Ć d'accordo; esempio di alienazione incosciente: quella dell'uomo dominato dalla propaganda.

Allëh.

Nome con il quale il *Corano (2697 volte) e i *musulmani designano Dio. Etimologicamente significa " la divinitł " o anche " Colui che sta in alto " ed Ć un nome certamente preislamico, del periodo politeista. E usato anche da cristiani ed ebrei di lingua araba.

Alleanza.

Patto di amicizia. Nell'antichitł, la vita dei popoli o tribŁ si fondava sulle alleanze, come esigenza di sopravvivenza di fronte a nemici piŁ forti. L'alleanza di Dio con il suo popolo eletto, realizzata per mezzo di MosĆ sul Sinai, Ć l'evento centrale dell'Antico Testamento e vi Ć descritta secondo lo schema dei trattati che si stipulavano tra popoli diversi, vuoi di pari forza, vuoi l'uno superiore e l'altro inferiore, che rimaneva cosô protetto.

Gli elementi delle alleanze erano: 1. Preambolo di presentazione del sovrano. 2. Prologo storico enunciante le gesta passate. 3. Clausole o condizioni imposte; si denominavano sempre parole (difesa, tributi, l'essere " amico dei suoi amici e nemico dei suoi nemici ", ecc.). 4. Due copie, che bisognava depositare nei santuari dei rispettivi dĆi. 5. Realizzazione dell'alleanza davanti alla divinitł (forze naturali divinizzate, cieli, terra, montagne...). 6. Enumerazione di maledizioni e benedizioni. Per i casi di rottura o di rispetto dell'alleanza. 7. Giuramento del vassallo riguardo al rispetto dell'alleanza. 8. Conclusione con un sacrificio (sacrificio di un animale, sangue, ecc.).

Tutti questi elementi si possono ritrovare nell'alleanza del Sinai (cf Es 19-20 e 24). I profeti faranno costantemente riferimento all'alleanza per richiamare il popolo e i re alla sua osservanza. GesŁ, nell'ultima cena, nell'istituire l'Eucaristia, fa riferimento al " sangue della nuova alleanza " (cf Lc 22,20).

Allegoria.

Metafora continuata (la metafora consiste nell'uso delle parole in senso figurato; ad esempio, la gamba del tavolo, i denti della sega). Espressione, discorso o racconto che ha, oltre al senso letterale, un significato piŁ profondo e nascosto. Nel linguaggio biblico, l'allegoria Ć impiegata per esprimere delle realtł sotto forma di immagini: GesŁ Ć il buon pastore; Ć la vite e noi siamo i tralci. Anche nella liturgia si usa questo linguaggio, ma quando se ne abusa si cade nell'allegorismo, degenerazione del simbolismo.

Alleluia.

Acclamazione liturgica, presa dall'ebraico, che significa " lodate il Signore ". E frequente nei salmi. Nella liturgia si usa come grido di esultanza. Non si usa in *Quaresima; Ć molto frequente, invece, nel *Tempo pasquale.

Alma mater.

" Madre nutrice ". Espressione latina usata per designare l'universitł in cui ci si Ć formati.

Almuzia.

Vedi *Mozzetta.

Altare.

Ara o pietra destinata ai sacrifici. Per i cristiani Ć, inoltre, la tavola del convito comunitario. L'altare si colloca nel presbiterio e deve essere al centro, non necessariamente geometrico, dell'attenzione. Si consiglia che sia di pietra, particolarmente quando deve essere dedicato o consacrato (Vedi *Dedicazione); negli altri casi, puś essere di un altro materiale opportuno. L'altare rappresenta Cristo. Per questo lo si onora (bacio, incenso...) e non vi si devono collocare degli oggetti qualunque; l'ideale Ć che vi si pongano solo il libro da altare e gli elementi del sacrificio (CIC 1235-1239; OGMR 259-267; Pontificale).

AmarnaTell

El-Amarna c 5. Villaggio dell'Alto *Egitto tra Tebe e Menfi, sulla riva destra del Nilo, dove nel 1888 venne scoperto l'archivio del *faraone Amenofi IV (intorno al 1380-1360 a.C.) con numerose tavolette in caratteri cuneiformi, di grande importanza per la conoscenza della storia e, in generale, della cultura non solo di Egitto, ma anche di *Canaan. In questo archivio si contano numerose lettere di re di cittł-stato della regione che successivamente *Israele avrebbe occupato. Questi re erano tributari del faraone. Le tavolette dell'archivio si trovano attualmente a Berlino.

Ambone.

Luogo sopraelevato dal quale si proclamano le letture o il salmo responsoriale. Da non confondere con il *pulpito.

Ambrogio, santo (340-397).

Uno dei piŁ illustri padri e dottori della Chiesa. Fu vescovo di Milano per volere del popolo. Affermś l'assoluta sovranitł della Chiesa in campo religioso, lottś contro le ingiustizie sociali, fu protagonista di missioni di pace, si oppose all'eresia ariana. Impose la penitenza anche all'imperatore Teodosio, dopo la strage di Tessalonica. Per riscattare cristiani caduti nelle mani dei barbari, vendette anche i vasi sacri delle chiese. La sua predicazione, di contenuto eminentemente biblico, valse a convertire *Agostino, che ricevette da lui il battesimo. Tra le sue opere, sono particolarmente importanti l'Hexaemeron e l'epistolario. Introdusse nella Chiesa occidentale il canto dei Salmi.

Amen.

Voce ebraica che significa " vero, certo ", passata nelle diverse lingue con leggere modificazioni. Esprime adesione, accordo, conferma di quello che si Ć detto. Con questa acclamazione, il popolo ratifica normalmente ciś che il presidente dell'assemblea o un altro ministro ha pronunciato.

Amicizia.

Affetto vicendevole tra due o piŁ persone, non dipendente da vincoli di sangue, ma da affinitł spirituali. Si esplica nel reciproco aiuto, nell'intimitł e nella partecipazione ai sentimenti e ai beni.

Amicus Plato, sed magis amica veritas.

" Amo Platone, ma amo di piŁ la veritł ". Si usa per indicare che la veritł Ć al di sopra di ogni altra considerazione.

Amitto.

Indumento liturgico costituito da un rettangolo di lino con due nastri che copre le spalle e circonda il collo. Si lega sotto l'*alba (o camice).

Amministratore apostolico.

Prelato che, in modo simile al *vescovo, governa una chiesa particolare in nome del sommo pontefice per ragioni speciali e particolarmente gravi (cf CIC 371,2).

Amministratore diocesano.

Presbitero, che abbia compiuto i 35 anni di etł, eletto a reggere la diocesi quando la sede episcopale Ć vacante (cf CIC 421).

Amministratore parrocchiale.

Colui che, nominato dal vescovo diocesano, supplisce il parroco quando la parrocchia Ć vacante o il parroco Ć impedito nell'esercizio dell'ufficio pastorale (cf CIC 539).

Amorale.

Privo di moralitł, che obbedisce piŁ a leggi pratiche che a leggi morali (diverso, quindi, da *immorale).

Amore.

Atteggiamento della persona, che costituisce la ragione intima della sua esistenza. Determina, pertanto, il destino che uno liberamente si sceglie e che, alla morte, stabilirł la propria sorte definitiva. L'amore soprannaturale si chiama *caritł ed Ć infuso in noi dallo *Spirito Santo (cf Rm 5,5 e 1 Cor 13).

Ampolla.

Vaso dove si conservano gli *oli santi.

Ampolline.

Piccoli recipienti di diverse forme e materiali (vetro, metallo...) nei quali si portano all'*altare il vino e l'acqua per la celebrazione eucaristica.

Amuleto.

Oggetto che si porta appeso al collo o altrove al quale si attribuiscono superstiziosamente poteri o effetti soprannaturali (cf *Superstizione).

Anabattisti.

Dal greco, " ana-baptizo " = battezzo di nuovo. Seguaci della setta protestante che affermava la necessitł di ribattezzare gli adulti. Dal nome del predicatore olandese Menno Simons (1492-1559), verranno poi detti mennoniti.

Anacoluto.

Il susseguirsi, senza legame sintattico, di due diverse costruzioni in uno stesso enunciato. E usato come procedimento stilistico per dare maggior forza al discorso o riprodurre l'immediatezza del linguaggio parlato. Lo si ritrova con frequenza negli scritti di san Paolo.

Anacoreta.

Chi vive ritirato dal mondo. Nei primi secoli del cristianesimo, molti si ritirarono a vivere in solitudine nei deserti medio-orientali in spirito di preghiera e di penitenza. Passarono alla vita cenobitica e monastica ad opera principalmente di Sant'Antonio abate.

Anafora.

Vedi *Preghiera eucaristica.

Anagogico.

Vedi *Senso biblico.

Analogia.

Somiglianza. In filosofia si chiamano termini analoghi quelli il cui senso o significato Ć diverso secondo i casi, ma all'interno di una certa somiglianza. Termine analogo si contrappone a termine univoco, il cui significato Ć sempre uguale e a termine equivoco, che ha due o piŁ significati diversi e senza rapporto tra loro. Vedi *Univoco.

Anamnesi.

Vedi *Messa. Parti. Liturgia eucaristica.

Anatema.

Nell'Antico Testamento ha vari significati: un voto fatto a Dio, ciś che Ć proibito per usi profani essendo stato consacrato a Dio, una condanna, una maledizione.

Scomunica decretata in modo particolarmente solenne. Nel Medio Evo fu anche chiamata " scomunica maggiore " e implicava, oltre alla privazione dei sacramenti, la separazione dai fedeli.

Anaw Anawim.

In ebraico, " il povero, i poveri ". Si impiega, soprattutto, per designare i cosiddetti poveri di Jhwh, che sono la gente umile normalmente carente di beni materiali, ma caratterizzata dal suo atteggiamento religioso fatto di rettitudine e di fiducia in Dio. Li si nomina in molto testi dell'Antico Testamento, come Sof 2,3; 3,11.15; Zc 9,9; Sal 18(17); 34(33); 103(102); 113(112); 89(88); 107(106)... Il Nuovo Testamento parla di loro in Lc 1,46-55 (il cantico di Maria); Mt 5,3-10; Lc 6,20-23 (beatitudini); Mt 11,25; Lc 10,21, ecc. e si incarnano in persone concrete come i pastori, Elisabetta, Anna, Simeone, e soprattutto Maria. Al di sopra di tutti, GesŁ stesso.

Anchieta, beato JosÄ de, S.J. (1534-1597).

Nacque a San CristŚbal de la Laguna, Tenerife, Isole Canarie. Studiś a Coimbra (Portogallo) e nel 1551 entrś nella Compagnia di GesŁ. Nel 1553, fu inviato in Brasile, dove sarebbe rimasto per tutta la vita. Studiś le lingue indigene e in particolare la principale tra queste, quella dei Tupi della costa del Brasile, per la quale compose una grammatica e un dizionario, canti e altre opere religiose, tra le quali spiccano i suoi " autos sacramentales ". Intervenne nella fondazione di cittł nelle regioni di Sao Paulo e Espirito Santo per proteggere gli indios dai coloni. Il suo ricordo Ć unito, tra l'altro, alle origini di Rio de Janeiro. Percorse le zone di Sao Vicente e tutta la zona dal nord (Olinda) al sud. Fu provinciale dell'Ordine e mandś i primi missionari nel Paraguay. Reritiba, la cittł dove morô, porta oggi il nome di Anchieta, nello stato di Espirito Santo. Instancabile nella difesa degli indios e nella predicazione del vangelo, si guadagnś l'affetto dei nativi.

Ancira.

Ankara = Angora. Cittł dell'*Asia Minore nella quale si celebrarono diversi concili non ecumenici, il piŁ importante dei quali fu nell'anno 1314.

Anello del pescatore.

Anello papale per sigillare i documenti, recante il nome del papa e l'immagine di san Pietro che getta le reti. Viene distrutto alla morte del papa. L'uso risale al sec. XIII.

Angelo.

Essere di natura spirituale. Gli angeli sono menzionati nell'Antico Testamento, anche se rare volte nei libri piŁ antichi, e pure nel Nuovo Testamento. Secondo Col 1,16 sono divisi in classi: Troni, Dominazioni, Principati, Potestł... Angeli, Arcangeli, Cherubini, Serafini. Di alcuni di loro si fa il nome, in concreto degli arcangeli *Michele, *Raffaele e *Gabriele.

Anglicana, Chiesa.

Vedi *Protestantesimo.

Anglicani.

Gli appartenenti alla " Comunione Anglicana ", Chiesa ufficiale d'Inghilterra a carattere nazionale, nata dallo scisma di Enrico VIII e organizzata dalla regina Elisabetta I. Numerose divisioni nel suo seno hanno dato vita al sorgere di Chiese separate: presbiteriani, episcopaliani, metodisti, ecc.

Anima.

Nell'*antropologia greco-latina, la parte immateriale o spirituale dell'essere umano, la quale fa sô che il corpo costituisca un'unitł viva e intelligente. In questa concezione, l'anima costituisce la forma del corpo, e ne spiega cosô facilmente la sopravvivenza, poichÄ, mentre il corpo si corrompe, l'anima permane. L'antropologia ebraica non conosce questo dualismo anima-corpo, ma vede l'uomo come unitł (monismo) con la doppia tendenza verso la spiritualitł e verso la carnalitł. Vedi *Dualismo.

Animismo.

Concezione e pratica antropologico-religiosa che venera le anime o spiriti. I popoli animisti non ritengono che il Dio supremo si interessi dell'uomo. Sentono vicine, invece, le anime, che influiscono nella loro vita in modo benefico o malefico.

Anna.

1. In ebraico, secondo alcuni, " Jhwh si Ć impietosito "; secondo altri, " piena di grazia ". Nome della madre del profeta Samuele (cf 1 Sam 1,2 s). Gli apocrifi danno questo nome anche alla madre della Vergine Maria, benchÄ nella Sacra Scrittura non sia menzionata.

2. Sommo sacerdote di Gerusalemme dal 6 al 15 d.C., godeva di un tale prestigio da essere sommo sacerdote di fatto anche dopo l'ascesa al pontificato di *Cłifa, suo genero. In Lc 3 lo troviamo anteposto a Cłifa. In Gv 18,13 GesŁ, dopo l'arresto, viene condotto prima da lui per essere interrogato.

Anno giubilare.

Vedi *Giubileo.

Anno liturgico.

E' l'ordinamento che la Chiesa fa del tempo lungo l'anno per celebrare i misteri del Signore. Comincia con la prima domenica di Avvento, quattro settimane prima di Natale. E diviso in tempi liturgici, che sono: Avvento. Comprende le quattro settimane che precedono il 25 dicembre. Durante questo tempo si guarda a Cristo " che viene " in vari sensi: a) Nella venuta storica, avvenuta duemila anni fa, si rivive la speranza di Israele. b) Nella sua venuta escatologica, quella che avverrł alla fine dei tempi, Ć riposta la nostra speranza attuale. Si segnalano a volte anche altre venute, come la venuta a ciascuno, per mezzo della grazia, e la venuta sacramentale, ma queste non sono tipiche dell'Avvento.

Natale ed Epifania. Dal 24 dicembre fino alla domenica che segue la festa dell'Epifania. Si celebra la presenza del Verbo incarnato e la sua manifestazione o Epifania. Nei riti occidentali si sottolinea il Natale; quelli orientali, invece, accentuano l'Epifania.

Quaresima. Significa " quarantena ". Sono i quaranta giorni che precedono la Pasqua. Comincia il mercoledô delle ceneri. Il suo spirito Ć preparare alla Pasqua con una rinascita spirituale. Particolare attenzione viene dedicata ai *catecumeni che verranno battezzati nella *veglia pasquale.

Tempo di Pasqua. Dalla domenica di Pasqua alla *Pentecoste, che ne Ć il culmine cinquanta giorni dopo, numero simbolico di pienezza. Questi cinquanta giorni sono " come una grande domenica " nella quale si celebra nella gioia la risurrezione di Cristo.

Il nucleo dell'anno liturgico Ć costituito dal *triduo pasquale, che comincia con la celebrazione vespertina del giovedô santo, continua con la celebrazione della morte del Signore (venerdô santo) e ha il suo culmine nella veglia pasquale. In questa veglia si celebra il passaggio dalla morte alla vita nuova del risorto. Se la Pasqua Ć la celebrazione piŁ importante della Chiesa Ć perchÄ in essa la vittoria di Cristo Ć definitiva ed apre una nuova e perenne dimensione dell'esistenza alla quale chiama anche noi.

Tempo durante l'anno, detto anche, meno propriamente, Tempo ordinario. Comprende le 33 o 34 settimane non incluse nei tempi gił menzionati detti anche " tempi forti ". Questo tempo Ć diviso in due parti: alcune settimane (tra le cinque e le nove) collocate tra l'Epifania e la Quaresima, e il lungo tempo che va dalla Pentecoste all'Avvento. In esso si celebra il mistero pasquale del Signore senza una specificazione particolare.

E importante tener presente che, nonostante il ricordo dei diversi momenti storici della vita del Signore lungo l'anno, quello che la Chiesa celebra Ć sempre il *mistero pasquale. Chi si rende presente nella celebrazione cristiana Ć sempre il Cristo glorioso, che ora esiste senza i limiti di spazio e di tempo ai quali fu sottoposto durante la sua vita " storica ".

Nel corso dell'anno liturgico, principalmente durante il tempo ordinario, la Chiesa celebra anche la Santissima Vergine e gli altri santi. La ragion d'essere di queste memorie o celebrazioni sta nel loro essere incorporate al mistero pasquale: si celebra innanzi tutto ciś che Dio ha fatto in loro e, al tempo stesso, ci vengono proposti come modelli nella sequela di GesŁ.

Anno sabbatico.

Come disposto dal *Levitico, ricorreva ogni sette anni presso gli antichi ebrei. Le leggi ad esso relative affermavano il dominio assoluto di Dio sulla terra. I campi, infatti, non si coltivavano (anche il suolo osserva il sabato) e i frutti spontanei rimanevano ai poveri. Si condonavano i debiti. Gli schiavi ebrei dovevano essere messi in libertł (cf Es 21,2-6; 32,10-13; Dt 15,1-18; Lv 25,1-7.20-22).

Anno Santo.

Anno di pace e di perdono nella Chiesa cattolica, detto anche *giubileo. Indetto dal papa prima ogni cent'anni, poi ogni cinquanta, infine ogni venticinque.

Annunciazione, solennitł.

Celebrazione dell'annuncio e della realizzazione dell'*Incarnazione del Verbo. Si celebra il 25 marzo, nove mesi prima della solennitł di Natale. Alcune liturgie, come quella ispanica, la collocarono al 18 dicembre, nel tempo liturgico che prepara il Natale. Pur non essendo piŁ festa di precetto, liturgicamente ha il massimo grado di solennitł.

Annunciazione.

L'annuncio di Dio a Maria per comunicarle che diventerł madre del *Messia. San Luca presenta il fatto sotto forma di scena: l'angelo Gabriele le parla da parte di Dio ed ella dł il suo libero consenso (cf Lc 1,26-38).

Anomôa.

In greco, " senza legge ". Stato di assenza di norme che, lasciando l'uomo senza guida morale, determina una mancanza di controllo da parte sua e una disordinata liberazione dei suoi desideri.

Anselmo di Aosta (1035-1109).

Santo e *dottore della Chiesa. Nato ad Aosta, fu dapprima monaco e dal 1093 arcivescovo di Canterbury. Grande pensatore, si sforzś di realizzare profondamente il principio agostiniano: " Credo ut intelligam ", cioĆ, credo per poter comprendere. Importante il suo sforzo di armonizzare la fede con la filosofia. Fra i suoi trattati, risaltano il Monologion, il Proslogion, Cur Deus homo?, ecc. E famoso il suo argomento *ontologico per dimostrare l'esistenza di Dio.

Anticlericale.

Opposto al *clero. In quanto opposto ai rappresentanti di Dio o della Chiesa, Ć un atteggiamento contrario alla religione. Altra cosa sarebbe l'anticlericalismo (vedi *Clericalismo) ovvero opposizione all'ingerenza o al predominio del clero in ambiti che non gli spettano.

Antico Testamento.

Vedi *Bibbia.

Anticristo.

Misterioso personaggio che si oppone a Cristo, o anche le potenze che si oppongono a Cristo e alla sua opera. Compare nelle lettere di san Giovanni (1 Gv 2,18 e 22; 4,3; 2 Gv 7). Verrł in seguito usato nella letteratura e nella predicazione cristiana.

Antiochia di Pisidia.

Cittł situata al centro dell'Asia Minore, visitata da Paolo e Barnaba durante il primo viaggio missionario. Due o tre anni dopo, Paolo vi ritornś durante il secondo viaggio (cf At 13,14.52 e 14,24).

Antiochia di Siria.

La piŁ famosa di sedici cittł portanti questo nome, fondate da Seleuco I in onore del padre. Cittł cosmopolita, sulla riva del fiume Oronte, aveva un suo porto di mare. Quando la Siria divenne provincia romana, ne fu la capitale. Terza cittł per grandezza dell'impero, era rinomata per la sua cultura. Molti cristiani vi si rifugiarono dopo la morte di Stefano. Qui i seguaci di Cristo furono chiamati per la prima volta " cristiani ". Paolo e Barnaba vi predicarono per piŁ di un anno e, per lungo tempo, la Chiesa antiochena fu seconda solo a quella di Gerusalemme. Vi si tennero numerosi concili ecumenici. L'antica cittł venne rasa al suolo da un terremoto nel 526 (cfr. At 11,19-26; 13,1; 15,35).

Antipapa.

Chi, senza essere stato legittimamente eletto, pretende di essere considerato papa. Nella storia della Chiesa vi sono stati numerosi casi di antipapi.

Antisemitismo.

Ostilitł nei confronti degli ebrei, condannata dal concilio Vaticano II con il decreto Nostra Aetate, che ribadisce il patrimonio comune tra cristiani ed ebrei. La storia dell'antisemitismo Ć antica: lo si registra gił, nel sec. V a.C., contro le comunitł della diaspora, accusate di " ateismo e di disprezzo del genere umano " a causa del loro monoteismo. Nell'impero romano, la propaganda antisemita finirł per coinvolgere anche i cristiani. Questo determinerł la fine del giudeocristianesimo e la nascita di un " antisemitismo cristiano ", spesso colpevole di complicitł e connivenze con le persecuzioni verificatesi in diverse parti d'Europa nel corso dei secoli. L'apice dell'antisemitismo si ebbe nella tragedia immane dell'*Olocausto, durante la seconda guerra mondiale.

Antonio di Padova

santo (c. 1190-1231). Nacque a Lisbona, studiś a Coimbra, entrś nei canonici regolari di sant'Agostino e, nel 1220, si fece francescano. Esercitś un'enorme influenza come predicatore e confessore. Dal 1226, si stabilô a Padova (dove Ć conservato il suo corpo) e predicś contro la corruzione di civili ed ecclesiastici. Gregorio IX lo canonizzś un anno dopo la sua morte. Pio XII lo dichiarś dottore nel 1946.

Antropocentrismo.

Tendenza a considerare l'uomo (anthropos in greco) al centro della visione e della finalitł dell'universo, ovvero di un tema particolare.

Antropofago.

Vedi *Cannibale.

Antropologia.

Dal greco " trattato o discorso sull'uomo ". Scienza che studia l'uomo nei suoi caratteri specifici e nei rapporti con il resto della natura. PoichÄ sono molti gli aspetti a partire dai quali si possono fare studi sull'uomo, si suole parlare al plurale di scienze antropologiche. Sono chiamate anche scienze umane. Tra queste citiamo, ad esempio, la psicologia, la sociologia, la paleontologia...

Antropomorfismo.

L'attribuire a Dio modi di essere o qualitł che sono proprie dell'uomo. Cosô, gli si attribuiscono memoria, ira, pentimento, volto, mani, ecc. E frequente nell'Antico Testamento, anche se in non pochi passi si indica che Dio non Ć come l'uomo. Di fatto, l'uomo ha una grande difficoltł ad esprimere ciś che Ć proprio a Dio se non nelle immagini della propria esperienza.

Apacheta

(pr. apaceta).Vedi *Huaca.

Apocalisse.

Trascrizione di una parola greca, significa " rivelazione ". E il nome dell'ultimo libro della Bibbia, scritto verso l'anno 95. Non Ć certo che l'autore, Giovanni, sia lo stesso Giovanni autore del quarto Vangelo e delle Lettere.

Apocalittico.

Genere letterario fiorito tra il II secolo a.C. e il I secolo d.C. Descrive la storia per mezzo di immagini simboliche e si muove in visioni grandiose relative soprattutto ai tempi finali, nei quali vede la vittoria di Dio e dei buoni, mentre i malvagi sono sconfitti e condannati. Esistono visioni apocalittiche in alcuni libri dell'Antico Testamento (ad esempio in Ezechiele, Daniele, Zaccaria, Giona), cosô come nel Nuovo (discorso sulla fine dei tempi in Mc 13 e paralleli; 2 Ts). Il tipico libro apocalittico Ć l'Apocalisse di Giovanni. Esistono anche numerosi libri apocalittici al di fuori della *Bibbia.

Apocatłstasi.

In greco, " riduzione allo stato primitivo ". Dottrina secondo la quale tutti gli angeli e gli uomini condannati, alla fine, purificati dal fuoco e pentiti, torneranno all'amicizia con Dio, in modo che " Dio sia tutto in tutti ", secondo 1 Cor 15,38. Fu difesa da *Origene ed Ć stata respinta da diversi papi. Equivalente Ć il significato di *palingenesi o " rigenerazione ".

Apocrifi.

Letteralmente " occulti ". Si chiamano cosô quei libri che alcuni tentarono di introdurre nel *canone della Sacra Scrittura e che non vennero ammessi dalla Chiesa.

Apodittico.

Affermazione o argomento evidente, che non ha bisogno di essere dimostrato.

Apofatica.

Viene detta cosô la *teologia che parla di Dio negando i limiti, vale a dire risalendo da ciś che conosciamo, che Ć limitato, all'essere totalmente positivo e trascendente. Cosô, Dio Ć infinito (non-finito), immortale, immateriale, ecc.

Apollo.

Cristiano proveniente dal giudaismo, buon oratore, che si dedicś con entusiasmo alla predicazione del cristianesimo. A Corinto, quando i fedeli si divisero in fazioni, alcuni si sentivano discepoli di Apollo mentre altri si dicevano di Paolo, di Cefa o di Cristo. San Paolo respinge questa deformazione della fede (cf 1 Cor 1,12s; 3,4s).

Apologia.

Espressione o ragionamento in difesa o giustificazione. E famosa quella che san Giustino, verso l'anno 150 dell'*era cristiana, scrisse, rivolto all'imperatore Antonino Pio, in difesa del cristianesimo.

Apostasia.

Dal greco, apo = fuori, e histemis = collocarsi. Il ripudio totale della fede cristiana (chi passa ad un'altra confessione cristiana viene detto scismatico o eretico, non apostata cf CIC 751). E sempre stato considerato come uno dei peccati piŁ gravi.

Apostolato.

Missione degli *apostoli. Impegno di ogni cristiano di testimonianza del Vangelo.

Apostoli. Dal greco, apśstolos = mandato, inviato. I dodici principali discepoli di GesŁ, testimoni della sua vita pubblica e della sua risurrezione, che da lui ricevettero il compito di predicare il Vangelo, scacciare gli spiriti immondi e guarire ogni malattia e infermitł. Su di essi scese lo Spirito Santo nella Pentecoste (At 2). Essi sono: Simone detto Pietro e Andrea, figli di Giona; Giacomo e Giovanni, figli di Zebedeo; Filippo, Bartolomeo, Matteo, Tommaso, Giacomo minore figlio di Alfeo; Giuda di Giacomo, detto Taddeo; Simone il Cananeo e Giuda Iscariota (Mt 10,1-4; Mc 3,13-19; Lc 6,13-16; At 13). Negli *Atti degli Apostoli, governano collegialmente la comunitł di Gerusalemme. Giuda Iscariota Ć stato sostituito da Mattia. Paolo Ć anch'egli apostolo, avendo ricevuto il mandato della predicazione direttamente da GesŁ.

Apostolicam actuositatem.

Vedi *Vaticano. Concilio Vaticano II, Documenti.

Apostolicitł.

Conformitł alla dottrina degli *apostoli. E uno dei caratteri principali della Chiesa, come proclamato dal *Credo.

Aquila.

Pagano della prima metł del secolo II, convertitosi prima al cristianesimo e poi al giudaismo. Autore di una traduzione dell'Antico Testamento dall'ebraico al greco. Questa traduzione Ć cosô letterale che la si puś qualificare servile " non retrocedendo davanti ad assurditł e controsensi " (Haag-Born-Ausejo, DB).

Aquinate.

San *Tommaso d'Aquino.

Aquisgrana.

Cittł della Germania occidentale, nel nord della Westfalia, che fu capitale dell'impero carolingio. Vi si tennero parecchi concili.

Aramaico.

Lingua parlata nella Palestina del I secolo, derivata dall'ebraico antico.

Ebbe grande diffusione nell'Asia anteriore. Sopraffatta dall'arabo, sopravvive oggi in qualche villaggio in Siria e presso i siro-caldei.

Arausicano.

Della cittł francese di *Orange, nella quale si celebrarono importanti sinodi e due concili (non ecumenici).

Arbitrio.

Capacitł di decidere e di giudicare. Il libero arbitrio Ć la facoltł di scegliere tra il bene ed il male: si tratta di una libertł imperfetta, poichÄ la libertł perfetta consiste nello scegliere volontariamente il bene.

Arca dell'alleanza.

Cofano sacro di legno d'acacia ricoperto di lamine d'oro, fatto elaborare da MosĆ al tempo del pellegrinaggio nel deserto. Nella parte superiore vi erano due cherubini, uno di fronte all'altro. Da quella parte superiore, tra i due cherubini, detta propiziatorio, Dio parlava a MosĆ. L'arca era il segno della presenza di Dio. In essa si conservavano le *tavole della legge, espressione dell'alleanza, un vaso d'oro pieno di manna e la verga di Aronne. Era al centro del luogo di culto, gił durante il pellegrinaggio nel deserto. Scomparve al tempo della distruzione del tempio con la conquista di Gerusalemme da parte degli assiri.

Arcangelo.

Vedi *Angelo.

Arcano.

Segreto. Nell'antichitł cristiana vigeva la " disciplina dell'arcano ", in virtŁ della quale non si facevano conoscere ai pagani aspetti o veritł della fede che non erano in condizione di capire (ad esempio, l'Eucaristia). Anche ai *neofiti si rivelavano poco a poco.

Archeologia.

Da arkaios = antico e logos = trattato. Scienza ausiliare della Storia, che aiuta a conoscere il passato per mezzo di monumenti, resti di edifici, o altri oggetti che vengono scoperti. Questa scienza ha un'importante applicazione negli studi biblici e, in generale, in quanto riguarda i primi tempi del cristianesimo.

Archimandrita.

Dal greco, arco = comandare, e mandra = monastero. Nella Chiesa d'Oriente, superiore di un monastero.

Archidiocesi.

Diocesi a capo di un insieme che forma una provincia ecclesiastica. Mentre le *diocesi sono rette da un vescovo, le archidiocesi lo sono da un arcivescovo.

Arciprete.

Vedi *Vicario foraneo.

Arcivescovo.

E il vescovo che regge un'*archidiocesi. Viene detto anche *metropolita. Non ha giurisdizione che sulla propria diocesi e solo in casi eccezionali puś intervenire nelle altre diocesi della provincia ecclesiastica, denominate *suffraganee (cf CIC 435-436).

Areopago.

Collina situata nell'*acropoli di Atene. Il nome indicava anche il supremo tribunale della cittł, che un tempo si riuniva lô. Negli Atti degli Apostoli si cita l'areopago per un famoso discorso tenutovi da san Paolo (cf At 17,19-31). L'ambiguitł del nome non permette di stabilire con certezza se Paolo sia stato condotto sulla collina, in luogo appartato, o davanti alla corte.

Arianesimo.

Dottrina eretica sostenuta da Ario (, 336), presbitero di Alessandria, secondo la quale la seconda Persona della Trinitł non Ć Dio per essenza, ma una creatura, la prima, cosô intimamente unita a Dio che il Padre la adotta come figlio. L'arianesimo fu condannato nel primo Concilio ecumenico, celebrato a Nicea nel 325.

Arimatea.

Cittł natale di Giuseppe, il membro del *Sinedrio che chiese a Pilato il corpo di GesŁ per seppellirlo. Si trovava probabilmente a nord-est di Gerusalemme.

Aristotele (384-322 a.C.).

Filosofo greco, discepolo di Platone. A fronte dell'idealismo e dualismo di questi, Aristotele Ć realista. San Tommaso lo segue chiamandolo semplicemente " il filosofo ".

Armaghedśn.

In ebraico, " montagna di Meghiddo ". Tante furono le battaglie che si svolsero a Meghiddo che l'*Apocalisse situa simbolicamente in Armaghedśn l'ultima battaglia contro Dio, della quale saranno protagonisti tre spiriti demoniaci, che sono sconfitti (Ap 16,13-16). I *Testimoni di Geova definiscono Armaghedśn quello che noi chiamiamo giudizio finale. Vedi *Meghiddo.

Arnauld Angelica

(1591-1661). Badessa di *Port-Royal, una delle figure piŁ significative del *giansenismo.

Arnauld Antonio

(1560-1619). Consigliere di stato con Enrico IV di Francia. Riformś il monastero di *Port-Royal, centro del *giansenismo.

Aronne.

Fratello maggiore di MosĆ. PoichÄ MosĆ non era un buon parlatore, Dio gli assegnś suo fratello perchÄ lo accompagnasse e fosse lui a trasmettere i messaggi al faraone e al popolo; Aronne sarł anche il primo sommo sacerdote e i suoi figli la famiglia sacerdotale (cf Es 4,10-17; 27-31; 5,1-5; 28,1; 39,41; Nm 18,1-7.20).

Arte.

Esiste una profonda relazione tra arte e esperienzaespressione religiosa. Per mezzo dell'arte (musica, pittura, scultura, architettura, poesia, letteratura) l'uomo esprime esperienze intime, che non sono traducibili nel linguaggio razionale; l'arte Ć un linguaggio simbolico (vedi *Simbolo). Le realtł religiose sfuggono al linguaggio della ragione, tanto nei sentimenti che suscitano, quanto nella proiezione verso il mondo di realtł trascendenti. Per questo il senso religioso porta in ogni epoca l'uomo all'espressione artistica. GesŁ stesso impiegś l'arte: cantś i salmi, presentś i suoi insegnamenti in parole piene di poesia: paragoni con l'erba e con i gigli del campo, parabole di impareggiabile bellezza. MosĆ proibô che la divinitł fosse rappresentata in immagini per evitare il rischio del politeismo, ma utilizzś la bellezza plastica (arca dell'Alleanza, per es.), il canto, la poesia. La storia della Chiesa mostra, in tutte le epoche, che l'arte Ć intrinsecamente legata all'espressione religiosa.

Ascensione.

Salita di GesŁ risorto al cielo in anima e corpo. Anche se parliamo con un linguaggio di localizzazione, non si tratta propriamente di uno spostamento locale, ma di un cambiamento nel modo di essere. In realtł, l'ascensione coincide con la *risurrezione: Cristo entra nella nuova dimensione dell'esistere, non piŁ soggetto alle leggi del tempo e dello spazio. Vive nella gloria con il Padre.

Ascesi.

In greco, " esercizio, rinuncia ". L'ascesi cristiana Ć rinuncia a se stessi e alle cose del mondo, nell'umiltł e nella meditazione, per aderire a Cristo.

Aseitł.

Termine della filosofia scolastica usato per definire la proprietł esclusiva di Dio che ha in sÄ la ragione della propria esistenza.

Ashram.

Centro di spiritualitł indŁ paragonabile agli antichi monasteri nel cristianesimo e alla loro influenza religiosa.

Asia Minore.

Regione occidentale dell'Asia che costituisce la penisola anatolica, oggi Turchia. A parte i riferimenti nell'Antico Testamento, molte delle sue cittł sono citate negli

Atti degli Apostoli, in varie lettere e nell'Apocalisse, rivolta " alle sette Chiese che sono in Asia " (Ap 1,4): Efeso, Pergamo, Smirne, Tiatira, Sardi, Filadelfia e Laodicea.

Asmonei.

Nome con il quale, a partire da *Giuseppe Flavio, si designa la dinastia dei *Maccabei.

Aspersorio.

Strumento liturgico con il quale si asperge l'acqua benedetta nella benedizione di persone o cose (processioni, *esequie, ecc.). E composto da una sfera cava e bucherellata e da un manico. E anche detto asperges, dalle parole del Salmo 50: " Asperges me hyssopo, et mundabor " = " Purificami con issopo e sarś mondo ". Anticamente, l'aspersione rituale veniva fatta con un ramoscello d'*issopo.

ASS.

Vedi *AAS.

Assemblea.

Nella Bibbia e nella liturgia, Ć il popolo di Dio riunito. Si tratta di un elemento fondamentale: Dio si sceglie un popolo; in funzione di questo popolo, sono scelti i personaggi che svolgono funzioni importanti, come Abramo, MosĆ, i profeti. La salvezza si realizza dentro quel popolo, che oggi Ć la Chiesa, sebbene l'appartenenza alla Chiesa non sia esclusivitł di coloro che appartengono all'istituzione ecclesiale. Non esiste propriamente assemblea se non quando l'insieme delle persone riunite Ć animato da un comune spirito di fratellanza. Questa comunione (caritł) Ć la ragione per la quale l'assemblea e lo spirito assembleare sono cosô importanti e imprescindibili nei membri del popolo di Dio e particolarmente nel culto.

Assiri.

Abitanti dell'*Assiria. Furono un popolo attivo e bellicoso. I monumenti culturali che produssero denotano l'influenza dei babilonesi, popolo situato piŁ a sud e culturalmente piŁ sviluppato.

Assiria.

La parte settentrionale della *Mesopotamia.

Assistente ecclesiastico.

Sacerdote designato dall'autoritł ecclesiastica per rappresentarla nelle associazioni cattoliche e per promuovervi la formazione religiosa dei membri (Azione Cattolica, ecc.). Il fine di queste designazioni sta nel lasciare la responsabilitł di direzione ai laici, assicurando al tempo stesso la necessaria base dottrinale al gruppo. Per questo l'assistente Ć sempre un presbitero.

Assoluzione sacramentale.

Atto per mezzo del quale, nel sacramento della riconciliazione o penitenza, il ministro sacerdote, in nome di Dio e della Chiesa, concede il perdono dei peccati. Nell'attuale rito romano, la formula, nella sua parte essenziale, Ć: " Ti assolvo dai tuoi peccati nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. Amen ".

Assuero.

Trascrizione della forma ebraica del nome persiano Kshajarsha, in greco XersĆs. Vedi *Serse.

Assunzione.

La salita della Vergine Maria al cielo in anima e corpo. Si differenzia da *ascensione nel fatto che in questa Cristo sale, mentre nell'assunzione Maria Ć " assunta ", senza dimenticare che questi termini rispondono al nostro modo di immaginare ciś che si riferisce all'aldilł. Il dogma dell'assunzione di Maria Ć stato proclamato da Pio XII nell'*Anno Santo 1950.

Astarte.

Dea dell'amore e della fertilitł in numerosi popoli del medio Oriente; per i Greci sarł Afrodite, per i babilonesi e gli assiri Ishtar.

Astete Gaspar

(1537-1601). Con Jeronimo de Ripalda (1535-1618), ambedue gesuiti, sono gli autori di due *catechismi con caratteristiche simili: brevi, sotto forma di domanda e risposta, seguono l'ordine introdotto da Bellarmino (credo, preghiera, comandamenti e sacramenti), invece di collocare i sacramenti, con una disposizione piŁ indovinata, immediatamente dopo il dogma: molto dottrinari ed astratti, a mo' di piccoli riassunti di trattati teologici; poco kerigmatici e senza riferimenti alla Bibbia; fortemente moralizzanti. Sono concepiti secondo una metodologia prevalentemente mnemonica. Anche se composti prima, furono pubblicanti nel 1591 (Ripalda) e 1599 (Astete). Con piŁ di 600 edizioni ciascuno (alcuni ne indicano piŁ di 1000 per quello di Astete), sono stati impiegati quasi in esclusiva fino alla metł del secolo XX in Spagna e in altri paesi di lingua spagnola e tradotti in diverse lingue.

Astinenza.

Atto di penitenza che consiste nell'astenersi dal mangiare carni o altro cibo secondo le disposizioni della *Conferenza Episcopale (CIC 1251).

Astrologia.

Scienza che pretende di predire il futuro per mezzo dello studio degli astri. E sorprendente come, nonostante sia priva di qualsiasi fondamento, vi siano stati governanti (Napoleone, Hitler, Reagan...) appassionati di astrologia (cf C. Vidal, DSO-VD).

Atarassia.

Dal greco, " senza turbamento ", imperturbabilitł. Stato dello spirito che ha raggiunto la pace e l'imperturbabilitł delle facoltł umane. Fu l'ideale di scuole filosofiche come quella di Epicuro (ca. 341-270 a.C.) e di correnti ascetiche, principalmente orientali, come introduzione alla contemplazione.

Ateismo.

Negazione dell'esistenza di Dio. E teorico, se tenta di giustificare razionalmente tale posizione; e pratico quando, senza ragionare su questa scelta, si vive come se Dio non esistesse.

Atene.

Capitale dell'antica Attica e della *Grecia attuale. Fu il centro culturale dell'antichitł soprattutto fino al secolo IV a.C. Attualmente ha circa due milioni di abitanti.

Ateo.

Chi professa l'*ateismo.

Athos Monte.

Piccola repubblica monastica nella penisola calcidica, in Grecia. Misura circa 340 kmq. Vi si trovano diverse comunitł di monaci ortodossi dell'ordine di san Basilio e importanti manoscritti. Il monastero piŁ antico risale al 962.

Atrio.

Spazio scoperto, spesso circondato da portici, che sta davanti a certi edifici. Alcuni templi lo possiedono.

Atteggiamento.

La disposizione della persona che costituisce il suo modo di essere, espresso nel modo abituale di pensare, valutare e operare. E composto dall'aspetto conoscitivo, affettivo-valutativo e volitivo-operativo. E " un sistema durevole di valutazioni positive o negative, di sentimenti ed emozioni e di tendenze ad operare in modo favorevole o contrario, rispetto a una determinata situazione di vita " (Krech, Crutchfield e Ballachey). Viene ad essere la concretizzazione dell'*opzione fondamentale e esprime il valore intrinseco della persona. Il concetto Ć molto vicino a ciś che la morale classica denomina abito, che quando Ć buono si chiama *virtŁ e, quando Ć cattivo, *vizio. L'atteggiamento e la scelta fondamentale, perś, mettono in rilievo l'unitł della persona, in modo piŁ forte di quanto si suppone generalmente nel parlare di abito (cf E. Alberich, Cat. y praxis ecl., 95-96; M. Vidal, PCEC-VD, 38, 40).

Atti degli Apostoli.

Libro del NT, scritto da *Luca come continuazione o seconda parte del suo Vangelo, tra l'80 e il 90 o 95. In effetti, At riprende il racconto dell'*Ascensione, con cui termina Lc e, soprattutto, in At si mostra la realizzazione delle parole di GesŁ in Lc 24,47-48. At 1,8 Ć un po' il programma della Chiesa e il piano che sviluppa il libro: la predicazione della *buona novella a *Gerusalemme, in *Samaria e fino agli estremi confini del mondo. Per questo comincia a Gerusalemme e ha il suo culmine nella predicazione evangelica nella capitale dell'impero. Narra l'attivitł degli *apostoli e dei loro collaboratori, concentrandosi prima su *Pietro e poi su *Paolo, che l'autore accompagnś in gran parte dei suoi viaggi (vedi *Sezioni " noi "). Non Ć una storia della Chiesa primitiva, ma un'opera unica nel suo genere, vicino a quello del *vangelo.

Atti di Pietro di Tommaso, ecc.

Vedi *Apocrifi.

Attrizione.

Dolore per aver peccato, provocato non dall'aver offeso Dio, ma dal timore del castigo. Anche se a volte si Ć detto che, con il sacramento, basta per restituire lo stato di grazia, questo dolore non Ć sufficiente per ottenere il perdono, che implica sempre un ritorno all'amicizia con Dio. Puś essere, invece, un inizio che conduce alla *contrizione o dolore " perfetto " (sarebbe meglio dire " corretto "), quando ci si accosta al sacramento entrando nella sua vera dinamica.

Aurea mediocritas.

" Aurea mediocritł ". Espressione latina, tratta da Orazio, con la quale si indica che Ć da preferirsi una vita non brillante alle preoccupazioni dell'ambizione. Gli si dł a volte un senso positivo (mancanza di ambizione) e a volte un senso negativo (mediocritł o assenza di ideali per pigrizia).

Aureola.

Vedi *Nimbo.

Autocefala.

Ognuna delle Chiese che, conservando la tradizione comune, si costituisce in modo indipendente da Roma o da altra sede centrale. In Oriente, la Chiesa *Ortodossa Ć formata da diverse chiese nazionali autocefale, non solo separate da Roma, ma anche tra di loro. Ognuna di esse ha un proprio primate o *patriarca. Al *Patriarcato di *Costantinopoli viene riconosciuto un primato onorifico, ma non giuridico-amministrativo.

AutodafÄ.

Seduta o cerimonia nella quale si realizzava la sentenza del tribunale dell'*Inquisizione. Spesso comportava l'esecuzione delle condanne al rogo.

Autosacramental.

Opera letteraria teatrale di genere drammatico che ha come sfondo della sua trama e della sua azione alcune delle veritł del cristianesimo o qualche fatto della sua storia, presentati nel loro profilo dottrinale. Sono tipici della letteratura spagnola dell'Etł dell'Oro. Calderon de la Barca ne Ć il massimo rappresentante.

Ave, Caesar, morituri te salutant.

Espressione latina = " Salve, Cesare, quelli che vanno a morire ti salutano ". Lo pronunciavano i gladiatori di Roma quando salutavano l'imperatore prima di cominciare il combattimento.

Avignone.

Cittł del sud della Francia nella quale risiedettero i papi dal 1305 al 1378, periodo che si suole chiamare la " cattivitł avignonese ".

Avventismo-Avventisti.

Fenomeno relativo a numerose sette che, partendo da dati biblici o da calcoli di altra indole, pretendono di fissare la data della seconda venuta di Cristo (adventus = venuta) o della fine del mondo. Questi tentativi sono stati molteplici in passato e lo sono tuttora. Ad esempio, gli *Avventisti del settimo giorno, i *Testimoni di Geova, ecc. Quando giunge la data prevista e la profezia non si compie, ne stabiliscono un'altra e cosô di seguito.

Avventisti del settimo giorno.

Una delle piŁ numerose sette *avventiste. Il suo fondatore, William Miller, annunciś che la fine del mondo sarebbe avvenuta nel 1843, 1844... Poi nel 1854, 1873. Principale promotore della setta fu Ellen White, i cui scritti sono considerati dagli adepti alla stregua della Bibbia stessa. La sua dottrina coincide in gran parte con quella dei Testimoni di Geova. Negano l'immortalitł dell'anima, osservano il sabato, professano una forte avversione per la Chiesa cattolica e le Chiese protestanti, benchÄ cerchino di farsi riconoscere come una delle Chiese protestanti e di entrare a far parte degli organismi ecumenici.

Avvento.

Vedi *Anno liturgico.

Axiologia.

Scienza o teoria dei *valori.

Azevedo, beato Ignacio de

(1528-1570). Nato a Oporto, Portogallo. *Gesuita, dopo aver presentato a Roma la relazione sul suo viaggio di ricognizione in Brasile, vi fu di nuovo mandato da san *Francesco Borgia con 30 missionari. Presso le isole Canarie, Jacques Sourie, *ugonotto francese, attaccś la nave sulla quale viaggiavano e tutti i missionari furono assassinati (cf DCB).

Azione Cattolica.

Associazione di cattolici che, nel proprio ambiente, partecipano attivamente alla missione apostolica della Chiesa. Nasce nel 1924, su iniziativa di Joseph Cardijn, sacerdote belga figlio di operaio. Gli operai devono essere preferibilmente evangelizzati da altri operai. Egli comincia con i giovani, adottando il metodo vedere, giudicare, agire, che poi diventerł classico, adattato particolarmente alla mentalitł concreta dell'operaio. Vennero poi i settori giovanili, studenteschi, degli adulti... in seguito riuniti in un'unica associazione, pur mantenendosi distinti. Nell'*Enciclica Quadragesimo anno, 1931 (vedi *Dottrina sociale della Chiesa), Pio XI elogia l'iniziativa e la consacra, indicando che ogni classe o ambiente deve essere evangelizzato dai propri membri, perchÄ essi conoscono i destinatari. Al di lł della necessitł di trovare collaboratori ad un clero troppo scarso, si comprese piŁ tardi che l'impegno pastorale dei laici non Ć solo una " strategia ", ma piuttosto un'esigenza dell'essere cristiano.

Azione di grazie.

E un tipo di preghiera il cui contenuto Ć la gratitudine a Dio (o ai santi) per i benefici ricevuti.

Azione pastorale.

Insieme di attivitł che hanno per fine il compimento della missione della Chiesa, vale a dire l'instaurazione del Regno di Dio. Sebbene il termine pastorale si riferisca in modo esplicito ai " pastori " della Chiesa, l'azione pastorale spetta ad ogni cristiano.

Azzimi.

Pani privi di lievito. In Israele si usavano nei sacrifici, nei quali non era ammesso il pane fermentato. Azzimi erano i pani che si mangiavano durante i sette giorni della Pasqua. Per questo il pane che GesŁ adoperś per istituire l'Eucaristia era azzimo. Attualmente, nel rito romano si usa pane azzimo per l'Eucaristia; le Chiese orientali (anche quella cattolica) usano pane fermentato, cioĆ come quello che si mangia normalmente.

B

Baal.

In ebraico, " signore ". Nome generico di divinitł maschile usato dagli antichi popoli semiti, tra l'altro nella terra di Canaan, dove era cosô chiamato il dio della fertilitł, venerato in " luoghi elevati " e spesso considerato possessore del sole. Nella Bibbia lo si trova a volte citato in coppia con *Astarte; i loro nomi sono anche usati al plurale (cf Gdc 2,11-13).

Babele.

Equivalente a *Babilonia.

Babilonia.

Designa tanto la capitale che il paese con lo stesso nome. Vi furono deportati un gran numero degli abitanti del regno di Giuda quando, nell'anno 587, Gerusalemme venne conquistata e distrutta da *Nabucodonosor.

Baccanali.

Il termine deriva da Bacco, il dio romano corrispondente al Dioniso della mitologia greca. In origine, si trattava di feste oneste, ma poi (all'inizio del sec. II a.C.) degenerarono a Roma in sedute segrete e notturne di un culto orgiastico. Ad esse partecipavano uomini e donne di ogni etł, schiavi e liberi di diversa estrazione sociale. Con il pretesto della comunicazione con gli dei, cercavano esperienze strane in mezzo alla promiscuitł sessuale, al vino e ad ogni eccesso. Il senato proibô questi riti, non tanto per ragioni morali, quanto perchÄ questo mescolarsi di gente di ogni genere turbava l'ordine sociale di Roma: non solo gli schiavi, ma anche le donne cercavano la liberazione, rispettivamente dai loro padroni e dai loro mariti.

Błcolo.

Bastone ricurvo. Usato dai pastori per condurre il gregge, Ć diventato simbolo del ministero pastorale piŁ significativo: quello del vescovo. Vedi *Pastorale.

Baden Powell.

Vedi *Scautismo.

Baldacchino.

Il nome deriva da Baldacco, antico nome di Bagdad, da cui provenivano stoffe preziose. Indica un ricco drappo sostenuto da aste e ornato di frange, usato per riparo e ornamento portatile (processione del SS. Sacramento) o stabile (altare, seggio). Il termine Ć a volte usato come sinonimo di *ciborio.

Baldassar.

Ultimo re arameo di Babilonia. Mentre celebrava un banchetto-orgia, nel quale usavano i vasi sacri asportati dal *tempio di *Gerusalemme, una mano misteriosa scrisse delle parole che *Daniele gli interpretś come preannuncio della fine del suo regno. Quella stessa notte, il re dei Medi, Dario, conquistś Babilonia. Baldassar venne assassinato.

Balmes, Jaime (1810-1848).

Filosofo spagnolo, nato a Vich (Barcellona), sacerdote che nella sua breve vita realizzś un enorme lavoro nella diffusione del pensiero. Genialmente intuitivo, oggettivo, amante di san Tommaso ma avversario della decadente scolastica del suo tempo, profondamente umano. Pubblicś scritti di carattere piŁ religioso (El protestantismo comparado con el Catolicismo...; Cartas a un escÄptico en materia de religiŚn, Escritos polĺticos e Cursos de filosofĺa elemental y fundamental). Le sue opere complete sono raccolte in 33 volumi. La piŁ conosciuta e ristampata Ć El criterio.

Bambini di Dio.

Questa *setta fu fondata da David Berg, uno statunitense nato nel 1919. Negano la Trinitł e l'esistenza dell'inferno; hanno annunciato numerose volte la fine del mondo... E una delle sette considerate pericolose dal parlamento europeo e da vari governi, dato che usano tecniche di spersonalizzazione e di sottomissione totale, sottopongono gli adepti a prostituzione a beneficio della setta, realizzano traffici di bambini...

Bçľez, Domingo (1528-1604).

Teologo domenicano, consigliere di santa Teresa. Scrisse un commento alla *Somma Teologica di san Tommaso. E noto soprattutto per la sua dottrina sul rapporto tra libertł e grazia in opposizione a Luis de *Molina (1535-1600). I bannesianisti (generalmente domenicani) difendono innanzi tutto il potere di Dio e l'efficacia della grazia. I molinisti (principalmente gesuiti) si preoccupano di mettere sempre in salvo la libertł umana. La polemica si Ć riaperta diverse volte, ma non Ć mai stato definito il rapporto tra grazia e libertł. Paolo V, nel 1607, senza pronunciarsi sull'essenza del problema, proibô ai difensori dell'una e dell'altra opinione di tacciare di eresia i loro avversari (i bannesianisti vedevano i molinisti tinti di pelagianesimo e questi consideravano quelli in odor di calvinismo).

Bar.

In aramaico, " figlio di ". Lo si trova nella composizione di molti nomi, come Bartimeo, Barabba, Bartolomeo, Barnaba.

Barabba.

Malfattore preferito a GesŁ quando Pilato, nel tentativo di salvare quest'ultimo, chiese ai giudei chi dei due volevano che liberasse in occasione della festa di Pasqua.

Barnaba.

*Levita, originario di *Cipro. Si chiamava Giuseppe, ma venne soprannominato dagli apostoli Barnaba, che significa " figlio dell'esortazione " o " della consolazione " (secondo At 4,36). Il nome Ć di origine neo-babilonese e significa " figlio (del Dio) Nabu ". " Proprietario di un campo, lo vendette e ne consegnś l'importo ai piedi degli apostoli " (At 4,37), ovvero lo mise a disposizione di chi ne aveva bisogno nella comunitł. Quando Paolo venne a Gerusalemme, dopo la conversione, fu Barnaba che lo accolse e lo presentś alla comunitł cristiana, che lo guardava con sospetto, conoscendolo come persecutore (cf At 9,27). Inviato ad *Antiochia, partô con Paolo per il primo viaggio missionario.

Barocco.

Stile artistico che dominś nel secolo XVII e nella prima parte del XVIII, epoca dell'esaltazione cattolica di fronte al protestantesimo. Si caratterizza per lo stile esuberante che esprime " trionfalismo ", sicurezza, gioia di vivere. Predilige le linee curve, arditi effetti prospettici, esuberanti decorazioni. Le piŁ alte realizzazioni dell'arte barocca si ebbero a Roma con Gian Lorenzo Bernini (palazzo Barberini, chiesa di Sant'Andrea in Quirinale, fontane di piazza di Spagna e piazza Navona, porticato della piazza di San Pietro) e con Francesco Borromini (chiesa di San Carlo alle Quattro Fontane, convento e oratorio di San Filippo Neri, cupola di Sant'Ivo alla Sapienza, il palazzo di Propaganda Fide, la chiesa di Sant'Agnese a piazza Navona). Sempre a Roma, ricordiamo il gusto decorativo della chiesa del GesŁ. Allo stile barocco si improntano il palazzo del Louvre e la reggia di Versailles. In Spagna, ricordiamo la chiesa della Madonna del Pilar di Saragozza, l'opera scultorea degli " imagineros " spagnoli Gregorio Hernçndez, Martĺnez MontaľÄs, ecc.

Baronio, Cesare (1538-1607).

Appartenne all'Oratorio di San Filippo Neri e fu cardinale. E noto, soprattutto, per la grandiosa storia della Chiesa che giunge fino al 1198, intitolata Annali ecclesiastici, e pubblicata a partire dal 1588.

Basan.

Regione fertile ad est del *Giordano e del lago di *Genesaret, famosa per il suo bestiame, le sue greggi e le possenti querce, piŁ volte citata nell'Antico Testamento.

Basilica.

Dal greco, basilikÄ = reggia. Edificio pubblico romano nel quale si amministrava la giustizia e si trattavano gli affari. Si chiamarono poi basiliche le prime chiese cristiane erette dopo l'editto di Costantino sulle aree delle basiliche civili. Oggi si dicono basiliche quelle chiese insigni alle quali il papa ha conferito questo titolo per antichitł o importanza. Il titolo comporta speciali privilegi e, in tal senso, si distinguono basiliche maggiori (San Pietro, San Paolo fuori le Mura, San Giovanni in Laterano, Santa Maria Maggiore, San Lorenzo fuori le Mura, tutte a Roma) e basiliche minori (a Roma e in altri luoghi).

Battesimo.

Primo sacramento dell'*iniziazione cristiana, costituita da battesimo, *cresima ed *eucaristia. Il battesimo Ć il sacramento che ci rende membri della Chiesa, ci comunica la vita di figli di Dio (grazia) e ci libera dal *peccato (originale ed attuale).

Battista.

Vedi *Giovanni, 2.

Battistero.

Luogo destinato alla celebrazione del battesimo. Puś essere un edificio a ciś dedicato, oppure una parte di una chiesa.

Bayo, Michele (1513-1589).

Teologo dell'Universitł di Lovanio le cui dottrine sulla grazia e sulla giustificazione preludono al *giansenismo. Nel tentativo di rendere accettabile la dottrina cattolica ai protestanti, esprime la dottrina sul peccato originale, la libertł e la giustificazione in eccessiva sintonia con quella di Lutero e Calvino. Il papa Pio V, nel 1567, condannś 79 proposizioni o tesi di Bayo.

Beatificazione.

Rito con il quale un servo di Dio Ć elevato agli altari, vale a dire, Ć proposto come modello di vita cristiana e si permette di tributargli *culto. La beatificazione Ć un passo verso la *canonizzazione, nella quale il beato viene dichiarato santo. La differenza tra beato e santo Ć che al beato la Chiesa permette che si professi culto pubblico unicamente in certi luoghi o ambienti; ad esempio, nella nazione o zona nella quale nacque o visse o nella congregazione religiosa alla quale appartenne, mentre al santo si puś rendere tale culto senza queste restrizioni.

Beatitudine.

Felicitł, salvezza. Nella Bibbia abbonda il genere letterario delle beatitudini. Nell'Antico Testamento, principalmente nei salmi, esprimono soprattutto la felicitł di cui gode chi serve Dio. Nel Nuovo Testamento, l'esempio tipico sono le beatitudini pronunciate da GesŁ all'inizio del *Discorso della montagna (cf Mt 5,1.12; Lc 6,20.23). Ne troviamo molte altre nei Vangeli, in diverse lettere e nell'Apocalisse.

Beato di LiÄbana ( + 789).

Monaco passato alla storia soprattutto per il suo commentario all'Apocalisse.

Per analogia, si chiama anche " beato " un esemplare di quest'opera che contiene su una pagina il testo scritto e su quella a fronte lo stesso contenuto in immagini. Sono rari e di inestimabile valore.

Beato.

Il servo di Dio che Ć stato beatificato.

Beelzebul.

O Beelzebub. E il nome che i farisei danno al principe dei demoni (cf Mt 12,24; Mc 3,22; Lc 11,15).

Beggardi.

O beghini e beghine. Uomini, e soprattutto donne, che, nei secoli XII e XIII, conducevano una vita di pietł ed austeritł in solitudine o in comunitł. Non appartenevano a istituti religiosi, ma osservavano in larga misura gli stessi impegni. Nel secolo XIII e nei secoli successivi, si indicano con lo stesso nome i seguaci di una setta condannata da Clemente V e Bonifacio VIII. Nel secolo XIV, vengono cosô chiamati i fedeli che seguono la spiritualitł francescana.

Beghine.

Vedi *Beggardi.

Bel.

Una divinitł babilonese.

Beliar.

Nome dato nel giudaismo al demonio. San Paolo lo contrappone a Cristo (2 Cor 6,15), per cui viene ad equivalere ad *Anticristo.

Bellarmino, Roberto, santo (1542-1621).

Dottore della Chiesa, teologo e cardinale. Il suo catechismo, pubblicato nel 1598 (vedi *Astete), ebbe numerosissime edizioni. E sepolto nella chiesa di Sant'Ignazio a Roma.

Benedettini.

Ordine religioso, fondato da san *Benedetto, prototipo delle congregazioni monastiche in Occidente. Sotto la regola benedettina, si raccolsero diverse fondazioni indipendenti di monaci nel corso dei secoli; i benedettini sono, pertanto, una famiglia con molte ramificazioni, attualmente confederate. Benedettini sono stati piŁ di 40 papi, piŁ di 150 *cardinali e non meno di 20.000 tra *patriarchi, *arcivescovi e *vescovi, oltre a piŁ di 15.700 importanti scrittori e letterati. Con una simile influenza, hanno in larga parte forgiato la cultura europea. Giustamente, Paolo VI proclamś san Benedetto patrono d'Europa (cf EdlRC).

Benedetto da Norcia, santo (480-547).

Padre del monachesimo occidentale. E il fondatore dei *benedettini. Nel 529, fondś l'abbazia di *Montecassino. Qui scrisse la Regola dei monaci, modello di tutte le regole d'Occidente. Essa si ispira a due grandi principi: il lavoro e la preghiera - " ora et labora ", Ć il motto benedettino. I monaci si dedicheranno al lavoro dei campi, allo studio e ad altre mansioni, come la copiatura dei manoscritti, mentre il monastero diventerł un luogo di pace e di armonia fraterna oltre che di ospitalitł.

Benedizionale.

Libro liturgico che contiene la dottrina della Chiesa sulle benedizioni e i formulari per celebrare questo *sacramentale nelle piŁ diverse circostanze. Nella riforma post-conciliare, fu pubblicato, nel 1984, dalla Congregazione per il Culto Divino. La traduzione in lingua italiana venne pubblicata nel 1992.

Benedizione.

In senso ascendente, preghiera nella quale si loda o si rende gloria a Dio e ai santi. In senso discendente, favore o protezione concesse da Dio o dai santi. E anche la preghiera con la quale la Chiesa implora la protezione di Dio sulle persone. Quando la Chiesa benedice cose o luoghi in relazione con la vita umana, " lo fa tenendo sempre presente gli uomini che utilizzano quelle cose e operano in quei luoghi " (Benedizionale, n. 12). Si distingue tra benedizione costituiva (permanente e irripetibile, per la quale un oggetto o luogo rimane riservato al culto, come una chiesa) e benedizione invocativa (nella quale si chiede semplicemente a Dio la sua protezione, per esempio la benedizione di un bambino). Nella Domenica di Pasqua e in altre occasioni il papa elargisce una benedizione *urbi et orbi.

Beneficio ecclesiastico.

Rendita o altro tipo di utile annesso a un ministero ecclesiale. L'attuale *Codice di Diritto Canonico dispone che, dove ancora esiste, sia poco a poco eliminato (cf CIC 1272).

Berakł.

Benedizione, preghiera di lode e azione di grazia. E un genere molto abbondante nella *Bibbia, particolarmente nei *Salmi. Ve ne sono discendenti (Dio benedice) e ascendenti (l'uomo benedice o loda Dio). Tra queste, le piŁ antiche sono quelle pronunciate da *Melchisedek (cf Gn 14,17-20), da *Eliezer, il servo di *Abramo (cf Gn 24,26-27) e da *Ietro, il suocero di *MosĆ (cf Es 18,9-11). Gli ebrei pronunciavano molte benedizioni fin dalla preghiera del mattino e poi nella vita quotidiana: particolarmente solenne era quella pronunciata nella notte di *Pasqua. GesŁ istituô l'eucaristia " pronunziata la benedizione ", ovvero la solenne berakł di Pasqua.

Berceo, Gonzalo de (ca. 1180-1246).

La prima figura storica della letteratura spagnola. Chierico secolare in un convento benedettino, scrisse agiografie e poemi mariani.

Berengario di Tours (+ 1088).

Cancelliere nella cittł di Tours, la cui dottrina, all'estremo opposto del crasso realismo sostenuto due secoli prima da Pascasio Radberto (, 860), spiegava la presenza di Cristo nell'eucaristia in modo non reale ma dinamico. La sua dottrina fu condannata. Pur essendosi rifiutato numerose volte di accettare le condanne dei sinodi, morô alla fine riconciliato con la Chiesa.

Bernardino di Sagunto (1499-1590).

*Francescano. Giunse in Messico nel 1529 e lavorś infaticabilmente tra gli indios. Con un gruppo di essi realizzś studi su diversi aspetti della loro vita (costumi, religione, vizi e virtŁ, commerci, regime di proprietł) e perfino sulla conquista vista nella loro prospettiva. Scrisse una grammatica e un dizionario azteco, oltre che una Historia general de las cosas de la Nueva Espaľa. Con altri francescani realizzś un colossale lavoro di etnografia. Il Consiglio delle Indie dubitś dell'opportunitł di divulgare questi lavori per paura che contribuissero a mantenere il *paganesimo; ma i manoscritti vennero conservati e nel 1779 furono riscoperti.

Bernardo, san (1091-1153).

Monaco cistercense, fonda nel 1115 il monastero di Chiaravalle, di cui diviene abate. Darł uno straordinario impulso al suo ordine religioso, fondando quasi 70 abbazie, cioĆ piŁ di due ogni anno. Alla sua morte, 164 monasteri su 350 dipendono da Chiaravalle. I suoi scritti, di manifesta impronta monastica, ebbero una vasta diffusione e una profonda influenza. Contribuô a riformare il monachesimo. Difese un ideale monastico puramente contemplativo, ma fu anche un uomo d'azione. Predicś anche durante la seconda crociata.

Berretta.

Copricapo rosso che il papa consegna ai cardinali quando li promuove a tale dignitł.

Bersabea.

Cittł all'estremitł meridionale di Israele. Per indicare tutto il paese, si diceva: " Da Dan a Bersabea ". Il pozzo (Be'er) che diede nome alla cittł fu scavato da Abramo.

BÄrulle, Pierre de (1575-1629).

Fondatore dell'Oratorio francese. Fu nominato cardinale da Urbano VIII, che lo definô " l'apostolo del Verbo Incarnato ". Questo sarł, infatti, il tema essenziale delle sue opere spirituali, che ebbero grande influenza ai suoi tempi e furono poi seguite da diverse scuole. Tra i suoi discepoli, san *Vincenzo de' Paoli.

Bestemmia.

Espressione ingiuriosa contro Dio o i santi.

Betania.

In ebraico, " casa del povero o casa di Anania ". Villaggio situato a circa tre chilometri da *Gerusalemme, sul lato est del *Monte degli Olivi, sulla strada di *Gerico. Qui risiedevano i fratelli *Lazzaro, *Marta e *Maria, amici di GesŁ, che a volte veniva ospitato a casa loro assieme agli apostoli.

Betel.

In ebraico, " casa di Dio ". Nome dato da Giacobbe al luogo nel quale, in sogno, vide una scala che univa la terra al cielo. Qui Dio gli promise di proteggerlo e di dare ai suoi discendenti quel paese (cf Gn 28,10.22). Fu, in seguito, il nome di un santuario e poi di una cittł, a 19 chilometri a nord di *Gerusalemme. Quando il regno di Israele e di Giuda si divisero, alla morte di Salomone, Geroboamo, re del regno del nord, eresse a Betel (cosô come a Dan) un santuario con un vitello d'oro, per evitare che i suoi sudditi andassero al tempio di Gerusalemme (cf 1 Re 12,29.33).

Betesda.

Vedi Bezaetł.

Betlemme.

Si suole interpretare il nome come " casa del pane ", anche se questa etimologia non Ć certa. Cittł a sette chilometri a sud di Gerusalemme, Ć la " cittł di Davide ". In essa, secondo Mt 2,1 e Lc 2,4.7, nacque GesŁ. A quei tempi avrł avuto circa 2.000 abitanti, oggi ne ha circa 30.000.

Betsaida.

" Casa di pesca ". Piccola cittadina del nord, sulle rive del lago di *Genesaret, a destra del *Giordano. Da essa venivano alcuni apostoli, almeno Filippo, Pietro e Andrea. GesŁ rimproverś questa cittł, come fece con Cafarnao e Corazin, per non aver fatto penitenza dopo aver udito la sua predicazione e avere assistito ai suoi miracoli (cf Mt 11,21). Vi avvenne la guarigione di un cieco (cf Mc 8,22.26).

Beza, Teodoro di (1519-1605).

Teologo calvinista francese. Succedette a Calvino nella cattedra di teologia a Ginevra. Dotto umanista, donś all'Universitł di Cambridge il *Codice che da lui prende il nome, uno dei principali manoscritti biblici.

Bezaetł (o Betesda).

In ebraico, " casa di misericordia ". Grande piscina situata a nord del *tempio di *Gerusalemme. San Giovanni, nel narrare la guarigione di un paralitico in questo luogo, dice che aveva cinque portici, il che, secondo le ricerche archeologiche, non significa che fosse pentagonale, ma che era di forma rettangolare allargata, divisa a metł, in modo che venivano ad essere due piscine unite (cf Gv 5). In essa si raccoglievano le acque piovane che, grazie a un condotto sotterraneo, venivano utilizzate poi nel tempio.

Bibbia.

Termine greco, plurale di *biblos = libro. Il nome indica, quindi, il libro per eccellenza. I greci dettero questo nome ai *rotoli, perchÄ la cittł di Biblos era un importante centro commerciale di rotoli di papiro. La Bibbia Ć il libro, o piuttosto l'insieme di libri, nei quali riconosciamo l'*ispirazione di Dio. Si divide in Antico Testamento e Nuovo Testamento.

L'AT Ć comune a ebrei e cristiani; Ć formato dai libri scritti prima di Cristo. Si distinguono in quattro gruppi: a) *Pentateuco (la legge) b) Libri storici c) Libri profetici d) Libri *sapienziali.

Il NT Ć costituito dai libri scritti dopo GesŁ. Si raggruppano in: a) *Vangeli b) *Atti degli Apostoli c) *Lettere e d) *Apocalisse.

La lista dei libri della Bibbia costituisce il *Canone. Sono 45 nell'AT e 27 nel NT. Quelli ammessi senza discussione si chiamano protocanonici, che significa " i primi canonici "; quelli che gli ebrei per l'AT e i protestanti (alcuni libri dell'AT e altri del NT) non ammettono sono chiamati *deuterocanonici, vale a dire " riconosciuti canonici in un secondo momento ". I credenti riconoscono la Bibbia come parola di Dio, scritta sotto l'ispirazione dello Spirito Santo.

La Bibbia Ć il libro del quale si sono copiate a mano e poi stampate piŁ copie. L'AT venne scritto in ebraico, salvo alcune piccole parti che furono scritte in aramaico e alcuni libri dell'ultima epoca scritti in greco. Il NT fu scritto tutto in greco.

La Bibbia Ć stata tradotta in quasi tutte le lingue del mondo. Le principali traduzioni o versioni della Bibbia sono:

- Dall'ebraico al greco, detta dei *Settanta, che Ć la piŁ importante. Quella di *Aquila, di Teodozione e di *Simmaco.

- Dall'ebraico all'aramaico esistono diversi *targumin (= traduzioni). Esistono anche antiche traduzioni siriache e copte e di altre lingue meno importanti.

- Le versioni latine principali sono: la *Vetus latina e la *Vulgata. Nel 1979, Ć stata pubblicata la *Neovulgata.

Bibbia dei poveri.

Figure dell'Antico e del Nuovo Testamento che, negli ultimi secoli del medioevo, si presentavano in serie, accompagnate da testi biblici o non biblici, piŁ accessibili economicamente delle edizioni della Bibbia, anche se non alla portata dei poveri. Questo nome, dato piŁ tardi, risponde piŁ che altro alla forma in cui erano presentate. Vengono chiamate cosô anche le raffigurazioni bibliche sulle pareti delle chiese, comprensibili anche da coloro che non sanno leggere.

Bigamia.

Lo stato di chi Ć bigamo, ovvero ha due mogli o due mariti. Vedi *Poligamia.

Bilocazione.

Il trovarsi simultaneamente in due luoghi diversi. I casi descritti in alcune vite di santi, ad esempio quella di san *Martino di Porres, data l'impossibilitł fisica, si cerca di spiegarli come apparenze o altri modi di intervento soprannaturale.

Binazione.

Facoltł data a un sacerdote di celebrare la messa due volte nello stesso giorno. In questo caso si dice che bina (cf CIC 905,2).

Bioetica Morale della vita.

E la parte dell'etica, o della morale, che tratta del comportamento umano in relazione all'origine della vita e al suo sviluppo.

Bisanzio.

Vedi *Costantinopoli.

Bitinia.

Regione nord-occidentale dell'*Asia Minore. Ai tempi del Nuovo Testamento era provincia romana (cf At 16,7; 1 Pt 1). *Plinio il Giovane, governatore di questa provincia, Ć uno dei primi scrittori non cristiani a parlare di Cristo e dei cristiani nella lettera all'imperatore Traiano verso l'anno 112.

Bizantina, Arte.

Arte sviluppatasi nell'ambiente romano-ellenistico. Si caratterizza per il simbolismo (in opposizione al naturalismo) e per la sua rigiditł ieratica. Nell'architettura, Ć rappresentata tipicamente da Santa Sofia a Costantinopoli e, in Occidente, da San Marco a Venezia e San Vitale a Ravenna.

Boanerghes.

" Figli del tuono ". Questo soprannome viene dato nel Vangelo a Giacomo e a suo fratello Giovanni per il loro carattere impetuoso, che dimostrano, ad esempio, quando pensano di far cadere un fuoco dal cielo contro i samaritani che non vogliono ricevere GesŁ e i suoi accompagnatori in viaggio verso Gerusalemme (cf Mc 3,17 e Lc 9,51.56).

Bodmer.

Nome con il quale si designano una serie di *papiri del Nuovo Testamento. I piŁ importanti sono Bodmer II e Bodmer XIV-XV, del secolo III, che contengono la maggior parte dei Vangeli di Luca e Giovanni.

Boezio, Anicio Manlio Torquato Severino (ca. 480-524).

Di nobile famiglia romana, studiś ad Atene. Tradusse in latino alcune opere di filosofi greci. Scrisse trattati di filosofia, musica e teologia. E stato definito " l'ultimo dei filosofi romani e il primo dei teologi scolastici ". Per aver difeso l'ex-console Albino di fronte all'imperatore ostrogoto Teodorico, fu accusato di tradimento e sacrilegio (astrologia), incarcerato, torturato e messo a morte. Scrisse in carcere la sua opera piŁ famosa, De consolatione philosophiae. A volte lo si considera martire, anche se la causa della sua morte fu piŁ politica che religiosa. Leone XIII approvś il suo culto nel 1883. E sepolto a Pavia.

Bolla.

Documento della massima importanza firmato dal papa. E cosô detta dal bollo di piombo che vi si sospende con una funicella a mo' di sigillo, sul quale Ć impresso da un lato l'effigie degli apostoli Pietro e Paolo e dall'altro il nome del papa. Le prime parole della bolla, scritta sempre in latino, danno il nome al documento.

Bolland, Jan van (1596-1665).

Gesuita fiammingo, iniziś la compilazione degli Acta Sanctorum, ovvero lo studio critico sui documenti originali e la pubblicazione della storia dei santi, secondo l'ordine del calendario liturgico (vedi *Agiografia).

Bollandisti.

Gesuiti continuatori della monumentale opera iniziata da padre *Bolland. L'Äquipe di lavoro, ai nostri giorni, Ć composta da cinque studiosi.

Bosco, Giovanni, santo (1815-1888).

Fondatore degli Oratori salesiani (1846) per ragazzi poveri e abbandonati, della Societł di san Francesco di Sales o Salesiani (1859) e, con Madre *Mazzarello, dell'istituto delle Figlie di Maria Ausiliatrice (1872). Caratteristica della sua azione catechistica sono gli oratori festivi, che implicano un modo particolare di educare. La sua vastissima attivitł diede vita a scuole di educazione professionale, ospizi, pensionati, ecc., diffusi in tutti i paesi del mondo. Fu canonizzato da Pio XI nel 1934.

Bossuet, Jacques-BÄnigne (1627-1704).

Vescovo di Meaux, buon oratore, ebbe grande influenza nella politica religiosa del suo tempo. Redasse i quattro articoli della Dichiarazione in cui si condensa il *gallicanesimo. In seguito alle sue pressioni, unite a quelle di Luigi XIV, Roma condannś 23 proposizioni di FÄnelon, accusate di *quietismo (1699). Bossuet fu anche uno scrittore prolifico: Sermoni, Orazioni funebri, Discorso sulla storia universale.

Brahma.

Suprema divinitł indŁ. E l'organizzatore del mondo; personifica la parola sacra o saggezza. Si manifesta come Trimurti (Trinitł), costituita da Brahma, principio creatore, VisnŁ, principio conservatore, e Siva, principio distruttore. Viene rappresentato con quattro teste, espressione della sua saggezza. E il regolatore del *karma.

Brahmani o bramini.

Membri della *casta sacerdotale, la prima delle quattro caste in cui si divide la societł indŁ. Sono educati alla conoscenza dei *Veda, ai riti e alle osservanze religiose. Sono divisi in numerose sottocaste. Attualmente, a parte il loro speciale rapporto con la religione, sono la classe piŁ colta ed occupano le professioni piŁ prestigiose.

Breviario.

Dal latino breviarium = compendio. Veniva cosô chiamato il libro o i libri che contenevano l'ufficio divino o preghiera ufficiale della Chiesa, in quanto forma abbreviata della struttura antica. La riforma successiva al Vaticano II ha sostituito questo nome con quello di *Liturgia delle Ore; si usa ancora, ma meno spesso, il nome ufficio divino.

Budda.

In sanscrito, " l'illuminato, lo svegliato ". Epiteto con il quale Ć indicato il principe indiano Siddharta-Gotama, (ca. 563-483 a.C.) fondatore della religione buddista.

Buddismo.

Sistema di dottrina e di vita che prende il suo nome da *Budda. Il buddismo cerca la pace e la serenitł nella soppressione di qualsiasi desiderio. Il suo ideale Ć il raggiungimento del *Nirvana (" estinzione "), una specie di estasi nella quale si estinguono tutti i desideri. Il buddismo crede nella reincarnazione (vedi *Metempsicosi). E molto diffuso in Oriente. E normalmente considerato una delle grandi religioni, benchÄ alcuni esitino a riconoscerlo come tale, dato che non comporta la fede esplicita in un Dio personale.

Bultmann, Rudolf.

Vedi *Demitizzazione e *Mito.

C

Caaba

Vedi *Kaaba.

Cabala.

Dall'ebraico Kabbalah = tradizione. Sistema filosofico-teologico che, in circoli mistici ebraici e cristiani del Medio Evo (dal sec. XIII in poi) analizzava la Bibbia ricorrendo ad anagrammi, combinazioni di lettere e scienze occulte (*Astrologia, *Negromanzia, eccetera) per scoprirne il senso. Oggi indica il tentativo di scoprire una cosa per mezzo di calcoli *superstiziosi.

Cafłrnao.

Al tempo di GesŁ, importante cittł sulla riva nord-occidentale del lago di *GenĆsaret, circa 4 km ad ovest dal luogo dove sbocca il *Giordano. GesŁ vi fissś la base del suo ministero pubblico e vi operś molti miracoli (guarigione della suocera di Pietro, del servo di un centurione...). Qui, insegnando nella sinagoga, annunciś il suo messaggio, ma non venne accolto, ed egli ne annunciś la rovina imminente con la cittł di *Betsaida. Dopo gli scavi archeologici, all'inizio del secolo XX, Ć stata parzialmente ricostruita la sinagoga (Mt 4,13; 8,5; 11,23; 17,24; Mc 1,21; 2,1; 9,33; Lc 4,23; Gv 2,12; 4,46; 6, 17.24.59...).

Cłifa.

*Sommo sacerdote di Gerusalemme (dal 15 al 36 d.C.) e presidente del *sinedrio che condannś GesŁ. Era suocero di *Anna. Fu persecutore dei primi cristiani (Mt 26, 3.57s.; Lc 3,2; Gv 18,13 ss.; At 4,6; 5,17).

Caino.

Primogenito di Adamo ed Eva. Faceva il contadino e uccise per invidia suo fratello *Abele. Dio lo condannś a vivere una vita errante, ma gli impose anche un segno perchÄ nessuno lo colpisse. Come per l'insieme dei primi undici capitoli della *Genesi, non bisogna prendere questo racconto in un senso storico letterale; si tratta, piuttosto, di teologia in forma di storia. Caino Ć il prototipo dell'uomo malvagio che si disinteressa dei suoi fratelli.

Calcedonia.

Antica cittł dorica, oggi sobborgo di Istanbul, dove nel 451, per iniziativa dell'imperatore Marciano, si radunś il IV *concilio ecumenico, che condannś la dottrina di *Eutiche e definô il dogma delle due nature di Cristo.

Calendario.

Suddivisione del tempo nel corso dell'anno. Sono esistiti ed esistono svariati calendari. Ci interessano qui il calendario ebraico al tempo di GesŁ e il calendario liturgico.

Gli ebrei usavano il calendario di dodici mesi lunari (354 giorni: 28 giorni al mese), sebbene tenessero conto anche del calendario degli agricoltori, aggiungendo un mese in piŁ ogni tre anni. In questo calendario, le feste cadevano sempre nello stesso giorno della settimana. L'anno iniziava con il primo mese della primavera, *Nisan. Gli esseni seguivano un calendario solare: dodici mesi di trenta giorni, piŁ un giorno aggiunto ogni trimestre. Anche in questo sistema, le feste cadevano sempre nello stesso giorno della settimana. Qualcuno ritiene che, secondo questo calendario, l'*Ultima cena potrebbe avere avuto luogo il martedô e non il giovedô (cf X. LÄon-Dufour, Dizionario del Nuovo Testamento, alla voce: Calendario).

La Chiesa ha il proprio calendario nel quale combina l'anno civile con quello liturgico (v. *Anno liturgico). Alcune feste del Signore (Natale, Presentazione al tempio, Incarnazione, Trasfigurazione, ecc.) e le feste dedicate a Maria e ai santi sono fissate secondo il calendario civile, in quanto i tempi dell'anno e altre feste hanno un'ubicazione mobile.

Calende - Idi.

Nell'antica Roma, le calende erano il primo giorno del mese. PoichÄ usavano il sistema dei mesi lunari, tutti i mesi erano uguali. A partire da quel primo giorno, contavano all'indietro fino al giorno successivo alle idi, che era il giorno del plenilunio. Nel calendario solare di Giulio Cesare, le idi erano il giorno 15 dei mesi di marzo, maggio, luglio e ottobre e il 13 degli altri mesi. Dalle idi si contavano all'indietro i sette giorni precedenti, in modo simile a quel che si faceva per le calende. Nel Martirologio della Chiesa Romana si usava questo sistema di calcolo.

Calice.

Coppa o vaso che il sacerdote adopera per consacrare e bere il vino nella celebrazione eucaristica.

Calunnia.

Affermazione falsa e denigrante. Si differenzia dalla diffamazione per la falsitł di quanto si afferma, il che ne aumenta la gravitł oggettiva.

Calvario.

Dal latino, calvaria = teschio; calco sull'aramaico Gylgaltha = luogo del teschio. Il nome sarebbe dovuto alla forma tonda e brulla della collina presso *Gerusalemme dove avvenivano le crocifissioni durante la dominazione romana. Un'altra spiegazione Ć quella che i teschi delle vittime vi restassero esposti. Vedi *Gślgota.

Calvinismo.

Dottrina di G. *Calvino. PiŁ strutturata teologicamente del luteranesimo, afferma con forza la trascendenza di Dio. Ha un concetto della Chiesa piŁ organizzato. Si caratterizzś subito per la sua rigidezza e combattivitł. Non si estese per l'adesione dei territori, ma ad opera di individui e di gruppi.

Calvino, Giovanni (1509-1564).

Nato a Noyon (Francia). Verso il 1533-1534 adottś molte delle idee di Lutero portandole alle conseguenze piŁ radicali, in particolare giungendo, dalla negazione del libero arbitrio, alla piŁ dura espressione della predestinazione: tanto per la salvezza quanto per la condanna, vige fatalmente la *predestinazione di Dio. PoichÄ nella Francia di Francesco I non venivano tollerati i non cattolici, si stabilô a Ginevra, che, pur appartenendo all'Impero tedesco, era di fatto indipendente. Ottenuto il dominio della cittł, vi stabilô un sistema di governo teocratico, retto da lui stesso con durezza fino alla sua morte, salvo qualche breve intervallo durante il quale ne fu esiliato. Perseguitś i suoi oppositori, molti dei quali furono da lui fatti giustiziare, come Miguel Servet, scrittore e medico spagnolo, scopritore della circolazione polmonare del sangue, arso vivo nel 1553. Teodoro Beza fu, come teologo, il suo miglior collaboratore.

Camera apostolica.

Ufficio della *Curia Romana che amministrava i beni temporali della *Santa Sede. Oggi svolge una certa funzione durante la cosiddetta *Sede Vacante. E presieduto dal cardinale camerlengo.

Camerlengo.

*Cardinale che presiede la *Camera Apostolica. Durante la sede vacante, Ć responsabile dell'amministrazione temporale del *Vaticano. Constata formalmente la morte del papa e predispone il *Conclave.

Camice.

Tunica di lino bianca, stretta ai fianchi dal *cingolo, usata dal ministro sacro nella celebrazione liturgica. Vedi *Alba.

Cana.

Nome di diverse cittł palestinesi ai tempi di GesŁ. La piŁ famosa Ć Cana di Galilea, patria di *Natanaele (Gv 21,2). GesŁ vi guarô a distanza il figlio di un funzionario reale (Gv 4,46-53). In questa cittł, GesŁ fece il suo primo miracolo ad uno sposalizio, tramutando l'acqua in vino (Gv 2,1,11).

Cłnaan.

Regione dai limiti piuttosto imprecisi, che si estendeva a nord fino a *Ugarôt e a sud fino all'*Egitto, comprendente il Libano, la Siria e quello che poi divenne il paese di Israele. In questo ambiente culturale nacque la scrittura cuneiforme. Vedi *Terra Promessa.

Cancelliere.

Segretario ufficiale della *curia diocesana, " il cui incarico principale... consiste nel provvedere che gli atti della curia siano redatti compiutamente, e siano custoditi nell'archivio della stessa " (CIC 482).

- Gran cancelliere. La massima autoritł in una universitł pontificia, in quanto delegato del papa. E di solito il vescovo della cittł nella quale si trova l'universitł.

Candace.

Titolo o nome proprio dei sovrani di Etiopia, (v. At 8,27) simile, ad esempio, a quello di *faraone in Egitto (cf X. LÄon-Dufour, DNT, v. Candace).

Candelabri.

Utensili, generalmente metallici, atti a reggere le candele. Nella *messa, si accendono in maggior o minor numero secondo il grado di solennitł. Si consiglia di non metterli sull'altare, poichÄ l'altare Ć simbolo di Cristo e non vi si dovrebbe porre che il pane e il vino, che devono essere o sono gił stati consacrati, oltre al messale.

Candelabro.

E' famoso il candelabro d'oro a sette bracci (Es 25,31.39) che si trovava nel *tempio di Gerusalemme e che costituiva l'univa fonte di luce nel santuario. Divenne il simbolo dell'ebraismo. Nel NT compare varie volte come simbolo delle Chiese, specialmente nell'*Apocalisse (1,12.13.20; 2,1.5; 11,4).

CandomblÄ.

Culto sincretista afro-brasiliano praticato nella regione di Bahia. Riunisce elementi africani, *animisti, *spiritisti, indigeni, *occultisti e cattolici. Riconosce un Essere supremo e Creatore chiamato, a seconda delle regioni, Olorum, Zambi, o Zaniapombo, che governa il mondo tramite altre divinitł chiamate, secondo i diversi gruppi umani: *Orixłs (il cui padre e capo Ć *Oxalł), Voduns o Inkices.

Il termine candomblÄ designa anche il luogo dove si svolge il culto. Si tratta di case situate generalmente in luoghi periferici e di difficile accesso. Nella sala c'Ć un luogo riservato ad un altare cattolico con immagini di santi, in qualche modo identificati con le proprie divinitł. Nel candomblÄ esiste una gerarchia, nella quale la volontł del capo (uomo o donna che sia) Ć legge sia dentro che fuori del culto. In generale, sono le donne a esercitare le funzioni piŁ permanenti (C. Folch Gomes, Macumba, 17 e ss.).

Cannibale.

Chi mangia carne umana, generalmente determinate parti del corpo, nel corso di celebrazioni rituali con danze, balli e sacrifici, credendo di assimilare lo spirito della vittima. Spesso vengono considerati sinonimi cannibale e antropofago, ma non Ć cosô: l'antropofago mangia carne umana perchÄ gli piace come cibo, senza la connotazione religiosa e rituale che caratterizza il cannibale. Ancora oggi, esistono nell'Africa centrale tribŁ che praticano il cannibalismo.

Cano, Melchor (1509-1560).

Domenicano spagnolo che prese parte al concilio di Trento come teologo. La sua opera principale, De locis theologicis, lo indica come uno dei piŁ importanti autori della teologia dominante da Trento fin quasi ai nostri giorni.

Canone.

In greco, letteralmente, significa " regola ", prima in senso materiale, poi in senso figurato. Il canone dei libri sacri Ć la lista dei libri che la Chiesa riconosce ispirati da Dio e, pertanto, sono normativi per la fede e per la vita. Vedi *Bibbia.

Nel linguaggio liturgico, indica la grande " preghiera eucaristica ". Vedi *Messa: Parti.

Canonico.

Sono chiamati canonici i *chierici membri del capitolo di una cattedrale o collegiata, a cui spetta " assolvere alle funzioni liturgiche piŁ solenni " o altri compiti a loro affidati (cf CIC 503 e ss.). Dal secolo XII, accanto ai " canonici regolari ", che vivono in comunitł sotto una *regola, compaiono i " canonici secolari ", che non fanno piŁ vita in comune, ma continuano ad occuparsi del servizio religioso della cattedrale o collegiata, soprattutto nella celebrazione della *liturgia delle ore.

Canonizzazione.

Dal greco, " inserire nel canone ". L'inclusione di un beato nel canone dei santi, con decreto del papa che ne autorizza la venerazione nella Chiesa universale.

Canterbury.

Cittł dell'Inghilterra. Fu il primo centro cristiano della Britannia. Il papa san Gregorio Magno (590-604) vi inviś monaci *benedettini con sant'Agostino di Canterbury, primo vescovo di questa sede. Attualmente, Ć sede dell'arcivescovo *primate della Chiesa *anglicana.

Cantico dei cantici.

Il nome equivale a un superlativo: il cantico per eccellenza. Attribuito a *Salomone (Ct 1,1), secondo l'antica consuetudine di dare alle opere un autore famoso, Ć uno dei libri *sapienziali dell'AT. Si ritiene sia stato composto verso il V o IV secolo a.C. E una raccolta di canti d'amore. Alcuni lo hanno interpretato in senso *allegorico, con riferimento all'amore tra Dio e il suo Popolo. Altri vi vedono espresso l'amore umano come realtł creata da Dio e degna di essere cantata. Su questa base, serve per esprimere mirabilmente l'amore tra Dio e l'uomo, tra Cristo e la sua Chiesa e questo giustifica la stima che ne ebbero mistici come san Giovanni della Croce e altri uomini spirituali.

Capitalismo.

Sistema socio-economico che assume forme diverse all'interno dei seguenti principi, seguiti piŁ o meno rigidamente: a) i mezzi di produzione sono proprietł di privati, sia individui che societł; b) la produzione e la distribuzione dei beni dipendono dalle leggi del mercato, fondamentalmente dalla legge dell'offerta e della domanda: i salari e i prezzi sono regolati da questa stessa legge; c) libertł di iniziativa privata, stimolata dall'incentivo del massimo guadagno possibile per il privato. Di fatto, queste basi, rigorosamente applicate nel secolo XIX, oggi non sono ammesse, ma il neocapitalismo le professa in forma piŁ o meno mitigata, assieme all'intervento dello Stato o ad una prospettiva socializzante. Il capitalismo viene ad essere equivalente al liberalismo economico (cf DAP-VD).

Capitoli e versetti.

Nella Bibbia, ognuna delle parti nelle quali si divide un libro (alcuni libri sono cosô corti che non si dividono: le lettere 2 e 3 di Giovanni, quella di Giuda, quella di Filemone). Anche i manoscritti antichi presentano il testo diviso in sezioni, per una piŁ facile distribuzione nelle letture liturgiche. L'attuale divisione in capitoli la realizzś Stephen Langton nel 1206, quando era maestro a Parigi (diventerł poi arcivescovo di Canterbury). Nel 1550, Robert Estienne divise i capitoli in *versetti, che facilitano la citazione esatta e la rapida ricerca di qualsiasi testo.

Capitolo.

" Il capitolo dei canonici, sia cattedrale sia collegiale, Ć il collegio di sacerdoti al quale spetta assolvere alle funzioni liturgiche piŁ solenni nella chiesa cattedrale o collegiale; spetta inoltre al capitolo cattedrale adempiere i compiti che gli vengono affidati dal diritto o dal vescovo diocesano " (CIC 503).

Cappadocia.

Regione dell'*Asia Minore, provincia romana dall'anno 17 a.C. E menzionata in At 2,9 e in 1 Pt 1,1. Nella storia della Chiesa sono famosi per i loro scritti alcuni *Padri della Chiesa detti Padri Cappadoci (san Basilio, san Gregorio Nazianzeno, san Gregorio di Nissa).

Cappella.

Luogo di culto destinato a un gruppo particolare, come i residenti in un ospedale, in un collegio, in un quartiere. Appartiene all'ambito di una *parrocchia.

Cappellano.

Sacerdote incaricato di prendersi cura di una *cappella o di un gruppo di fedeli normalmente piŁ piccolo di quello di una *parrocchia, come una comunitł religiosa, un collegio, un'universitł, un gruppo omogeneo, ecc.

Cappuccini.

Vedi san *Francesco d'Assisi.

Carattere.

In psicologia, l'" insieme delle qualitł e degli atteggiamenti che configurano il modo di essere di una persona ". Al temperamento, che risulta dai caratteri ereditati, si aggiungono le caratteristiche acquisite.

In teologia, " il marchio spirituale indelebile che producono nella persona i *sacramenti del *battesimo, della *confermazione e dell'*ordine, i quali, appunto per questo, sono irripetibili.

Cardinale.

Dal latino, cardo = cardine. *Prelato nominato dal papa con una duplice missione: essere collaboratore del Santo Padre nelle questioni piŁ importanti (vedi *Concistoro) ed eleggere il nuovo pontefice, con il Collegio Cardinalizio riunito in *Conclave, quando si verifica la *Sede Vacante. Il titolo di cardinale compare verso il secolo X o XI; i primi furono i 25 presbiteri incaricati delle parrocchie di Roma, in quanto piŁ immediati ausiliari del loro vescovo, il papa. Erano cardinali-presbiteri. PiŁ tardi si aggiunsero gli altri due gruppi oggi esistenti. Dall'anno 1059, per decisione del *sinodo di Roma, sanzionato dal papa Nicola II, fu riservata a loro l'elezione del papa. Dal 1586, furono ammessi anche gli stranieri. Ci sono tre gruppi di cardinali: a) Cardinali-vescovi, che sono i titolari delle diocesi suburbicarie (fuori dalle mura di Roma o nel circondario della cittł) e, per decisione successiva al concilio Vaticano II, i patriarchi orientali elevati al cardinalato (che conservano il titolo della propria sede patriarcale); b) Cardinalipresbiteri, e c) Cardinali-diaconi. A questi due ordini si assegnano rispettivamente titoli o diaconie (chiese) a Roma. Anche se in altre epoche vi sono stati dei cardinali secolari e, fino alla convocazione del concilio Vaticano II, cardinali presbiteri, oggi essi sono designati tutti tra i vescovi o sono consacrati tali prima della loro investitura. I cardinali che hanno compiuto 80 anni non possono piŁ partecipare al conclave per l'elezione del papa (cf CIC 349-359).

Cardinale decano.

Vedi *Decano.

Carisma.

Dono di Dio a una persona per il bene della comunitł. Puś essere straordinario, come il dono di fare miracoli o di parlare le lingue, ma normalmente sono qualitł non straordinarie, per esempio la chiamata alla vocazione religiosa, o una speciale sensibilitł nel cogliere il bisogno dei poveri. In tempi recenti, c'Ć stato un risveglio di interesse per lo Spirito Santo e per i suoi doni nei gruppi chiamati carismatici o di rinnovamento carismatico. Carisma e *gerarchia non sono elementi contrapposti, ma complementari: uno piŁ attento a ciś che Ć vitale, l'altro a ciś che Ć istituzionale, ma non in forma esclusiva, salvo casi di deviazione. Come indica san Paolo (cf 1 Cor 12,28), l'azione stessa di governare Ć un carisma, poichÄ la corretta visione del governo Ć quella del servizio alla comunitł.

Caritł.

Amore soprannaturale, riversato in noi dallo Spirito Santo (cf Rm 5,5). La caritł (da carus = di grande valore) Ć l'unica virtŁ che permane anche nell'aldilł (cf 1 Cor 13,8). Non solo Ć la prima delle virtŁ, ma appartiene a un ordine diverso, superiore, definitivo; le altre valgono unicamente in quanto aiutano ad incrementare la caritł o ne sono informate, poichÄ questa configura il modo di essere di Dio stesso e ci fa partecipare della sua ricchezza e felicitł, cosô come, grazie all'amore per un'altra persona, facciamo nostre la sua ricchezza, la sua felicitł o il suo dolore.

Caritas.

Termine latino che significa " caritł ". Ai nostri giorni designa un'organizzazione della Chiesa che funziona nella maggior parte dei paesi. Ad essa fa capo gran parte delle offerte di beneficenza di cui regola la distribuzione, sia nel paese d'origine, sia nei paesi piŁ colpiti dalla povertł, soprattutto con progetti concreti che aiutino a migliorare le condizioni dei gruppi emarginati. Altre organizzazioni, in parte simili alla Caritas, sono, tra le piŁ importanti: Misereor (espressione latina che significa " provo compassione ") e Adveniat (in latino, " venga ", dal Padre Nostro: " venga il tuo Regno "). Queste funzionano in paesi ricchi, come la Germania, e destinano i loro fondi a paesi del Terzo Mondo secondo dei progetti molto concreti.

Carlo Borromeo, san (1538-1584).

Nipote del papa Pio IV, che lo nominś cardinale e suo segretario a ventun anni. Influô in maniera decisiva sullo zio per il bene della Chiesa. Arcivescovo di Milano, mise in atto con grande zelo la riforma avviata dal concilio di *Trento, dando un esempio che sarebbe stato seguito da molti anche nel secolo successivo.

Carlomagno (742-814).

Re dei Franchi dal 768 e in seguito imperatore. Opponendosi alle pretese del re longobardo, conferma e amplia le donazioni che suo padre, Pipino il Breve, aveva fatto al papa Stefano II (vedi *Stati pontifici). Fu coronato imperatore dal papa Leone III nel Natale dell'anno 800. Diede impulso alle lettere, favorô il risorgere della *teologia, nonchÄ della vita cristiana. Promosse il rinnovamento della *liturgia, per quanto, nello spirito dell'epoca, fu una riforma piŁ ritualista che vitale. D'accordo con i papi, operś affinchÄ i diversi paesi adottassero la liturgia romana.

Carmelitani.

Ordine monastico che si ispira al profeta Elia, ritiratosi con *Eliseo a vita eremitica sul monte *Carmelo, da cui prendono il nome. Si ritiene fondatore dell'ordine l'inglese san Simon Stock, nel secolo XIII (ordine *mendicante *contemplativo. Nel secolo XVI, santa *Teresa di GesŁ realizzś la riforma prima delle religiose e poi, con san *Giovanni della Croce, dei religiosi. Da allora l'ordine si divide in due rami: quello dell'antica Osservanza e i Carmelitani Scalzi o Riformati.

Carmelo.

Monte, o meglio catena montuosa, nel nord della *Palestina, che dall'odierno porto di Haifa, nel Mediterraneo, si protende verso sud-est. Il profeta Elia vi avrebbe riunito una scuola di asceti e qui Ć situata la lotta con i profeti di Baal (1 Re 19,46s; 2 Re 2,25; 4,25).

Carne e sangue.

Espressione aramaica che designa l'uomo, sottolineando l'aspetto fragile e limitato della sua natura (cf Mt 16,17).

Carran Harran.

Antica cittł nel nord della *Mesopotamia, importante per la sua ubicazione nelle rotte commerciali. Vi si trasferô *Abramo dopo aver lasciato *Ur dei Caldei (cf Gn 11,31) e da essa partô per i successivi viaggi (cf Gn 12,5; 24,10; 27,43).

Cartagine.

Antica cittł dell'Africa settentrionale, situata presso l'odierna Tunisi. Nei primi secoli fu il centro principale del cristianesimo in Africa e patria di figure illustri come *Tertulliano e san Cipriano. Vi si celebrarono numerosi sinodi o concili nei secoli III, IV e V.

Cartesio.

Vedi *Descartes, RenÄ.

Casel, Oddo (1886-1948).

Monaco *benedettino del monastero di Maria Laach, nella Renania tedesca, principale esponente della riforma e del rinnovamento liturgico che vanno sotto il nome di *teologia dei misteri.

Casistica.

Studio della morale basato su singoli casi concreti, per dedurne norme di condotta. Negli ultimi secoli, questo approccio allo studio della morale finô con l'impoverirla, degenerando in una presentazione della legge divina spersonalizzata e minimalista (che si contenta di fare il minimo). La reazione positiva Ć stata la visione della morale come risposta generosa alla legge di Dio, data per il nostro bene.

Caste.

I distinti gruppi di abitanti di un paese che, per motivi religiosi, politici, di nascita, ecc., costituiscono un insieme chiuso. L'India Ć il paese nel quale il sistema delle caste divide e stratifica piŁ profondamente le persone in classi superiori ed inferiori, che praticano una rigida endogamia (matrimonio all'interno del gruppo).

Castel Gandolfo.

Comune in provincia di Roma, presso il lago Albano, dove la *Santa Sede possiede una residenza estiva per il papa, iniziata nel 1628 su disegno di C. Maderno. Questa proprietł fa parte dello stato del *Vaticano, in virtŁ dei Patti *Lateranensi del 1929.

Castitł.

VirtŁ che consiste nel dominio e nell'ordinamento dell'appetito sessuale. Si distinguono: castitł celibataria, castitł matrimoniale, castitł consacrata. Quest'ultima Ć quella praticata dai religiosi per voto al fine di coltivare un amore piŁ disinteressato verso Dio e verso il prossimo (vedi CIC 599).

Cłsula.

Indumento liturgico a forma di mantello senza maniche e con un'apertura al centro per passarvi la testa. Si veste sopra al *camice. Vedi *Pianeta.

Catacombe.

Gallerie sotterranee, generalmente con varie derivazioni ed anche su diversi livelli, destinate anticamente a seppellire i morti. Durante le persecuzioni, i cristiani vi si riunivano per celebrare i misteri.

Catafatica.

Vedi *Apofatica.

Cłtari.

In greco, katharos = puro. Seguaci di una setta eretica apparsa in Europa - regione del Reno, Italia e, soprattutto, sud della Francia - nel sec. XII. In un contesto storico che perseguiva con urgenza l'ideale della riforma ecclesiale, si diffusero rapidamente, specie nelle classi inferiori, grazie alla predicazione e alla vita morale dei loro membri; in campo dottrinale, invece, professavano idee dualiste, a volte respingendo l'Antico Testamento e rifiutando l'autoritł ecclesiastica e i sacramenti. Ripetutamente condannati, la loro repressione generś perfino delle guerre che insanguinarono il sud della Francia. Nei secoli seguenti, i domenicani, grazie alla forza della loro dottrina, e i francescani, per l'ideale di vita evangelica che incarnavano, furono decisivi nell'estinzione di questa setta e del movimento che formavano con altri simili.

Catarsi.

In greco, " purificazione ". Tecnica o modo di dire che permette di liberarsi dai conflitti interiori consci o inconsci. Come tecnica terapeutica, utilizza il rivivere il conflitto per assimilare in modo sano la situazione. " Per estensione, sentimento di purificazione o liberazione suscitata da qualche esperienza causata da qualsiasi opera d'arte ".

Catechesi.

Dal greco, katecheo = istruisco a viva voce. Istruzione nella fede. Si differenzia dal *kĆrigma, primo annuncio gioioso, in quanto la catechesi Ć una formazione sistematica e completa, secondo il livello delle persone.

Ecco una definizione descrittiva della catechesi: " E quella tappa (o periodo intensivo) dell'itinerario di evangelizzazione, in cui si danno ai cristiani le basi per comprendere, celebrare e vivere il vangelo del regno, al quale hanno aderito, e per partecipare attivamente alla realizzazione della comunitł ecclesiale e all'annuncio e diffusione del vangelo. Questa formazione cristiana, integrale e fondamentale, ha come meta la confessione di fede.

In questa descrizione, si sottolinea: la sua dimensione temporale (un periodo), il suo carattere fondamentale (insegnamento elementare o iniziale), che deve essere integrale, comunitaria, in rapporto con la liturgia, missionaria, parte della conversione e che ha come meta la confessione di fede (cf Com. Episc. de Ens. y Cat. Esp., La Catequesis de la Comunidad, 171).

Catechesi tradendae.

*Esortazione apostolica del papa Giovanni Paolo II, pubblicata il 16101979 (primo anniversario del suo pontificato), nella quale raccoglie la dottrina del sinodo dei vescovi riunitosi nell'ottobre del 1977 sul tema della catechesi. Il ritardo della sua uscita si deve alla scomparsa di Paolo VI e di Giovanni Paolo I, intervenuti anch'essi nell'elaborazione del documento. GesŁ Ć al centro di questa esortazione pastorale. Nei primi capitoli predomina il carattere dottrinale, per scendere poi ad aspetti piŁ pratici. Indicativa del carattere ottimista, dinamico e gioioso di questo documento, puś essere la frase: " Bisogna formare dei cristiani sicuri nell'essenziale, e umilmente felici della propria fede " (n. 61) (cf Introd. PPC).

Catechetica.

Disciplina teologico-pastorale che studia tutto ciś che si riferisce alla *catechesi: catechizzato, catechista, contenuti, pedagogia, metodologia, storia, ecc.

Catechismo.

Testo di dottrina cristiana, di struttura generalmente sintetica, che serve come appoggio e complemento alla *catechesi.

Catechista.

Operatore di *pastorale che si assume il compito di educare sistematicamente alla fede bambini, giovani o adulti. E un autentico ministero, che normalmente deve essere realizzato in nome della comunitł cristiana.

Catecumenato.

Periodo di formazione alla vita cristiana. Storicamente, il catecumenato fu un'istituzione ecclesiale importantissima, in particolare dal II al V secolo, quando la maggior parte dei battezzati erano adulti convertiti. La formazione comprendeva tre aspetti: dottrina, celebrazione (sacramenti) e vita o costumi. Durava diversi anni, dal primo avvicinamento alla comunitł dei credenti fino alla celebrazione dei sacramenti dell'*iniziazione cristiana nella *veglia pasquale. Oggi c'Ć un ritorno a questo istituto in quanto Ć aumentato il numero di chi chiede di entrare nella comunitł ecclesiale in etł matura. Si chiama a volte catecumenato l'impegno di riscoperta e approfondimento nella fede di coloro che sono gił membri della Chiesa, ovvero battezzati.

Caterina da Siena, santa (1347-1380).

Terziaria domenicana, esercitś una grande influenza sul suo tempo, tra l'altro inducendo Gregorio XI a tornare da Avignone a Roma. Pio XII, nel 1939, la proclamava Patrona d'Italia. Per i suoi scritti di spiritualitł (Dialogo della divina Provvidenza, Lettere) Paolo VI, il 4 ottobre 1970, la proclamś dottore della Chiesa con santa Teresa di GesŁ. Giovanni Paolo II, il 1o ottobre 1999 la proclamś Compatrona d'Europa.

Cattedra.

Seggio, simbolo di autoritł e di magistero. Si parla di cattedra di Pietro con riferimento all'autoritł dottrinale del papa e di cattedra episcopale per indicare il seggio del vescovo nella *cattedrale, simbolo della sua autoritł dottrinale.

Cattedrale.

Chiesa madre della *diocesi nella quale ha sede (*cattedra) il vescovo. Vedi *duomo.

Cattolicitł.

Una delle quattro " proprietł essenziali " (una, santa, cattolica, apostolica) della Chiesa, per la quale essa trascende i confini di razza, popolo, lingua e tradizioni ed Ć universale in Cristo.

Cattolico.

Dal greco katholicśs = universale. La Chiesa Ć " cattolica " perchÄ annuncia il vangelo - secondo il comando missionario di Cristo agli apostoli - ad ogni creatura e accoglie popoli, nazioni, culture, in un pluralismo vivo di espressioni dell'unica fede. Contrapposto a " ortodosso " dopo la frattura con l'Oriente e, nel XVI secolo, a " protestante ", venne ad indicare la confessione cristiana che riconosce come capo supremo il vescovo di Roma.

Cedron c 10.

Valle ad est di Gerusalemme che separa il tempio dal *monte degli Ulivi. Nella stagione delle piogge vi si raccolgono le acque, dando vita a un torrente che porta lo stesso nome.

Cefa.

In aramaico, " roccia ". E il nome che GesŁ dł a Simone, figlio di Giovanni, fin dal loro primo incontro (Gv 1,42) e quando gli annuncia che su di lui edificherł la sua chiesa (Mt 16,18). Il greco ed il latino lo tradussero come " pietra ": " petros, petrus ", da cui il nostro *Pietro, in cui perś si indebolisce il significato originale.

CELAM.

Sigla del Consiglio (e della Conferenza) Episcopale Latino-Americano. Il Consiglio Ć l'organismo di lavoro della Conferenza Episcopale. E formato da alcuni vescovi e da personale ausiliario. Ha sede a Bogotç. La Conferenza si riunisce ogni dieci anni circa: 1955, a Rio de Janeiro; 1968, a Medellĺn (Colombia); 1979, a Puebla (Messico); 1992, a Santo Domingo (Repubblica Dominicana), per il V centenario dell'evangelizzazione dell'America.

Celebrante.

Colui che celebra. Nelle celebrazioni liturgiche, in particolare nella *messa, si suole dire che il celebrante Ć il presbitero che presiede. Questo modo di dire Ć inadeguato, perchÄ tutti quelli che partecipano alla celebrazione sono celebranti. Al presbitero che presiede spetta il nome di presidente della celebrazione. Nel designare solo lui come celebrante c'Ć il rischio che gli altri prendano un atteggiamento passivo.

Celebrazione.

Rito nel quale si esprime un atto comunitario e, in modo solenne, il senso gioioso dell'esistenza, sperimentato in una realtł che incarna una dimensione trascendentale o almeno importante nella vita. La celebrazione Ć in stretto rapporto con il senso della *festa. Il suo ambito principale Ć quello religioso, i cui contenuti riguardano la trascendenza dell'essere umano e il senso definitivo della vita.

Celebrazione della parola.

Si dł oggi questo nome a ciś che anni fa veniva chiamato paraliturgia. Si tratta di celebrazioni della parola di Dio. La parte centrale Ć costituita da una o piŁ letture bibliche. Esse sono precedute o accompagnate da canti, preghiere, omelia, monizione... oltre a qualche elemento specifico secondo il carattere della celebrazione stessa: professione di fede, simboli di luce, acqua o altri, atti penitenziali... Sono state raccomandate dal Vaticano II, in particolare in quei luoghi dove non vi siano sacerdoti (cf SC 35,4). Rivestono una particolare importanza quelle previste nel Direttorio per la celebrazione domenicale in assenza del presbitero (Congr. per il Culto Divino, 020688): sono una celebrazione della parola seguita dalla comunione.

Celibato.

Condizione di chi Ć celibe. Si applica particolarmente a chi rinuncia al matrimonio per dedicarsi in modo particolare alla vita e alle attivitł religiose. Nella Chiesa Cattolica i sacerdoti e i religiosi fanno voto di castitł assoluta, secondo un obbligo divenuto canone dopo il Concilio di Trento. Nelle Chiese orientali il celibato Ć obbligatorio solo per i vescovi; presso i protestanti Ć ammesso il matrimonio dei pastori.

Celibe.

L'uomo non unito in matrimonio. Per le donne si usa *nubile.

Cena del Signore.

La cena pasquale che il Signore GesŁ celebrś con i suoi discepoli alla vigilia della sua morte in croce. Attualmente, si chiama cosô anche la celebrazione eucaristica, nella quale riattualizziamo la pasqua del Signore. Le si danno anche altri nomi, come *messa, sacrificio eucaristico e - ma non nel linguaggio popolare - nuova pasqua, memoriale del Signore, sinassi (riunione) eucaristica, ecc.

Cenacolo.

Anticamente, sala in cui si cenava. Per antonomasia, luogo dove GesŁ celebrś l'*Ultima cena con i suoi discepoli. Si ritiene che questo luogo fosse lo stesso nel quale erano riuniti i discepoli quando GesŁ apparve loro risorto e anche la sala dove si trovavano in preghiera circa 120 persone (gli apostoli, i discepoli, Maria e altre donne) quando discese lo Spirito Santo nella Pentecoste.

Cenobitismo.

Vedi *Vita religiosa.

Censore.

La persona a cui il vescovo, o un suo rappresentante, dł l'incarico di esaminare un'opera di carattere religioso-morale, prima di autorizzarne la pubblicazione.

Censura.

- 1. L'azione del *censore.

- 2. Il Codice di Diritto Canonico prevede due tipi di sanzioni penali: le censure o pene medicinali e le pene espiatorie. Sono censure: *la scomunica, l'*interdizione, la *sospensione (soltanto per i chierici) (cf CIC 1312, 1331-1333).

Cero.

Grande candela usata nel culto liturgico. E simbolo di Cristo, luce del mondo (Gv 8,12).

Certosa - Certosini.

La Certosa Ć un monastero di certosini (dal francese Chartreuse, regione del Delfinato, presso Grenoble, dove san Bruno fondś nel 1084 un primo monastero dell'Ordine). I certosini sono *monaci *contemplativi; conducono vita eremitica, parzialmente temperata dal cenobitismo. Ogni monaco vive nella propria cella (composta da una stanza per lo studio, quella per il riposo, servizi e un piccolo orto), disposta attorno al chiostro.

Cesare.

Nome dato agli imperatori romani dal sec. I d.C. Viene dal nome di Giulio Cesare (100-40 a.C.). Da esso derivano il termine tedesco Kaiser e quello di Czar. *Paolo e gli evangelisti impiegano varie volte questo nome: Fil 4,22; Mt 22,17; Mc 12,14; Lc 2,1; 3,1; 20,22; Gv 19,12; 19,15; At 25,21.

Cesarea.

Nome di diverse cittł antiche in onore di Augusto o di altri imperatori (Cesari) romani.

Cesarea di Filippo.

Cittł nel nord della *Palestina, ai piedi del monte *Ermon, presso le sorgenti del Giordano. Filippo, figlio di Erode il Grande, cambiś il nome della cittł, che si chiamava Paneas, in onore di Cesare Augusto. Era detta Cesarea di Filippo per distinguerla da Cesarea Marittima. In questa regione ebbe luogo la promessa del *primato fatta a Pietro da GesŁ (cf Mt 16,13-20; vedi anche Mc 8,27-30).

Cesarea di Palestina o Marittima c 2.

Era uno dei maggiori porti del Mediterraneo orientale. Fu fondata da *Erode il Grande, che vi edificś un grande tempio dedicato a Cesare Augusto e a Roma. *Paolo, che aveva usato varie volte questo porto per i suoi viaggi, vi fu condotto per essere processato davanti al governatore Felice. Trascorsi due anni in prigione, fece appello a Cesare e da qui partô per Roma. E citata numerose volte negli Atti (At 23,23; 24,22; 25; ecc.).

Cesaropapismo.

Situazione delle relazioni Chiesa-Stato in cui quest'ultimo protegge la prima ma, allo stesso tempo, esercita un'influenza indebita su di essa. Si Ć verificata spesso nella storia.

Chaminade, Guillaume-Joseph (1761-1850).

Venerabile. Sacerdote francese nato a PÄrigueux e morto a Bordeaux. Dopo la Rivoluzione Francese, vive in esilio a Saragozza (Spagna) dal 1797 al 1800. Nel 1816 fonda, con AdĆle de Batz de TrenquellÄon, l'Istituto delle Figlie di Maria Immacolata (Marianiste) e, nel 1817, la Societł di Maria (Marianisti), dedita fondamentalmente all'educazione. Nel suo pensiero, l'insegnamento Ć in funzione dell'educazione. La sua pedagogia sottolinea il rispetto per l'alunno, la gioia e la devozione alla Vergine Maria.

Champagnat, Marcellino, beato (1789-1840).

Nacque e visse nella regione di Lyon (Francia). Appartenne alla Societł di Maria (Padri Maristi). La carenza di educatori cristiani nei tempi che seguirono la Rivoluzione Francese risvegliś in lui, a ventisette anni, la chiamata di Dio a fondare, nel borgo di La Valla, la Congregazione dei Fratelli Maristi. Ad essi assegnś come missione la formazione umana e religiosa degli educandi, soprattutto i piŁ bisognosi. Nella sua pedagogia, Champagnat sottolinea l'amore (" per educare il fanciullo bisogna amarlo "), il cristocentrismo (" in tutte le vostre catechesi dovete parlare di GesŁ ") e la devozione alla Madonna (" tutto a GesŁ per Maria... ").

Cherubini.

Le sfingi alate (karibu) che fiancheggiavano i troni reali o vegliavano alla porta dei templi nell'antica Siria. Nel popolo ebreo, assenti nel culto del deserto, compaiono durante il soggiorno dell'*arca a *Silo, dove si dice che " Jhwh siede sui cherubini ". Nel tempio postesilico, due piccole figure di cherubini in oro sono attaccate al *propiziatorio (cf Es 25,17-20; 2 Re 19,15; 1 Sam 4,4; Sal 18,11; 80,2; 99,1; Ez 1).

Chiaravalle.

Famoso monastero situato nella Francia centro-orientale. San *Bernardo ne fece il centro della riforma dei *monaci *cistercensi, che seguono la *regola benedettina nel rigore originale.

Chierichetto.

Il bambino che aiuta il presbitero che presiede la celebrazione liturgica: lo accompagna, porta all'altare il pane, il vino e l'acqua, ritira il calice, ecc. In questi servizi sono come *accoliti bambini. In alcuni luoghi sono gruppi numerosi e prestano altri servizi, come partecipare al coro dei cantori.

Chierico.

Membro del *clero.

Chiesa.

1. La comunitł religiosa fondata da *Cristo, che, animata dallo *Spirito Santo, continua la sua opera nel mondo. La parola significa convocazione, riunione, assemblea. Da quel significato molto concreto passś a designare la comunitł dei seguaci di GesŁ. Nel corso della storia, la comunitł iniziale, che si Ć andata sviluppando, si Ć divisa in molte Chiese. Abbiamo il problema della riunificazione, poichÄ Cristo ha fondato una sola Chiesa e vuole che tutti siano una cosa sola (Gv 17,21): Ć il problema dell'*ecumenismo. La Chiesa cattolica ha circa 850 milioni di fedeli distribuiti in circa 2.500 diocesi. La sua gerarchia Ć composta da circa 4.000 *vescovi, 412.000 *presbiteri e 9.000 *diaconi.

2. Chiesa significa anche il tempio dove la comunitł si riunisce per le sue celebrazioni. Dal significato vivo di assemblea passś a designare il luogo.

3. Chiesa particolare. Un altro nome della *diocesi.

Chiese Orientali Cattoliche.

Esistono circa dodici milioni di fedeli uniti a Roma nei cinque riti e gruppi di Chiese orientali: bizantino (circa 5 milioni di fedeli, ucraini, rumeni, e altri sparsi per il mondo); caldeo (circa 500.000 in Iraq, malabarici in India); alessandrino (150.000 copti in Egitto, 100.000 etiopi); antiocheno (maroniti, siri...) e armeno (circa 100.000 in diversi paesi).

Per queste Chiese fu promulgato nell'ottobre del 1990 un Codice dei Canoni delle Chiese Orientali. A capo di ogni Chiesa c'Ć un *Patriarca che, a differenza che in Occidente, non Ć un titolo meramente onorifico: ha giurisdizione su tutti i vescovi e fedeli del suo rito. Il Sinodo o assemblea di tutti i vescovi del patriarcato Ć l'istanza suprema e ha il diritto di nominare i vescovi: il papa interviene accettando precedentemente la lista dei candidati e concedendo poi all'eletto la comunione apostolica e l'inserimento nel collegio episcopale (cf F. Monge, Palabra 308, dic. 1990, 18-19).

Chiliasmo.

Vedi *Millenarismo.

Chiostro.

1. Galleria chiusa, all'interno dell'edificio di un *monastero. Nei monasteri antichi si trovano spesso chiostri di grande valore artistico.

2. Metaforicamente, sinonimo di monastero e di *vita religiosa.

Ciborio.

Elemento architettonico costituito da una copertura che sormonta l'altare sostenuta da quattro colonne. E di solito costruita, soprattutto nel periodo barocco, con materiali pregiati. Celeberrimo quello della basilica di san Pietro realizzato dal Bernini. Il termine puś anche indicare, per estensione, il *tabernacolo, che a volte ne riprende la forma. Un sinonimo frequentemente usato Ć *baldacchino.

Cielo.

In senso religioso, non Ć lo spazio solcato dagli astri. E lo stato o situazione vitale di felicitł piena nel quale si trovano coloro che, essendo passati da questo mondo all'*aldilł, condividono la vita di Dio nell'amore, in compagnia di tutti quelli che sono giunti nella stessa situazione.

Cilicia.

Regione dell'*Asia Minore meridionale (odierna Turchia), nell'estremitł orientale del Mediterraneo. Aveva per capitale *Tarso, patria di *Paolo.

Cilicio.

Panno ruvido, di pelo di capra, in origine proprio della *Cilicia. Se ne faceva una cintura nodosa, portata sulla pelle per penitenza. Con questo nome si indicano anche altri strumenti (catenelle, stoffe ruvide, ecc.) che si usavano o si usano (oggi molto di meno, essendo cambiato il senso dell'ascesi) cinti al corpo.

Cimitero.

Dal greco, koimao = mettere a dormire, da cui deriva koimeterion = luogo di riposo, dormitorio. Luogo dedicato alla sepoltura dei morti. Nella Chiesa, i cimiteri sono benedetti liturgicamente, cosô come si fa per gli edifici riservati al culto. Oggi sono le autoritł civili che mantengono i cimiteri per tutti i cittadini. Data questa situazione, " dov'Ć possibile, si abbiano cimiteri propri della Chiesa, o almeno degli spazi, nei cimiteri civili, riservati ai fedeli defunti; gli uni e agli altri devono essere benedetti secondo il rito proprio. Ma se non Ć possibile ottenere ciś, secondo il rito si benedicano di volta in volta i singoli tumuli " (CIC 1240). Il rispetto per i defunti, manifestato anche nella loro sepoltura, Ć espressione della nostra fede, della nostra speranza e della nostra caritł.

Cinematografia.

E' la scienza-arte-tecnica della comunicazione per mezzo di immagini in movimento. Specifica del cinema Ć l'immagine visiva, non la parola. Sebbene oggi il piccolo schermo tolga sempre piŁ spazio al cinema, questo rimane uno dei grandi mezzi di rappresentazione della vita e di evoluzione della *cultura.

Cingolo.

1. Cordiglio con cui il sacerdote si cinge il *camice nelle funzioni religiose.

2. Cordone che si porta sul saio o sull'abito religioso.

Cipro.

Isola situata nel Mediterraneo orientale, provincia romana ai tempi del NT. Il libro degli Atti cita diverse volte avvenimenti svoltisi in quest'isola nella propagazione del Vangelo, soprattutto per opera di *Paolo e di *Błrnaba, che era cipriota. Nella cittł di Pafos, Paolo e Błrnaba riuscirono a convertire il proconsole Sergio Paolo (At 13,6-12; vedi anche 11,19-20; 21,16).

Circoncisione.

Ablazione del prepuzio, cioĆ della pelle che copre la punta del pene. Era praticata da numerosi popoli nell'antichitł (egizi, edomiti, moabiti, ecc.), ma non da altri con cui ebbe relazioni il popolo di Israele (filistei, assiri, caldei). Generalmente si praticava al giungere della pubertł, come rito di iniziazione alla virilitł. In Israele Ć stabilita fin da *Abramo (Gn 17,9-14) ed Ć il rito religioso di appartenenza al popolo di Dio. Era prescritto che si facesse all'ottavo giorno dalla nascita. " Segno fisico dell'alleanza con Jhwh, significa l'inserimento nella vita religiosa ebraica. Da qui la metafora "circoncisione del cuore" per esprimere la fedeltł a Jhwh " (X. LÄon-Dufour). In Israele, incirconciso equivale a dire pagano.

Circuminsessione.

La mutua immanenza delle tre persone della Trinitł. E detta anche *pericoresi.

Cirene.

Cittł situata presso la costa settentrionale africana, nella Libia attuale. Fondata dai greci, fu poi colonia romana ed ebraica. Oriundo di Cirene era Simone, detto anche il Cireneo, l'agricoltore che fu costretto a portare la croce di GesŁ (o forse solo uno dei legni) (Mc 15,21). Si parla degli abitanti di Cirene anche in At 2,10 (Pentecoste), At 6,9 (persecuzione contro Stefano) e At 11,20 (con i ciprioti sono tra i primi, ad Antiochia, a predicare anche ai greci, ovvero ai gentili.

Cirillo di Alessandria (370-444).

Padre e dottore della Chiesa orientale. CombattÄ l'eresia di *Nestorio. Sostenne in modo particolare il dogma dell'*Incarnazione. Vedi *Padri della Chiesa.

Cirillo di Gerusalemme (315-386).

Padre e dottore della Chiesa orientale. Polemizzś aspramente con gli Ariani (vedi *Arianesimo) e combattÄ *Giuliano l'Apostata. Importanti le sue Catechesi. Vedi *Padri della Chiesa.

Cirillo di Tessalonica (827-869).

Presbitero e professore a Costantinopoli, predicś il Vangelo, col fratello *Metodio, tra gli Slavi. Ideś un alfabeto (alfabeto cirillico) per esprimere i suoni della lingua paleoslava. Tradusse la Bibbia e la Liturgia nella lingua di quei popoli.

Ciro.

Fondatore dell'impero persiano, conquistś Babilonia nel 539 a.C.. La Bibbia lo presenta come l'eletto di Jhwh, per far tornare a Gerusalemme gli ebrei in esilio a Babilonia. Viene chiamato l'unto o *Messia, caso unico tra i pagani, poichÄ questo nome era riservato ai re di Israele e poi a GesŁ, l'unto per antonomasia. Fu un grande sovrano, generoso non solo con gli ebrei, ma anche con gli altri popoli vinti (cf Is 44,28; 45,1; Esd 1,1-14; 6,3.5; 2 Cr 36,22-23).

Cisgiordania.

Parte della *Palestina situata ad ovest del *Giordano. Territorio occupato da Israele nel 1967. L'Organizzazione per la liberazione della Palestina (OLP) vi proclama, nel 1988, lo Stato indipendente di Palestina.

Cistercensi.

Monaci dell'ordine istituito da san Roberto di Molesmes e che prende il nome dal primo monastero, *Citeaux. Il piŁ famoso monaco cistercense fu san *Bernardo, che vi giunse, nel 1113, con trenta compagni, quando il monastero rischiava di estinguersi in seguito a un'epidemia. Bernardo e l'abate Harding ne elaborarono gli statuti nella cosiddetta Charta caritatis, sulla base della *regola di san *Benedetto, ma con maggior rigore nel senso della povertł e della semplicitł. Nel 1115, san Bernardo venne nominato abate del nuovo monastero di *Chiaravalle (Clairvaux). Grazie all'impulso di Bernardo, alla fine del XII secolo si contavano 525 abbazie cistercensi. Imparentati dalla stessa regola, *benedettini e cistercensi furono esteriormente identificati come i monaci neri e i monaci bianchi, per il colore dei rispettivi abiti. L'ordine ebbe una notevole influenza sullo stile architettonico medievale (romanico e gotico). In Italia introdussero lo stile gotico (abbazia di Fossanova, Casamari, ecc.).

Citeaux.

In latino, Cistercium. Villaggio nella Francia nord-orientale. San Roberto, dopo aver fondato l'abbazia di Molesmes (1075), si trasferô qui con venti compagni (1098), fondando il primo nucleo dell'ordine *cistercense.

Claret, Antonio Maria, santo (1807-1870).

Consigliere e confessore della regina Isabella II, vescovo di Santiago di Cuba. Fondatore dei Missionari Figli del Cuore Immacolato di Maria (CMF) o clarettiani (1849), destinati alle missioni popolari. Il loro lavoro oggi copre un raggio piŁ vasto: missioni, insegnamento, pubblicazioni, studi sulla vita religiosa... Padre Claret morô a Fontfroide, Francia, dopo aver partecipato al Concilio Vaticano I.

Clarettiani.

Vedi *Claret.

Classi sociali.

Sono le stratificazioni che, per cause diverse, si stabiliscono tra gli uomini e che costituiscono gruppi di una certa omogeneitł interna. Di fatto, a differenza delle *caste, stabilite per nascita, le classi sociali si costituiscono principalmente in funzione della situazione economica, la quale, nel mondo d'oggi, viene determinata, nella maggior parte dei casi, dall'occupazione o lavoro che, a sua volta, dipende in larga misura dell'educazione che si riceve. Si parla normalmente di classe alta, classe media (suddivisa in medio-alta, media-media e medio-bassa) e classe bassa. Ognuna di esse forma una subcultura all'interno della cultura generale.

La divisione del lavoro Ć naturale e utile. Ciś che Ć ingiusto Ć il dominio di alcune classi su altre. Il rimedio sarebbe la progressiva eliminazione delle differenze economiche (che in qualche misura esisteranno sempre) con una valutazione piŁ egualitaria dei diversi lavori e l'elevazione culturale di chi sta piŁ in basso, poichÄ l'ignorante si sente inferiore e soffre inesorabilmente la dipendenza di " classe ".

Claudio.

Imperatore romano (41-54) citato in At 11,28, allorchÄ il profeta cristiano Agabo predice la carestia, poi verificatasi nel 48. In At 18,2, si cita l'ordine di Claudio che allontanava da Roma tutti i giudei.

ClĆofa (o ClĆopa).

Lc 24,18, dł questo nome a uno dei due discepoli che, nel giorno della *Risurrezione, camminavano rattristati verso *Emmaus. Secondo un'interpretazione di Gv 19,25, Maria, la sorella della madre di GesŁ, era sposata a ClĆopa.

Clericalismo.

Ordinamento sociale nel quale il clero, in quanto tale, per disposizioni di legge o " de facto ", gode di privilegi o agisce in sfere estranee a quelle specifiche della sua vocazione. Questa situazione provoca come reazione l'*anticlericalismo.

Clero.

Corpo ecclesiale costituito da coloro che hanno ricevuto il sacramento dell'*ordine. Vi si entra a far parte con l'ordinazione diaconale (CIC 266). Si divide in clero secolare, costituito da coloro che appartengono al clero diocesano, e clero regolare, formato dai chierici delle congregazioni religiose.

Cluny.

La piŁ celebre abbazia della cristianitł medievale. Nel 910, Guglielmo d'Aquitania donś a Bernone, abate di Baume, la localitł di Cluny, in Borgogna, perchÄ vi fondasse un monastero secondo il primitivo spirito benedettino. I suoi monaci dipendevano direttamente dalla Santa Sede sia sotto il profilo temporale che spirituale. Sotto il secondo abate, Oddone, i monasteri cluniacensi acquistarono una grande forza e si estesero in tutta l'Europa cristiana, sia per il moltiplicarsi di nuove fondazioni, che per l'adesione alla loro riforma di altri gił esistenti. Dai suoi monasteri uscirono alcuni tra i migliori papi che ebbe la Chiesa nel Medioevo. Nel 1790, per effetto della Rivoluzione Francese, l'ordine cluniacense venne soppresso in Francia e il monastero fu distrutto.

Coadiutore.

" Aiutante ". E il *presbitero che, in una *parrocchia, collabora con il parroco.

Codice di Diritto Canonico.

Collezione sistematica di tutte le leggi generali della Chiesa. La prima raccolta in un codice unificato venne iniziata per disposizione di san Pio X, ma fu il suo successore, Benedetto XV, a promulgare il codice il 27 maggio 1917. Dopo il concilio *Vaticano II, se ne intraprese la revisione. Il nuovo codice fu promulgato il 25 gennaio 1983. Esso Ć composto da 1752 canoni suddivisi in sette libri, o grandi sezioni. Il suo tenore Ć molto diverso da quello del precedente; le disposizioni legali compaiono in un contesto dottrinale, ovvero l'*ecclesiologia del concilio *Vaticano II, sui documenti del quale, soprattutto la Lumen gentium (Costituzione dogmatica sulla Chiesa), si basano, riprendendone spesso alla lettera delle affermazioni o degli interi paragrafi.

Codice.

Antico manoscritto su papiro o pergamena, formato da un insieme di pagine sotto forma di quaderno (a differenza dei *rotoli, primitiva forma dei libri). I piŁ antichi codici sono scritti in lettere maiuscole o " onciali " e sono attualmente 242. I manoscritti in minuscola (sino a oggi se ne conoscono 2570) non risalgono oltre il IX secolo, ma non sono meno importanti perchÄ forse i copisti avevano di fronte manoscritti piŁ antichi.

Principali codici maiuscoli: Codice Vaticano (indicato con la lettera B nelle edizioni critiche). Si conserva nella Biblioteca Vaticana. Scritto in greco, contiene tutta la Bibbia, salvo alcune lacune. Risale al sec. IV ed Ć il piŁ antico manoscritto su pergamena. Codice Sinaitico (S). Del sec. IV. Fu scoperto dal ricercatore Tischendorf nel XIX secolo in un convento del*Sinai. Contiene tutta la Bibbia e anche alcuni libri non biblici. Appartenuto agli Zar, fu venduto dal governo russo all'Inghilterra nel 1933 e ora si trova al British Museum di Londra.

Codice Alessandrino (A). Del sec. V. Trasportato da Alessandria in Inghilterra nel XVII secolo, contiene l'intera Bibbia salvo alcune lacune.

Codice di Efrem. Del sec. V. E un " palinsesto ": il testo primitivo, che conteneva tutta la Bibbia, fu cancellato nel XII secolo da un copista, che si servô della pergamena per copiarvi i sermoni di sant'Efrem il Siro. Anche se con difficoltł, facilitata perś dalle odierne tecnologie, Ć ancora possibile leggere parte del testo originale (un poco dell'AT e circa la metł del NT). E conservato alla Biblioteca Nazionale di Parigi.

Codice di Beza o Cantabrigiensis (D). Del sec. VI. Appartenne al riformatore Teodoro di Beza, che lo donś nel 1581 all'universitł di Cambridge. Contiene solo i quattro Vangeli e gli Atti degli Apostoli. E scritto su due colonne, in latino e greco.

Codice Claramontano (Dp). Del sec. V. Contiene le lettere di san Paolo. E conservato nella Biblioteca Nazionale di Parigi.

Codice Freer o Washingtoniano (W). Del sec. V. Fu scoperto da Freer in Egitto nel 1906. Contiene i quattro Vangeli. Si trova a Washington.

I codici minuscoli sono posteriori e si identificano con un numero. I principali sono:

Del sec. XII. Conservato a Basilea. Contiene il NT.

13. Del sec. XIII. Contiene i quattro Vangeli. E' a Parigi.

33. Del sec. IX. Contiene il NT. E' a Parigi.

565. Del sec. IX. Contiene i Vangeli. E' a Leningrado.

1739. Del sec. X. Contiene gli Atti, lettere e annotazioni marginali degli antichi Padri. E' al Monte *Athos.

Vedi anche *Manoscritti biblici.

Cśgito, ergo sum.

In latino, " Penso, dunque esisto ". Vedi *Descartes.

Collegialitł.

Riferita ai vescovi di tutto il mondo, la collegialitł Ć il principio teologico-pastorale in virtŁ del quale il governo della Chiesa implica la corresponsabilitł di tutti i vescovi nella causa della Chiesa intera. Il Concilio Vaticano II ha chiarito questo principio, che completa ed equilibra quello del *primato del vescovo di Roma. Nella collegialitł si articolano questi tre principi: a) ogni vescovo ha, nella sua diocesi, un'autoritł propria, vale a dire, non delegata dal papa;

b) il papa, in virtŁ del primato, ha autoritł su tutta la Chiesa,

c) tutti i vescovi sono responsabili del compito ecclesiale, non solo nella propria diocesi, ma nell'insieme della Chiesa.

Collegiata.

Chiesa che, senza essere cattedrale, Ć affidata alle cure di un *capitolo che quotidianamente vi celebra la *Liturgia delle ore.

Collegio episcopale.

Il corpo o insieme di tutti i vescovi, alla testa del quale c'Ć il papa.

Colletta

Raccolta di denari per scopo benefico;

2. La prima orazione recitata dal sacerdote durante la *messa, per raccogliere e concludere le preghiere di tutti.

Colori liturgici.

Sono quelli impiegati nei paramenti e drappi liturgici. Sono diversi secondo i tempi e i luoghi. Attualmente, nel rito romano, si usano: il bianco (tempi di Pasqua e Natale, per tutte le feste del Signore, della Madonna e dei santi o sante non martiri); il verde (domeniche durante l'anno e giorni feriali); il viola (domeniche e giorni feriali di Quaresima e d'Avvento, messe per i defunti); il rosso (Venerdô Santo, Pentecoste, feste o memorie dei martiri). Si usava anche il rosa nella III domenica d'Avvento e nella IV di Quaresima e l'azzurro come concessione particolare per le celebrazioni dell'Immacolata. Vedi *Anno liturgico.

Colossi.

Antica cittł della Frigia (*Asia Minore). Vi aveva sede una comunitł cristiana fondata da un certo Epafra (Col 1,7).

Colossesi.

Abitanti di *Colossi. Ad essi Paolo indirizzś una lettera dalla prigionia.

Colpa.

Azione che contravviene alla propria coscienza.

Comandamenti.

Precetti della legge. Si parla per antonomasia dei dieci comandamenti della legge, dati da Dio sul *Sinai come parte del patto o *alleanza tra lui e il suo popolo. Sono espressione positiva della *legge naturale. Per comandamenti o precetti della Chiesa si intendono cinque leggi principali da essa stabilite su aspetti importanti e che devono essere ricordati. Vedi *Tavole della legge.

Comma giovanneo.

Viene chiamato cosô un paragrafo della prima lettera di Giovanni, che compare nella *Vulgata: " nel cielo: il Padre il Verbo e lo Spirito Santo, e questi tre sono uno; e tre sono quelli che testimoniano sulla terra " (1 Gv 5,7b-8a). Le bibbie moderne lo sopprimono; sembra infatti una glossa introdotta piŁ tardi, poichÄ non compare in quasi nessuno dei *manoscritti greci.

Commissione biblica.

Organismo romano incaricato di tutto ciś che riguarda gli studi e la dottrina sulla Bibbia.

Communicatio in sacris.

O comunicazione nelle cose sacre. E la concelebrazione sacramentale nella quale intervengono ministri di diverse confessioni religiose. La Chiesa cattolica proibisce questo tipo di celebrazione ai suoi ministri per il rischio che si tenti l'unitł fuori della veritł. Incoraggia invece, secondo le circostanze, celebrazioni ecumeniche non sacramentali.

Compagnia di GesŁ.

Vedi *Gesuiti.

CompiĆta.

Vedi *Liturgia delle ore.

Complutense, Bibbia.

Bibbia poliglotta, edita ad Alcalç de Henares (Complutu) nel 1520, ma il cui tomo V, il NT greco, era gił apparso nel 1514.

Comunicazione.

Vedi *Mezzi di comunicazione di massa.

Comunione.

Il ricevere Cristo nell'*Eucaristia. In san Paolo e nella Chiesa primitiva, significava l'unione fraterna che porta alla comunione dei propri beni.

Comunione dei beni.

Il rendere partecipi gli altri dei propri beni nella misura in cui uno possiede e l'altro ha bisogno. Il sentimento umano di fratellanza universale esige un tale comportamento, tanto a livello individuale che di nazioni. E scandaloso che si distruggano enormi quantitativi di generi alimentari in eccesso mentre milioni di bambini e di adulti muoiono di fame. Mancano i meccanismi di distribuzione e la volontł di trovare una soluzione.

La comunione cristiana dei beni Ć l'applicazione pratica della caritł. Secondo la legge dell'amore insita nell'essere umano, creato a immagine di Dio e promulgata esplicitamente da Cristo (vedi *Regola aurea), la condivisione con chi ha bisogno non Ć semplicemente un gesto benevolo di generositł, ma un'esigenza della caritł.

Comunione dei santi.

Unione mistica tra tutti i figli di Dio, vivi e defunti, per la quale partecipano degli stessi beni spirituali, siano essi in *cielo (Chiesa trionfante), nel *purgatorio (Chiesa purgante) o in questo mondo (Chiesa militante). E una delle veritł fondamentali confessate nel *Credo o simbolo di fede.

Comunismo.

Sistema socio-politico nel quale tutti i mezzi di produzione sono in mano allo Stato. Di fatto, questo centralismo non puś essere praticato senza monopolizzare allo stesso tempo tutti gli altri aspetti dell'attivitł umana, per cui la dittatura si impone di fronte ai tentativi di libertł di espressione nella stampa, nell'arte, ecc. Con particolare forza si dirige contro la libertł religiosa, poichÄ considera la religione alienante dai problemi reali. Nella pratica, il rigore monopolistico del comunismo diviene piŁ transigente quando prende atto che, provocando una mancanza di interesse, diminuisce la produzione e il progresso. Il principio dell'uguaglianza tra gli uomini e lo sforzo di una migliore ripartizione dei beni sono i principali valori del comunismo. La repressione delle libertł e l'ateismo militante sono i suoi piŁ evidenti valori negativi. Karl *Marx e Engels furono i principali artefici della dottrina comunista, nella seconda metł del secolo XIX. Lenin lo instaurś in Russia a partire dalla Rivoluzione di Ottobre del 1917.

Comunitł cristiana.

Gruppo di fedeli, seguaci di Cristo che, insieme, celebrano e vivono la propria fede. A seconda delle circostanze, varia l'esperienza comunitaria. Sono comunitł cristiana i membri di una parrocchia che si riuniscono la domenica, cosô come lo sono coloro che fanno vita comune e condividono anche i loro beni materiali.

Comunitł cristiane di Base.

O Comunitł Ecclesiali di Base. Gruppi di cristiani che tentano di vivere il cristianesimo nella sua genuinitł e con tutte le sue conseguenze ad imitazione delle comunitł della Chiesa primitiva. Sono nuclei ecclesiali nei quali si vive la fraternitł in rapporti piŁ personalizzati (rispetto alla massificazione), si approfondisce la propria fede (rispetto a un cristianesimo meramente formalista), si prende coscienza della radicale uguaglianza di tutti i cristiani (rispetto ad una esagerata accentuazione dell'aspetto gerarchico e alla considerazione dei fedeli secondo la loro rilevanza sociale). Queste comunitł vogliono dare alla Chiesa un volto nuovo, meno sociologico e piŁ evangelico. Hanno i loro rischi: radicalismo ideologico, spirito aspro di critica, anarchia, elitismo, settarismo (cf EN 58; Documento di Puebla, 261). Nell'insieme sono state molto apprezzate (cf documenti citati). Le Conferenze dei vescovi latino-americani a Medellĺn e a Puebla le incoraggiano decisamente e vedono in esse la speranza di un rinvigorimento della fede.

Concelebranti.

In genere, si riferisce a ciascuno dei ministri che presiedono una celebrazione e, piŁ esattamente, a ognuno dei fedeli che vi partecipano, poichÄ tutti celebrano e non solo il ministro, anche se i ministri hanno una loro funzione che non Ć comune a tutti. Se non si parla di concelebrazione e di concelebranti relativamente ai fedeli, Ć perchÄ il linguaggio non si Ć evoluto dai tempi non lontani in cui non si considerava la funzione del popolo sacerdotale. Vedi *Sacerdozio.

Concelebrazione.

Comunemente, si intende la realizzazione di una celebrazione liturgica (eucaristica o no) con la partecipazione di due o piŁ *presbiteri che la presiedono. Uno di loro Ć il *celebrante principale.

Concepimento.

Il fatto che un nuovo essere umano comincia a formarsi nel seno della madre.

Conciliarismo.

Dottrina ecclesiologica che afferma che il *concilio ecumenico Ć al di sopra del papa. Sorse come reazione all'incremento del potere papale e, soprattutto, per la situazione provocata dallo *Scisma d'Occidente (1378-1417). Il conciliarismo fu condannato nel V Concilio lateranense, 18o ecumenico (1512-1517).

Concilio.

Assemblea di vescovi. Si parla di concilio ecumenico o universale quando il papa convoca tutti i vescovi della Chiesa (con titolo di padri conciliari) per definire questioni fondamentali. Puś essere nazionale o regionale se composto dai vescovi di una nazione o regione. Nei documenti, di solito, concilio e *sinodo sono sinonimi; generalmente, perś, il termine sinodo viene riservato alle assemblee di ambito ridotto, celebrate in passato. Oggi, di fatto, i vescovi di una nazione o zona hanno delle assemblee che sono l'equivalente dei sinodi di un tempo.

Concilio di Gerusalemme.

L'assemblea in cui si riunirono, nell'anno 48 o 49, a *Gerusalemme, *Pietro, *Paolo, *Barnaba, *Giacomo e altri apostoli ed anziani, per discutere delle osservanze da imporre ai pagani convertiti. Alcuni volevano imporre la *circoncisione e l'insieme della legge giudaica contro il parere di Paolo e Barnaba. Si decise, infine, per la libertł cristiana (cf At 15).

Concilio ecumenico.

L'assemblea in cui il Collegio dei vescovi esercita in modo solenne la potestł sulla Chiesa universale. Spetta solo al papa convocarlo e determinare le questioni da trattare; egli puś chiamare a parteciparvi anche persone non insignite della dignitł episcopale. Hanno forza obbligante solo quei decreti che, insieme con i padri conciliari, siano stati approvati dal papa (CIC 337-431).

Concilio plenario.

Assemblea delle diocesi di una medesima *Conferenza Episcopale (CIC 439 e ss.).

Concilio provinciale.

Assemblea delle diverse Chiese particolari di una medesima *provincia ecclesiastica (CIC 439 e ss.).

Concistoro.

Assemblea dei cardinali convocata e presieduta dal papa. Al concistoro ordinario partecipano tutti i cardinali presenti a Roma. In quello straordinario vengono convocati tutti i cardinali del mondo in seduta segreta per questioni particolarmente gravi. A volte, il concistoro ordinario Ć pubblico; vi sono invitati membri del Corpo Diplomatico e altre persone (CIC 353).

Conclave.

Dal latino, cum clavis = con chiave, stanza che si puś chiudere a chiave. La riunione dei *cardinali per eleggere il nuovo papa. Il nome viene dal fatto che il luogo dove i cardinali si raccolgono e vivono fino ad elezione raggiunta viene chiuso a chiave dall'esterno. Oggi si fa per evitare influenze esterne, ma la causa originale fu l'indignazione del popolo per la lentezza dei cardinali nell'arrivare ad un accordo (1241). Si sono avuti periodi di *Sede vacante durati piŁ di due anni. Il primo segno dell'avvenuta elezione Ć la fumata bianca.

Concordanze.

Corrispondenze tra parole o concetti simili in diversi passi della *Bibbia. Esistono liste complete delle parole della Bibbia. In altri casi si tratta di corrispondenza tra *pericopi. Sono particolarmente frequenti nei vangeli *sinottici, le cui narrazioni sono in gran parte parallele.

Concordato.

Convenzione di tipo globale tra la *Santa sede ed il governo. Il trattato che regola i mutui rapporti tra due Stati, quando uno di questi Stati Ć la Santa Sede o il *Vaticano, viene denominato concordato.

Concubinato.

Convivenza di un uomo e di una donna more uxorio (come se fossero marito e moglie) al di fuori del matrimonio legale.

Concupiscenza.

Desiderio o brama eccessivi. Generalmente si riferisce soprattutto al desiderio sessuale, ma comprende anche altri ambiti. Sebbene il desiderio non sia peccato, la concupiscenza viene presentata nella Bibbia come causa di peccati.

Condanna.

Situazione di tormento alla quale Ć destinato definitivamente chi muore nell'inimicizia con Dio. E un punto della nostra fede che a molti riesce difficile accettare, perchÄ sembra che Dio si vendichi di chi non gli ha obbedito. Tale visione contrasta con la giusta idea di Dio, bontł infinita. Si deve comprendere la condanna come separazione volontaria da Dio. Dio Ć la felicitł per sÄ e per chi aderisce a lui nell'amore. Nell'amore sperimentiamo e facciamo nostra la felicitł dell'essere amato, come ci succede con i familiari e gli amici. Per chi non ama Dio, Ć intrinsecamente impossibile godere della sua felicitł. E questa separazione da ciś che costituisce la nostra realizzazione e la nostra beatitudine si traduce in condanna. Ciś che Ć incomprensibile Ć come l'essere umano possa in definitiva scegliere ciś che lo rende infelice e persistere in questa scelta aberrante. Vedi *Dannazione.

Conferenza episcopale.

Organismo assembleare permanente dei vescovi di una nazione o di un territorio determinato per esercitare congiuntamente alcune funzioni pastorali (CIC 447-459).

Confermazione.

Secondo sacramento dell'*iniziazione cristiana, che infonde in noi lo Spirito Santo come ai discepoli nel giorno della *Pentecoste, per renderci piŁ simili a Cristo e rafforzarci per la testimonianza cristiana e per l'edificazione della Chiesa.

Confessionale.

Luogo dove il sacerdote, nel sacramento della penitenza, riceve la confessione del fedele.

Confessione.

Il riconoscimento della propria colpa in modo manifesto. Comunemente si chiama confessione il sacramento della *penitenza o riconciliazione, il che Ć inesatto, poichÄ la confessione Ć solo un elemento del sacramento e non il piŁ importante (che Ć il dolore per aver offeso Dio).

Confessione di Augusta.

Vedi *Melantone.

Confessioni religiose.

Le diverse Chiese o comunitł di carattere religioso, unite da credenze comuni.

Nel nostro mondo occidentale, le principali confessioni religiose sono le Chiese cristiane, che formano tre gruppi: Chiesa Cattolica, Chiesa Ortodossa (vedi *Scisma) e Chiese Riformate o Protestanti (dette anche Evangeliche). Le Chiese Riformate sono nate dalla scissione provocata nel sec. XVI da *Lutero, *Calvino, *Zwingli, Enrico VIII e i loro seguaci. PoichÄ non riconoscono un'autoritł dottrinale o di governo unica, sono giunte ad una molteplicitł di denominazioni o Chiese separate le une dalle altre. Gli stessi protestanti, perś, distinguono tra confessioni religiose, che possiedono un corpo dottrinale piŁ solido e un'organizzazione piŁ seria, e sette, che sono i gruppi minori, privi della serietł delle confessioni. Vedi *Sette religiose.

Confucio (551-479 a.C.).

Pensatore cinese. Si interessś ai riti e ai costumi cinesi e diffuse un sistema politico, sociale e morale basato sulla ragione, l'equitł, l'altruismo. Ha il senso della trascendenza, ma il suo sistema, benchÄ contempli dei sacrifici religiosi, piŁ che religioso Ć di ordine sociale e morale, basato sulla legge naturale. Il confucianesimo Ć stato il principale elemento della configurazione culturale cinese.

Congregazione.

Vedi *Vita religiosa.

Congregazioni romane.

Organismi del *Vaticano che, in nome del papa, amministrano i diversi aspetti del governo della Chiesa. Sono, nella Chiesa, un parallelo dei ministeri nel governo di una nazione. Vedi *Curia.

Congressi catechistici.

Assemblee di catechisti, finalizzate alla promozione dell'apostolato catechistico. I principali congressi catechistici sono stati finora quelli di Roma (1950), Eichstatt (1970), Bangkok (1962), Katigondo (1964), Medellĺn (1968) e Roma (1971).

Coniuge.

Sinonimo di consorte. Ognuna delle due persone unite in matrimonio.

Conopeo.

Velo con cui si copre la *pisside quando si ripone nel *tabernacolo e quando si fa l'esposizione del Santissimo senza utilizzare l'*ostensorio.

Consacrazione.

1. Atto del consacrare o dedicare a Dio in modo esclusivo. Si parla, ad esempio, di consacrazione religiosa o sacerdotale. Se si tratta di oggetti o di luoghi, come un altare o una chiesa, si usa anche la parola dedicazione.

2. Parte centrale della preghiera eucaristica. Vedi *Messa.

Consanguineitł.

Parentela derivata dall'appartenere ad uno stesso stipite. Nei gradi piŁ prossimi Ć un impedimento naturale e canonico al contrarre matrimonio.

Conselheiro, Antonio.

*Stregone che, alla fine del XIX secolo, trascinś migliaia di cattolici alla *Macumba e alla disobbedienza nei confronti della autoritł civili. Fu combattuto militarmente in quattro campagne, ma alla fine la sua dottrina venne tollerata (cf Vidal, DSO-VD).

Consigli evangelici.

In generale, ciś che GesŁ, nella sua predicazione, propone come pratiche non di precetto ma particolarmente valide. In particolare, o per antonomasia, si definiscono cosô gli inviti che si sono formalizzati nei tre voti di povertł, castitł e obbedienza professati da chi fa il suo ingresso nello stato canonico della *vita religiosa. Gli ordini che, come i *benedettini, fanno solo il voto di obbedienza, di fatto includono in esso, con la vita in comune, la povertł e la castitł.

Questi voti sono in funzione delle corrispondenti virtŁ - e, in ultima istanza, della *caritł - che sono quelle che costituiscono l'atteggiamento fondamentale (vedi *Opzione fondamentale). In questo senso, i consigli evangelici sono per tutti.

Consiglio delle Indie.

Organismo stabilito da Carlo V, nel 1524, per studiare e prendere provvedimenti in relazione alle nuove terre scoperte. Le sue competenze erano molto vaste. Consigliava il re o prendeva decisioni in campo politico, amministrativo, religioso, ecc.. Preparava le Leyes de Indias, nelle quali si riconosce un grande interesse per gli indigeni; interveniva nella nomina delle autoritł civili e religiose, esaminava i documenti relativi al Nuovo Mondo, ecc. Fu abolito nel 1834.

Consiglio Ecumenico delle Chiese.

Organismo ecumenico nel quale sono rappresentate tutte le confessioni cristiane (salvo alcune troppo liberali e le *sette) non unite a Roma. Il suo fine Ć promuovere l'unitł. Ha sede a Ginevra, Svizzera. La Chiesa cattolica non ne Ć membro, ma partecipa alle riunioni tramite dei delegati.

Consiglio pastorale.

Organismo al quale spetta " studiare, valutare, proporre conclusioni operative su tutto ciś che riguarda le attivitł pastorali della *diocesi " (CIC 511). " E composto da fedeli che siano in piena comunione con la Chiesa cattolica, sia chierici, sia membri di istituti di vita consacrata, sia soprattutto laici; essi vengono designati nel modo determinato dal vescovo diocesano " (CIC 512). E convocato e presieduto dal vescovo. Gode solamente di voto consultivo (CIC 514).

Consiglio presbiterale.

Gruppo di sacerdoti che, rappresentando il *presbiterio, Ć come il senato del vescovo. " Spetta al consiglio presbiterale a coadiuvare il vescovo nel governo della diocesi... affinchÄ venga promosso nel modo piŁ efficace il bene pastorale della porzione di popolo di Dio a lui affidata " (CIC 495). E composto da membri di diritto (persone che svolgono funzioni importanti nella diocesi), eletti dai presbiteri e nominati liberamente dal vescovo (CIC 497). Tra i membri del consiglio presbiterale il vescovo designa alcuni sacerdoti, da sei a dodici, che formano il Collegio dei consultori, che resteranno in carica per cinque anni (CIC 502).

Consorte.

Sinonimo di *coniuge.

Contemplativo.

Chi vive abitualmente in contemplazione. Si chiamano " contemplativi " anche i membri di congregazioni religiose maschili o femminili non dedite tanto all'apostolato esterno, quanto alla preghiera e al lavoro nella solitudine del *chiostro.

Contemplazione.

Tappa nella vita di preghiera nella quale, al di lł delle parole e delle considerazioni o ragionamenti, lo spirito si sintonizza in modo vitale con Dio dal nucleo stesso del proprio essere.

Contestazione.

Negli ultimi decenni si dł questo nome al fatto, o all'atteggiamento, di mettere in questione una certa realtł. Racchiude un senso piŁ o meno accentuato di protesta e di non accettazione.

Continenza.

VirtŁ morale grazie alla quale la persona contiene o domina e regola le proprie passioni ed inclinazioni. Il nome si impiega soprattutto con riferimento alla sessualitł.

Contraccezione.

Il complesso delle tecniche e delle pratiche utili ad evitare che i rapporti sessuali provochino il concepimento.

Contrizione.

Dolore e pentimento per aver peccato. Implica il riconoscere la propria infedeltł a Dio ed ai valori autentici. Questo dolore (e non la mera *attrizione che viene dal timore del castigo) Ć indispensabile per ottenere il perdono nel sacramento della penitenza.

Controriforma.

La Riforma cattolica Ć il movimento ecclesiale che sorse come reazione alla *Riforma protestante. Si manifestś nei campi della dottrina, della morale, delle istituzioni e dell'organizzazione, ecc. Per la sua stessa origine, ebbe un carattere polemico che indurô alcuni aspetti dottrinali, ma al tempo stesso dava una sicurezza di fronte all'anarchia dottrinale che si diffondeva con la Riforma protestante. Ebbe grandi figure di santitł e di dottrina. Il suo carattere trionfalista Ć rappresentato in architettura dal *barocco.

Convento.

Dal latino, conventus = adunanza, convegno. Residenza di una comunitł di religiosi o religiose nata dopo il sec. XIII (quelle dei monaci, anteriori o posteriori, si chiamano *monasteri).

Conversione.

Tornare sui propri passi, cambiare rotta. Il dirigersi verso Dio di chi non lo conosceva o il ritorno a Lui di chi si era separato nel peccato. Tutto ciś implica un cambiamento di mentalitł e di orientamento della propria vita. L'uomo Ć debole e incline al male, spesso infedele a Dio; l'AT e il NT sono pieni di chiamate alla conversione. La conversione Ć uno dei grandi temi della Bibbia e ad esso attingono le letture in particolare nelle liturgie della Quaresima, durante la quale si vive o si rivive il cammino *catecumenale.

Copernico, Nicolś (1473-1543).

Astronomo polacco. Nel sec. XVI, scopre il sistema eliocentrico, secondo il quale Ć il sole e non la terra, come fino allora si era creduto, il centro dell'universo. (Oggi diciamo che Ć il centro del nostro sistema solare. Vedi *Galileo.) Questa ed altre scoperte scientifiche della sua epoca ebbero ripercussioni anche nel campo religioso, in quanto liberarono da un certo senso mitico nella concezione del mondo.

Corano.

Dall'arabo Qur'ën = recitazione, lettura. Libro sacro dei musulmani che raccoglie la predicazione di *Maometto. Il suo contenuto dottrinale si puś sintetizzare nei seguenti punti: a) *Monoteismo assoluto. Non c'Ć altro dio che Allëh. Non Ć ammessa la *Trinitł; b) Vi sono stati altri profeti: Abramo, MosĆ, GesŁ, ma l'ultimo e il sigillo di tutti essi Ć Maometto, il grande inviato di Allëh; c) Esiste un altro mondo, c'Ć la risurrezione, il giudizio, l'immortalitł, il cielo e l'inferno.

Corazôn.

Cittł a nord del lago di *GenĆsaret, a 3 km. da *Cafarnao. Oggi non rimangono che delle rovine. Non abbiamo testimonianze puntuali sull'attivitł che GesŁ vi svolse, come si deduce da Mt 11,21 e Lc 10,13.

Corinto.

Capitale della provincia romana dell'Acaia, nel Peloponneso nord-orientale, sul golfo di Corinto e di Salonicco. Fu un centro commerciale e culturale cosmopolita. Dominata dall'Acrocorinto, una ripida roccia su cui sorgeva il tempio di Afrodite, dea dell'amore, aveva fama di cittł immorale. Paolo vi si fermś diciotto mesi, intorno agli anni 50-52, e vi fondś una Chiesa che gli diede molte gioie e molti dispiaceri (cf At 18,11).

Corinzi.

Gli abitanti della cittł di *Corinto, ai quali Paolo diresse varie lettere. Nella Bibbia ne abbiamo due. In esse si fa allusione ad altre che sono andate perdute o, come pensano alcuni, si sono fuse con quelle che abbiamo (cf 1 Cor 5,9; 2 Cor 2,3; 7,8).

Cornelio.

Centurione romano di stanza a *Cesarea, fu il primo pagano convertito al cristianesimo e ammesso nella Chiesa da Pietro. Questo fatto fu molto importante perchÄ rompeva il " monopolio " ebraico come via di salvezza; i pagani convertiti non avrebbero dovuto prima accettare la legge ebraica. Per questo si narra la sua conversione con ogni particolare in At 10.

Coro.

1. Gruppo di cantori.

2. Preghiera corale di coloro a cui Ć raccomandata in modo particolare la celebrazione della *Liturgia delle ore, come *monaci e monache, *canonici, ecc.

Corporale.

Panno quadrato di lino bianco, posto sulla tovaglia dell'altare durante la messa, sul quale il sacerdote depone l'*ostia, la *patena e il *calice. E cosô chiamato perchÄ viene a contatto con le sacre Specie contenenti il Corpo di GesŁ.

Coscienza.

- Coscienza psicologica: capacitł che possiede l'essere umano di avvertire il proprio essere e le sue attivitł; Ć la coscienza della propria interioritł.

- Coscienza morale: il giudizio che ognuno formula sulla bontł o la malizia dei propri atteggiamenti ed azioni. E retta, se il giudizio Ć adeguato; scrupolosa, se Ć deformata da un eccessivo senso di colpa; lassa, se il suo giudizio Ć eccessivamente tollerante.

- Coscienza sociale: Ć un aspetto della coscienza morale. Designa la particolare sensibilitł di fronte alle ingiustizie sociali.

Cosmogonia.

Il complesso delle teorie religiose, filosofiche, scientifiche sulle origini del mondo.

Cosmologia.

Disciplina filosofica che ha per oggetto il mondo come totalitł e sistema e ne studia le leggi generali: tempo, spazio, ecc.

Costantino I il Grande (306-337).

Imperatore romano. Sconfitto Massenzio a Ponte Milvio (Roma), emanś con Licinio l'Editto di Milano (313) che dava piena libertł ai cristiani, concedendo al cristianesimo lo stesso status delle religioni pagane. Costruô basiliche e donś ai papi il palazzo del *Laterano. Fece rinnovare e ampliare l'antica *Bisanzio, che chiamś *Costantinopoli, e vi si trasferô. Si fece battezzare poco prima di morire.

Costantinopoli.

Cittł fondata dall'imperatore *Costantino accanto all'antica *Bisanzio, sulla costa europea dello Stretto del Bosforo, che separa l'*Asia Minore (Turchia) dall'Europa. Fu inaugurata nel 330. Costantino vi stabilô la propria residenza e Teodosio, nel 395, la fece assurgere a capitale dell'Impero Romano d'Oriente; si costituô cosô come " Seconda Roma ", rivale della prima. La tensione tra le due cittł per la disputa sulle rispettive zone d'influenza fu uno degli elementi che, alcuni secoli dopo, avrebbero condotto allo *scisma d'Oriente. Nel 1453, la conquista di Costantinopoli ad opera dei turchi segna la caduta dell'Impero Romano d'Oriente (e, per alcuni storici, la fine del Medio Evo). Dal 1929, ha assunto il nome di Istanbul.

Costituzione apostolica.

Documento pontificio della massima importanza, assieme alla *bolla, benchÄ carente degli aspetti materiali di quest'ultima (sigillo pendente in piombo).

Costituzione dogmatica.

Documento ufficiale del Magistero conciliare dei Vescovi in unitł con il Papa. E la forma piŁ alta in cui la Chiesa esprime se stessa e la sua fede. Tali sono, ad esempio, i documenti del Concilio Vaticano II " Dei Verbum " e " Lumen Gentium ".

Costituzioni apostoliche.

Collezione di scritti compilati nel III e IV secolo su documenti risalenti forse agli apostoli e contenenti le piŁ antiche norme di diritto della Chiesa.

Cotta.

Tunica bianca di cotone o di lino, lunga fino al ginocchio, con maniche larghe, spesso orlata di merletto, indossata dai chierici durante le celebrazioni liturgiche. L'uso risale al sec. XI.

Cottolengo, Giuseppe Benedetto, santo (1746-1842).

Grande apostolo della caritł fondatore di numerosi istituti per accogliere malati e bisognosi. Il piŁ famoso Ć la Piccola Casa della Divina Provvidenza, fondata a Torino nel 1832.

Creativitł.

VirtŁ creativa. In senso stretto, solo Dio ha questa facoltł. In senso derivato, anche l'uomo la possiede.

Creazione.

L'atto di chiamare gli esseri all'esistenza dal nulla. In questo senso, l'unico creatore Ć Dio e la sua azione creatrice Ć costante, in quanto dł continuamente l'essere a ciś che ha creato. L'AT e il NT affermano che Dio Ć il creatore di tutto (cf Gn 1,1; Eb 11,3). La creazione Ć buona (cf Gn 1,31). Gli aspetti negativi non sono quelli fondamentali, ma deformazioni introdotte dall'uomo, o semplici limiti connaturali a tutto ciś che non Ć infinito. Cristo risorto inaugura una *nuova creazione (cf 1 Cor 8,6) e alla fine vi saranno " nuovi cieli e una terra nuova, nei quali avrł stabile dimora la giustizia " (2 Pt 3,13).

Credo.

Professione di fede che inizia con questa parola. Vedi *Simbolo.

Cremazione.

Incinerazione dei cadaveri umani. In uso presso molti popoli primitivi, rimane tradizione di alcune culture orientali. La Chiesa non la proibisce, " a meno che non sia stata scelta per ragioni contrarie alla dottrina cristiana " (CIC 1176-Ą3). Vedi *Inumazione.

Cresima.

Dal greco, criein = ungere. Vedi *Confermazione, *crisma.

Cripta.

Sotterraneo di una chiesa spesso adibito a cappella, dove sono seppelliti santi o personaggi illustri o conservate reliquie.

Crisma.

Olio mescolato a balsamo che il vescovo consacra nella messa crismale la mattina del Giovedô santo. Si usa nel *battesimo, nella *confermazione, nell'ordinazione sacerdotale ed episcopale. Vedi anche *olii santi.

Crismale.

Vaso contenente il *crisma.

Crisśstomo.

Vedi *Giovanni Crisostomo.

Cristianesimo.

La religione predicata e fondata da GesŁ Cristo.

Cristianitł.

1. L'insieme dei cristiani o popolo di *Cristo. Insieme dei paesi abitati dai cristiani.

2. Regime cristiano. Ordinamento socio-politico della societł nella quale il cristianesimo Ć considerato l'elemento che giuridicamente la caratterizza. In essa si dł per scontato che il cittadino professi il cristianesimo e chi non lo fa Ć considerato in qualche modo inferiore. Questo regime cominciś nella Chiesa con la conversione di Costantino (313) e si rafforzś decisamente con l'imperatore Teodosio I (379-395). Nel Medio Evo, in mezzo a tensioni con i poteri politici, si manifestś, per esempio, nella necessitł dei prôncipi di una consacrazione religiosa per aver diritto all'obbedienza dei propri sudditi. In seguito, vi sono state forti pressioni, non solo contro il tentativo di privilegiare politicamente la professione di fede cristiana, ma anche con la decisa volontł di sostituirla con ideologie opposte (liberalismo, marxismo). Dopo il Vaticano II, la Chiesa ha rinunciato in modo consapevole e deciso al regime di cristianitł, " per tornare alla sua primitiva condizione di Chiesa missionaria in una societł la cui piena autonomia di valori Ć stata ampiamente riconosciuta " (cf J. Ma. Gonzçlez Ruiz, DAP-VD).

Cristiano.

Seguace di *Cristo. " Ad Antiochia per la prima volta i discepoli furono chiamati cristiani " (At 11,26). Questo appellativo, coniato dai pagani di Antiochia, che presero il titolo di " Cristo " per un nome proprio, compare anche in At 26,28 e 1 Pt 4,16.

Cristo.

Dal greco Christśs = unto, che traduce l'ebraico Mashiah, *Messia. La Chiesa apostolica riconobbe in GesŁ l'Unto del Signore per antonomasia, il suo inviato definitivo, il Figlio di Dio e, in questo senso, il titolo divenne un suo secondo nome. " Nelle lettere di Paolo, "Cristo" Ć ripetuto piŁ di 400 volte, mentre "GesŁ" Ć usato meno di 200 volte. ... Egli, evidentemente, distingue Cristo e GesŁ e non usa i termine l'uno per l'altro " (cf L. Cerfaux, Cristo nella teologia di san Paolo, Ed. A.V.E., p. 403-426).

Cristo Re.

Titolo di Cristo che mette in rilievo la sua sovranitł su tutto il creato. Pio XI ne istituô la festa nel 1925. L'attuale calendario la situa nell'ultima domenica dell'*anno liturgico (alla fine di novembre).

Cristocentrismo.

Impostazione della teologia, della spiritualitł, della storia, della catechesi o di qualsiasi altro aspetto intellettuale o vitale in cui Cristo Ć l'asse centrale.

Cristologia.

La parte della teologia dogmatica che studia la persona e l'opera di Cristo. Questo secondo aspetto si chiama piŁ specificamente *soteriologia.

Critica.

Studio volto ad accertare il valore di un'affermazione in un determinato campo. La critica storica cerca di stabilire l'autenticitł delle fonti e delle interpretazioni. Ai nostri giorni, suscita un grande interesse la critica storica dei Vangeli e di quanto si riferisce alla persona di GesŁ di Nazaret. La critica testuale Ć la scienza che, a partire dai testi biblici, pervenutici con numerosissime varianti a causa delle edizioni manoscritte, tenta di stabilire quale fu la versione originale. La critica letteraria indaga la realtł di quello che si dice, a partire dalla storia dei testi dalle loro fonti originali. I *generi letterari, che sono i diversi modi di esprimere un contenuto (lettera, cronaca, storia, poesia, ecc.), sono un elemento indispensabile, non solo per risolvere problemi altrimenti difficili, ma soprattutto per giungere al senso genuino di un testo.

Croce.

Strumento di supplizio che i romani e altri popoli antichi usavano per eseguire la pena di morte nel modo piŁ crudele e infamante. Era formata da due assi di legno incrociate; a volte, quella orizzontale era inchiodata all'estremitł di quella verticale, a forma di tau o della nostra T maiuscola. Alla morte di croce fu condannato GesŁ dal *procuratore romano Ponzio *Pilato, su richiesta dei giudei. Da allora, la croce Ć l'emblema del cristianesimo. E anche il simbolo della sequela di GesŁ, che disse: " Se qualcuno vuol venire dietro a me rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua " (Mt 16-24; cf 10,38; Lc 14,27).

D'altra parte, poichÄ da essa Cristo passś alla gloria della *risurrezione, la croce Ć anche segno di vittoria. Per questo nel cristianesimo essa viene riprodotta in pitture, sculture ed altri manufatti e nel segno fatto sulle persone e sulle cose. La croce il cui braccio verticale Ć piŁ lungo si chiama croce latina; se i bracci sono uguali, si chiama croce greca. La croce a forma di X si chiama croce di sant'Andrea; gli ordini militari ebbero nelle loro insegne delle croci peculiari, in genere ornate alle estremitł: la croce di Malta, di Calatrava, di Santiago, di Montesa. L'amore per il Signore che morô su di essa fa sô che spesso sia lavorata in materiali preziosi, sebbene oggi si torni a preferire la croce semplice e austera, piŁ realistica ed espressiva.

Quando sulla croce si pone l'immagine di GesŁ, la chiamiamo crocifisso.

Parte integrante della liturgia del Venerdô Santo (vedi *Triduo pasquale) Ć l'adorazione della santa croce. Vedi anche *Segno della croce.

Crocifisso.

Vedi *Croce.

Cronache.

Libri delle Cronache. Costituiscono un'opera in due libri dell'AT, 1 e 2 Cr, che dł una visione della storia, dall'origine dell'uomo al ristabilimento del culto dopo l'*esilio babilonese. Molto del suo materiale Ć parallelo a quello dei libri di Samuele e dei Re. Vedi *Paralipomeni.

Cronologia.

Scienza che studia la corretta successione dei fatti nel tempo storico.

Cronologia cristiana.

Gli autori del NT non hanno una preoccupazione cronologica come ci sarebbe piaciuto. L'autore che ha un maggior senso della storia Ć Luca. Nel suo Vangelo e negli Atti ci dł vari *sincronismi di grande valore. Giovanni Battista, il cui ministero prepara e precede immediatamente quello di GesŁ, inizia a predicare " nell'anno decimoquinto dell'impero di *Tiberio Cesare, mentre Ponzio Pilato era governatore della Giudea, e *Erode tetrarca della Galilea ", ecc. Lc 3, vero inizio di questo Vangelo dopo il prologo che narra la vita nascosta di GesŁ, stabilisce un sincronismo di ben sette personaggi. PoichÄ Augusto morô il 19 agosto dell'anno 767 di Roma (14 della nostra era), l'anno decimoquinto di Tiberio va dal 781 al 782 di Roma, ovvero 28-29 dell'era cristiana. Tiberio, perś, era stato associato all'impero due anni prima della morte di *Augusto e sembra che l'usanza in questi casi fosse di contare a partire da quando erano stati associati. Possiamo cosô determinare con una certa precisione, anche se non con assoluta certezza, l'anno in cui GesŁ inizia la sua vita pubblica. Meno precisi sono i dati di Lc 2,1 sulla data di nascita di GesŁ, che coinciderebbe con il censimento ordinato da Augusto. Un'altra data del NT che troviamo nel libro degli Atti Ć quella che fa coincidere la permanenza di Paolo a Corinto con il proconsolato di *Gallione. Il proconsolato durava un anno e si sa da un'iscrizione che Gallione fu proconsole dell'Acaia nell'anno 52 della nostra era. Vedi *Era.

Cronologia dell'Antico Testamento.

Anticamente, i popoli contavano gli anni a partire da eventi importanti, generalmente la data dell'ascesa al trono dei re, cosô che ogni popolo o impero aveva la propria cronologia. Israele prese quest'usanza a partire dalla monarchia (per l'epoca anteriore, i punti di riferimento non sono certi). Tuttavia, vi sono date incerte anche rispetto a questo periodo. Sicuro Ć l'anno della caduta di Gerusalemme per mano dei babilonesi: il 597 a.C. In seguito, venne adottata la cronologia dei persiani e poi quella dei seleucidi: anno 312 a.C. Ovviamente, nell'epoca greca e in quella romana c'Ć maggior certezza del quadro generale.

Cruna.

Nell'espressione di GesŁ, riportata da Mc 10,25, la cruna di un ago potrebbe riferirsi ad una piccola porta esistente nelle mura di *Gerusalemme. Un cammello (l'animale piŁ grande in *Palestina) non vi potrebbe passare e il paragone del Signore Ć eloquente per spiegare come l'amore per le ricchezze impedisca di entrare nel *regno di Dio.

Cuius regio, eius religio.

Si dice anche: " cuius regio, eius et religio ". Espressione latina = di chi (Ć) la regione, di quello (sarł) anche la religione. Tra i romani indicava il fatto che ognuno suole professare la religione comune della sua nazione. Tale principio fu approvato alla dieta d'Augusta (1555) per mettere fine alle guerre di religione tra cattolici e riformatori. Si stabilô in questo modo che i sudditi avrebbero seguito la fede dei loro prôncipi e ogni stato, pertanto, sarebbe stato cattolico o protestante secondo la religione del suo sovrano.

Culto.

Atto e atteggiamento con i quali si esprimono l'ammirazione e l'accettazione (amore) che risveglia in noi un essere superiore. BenchÄ si possa applicare in senso naturale, all'effetto che provoca un essere simile a noi, ma con qualitł straordinarie, il termine culto si applica normalmente all'atteggiamento verso Dio e verso ciś che Ć particolarmente rapportato a Lui, come nel caso dei santi. Si chiama assoluto quando si rivolge direttamente alle persone, e relativo se si esprime davanti a ciś che Ć in relazione con esse (immagini, reliquie...). Dicesi culto di latrôa o adorazione, quello dovuto esclusivamente a Dio; culto di dulôa o venerazione, quello che si rende ai santi; culto di iperdulôa, o venerazione superiore, quello riservato alla Vergine. Se la manifestazione di culto viene espressa mediante la preghiera pubblica della Chiesa, il culto Ć liturgico; in caso contrario, Ć privato.

Cultura.

E' il modo di pensare, sentire e operare comune ad un popolo. E la cognizione dell'esistenza ricevuta dal popolo nel quale si nasce. La cultura si evolve, a volte molto lentamente, a volte a grande velocitł, come succede ai giorni nostri per l'influsso dei giganteschi mezzi di comunicazione. Per l'evangelizzazione o qualsiasi tipo di pastorale generale, Ć di enorme importanza la sintonizzazione con la cultura corrispondente. Se non si giunge al modo di pensare e di sentire, Ć impossibile introdurre i valori evangelici. Dice il papa Paolo VI che " la rottura tra Vangelo e cultura Ć il dramma del nostro tempo, come fu gił in altre epoche " (EN 20). Questo non significa che la fede debba accettare tutti gli elementi di una cultura; al contrario, deve esercitare anche, su qualsiasi cultura, una funzione critica.

Cuore di GesŁ.

Espressione, ispirata a Gv 19, 31-37 (" uno dei soldati gli colpô il fianco con la lancia "), con cui ci si riferisce in modo particolare all'amore di GesŁ per gli uomini. La pratica della devozione al Cuore di GesŁ Ć encomiabile se non si sofferma sul simbolo, ma coglie ciś che Ć simboleggiato, cioĆ l'immenso amore di GesŁ per noi.

Cuore e reni.

Per gli israeliti, il cuore e i reni equivalgono a ciś che per noi sono la mente e il cuore.

Cupidigia.

Sfrenato desiderio di beni e piaceri materiali.

Curato.

Sacerdote che esercita la cura delle anime e a cui Ć affidata una chiesa e un determinato territorio entro i confini di una parrocchia. Il termine puś indicare anche un coadiutore del parroco o il parroco stesso.

Curia.

Organismo amministrativo e giudiziario necessario all'azione pastorale. La curia diocesana coadiuva il vescovo nel governo della diocesi.

Curia Romana.

L'attuale struttura della Curia Romana, dopo la riorganizzazione effettuata dal papa Giovanni Paolo II (Cost. Apost. Pastor bonus: 28.06.88), Ć la seguente:

- Segreteria di Stato. Presieduta dal cardinale segretario di Stato, comprende la Sezione degli Affari Generali e la Sezione dei Rapporti con gli Stati.

- Congregazioni (possono paragonarsi ai ministeri delle nazioni):

Congr. per la Dottrina della Fede.

Congr. per le Chiese Orientali.

Congr. per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti.

Congr. per le Cause dei Santi.

Congr. per i Vescovi.

Congr. per il Clero.

Congr. per l'Evangelizzazione dei Popoli.

Congr. per gli Istituti di vita consacrata e per le Societł di vita apostolica.

Congr. per i Seminari e gli Istituti di Studi.

- Tribunali ecclesiastici:

Penitenzieria Apostolica.

Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica.

Tribunale della Romana Rota.

- Pontifici Consigli:

Pont. Cons. per i Laici.

Pont. Cons per l'Unione dei Cristiani.

Pont. Cons per la Famiglia.

Pont. Cons. " Giustizia e Pace ".

Pont. Cons. " Cor Unum ".

Pont. Cons. per la Pastorale per i Migranti e gli Itineranti.

Pont. Cons. per la Pastorale per gli Operatori Sanitari.

Pont. Cons. per l'Interpretazione dei Testi legislativi.

Pont. Cons. per il Dialogo interreligioso.

Pont. Cons. per il Dialogo con i non credenti.

Pont. Cons. per la Cultura.

Pont. Cons. per le Comunicazioni Sociali.

- Uffici:

Camera apostolica

Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica.

Prefettura degli Affari Economici della Santa Sede.

- Si annoverano tra le congregazioni:

Pontificia Commissione per l'America Latina.

Pontificia Commissione per la Conservazione del Patrimonio Artistico e Storico.

- Altri organismi:

Prefettura della Casa Pontificia.

Ufficio delle Celebrazioni liturgiche del Sommo Pontefice.

- Istituzioni collegate con la Santa Sede:

Archivio Segreto Vaticano.

Biblioteca Apostolica Vaticana.

Tipografia Vaticana.

Libreria Editrice Vaticana.

L'Osservatore Romano.

Radio Vaticana.

Centro Televisivo Vaticano.

Fabbrica di San Pietro.

Elemosineria Apostolica.

Ufficio del Lavoro della Sede Apostolica.

 

D

Dalai Lama.

Suprema autoritł spirituale dei buddisti tibetani e capo politico dello Stato *teocratico del Tibet, regione autonoma della Cina. E considerato la reincarnazione di Budda. Secondo il *lamaismo, lo spirito di Budda che Ć in lui si reincarna alla sua morte in un bambino, che i *lama scoprono per ispirazione divina. Dal 1959, dopo una rivolta, il governo comunista cinese ha costretto all'esilio il Dalai Lama, che si Ć rifugiato in India.

Dalila.

Donna *filistea della quale si innamorś *Sansone, che le rivelś il segreto della sua forza e dalla quale fu tradito (Gdc 16).

Dalmanuta.

Vedi *Magadłn.

Dalmatica.

Veste liturgica, simile alla *pianeta, che si indossa sul camice. E una specie di tunica lunga con maniche molto larghe. Nei primi secoli cristiani, come abito civile, era spesso ornato da due strisce di porpora, piŁ ampie sulle tuniche dei senatori (laticlavio). Il suo uso si estese ai dignitari e al clero. Oggi Ć indossata dal *diacono nella messa e dal *vescovo nella messa solenne.

Dalmazia.

Regione che si estende lungo la costa adriatica, dalla Croazia al Montenegro e comprende numerose isole. Prende il nome dall'antica tribŁ illirica che l'abitava, i Dłlmati. I Romani riuscirono a dominarla solo nel 33 a.C. e la incorporarono alla provincia dell'*Illiria. In 2 Tm 4,10, si dice che *Tito vi si era recato.

Damasco.

Cittł importante fin dai tempi dell'AT, situata in una fertile pianura sulla via dei traffici tra l'Oriente e l'Occidente. Fu capitale del regno omonimo, che ebbe scontri bellici con *Israele. Al tempo del NT era una delle cittł della *Decapoli. Nella colonia ebraica della cittł si ebbero presto dei convertiti al cristianesimo. Saulo vi si dirigeva, infatti, per perseguitarli, quando cadde da cavallo per grazia di Dio che lo convertô. Qui fu battezzato e cominciś la sua predicazione (cf At 9; 22; 26); da qui dovette scappare calandosi da una finestra delle mura della cittł, per sfuggire al re Areta che voleva catturarlo (cf 2 Cor 11,32-33).

Dan.

Figlio di *Giacobbe (Gn 19,40) e capo della tribŁ omonima. Fu anche il nome di una cittł, dove Geroboamo I eresse un tempio in cui adorare un vitello d'oro per separare le tribŁ del nord da Gerusalemme. L'espressione " da Dan a *Bersabea ", cittł alle estremitł nord e sud del territorio del popolo di Dio, significava da un capo all'altro del paese.

Daniele.

Ebreo di nobili natali, fu deportato a *Babilonia in giovane etł. Protagonista del libro che porta il suo nome, il piŁ tipico rappresentante del genere *apocalittico. Profetizzś la venuta del *Messia.

Dannazione.

La condanna eterna dell'uomo che si Ć chiuso volontariamente alla *grazia di Dio che voleva salvarlo. Sarebbe *eretico considerarla come anteriore e indipendente dall'ostinazione dell'uomo. Il mistero della dannazione si comprende meglio alla luce di ciś che Ć la salvezza: la comunicazione con Dio attraverso l'amore, che rende felice con la felicitł di Dio stesso, similmente a come facciamo nostra la gioia di quelli che amiamo. La dannazione Ć lo stato di chi rifiuta di aderire al bene e al bene assoluto che Ć Dio. Vedi *Condanna.

Dante Alighieri (1265-1321).

Poeta fiorentino, uno dei piŁ grandi della letteratura di tutti i tempi. Il suo capolavoro, la Divina Commedia, Ć espressione di un'elevata concezione teologica.

Dario.

Nome di tre re persiani citati nella Bibbia. Il piŁ importante fu Dario I il Grande (cf Esd 4,24).

Darwin, Charles (1809-1882).

Naturalista inglese, autore di importanti spedizioni scientifiche nell'America meridionale e nelle isole Galapagos, Ć noto soprattutto per la sua teoria dell'evoluzione delle specie, oggi accettata nelle linee generali. La teoria dell'evoluzione e selezione naturale Ć anche detta darvinismo.

Davide.

Secondo re (1010-970) del popolo di Dio, successore di *Saul. Conquistś *Gerusalemme (Gebus) ai gebusei e ne fece la capitale del regno. La Bibbia lo presenta come un eroe nazionale, spirito nobile e molto religioso. Cadde in gravi colpe, ma seppe pentirsi di cuore. Dopo *Abramo e *MosĆ Ć il personaggio piŁ rilevante dell'AT e un anello importante nella genealogia del *messia, chiamato anche " figlio di Davide " (Mt 21,9). Musicista e poeta, la tradizione ha visto in lui l'autore dell'intero *salterio; gli studiosi gli attribuiscono oggi non piŁ di dodici salmi, pur riconoscendogli un ruolo essenziale nelle origini della lirica religiosa del suo popolo. Di lui si parla largamente nei libri di *Samuele e dei *Re, oltre a numerose citazioni in altri libri.

De facto, de iure.

In latino, " di fatto ", " di diritto ". Contrapposizione tra una cosa considerata cosô come Ć o avviene e ciś che dovrebbe essere o si dovrebbe fare secondo il diritto o la giustizia.

De iure.

Vedi *De facto, de iure.

De Nobili, Roberto (1577-1656).

Gesuita italiano, nipote del cardinal Bellarmino, lavorś come missionario in India. Assimilś profondamente la cultura indŁ e riuscô a convertire un considerevole numero di *brahmani. I suoi adattamenti pastorali suscitarono forti contraddizioni da parte di altri missionari e accuse da Roma. Gli si permise, comunque, di proseguire nel suo apostolato, con alcune modifiche nel metodo. Questi *riti - i riti malabarici - furono diverse volte proibiti e reintrodotti; nel 1941 furono infine nuovamente approvati.

De Vio, Tommaso (1469-1533).

Teologo, nato a Gaeta (perciś detto Caetano), domenicano, generale dell'ordine, fu creato cardinale nel 1517 da Leone X. Legato del papa in Germania, riuscô a influire sull'elezione del cattolico Carlo V, ma non a comporre il dissidio tra Lutero e la Chiesa. E famoso per i suoi commenti alla Somma Teologica di san Tommaso.

Decalogo.

I Dieci Comandamenti o, secondo l'espressione della Bibbia, le " Dieci Parole " (Es 34,28; Dt 4,13; 10,4). Nella Sacra Scrittura compaiono come insieme unitario nel contesto dell'*alleanza fra Dio e il suo popolo sul *Sinai (Es 19-20) e, secondo un'altra tradizione, nel Codice *deuteronomico, che fa parte del secondo e lungo discorso attribuito a *MosĆ (cf Dt 5,6-21). Il decalogo Ć l'espressione positiva delle esigenze della legge naturale, dimenticata dall'uomo a causa della sua inosservanza. Nella scena del giovane ricco, GesŁ ricorda come l'osservanza dei comandamenti conduce alla salvezza (cf Mt 19,17-19 = Mc 10,19 = Lc 18,18-20). San *Paolo dice esplicitamente che cosa trasuda da tutto il *vangelo: che tutti i comandamenti si riassumono nell'amore (cf Rm 13,9).

Decano.

Cardinale che presiede, primus inter pares, il Collegio dei Cardinali. A lui spetta ordinare vescovo il Romano Pontefice eletto, qualora non fosse ordinato (CIC 352).

Decłpoli.

In greco, dieci cittł. Federazione di cittł della Palestina, situate ad est del Giordano, salvo Scitopoli. In origine erano dieci (Damasco, Filadelfia, Rafana, Scitopoli, Gadara, Ippo, Dium, Pella, Gerasa e Canata), come indica il nome, poi il numero andś variando. Godevano di un'amministrazione autonoma, il che rendeva piŁ debole il potere dei governi regionali. Vi dominava l'influenza *ellenista. La federazione fu fondata nel 63 a.C. e sciolta nel 106 d.C. Nei Vangeli Ć citata in Mt 4,25; Mc 5,20; 7,31.

Decime.

La decima parte. Nell'AT si stabiliva la tassa di questo 10% dei frutti della terra come contributo per il tempio, per i leviti o per i poveri.

Decretali.

Decisioni papali su questioni di diritto che, anche se redatte per lo piŁ in forma di lettera, avevano valore generale e costituivano una fonte del diritto. Ne vennero fatte varie raccolte, in parte passate nel *Codice di Diritto Canonico.

Decreto di Graziano.

Vedi *Diritto Canonico.

Dedicazione.

1. Festa ebraica chiamata anche delle capanne o tende, in ricordo della dedicazione del tempio di *Salomone (1 Re 8,2.62-66) e la nuova consacrazione nell'anno 164 a.C., dopo la profanazione di Antioco Epôfane. Era la festa piŁ popolare e allegra, durante la quale si erigevano tende o capanne fatte con rami d'albero in ricordo dell'esodo nel deserto. San *Giovanni, l'evangelista piŁ attento alle feste ebraiche, la cita in 7,2s.; 10,22s.

2. Cerimonia liturgica con la quale un luogo Ć riservato in modo esclusivo al culto. La dedicazione, detta anche *consacrazione, a differenza della benedizione, che puś essere fatta da un presbitero, Ć riservata al vescovo, salvo casi eccezionali. Il Diritto prescrive che le chiese, particolarmente quelle cattedrali e parrocchiali, siano dedicate con rito solenne (CIC 1217, 2) e cosô anche gli *altari fissi (CIC 1237, 1).

Definizione dogmatica.

Affermazione chiara ed esatta di una veritł di fede pronunciata dalla massima autoritł della Chiesa (un *concilio ecumenico o il papa), che esige l'adesione dei credenti, sotto pena di essere separati (scomunicati) dall'unitł cattolica.

Deismo.

Dottrina che professa l'esistenza di Dio, principio di tutto ciś che esiste, secondo la ragione naturale, mentre esclude la *rivelazione soprannaturale. E condannata dalla Chiesa per questo secondo aspetto.

Delegato apostolico.

Rappresentante del papa senza carattere diplomatico che, nel territorio che gli si affida (Delegazione Apostolica) e che comprende generalmente diverse diocesi, prelature e vicariati apostolici, osserva le condizioni della Chiesa per tenerne informato il Santo Padre.

Delitto.

Violazione esteriore e imputabile di una legge che porta con sÄ una pena.

Demitizzazione.

Tecnica interpretativa del NT elaborata e praticata da *Bultmann, esegeta protestante. Parte dal presupposto che i Vangeli deformano i fatti narrati, proponendo le realtł trascendentali nei termini del mondo fisico, e cerca di recuperare l'autentico senso dei fatti e delle parole traducendo quanto Ć narrato in un linguaggio esistenziale in ciś che significa ed esige per la nostra vita nel tempo presente, senza dare importanza a quello che puś essere stato il suo contenuto storico. Se dunque si considera mitico il contenuto del NT, la tecnica per interpretarlo sarł la demitizzazione (cf G. FlorAl. SchÜkel, DTCB, v. Demitizzazione). Logicamente, l'*esegesi cattolica non ammette nÄ i presupposti di Bultmann, nÄ le sue tecniche.

Demiurgo.

Dal greco, demos = popolo e ergon = lavoro. Chi lavora per il popolo, l'artigiano. Nella *cosmogonia di Platone e degli alessandrini, il dio creatore o l'artigiano divino che crea il mondo. Si tratta di un dio cattivo e ignorante che, nel creare, provoca un disastro cosmico perchÄ intrappola nella materia l'elemento divino che esce dal vero Dio.

Demonio Diavolo Satana.

Etimologicamente, demonio (daimon) significa essere divino; diavolo (da dia-ballo = dividere), il calunniatore, e satana (dall'ebraico, avversario), l'accusatore. Allo stesso soggetto sono stati dati molti altri nomi (drago, maligno, Belial = bestia, nemico, tentatore, eccetera). Come " divinitł inferiori " - dĆmoni - nelle culture politeiste, o come spiriti maligni, il soggetto o i soggetti espressi da questi nomi sono potenze malefiche. Nella Bibbia compaiono dalla Genesi al NT. Classiche sono le scene del paradiso terrestre (Gn 3) e del libro di Giobbe. Nel NT Ć attribuito a questi spiriti ogni tipo di cattiverie, tutto ciś che va contro Dio e anche il provocare le malattie. Il Regno di Dio Ć la vittoria su Satana, e uno dei poteri che GesŁ dł a coloro che invia Ć quello di scacciare i demoni. Nell'AT si ricorre a volte a nomi ed immagini di popoli pagani (ad esempio, Is 34,14; Tb 3,8). GesŁ, da parte sua, parla il linguaggio dei suoi contemporanei. Non Ć facile, pertanto, interpretare i numerosissimi casi in cui la Bibbia parla del demonio. In ogni caso, questi spiriti si oppongono sempre alla volontł benefica di Dio. Cf Mc 5,1-13; 9,17.25; Mt 9,32; 12,22; Lc 11,15; ecc.).

Demonologia.

Studio o trattato sul *Demonio o *Diavolo.

Denaro.

Unitł monetaria romana ai tempi del NT, equivalente alla *dracma greca. Era d'argento e recava l'effigie dell'imperatore. Secondo Mt 20,2s., un denaro era il salario di un giorno. Nei Vangeli si allude a questa moneta una dozzina di volte.

Denzinger, Heinrich J. (1819-1883).

Teologo tedesco, che pubblicś, verso la metł del secolo XIX (1854), la raccolta dei testi del magistero ecclesiastico - Enchiridion Symbolorum - nota col suo nome (D), poi aggiornata da Rahner e altri e, ultimamente, da ShÜnmetzer (DZ).

Deo iuvante. Deo volente.

In latino, " Con l'aiuto di Dio ", " Se Dio vuole ".

Deontologia.

Dal greco, deśn = il dovere e logos = trattato. Trattato dei doveri. E una prospettiva dell'*etica che si usa in particolare in riferimento ai doveri professionali: deontologia professionale. Da una parte, restringe il campo della morale al quale si applica e, dall'altra, approfondisce aspetti trascurati dall'etica generale come, ad esempio, il dovere del medico di studiare, l'attenzione del professore ai casi particolari (i meno dotati, i superdotati, quelli che vivono in determinate condizioni), ecc.

Deportazione.

Vedi *Esilio.

Desacralizzazione.

Perdita o eliminazione del carattere sacro di una realtł. Ai nostri giorni si assiste ad un intenso processo di desacralizzazione con aspetti negativi, come la perdita del senso religioso, e altri positivi, come un approccio al sacro piŁ adatto alla nuova cultura.

Descartes, RenÄ (1596-1650).

Il piŁ grande filosofo francese. Detto latinamente Cartesio, Ć considerato il padre del razionalismo e, in generale, della filosofia moderna. Costruisce la " nuova filosofia " cercando un principio assolutamente indubbio, che trova nel fatto di pensare: " Penso, dunque sono " (Cogito ergo sum). (Questo principio, in realtł, lo troviamo varie volte nelle opere di sant'Agostino a cui, perś, Descartes non fa riferimento.) Dalla prima affermazione o principio deduce poi l'esistenza di Dio, del mondo, della veritł. Il suo concetto dell'uomo Ć dualista (dualismo antropologico). Nell'uomo, macchina pensante, distingue: a) la sostanza pensante e b) la sostanza che chiamiamo corpo. Il suo sistema morale ha come ideale l'impassibilitł (apatheia degli stoici), alla quale si giunge con la temperanza e la magnanimitł (cf J. Fischl, MHF; J. Ferrater, DF; OdlB, DC).

Deserto.

In senso spirituale, gił presente in alcuni passi biblici e rilevante in correnti spirituali del passato e del presente, significa luogo di prova (cf Os 2,14) e assenza di elementi superflui per accogliere intensamente la voce di Dio. A questo si ispira la cosiddetta spiritualitł del deserto, che ha la sua base piŁ ferma nel fatto che GesŁ stesso passś quaranta giorni in solitudine prima di cominciare la sua vita pubblica.

Destino.

a) Il fine per il quale ognuno esiste. b) Il fine al quale, in pratica, si giunge. c) A volte con questo termine si esprime una fatalitł o forza cieca che si impone alla volontł. Questa terza accezione si ritrova in alcune religioni e ad essa si allaccia l'interpretazione rigida della *predestinazione.

Il cristiano sa che il destino di ogni uomo Ć la salvezza: Dio " vuole che tutti gli uomini siano salvati " (1 Tm 2,4) e che questa salvezza consiste nel condividere tutti insieme la felicitł di Dio nell'amore. Non si salva solo chi si dł un altro destino scegliendo per un falso amore.

Destra di Dio.

Espressione simbolica che, dato il predominio della mano destra, significa lato preferito. Nel *Credo, si dice che Cristo Ć seduto " alla destra di Dio ". Nel giudizio finale, il Figlio dell'uomo porrł i buoni alla sua destra (cf Mt 25,33-34).

Deutero-Isaia.

Secondo Isaia. Questo nome Ć attribuito dal secolo XVIII allo sconosciuto autore dei capitoli 40-55 del libro di *Isaia; per lo stile e il contenuto, i critici riconoscono che Ć diverso dall'autore dei primi 39 capitoli e anche dalla terza parte del libro: c. 56-66. Il Deutero-Isaia Ć un autore che ha un brillante stile lirico-poetico. Sono notevoli i suoi canti o poemi sul servo di Jhwh, che sono profezie sul *messia che prende su di sÄ i nostri peccati. Questo scritto si colloca all'epoca del ritorno dalla cattivitł di *Babilonia, ovvero nella seconda metł del secolo VI a.C.

Deuterocanonico.

In greco, " gli altri (libri) canonici ". Vengono cosô chiamati alcuni libri della *Bibbia sulla cui canonicitł (vedi *Canone) alcuni dubitarono finchÄ l'autoritł ecclesiale li dichiarś esplicitamente canonici. Si tratta di sette libri dell'AT (Tobia, Giuditta, Baruc, Sapienza, Siracide, 1 e 2 Maccabei) e sette del NT (Ebrei, Giacomo, 2 Pietro, 2 e 3 Giovanni, Giuda e Apocalisse). Gli ebrei non li includono nella loro bibbia (AT) e nemmeno i protestanti (AT e NT), anche se compaiono nelle bibbie ecumeniche di questi ultimi.

Deuteronomio.

Ultimo libro del *Pentateuco. Letteralmente significa seconda legge, dato che la sua parte centrale (12-25,15) Ć costituita dal cosiddetto Codice deuteronomico, formato da un insieme di leggi civili e religiose inserito a metł di un lungo discorso che, come gił uno precedente e un altro posteriore, Ć posto sulle labbra di *MosĆ, al quale la Bibbia attribuisce tutto il Pentateuco. L'autore ricorda le grandi gesta di Israele ed esorta con veemenza ad essere fedeli a *Jhwh.

Devotio moderna.

Devozione moderna. Vedi *Tommaso da Kempis.

Diaconato.

In greco, significa servizio. Anche se tutti i *ministeri sono un servizio, quello del diacono lo Ć come per antonomasia tra i ministeri conferiti mediante il sacramento dell'*ordine: *episcopato, *presbiterato e diaconato. Il diaconato Ć requisito necessario per accedere al presbiterato e all'episcopato, ma ha anche la sua ragione d'essere in se stesso. Nella Chiesa antica, molti diaconi rimanevano tali per tutta la vita; essi ebbero un ruolo importante, soprattutto a Roma accanto al papa. Oggi, grazie al rinnovamento ecclesiologico del concilio Vaticano II, si Ć recuperato il diaconato permanente che puś essere conferito sia a *celibi che a sposati. Con il diaconato si entra a far parte dei ministri sacri o chierici.

Diaconessa.

Donna che, anticamente, soprattutto nelle chiese d'Oriente e d'Africa, riceveva il ministero per il servizio liturgico, specialmente per aiutare o servire in alcuni riti, come il battesimo delle donne, per motivi di decoro: unzione delle catecumene e accompagnamento nella vasca battesimale, data la nuditł delle catecumene in tali cerimonie, unzione delle malate... Altri ministeri erano piŁ indipendenti dalle azioni liturgiche, come i servizi di caritł. In alcuni casi, il vescovo le conferiva l'" ordinazione " in modo simile a quella del diacono o del presbitero, con imposizione delle mani, vestizione della stola, consegna del calice. Per quanto ci sia chi consideri questo rito sacramentale, o chi almeno si chiede se lo fosse, la convinzione generale Ć che si trattasse di una *benedizione costitutiva e non di un sacramento.

A volte si chiamava diaconessa la moglie del diacono.

Diaconôa.

1. Servizio o l'azione del servire.

2. Titolo diaconale, ovvero la Chiesa a cui veniva assegnato il diacono, cosô come esistono i titoli cardinalizio e presbiterale.

Diacono.

L'uomo che ha ricevuto il ministero del *diaconato.

Diłspora.

In greco, dispersione. Venne chiamato con questo nome il movimento di emigrazione delle comunitł ebraiche nel mondo pagano, dal VI secolo a.C. in poi. Ai tempi di GesŁ, ad esempio, vi erano piŁ ebrei nella diłspora che in Palestina. La loro presenza fu di notevole aiuto per l'introduzione del cristianesimo. Da quel significato originale, il termine si Ć esteso e si applica a qualsiasi minoranza religiosa inserita in un mondo di religione diversa.

DiatĆssaron.

Narrazione unificata dei quattro Vangeli elaborata da Taziano verso il 170. Fu il primo tentativo di questo genere e fu molto diffuso. Oggi, dopo aver scoperto le peculiaritł di ogni Vangelo nei fini, nello stile e anche nella prospettiva teologica, si considera giustamente inadeguata questa fusione dei quattro racconti evangelici. Vedi *Concordanze.

Diavolo.

Altro nome di *Satana = avversario. Vedi anche *Demonio.

Dicastero.

Ministero. Nella *Curia romana, una congregazione.

Diciotto benedizioni.

Preghiera ebraica composta da diciotto benedizioni la cui forma attuale risale al 100 d.C., ma le cui origini sono di epoca precristiana. Il pio israelita la recita tuttora tre volte al giorno. Ogni benedizione comincia con le parole: " Benedetto sei tu, o Signore, re dell'universo ".

DidachĆ.

Detta anche Dottrina dei dodici apostoli. Testo della Chiesa primitiva probabilmente anteriore agli ultimi libri del NT. Si ritiene che risalga al 90 ma c'Ć chi lo anticipa al 50 e chi lo ritiene piŁ tardo, del 150 circa. Se ne possono trarre dati importanti sulla liturgia dei primi tempi: celebrazione eucaristica, confessione comunitaria, importanza dei membri della comunitł denominati " profeti ", funzione dei vescovi, dei diaconi...

Dôdimo.

In greco, " gemello ". Questo nome o nomignolo Ć attribuito nei Vangeli all'apostolo *Tommaso.

Digiuno.

Atto di penitenza consistente nell'astensione totale o parziale dal cibo. Nella Chiesa cattolica, il digiuno consiste nel fare un solo pasto al giorno, benchÄ si permetta di mangiare qualcosa anche al mattino e alla sera. Sono giorni di digiuno il Mercoledô delle Ceneri e il Venerdô Santo (Vedi *Quaresima e *Triduo Pasquale, CIC 1251)

Diluvio.

L'inondazione della terra narrata in Gn 6-8, come castigo dell'umanitł corrotta, dalla quale si salvano NoĆ e la sua famiglia con gli animali necessari al proseguimento della vita. Il racconto biblico non si deve intendere alla lettera nei suoi particolari, ma va compreso nella mentalitł dei popoli antichi in cui il mito Ć un genere adatto ad esprimere veritł di fondo. Nel caso biblico, si tratta di mettere in evidenza la cattiveria del peccato, la bontł di Dio e, in definitiva, l'ottimismo e la speranza.

Dimissorie.

Documento che il superiore religioso o il vescovo di un candidato al sacerdozio mette a disposizione del vescovo a cui si chiede di procedere all'*ordinazione. Senza le lettere dimissorie, che attestano l'idoneitł del candidato, non si puś legittimamente procedere all'ordinazione (cf CIC 1052).

Dinamica di gruppo.

E una scienza sociale " che studia la natura dei gruppi, le leggi del loro sviluppo, i rapporti interpersonali nel gruppo e del gruppo con le altre organizzazioni " (R. Tonelli, in DC-CCC, 281). E anche la tecnica e l'arte di formare e far lavorare dei gruppi umani.

Dio.

Nome sacro dell'essere supremo, creatore dell'universo, che lo conserva e governa con la sua provvidenza " (Real Acad.). " Nelle religioni monoteistiche, essere supremo concepito come creatore, ordinatore e conservatore di tutta la realtł " (Zingarelli, 12a ed.). Nessuna parola o espressione Ć adeguata a definirlo, poichÄ il nostro linguaggio appartiene all'ordine dei nostri limiti e Dio Ć il *trascendente. La sua infinitł in ogni ordine lo fa ineffabile, inesprimibile. Per questo il nostro parlare di Dio non puś essere che un suggerire. Due definizioni bibliche impiegate sono: *Jhwh = " Io sono ", " Io sono colui che sono " (Es 3,14) e " Dio Ć amore " (1 Gv 4,8 e 16). La prima si usa a volte nel linguaggio metafisico, anche se non si deve pensare che la sua origine fosse questa. La seconda ha un senso piŁ vitale ed Ć senza dubbio quella che puś meglio suggerirci che cosa sia Dio, poichÄ tra gli attributi dell'essere personale nessuno vale piŁ di quello dell'amore.

Diocesi.

La porzione del popolo di Dio che viene affidata alla cura pastorale di un Vescovo con la cooperazione del presbiterio, in modo che, aderendo al suo pastore e da lui riunita nello Spirito Santo mediante il Vangelo e l'Eucaristia, costituisca una Chiesa particolare in cui Ć veramente presente e operante la Chiesa di Cristo una, santa, cattolica e apostolica (CIC 369). Di regola, Ć circoscritta entro un determinato territorio, ma vi sono anche diocesi personali, come nel caso del vescovo castrense. Diverse diocesi formano assieme un'*arcidiocesi o provincia ecclesiastica.

Dionigi il Piccolo.

Monaco orientale del sec. VI (, 540), nato in Scizia (Russia meridionale, presso il Mar Morto), ma vissuto a lungo a Roma, dove scrisse diverse opere. Denominato cosô per la sua umiltł, fu un grande studioso. Fu il primo a introdurre il calcolo degli anni secondo l'*Era cristiana.

Dionigi l'Areopagita.

Membro dell'*Areopago, si convertô al cristianesimo dopo il famoso discorso di Paolo narrato in At 17,22-34. Un autore del secolo V, lo Pseudo-Dionigi, mise sotto il suo nome i propri scritti. E stato anche identificato con il primo vescovo di Parigi, san Dionigi (sec. III).

Dionisiaco.

Relativo a Dioniso, dio della *mitologia greca, che corrisponde a Bacco in quella romana. Dioniso (Bacco) Ć il dio del vino, del delirio entusiasta, dell'energia che fa fruttificare la terra. Le orgie dionisiache greche hanno il loro equivalente nei *baccanali romani. I misteri dionisiaci comprendevano delle riunioni di culto orgiastiche con danze, corse, sacrifici di animali, estasi e allucinazioni in una specie di ubriacatura che non raramente degenerava in oscenitł. Vedi *Religioni mistiche.

Direttorio generale per la catechesi.

E' il documento ufficiale della *Santa Sede pubblicato dalla Congregazione per il clero il 15 agosto 1997. Il primo direttorio, con il titolo Direttorio catechistico generale, era stato pubblicato l'11 marzo 1971, secondo quanto stabilito dal *Concilio Vaticano II nel Decreto sull'ufficio pastorale dei vescovi, n. 44. Contiene principi dottrinali e norme metodologiche volte a collocare adeguatamente la pastorale catechistica nel contesto della situazione attuale.

Dirimente.

Dicesi dirimente l'impedimento che rende nullo il matrimonio (vedi CIC 1073 e ss.).

Diritti umani.

O Diritti dell'uomo. Facoltł fondamentali e inalienabili della persona umana, anteriori a qualsiasi norma o legge positiva, radicate nella dignitł stessa dell'essere *persona e, per il credente, nella fonte di quella dignitł, che Ć Dio. Questi diritti sono stati specificamente riconosciuti in formulazioni storiche: Dichiarazione di Indipendenza degli Stati Uniti d'America (1776), Dichiarazione dei Diritti dell'Uomo e del Cittadino, Assemblea Nazionale Francese (1789), Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo, Assemblea Generale dell'ONU (1948). Quest'ultima, almeno in teoria, Ć accettata e inserita nella Costituzione di tutti i paesi membri dell'ONU. Questo organismo ha promulgato altre dichiarazioni su aspetti particolari di questi diritti: diritti civili e politici, paritł di diritti della donna, contro la tortura e le pene degradanti... Negli ultimi tempi la Chiesa li ha riconosciuti in modo particolare nell'*enciclica Pacem in Terris (Giovanni XXIII, 1963) e nella costituzione Gaudium et Spes del concilio Vaticano II. Principali organismi che promuovono i diritti umani: Amnesty International (1961), Commissione per i diritti umani dell'ONU (196), Commissione Pontificia " Iustitia et Pax " (1967) (cf F. Ferrero, Derechos Humanos, DAP-VD).

Diritto canonico.

Il complesso delle leggi ecclesiastiche (canoni). Fin dai tempi della Chiesa primitiva invalse la consuetudine, per iniziativa privata, di raccogliere in unitł i canoni, dettati in prevalenza dai concili e dai papi. A metł del secolo XII, il monaco Graziano riorganizzś questa miriade di collezioni in una raccolta unitaria di leggi (Decretum Gratiani), che costituô il primo nucleo della grande collezione di leggi della Chiesa chiamata Corpus iuris canonici, sull'esempio del Corpus iuris civilis. Vennero poi le raccolte sistematiche di *decretali volute da Gregorio IX (Liber extra, 1234), Bonifacio VIII (Liber sextus, 1298) e Clemente V (Clementine, 1313) a cui si aggiunse la raccolta privata di Giovanni Chappuis (Extravagantes Iohannis XXII e Extravagantes communes). Fin qui, il corpo di leggi che costituisce il cosiddetto " diritto classico " della Chiesa cattolica. Il papa Pio X ordinś di approntare una nuova e riformata raccolta, essendosi creato nel tempo un immenso cumulo di leggi fonte di disordine e di incertezza. Vedi *Codice di Diritto Canonico.

Diritto d'asilo.

Nell'antichitł e, soprattutto nel Medio Evo, privilegio di chiese o altri luoghi nei quali le persone trovavano rifugio e non potevano subire violenze.

Diritto di proprietł.

Facoltł di possedere beni economici personali, tanto per sovvenire alle proprie necessitł, come per produrre con essi altri beni. Anticamente, questo diritto venne inteso come principio assoluto: " ius utendi et abutendi " = " diritto di usare e abusare " delle proprie cose. Oggi si riconosce, e lo hanno esplicitamente fatto il concilio Vaticano II e i papi Paolo VI e Giovanni Paolo II, che sulla proprietł privata pende un'ipoteca sociale: la Chiesa ha inteso " il diritto alla proprietł privata come subordinato al diritto all'uso comune, al destino universale dei beni " (Giovanni Paolo II, LE 14). " Non Ć parte dei tuoi beni quello che tu dai al povero; quello che gli dai gli appartiene, perchÄ di ciś che Ć stato dato per l'uso di tutti, tu ti sei appropriato " (Sant'Ambrogio, cit. da Paolo VI, PP 23).

Diritto naturale.

Le norme che si fondano sulla natura o essenza dell'uomo in modo universale e immutabile. Vedi anche *Legge naturale.

Discepolo.

Colui che impara dal suo maestro e lo segue. GesŁ ebbe 12 *apostoli e molti discepoli.

Discernimento.

Riflessione con la quale si cerca di conoscere la volontł di Dio su un determinato punto sul quale non si ha sufficiente chiarezza. Si tratta di un'attivitł spirituale che si deve realizzare in un clima di preghiera. Oggetto del discernimento puś essere una questione personale oppure comunitaria. Il clima di preghiera implica la sinceritł, e cioĆ il tentare di eliminare i mascheramenti soggettivi della veritł per vedere le cose alla luce di Dio ed operare di conseguenza. Per realizzare un buon discernimento Ć indispensabile, con lo spirito di fede (giudizio delle realtł secondo Dio), un atteggiamento di piena disponibilitł, vale a dire essere disposti ad accettare nella propria vita le conseguenze della luce ottenuta, per esigenti che siano. Anche se il discernimento Ć sempre esistito nella vita spirituale, si indica in sant'Ignazio di Loyola l'uomo che, in modo esplicito, lo praticś e lo propose, tanto da essere una delle caratteristiche della spiritualitł ignaziana.

Discesa agli inferi.

In questa frase del *Credo, inferi (luoghi inferiori) significa il luogo dei morti. Cristo morô veramente come muore ogni uomo. La morte Ć la condizione del passare al nuovo stato o vita in un'altra dimensione. Vedi *Risurrezione.

Discorso della montagna.

E un lungo discorso di GesŁ che in Mt occupa tre capitoli (5, 6 e 7); in Lc Ć molto piŁ breve (6,17-49) perchÄ alcuni elementi, rispetto a Mt, sono collocati in altri contesti. E probabile che Mt abbia riunito la dottrina esposta da GesŁ in diverse circostanze. Il discorso della montagna ebbe luogo all'inizio della vita pubblica. La montagna di cui parla Mt 5,1 Ć, secondo la tradizione, una collinetta presso il lago di *GenĆsaret, sul lato nord a tre chilometri da *Cafarnao. Anche se non si deve cercare in questo discorso un riassunto di tutto il cristianesimo, esso Ć importantissimo come espressione dello spirito dell'insegnamento evangelico. Comincia con le *Beatitudini, manifesta la novitł dell'insegnamento di GesŁ rispetto all'antica legge, espone gli atteggiamenti fondamentali che deve avere chi vuole seguirlo e si conclude con un deciso appello a non ridursi ai meri sentimenti, ma a tradurli in opere. Questo discorso Ć stato molto commentato nel corso dei secoli.

Disegno di Dio.

Piano di Dio per salvare l'uomo, occulto dal principio e rivelato in Cristo, come dice san Paolo, che lo chiama anche il mistero della sua volontł. Vedi Ef 1,9 e tutto il paragrafo 1,3-14.

Distanasia.

Dal greco, dysthłnatos = che produce una dura morte. Vedi *Eutanasia.

Dôttico.

Dal greco, diptychos = piegato in due. Coppia di tavolette unite da una cerniera. I Romani vi incidevano anticamente delle note o delle lettere. Venne poi l'usanza, in etł consolare, di farvi incidere il proprio ritratto. Nel Medio Evo, l'uso del dittico passś nella liturgia cristiana: con esso si indicavano le tavolette su cui venivano scritti i nomi delle persone vive o defunte che si volevano ricordare nella preghiera. Da tali dittici, sontuosamente decorati con pitture e bassorilievi, traggono origine il trittico e il polittico.

Diurnale.

Libro della *Liturgia delle ore che contiene le ore diurne, ovvero tutto salvo l'ora di lettura, maiuscole o notturni. Attualmente, anche questa ora si puś pregare durante il giorno, a parte alcuni religiosi che per particolari disposizioni devono celebrarla di notte.

Divini illius Magistri.

*Enciclica di Pio XI sull'educazione (29121929). In essa, il papa chiarisce la dottrina delle diverse istituzioni che intervengono nell'educazione (famiglia, Chiesa, Stato), sul soggetto, l'ambiente, il modo di portare a termine questa missione.

Divorzio.

Scioglimento o rottura del matrimonio valido essendo vivi ambedue i coniugi. Le leggi civili di numerosi paesi lo ammettono con diverse motivazioni. La Chiesa, seguendo l'insegnamento di Cristo (cf Mt 19,3-8), lo considera illegittimo e non valido. Quando la Santa Sede, per mezzo dei suoi tribunali, ammette la separazione con la possibilitł di contrarre nuove nozze, non ammette il divorzio, ma dichiara che il precedente non era valido per un difetto in radice. Il papa puś sciogliere, per una giusta causa, un matrimonio non consumato, vale a dire di coloro che pur essendo sposati non hanno realizzato l'unione sessuale. Inoltre, in virtŁ del cosiddetto privilegio paolino, promulgato da Paolo in 1 Cor 7,12-15, si puś concedere la separazione con possibilitł di un nuovo matrimonio nel caso di chi, sposatosi prima di abbracciare la fede cristiana con una persona non battezzata, non possa convivere in modo conforme alla sua fede in quel matrimonio (cfr CIC 1143).

Docetismo.

Dal greco, dśkesis = apparenza. Dottrina eretica dei primi secoli cristiani, alla quale si allude gił negli scritti del NT (Giovanni, Colossesi), che attribuiva a Cristo solo un corpo apparente, negando cosô la realtł del mistero dell'*incarnazione.

Dogma.

Affermazione dottrinale precisa che la Chiesa ha definito in modo solenne. La sua accettazione Ć obbligatoria per tutti i membri della Chiesa. Chi lo rifiuta, cade nell'eresia e si pone fuori della Chiesa. Sono generalmente le controversie sui punti dottrinali importanti che portano a stabilire una veritł come il dogma.

Domenica.

La parola significa " del Signore ", dal termine latino Dominus (= Signore), o " Giorno del Signore ", in latino " Dies dominica ". E il giorno di festa per antonomasia. Non si tratta di uno spostamento del sabato ebraico; Ć " il giorno della risurrezione del Signore ", Ć la pasqua settimanale. Il sabato Ć il settimo giorno; la domenica Ć il primo giorno: giorno della creazione iniziale e della nuova creazione che comincia con la risurrezione di Cristo; ed Ć il giorno ottavo, ossia al di lł dei sette giorni, il giorno di ciś che Ć definitivo, il giorno dei tempi *escatologici. Il Vaticano II, che fa della domenica una presentazione ricca di concetti, afferma che " la domenica Ć il fondamento e il nucleo di tutto l'anno liturgico " (SC 106).

Domenicani.

Vedi *Frati predicatori.

Domenico di Guzman, san. (1170-1221).

Nacque in Spagna, nella Vecchia Castiglia. Canonico della cattedrale di Osma, affiancś il suo vescovo, Diego de Acebes, in una missione diplomatica nel sud della Francia. Colpito dalla diffusione delle eresie, in particolare quella degli *albigesi, si propose di riconquistare alla veritł una cristianitł divisa e decadente, non con spedizioni armate ma con la predicazione. Fondś a Tolosa l'ordine dei Domenicani o Predicatori. Morô a Bologna. Fu canonizzato nel 1234.

Domĺnguez, Clemente.

Capo della setta dei Carmelitani del Santo Volto di Palmar de Troya (comune di Utrera, Siviglia). Presunte rivelazioni e stigmate gli diedero spettacolaritł fin dal 1969. L'arcivescovo sud-vietnamita Ngo-Dhin-Thuc gli conferô illegittimamente il presbiterato e dieci giorni dopo lo ordinś vescovo. Sospeso *a divinis e *scomunicato, si separś dalla Chiesa e fondś l'ordine dei Carmelitani del Santo Volto, setta fortemente conservatrice (sono giunti a canonizzare J.A. Primo de Rivera e il dittatore Franco). Nel 1976, in seguito a un incidente automobilistico, Clemente rimase cieco. Nel 1978, alla morte di Paolo VI, si proclamś papa con il nome di Gregorio XVII. Dietro a questa istituzione, operano importanti interessi economici.

Doni dello Spirito Santo.

Grazie particolarmente significative che costituiscono l'humus di un comportamento spirituale dominato dallo Spirito di Dio. Seguendo Isaia 11,1-3, se ne menzionano sette: sapienza, intelligenza, consiglio, fortezza, scienza, pietł e timor di Dio.

Dossologia.

Preghiera di lode (doxa in greco). Si chiama dossologia maggiore il Gloria della messa; dossologia minore il Gloria che recitiamo comunemente nelle nostre preghiere: Gloria al Padre, al Figlio e allo Spirito Santo. La preghiera eucaristica della messa si conclude con una solenne dossologia: " Per Cristo, con Cristo e in Cristo ". Anche la strofa finale di molti inni liturgici Ć una dossologia. E un genere di preghiera molto praticato nell'orazione della Chiesa; l'atteggiamento piŁ nobile, quello che dovrebbe essere piŁ spontaneo davanti a Dio e alla sua opera, Ć la lode.

Dottore della Chiesa.

Titolo attribuito dal papa a santi scrittori per la perfetta *ortodossia della loro dottrina. Durante il Concilio Vaticano II, Paolo VI concesse questo titolo per la prima volta a due donne: Santa Caterina da Siena e Santa Teresa di GesŁ.

Dottore.

Dal latino, docere = insegnare. Colui al quale viene ufficialmente riconosciuta la capacitł di insegnare. Nella Chiesa, i primi dottori sono i vescovi. Nelle universitł, il dottorato Ć il massimo livello accademico.

Dottrina sociale della Chiesa. I. Documenti principali:

Come corpo dottrinale in qualche modo organizzato, si Ć sviluppata dalla fine del secolo XIX, con il risveglio del senso di giustizia, di fronte alle condizioni disumane dei salariati. In seguito, si Ć allargata ad aspetti sociali come la pace, i rapporti fra i popoli, la famiglia, l'educazione, il consumo...

- Rerum novarum (" Delle cose nuove "), *enciclica promulgata dal papa Leone XIII il 15 maggio 1891. E il primo grande documento sociale della Chiesa. Fu accolta con entusiasmo da chi si preoccupava in modo particolare per l'ingiusta situazione degli operai e rifiutata negli ambienti che si opponevano al cambiamento, anche all'interno della Chiesa. Denuncia le condizioni disumane dei lavoratori e propone i principi fondamentali per un ordine giusto (cf Commissione Povertł e Giustizia, L'insegnamento sociale della Chiesa, per i documenti pontifici anteriori al 1984).

- Quadragesimo anno (" Quarant'anni dopo " - dalla Rerum novarum - ), enciclica promulgata da Pio XI il 15 maggio 1931. Erano i giorni della recessione mondiale e della feroce dittatura di Stalin.

- Mater et Magistra (la Chiesa, " Madre e Maestra "), enciclica di Giovanni XXIII settant'anni dopo la " Rerum novarum " (15561). Il papa si fa carico dei progressi scientifici, sociali e politici e, nel nuovo contesto, riafferma e completa gli insegnamenti dei suoi predecessori.

- Pacem in terris (" La pace sulla terra "), enciclica di Giovanni XXIII (11463). Affronta il tema della pace e dei diritti umani, fondati sul rispetto della persona.

- Gaudium et spes (" La gioia e la speranza "), *costituzione *pastorale del concilio *Vaticano II sulla Chiesa nel mondo contemporaneo, promulgata il 71265. La Parte I Ć dedicata a considerazioni sulla dignitł umana e sulla missione sociale dei fedeli. La parte II dibatte i grandi temi attuali.

- Populorum progressio (" Lo sviluppo dei popoli "), enciclica di Paolo VI (26367). Sviluppa la dottrina sul rapporto tra gli individui a livello delle nazioni. E un vigoroso richiamo alla giustizia e alla solidarietł universale. " Venne scritta dal mondo occidentale per il mondo occidentale " (P. BigŚ), e per questo " non allude mai al mondo socialista o alla teoria marxista ", ma rivolge la sua critica al " capitalismo liberale " (26 e 58), che trovś nell'enciclica " delle simpatie marxiste " (ad es. il Wall Street Journal). E ispirata dal profondo spirito umanitario ed evangelico di Paolo VI.

- Octogesima adveniens (" Ad ottant'anni " - dalla Rerum novarum - ), lettera di Paolo VI al Cardinale Roy, presidente della Commissione " Giustizia e Pace ", (15571). Il papa ricorda come i suoi viaggi per il mondo gli abbiano permesso di vedere la miseria di tanti e udire il loro grido, di constatare le flagranti differenze nello sviluppo dei popoli, l'emarginazione dei poveri. La Chiesa vuole " conoscerli, aiutarli e difendere il loro posto e la loro dignitł in una societł indurita dalla rivalitł e dal fascino del successo " (n. 15).

- Giustizia nel mondo, documento del terzo *Sinodo dei vescovi (1971). " L'amore per il prossimo e la giustizia sono inseparabili ". I vescovi auspicano con urgenza che all'interno della Chiesa sia visibile il modello del rispetto per i diritti di ognuno; chiedono che si adotti lo stile di vita che richiede la miserrima situazione di tanti; sottolineano l'impegno educativo, che deve partire dal riconoscimento del peccato nelle sue manifestazioni individuali e sociali (cf nn. 17-19).

- Laborem exercens (" Nel realizzare il lavoro "), enciclica di Giovanni Paolo II a novant'anni dalla Rerum novarum (14981; non potÄ essere pubblicata il 15 maggio a causa dell'attentato di cui fu vittima il papa il giorno 13). E scritta da un uomo che ha vissuto in un paese sottoposto all'ideologia e all'organizzazione marxista, ma che ha anche studiato i sistemi capitalisti. Al centro del pensiero del papa Ć la persona umana, la veritł dell'essere dell'uomo.

- Sollicitudo rei socialis (SRS) (" La preoccupazione per gli affari sociali "), enciclica di Giovanni Paolo II (19288) per commemorare i vent'anni della Populorum progressio (PP), alla quale fa ripetutamente riferimento. Mentre PP, scritta per l'occidente, non fa allusione al marxismo, ma critica fortemente il capitalismo liberale (n. 26 e 58), SRS condanna con energia l'oppressione marxista, che sopprime le libertł e reprime la creativitł (cf n. 15). Ma il capitalismo liberale Ć anche un imperialismo oppressore. " Il processo dello sviluppo e della liberazione si concretizza nell'esercizio della solidarietł, vale a dire dell'amore e del servizio al prossimo, in particolare ai piŁ poveri " (n. 46).

- Centesimus annus (" Nel centenario "), *enciclica di Giovanni Paolo II a cent'anni dalla Rerum novarum. Il papa, oltre a ricordare i criteri piŁ caratteristici della RN, espone le linee essenziali della dottrina sociale della Chiesa con lo sguardo rivolto piŁ al futuro che al passato. Essenziale Ć la concezione corretta della persona, intesa in modo erroneo dal marxismo e dal capitalismo.

- Pio XII offrô notevoli insegnamenti sui diritti umani, l'ordine giuridico internazionale, eccetera. Tra i suoi interventi in questo campo, si distinguono i radiomessaggi di Pentecoste del 1941, La solennitł (a cinquant'anni dalla Rerum novarum), quello di Natale del 1942 e quello del 1944: Benignitas et humanitas, sulla Chiesa e la democrazia.

- Il *CELAM, nelle sue Conferenze Generali di *Medellĺn (1968) e di *Puebla (1979), dipinse con duro realismo la situazione di ingiustizia patita da grandi moltitudini nel continente americano e propose la dottrina della Chiesa applicata a tale situazione.

Medellĺn dedica il primo dei suoi sedici documenti alla giustizia; sulla stessa linea il quattordicesimo: Povertł della Chiesa; numerosi i riferimenti in altri, come Famiglia e demografia, GioventŁ, Catechesi...

Puebla parte dal fatto che la situazione non Ć migliorata tra le due assemblee e, nel suo documento unitario, parla di strutture di peccato in questo ambito, usando perfino l'espressione " peccato sociale " (nn. 28, 487). (Giovanni Paolo II parla di " strutture di peccato ", per es. in SRS 36.) Meritano di essere citate in particolare: parte I, cap. II: Visione della realtł dell'America Latina; parte II, cap. II, paragrafo IV: Evangelizzazione, liberazione e promozione umana; e paragrafo V: Evangelizzazione, ideologie e politica; parte IV, cap. I: L'opzione preferenziale per i poveri.

- Libertatis nuntius, istruzione della Congregazione per la Dottrina della fede (6884) che indica le deviazioni di alcune correnti della *teologia della liberazione.

- Libertatis conscientia, istruzione della stessa *Congregazione Romana (22386). E un'esposizione piŁ completa sulla libertł umana, inclusa la liberazione dalle condizioni socio-economiche che rendono schiavi.

- La Pontificia Commissione Giustizia e Pace pubblicś vari documenti di portata sociale: Al servizio della comunitł umana: una considerazione etica del debito internazionale (1986); Che hai fatto di tuo fratello senza tetto? La Chiesa di fronte alla crisi della casa (1987); Il moderno sviluppo delle attivitł finanziarie alla luce delle esigenze del cristianesimo (1994); Per una migliore distribuzione della terra (1997).

Dottrina sociale della Chiesa. II Linee centrali.

(Le sigle rimandano ai documenti citati nell'articolo precedente.)

1. Il primo punto di riferimento Ć il valore della persona umana. La sua dignitł, la sua libertł, l'uguaglianza radicale di tutti gli uomini. L'autentico bene dell'uomo Ć il suo essere personale; non ciś che possiede ma ciś che Ć, e il mistero del suo essere si scopre nella sua prospettiva trascendente. L'interesse sociale deve tendere a far sô che l'uomo passi " da condizioni di vita meno umane a condizioni di vita piŁ umane " (PP 20) (LE, CA).

2. " Il lavoro umano Ć la chiave, forse la chiave essenziale, di tutta la questione sociale "; non deve essere considerato come merce, ma come attivitł personale (LE 3 e 6). Il sistema del salario non Ć di per sÄ ingiusto. Puś garantire la giustizia e oggi come oggi non se ne conosce un altro che possa sostituirlo. Tuttavia, il rapporto tra le parti va al di lł del salario; il lavoratore fa parte dell'impresa e deve partecipare in qualche modo alla sua proprietł, all'amministrazione e ai benefici (QA, GS).

I lavoratori hanno diritto ad associarsi, a formare sindacati per difendere i loro interessi, il che non vuol dire lottare " contro gli altri " (RN, LE 20).

Lo sciopero, " nella presente situazione, puś continuare ad essere un mezzo necessario, anche se estremo " (GS 68).

La lotta di classe Ć illegittima se intesa come conflitto nel quale non si rispetta l'etica e nel quale si cerca il bene personale a prescindere dal bene generale (QA, CA 14).

Il vizio radicale del capitalismo liberale e del marxismo sta nel fatto che entrambi sono materialisti: violano i diritti delle persone concentrandosi sui beni materiali (LE 13). Uno sviluppo puramente economico non libera l'uomo; piuttosto, lo disumanizza (SRS 46).

3. Il diritto di proprietł individuale Ć legittimo e deve essere promosso. Garantisce la libertł e la creativitł e stimola il lavoro. Tale diritto riguarda anche i mezzo di produzione (RN 9, 10, 14, 18; MM 21; LE 14; CA 6, 30).

La proprietł privata, perś, " non costituisce per nessuno un diritto senza condizioni ed assoluto " (PP 23); su questo diritto pende un'" ipoteca sociale ". Esso Ć subordinato a un altro piŁ radicale: Dio ha destinato i beni della terra " perchÄ ne facciano uso tutti gli uomini e i popoli " (GS 69; LE 14; SRS 42).

4. La solidarietł tra gli uomini e tra i popoli. E un fatto in molti campi (PP 17). Deve esserlo particolarmente in questo, perchÄ si superi la mentalitł individualistica (CA 49).

- " L'amore preferenziale per i poveri " Ć una delle espressioni necessarie della solidarietł (SRS 46).

- " L'amore per il prossimo e la giustizia sono inseparabili. L'amore Ć innanzi tutto un'esigenza assoluta di giustizia " (Sinodo Vescovi, 1971).

- Il superfluo deve essere considerato " con la misura delle necessitł degli altri " (Giovanni XXIII: GS 69). Come gił insegnarono i Padri della Chiesa, quello che avanza al ricco appartiene al bisognoso (PP 23). Similmente, " il superfluo dei paesi ricchi deve essere dedicato ai paesi poveri " (PP 49).

Il cardinal Lustiger affermava che siamo agli inizi del cristianesimo. Almeno nel campo dell'applicazione del *vangelo alla vita sociale, tale affermazione risulta innegabile se guardiamo semplicemente a quanto detto nel punto 4.

5. La Chiesa ha il diritto e il dovere di intervenire in questo campo proponendo la sua dottrina. PoichÄ il sociale comporta una responsabilitł morale, " fa parte della missione evangelizzatrice della Chiesa " (SRS 41). In questo campo sono coinvolti elementi evangelici fondamentali come la giustizia, la caritł, l'essere dell'uomo e il suo destino (RN, QA, EN, PP). Questa dottrina non Ć una terza via tra il capitalismo liberale e il materialismo marxista, ma Ć applicazione della Parola di Dio alla vita (SRS 41).

Dracma.

Unitł monetaria greca equivalente al *denaro romano ai tempi del Nuovo Testamento.

Drago.

Animale *mitologico, incarnazione del caos primitivo. Nell'Antico Testamento, mostro marino o, a volte, terrestre; compare anche sotto altri nomi (Leviatan, serpente) (cf Sal 74,13; 91,13; 148,7; Is 14,29; 27,1; 30,6; Ez 29,3; 32,2; Dn 7). Nel Nuovo Testamento lo nomina l'Apocalisse come l'avversario di Dio: Ap 12, 3.14-17 (serpente); 20,7-10 (diavolo). Puś essere assimilato allo spirito del male.

Droga.

" Prodotto - naturale o derivato - che ha la capacitł di stimolare o inibire il sistema nervoso, producendo tolleranza (aumento costante della necessitł) e dipendenza (se ne ha bisogno per comportarsi normalmente, poichÄ senza di essa ci si ammala) " (Eduardo Baselgas, sj). La maggior parte delle droghe producono dipendenza psichica (ci si sente incapaci di farne a meno) e alcune anche dipendenza fisica (interrompendone l'assunzione, si producono disturbi organici in quanto il corpo vi si Ć abituato). Ne esistono vari tipi, distinti secondo gli effetti: stimolanti, ipnotici, allucinogeni. Sono pericolose e a volte possono provocare la morte (cf L. Gonzçlez-Carvajal, D.A.P.V.D.).

Druida.

Vocabolo di origine celtica, significa letteralmente: " che conosce (wid) la quercia (dru) ", con riferimento alle misteriose pratiche fatte col vischio quercino. Indicava i sacerdoti con funzioni religiose e anche politiche nei popoli celtici.

Dualismo.

Concezione filosofica secondo la quale ciś che esiste deriva da due principi opposti ed irriducibili: bene e male, caos e creazione, tenebre e luce... La Bibbia afferma chiaramente l'esistenza di un Dio unico creatore di ogni cosa.

Esiste anche un dualismo antropologico, ovvero una visione dell'uomo come opposizione o almeno separazione di anima e corpo. La concezione ebraica dell'uomo Ć monista o unitaria, ma nella filosofia cristiana ebbe un forte influsso la visione dualistica della filosofia greca, specialmente di Platone. Ai nostri giorni, si recupera l'originale visione semitica.

Duello.

Combattimento tra due contendenti secondo norme prestabilite ed armi uguali per vendicare l'onore offeso. PoichÄ puś condurre alla morte o a ferite gravi, Ć un'espressione di odio oltre che di orgoglio. E un peccato grave.

Dulôa.

Culto di venerazione reso ad angeli e santi. Vedi *Culto.

Duomo.

Termine popolare con cui si designano in Italia alcune *cattedrali, in particolare a Milano, Orvieto, Pisa e Siena.

E

Ebal.

Montagna rocciosa della *Samaria, a nord di Sichem, presso l'attuale Nablus. Nell'impressionante scenario tra questo arido monte e il boscoso *Garizôm (monte della maledizione il primo, della benedizione il secondo), *GiosuĆ costruô un altare, come gli aveva ordinato MosĆ e lesse tutte le parole della legge, perchÄ il popolo scegliesse se obbedire o disobbedire a Dio (vedi Dt 11,26-30 e Gs 8,30-35).

Ebdomadario.

Dal greco hebdśmada = settimana. La persona che nella preghiera corale o comunitaria della *Liturgia delle ore presiede o dirige la preghiera. Viene detta ebdomadario per l'uso di svolgere a turno settimanalmente questo ministero, iniziando dai primi vespri della domenica.

Ebioniti.

Setta giudeocristiana che negava la divinitł di Cristo. Durante la *Guerra Giudaica, si rifugiarono ad est del *Giordano. La loro dottrina Ć racchiusa in un vangelo, detto vangelo degli ebioniti, elaborato soprattutto con materiale di Mt, ma anche degli altri sinottici e con leggende. Proibivano di mangiare carne, si opponevano alla dottrina di *Paolo e negavano la nascita verginale di GesŁ (cf DBM e VPB).

Ebraico.

Lingua semita nella quale venne scritto l'AT. Proviene dal mescolarsi della lingua dei cananei con l'aramaico che parlava il popolo di Israele. Dopo l'*esilio, l'ebraico rimase come lingua letteraria, ma il popolo parlava aramaico. Nella scrittura, l'ebraico usava solo le consonanti. I *masoreti inventarono, verso il sec. VI o VII d.C., il sistema per rappresentare le vocali per mezzo di punti.

Ebraismo.

Religione e insieme delle tradizioni degli ebrei. E una delle tre grandi religioni monoteiste, con il Cristianesimo e l'Islam. Vedi *Giudaismo.

Ebrei.

Nome dei discendenti di Abramo, che in Gn 14,13 viene detto " l'ebreo ". Nell'AT viene usato esclusivamente per differenziare gli israeliti da quelli che non lo sono. Tanto nell'Antico come nel Nuovo Testamento, " ebreo " Ć una designazione onorifica per gli israeliti (cf 2 Cor 11,22).

Ebrei, Lettera agli.

Fino a non molto tempo fa, la si attribuiva a Paolo. La dottrina Ć sulla linea paolina, anche se non Ć paolina l'idea centrale di Cristo sommo sacerdote. Lo stile Ć, comunque, molto diverso e oggi nessuno sostiene piŁ che sia sua. Non Ć una vera e propria lettera, salvo nel saluto finale (13,22-25), aggiunto successivamente. E un'esposizione dottrinale ed esortativa. BenchÄ il titolo con il nome dei destinatari sia posteriore al resto, dal suo contenuto si deduce che era rivolta ai *giudeocristiani. La data di composizione Ć incerta, tra il 65 e il 90 come date limite.

Ebron

Antica cittł-stato (Ć considerata una delle cittł piŁ antiche del mondo) circa 36 km a sud di Gerusalemme, sulle montagne della *Giudea. A Ebron morô *Sara, la moglie di *Abramo, ed egli comprś agli Hittiti per seppellirla la caverna di *Macpela, primo suolo di queste terre a diventare di proprietł del padre del popolo di Dio (cf Gn 23). Sarł la tomba dei *patriarchi di *Israele (cf Gn 25,7-10; 35,27-29; 49,29-32; 50,12-13). Oggi Ć sotto il controllo dei musulmani che, come Ć noto, si sentono figli di Abramo. Davide ne fece la capitale del suo regno e vi regnś per sette anni prima della conquista di *Gerusalemme (2 Sam 2,1-4; 5,1-5).

Ecclesiaste.

Uno dei libri sapienziali dell'AT. E detto anche QoĆlet (" colui che parla nell'assemblea ", cioĆ il " Predicatore ") secondo la designazione ebraica. Nel presentarsi, l'autore allude a Salomone (1,1), secondo la finzione letteraria diffusa nell'antichitł di attribuire alcune opere ad uomini illustri, ma il testo si fa risalire al sec. III a.C. Tema centrale Ć la vanitł delle cose umane (cf 1,2 e 12,8). L'autore non vede ancora una soluzione chiara al problema dell'aldilł e per questo risulta a volte sconcertante: ma Ć uomo di fede. Questo libro si deve vedere, piŁ di altri, nell'insieme della rivelazione, la quale va progredendo in una chiarezza che solo in GesŁ si fa piena.

Ecclesiastico.

Vedi *Siracide.

Ecclesiologia.

Disciplina teologica che studia la *Chiesa nel suo essere o nella sua essenza. Oggi le si dł molta importanza. I motivi di questa ritrovata importanza e dell'interesse che suscita sono: a) lo stretto rapporto che la Chiesa ha con Cristo, dal quale procede, e con gli uomini, per i quali Ć sacramento universale di salvezza; b) il fatto che, in quanto sacramento universale, in essa ricevono la loro sacramentalitł tutti i sacramenti particolari (vedi LG 48 e 1).

Eckart Eckhart, Mastro Johannes (1260 ?-1326).

*Mistico *domenicano della Renania, nell'attuale Germania. Attivo nel lavoro pastorale, coltivś la teologia spirituale. Alcune delle sue dottrine scivolarono nel *panteismo, e venne perciś aperto un processo dottrinale sulle sue opere. Eckart si sottomise alla decisione prima che questa venisse pronunciata. Alcune sue proposizioni furono condannate nel 1329.

Eclettismo.

Sistema filosofico o atteggiamento del pensiero che prende quanto ritiene esservi di meglio dalle diverse dottrine filosofiche cercando di coordinarne l'insieme senza fare una elaborazione unitaria originale. Quando manca la coordinazione, si ha il *sincretismo. Eclettico Ć chi si interessa a studi o discipline differenti.

Ecologia.

Scienza recente (il termine Ć usato per la prima volta da E. Haekel nel 1968) che studia i rapporti tra gli organismi viventi e il loro ambiente. Da una iniziale attenzione ai vegetali, passś allo studio degli animali e oggi Ć particolarmente rivolta a quello dell'uomo. " Si colloca accanto alla psicologia, all'antropologia e alla geografia umana, a metł strada tra le scienze fisiche e biologiche e le scienze culturali umanistiche " (R. Strassoldo, DS-P).

Economia della salvezza.

L'insieme delle disposizioni divine che hanno come fine la salvezza dell'uomo, cosô come la realizzazione concreta di questo piano. L'economia, in questo senso biblico-teologico, Ć l'azione di Dio " ad extra ", fuori da sÄ, vale a dire diversa dalle relazioni personali tra il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo all'interno del mistero trinitario.

Economo.

Colui che, nominato dal vescovo, amministra gli affari economici della *diocesi secondo le modalitł definite dal consiglio per gli affari economici (cf CIC 494).

Ecumenismo.

Movimento che tende a riunificare in una sola Chiesa le diverse Chiese cristiane. Ecumene significa in greco la parte abitata della terra, ovvero l'universalitł. L'ecumenismo vuole essere la risposta alle parole di GesŁ: " che siano una sola cosa " (Gv 17,21). Il movimento nacque in Inghilterra nel sec. XIX. Nel 1948, venne fondato a Ginevra il Consiglio Ecumenico delle Chiese, al quale appartengono quasi tutte le confessioni cristiane. La Chiesa cattolica, che non ne Ć membro, vi Ć rappresentata da osservatori. *Giovanni XXIII creś il " Segretariato per la promozione dell'unitł dei cristiani " (1960). Il Vaticano II si interessś molto al tema dell'ecumenismo ed elaborś il Decreto sull'ecumenismo " Unitatis Redintegratio ".

Eden.

In ebraico " delizia ". Non Ć il *paradiso terrestre, ma il luogo dove tale paradiso si trovava (cf Gn 2,8-15).

Edipo, Complesso di.

Inclinazione erotica del bambino verso sua madre o della bambina verso suo padre. Il nome viene dal racconto della *mitologia greca immortalato da Sofocle, secondo il quale Edipo, senza saperlo, si sposa con sua madre e, venutolo a sapere, si cava gli occhi. In psicoanalisi, Ć importante fare attenzione a questo fenomeno, che Ć naturale in certi periodi dell'infanzia e che puś provocare successivamente conflitti nevrotici.

Edizione critica.

Edizione di un'opera del passato nella quale si selezionano e si giustificano con note critiche le scelte che sembrano piŁ conformi all'originale. Si fa questo con opere che, per la loro importanza, hanno avuto molte copie o edizioni. Il fatto stesso di copiare, soggetto ad errori, o anche una mentalitł o ideologia prevenuta di fronte a determinati testi, sono causa di molte delle varianti, che devono essere eliminate. Le edizioni critiche hanno grande importanza relativamente alla *Bibbia, tanto per il fatto di essere il libro piŁ copiato e pubblicato, che per le tendenze, a volte eretiche, con cui Ć stato affrontato.

Edom.

Territorio a sud del Mar Morto, fino al golfo di Aqaba, dove si stabilô *EsaŁ, il capostipite degli edomiti o *idumei. Appartenne ad Israele al tempo di *Davide (2 Sam 8,13-14) e in altre brevi epoche. Le guerre tra Edom e Israele furono frequenti, a causa delle ricchezze minerarie e dell'ubicazione, aperta ai mari del sud. Traendo vantaggio dall'esilio degli israeliti, gli *edomiti occuparono gran parte del territorio a sud della Giudea (vedi *Idumea).

Edomiti.

Vedi *Idumei.

Edonismo.

" Dottrina secondo la quale il piacere determina il valore etico dell'azione. Al tempo stesso si presuppone che, in generale, l'uomo agisca solo per il piacere " (J. Schuster, DF-H). L'epicureismo, il materialismo e qualche altra corrente filosofica professano l'edonismo.

Educazione.

Attivitł rivolta a promuovere lo sviluppo e il perfezionamento delle potenzialitł e delle qualitł dell'essere umano. Secondo diverse angolazioni Ć vista: a) come aiuto all'educando perchÄ egli stesso possa trarre (" educere ", in latino) quel che Ć buono da sÄ stesso; b) o come trasmissione di conoscenze e atteggiamenti morali, di valori, ossia, di cultura.

Educazione della fede.

Con questa espressione si definisce a volte la *catechesi (cf CT 18). Tuttavia, la catechesi Ć uno dei modi dell'educare la fede, che ha un ambito piŁ ampio. L'educazione della fede Ć l'attivitł che intende far maturare la fede dei cristiani utilizzando ogni mezzo possibile.

Educazione morale.

1. Per alcuni, Ć l'attivitł che tende a formare i criteri e gli atteggiamenti di un corretto comportamento umano, indipendentemente dalla fede.

2. Per altri, Ć quella parte dell'educazione della fede che ha a che fare con gli atteggiamenti e il comportamento umani. Questa, in realtł, Ć l'educazione morale dedotta dalla rivelazione, mentre la prima esprime una concezione piŁ universale (cf G. Gatti, DC-CCS).

Efesini, Lettera agli.

Lettera dell'apostolo Paolo scritta, secondo alcuni, verso il 62-63, quando Paolo era prigioniero a Roma. Altri studiosi della Scrittura pensano che sia posteriore a san Paolo, scritta tra gli anni 80 e 100. C'Ć anche chi crede che possa essere la lettera che scrisse ai cristiani di Laodicea menzionata in Col 4,16 (che, se cosô non fosse, sarebbe andata perduta). Infine, potrebbe trattarsi di una lettera circolare destinata in varie copie a diverse Chiese dell'*Asia Minore. Questa tesi sarebbe avallata dal tono della lettera e dalla mancanza dei saluti finali consueti in Paolo. Ha molte somiglianze con la lettera indirizzata ai *Colossesi. Nella dottrina della lettera agli Efesini, risalta il magnifico piano di Dio in Cristo e l'unione di tutti i redenti nella Chiesa.

Efeso.

La piŁ importante cittł dell'*Asia Minore ai tempi del NT, capitale della provincia romana dell'Asia, snodo vitale per le comunicazioni e centro culturale e religioso. Vi si trovava il tempio di Artemide (Diana), una delle sette meraviglie del mondo. San *Paolo la evangelizzś e vi nacque una numerosa comunitł cristiana. Paolo risiedette in questa cittł per circa tre anni (cf At 19,1-10), finchÄ una rivolta degli argentieri, le cui vendite di immagini di Artemide avevano cominciato a scemare, obbligś Paolo a lasciare la cittł.

Efod.

Specie di grembiule di piccole proporzioni, in tessuto incastonato di pietre preziose e oro, di cui si cingeva il petto il *sommo sacerdote ebraico (cf Es 25,7; 28,6-14; 29,5; 1 Sam 2,28). Sulle spalline, due pietre d'onice portavano incisi i nomi delle dodici tribŁ di Israele.

Si dava questo nome anche a un oggetto divinatorio che venne poi condannato come simbolo di idolatria (cf Gdc 8,22-27; 1 Sam 21,10).

Efraim.

Figlio di Giuseppe. Giacobbe conferirł a lui, invece che al fratello maggiore, Manasse, la benedizione spettante al primogenito (Gn 48). La tribŁ di Efraim, nata dalla sua discendenza, si stabilirł nella parte centrale della *Cisgiordania. Nucleo del regno di Israele, per la sua predominanza e la sua prosperitł diventerł a volte, nei profeti, eponimo di tutto il regno settentrionale (cf Gn 41,52; Dt 33,13-17; Gv 11,54.

Egira.

Dall'arabo higra = fuga, emigrazione. Il ritiro di *Maometto dalla *Mecca (vedi *Kaaba) verso Yathrib (vedi *Medina) nel 622 d.C. Questo fatto segna l'inizio dell'*era musulmana nel nuovo calendario stabilito per l'Islam dal Califfo Omar (638 d.C.).

Egitto c 1.4.5.

Paese situato nel nordest dell'Africa, culla di un'antichissima cultura nella valle del *Nilo. La sua potenza, spesso in lotta con l'impero assiro, ebbe molte ripercussioni in *Palestina, scenario a volte di battaglie tra i due colossi e in numerose occasioni dominata dall'uno o dall'altro. L'evento centrale dell'AT Ć proprio la *Pasqua o uscita dall'Egitto nel secolo XIII a.C.

Ego- Egoismo.

In latino, ego = io. L'egoismo Ć il vizio o peccato di far prevalere, almeno nella volontł, l'interesse personale, benchÄ questo ferisca quelli altrui. Come l'*amore o caritł Ć la radice di ogni bontł, l'egoismo lo Ć di ogni cattiveria.

Elam.

Paese situato nel nord del golfo Persico, tra *Babilonia e la *Persia, annesso agli inizi del sec. VI a.C. all'impero dei *medi e dei *persiani. Nella capitale di Elam, Susa, *Ciro fissś la sua residenza. Elam e i suoi abitanti, gli elamiti, sono citati varie volte nell'AT (Is 11,11; Ger 49,34-39; Ez 32,34; Esd 2,7; Ne 1,12) e in At 2,9.

Elełzaro.

Nome frequente nell'AT. Portarono questo nome: il terzo figlio di *Aronne (Lv 20,26); lo scriba che morô eroicamente ai tempi di Antioco IV Epifane (2 Mac 6,18-31); e uno degli antenati di GesŁ (Mt 1,15).

Elefantina c 4.

Isola e cittł sul Nilo, di fronte all'attuale Assuan, nella quale visse una colonia ebraica. Vi sono stati scoperti numerosi papiri del sec. V a.C., per la maggior parte in aramaico. Anche se non sono biblici, hanno fornito interessanti conferme e complementi ai dati biblici, come pratiche amministrative dei persiani citate in Esdra e Neemia che alcuni consideravano inaccettabili.

Elemosina.

Aiuto materiale che si dł a chi ha bisogno. " Significa anche pietł, misericordia e deve pertanto essere messa in relazione con la compassione di Dio (cf Lc 6,36 e 38); traduce l'ebraico sedaquł, " giustizia ", probabilmente perchÄ l'elemosina Ć un mezzo di ristabilire la giustizia che Dio vuole sulla terra (dare a tutti gli esseri ciś di cui hanno bisogno) " (X. LÄon-Dufour, DNT). Nella Bibbia viene presentata come un elemento fondamentale. Cristo la elogiś (Mc 12,41-44) e la praticś (Gv 13,29). Si capisce il suo valore come espressione dell'amore (cf Mt 6,1-4). Bisogna tendere a un ordine sociale piŁ giusto che renda sempre meno necessario per alcuni il dover vivere di elemosina.

Eleusi.

Vedi *Religioni misteriche.

Eleusini, Misteri.

Riti religiosi celebrati ad Eleusi, vicino Atene (vedi cartine 4 e 5). Solo gli adepti gił iniziati erano ammessi alla loro celebrazione.

Elezione.

Nella Bibbia, l'assegnazione che Dio, di sua iniziativa, fa di una missione a una determinata persona. Sono famose le grandi elezioni, che vanno costituendo la trama nello sviluppo della storia della salvezza; elezione di un popolo, di *Abramo, di *Giacobbe, di *MosĆ, di *Davide, di *Samuele, di ognuno dei profeti, di *Giovanni Battista, di *Maria, dei dodici... L'eletto puś accettare o rifiutare l'elezione o realizzare indegnamente la missione per la quale Ć stato eletto, come fu il caso, ad esempio, di Saul.

Elô, elô, lemł sabactani.

" Dio mio, Dio mio, perchÄ mi hai abbandonato? ". Frase iniziale del *Salmo 22 con la quale GesŁ prega sulla croce (Mt 27,46; Mc 15,34).

Elia.

Uno dei grandi *profeti, non scrittore. Operś nel regno del nord nel sec. IX a.C. al tempo dell'empio re Acab e di sua moglie, la perfida Gezabele. I libri 1 e 2 dei Re narrano di lui grandi miracoli e la sua energica lotta contro il culto idolatra a *Baal. Il suo ricordo Ć legato al monte *Carmelo (cf 1 Re 17; 18; 19; 21; 2 Re 2).

Eliezer.

In ebraico, " Dio Ć aiuto ". Nome del capo della servitŁ di Abramo (cf Gn 15,2) e di un figlio di MosĆ (cf Es 18,4), tra gli altri.

Elisabetta.

In ebraico, " Dio Ć pienezza ". Donna della tribŁ di *Aronne, moglie di *Zaccaria, madre di *Giovanni Battista e parente della vergine *Maria. Luca la nomina diverse volte nel primo capitolo del suo Vangelo.

Eliseo.

Profeta del sec. IX a.C., discepolo di *Elia, grande *taumaturgo. Continuś la lotta del suo maestro contro l'idolatria e intervenne in eventi politici, come l'unzione di Ieu a re di Israele (2 Re 9,1-10) e la predizione della vittoria di Ioas su Aram (cf 2 Re 13, 14-19).

Ellenismo.

Si parla di ellenismo tanto per designare il periodo storico che va da Alessandro Magno (333-323 a.C.) fino all'epoca di Ottaviano Augusto (31 a.C.-14 d.C.), quanto, piŁ propriamente, per esprimere il dominio della lingua e della cultura greche nei secoli IV a.C.-I d.C. in tutto il Medio Oriente e successivamente anche nell'impero romano. L'ellenismo divenne la cultura universale di tutti quei grandi e diversi popoli. Uno degli aspetti di questa cultura fu quello religioso: si giunse a un certo *sincretismo tra le diverse divinitł e i vari culti. Nel *giudaismo sorsero due tendenze opposte: quella di coloro che erano aperti alle nuove forme e quella che cercś di difendere, perfino con le armi, le proprie tradizioni religiose. Ad ogni modo, tanto nella *Palestina dominata dai greci che, soprattutto, nelle colonie della *diaspora, l'influsso Ć evidente. La traduzione della Bibbia in greco, detta dei *Settanta, ne Ć una dimostrazione. Il NT fu scritto tutto in greco, tranne il primo Vangelo di *Matteo, che non ci Ć giunto. L'universalitł dell'ellenismo favorô la diffusione del cristianesimo. E indubbio che l'ellenismo ebbe un influsso nella predicazione e anche nei libri del NT; del resto, non poteva essere altrimenti, poichÄ si trattava della cultura in cui bisognava esprimersi, il che non implica che la fede o la dottrina cristiane abbiano subito trasformazioni sostanziali.

Elleno-cristiano.

Chi, provenendo dal mondo ellenico, si convertiva al cristianesimo. Vedi *Giudeocristiani.

Elohim.

Plurale di El = Dio. E la designazione di Dio predominante nella tradizione *elohista. Il plurale puś essere residuo di un'epoca politeista. Anche se si riferisce all'unico Dio di Israele, a volte si applica nell'AT a diverse divinitł di altri popoli.

Elohista.

Il *Pentateuco attinge a diverse fonti o correnti di tradizione. Quella elohista, cosô chiamata perchÄ designa Dio con il nome *Elohim, Ć una delle principali, assieme a quella *jahvista, *sacerdotale e *deuteronomica.

Elvira.

Cittł del sud della Spagna nella quale si tenne, nell'anno 303, un concilio (non ecumenico) di tendenza piuttosto rigorista.

Embolismo.

Aggiunta o prolungamento di una preghiera; ad esempio, quella che nella *messa fa seguito al Padre nostro riprendendone l'ultima frase.

Emistichio.

La metł di un verso. Si usa molto per riferirsi alla metł di un verso nei *salmi.

Emmanuele.

" Dio con noi ", in ebraico. E il nome che, nella famosa profezia di Is 7,14, viene dato al figlio che nascerł dalla vergine e che Mt 1,23 vede compiuta nel narrare la concezione verginale di GesŁ. La cosa piŁ significativa di questa profezia, difficile da interpretare nei suoi dettagli, Ć proprio in ciś che questo nome esprime: Dio Ć con il suo popolo e, pertanto, Dio lo salva.

Emmaus.

Diverse localitł della Palestina portano questo nome. La piŁ famosa Ć il villaggio verso il quale, nel giorno della *risurrezione del Signore, camminavano i due discepoli di cui ci parla Lc 24,13-35. Si identifica, probabilmente, con l'odierna El-Qubeibeh, situata a circa 12 km da Gerusalemme. Per altri si tratterebbe, invece, dell'odierna ŇAmwas, a 24 chilometri.

Empirismo.

Indirizzo filosofico secondo il quale l'unica fonte della conoscenza Ć l'esperienza, assunta quindi come unico criterio di veritł.

Enchiridion.

Dal greco en = in, e keir = mano. Manuale, libro che compendia, e mette " a portata di mano ", i principali testi o documenti di una materia.

Enciclica.

O lettera enciclica. Documento del papa sotto forma di lettera indirizzata ai vescovi e a tutti i fedeli, o anche a tutti gli uomini disposti ad ascoltarlo, su un determinato tema, generalmente di carattere dottrinale. Si tratta di un documento pontificio importante, anche se non tanto quanto le *bolle o le *costituzioni apostoliche.

Endogamia.

Unione matrimoniale " interna ", cioĆ all'interno di un gruppo piŁ o meno ristretto: parentela, tribŁ, casta o classe sociale... L'endogamia in gruppi ristretti, che implica consanguineitł, produce una degenerazione della razza e, in diversi casi, gravi conseguenze psichiche.

Engaddi.

In ebraico, " la sorgente del capretto ". Oasi presso la riva occidentale del Mar Morto, dove Davide si nascose fuggendo da Saul (Gs 15,62; 1 Sam 23,29).

Engels.

Vedi *Marxismo.

Enoch.

Uno dei *patriarchi antidiluviani, del quale si dice che visse 365 anni (= numero di giorni dell'anno solare), che " camminś con Dio " e non morô ma " fu trasportato via " da Dio (cf Gn 5,21-24; Eb 11,5). Per il suo camminare con Dio e per la sua scomparsa misteriosa, ebbe singolare rilievo tra gli ebrei e fu oggetto di leggende, alcune delle quali raccolte in libri *apocrifi.

Enoteismo.

Situazione religiosa nella quale non Ć chiaramente definita la differenza tra politeismo e monoteismo. E il caso, ad esempio, dei politeisti che, nel pregare un dio, si rivolgono a lui come all'unico esistente. Nella storia delle religioni, quella fase in cui la religiositł primitiva dell'uomo raffigura il dio unico con molteplicitł di simboli, espressione dei suoi diversi attributi.

Enrique de Coimbra.

Francescano, accompagnś Cabral nell'esplorazione durante la quale fu scoperto il Brasile (1500-1501) ed eresse la croce nel luogo che sarebbe stato chiamato Bahia de Santa Cruz.

Enuma Elis.

Vedi *Marduch.

Eone.

1. In greco, aion. Indica da una parte l'eternitł di Dio (" Basileus ton aionon ", ovvero " Re dei secoli ", vedi 1 Tm 1,17); dall'altra, il tempo del mondo, i cui limiti sono la creazione e la fine del mondo. Gli scrittori apostolici distinguono tra due epoche: l'łion houtos, il " secolo " presente, caratterizzato dalla caduta dell'uomo e prima di lui delle potenze angeliche, e l'łion mellÖn, il " secolo " che viene, nel quale il peccato non vi sarł, si compirł la volontł di Dio senza ostacoli e Dio regnerł.

2. Nella filosofia gnostica, ciascuno degli infiniti esseri emananti da Dio e come lui eterni, che fungono da intermediari tra Lui e il mondo. Per estensione, durata di un fenomeno tanto lunga da non potersi calcolare, da considerare come eterna.

Eparchôa.

Nelle Chiese d'Oriente, Ć equivalente alla *diocesi d'Occidente.

Epicheia.

Etimologicamente, significa " equitł ". Interpretazione della legge fatta dal soggetto tenendo conto, piŁ che della lettera della legge positiva, del suo senso e dell'intenzione del legislatore. Questa " correzione " della legge si fa basandosi sul fatto che il legislatore non potÄ scendere nei casi particolari, in alcuni dei quali Ć piŁ concorde con il senso profondo della legge agire in altro modo. A volte l'epicheia Ć stata definita una " interpretazione benigna della legge "; di fatto, l'epicheia puś rendere la legge piŁ soave, ma anche piŁ severa.

Epôclesi.

Vedi *Messa. Parte della preghiera eucaristica.

Epicureismo.

Scuola filosofica fondata da Epicuro (341-271 a.C.). E materialista. Nega l'immortalitł dell'anima. Ammette degli esseri sovraumani o dĆi, ma indifferenti rispetto all'uomo. Il mondo Ć retto dal caso. Il fine della vita Ć cercare il piacere; la felicitł si ottiene per mezzo di una prudente regolazione dei godimenti, in modo da sfruttarli nella tranquillitł. A volte si chiama epicureismo qualsiasi *edonismo. Quando Paolo giunse ad *Atene per annunciare il vangelo, incontrś filosofi epicurei (cf At 17,18) (cf Schuster, DF-H e LÄon-Dufour, DNT-C.)

Epifania.

" Manifestazione ". La solennitł dell'Epifania (il 6 gennaio) celebra la manifestazione di Dio nel Verbo incarnato. E l'equivalente del Natale, dove Dio appare in carne umana. La Chiesa cattolica occidentale mette in risalto la nativitł; quella orientale, l'epifania.

Epigrafia.

Dal greco = epigrafÄ, scrittura sovrapposta, iscrizione. Scienza che studia l'interpretazione delle iscrizioni. Ha una notevole incidenza negli studi storici in generale e del cristianesimo antico in particolare.

Episcopale.

Aggettivo che qualifica ciś che si riferisce al vescovo.

Episcopato.

1. L'insieme dei vescovi (del mondo, di una nazione, regione, ecc.).

2. Il ministero dell'ordine nel suo grado piŁ alto. Vedi *Ordine, Sacramento dell'.

Epistola.

Lettera. Il termine epistola Ć latino ed era riservato alle lettere importanti, soprattutto per quelle scritte dagli apostoli. Ai nostri giorni, Ć d'uso piŁ comune chiamarle *lettere.

Eponimo.

" Soprannome ". Un personaggio, un eroe, un dio che dł il suo nome a un popolo, a una tribŁ, a una cittł, a un periodo o epoca. Esempi: Israele (che era un altro nome di Giacobbe, dł il suo nome alla nazione), Giuda (nome del figlio di Giacobbe, diventa nome della tribŁ e del regno).

Eppur si muove.

Celebri parole attribuite a *Galileo nel vedersi obbligato - sotto pena di condanna ecclesiastica - ad accettare che la terra fosse fissa e il sole le ruotasse attorno.

Eptateuco.

" Sette volumi ". Cosô viene a volte denominato il *Pentateuco piŁ i libri di *GiosuĆ e *Giudici quando si vuole far notare l'unitł delle loro fonti.

Epulone.

Dal latino epulo: colui che mangia e beve in modo ghiotto e abbondante.

Equivoco.

Vedi *Univoco.

Era cristiana.

Computo degli anni a partire dalla nascita di GesŁ. Viene anche chiamata era volgare, in quanto Ć utilizzata dalla maggior parte dei popoli. Ad avere la felice idea di porre la nascita di Cristo come punto centrale nello svolgersi del tempo fu il monaco greco Dionigi il Piccolo, che visse a Roma nel sec. VI. Nell'anno 526, nel fare il computo, credette che GesŁ fosse nato nell'anno 754 di Roma, basandosi sul fatto che aveva 30 anni quando iniziś la sua vita pubblica. Di fatto, Lc 3,23 parla in senso approssimativo e forse vuole solo indicare che era giunto alla maturitł richiesta per una missione pubblica. GesŁ nacque al tempo di Erode il Grande, che morô nell'anno 750 di Roma, dopo essere stato malato per diversi mesi. Di conseguenza, la nascita di GesŁ deve essere spostata di almeno quattro anni; secondo gli studiosi, tra i quattro e i sette anni. Il censimento ai tempi di Quirino (Lc 2,1-2) rimane oscuro dal punto di vista della datazione storica (cf Bibbia TOB, nota a Lc 2,2). La data piŁ sicura che possediamo Ć quella dell'inizio della vita pubblica di GesŁ. Quella della nascita la conosciamo con l'approssimazione gił detta; ma conserva tutto il suo valore il fatto che sia posta come inizio della nostra era. Vedi *Cronologia cristiana e *Sincronismo.

Erasmo da Rotterdam, (1466-1536).

Umanista di grande erudizione che esercitś una grande influenza ai tempi del Rinascimento e della *Riforma protestante. Criticś duramente la degenerazione della religiositł nella Chiesa del suo tempo, ma si oppose anche a *Lutero, cosicchÄ rappresenta una posizione intermedia tra cattolici e protestanti. Scrisse numerose opere, tra le quali risaltano l'Elogio della pazzia, i Colloqui, gli Adagi...

Eremita.

Dal greco eremos = deserto. E colui che adotta la vita religiosa in solitudine.

Eresia.

Affermazione dottrinale contraria alla fede della Chiesa in una determinata materia. " L'ostinata negazione, dopo aver ricevuto il battesimo, di una qualche veritł che si deve credere per fede divina e cattolica, o il dubbio ostinato su di essa " (CDC 751).

Eretico.

Chi si separa dalla fede della Chiesa in qualche punto determinato.

Erma.

Scrittore ecclesiastico dell'epoca dei *Padri apostolici. Era sposato. Fratello del papa san Pio I (140-155). Scrisse Il Pastore una delle opere piŁ diffuse dell'antica letteratura cristiana greca.

Ermeneutica.

Vedi *Esegesi.

Ermete Trismegisto.

Personificazione del dio egiziano Thot, identificato nell'ellenismo con Hermes e definito " tre volte grandissimo " (vedi *Ermetico). Gli si attribuivano libri di alchimia, *astrologia e *magia, di oscura interpretazione, gelosamente custoditi dai sacerdoti egizi.

Ermetico.

Oscuro, difficile da comprendere. Dal nome greco del dio Mercurio, Hermes, ritenuto inventore delle scienze. Appartenente all'*Ermetismo.

Ermetismo.

Dottrina accessibile solo agli " iniziati " (vedi *iniziazione). In particolare, corrente culturale filosofico-scientifica ispirata alle presunte opere di *Ermete Trismegisto, che ebbero una certa risonanza dal sec. III a.C. al sec. III d.C. (cf C. Vidal, DSO-VD).

Ermon Hermon c 2.

Montagna nella parte meridionale della catena del *Libano. Alta m. 2760, ha nevi perenni che alimentano il Giordano. Secondo alcuni potrebbe essere questo, e non il Tabor, l'" alto monte " della Trasfigurazione.

Erode.

Nome di diversi personaggi citati nel NT.

Erode I il Grande (ca. 73-4 a.C.), re di *Giudea dal 37 al 4 a.C. grazie all'appoggio dei romani, era *idumeo, e per questo malvisto da molti giudei; il suo dominio fu vasto quasi quanto quello di Davide. Si distinse per la sua crudeltł (fece uccidere anche tre dei suoi figli) e per la sua mania di grandezza: costruô e abbellô cittł e restaurś il Tempio, certo non per motivi religiosi. I Vangeli lo citano in Lc 1,5 e in Mt 2,1, attribuendogli la strage degli innocenti.

Erode Filippo (da non confondere con il fratello *Filippo di Erode), figlio di Erode il Grande, non ebbe ambizioni politiche. La moglie Erodiade lo lasciś per sposare Erode Antipa. Viene chiamato Filippo in Mt 14,3 e Mc 6,17.

Erode II Antipa, figlio di Erode il Grande, *tetrarca e non re come viene spesso chiamato, governś la Galilea dal 4 a.C. al 39 d.C.. Ripudiata la moglie, sposś la nipote *Erodiade togliendola a suo fratello Erode Filippo ancora vivente. Fece decapitare *Giovanni Battista che lo aveva rimproverato per questa unione (cf Mt 14,1-12; Mc 6,14-29; Lc 3,19-29; 9, 7-9). Pilato gli inviś GesŁ perchÄ lo processasse in quanto galileo. Antipa lo schernô e lo rimandś a Pilato (cf Lc 23,7-12). Morô in esilio in Gallia, dove lo aveva confinato Caligola.

Erode Agrippa I (nel NT viene chiamato solo Erode). Perseguitś i cristiani per ingraziarsi gli ebrei. Fece decapitare *Giacomo e imprigionare *Pietro (cf At 12,1-3).

In Atti 12,20-23 viene descritta la sua morte repentina con carattere di castigo divino.

Erodiade.

Nipote di *Erode I il Grande, sposś prima lo zio *Erode Filippo, da cui ebbe la figlia SalomĆ (il cui nome Ć citato da *Giuseppe Flavio, ma non dal NT), e poi il fratello di lui, *Erode Antipa. Istigś quest'ultimo a far decapitare *Giovanni Battista, che aveva condannato il loro matrimonio (cf Mc 6,19-24 e paralleli).

Erodiani.

Gruppo di seguaci di *Erode Antipa, che si unirono agli altri nemici di GesŁ (cf Mc 3,6; 12,13).

Eros.

Termine greco che significa " amore ". Si suole intendere come amore sessuale, anche se di per sÄ esprime l'impulso e l'entusiasmo totale, e non solo carnale.

Erotico - Erotismo.

Riferito alla sessualitł e all'amore carnale. Vedi *Eros.

Esamerone.

Racconto della creazione in sei giorni: Gn 1,1 - 2,4.

Esapla.

Vedi *Versioni della Bibbia.

Esarca.

Nelle Chiese d'Oriente, il prelato che governa un territorio detto esarcato, che rimane fuori da un *patriarcato.

Esateuco.

Il *Pentateuco piŁ il libro di *GiosuĆ. A volte sono considerati uniti per la loro somiglianza. Vedi anche *Eptateuco.

EsaŁ.

Figlio di Isacco e di Rebecca, gemello (maggiore) di *Giacobbe. Il suo nome significa " rude, villoso ", come un mantello di pelo (sear), ma anche che abiterł il paese di Seir (seir). Per un piatto di lenticchie vendette al fratello il diritto di primogenitura che lo costituiva erede delle promesse messianiche, commettendo una profanazione (cf Eb 12, 16). E simbolo dell'insensatezza che sacrifica i valori superiori ai godimenti immediati. Sarł chiamato anche *Edom, cioĆ " rosso ", perchÄ nacque rossiccio ('admÖni), ma l'etimologia allude pure alla minestra rossa di lenticchie (adom) (vedi Gn 25,25.30). Si stabilirł a sud del Mar Morto, nella zona del monte Seir, che verrł a chiamarsi terra di Edom o *Idumea. E capostipite degli *edomiti o idumei, il popolo fratello, ma ostile, degli israeliti, discendenti di Giacobbe (cf Gn 25,21s; 27-28,9; 32-33).

Escardinazione.

Nel linguaggio ecclesiale, la separazione di un ecclesiastico da una diocesi. E l'azione correlativa o contraria alla *incardinazione (cf CIC 265-272).

Escatologia.

Da eschata = le cose ultime. Dottrina o trattato sulle cose ultime, sul futuro personale (escatologia individuale) e dell'umanitł (escatologia collettiva). Il termine " ultimo " si puś considerare riferito a un evento decisivo, o all'ultimo in senso assoluto. Cosô, prima di Cristo, Israele guardava a colui che doveva venire. Adesso guardiamo alla fine dei tempi: morte, giudizio e vita eterna. I profeti dell'AT annunciano i tempi messianici con un linguaggio fortemente immaginativo (cf Is 24,18-23; 25,6-12; 66,10-16.18-24). Il NT manifesta compiute quelle speranze: Cristo Ć la pienezza che attendevano (Rm 1,1-4; 2 Cor 1,20; Gal 4,4); in lui giunge la *nuova creazione (cf 2 Cor 5,17), la salvezza (cf 2 Cor 6,2). Ma manca la consumazione del mistero di Cristo nei cristiani e nella storia; viviamo nella speranza di quella consumazione escatologica (cf 1 Cor 1,7; 15,19-28; 2 Cor 1,14; 1 Ts 2,19; Rm 8,18-25). Nell'Apocalisse abbondano le visioni escatologiche.

Escatologia intermedia.

Vedi *Morte.

Escatologico.

Riferito alla *escatologia.

Esclaustrazione.

Decisione per mezzo della quale il papa, il superiore generale di una congregazione religiosa o il vescovo, se si tratta di congregazioni diocesane, concedono o impongono a un religioso o religiosa l'autorizzazione o l'obbligo di vivere fuori dalla propria congregazione. L'esclaustrato continua ad essere membro dell'istituto, anche se Ć privo di alcuni diritti peculiari dei membri (cf CIC 686-687).

Escorial.

Famoso monastero situato nella cittł omonima, a 50 km da Madrid, fatto costruire da Filippo II, tra il 1663 e il 1689, in memoria della battaglia di San Quintino (1557), vinta contro i francesi. Questo monastero, in origine affidato ai monaci gerolamini e oggi agli *agostiniani, ospita il *pantheon dei re di Spagna.

Esdra.

*Scriba che guida il rimpatrio di un secondo gruppo degli ebrei prigionieri in *Babilonia. Interviene da una parte presso il re di *Persia ottenendo misure legali che li proteggano, e, d'altra parte, presso i rimpatriati per ottenere la pratica della legge di *MosĆ. Il libro di Esdra narra il ritorno del popolo esiliato, la ricostruzione del tempio, il ritorno di un secondo gruppo e la ricostruzione della vita della comunitł di *Gerusalemme. Fino al sec. XV i libri di Esdra e *Neemia formavano un solo libro.

Esegesi.

Dal greco, " spiegazione, interpretazione ". Scienza che studia il senso di un testo. Puś riferirsi a una frase, un frammento o un'opera completa. Specialmente quando si tratta dei libri biblici piŁ antichi, come quelli del *Pentateuco, l'esegesi richiede un lavoro molto impegnativo e multidirezionale: stabilire quale sia il testo originale con la maggior precisione possibile (critica testuale), determinare il *genere letterario, tentare di scoprire i problemi della storia della redazione, approfondire la filologia e le peculiaritł espressive della lingua (critica letteraria), conoscere l'ambiente e le tendenze dell'epoca (critica storica), in particolare la mentalitł religiosa (critica teologica), ecc.

Esegesi allegorica.

E' l*esegesi che ricorre all'*allegoria come mezzo per scoprire meglio il senso di un testo. Si basa sul fatto che la Scrittura Ć opera di Dio, che per mezzo di realtł dell'AT preparś quelle che sarebbero venute con Cristo. Di fatto, nel NT si scopre che espressioni o fatti dell'AT racchiudevano un significato allegorico, oltre che letterale. Cosô, ad esempio, dice Paolo in Gal 4,21-32, a proposito di Agar e Sara, che rappresentano le due alleanze; o in 1 Cor 10,4: la roccia del deserto era figura di Cristo, ecc. Partendo dal fatto che esiste il significato allegorico, certi esegeti, certe scuole, come quella alessandrina anticamente, o alcune epoche, hanno esagerato nel far ricorso alla esegesi allegorica. Vedi anche *Ermeneutica.

Esegeta.

Colui che interpreta la Sacra Scrittura. Vedi *Esegesi.

Esenzione.

Facoltł del Sommo Pontefice di esimere alcuni istituti di vita consacrata (religiosi) dal governo degli *Ordinari del luogo, sottoponendoli direttamente alla propria autoritł o ad altra autoritł ecclesiastica (cf CIC 591).

Esequie.

Celebrazione liturgica di un funerale.

Esercizi spirituali.

Attivitł che si svolge in giornate dedicate all'orientamento della propria vita sia in una scelta che cambia radicalmente il suo senso precedente, sia nell'approfondimento di un cammino gił deciso. Il suo contenuto centrale Ć la riflessione, l'esame e la preghiera. Se si tratta di un periodo breve, come un solo giorno, si suole chiamarlo ritiro. Gli esercizi spirituali, nel modo che ha predominato negli ultimi secoli, furono ideati da sant'*Ignazio e definiti nel suo libro sugli Esercizi. Inizialmente, erano concepiti per essere realizzati individualmente, sotto la direzione del direttore degli esercizi; poi, si Ć dato lo stesso nome alla forma collettiva; oggi, pur continuando questa modalitł, si torna alla forma personalizzata in piccoli gruppi, nei quali ciascuno dei partecipanti mantiene quotidianamente un dialogo con il direttore. Gli esercizi sono stati un mezzo molto efficace per l'intensificazione della vita spirituale.

Esicasmo.

In greco, " stare tranquillo, vivere in pace ". Scuola di spiritualitł orientale che cerca, nella pace della preghiera, la contemplazione della gloria di Dio nel Figlio. In essa si pratica intensamente l'invocazione del nome di GesŁ. Il principale rappresentante di questa spiritualitł Ć Gregorio Palamas (1296-1359).

Esilio.

In particolare, quello patito dal popolo di Dio in Assiria (dopo la caduta di Samaria nel 722 a.C., senza ritorno) e soprattutto in Babilonia, dalla caduta di Gerusalemme (587 a.C) fino a quando *Ciro non permetterł il ritorno (538 a.C.), la ricostruzione di *Gerusalemme e la restaurazione del culto nel tempio. Questo esilio viene anche chiamato la cattivitł di Babilonia.

Esistenzialismo.

Vedi *Essenzialista Esistenzialista.

Esodo.

Dal greco, " via d'uscita ". Uscita degli israeliti dall'Egitto (a volte si chiama esodo anche tutto il cammino verso la terra promessa), e nome del libro (il secondo del *Pentateuco e della Bibbia) che narra questo evento. L'uscita dall'Egitto Ć, con l'*Alleanza che ne seguô, il fatto culminante della storia di Israele nell'AT, ricordato poi innumerevoli volte nella Bibbia. Ad esso fanno riferimento la celebrazione della *Pasqua, il passaggio del Mar Rosso (che rimarrł per i cristiani come immagine del *battesimo o passaggio dalla schiavitŁ del peccato alla libertł dei figli di Dio) e l'alleanza. Per Israele, l'esodo Ć la nascita come popolo: le famiglie disseminate tra gli egiziani si raggruppano come nazione o popolo di *Jhwh. L'uscita dall'Egitto si colloca verso il 1250-1200 a.C.

Esorcismo.

Rito per mezzo del quale si espelle il demonio da un corpo nel quale abitava o che aveva posseduto (da cui il nome di " posseduto " dato all'indemoniato, o invasato). I *Vangeli narrano numerose espulsioni di demoni (Mc 1,21-28; 5,1-20 e paralleli in Mt e Lc). Nella Chiesa, Ć esistito l'ordine minore degli esorcisti e permane il rito degli esorcismi, sia pure riservato al *sacerdote a ciś designato dal vescovo. Nel rito del *battesimo esistono delle preghiere dette esorcismi, con le quali si chiede la liberazione dallo spirito del male.

Esortazione apostolica.

Nome che i papi danno ad alcuni dei loro documenti rivolti a tutti i cattolici. La loro importanza Ć simile a quella delle encicliche, da cui si distinguono perchÄ in queste predomina il carattere dottrinale, mentre nelle esortazioni prevale quello pastorale.

Esoterico.

Ciś che si riferisce a dottrine o pratiche che si mantengono occulte o riservate agli iniziati in una religione o setta.

Espiazione.

1. Soddisfazione per l'ordine morale infranto. Richiede la purificazione interiore e l'eliminazione del peccato.

2. Festa della espiazione. E lo Yom Kippur degli ebrei o grande giorno penitenziale celebrato nell'equinozio di ottobre. Ai tempi dell'AT, il sommo sacerdote officiava personalmente e entrava nella parte piŁ sacra del tempio, detta sancta sanctorum. Celebravano un sacrificio di espiazione; secondo il rito, il sommo sacerdote tendeva le mani su un capro confessando sopra di esso tutte le iniquitł degli israeliti e riversandole cosô sul suo capo: era il capro espiatorio, che poi si lasciava andare nel deserto perchÄ portasse via con sÄ tutte le loro iniquitł (cf Lv 16,22) (cf F. X. LÄon-Dufour, DNT-C).

Esposizione eucaristica.

Collocazione in modo visibile del *Santissimo, normalmente nella *custodia, per la sua venerazione.

Espulsione dei demoni.

Vedi *Esorcismo.

Esseni.

In ebraico, " i pietosi ". Gruppo o setta ebraica che ebbe vita dal 150 a.C. al 70 d.C. Si ritirarono nel deserto, vivendo in comunitł nella stretta osservanza della Legge. Nella Bibbia non sono menzionati. Sappiamo di loro da *Giuseppe e da *Filone (filosofo ebreo vissuto a Alessandria). Si ritiene che, ai tempi di GesŁ, gli esseni fossero circa 4000. Tra le loro comunitł, la piŁ famosa Ć quella di *Qumran.

Essenza.

Ciś che fa sô che un essere sia quello che Ć. In questo senso, Ć il contrario degli accidenti di un essere. D'altra parte, " l'essenza costituisce innanzi tutto il contropolo dell'esistenza. Cosô come l'esistenza risponde alla domanda del "se" esista un ente, l'essenza risponde alla domanda sul "che cosa" sia un ente " (J. Lotz, DF-H).

Essenzialista - Esistenzialista.

Il pensiero filosofico o la prospettiva da cui l'uomo vede la realtł preferiscono prestare attenzione all'essere o essenza dell'esistente, e allora si parla di essenzialismo, ovvero al modo in cui l'uomo si sente coinvolto nell'esistenza stessa, e allora il suo pensiero Ć *esistenzialista.

Estasi.

Stato di *contemplazione in intima unione con Dio nell'amore, accompagnato esteriormente dalla sospensione in grado piŁ o meno elevato dell'esercizio dei sensi.

Ester.

Bella e prudente ragazza ebrea. Il re di Persia Assuero (= Serse) la scelse come nuova regina. E la protagonista del libro che porta il suo nome. Il libro di Ester, scritto nel sec. III a.C., Ć una narrazione libera nella quale si mostra come Dio, per mezzo di questa donna, consigliata dal suo cugino e tutore *Mardocheo, libera gli ebrei dallo sterminio tramato dal ministro Amłn. Il popolo ebreo ha avuto grande simpatia per questo libro, al cui racconto si rifł la festa dei *Purôm.

Estienne Robert.

Vedi *Capitolo e versetto.

Estremo Oriente.

Vedi *Vicino Oriente.

Eteria - Egeria.

Monaca spagnola che negli anni 381-384 compô un *pellegrinaggio in Oriente, principalmente in Terra Santa. Prestś particolare attenzione al modo in cui in ogni posto si celebravano gli uffici religiosi, che raccontś nel diario del suo viaggio.

Eternitł.

" Durata di un essere che esclude qualsiasi inizio, fine, mutazione o successione " (M. Rast. DF-H). O, secondo la definizione di Boezio, " possesso totale, simultaneo e perfetto di una vita interminabile " (cf Ibid.). Cosô intesa, si addice solo a Dio. Tuttavia, nel linguaggio corrente, parliamo di vita eterna riferendoci a quella che noi speriamo, dell'eternitł di beatitudine o di pena, e di fatto, nel passare da questa vita alla futura, usciamo dal tempo; nell'aldilł non Ć immaginabile una situazione di successione e di cambiamento come quella che qui sperimentiamo.

Eterodosso.

Vedi *Eretico.

Etica.

Parte della filosofia che tratta del comportamento umano. E la morale naturale, ossia, l'ordinarsi dell'agire umano secondo l'ordine che la ragione impone come buono. L'etica impone un ordine di *valori; seguirli o rifiutarli implica la capacitł o meno di realizzarsi come persona; benchÄ il soggetto lo ignori, nel suo agire sta compromettendo il suo destino eterno. La morale cristiana assume la morale naturale o etica e la perfeziona alla luce della *Rivelazione.

Etica professionale.

Norme di comportamento etico specifiche dei diversi campi del lavoro.

Etica situazionale.

Applicazione delle norme generali dell'etica a situazioni particolari. Si basa su un principio che bisogna applicare sempre; tuttavia, Pio XII dovette condannare alcune forme di etica situazionale che di fatto violavano le norme oggettive permanenti.

Etica sociale.

Norme di comportamento relative alle relazioni sociali, in particolare alla giustizia nel mondo del lavoro.

Etnarca.

" Signore di popoli ". Nell'Antico e nel Nuovo Testamento questo titolo viene dato a diversi sovrani. Era un titolo intermedio fra *tetrarca e re.

Eucaristia.

Il maggiore dei sacramenti cristiani, quello in cui la presenza di GesŁ Ć piŁ piena. Letteralmente significa azione di grazie, ma include anche il senso di benedizione o lode, in quanto traduce la *berakł ebraica, che comprendeva ambedue i significati. L'eucaristia cristiana proviene dall'*ultima cena di GesŁ con i suoi *apostoli, che fu celebrazione della *pasqua ebraica e iniziazione della pasqua cristiana, che ora si attualizza nella celebrazione. Si usa chiamare eucaristia tutta la *messa. In senso stretto, ne Ć la parte centrale: la *preghiera eucaristica. Vedi *Messa.

Eucologia.

Insieme di elementi di preghiera di una celebrazione, vale a dire quelle che sono preghiere e non letture, canti processionali, antifone, gesti, ecc.

Eudemonismo.

Sistema o teoria filosofico-morale secondo il quale il fine e il bene supremo della vita umana Ć la soddisfazione, il piacere.

Eudes Giovanni, san (1601-1680).

*Sacerdote francese che nel 1644 fondś una congregazione di *chierici (detti eudisti) che si dedicano principalmente alla formazione del clero. Fondś anche una congregazione femminile.

Eufrate c 1.

Fiume asiatico noto per ciś che ha rappresentato storicamente nella regione che attraversa. Nasce in Armenia dall'unione di due rami (Eufrate orientale e Eufrate occidentale). Attraversa la catena del Tauro e scorre fino a sfociare nel Golfo Persico. Con un corso di 2.760 km Ć il fiume piŁ lungo dell'Asia. In Gn 2,14 Ć menzionato, assieme al *Tigri, come uno dei quattro fiumi dell'Eden. L'Apocalisse menziona per due volte " il gran fiume Eufrate " (Ap 9,14; 16,12).

Eulogia.

1. Buone parole, dire cose belle, benedire. E una preghiera di lode a Dio per ciś che Ć e per ciś che ha fatto nella creazione e nella storia (vedi *Eucaristia). Questo nome si applica anche a lode dei santi.

2. Con questo termine venivano chiamati, nei primi secoli del Cristianesimo, i pani offerti dai fedeli per la consacrazione che, essendo in eccesso, venivano solo benedetti dal sacerdote e poi distribuiti ai presenti o portati ai fedeli assenti. La tradizione Ć ancora viva nella Chiesa ortodossa.

Eunuco.

In greco, " custode del letto o dell'alcova ". Impotente per cause naturali o per castrazione. Anticamente, i monarchi affidavano a un eunuco la custodia del loro gineceo (l'appartamento che ospitava le mogli). Spesso si chiamava eunuco un amico intimo del re, benchÄ non fosse eunuco nel senso biologico del termine (Ć, ad esempio, il caso di Putifarre, di cui si parla in Gn 39). In senso spirituale, GesŁ parla di " eunuchi per il regno dei cieli " (Mt 19,12), riferendosi a coloro che rinunciano al matrimonio per donarsi interamente alla causa del vangelo.

Eusebio di Cesarea.

Visse approssimativamente tra il 263 e il 340. E chiamato il " padre della storia della Chiesa " per essere stato il primo a scrivere una storia della Chiesa dai primi giorni. Grazie a lui, possediamo preziosi documenti dell'antichitł.

Eutanasia - Distanasia.

L'eutanasia (in greco = buona morte) consiste nel provocare la morte a qualcuno per evitare che soffra. E un'azione immorale, che non si puś in alcun modo giustificare. La distanasia Ć l'accanimento nel ritardare il piŁ possibile la morte con mezzi straordinari e molto costosi in se stessi o nel contesto della famiglia. Nelle circostanze di una " morte clinica " (morte irreversibile della corteccia cerebrale), del prolungamento di una vita puramente vegetativa, del poter prolungare per poco tempo e con grandi dolori una vita irrecuperabile, Ć lecito non usare mezzi straordinari e " lasciar morire " (non impiegare la distanasia), che Ć cosa diversa dal " far morire " (eutanasia). Diversi documenti della *Santa Sede e degli episcopati confermano questo giudizio morale. " Fa parte del "diritto a morire umanamente" il non prolungare indebitamente la vita dell'uomo al di lł di quello che presumibilmente Ć lo spazio della realizzazione della libertł umana " (M. Vidal, Para conocer la Etica cristiana, VD, 140).

Eutiche.

*Archimandrita di *Costantinopoli che combattendo il *nestorianesimo cadde nell'*eresia opposta: l'eutichianismo o *monofisismo. Questa eresia, condannata dal concilio ecumenico di Calcedonia (451), afferma l'unione delle due nature in Cristo, intesa in tal modo che quella umana rimane come assorbita da quella divina; da qui il nome di monofisismo (una natura) dato a quella eresia.

Eva.

Nell'etimologia ebraica popolare questo nome indica una relazione con la vita: la madre di tutti i viventi. In Gn 2,23, Adamo chiama la sua compagna 'ishsha, nome che gioca sull'omofonia con ish = uomo; in Gn 3,20, la chiama Eva (Hawwah, dalla radice hajah = vivere). Dopo quei primi racconti della Genesi, Eva non appare piŁ nell'AT se non in Tb 8,8 e come allusione in Sir 25,24; nel NT, unicamente in 2 Cor 11,3 e in 1 Tm 2,13. La dottrina che dai *Padri della Chiesa vede in Eva l'immagine o il tipo della *Chiesa e della Vergine *Maria si fonda nel paragone che *Paolo stabilisce tra *Adamo e GesŁ Cristo (Rm 5,12s).

Evangeli.

Vedi *Vangeli.

Evangeliario.

Libro che contiene le *pericopi evangeliche selezionate per le letture della liturgia.

Evangelico.

1. Aggettivo: che appartiene al vangelo, conforme al vangelo.

2. Pentecostali e altre comunitł protestanti.

Evangelii nuntiandi.

*Esortazione apostolica che il papa Paolo VI consacrś al tema della *evangelizzazione (datata 8121975, decimo anniversario della chiusura del Vaticano II), raccogliendo la dottrina del *Sinodo dei vescovi del 1974, dedicato a quello stesso tema. Tra i documenti pontifici, normalmente di grande valore, si riconosce a questo un valore eccezionale, come Magna Charta dell'evangelizzazione.

Evangelizzazione.

Predicazione o annuncio del vangelo.

" L'evangelizzazione Ć ciś che definisce la missione totale della Chiesa, la sua identitł piŁ profonda (EN 14), giacchÄ "essa esiste per evangelizzare" " (Ibid.).

Con evangelizzare si intende quindi il processo globale mediante il quale la Chiesa, popolo di Dio, mossa dallo Spirito:

- annuncia al mondo il vangelo del regno di Dio;

- rende testimonianza tra gli uomini del nuovo modo di essere e di vivere che esso inaugura;

- educa nella fede quelli che vi si convertono;

- celebra nella comunitł dei credenti (mediante i sacramenti) la presenza del Signore GesŁ e il dono dello Spirito, e

- impregna e trasforma con la sua forza tutto l'ordine temporale.

La dinamica di questo processo globale di evangelizzazione appare definita in modo *paradigmatico da tre fasi o tappe successive: azione missionaria (con i non credenti), azione catecumenale (con i neo-convertiti) e azione pastorale (con i fedeli della comunitł cristiana) (Com. Episc. de Ens. y Cat. Espaľa, La catequesis de la comunidad, 169).

Evangelo.

Vedi *Vangelo.

Evoluzione.

Processo di sviluppo o crescita di un essere. Di per sÄ, Ć piŁ generico di *trasformismo e non implica necessariamente la trasformazione delle specie. Tuttavia, nelle scienze naturali si intende con evoluzione il processo di mutazione delle specie, il che implica un'alterazione degli elementi genetici. Le attuali conoscenze mostrano che gli esseri viventi che oggi esistono sulla terra si sono evoluti da forme inizialmente molto semplici fino a quelle attuali. In *teologia Ć chiaro che la creazione proviene da Dio e si evolve secondo le possibilitł da lui poste; l'uomo stesso Ć in divenire verso la meta che Dio gli ha assegnato: il Dio creatore Ć anche il Dio fine di tutto; la storia Ć il processo di questa marcia evolutiva. Punto centrale della trasformazione Ć l'*incarnazione del Verbo, che introduce la dinamica divinizzatrice, e la *risurrezione che trasforma GesŁ e tramite lui tutti noi che viviamo della sua vita, dando una nuova dimensione all'esistenza.

Si possono considerare altri tipi di evoluzione, come quella che sperimenta l'uomo nella sua crescita, maturazione e declino biologico, o l'evoluzione spirituale di una persona, l'evoluzione culturale, ecc.

Ex cathedra.

Espressione latina che significa " dalla cattedra ". Si usa per qualificare le dichiarazioni solenni del papa sulla fede o i costumi, che devono essere accettate dai cattolici come fede della Chiesa.

Exempli gratia

E.g. In latino = per esempio. Equivale a Verbi gratia o v.g.

Exequatur.

Forma verbale latina che significa " si esegua, si faccia ". Con questo termine giuridico i re accettavano e davano corso nei propri domini a documenti del papa. Senza l'exequatur non ne era ammessa l'applicazione o la vigenza. Vedi *Regalismo.

Extraterritorialitł.

Privilegio per cui certi beni o persone non sono soggetti alla giurisdizione dello Stato in cui si trovano.

Ezechia.

In ebraico, " Jhwh Ć la mia forza ". Re di Giuda (721-693 a.C.), figlio di Acaz. Di fronte al rischio che *Gerusalemme fosse invasa, la fece fortificare e assicurś l'approvvigionamento idrico costruendo un canale sotterraneo che riceverł poi il nome di canale di *Siloe (cf Gv 9,7). Ezechia realizzś riforme religiose, distrusse luoghi di culto proibiti ed Ć giustamente considerato come uno dei pochi re di Giuda che " fece ciś che Ć retto agli occhi del Signore " (2 Re 18,3).

Ezechiele.

Uno dei quattro *profeti maggiori. Era sacerdote e visse l'*esilio di *Babilonia. Lô consolś gli altri deportati dal quinto anno della cattivitł, quando Dio lo chiamś ad esercitare il ministero profetico, fino a circa il 571 a.C. Annunciś la caduta definitiva di Gerusalemme (dopo la prima deportazione, nell'anno 597. Dopo il tentativo di liberarsi dal giogo, Gerusalemme fu distrutta nel 587, anno della seconda deportazione). Annunciś anche il ritorno dalla cattivitł. Il libro di Ezechiele, che raccoglie brani sparsi, Ć quello che contiene piŁ visioni, cosô come *oracoli contro le nazioni, chiamate alla conversione e promesse della vittoria del regno di Dio; proclama la santitł di Jhwh e la sua fedeltł, nonostante i peccati del suo popolo (cf DBM-Cl e VPB-H).

Eziologia.

Dal greco aitĺa = causa. Tentativo di spiegare qualcosa (un nome, un rito, un costume, un monumento...) cercandone l'origine o causa. Nell'Antico Testamento si trovano molti racconti eziologici, che spesso stabiliscono una relazione tra una cosa, un'istituzione, un fatto... e il suo nome. Esempi: Gn 28,11s: Bet-El = casa di Dio; Es 2,10: MosĆ = tratto dalle acque; Es 12,12-14: pasqua = passaggio. Spesso, " una spiegazione eziologica viene indicata con espressioni come "fino ad oggi" (Gn 19,37-38; Gs 6,25) e "quando i vostri figli vi chiederanno" (Gs 4,6s) " (DBM-Cl).

F

Faldistorio.

Sedia con braccioli, cuscino e inginocchiatoio, senza spalliera, della quale si serve il vescovo in alcune occasioni al posto della *cattedra. Viene coperta da una stoffa del colore liturgico corrispondente alla celebrazione.

Fallico.

Che si riferisce al fallo, sinonimo di membro virile. In psicoanalisi viene detto stadio fallico quel periodo in cui l'interesse del bambino, e anche quello della bambina, per l'impatto dovuto alla carenza di pene, si concentra sugli organi genitali.

Famiglia.

Comunitł che vive in un'unica casa, costituita dalla coppia, dai figli e eventualmente da altri membri uniti da adozione legale o da vincoli di sangue (nonni, zii...). Nella famiglia, ogni membro svolge il suo ruolo e insieme creano una *cultura comune. A seconda dei luoghi e delle epoche, il concetto di famiglia si amplia. In Israele comprende varie generazioni, rami collaterali, servitori (cosô anche a Roma), e temporaneamente gli ospiti. Ad ogni modo, Ć l'unitł sociale piŁ ridotta; piŁ ampia Ć la stirpe e, piŁ di questa, la tribŁ (cf MM. Hewitt, DS-G; DBM-Cl; DB-H; VPR-H; Alonso SchÜkel, NBE).

Fanar.

Quartiere della cittł di *Costantinopoli (chiamata Istanbul dai turchi, che la conquistarono nel 1453) dove si trova la sede del patriarca primate delle Chiese *ortodosse.

Fanatico Fanatismo.

Dal latino, fanum = tempio, luogo sacro. Comportamento di chi, basandosi su sentimenti religiosi non ragionevoli, difende o attacca con passione. " Il fanatismo costituisce una patologia... caratterizzata da...: 1) credere di possedere tutta la veritł; almeno in relazione a un determinato ambito; 2) vivere questo possesso in modo esaltato, quasi mistico, come di inviato; 3) sentire l'imperativo irresistibile di dover imporre la veritł agli altri come missione ineludibile " (M. Vidal, PCEC, 315).

Faraone.

" Grande casa ", " la casa piŁ grande ", in Egitto. Dal designare il palazzo passś, nel sec. XV a.C., a significare il re stesso. Era considerato come Dio.

Farisei.

Gruppo religioso-politico molto influente in Israele, frequentemente nominato nel NT, mai nell'AT, anche se hanno origine nel sec. II a.C., come testimonia Giuseppe Flavio che ne parla abbastanza. Godevano di un grande prestigio tra il popolo, davanti al quale si presentavano come conoscitori scrupolosamente osservanti della Legge. Si dł al termine il significato di " separato ", ma non si Ć sicuri dell'oggetto della separazione, che potrebbe essere ciś che Ć impuro, l'autoritł religiosa, la classe politica... Credevano nella risurrezione dei morti e nella vita futura, a differenza dei *sadducei. Molti degli *scribi e dei *dottori erano farisei. Dopo la distruzione di *Gerusalemme ad opera dei romani (70 d.C.), l'unico partito e tendenza del giudaismo fu il farisaismo.

Nei *vangeli, i farisei appaiono, con gli scribi e i sadducei, come gli avversari di GesŁ, il quale attacca duramente il loro orgoglio, la loro avarizia, la loro ipocrisia e, soprattutto, la tendenza permanente a credere che la salvezza viene dalla legge.

Fatalismo.

" Credenza nel destino come forza impersonale che determina inevitabilmente la vita dell'uomo " (DPB-H). E un fenomeno religioso sorto nell'*ellenismo quando, a causa di convulsioni politiche, non riuscivano piŁ a vedere i piani di Dio sul mondo. Nelle culture orientali con predominio dell'astrologia, erano le congiunzioni degli astri a determinare il destino. Qualcosa di ciś rimane nella credenza ancora oggi diffusa negli oroscopi. La Bibbia, lungi da qualsiasi fatalismo, vede il mondo nelle mani di Dio; il destino dell'uomo Ć guidato da Dio, che gli indica la meta che deve liberamente raggiungere.

Fatima.

Cittł del Portogallo, a sudest di Lisbona (c 7), nella diocesi di Leirôa. A Cova da Iria, a 3 km dal paese, ebbero luogo nel 1917 le apparizioni della Vergine Maria ai pastorelli Lucia (che aveva 10 anni), e ai suoi cugini Francisco (9) e Jacinta Marto (7). Iniziarono il 13 maggio e proseguirono il 13 dei mesi successivi fino a ottobre. Nell'apparizione di luglio chiese la consacrazione del mondo e della Russia al suo Cuore Immacolato e annunciś castighi se il mondo non faceva penitenza. In quella di ottobre, denominś se stessa Nostra Signora del Rosario, devozione che aveva raccomandato ripetutamente e si presentś in tre modi successivi, corrispondenti alle parti del Rosario: con GesŁ Bambino e san Giuseppe, in forma di Addolorata e come Madonna del Carmelo. Quello stesso giorno ebbe luogo il portento del sole che, cacciando le nubi cariche di pioggia, apparve straordinariamente brillante e per tre volte fu visto ruotare su se stesso lanciando luci multicolori, prodigio che durś per una decina di minuti.

Nel 1930, il vescovo di Leirôa permise il culto della Vergine del Rosario di Fatima. Nel 1942, *Pio XII consacrś il mondo e in special modo la Russia al Cuore Immacolato di Maria. Di fatto, il messaggio di Fatima, con l'invito alla preghiera e alla penitenza, Ć in rapporto coi fatti per l'incidenza degli stessi sul versante religioso, specialmente con il comunismo ateo, che nello stesso anno delle apparizioni si insediava in Russia.

Una figlia di *Maometto si chiamava Fatima.

Favola.

*Genere letterario che consiste nel trasmettere un insegnamento tramite un linguaggio *allegorico nel quale si fanno intervenire animali, vegetali o esseri inanimati i quali si comportano come se fossero esseri umani. A volte prende la forma della satira. Nella Bibbia troviamo delle favole: Gdc 9,8-15, spiegata in 9,16-20; 2 Re 14.9 = 2 Cr 25,18. Vedi 1 Cor 12,12-30.

Febronianismo.

Dottrina proposta da Giustino Febronio, pseudonimo di Nikolaus von Hontheim (1701-1790), vescovo ausiliare dell'arcivescovo di Treviri, nell'opera De statu praesenti ecclesiae (1763), nella quale attacca la struttura gerarchica della Chiesa, e in particolare il *primato del papa. Questa dottrina Ć apparentata con il *gallicanismo in Francia, il *giuseppinismo in Austria e il *regalismo in Spagna, anche se questi non giunsero agli estremi del febronianismo. Il febronianismo afferma la superioritł del concilio ecumenico sul pontefice, l'autonomia delle Chiese nazionali e un potere piŁ vasto dello Stato in materia religiosa.

Fede e religione.

Anche se sono comunemente considerate equivalenti, la fede e la religione sono diverse. La fede Ć *l'atteggiamento della persona che accetta le veritł e le realtł soprannaturali o, piŁ semplicemente, l'atteggiamento di chi aderisce personalmente a Dio. La religione Ć l'insieme di pratiche che la persona compie come conseguenza della sua fede religiosa. Puś esserci fede senza pratica religiosa, o pratica religiosa quasi priva di fede.

Fede.

In ebraico, " essere fermo, avere fiducia "; in greco, " fidarsi di ". E la virtŁ *teologale per mezzo della quale crediamo in qualcosa fidandoci di colui che ce la rivela o manifesta. Contro una certa interpretazione troppo intellettualistica (accettare una veritł incomprensibile), oggi si torna ad accentuare l'originale visione della Bibbia, nella quale la fede Ć prima di tutto adesione alla persona che rivela, sicurezza della fedeltł e lealtł di Dio che ci parla. " Una corretta comprensione della fede nel senso biblico deve tener conto dell'aspetto di fiducia e dell'aspetto di veritł-relazione " (tra due esseri) (LÄon-Dufour, DNT). La fede Ć un atteggiamento fondamentale del cristiano.

Felice.

*Procuratore della *Giudea dal 52 al 59 davanti al quale, a Cesarea, fu condotto Paolo per essere processato. Non rimise in libertł l'apostolo, pur potendolo fare, per accontentare i giudei e sperando di ricevere da lui una somma di denaro. In At 24,2-8, l'avvocato Tertullo lo loda per la sua bontł; in realtł, represse crudelmente le ribellioni (cf At 23,23-24, 27).

Felicitł.

Stato di soddisfazione che sperimentiamo per il possesso, reale o sperato, di ciś che amiamo. La felicitł completa esclude i dolori, le preoccupazioni, il timore. Questa felicitł totale non Ć di questo mondo; Ć quella che ci aspetta quando, posseduti da Dio nell'amore, lo vedremo " faccia a faccia " nella vita eterna.

FÄnelon (1651-1715).

FranŹois de Salignac de la Mothe FÄnelon, arcivescovo di Cambray (Francia), figura rilevante del suo tempo, pedagogo, buon oratore e fecondo scrittore. Inizialmente protetto da *Bossuet, fu poi da questi duramente attaccato nelle dispute riguardo al *quietismo. Innocenzo XII dichiarś pericolose 23 delle sue tesi. FÄnelon si sottomise umilmente.

Fenice.

Uccello che, secondo la leggenda, rinasceva dalle sue ceneri dopo tre giorni. Per questo motivo, alcuni *padri della Chiesa la presentarono come immagine di Cristo e venne a volte impiegata in incisioni sepolcrali come simbolo di immortalitł.

Fenicia.

Zona costiera del *Mediterraneo orientale che si estende dal monte *Carmelo al golfo di Alessandretta. E una zona di importanti cittł portuali, come Tiro, Sidone, Biblos, Ugarit. A *Ugarit (= Ras Shamra) nacque l'alfabeto cuneiforme; a Biblos (= Guebal), l'alfabeto corsivo. I rapporti della *Siria con *Israele furono, in generale, amichevoli. Il Vangelo menziona di passaggio *Tiro e *Sidone (cf Mt 11,21 e par.). Negli Atti, vediamo alcuni fuggitivi da *Gerusalemme introdurre il cristianesimo in questa regione (At 11,19), la visita di *Paolo e *Barnaba (At 15,3) e quella di Paolo a Tiro in occasione del suo viaggio a Gerusalemme (At 21,3-6).

Fenomenismo.

Dottrina filosofica secondo la quale non possiamo conoscere l'essenza delle cose, ma solo i fenomeni.

Fermentum.

Pezzo di pane consacrato durante l'eucaristia presieduta dal papa, che era inviato ai *presbiteri delle chiese di Roma che non avevano potuto parteciparvi perchÄ dovevano presiedere alle celebrazioni nelle proprie comunitł. Questo " fermento " si metteva nel calice nel momento della pace, come segno di comunione con il papa.

Festa.

Celebrazione gioiosa, ritualizzata, comunitaria e esuberante di una realtł o evento in cui si percepisce il senso positivo dell'esistenza ricevuta come dono. Il concetto di festa Ć inseparabile da quello di celebrazione. La festa si distingue nettamente da due realtł con le quali viene spesso confusa: la *vacanza e il *divertimento. La vacanza Ć un tempo di riposo o interruzione della vita quotidiana - e in questo coincide in parte con la festa - , ma come semplice intermezzo tra due momenti di lavoro. Il divertimento Ć allontanarsi dalle cose serie per il necessario rilassamento, senza altre intenzioni sulla vita in sÄ. La festa interrompe la vita ordinaria per celebrare la vita stessa, il suo destino positivo, la gioia di esistere avendo una meta felice.

Feste del popolo di Israele.

In origine, avevano carattere pastorale o agricolo, come negli altri popoli. PiŁ tardi, si trasformano in commemorazione di eventi storici importanti.

La Pasqua. Era e continua ad essere per gli ebrei la festa principale. Nasce come festa dei pastori nomadi (agnello, erbe amare o non coltivate), celebrata in primavera. Con la sedentarizzazione, le si unisce la festa degli *azzimi, agricola. L'evento storico con il quale si identificś fu la liberazione dall'*Egitto, vera nascita di Israele come popolo. Pasqua deriva probabilmente da passaggio: il passaggio dell'angelo che perdona i primogeniti. Si celebrava nel plenilunio del primo mese dell'anno, *Nisan. GesŁ fece coincidere con essa la propria pasqua o passaggio al Padre. Per questo Ć il nostro " agnello pasquale ", che " Ć stato immolato " (1 Cor 5,7; cf Gv 1,29; 1 Pt 1,19).

Festa delle settimane: 7x7 giorni, piŁ 1 = 50 giorni, o Pentecoste. E conosciuta con questi due nomi. Era in origine una festa del raccolto (cereali). Poi servô a commemorare gli eventi del Sinai: la Legge e *l'alleanza. Coincise con essa la discesa dello Spirito Santo (cf At 2).

Festa dei tabernacoli o delle tende.

Nelle sue origini agricole, era la festa dell'azione di grazie per il raccolto. Fu poi il principale giorno di pellegrinaggio e ricordava la peregrinazione nel deserto. PiŁ tardi si commemorś in questo giorno la purificazione e la nuova dedicazione del tempio, realizzata nel 164 a.C., dopo la profanazione di Antioco IV. Era molto popolare. Per sette giorni si abitava in tende o capanne fatte con rami d'albero. Il primo giorno si accendevano enormi candelabri nel tempio, che illuminavano le vicinanze. Probabilmente da ciś prese spunto GesŁ per presentarsi come " luce del mondo " (Gv 8,12).

A queste tre feste corrispondevano i tre *pellegrinaggi di precetto al tempio, anche se non tutti erano soliti andare a tutti e tre.

Si celebravano anche altre feste minori, come quella dei *Purôm o della *espiazione. Vedi *Ester.

Feste di precetto.

I giorni festivi che la Chiesa ordina di celebrare con la partecipazione alla *messa e l'astensione " da quei lavori e da quegli affari che impediscono di rendere culto a Dio, e turbano la letizia propria del giorno del Signore o il dovuto riposo della mente e del corpo " (CIC 1247). Giorni festivi di precetto sono tutte le domeniche e altri giorni importanti (canone 1246), che variano secondo i paesi.

Festo.

Procuratore romano in Giudea dal 60 al 62 d.C., successore di *Felice. I giudei si recarono da lui per accusare Paolo, che Felice aveva lasciato in prigione a *Cesarea. Festo lo ritenne innocente e lo avrebbe liberato, ma Paolo si era appellato a *Cesare, in quanto cittadino romano, e dovette quindi partire per essere processato a Roma (cf At 25).

Feticcio Feticismo.

Un feticcio Ć un oggetto che nei popoli antichi era ritenuto un dio (idolo) o visto in una dimensione religiosa che assicura la buona sorte. Oggi si continua a chiamare feticismo una certa venerazione superstiziosa di persone o oggetti.

Feudalesimo.

Sistema di organizzazione socio-politico-economica, fondato sul feudo. Il feudo, in genere, era un'estensione di terra - anche se poteva essere un altro bene - che un signore concedeva a un altro, da cui derivava la situazione di un signore benefattore e di un suddito vassallo. Costui doveva aiutare il suo signore con tributi economici, di vassallaggio, di servizio d'armi, ecc. PoichÄ un signore era a sua volta vassallo di un altro signore piŁ potente, o anche meno importante, si stabilô una complicata rete di rapporti, nei quali fu coinvolta anche la Chiesa (vescovi, abati, ecc.) (cf DS-G).

Feuerbach, Ludwig Andreas (1804-1872).

Filosofo materialista, discepolo di Hegel. Ebbe influenza su *Marx e attaccś il cristianesimo. Secondo lui, la religione Ć un'alienazione; Ć un'illusione dell'uomo che proietta le proprie qualitł e le divinizza: " La coscienza di Dio Ć l'autocoscienza dell'uomo " (cf G. Espie, DdlR).

Fidanzato.

Chi Ć impegnato con promessa di matrimonio. In Israele, i fidanzati venivano considerati come sposi (Ć il caso di Giuseppe e Maria al tempo dell'*Annunciazione). L'infedeltł durante il fidanzamento era considerata un adulterio e chi la commetteva poteva essere sottomesso alle pene corrispondenti.

Fideismo.

Termine che deriva da fede, in latino, fides. " Dottrina secondo la quale le veritł metafisiche, morali e religiose sono inaccessibili alla ragione e si possono apprendere solo mediante la fede. Se questa si intende come fede basata nell'autoritł, il fideismo si identifica con il tradizionalismo. Tuttavia, con la parola fideismo si caratterizzano in genere quelle correnti che fanno captare il sovrasensibile per mezzo di una fede cementata nel sentimento " (J. Santeler, DF-H).

Fiducia.

VirtŁ grazie alla quale si vive tranquilli, nella sicurezza che Dio ci ama, ci aiuta e ci salva.

Figli dell'uono.

E il soprannome che lo stesso GesŁ diede a *Giacomo e a suo fratello *Giovanni (Mc 3,17), senza dubbio per il loro carattere. Vedi *Boanerges.

Figlie della caritł.

Vedi *Vincenzo de Paoli e *Luisa de Marillac.

Figlio adottivo di Dio.

E figlio adottivo chi, pur non essendo suo figlio, Ć accettato come tale da un altro, con tutto i doveri e i diritti che gli competono. Quando diciamo di essere figli adottivi di Dio, usiamo questa espressione per distinguere la nostra filiazione da quella di GesŁ, il Figlio per eccellenza, per natura; ma siamo figli per davvero, non come quelli che tra gli uomini si chiamano figli adottivi. Nell'ordine spirituale Ć possibile la vera comunicazione della vita divina e noi l'abbiamo ricevuta: siamo figli di Dio.

Figlio dell'uomo.

In ebraico Ć spesso sinonimo di uomo, membro della razza umana. Cosô lo incontriamo diverse volte nell'AT: Nm 23,19; Is 51,12; Gb 25,6; Sal 8,5; 11,4; 80,18; 89,48; 90,3; Ez 2,1.3. In altre occasioni, viene usato dal linguaggio apocalittico, come in Dn 7. Nei Vangeli compare 70 volte ed Ć sempre GesŁ a chiamarsi cosô. In questo modo, mette in rilievo la sua condizione umana, anche se a volte fa risaltare bene la sua condizione superiore (cf Mt 16,27; 24,30; Mc 8,31). San Paolo (cosô come gli evangelisti, che lo citano solo sulle labbra di GesŁ) non usa questa designazione, nonostante anche lui sottolinei bene la sua condizione umana, accanto alla sua condizione divina.

Figlio di Davide.

Titolo del *messia per la promessa fatta a quel pio re (2 Sam 7,12-16; Sal 110,1; Lc 1,32). Spesso, nei Vangeli, glielo dł la gente e GesŁ non lo rifiuta (cf Mt 9,27; 12,23; 15,22; 20,30 e par.). L'occasione piŁ rilevante Ć durante l'ingresso a Gerusalemme, poco prima della sua Passione (Mt 21,9). Compare anche in san Paolo, At e Ap.

Figlio di Dio.

Il Verbo o seconda persona della Santissima *Trinitł. In Israele, il re, in quanto eletto da Dio, riceveva il titolo di Figlio di Dio. A volte viene chiamato Figlio di Dio tutto il popolo (cf Os 11,1).

Nel NT, GesŁ Ć presentato come Figlio di Dio in modo nettamente distinto da come lo erano altre persone. Egli mostra Dio come padre degli uomini (nel *Discorso della montagna secondo san Matteo si contano 16 espliciti riferimenti in questo senso). Distingue, tuttavia, questa filiazione dalla propria, totalmente singolare. Non dice mai " nostro Padre ", ma, come il giorno della risurrezione: " Salgo al Padre mio e Padre vostro... " (Gv 20,17). Nel pregare, comincia sempre con il vocativo Padre. Giovanni Ć quello che insiste piŁ spesso e in modo piŁ chiaro sulla divinitł di Cristo: per 35 volte troviamo sulle labbra di GesŁ, nel suo Vangelo, l'espressione " mio Padre ". *Esegeti e *teologi vi vedono uno degli elementi in cui, con maggior nitidezza, si manifesta la sua filiazione del tutto speciale. In altre circostanze, fa conoscere la sua singolaritł in affermazioni come: " prima che Abramo fosse, io sono " (Gv 8, 58; cf tutto il capitolo); oppure chiamase stesso Figlio di Dio (cf Gv 3,18; 5,15; 10,36; 11,4) o il Figlio (3,16.17.18.35). A volte Ć aggettivato con unigenito (cf 1,14.18; 3,16.18; 1 Gv 4,9). Nei sinottici vedi Mt 17,24-27; 11,27; Mc 13,22; Lc 10,20. In *Paolo: Rm 8,3.32; 15, 6; 1 Cor 8,6; 15,24; 2 Cor 1,13; 8,9: 11,31; Ef 1,3; Col 1,3.13.15; 2,9; Gal 4,4; Fil 2,6-8, ecc.

Figura.

In greco, typos. Nell'AT, si ricorre spesso a tipi o figure per preannunciare persone o realtł del NT. Vedi *Allegoria.

Filadelfia.

In greco, " l'amore per i fratelli ".

1. Capitale del regno di Ammon, chiamata anche Rabba Ammśn (l'odierna Amman, capitale della Giordania).

2. Cittł occidentale dell'*Asia Minore, al cui vescovo Ć indirizzato uno dei messaggi dell'*Apocalisse, che ne loda la fedeltł (cf Ap 3,7-13).

Filantropôa Filłntropo.

Dal greco philia = amore, e anthropos = uomo. Amore per l'uomo. Filantropo Ć chi si distingue per il suo amore per gli altri. In Tt 3,4 si parla della " filantropia " di Dio. Questo termine viene spesso usato in riferimento a uomini buoni, benefattori, senza una specifica relazione con la religiositł.

FilattĆri.

In greco, " luogo per custodire ". Astuccio di cuoio con i passi essenziali della legge (cf Es 13,9-16; Dt 6,8; 11,18), scritti in piccole *pergamene che gli ebrei si collocavano sul braccio sinistro (sopra il cuore) e sulla fronte durante la preghiera del mattino e che alcuni conservavano durante il giorno (come fanno tuttora alcuni ebrei " ortodossi "). GesŁ rimprovera i farisei non perchÄ usano i filatteri, ma perchÄ li allargano per ostentazione (cf Mt 23,5) (cf DNT-C).

Filemone.

Cristiano di *Colossi a cui Paolo scrive una lettera per raccomandargli *Onesimo. La lettera a Filemone Ć uno degli scritti piŁ brevi del NT. Onesimo, schiavo di Filemone, era fuggito e aveva incontrato *Paolo in prigione a Roma. Paolo lo converte alla fede in Cristo e lo rimanda a Filemone con questa lettera di raccomandazione, espressione della squisita sensibilitł di Paolo che, accettando la situazione sociale di allora, fa vedere nello schiavo un fratello e chiede a Filemone - che poteva castigarlo duramente - di concedergli la libertł.

Filiazione divina.

Il fatto di essere figlio di Dio. Cristo lo Ć di natura ed Ć consostanziale al Padre. Chi vive nella grazia, Ć " figlio adottivo di Dio ", espressione che si adopera per distinguere la filiazione adottiva dalla filiazione naturale del Verbo, ma che Ć autentica comunicazione della vita divina (cf Rm 8,16-17; Gal 4,6; Gv 3,3; 1 Gv 3,1.9; 5,1).

Filippesi, Lettera ai.

E una delle *lettere della cattivitł, scritta, secondo la tradizione, verso l'anno 62 a Roma, dove Paolo Ć tenuto a domicilio coatto. Potrebbe anche essere stata scritta dal carcere di *Efeso. Lo stile Ć inconfondibilmente paolino. Si esprime con grande spontaneitł di fronte a questa comunitł che gli era particolarmente cara. Alcuni indizi fanno pensare che possa riunire tre lettere diverse, o che nel comporla abbia preso parti da altre lettere.

Filippi.

Cittł della *Macedonia. Paolo vi giunse per la prima volta nel 51, fondandovi la prima comunitł cristiana europea (cf At 16,12-40).

Filippo di Erode.

Figlio di Erode il Grande. Sua moglie, Erodiade, lo lasciś per sposare il di lui fratellastro, Erode Antipa. Giovanni Battista fu decapitato per aver condannato questo matrimonio (cf Mc 6,17-28).

Filippo.  
In greco, " amico dei cavalli ".

1. Nome di uno dei dodici *apostoli (cf Mt 10,3), nato a *Betsaida come *Andrea e *Pietro (cfr. Gv 1,44). Nel Vangelo, lo vediamo intervenire nell'episodio della moltiplicazione dei pani e dei pesci (Gv 6,5-7), quando alcuni greci vogliono vedere GesŁ (cf Gv 12,20-22) e nell'*ultima cena, dove chiede a GesŁ di mostrar loro il Padre (Gv 14,8).

2. Porta questo nome anche uno dei sette citati in At 6,5. In At 8 si parla ampiamente della sua attivitł apostolica e in At 21,8-9 viene chiamato evangelizzatore e si dice che era padre di quattro vergini che avevano il dono della profezia.

Filistei.

Popolo indoeuropeo, non semita, che si stabilô sulle coste della *Siria e della *Palestina verso il 1200 a.C. Dall'epoca dei *giudici, i filistei vinsero ripetute volte gli israeliti (cf 1 Sam 4,1-11), finchÄ *Davide li respinse definitivamente (cf 2 Sam 5,17-25). Il nome Palestina deriva da filistei (ebr. Pelishstim).

Filocalôa.

Dal greco philos = amico, e kalos = bello. Corrente di spiritualitł caratterizzata dalla pratica della contemplazione, che fiorô nelle Chiese d'Oriente e che ha ritrovato attualitł nel nostro tempo. La sua espressione piŁ caratteristica Ć oggi il piccolo libro noto come Racconti di un pellegrino russo.

Filone di Alessandria c 5.

Filosofo ebreo vissuto ai tempi di GesŁ (ca. 20 o 15 a.C. - 40 o 50 d.C.). Si nutre del pensiero biblico e cerca di esprimere il credo ebraico in categorie *ellenistiche. Alcune sue idee influenzarono autori neotestamentari (cf LÄon-Dufour, DNT-C; VPB-H).

Filosofia dell'educazione.

Settore delle scienze dell'educazione che studia le idee basilari su cui si deve fondare l'impegno educativo. Questi principi sono in linea con ciś che si persegue, ovvero con il tipo di uomo che si vuole.

Filosofia.

Termine di origine greca, che significa amore della saggezza. Il desiderio di sapere Ć una caratteristica fondamentale dell'animale razionale: l'uomo Ć naturalmente filosofo. In genere, perś, si intende per filosofia la ricerca della conoscenza inquadrata in un adeguato rigore metodologico. Si differenzia dalle altre scienze per la totalitł o universalitł del suo oggetto, rispetto alla limitazione delle altre. La filosofia studia l'essere in se stesso e particolarmente l'uomo nel suo essere, nel suo dover essere e nel suo destino. Dalla *teologia, che parimenti affronta questi aspetti, si differenzia in quanto questa argomenta basandosi sui dati della *rivelazione. La filosofia si basa unicamente sulla coerenza della ragione con se stessa, ma questo non significa che possa essere rinchiusa nel *razionalismo, giacchÄ la realtł umana Ć piŁ della semplice ragione, anche nel conoscere, e, d'altra parte, escludere ciś che va oltre la ragione (il soprannaturale) sarebbe mutilare la prospettiva umana, aperta a un al di lł di ciś che coglie la ragione; la ragione stessa puś percepire che la realtł Ć piŁ di quanto essa domina. I fallimenti della ragione e le contraddizioni dei diversi sistemi sono un richiamo al riconoscimento dei limiti della filosofia. Questi limiti, tuttavia, non appannano la grandezza di questa scienza che Ć lo sforzo dell'uomo di capire tutto il reale nel suo essere e nel suo significato. La teologia stessa ne ha bisogno come aiuto basilare.

Fine dei tempi.

Epoca della consumazione della storia. La *Bibbia e la *teologia cristiana sono consapevoli del movimento della storia - che Ć storia di salvezza - verso un fine, verso la definitivitł, gił iniziato con la risurrezione di GesŁ, ma che aspetta la consumazione per tutti con la seconda venuta del Signore. Il mondo attuale sarł rinnovato (At 3,21; 1 Cor 7,31).

Flagellazione.

Nella legge ebraica era previsto il castigo di alcuni reati con un numero di colpi proporzionato (cf Dt 25,2). San Paolo afferma di aver ricevuto cinque volte 39 colpi e tre volte fu battuto con le verghe (2 Cor 11,24-25). PiŁ propriamente, si intende per flagellazione il castigo romano inflitto con il flagello non ai cittadini romani (san Paolo ricorda la sua condizione di romano quando Ć percosso a Filippi, e questo spaventś i magistrati: At 16,22.37-39), ma agli schiavi e ai cittadini di altri popoli. Il flagello era fatto con cordicelle o strisce di cuoio, alle cui estremitł erano a volte aggiunte sfere metalliche o di osso, tanto da farne un terribile tormento che spesso causava la morte della vittima. La flagellazione di GesŁ, decretata dall'autoritł romana, fu inflitta in questo modo.

Flavio Giuseppe. Vedi *Giuseppe Flavio.

Fleury, Claude (1640-1723).

Nel 1683, pubblica a Parigi un Catechismo storico. Consapevole della necessitł di tornare al metodo storico nella presentazione della dottrina, critica il sistema arido e astratto dei catechismi della sua epoca. Le sue motivazioni a favore del metodo ebbero molto successo e da allora rimase nel movimento catechistico l'idea di un insegnamento catechistico basato sulla dimensione storica (cf DC-CCS).

Fondamentalismo.

Posizione teologica di alcuni gruppi o confessioni protestanti sorte nella seconda metł del sec. XIX, di stampo conservatore, in difesa della tradizione. Per essi, la Bibbia Ć ispirata verbalmente, cosicchÄ tutto ciś che essa dice deve essere preso alla lettera, compresi i riferimenti storici o i dati relativi alle scienze; non c'Ć spazio per la comprensione secondo i *generi letterari. In senso ampio, il termine si applica anche a cattolici o membri di altre religioni - ad esempio all'interno dell'*Islam - di tendenza fortemente conservatrice.

Fonti. - 

Nell'*esegesi letteraria, si chiamano fonti i documenti di cui si servirono gli *agiografi.

2. Fonti della rivelazione. I " luoghi " in cui l'uomo trova l'auto-manifestazione di Dio. Quelli fondamentali sono: la *creazione, la *Sacra Scrittura e la *tradizione.

3. Fonti della catechesi. " Le realtł o i luoghi dove Ć possibile trovare, o da cui scaturisce il contenuto genuino della trasmissione catechetica ". Si enumerano: la Sacra Scrittura, la tradizione, la *liturgia, la vita della Chiesa; alcuni aggiungono l'insieme della vita umana e della storia in quanto viste nella prospettiva evangelica.

Formgeschichte.

Termine tedesco usato frequentemente negli studi biblici. Significa storia delle forme letterarie.

Formule catechistiche.

Fin dalla predicazione primitiva, si usś riassumere la dottrina in brevi formule facili da ricordare. Nel NT troviamo infatti formule che confessano che GesŁ Ć il Cristo (1 Cor 15,3-5; Fil 2,5-11; 1 Tm 3-16) e altre che impartiscono istruzioni morali (Col 3,18-4,1; Ef 5,21-6,9; 1 Pt 2,13-3,7). Lo stile dei *catechismi sotto forma di brevi domande e risposte Ć stato usato per secoli. Oggi si avverte la necessitł di una presentazione piŁ personale, dell'accoglienza e assimilazione di un insieme come messaggio vivo, ma si sente anche il bisogno che la dottrina non sia vaga; per questo si cercano anche formule dottrinali che siano una sintesi esatta dei contenuti della fede, specialmente sentenze bibliche, formule liturgiche e preghiere. Con esse, il cristiano entra nella tradizione della Chiesa e si sente al tempo stesso stimolato ad approfondirle (cf VPB-H e DC-CCS).

Fornicazione.

Nella Roma antica, i postriboli si trovavano spesso in locali sotterranei con soffitto a volta (fornix). Questa Ć dunque la radice della parola, che indica il rapporto sessuale al di fuori del matrimonio.

Foro ecclesiastico.

Giurisdizione separata o privilegiata stabilita dai tempi di *Costantino per i *chierici, i quali non potevano essere giudicati dai tribunali ordinari, ma solo da quelli specificamente stabiliti per loro.

Fortezza.

Una delle quattro *virtŁ cardinali. Grazie ad essa affrontiamo con coraggio le difficoltł inerenti alla pratica costante del bene.

Fortunato (ca. 530-605).

Nato a Vercelli, si stabilô nella Gallia e fu vescovo di Poitiers. E famoso come autore di poemi, alcuni dei quali furono introdotti nella *liturgia romana.

Foucauld, Charles de (1858-1916).

Visse una vita di austeritł nella solitudine, prima a *Nazaret e poi nel deserto del Sahara. Anche se non riuscô a raccogliere la comunitł che sognava, seguendo il suo spirito, RenÄ Voillaume fondś i Piccoli Fratelli di GesŁ e le Piccole Sorelle di GesŁ, dediti ai piŁ umili lavori manuali. Sono detti anche Piccoli Fratelli o Piccole Sorelle di Foucauld. Il loro apostolato Ć quello della presenza, imitando GesŁ nella sua vita nascosta.

Fozio (ca. 810-897).

Eletto *patriarca di Costantinopoli benchÄ laico, fomentś la tensione con Roma e fu in rotta con diversi papi, anche se si riconciliś con Giovanni VIII nel 879. Fu piŁ volte mandato in esilio e morô in un monastero.

Framassoneria. 

Vedi *Massoneria.

Francescani. 

Vedi *Francesco d'Assisi.

Francesco Borgia, san (1510-1572).

Terzo generale della Compagnia di GesŁ, della quale entrś a far parte quando rimase vedovo, rinunciando al suo titolo di duca di Gandĺa, grande di Spagna e vicerÄ di Catalogna. A Roma, fondś il Collegio Romano, dando grande impulso all'insegnamento religioso.

Francesco d'Assisi, san (1181-1226) c 6.

Figura della santitł cristiana di grande influenza anche al di fuori della Chiesa cattolica. Risalta il suo amore per la povertł, espressione di adesione o di amore per Dio e per gli uomini nel distacco dai beni materiali. E il fratello universale, amante della natura. Esercitś un'enorme influenza nel rinnovamento cristiano della sua epoca. Raduna dei compagni per i quali scrive la sua regola (1221 e 1223). I suoi seguaci si chiamano Frati minori, generalmente conosciuti come francescani. Con Chiara di Assisi fonda il ramo femminile, le Povere Donne o Clarisse. Nel corso dei secoli, molte altre congregazioni hanno adottato lo spirito francescano. Tra quelle maschili, tre sono i rami che si sentono direttamente ispirati al santo: i francescani, i cappuccini e i conventuali.

Francesco di Sales, san (1567-1622).

Nato a Thorens, in Savoia, fu vescovo di Ginevra-Annecy. Scrittore ascetico molto seguito in tutta l'Etł Moderna. Le sue opere principali sono la Introduzione alla vita devota o Filotea e il Trattato dell'amore di Dio. Con santa Giovanna Francesca FrÄmyot de Chantal fondś la congregazione femminile della Visitazione di Santa Maria.

Francesco Saverio, san (1506-1552).

Nato a Javier (Navarra, Spagna), studiś e fu professore a Parigi. Lł conobbe *Ignazio di Loyola. Fece poi parte del gruppo che, capeggiato da Ignazio, costituirł il nucleo iniziale della Compagnia di GesŁ o *gesuiti. Andś come missionario e legato in Estremo Oriente. Nel 1542, giunse a Goa (India) e iniziś l'evangelizzazione, che proseguô a Ceylon e in Giappone. Morô nell'isola di Sancian, nel golfo di Canton, quando si accingeva a intraprendere l'evangelizzazione della Cina.

Francesco Solano, san (1549-1610).

Nacque a Montilla, nel sud della Spagna, e morô a Lima, in PerŁ. Nel 1589, i superiori accolgono la sua richiesta e parte per l'America, attraversando Panama, Cile, Argentina (Santiago del Estero, La Rioja, Cordova) e PerŁ. Si guadagnś la fiducia degli indios con la sua caritł nel difenderli e con il suo insegnamento. Si distinse per la sua povertł e la sua abnegazione; utilizzś nel suo apostolato il canto e la musica. Ebbe fama di essere *taumaturgo. Con san *Toribio de Mogrovejo Ć la figura piŁ rilevante tra i missionari dell'epoca coloniale americana.

Fratelli delle Scuole Cristiane. 

Vedi *La Salle.

Fratelli di GesŁ.

Nel NT (cf Mt 12,46-47; 13,55; Mc 6,3; 3,31; Lc 8,20; Gv 2,12; 7,3.5.10; 1 Cor 9,5) si parla dei " fratelli di GesŁ " e si citano anche i loro nomi: Giacomo, Giuseppe, Giuda e Simone, alludendo anche alle sue sorelle. Alcuni in passato, e oggi in generale i protestanti, concludono che Maria ebbe altri figli. La Chiesa professa che *Maria fu vergine e non ebbe altri figli che GesŁ. Quando si riferiscono ai fratelli di GesŁ, gli *agiografi non fanno altro che procedere secondo il modo di parlare dei ebrei, che chiamavano fratelli anche i cugini o altri parenti stretti. Nell'AT si parla spesso di " fratelli " per indicare dei parenti; per esempio, in Gn 13,8; 14,14.16; 29,15. La stessa cosa vediamo nel NT (cf At 1,14; 1 Cor 9,5). In Mc 15,40 si dice che due di quei fratelli, di cui conosciamo il nome, sono figli di un'altra Maria. Non si capisce perchÄ Maria, alla morte di GesŁ, sarebbe andata a vivere con Giovanni se i cosiddetti fratelli fossero stati figli suoi. Uno di essi, *Giacomo, fu vescovo di Gerusalemme e godette di grande prestigio nella Chiesa primitiva (cf At 15,13 e Gal 2,10-11).

Fratelli Maristi delle Scuole. 

Vedi *Champagnat, Marcellino.

Fratelli separati.

Espressione con la quale, nello spirito ecumenico sviluppato dal Vaticano II, si designano i membri delle confessioni cristiane separate dalla Chiesa cattolica di Roma. Si usa piŁ in relazione ai *protestanti che agli *ortodossi.

Fraternitł.

1. Fratellanza, atteggiamento di amore familiare.

2. Nome di alcune comunitł religiose. Ad esempio, i Piccoli Fratelli e le Piccole Sorelle di *Foucauld chiamano cosô le loro comunitł.

Frati Minori.

Nome originario e ufficiale dei religiosi francescani. Vedi *Francesco d'Assisi.

Frati Predicatori.

Ordine mendicante (vedi *Vita religiosa), fondato da san *Domenico di Guzman e approvato nel 1216 dal papa Onorio III. Il fondatore gli diede la regola di sant'Agostino, alla quale aggiunse le proprie costituzioni. Si dedicano fondamentalmente allo studio della *teologia e alla predicazione, che deve procedere dalla *contemplazione (il loro motto Ć: " contemplata aliis tradere ", ovvero dare ad altri ciś che si Ć contemplato). Il piŁ insigne rappresentante dei domenicani Ć san *Tommaso d'Aquino.

Frazione del pane. 

Vedi *Messa: parti, D, Rito della comunione.

Freer. 

Vedi *Codice.

Frigia 

Regione situata nella zona centro-occidentale dell'*Asia Minore. In essa si trovano: *Colossi, *Laodicea, Ierapoli (vedi sant'*Ireneo). *Paolo la attraversś durante il suo secondo e il suo terzo viaggio apostolico (cf At 16,6 e 18,23). In Frigia ebbe origine il culto della " Grande Madre ", Cibele.

Furto.

Peccato che consiste nell'appropriarsi di nascosto dei beni altrui.

Futuribile.

Futuro che potrebbe realizzarsi date certe circostanze ma che rimane in un ambito di possibilitł non compiuta. Esempio: che cosa sarebbe stata l'America oggi se Cristoforo Colombo non l'avesse scoperta.

 

G

Gabbatł. 

Vedi *Litśstroto.

Gabriele.

In ebraico, " Dio Ć forte, uomo di Dio ". Nell'AT appare " l'angelo " Gabriele in Dn 8,16s (visione del montone e del capro) e in 9,21-27, dove spiega il senso delle settanta settimane. Nel NT, Gabriele annuncia a *Zaccaria la nascita di *Giovanni e a *Maria l'*incarnazione del Figlio di Dio nel suo seno (cf Lc 1,8-22 e 1,26-38).

Gad.

1. Settimo figlio di *Giacobbe, da cui discende la tribŁ omonima.

2. Profeta operante al tempo di Davide.

Głlaad.

Regione della Transgiordania. Inizialmente era il nome di una montagna a sud del fiume Iabbok, affluente del Giordano; poi si estese al territorio vicino e, infine, a tutta la Transgiordania.

Galati, Lettera ai.

*Paolo, che aveva predicato in *Galazia, scrive questa lettera verso il 55-56, rivolgendosi in particolare ai cristiani giudaizzanti che cercano di obbligare i convertiti alla *circoncisione e all'osservanza della legge di *MosĆ. Paolo afferma con vigore che la salvezza viene unicamente da Cristo. " Nessun'altra lettera del NT Ć cosô polemica quanto quella ai Galati e per questo motivo tale tesi non Ć qui difesa con l'equilibrio della lettera ai Romani, scritta piŁ tardi ", nella quale torna sullo stesso tema (DBM-Cl; cf LÄon-Dufour, DNT-C e DB-H).

Galazia.

Regione interna del centro-nord dell'*Asia Minore. L'omonima provincia romana includeva anche le regioni vicine. La capitale era Ancira, (l'attuale Ankara, capitale della Turchia).

Galilea.

Regione nel nord della *Palestina, ad ovest del lago di *Genesaret, chiamato anche lago (o mare) di Galilea, e del *Giordano. Della sua popolazione entrarono a far parte, dopo la cattivitł imposta dagli assiri, molti non ebrei, tanto che a volte si parlava di " Galilea delle genti " (Mt 4,15) e i suoi abitanti erano disprezzati in certi ambienti di *Gerusalemme (cf Gv 7,41). Dal 40 al 4 a.C., appartenne al regno di *Erode il Grande; poi, fino al 37 d.C., fece parte della *tetrarchia di *Erode Antipa. GesŁ, nato sotto il regno di Erode il Grande (vedi *Era cristiana), passś la sua vita a *Nazaret sotto il governo di suo figlio, Erode Antipa. Sempre durante il suo regno si svolge la vita pubblica di GesŁ, trascorsa per la maggior parte in Galilea, con salite a Gerusalemme specialmente in occasione delle feste. A quel tempo, la *Giudea era governata dal *procuratore romano Ponzio *Pilato. La Galilea Ć una zona agricola con fertili valli e belle colline, arricchita anche dalla bellezza del suo lago.

Galilea, Lago di c 2.3.

Chiamato anche lago di Genesaret, KinnÄret, Mare di Galilea e Mare di Tiberiade. E a forma di cuore, misura 21 km da nord a sud e 12 di larghezza nella parte piŁ ampia. E profondo 4248 metri. Superficie, 144 km. Si trova a 208 m sotto il livello del mare. Offre una pesca abbondante. Vi sono frequenti le tempeste. Sulle sue rive e sul lago stesso si svolse gran parte dell'attivitł di GesŁ.

Galileo Galilei (1564-1642).

Matematico, fisico e astronomo nato a Pisa. Separandosi dalla concezione astronomica di Tolomeo, per il quale la terra Ć il centro del nostro sistema solare, aderô a quella di Copernico, secondo la quale la terra e gli altri satelliti girano intorno al sole. Questa teoria, che fino ad allora non aveva suscitato particolari problemi, fu condannata come opposta alla Bibbia. Galileo fu prima obbligato al silenzio (1616) e poi condannato come sospetto di eresia da un tribunale della *Inquisizione romana (1633). Questo accadde per ignoranza dei *generi letterari della Bibbia, per insufficienza di prove scientifiche, per complicazioni politiche e perchÄ non si era capito bene il rapporto tra *scienza e fede. Anche se in ciś non era compromessa nessuna definizione dogmatica, successivamente i nemici della Chiesa approfittarono del " caso Galileo " per attaccare la religione. In occasione del Vaticano II e in altre circostanze si Ć parlato di una esplicita riparazione dell'ingiustizia commessa contro lo scienziato e il credente Galileo. Questo caso Ć servito alla Chiesa per procedere con cautela in altre occasioni di fronte ai possibili malintesi tra scienza e fede.

Gallicanismo.

Atteggiamenti e tendenze di membri della Chiesa cattolica di Francia che reclamavano per essa libertł e uno statuto particolare con una autonomia, rispetto alla centralizzazione di Roma, superiore a quella delle Chiese delle altre nazioni. Tale atteggiamento prendeva spunto da un sistema ideologico coltivato da teologi della *Sorbona e da uomini come *Gerson, *Bossuet e altri. Ebbe una notevole forza all'interno dell'episcopato in certi momenti e ad esso si appellarono i re nel tentativo di sottrarre il clero e se stessi al potere del papa. Non Ć tanto radicale come il *febronianismo, ma Ć piŁ forte del *giuseppinismo e del *regalismo.

Gallione.

Nacque verso il 3 a.C. a Cordova (Spagna). Fratello del filosofo Seneca, precettore di Nerone, e di Marco Anneo Mela, padre del poeta Lucano. Questi furono tutti costretti a suicidarsi da Nerone nel 66. Viene nominato in At 18,12: " Mentre era *proconsole dell'Acaia, i Giudei insorsero in massa contro Paolo... ". Il proconsolato durava un anno e una iscrizione trovata a Delfi colloca il proconsolato di Gallione nel 51 o 52, il che coincide con ciś che sappiamo dell'attivitł di *Paolo. Gallione ci offre quindi un prezioso *sincronismo (cf DNT-C; DBM-Cl; DB-H; BJ).

Gamaliele.

In ebraico, " Dio mi ha fatto bene ". Famoso dottore della legge, nipote di Hillel, fariseo, maestro di Paolo (cf At 22,3). In At 5,34-39 si dł atto del suo atteggiamento liberale nei confronti dei cristiani.

Gandhi, Mohandas Karamchand (1869-1948).

Leader spirituale induista che lavorś per il riscatto dei piŁ poveri e disprezzati - gli " intoccabili " - e si impegnś anche per la liberazione politica dell'India fino ad ottenerne l'indipendenza dall'Inghilterra (1947) con la non-violenza attiva. Fu un uomo retto, che visse un'appassionata ricerca della veritł. Morô assassinato da un *fanatico indŁ. La sua statura morale gli valse l'appellativo di Mahatma (" grande anima ").

Garcilaso de la Vega - l'Inca (1540-1616).

Figlio di un ufficiale spagnolo e di una figlia dell'inca Huallpa Tupac Yupanqui, fratello dell'imperatore Huayna Capac, nacque a Cuzco. Viaggiś nel territorio degli inca e raccolse materiale per elaborare una storia di quella terra e della conquista: i Comentarios reales. Orgoglioso della sua doppia origine, fu cristiano convinto. Morô a Cordova (Spagna).

Garizôm.

Montagna della *Samaria alta m. 868, presso Sichem, di fronte al monte *Ebal. Monte della benedizione (Dt 11, 29.27; 12). I samaritani ne fecero la loro montagna sacra e vi edificarono il proprio tempio, rivale di quello di Gerusalemme. " I nostri padri hanno adorato Dio su questo monte ", dice la Samaritana a GesŁ (Gv 4, 20). Ancor oggi, la piccola comunitł samaritana vi celebra la Pasqua e vi conserva gelosamente il manoscritto detto Pentateuco samaritano.

Gaza.

Cittł che ha le sue origini ai tempi dei cananei, situata sulla strada che dalla Palestina porta all'Egitto. Questa sua collocazione ne fece lo scenario di numerosi conflitti bellici.

Gebusei.

Uno dei popoli piŁ antichi di *Canaan, padroni della cittł stato di *Gerusalemme. *Davide conquistś la parte alta di questa cittł, la collina di *Sion, e vi stabilô la propria residenza; fu chiamata " cittł di Davide " (cf 2 Sam 5,6-10).

Gedeone.

*Giudice di Israele tra i piŁ importanti, della tribŁ di Manasse, con 300 uomini sconfisse i *madianiti.

Geenna.

n ebraico, significa " valle di Hinnon ". Valle a sud di *Gerusalemme, dove un tempo si rendeva culto a Moloch, cui si offrivano in sacrificio bambini. *Geremia (7,32) la chiama " valle della Strage ". Questi precedenti e il fatto che in essa bruciassero continuamente le immondizie, fecero della Geenna il simbolo del luogo di tormenti e di condanna a cui Ć destinato il peccatore dopo la sua morte: Mt 5,22; 23,33; 5,29.30; 10,28 = Mc 9,43.45.47; Lc 12,5; Gc 3,6.

Gelasio I, san.

Papa (492-496) di origine africana. Tentś la conversione dei *pelagiani ed esiliś da Roma i *manichei. A lui Ć attribuito il canone dei Libri Sacri poi adottato dal concilio di *Trento. Sostenne il primato di Roma di fronte all'imperatore d'Oriente e al patriarca di Costantinopoli. Scrisse trattati e inni sacri.

Gelboe.

Colline a nord-est delle montagne di Efraim, presso la pianura di IzreĆl. Furono teatro della battaglia in cui morirono *Saul e suo figlio Giśnata (cf 1 Cr 10,1; 1 Sam 31,1; 2 Sam 21,12).

Genealogia.

Prospetto degli antenati di una persona o di una famiglia, ordinato in maniera ascendente (albero g.) o discendente (tavola g.). Nella Bibbia si trovano numerose tavole genealogiche, al punto da costituire " l'armatura della storia primitiva " (cf DBM-Cl). I popoli nomadi danno molta importanza ai vincoli di sangue, ma nelle liste procedono con grande libertł: per esempio, si puś dire che uno " genera " un bisnipote o un popolo.

Di GesŁ abbiamo due diverse genealogie, che non bisogna tentare di armonizzarle secondo la nostra mentalitł. *Matteo ci dł tre serie di 14 generazioni: a) da *Abramo, il padre di *Israele, a Davide; b) da Davide all'*esilio, e c) dall'esilio a *Giuseppe, sposo di Maria. La sua intenzione Ć quella di dimostrare la discendenza da Davide, dal quale doveva venire il *Messia. *Luca la dispone in ordine ascendente, partendo da Giuseppe, che legalmente era il padre di GesŁ, e risalendo fino ad *Adamo, con un'intenzione evidentemente universalistica: GesŁ Ć unito a tutto il genere umano. In entrambi, ciś che conta Ć l'intenzione teologica, non la documentazione storica dei particolari.

Generi letterari.

Modi di esprimersi fissi, peculiari di un popolo, di una cultura, di un insieme di opere letterarie dello stesso tipo specifico, secondo i differenti fini degli scritti. Ad esempio, un orientale si esprime in modo diverso da un occidentale; una lettera ha un'impostazione ed un tono diversi da un articolo per un giornale. Non si scrive nello stesso modo un romanzo o un verbale giudiziario; le parole in una poesia hanno una dimensione diversa che in una conversazione, ecc. Ognuno di questi modi Ć un genere letterario.

" Per capire la letteratura biblica, la sua origine preletteraria e la sua trasmissione, la sua storia letteraria e il suo contenuto, Ć indispensabile conoscere tanto le sue unitł piŁ piccole (formule), che quelle intermedie (forme) e le grandi unitł letterarie (generi letterari) " (R. Pesch, VPB-H). Le frasi acquistano un senso preciso nella struttura generale in cui sono inserite, vale a dire secondo il senso che viene loro dato dal genere letterario in cui sono espresse (cf Robert-Feuillet, Introd. a la Bibl., 139).

Nella Bibbia, ci sono molti generi letterari che devono essere compresi nel senso che si dava loro in quei tempi remoti. Per questo a volte risultano di non facile comprensione. Ci sono, inoltre, generi che compaiono solo nella Bibbia, come il genere evangelico (v. *Vangelo) o quello degli *Atti degli Apostoli.

GenĆsaret. 

Vedi *Galilea, lago di.

Genesi. 

Vedi *Pentateuco.

Genio.

Nella concezione religiosa dei romani, era " un principio di feconditł e di perpetuitł di ogni stirpe umana, al quale ogni individuo doveva la sua nascita e la durata della sua vita ". L'origine della parola ha radice in gigno, generare, ma non si limita all'aspetto sessuale. Era oggetto di culto personale, ma si giunse a tributare un culto imperiale a quello di uomini eminenti; ad esempio, al Genio di Augusto (cf M. Meslin, DdlR-H).

Genocidio.

Distruzione programmata di un gruppo nazionale, religioso, etnico o razziale. Vedi *Olocausto.

Gentili.

Nell'AT erano quelli che non appartenevano alla religione ebraica. Il termine equivale a *idolatri o *politeisti. Nell'era cristiana, viene preferito il termine *pagani, anch'esso equivalente a idolatra, politeista o, per estensione, al non battezzato. Oggi si evitano ambedue le parole, per il loro aspetto peggiorativo, e si parla piuttosto di non credenti, non cristiani, non battezzati.

Genuflessione.

Piegare il ginocchio a terra in segno di rispetto. Nella Chiesa cattolica, si fa per esprimere l'adorazione verso Dio.

Geova.

Pronuncia difettosa del nome Jhwh. A partire da *Filone (sec. I d.C.), vennero dette " sacro tetragramma " le quattro lettere che compongono il nome di Jhwh (gli ebrei lo scrivono tuttora senza vocali). PoichÄ il nome di Dio non veniva mai pronunciato per rispetto, ma si sostituiva con *Adonai = " Signore mio ", la sua fonetica rimase incerta. In seguito, si indicś la fonetica delle parole, indicando le vocali con dei punti. Verso l'anno 1100 si misero i punti anche al tetragramma Jhwh, ma usando i punti di *Adonai (= JaHoWaH) per lo stesso principio di riverenza. Alcuni cristiani, da allora, pronunciarono Geova, cosa che gli ebrei non avevano mai fatto.

Gerarchia di veritł.

" Nel messaggio della salvezza esiste una gerarchia di veritł (cf Vaticano II, UR 11). Questa gerarchia non significa che alcune veritł appartengono alla fede meno di altre, ma che certe veritł si appoggiano su altre principali e da queste sono illuminate " (Dirett. Gen. di Past. Catechetica, n. 43).

Gerarchia.

Dal greco, " governo sacro ". E costituita dal papa, dai vescovi che sono in comunione con lui e dai sacerdoti e diaconi, che incarnano l'autoritł nella Chiesa. Si distinguono due tipi: Gerarchia d'ordine e Gerarchia di giurisdizione. Quella d'ordine consiste nel potere di amministrare i sacramenti; al vertice c'Ć il *vescovo, che puś amministrare i sette sacramenti; Ć identica quella di qualsiasi vescovo e del papa; vengono poi i *sacerdoti e poi i *diaconi; non dł nessun potere di governo. La gerarchia di giurisdizione si riferisce alla facoltł di governo nella Chiesa. Il primo Ć il papa; poi vengono i vescovi e infine i sacerdoti. Ha vigore finchÄ si occupa l'incarico, per cui, se un vescovo, ad esempio, dł le dimissioni, non ne fa piŁ parte. I *cardinali non sono gerarchia se non in quanto sono stati ordinati vescovi (gerarchia d'ordine) o perchÄ esercitano il governo in una diocesi (gerarchia di giurisdizione).

Geremia.

Probabilmente significa " Jhwh glorificato ". E uno dei quattro " profeti maggiori " (con Is, Ez e Dn). Nacque ad Anatot, da famiglia sacerdotale, e predicś per piŁ di quarant'anni, dall'anno 13 del re *Giosia (627 a.C.) fino alla distruzione di *Gerusalemme (587 a.C.). Sostenne la riforma religiosa promossa dal re Giosia. In un'epoca di infedeltł all'*alleanza, gli toccś il duro compito di annunciare il castigo di Dio se il popolo non si fosse pentito. I falsi profeti mossero i re Ioiakim e Sedecôa contro Geremia, che fu perseguitato e maltrattato; si tentś perfino di ucciderlo. Il suo libro, specialmente per i monologhi che racchiude, ci offre molte informazioni sull'autore; Geremia Ć il profeta sul quale abbiamo piŁ notizie. E stato una figura intimamente connessa con il popolo ebraico. Quando GesŁ domanda ai suoi discepoli chi dice la gente che lui sia, gli rispondono che alcuni pensano che sia Geremia risuscitato (cf Mt 16,14).

Il libro di Geremia Ć scritto a volte in prima persona e altre in terza, forse perchÄ Ć stato scritto dal suo segretario Baruc. Subô diverse rielaborazioni, anche in epoca posteriore all'esilio. Oltre a numerosi elementi autobiografici contiene sentenze e *oracoli contro i falsi profeti, contro i re e contro il popolo per la sua infedeltł all'*alleanza, nonchÄ contro *Egitto, *Babilonia e altri popoli. Nel NT Ć citato numerose volte; la citazione piŁ importante Ć quella di Ger 31,31-34 che parla della nuova alleanza; Eb 8,8-12 la riprende, e le parole di GesŁ nell'*ultima cena nel benedire il calice uniscono le parole di *MosĆ in Es 24,8 con quelle di Ger 31,31 sull'alleanza.

Gerico.

Cittł situata nella profonda depressione del *Giordano, a dieci chilometri dal *Mar Morto, in un'oasi tropicale, per cui Ć a volte chiamata " cittł delle palme " (cf Dt 34,3; e Gdc 3,13). E una delle cittł piŁ antiche del mondo, come hanno rivelato gli scavi archeologici che vi sono stati realizzati. Ha attraversato molte vicissitudini. Gli israeliti la conquistarono nel sec. XIII a.C., dopo aver attraversato il Giordano. Fu la prima cittł cananea conquistata (cf Gs 6). *Erode costruô, accanto dell'antica Gerico, una nuova cittł con la sua residenza per l'inverno. E unita a Gerusalemme da una strada di 37 Km che, partendo dalla cima del monte degli ulivi, scende serpeggiando attraverso il deserto di Giuda. Lungo questa strada GesŁ colloca la parabola del buon samaritano (Lc 10,29-37); a Gerico, GesŁ guarô due ciechi (cf Mt 20,29-34 e par.).

Geroboamo I.

Alla morte di *Salomone, salô sul trono il figlio Roboamo. Tutte le tribŁ, salvo quelle di Beniamino e Giuda, si ribellarono proclamando re Geroboamo, che divenne cosô il primo re di *Israele (926-907 a.C.), il regno separatista settentrionale (1 Re 11,26-14,20).

Geroboamo II.

Succeduto al padre Ioas, fu re di Israele per 41 anni (793-753 a.C.). Durante il suo regno il paese attraversś un'epoca florida, ma si continuś ad adorare gli idoli e a trasgredire l'*alleanza. In questo periodo si collocano i profeti *Osea e *Amos.

Gerson, Jean Charlier (1363-1429).

Chiamato Gerson per il nome della sua cittł natale, nella Champagne francese, fu *teologo, politico e *mistico. Scrisse opere che ebbero importanza nella storia della *catechesi, piŁ sulla linea che avrebbe preso il *Catechismo Romano che su quella delle domande e risposte di tipo mnemonico. La sua opera De pueris ad Christum trahendis (Portare i bambini a Cristo) fu paragonata fino al secolo XIX al De catechizandis rudibus (Catechesi per la gente semplice) di sant'Agostino (cf U. Gianetto, DC-CCS).

Gerusalemme.

Capitale di Israele, situata a circa 760 m. sul livello del Mediterraneo. A nord Ć unita alla montagne di Giuda; sugli altri tre lati Ć circondata da profonde vallate: quella di *Cedron (est e sud) e quella di *Hinnon, che comincia ad ovest e si poi unisce con quella di Cedron. In mezzo alla cittł, la valle del Tiropeon, oggi quasi colmata, divideva le due spianate della cittł. Questa configurazione ne rendeva difficile la conquista. Per questo i *gebusei ne avevano fatto la propria capitale, finchÄ *Davide la conquistś. *Salomone vi costruô l'unico tempio che avesse il *popolo di Dio, al quale dovevano recarsi in pellegrinaggio tutti gli uomini nelle tre grandi feste dell'anno. San *Giovanni ci racconta le " salite " di GesŁ a Gerusalemme, principalmente in occasione delle feste. Qui fece *miracoli, annunciś la sua dottrina, discusse con i suoi nemici, celebrś l'*ultima cena e fu crocifisso. A Gerusalemme si costituô visibilmente la *Chiesa con la venuta dello Spirito Santo il giorno di *Pentecoste. Vi si conservano i principali santuari cristiani come il *Santo Sepolcro e il *Cenacolo, nonchÄ altri in comune con gli ebrei, ad esempio il recinto del tempio, dove GesŁ svolse parte della sua attivitł. Anche i *musulmani la considerano cittł santa. Oggi Ć la capitale dello Stato di *Israele. Ha circa 400.000 abitanti.

Nella *Bibbia e nella *Liturgia si usa a volte la parola Gerusalemme per indicare il cielo. Identico uso si fa del termine *Sion, che Ć la collina sulla quale Ć situata la parte piŁ antica della cittł.

GesŁ Cristo.

GesŁ significa " Jhwh salva ". Cristo significa " Messia, unto ". Si suole usare GesŁ quando ci si riferisce al personaggio storico vissuto in Palestina, e che la gente vedeva nella sua qualitł di uomo. E Cristo, di preferenza, quando ci si riferisce alla sua situazione definitiva di risorto.

Su GesŁ di Nazaret abbiamo dati storici extra-biblici, anche se non molti. *Plinio il Giovane, governatore della Bitinia (Asia Minore), scrisse nel 112 una lettera all'imperatore Traiano: i cristiani " si riuniscono prima dell'alba e cantano inni a Cristo, che considerano Dio ". Lo storico Tacito, verso il 116, scriveva nei suoi annali, a proposito dei cristiani: " ...questo nome veniva loro da Cristo, il quale, sotto il regno di Tiberio, fu condannato al supplizio dal procuratore Ponzio *Pilato ". Un altro storico, Svetonio, afferma che l'imperatore Claudio " espulse da Roma gli ebrei, i quali, eccitati da Cresto (Cristo), provocavano frequenti tumulti ". La sua visione non Ć esatta, ma questo accenno corrisponde all'espulsione degli ebrei da Roma della quale si parla in At 18,2. Lo storico ebreo *Giuseppe Flavio ha scritto nel suo Antichitł Giudaiche (XVIII, 63-64) un lungo paragrafo riferito a Cristo, anche se alcune delle sue versioni ci sono giunte interpolate. Ci sono riferimenti piŁ o meno velati negli scritti dei rabbini ebrei che elaborarono la *Mishnah e il *Talmud.

Nel NT abbiamo dati sparsi, ma tanto numerosi che con essi si puś tracciare se non una biografia un insieme di tratti generali della sua vita: origine, nascita, qualcosa sulla sua infanzia, lavoro a Nazaret... e poi tutta la sua vita pubblica e la sua tragica fine sul Calvario.

La cronologia della sua vita Ć bene inquadrata nella storia come collocazione generale, per quanto manchino dati precisi che oggi vorremmo possedere. Nacque prima della primavera del 750 anno di Roma, poichÄ verso quella data morô *Erode il Grande. Quell'anno corrisponde al 4 a.C., per l'errore nei calcoli di Dionigi il Piccolo (vedi *Era); potrebbe essere nato tra il 5 e il 7 prima dell'anno 1 fissato per la nostra era.

Il senso della sua esistenza appare chiaro con la sua risurrezione, che trascende la storia, ma rimane avvallato dalla vita e dalla predicazione dei suoi discepoli.

La sua dottrina la troviamo nei vangeli e negli altri scritti del NT. Nulla, nella letteratura universale, gli si puś paragonare. GesŁ parla soprattutto di suo Padre e del *Regno di Dio o regno dei cieli che con lui giunge e che deve estendersi in tutto il mondo per la salvezza degli uomini.

Il punto cruciale dell'ammissione della sua divinitł Ć una questione di fede, Ć un dono soprannaturale, ma non Ć un *fideismo cieco: ha una base ragionevole in ciś che conosciamo della sua vita, delle sue opere o segni, dei suoi discepoli e nella sintonia della sua persona e della sua dottrina con la piŁ autentica realizzazione dell'uomo. I discepoli cominciano a scoprire la sua condizione di messia, per poi ricevere la luce riguardo alla sua divinitł.

Gesuiti / Compagnia di GesŁ.

Ordine fondato da sant'*Ignazio, che nel 1534 pronuncia i voti con i suoi primi compagni. Fu approvato da Paolo III nel 1540. Soppresso nel 1773 dal papa Clemente XIV (salvo in Russia, dove non fu autorizzata la bolla di soppressione), fu restaurato nel 1814. I gesuiti si dedicano ai piŁ vari apostolati: predicazione, esercizi spirituali, insegnamento, pubblicazioni... Nel corso della storia, molti dei suoi membri si sono imposti come figure di prim'ordine nella Chiesa nei piŁ svariati campi. Il quarto voto di speciale obbedienza al papa ha fatto di loro un decisivo appoggio nelle grandi tensioni e difficoltł all'interno e all'esterno della Chiesa, i cui nemici hanno rivolto speciali attacchi contro i gesuiti.

GetsĆmani.

Dall'ebraico, " torchio delle olive ". Luogo vicino a *Gerusalemme, ai piedi del *Monte degli Ulivi, " orto ", che doveva appartenere a qualche amico di GesŁ, poichÄ " vi si ritirava spesso con i suoi discepoli " (cf Gv 18,1-2; Lc 22,39). GesŁ vi patô l'agonia di cui parlano i *sinottici: Mt 26,36-46; Mc 14,32-42; Lc 22,39-46).

Gezabele.

Moglie pagana del re di Israele Acab, persecutrice del profeta *Elia (cf 1 Re 18,3-4; 21,4-7.25.26; 2 Re 9,30-37).

Ghemara.

In ebraico, " complemento ". Commentario della *Mishnah. Successivamente, la Ghemara e la Mishnah vennero unite performare il *Talmud.

Ghenizł.

Camera accanto alla sinagoga nella quale si depositavano manoscritti o altri oggetti sacri ormai inservibili per poterli poi seppellire o distruggere. In quella de Il Cairo furono rinvenuti importanti manoscritti biblici e non biblici, sui quali sono state fatte ricerche fin dalla fine del sec. XIX.

Gherson.

Figlio maggiore di *MosĆ (cfr. Es 2,22; 18,3).

Ghicon Ghihon.

1. In Gn 2,13 Ć nominato come uno dei quattro fiumi o uno dei quattro rami dell'unico fiume dell'*Eden, assieme al Pison, al *Tigri e all'*Eufrate. Fin dall'antichitł si Ć identificato il Ghicon con il *Nilo, perchÄ si identifica il paese di Kush, citato assieme al fiume, con l'Etiopia.

2. Sorgente nella valle del *Cedron, ad oriente di *Gerusalemme, presso la quale fu unto re *Salomone (cf 1 Re 1,39). La sua acqua era di importanza vitale per la cittł, in particolare nei casi di assedio. Il re *Ezechia fece scavare un canale sotterraneo, tuttora esistente, il canale di *Siloe, per portarla dentro le mura (2 Cr 32,30).

Giacobbe.

Vari i significati etimologici del nome proposti: " Dio protegge, colui che afferra il tallone, il soppiantatore... ". E uno dei grandi patriarchi del *popolo di Dio, figlio di *Isacco e nipote di *Abramo. Per disegno di Dio, soppiantś suo fratello *EsaŁ nel diritto alla primogenitura, acquisito con l'inganno con la complicitł della madre *Rebecca. Questo diritto lo farł ascendente del *messia. Fu il padre dei patriarchi a capo delle dodici tribŁ di Israele. Occupa un ampio posto nelle narrazioni del libro della *Genesi, dal c.25 al 50 (l'ultimo), in cui si narrano le sue esequie. Un altro nome di Giacobbe Ć *Israele.

Giacobiti.

Nome dato ai *monofisiti della zona orientale dell'impero bizantino (Siria, Mesopotamia, Asia). Il nome viene dal vescovo Giacobbe Baradeo (sec. IV). La sede principale fu ad *Antiochia di Siria. Attualmente, Ć a *Damasco.

Giacomo, Lettera di.

E una delle cosiddette *lettere cattoliche. *Deuterocanonica. E diretta " alle dodici tribŁ disperse nel mondo ", ovvero agli ebrei della *diaspora (cf 1,1). La tradizione considera questo Giacomo come il fratello del Signore, vale a dire uno dei cugini di GesŁ (come anche Giuda, autore di un'altra lettera cattolica) (cf Mt 13,55). La lettera Ć un'esortazione su diversi punti: tra questi sono spesso citati quelli che si riferiscono al rapporto tra la fede e le opere (2,17: " La fede senza le opere Ć morta ") e alle ricchezze (5,2: " Le vostre ricchezze sono imputridite "). Non c'Ć accordo sulla data della composizione, che puś andare da prima del 70 (distruzione di *Gerusalemme) agli anni 80-90.

Giacomo.

1. Giacomo il Maggiore (con questo nome lo si distingue da Giacomo il Minore). Uno dei dodici *apostoli, come suo fratello *Giovanni, ambedue figli di Zebedeo. GesŁ li chiamś perchÄ lo seguissero mentre stavano pescando con il padre nel lago (cf Mt 4,21-22). Li soprannominś *figli del tuono (Mc 3,17). Entrambi, con Pietro, furono testimoni della risurrezione della figlia di Giairo, della *trasfigurazione del Signore e della sua agonia nell'*orto degli ulivi (cf Mc 3,17; 5,37 e 14,33-42). Fu fatto decapitare da *Erode Agrippa I verso il 44.

2. Giacomo, (figlio) di Alfeo. Con questo nome compare nelle quattro liste dei dodici l'altro apostolo chiamato Giacomo (Mt 10,3; Mc 3,18; Lc 6,15; At 1,13). L'appellativo il Minore non compare mai nel NT. Del resto, di Giacomo di Alfeo non si dice nulla nei *vangeli, a parte il menzionarlo nella lista dei dodici.

3. Giacomo, fratello del Signore. Figlio di Cleofa e di Maria, fratello di *Giuda non l'Iscariota, " fratello " (= cugino) del Signore. Alcuni lo identificano con Giacomo figlio di Alfeo. Fu vescovo di *Gerusalemme in quei primi tempi.

Giaffa.

Cittł portuale sul Mediterraneo, poco piŁ a nord di Gerusalemme. Oggi Ć integrata alla cittł di *Tel-Aviv. E molto antica, ma solo al tempo dei *maccabei entrś a far parte del territorio della Giudea. Qui visse l'apostolo *Pietro; vi risuscitś la giovane Tabita (cf At 9,36-41), e - cosa molto piŁ importante - mentre si trovava in questa cittł ebbe il sogno-visione con il quale Dio gli comunicś che anche i Gentili erano chiamati a far parte della comunitł cristiana (cf At 10).

Giairo.

Capo della sinagoga di *Cafarnao, al quale GesŁ guarô la figlia dodicenne (Mc 5,22s).

Giansenio Giansenismo.

Cornelio Jansen, noto con il nome di Jansenius (1585-1638), era un sacerdote olandese, vescovo di YprÄs dal 1636 al 1638. Scrisse un'opera sulla dottrina di sant'*Agostino, intitolata Augustinus, pubblicata dopo la sua morte. In essa espone la dottrina che dł il nome all'*eresia giansenista. I giansenisti sono rigoristi nella dottrina e nella morale. Secondo loro, il peccato originale ha corrotto l'uomo cosô radicalmente che non ha piŁ libertł e solo la grazia, che Ć irresistibile, lo puś salvare. Cristo non Ć morto per tutti, ma per quelli che si salvano. La sua dottrina sulla *predestinazione si avvicina a quella di *Calvino. La preparazione alla comunione era cosô severa che auspicavano che ci si comunicasse pochissime volte. Il loro centro fu il monastero delle monache cistercensi di *Port-Royal, del quale era badessa Angelica *Arnauld (, 1661). Animatore spirituale del movimento fu Antonio *Arnauld (, 1694), fratello di Angelica. Furono decisi giansenisti notevoli pensatori e letterati, come Pascal e Racine. Per interessamento di san *Vincenzo de Paoli, 88 vescovi francesi presentarono la vicenda al papa Innocenzo X, che nel 1653 condannś cinque proposizioni gianseniste. Come Chiesa separata, il giansenismo Ć rimasto fino ad oggi solo in una piccola comunitł di alcune migliaia di fedeli in Olanda, con vescovi e sacerdoti validamente consacrati. Ma il giansenismo ha continuato ad avere influenza all'interno della vita della Chiesa contaminando la pietł e la prospettiva dell'ascetica praticamente fino all'inizio del sec. XX.

Gioacchina de Vedruna, santa (1783-1854).

Nacque a Barcellona, in Spagna. Sposata, ebbe otto figli. Rimasta vedova (1816), si dedicś intensamente all'apostolato. Fondś la congregazione delle Suore della Caritł di N. Signora del Carmelo.

Giobbe.

Protagonista del libro che porta il suo nome, che non figura tra i libri storici, ma tra i libri *sapienziali. Non si tratta, secondo gli *esegeti, di un personaggio storico, ma letterario. Il libro affronta il problema della sofferenza del giusto, dell'innocente, problema particolarmente acuto quando era ancora molto oscura la situazione dell'*aldilł e si supponeva che Dio dovesse ricompensare o punire in questo mondo. Nel libro non viene data una risposta che chiarisca razionalmente il problema, ma si evidenzia come l'uomo debba inchinarsi davanti al giudizio di Dio che, anche se incomprensibile, Ć indubbiamente giusto e buono. D'altra parte, il libro contiene una densa affermazione della vita futura. Il personaggio di Giobbe Ć un modello di pazienza e di incontrollabile fede-fiducia in Dio.

Il libro di Giobbe Ć una delle opere piŁ alte della letteratura non solo biblica ma universale. E composto in versi, salvo l'introduzione (capitoli 1-2) e la conclusione (42,7-17). La sua lettura ed interpretazione non sono facili e molte delle sue affermazioni non devono essere prese isolatamente.

Gioele.

In ebraico, " Jhwh Ć Dio ". Uno dei dodici *profeti minori. Predicś a *Gerusalemme nel sec. VIII a.C., secondo alcuni; nei secoli IV-III, secondo altri.

Giona.

In ebraico, " colomba ". Cosô si chiamava il padre dell'apostolo Simon *Pietro (cf Mt 16,17). Ci fu un profeta con lo stesso nome nel *regno del nord (cf 2 Re 14,25). Ma il libro di Giona non Ć un libro scritto da un profeta chiamato Giona, come accade con i libri degli altri profeti; Ć invece una narrazione nella quale il protagonista Ć un profeta a cui viene dato questo nome. Si tratta di una specie di parabola con la quale Dio comunica un messaggio di fiducia: Dio Ć immensamente piŁ buono del profeta o di qualsiasi uomo. Questo si vede soprattutto nella parte finale (4,5-11), alla quale purtroppo si presta meno attenzione che alle meraviglie dei capitoli I-III.

Giordano.

In ebraico, " il discendente ". Fiume che attraversa (anche se non in tutta la sua lunghezza) la profonda depressione geologica che divide la Palestina in Transgiordania (zona orientale) e Cisgiordania (zona occidentale). Nasce nel lato sud della catena dell'Ermon e scorre fino al Mar Morto, scendendo nei suoi 220 km di percorso (in linea d'aria) dai 420 m sul livello del Mediterraneo ai 400 sotto il livello dello stesso mare (vedi *Mar Morto). Attraversa il lago di *Genesaret. Il suo percorso Ć molto sinuoso; solo in alcuni punti Ć guadabile; non Ć navigabile. Lungo le sue rive vi sono zone di rigogliosa giungla, con frutti caratteristici della zona tropicale. Questa esuberanza risalta ancor piŁ essendo circondata dal deserto.

Il Giordano Ć nominato molte volte nell'Antico e nel Nuovo Testamento. I casi piŁ notevoli sono il racconto del passaggio attraverso il fiume del popolo di Dio al comando di GiosuĆ per conquistare *Canaan (Gs 3) e il battesimo di GesŁ nel fiume stesso (Mt 3,13-17 e par.).

Giorno del Signore

Vedi *Domenica.

Giosia.

Re di Giuda dal 639 al 609 a.C., anno in cui fu ferito a morte nella battaglia contro il faraone Necao, a *Meghiddo. Fu uno dei migliori re di *Giuda, soprattutto dal punto di vista religioso. Diede impulso a un importante rinnovamento: eliminś santuari idolatrici, restaurś il tempio, riorganizzś il culto e promosse il rispetto dell'*alleanza.

GiosuĆ.

Si chiamava Osea, ma *MosĆ gli diede nome GiosuĆ (cf Nm 13,16), che significa " Jhwh salva ". Fu dapprima aiutante e poi successore di MosĆ a capo del popolo, che guidś al di lł del Giordano alla conquista della *terra promessa.

Il libro di GiosuĆ Ć cosô chiamato perchÄ GiosuĆ ne Ć il protagonista. Narra la conquista della Palestina e la distribuzione della terra tra le dodici tribŁ, attraverso gli episodi meravigliosi in cui Jhwh interviene a favore del suo popolo. I famosi versetti di Gs 10,12-15, che contengono la frase: " Sole, fermati in Głbaon... " e che alcuni vollero usare come miracolo astronomico (il caso di *Galileo), sono presi da un'espressione poetica popolare " e servono al narratore per prolungare il suo racconto a mo' di epopea " (cf Nota in BJ). Il libro di GiosuĆ Ć a volte considerato un'unica cosa con il *Pentateuco, che viene in questo caso detto *Esateuco.

Giovanni.  

" Jhwh si Ć mosso a compassione, Jhwh salva ".

1. Giovanni, apostolo, figlio di Zebedeo e di Salome (cf Mt 4,21 e 27,56), fratello di *Giacomo il maggiore, era nato a *Betsaida e faceva il pescatore. Fu discepolo di *Giovanni Battista e uno dei primi a seguire GesŁ, che lo chiamś a far parte del gruppo dei dodici. GesŁ diede a lui e a suo fratello il soprannome *figli del tuono. Con *Pietro e suo fratello *Giacomo formava il gruppo piŁ vicino a GesŁ. Non solo: si ritiene che, quando scrive " il discepolo che GesŁ amava ", si riferisca a se stesso. Egli e suo fratello erano soci o colleghi di lavoro di Pietro e Andrea (cf Lc 5,10) e il Vangelo e gli Atti ce lo presentano in stretto rapporto con Pietro (Lc 5,10; 22,8; Gv 18,16; 21,20s; At 3,1-11; 4,13.19). Paolo lo definisce " colonna della Chiesa ", assieme a Giacomo e *Cefa (Gal 2,9).

Giovanni scrisse il quarto vangelo (vedi Vangelo secondo Giovanni). Scrisse anche tre lettere. La prima, piŁ che una lettera, Ć un trattato poco strutturato sugli aspetti essenziali del cristianesimo. Le altre due sono due brevi missive rivolte a una comunitł e a un certo Gaio.

L'Apocalisse scritta dal presbitero Giovanni sembra essere opera di un altro Giovanni, date le differenze di stile e di linguaggio a confronto con gli scritti di cui abbiamo parlato.

2. Giovanni Battista, figlio di Zaccaria e di Elisabetta, fu il precursore del *messia. Un angelo annunciś la sua nascita ai genitori ormai avanti negli anni (Lc 1,325). Subito dopo questo racconto, Luca pone l'*annunciazione a Maria. Comincia a predicare verso l'anno 27-28. I *sincronismi di Lc 3,1-2 ci offrono la collocazione temporale piŁ sicura che abbiamo riguardo alla vita di GesŁ. Fu chiamato il Battista perchÄ predicś e praticś il battesimo di penitenza e, soprattutto, perchÄ battezzś GesŁ stesso (cf Mc 1,9-11 e par.). Messo in prigione da *Erode Antipa, fu fatto decapitare su istigazione di Erodiade. " Tra i nati di donna - dice GesŁ non c'Ć nessuno piŁ grande di lui " (cf Lc 7,18-35).

Giovanni Crisostomo, san (344-407).

Uno dei grandi *padri della Chiesa d'Oriente, detto Crisostomo, cioĆ " Bocca d'oro ", per la sua eloquenza. Originario di *Antiochia, dal 398 Ć vescovo di *Costantinopoli. In difesa dei poveri espone vigorosamente la dottrina della caritł. E mandato in esilio per due volte dall'imperatrice Eudossia che, come i ricchi della corte, si sente interpellata e infastidita dalla dottrina del santo.

Giovanni d'Avila, san (1500-1569).

Predicatore e autore di opere di spiritualitł, Ć uno dei grandi uomini della Chiesa spagnola del sec. XVI. Fu consigliere spirituale di santa *Teresa d'Avila.

Giovanni della Croce, san (1542-1591).

Nacque a Fontiveros (Avila, Spagna). Aiutś santa Teresa d'Avila come direttore spirituale e, con lei, che aveva iniziato la riforma delle carmelitane, portś a termine la riforma dei carmelitani, creando il ramo degli scalzi. In lui, la mistica raggiunge altissime vette. E l'autore che piŁ profondamente ha descritto la via per la quale lo spirito umano si eleva all'unione con Dio. Le sue opere principali, tra le migliori della letteratura mistica, sono: Salita del Monte Carmelo, Notte oscura, Fiamma viva d'amore e Cantico spirituale.

Giovanni di Dio, san (1495-1550).

Nacque in Portogallo. A Granada (Spagna) si dedicś alla cura dei malati, fondś un ospedale e successivamente l'ordine degli Ospedalieri (Fatebenefratelli), consacrato alla cura di ogni genere di malati. Hanno, in particolare, cliniche e ospedali psichiatrici.

Giovanni Macĺas, san (1585-1645).

Nacque in Extremadura (Spagna), dove, rimasto a quattro anni orfano di padre, dovette lavorare fin da bambino come pastore. Partô poi per l'America, accompagnando fino a Cartagena de Indias un mercante dal quale era stato assunto. Per conto suo, andś poi in PerŁ, dove a 37 anni entrś nell'ordine dei Domenicani come frate converso. Portiere nel convento di Lima, condusse una vita di intensa preghiera, di austeritł e di attenzione ai poveri.

Giovanni XXIII (1881-1963).

Angelo Giuseppe Roncalli nacque a Sotto il Monte (Bergamo). Fu *Legato pontificio in Bulgaria, Turchia e Grecia; poi, *Nunzio a Parigi e, in seguito, *cardinale *patriarca di Venezia. Fu papa dal 1958 al 1963. Conquistś il mondo con la sua bontł e la sua semplicitł. Il momento culminante del suo pontificato fu la convocazione del concilio ecumenico *Vaticano II, l'evento piŁ importante nella storia della Chiesa del secolo XX. Promosse *l'ecumenismo. Si interessś ai problemi sociali, sui quali pubblicś due notevoli *encicliche: Mater et magistra (1961) e Pacem in terris (1963). In un papa eletto quando aveva gił 77 anni, la Chiesa ebbe il motore di un inaspettato rinnovamento e aggiornamento.

Gioviniano.

Cristiano della secondo metł del sec. IV, di dottrina *eterodossa, secondo il quale per salvarsi bastano il battesimo e la fede, mentre l'ascesi, la verginitł e, in generale, le opere buone sono praticamente inutili. Contro queste idee combattÄ vigorosamente san *Girolamo.

Girolamo, san (ca. 350-420).

E uno dei grandi padri della Chiesa d'occidente. Nacque in Dalmazia. Trascorse parte della sua vita in oriente, soprattutto a *Betlemme. Il papa san Damaso lo chiamś a Roma e gli diede l'incarico di realizzare una versione latina della Bibbia, che poi sarł nota come *Vulgata e verrł impiegata dalla liturgia romana fino al sec. XX. Stimolś lo spirito monastico e dai suoi consigli sparsi si trasse successivamente la *regola che porta il suo nome. Il suo carattere duro e appassionato gli procurś molti nemici. D'altra parte, praticś un'ascesi esigente su se stesso e i suoi scritti dimostrano la sua profonda pietł e il suo grande amore per la Sacra Scrittura, alla quale dedicś enormi sforzi fino agli ultimi anni, vissuti da monaco a Betlemme.

Giubileo.

La parola viene dal termine ebraico " YÖbel " che, dal senso originale di capro o corno di capro, passś a significare tromba. Si chiama cosô perchÄ veniva annunciato a suon di tromba. Certi anni ricevettero il nome di giubilari perchÄ erano promulgati con il clamore delle trombe. In Lv 25,8-17.29-31 si consegna questa legge stabilizzatrice della proprietł e umanitaria: ogni cinquanta anni (7x7+1) gli schiavi recupereranno la libertł e i campi venduti torneranno agli antichi proprietari o alle loro famiglie. PoichÄ l'*Anno sabbatico, celebrato ogni sette anni, aveva esigenze simili e l'anno 50 veniva sempre dopo un anno sabbatico, era difficile rispettare il precetto; forse con esso si volle rimediare all'inosservanza di quanto dovuto negli anni sabbatici.

Dall'anno giubilare ebraico deriva che si siano stabiliti nella Chiesa degli *anni santi o giubilari, nei quali si offre un'occasione speciale per chiedere e ottenere il perdono di Dio.

Giuda.

1. Figlio di *Giacobbe e di *Lia, erede della promessa, pur non essendo il primogenito. Dalla sua discendenza nascerł il messia.

2. Il regno di Giuda si formś intorno alla tribŁ omonima, il cui centro fu prima *Betlemme e poi *Ebron. Con *Davide, la tribŁ di Giuda ebbe il momento di massimo splendore, soprattutto quando si stabilirł come re a Gerusalemme. Vedi *Regno del Nord Regno del Sud.

3. Uno dei dodici apostoli. Gli evangelisti, per distinguerlo dal traditore, gli danno diversi nomi: Giuda (figlio) di Giacomo (Lc 6,16; At 1,13); Taddeo (Mc 3,18 e Mt 10,3, ma in alcuni manoscritti Lebeo o Taddeo detto Lebeo); Giuda " non l'Iscariota " (Gv 14,22).

4. Uno dei *fratelli di GesŁ. Forse l'autore della lettera omonima. Alcuni identificano questo Giuda con Giuda di Giacomo o Giuda Taddeo.

5. L'apostolo traditore. Vedi *Giuda Iscariota.

Giuda Iscariota.

Il nome potrebbe significare " uomo di Keriot ", oppure, dall'aramaico sheqarja, " mentitore, ipocrita ", o ancora " sicario ". Fu uno dei dodici *apostoli eletti da GesŁ, che egli tradô consegnandolo ai suoi nemici quando aveva ormai perso la fede in lui (cf Gv 6,67-72). E sempre citato per ultimo nella lista degli apostoli (cf Mt 10,2-4 e par.).

Giudaismo.

Usato spesso come sinonimo di *Ebraismo, acquista una sfumatura spregiativa, soprattutto in alcune lingue, probabilmente per l'assonanza con il nome di Giuda Iscariota, " il traditore ". In realtł, con questo termine si intende la tradizione religiosa formatasi dopo l'esilio babilonese, imperniata sulla lettura della Torah e dei Profeti nella sinagoga e sull'osservanza della legge mosaica.

Giudaizzanti.

Ebrei convertiti al cristianesimo che conservavano un forte legame con le leggi e le tradizioni ebraiche, fino a pretendere che fosse obbligatorio per i cristiani mantenere la pratica della *circoncisione e altre leggi. Contro le loro teorie dovettero cimentarsi i predicatori della fede e fu particolarmente combattivo san *Paolo, come Ć evidente nella lettera ai *Galati.

Giudea 

Denominazione ellenistica e romana della parte meridionale della *Palestina, anche se a volte con questo nome si denominava una zona molto piŁ ampia, che comprendeva anche la parte centrale e perfino tutta la regione della provincia romana della *Siria, amministrata da *procuratori romani (cf DB-H).

Giudeocristiani.

Cristiani che erano stati ebrei. Tra di essi vi erano i *giudaizzanti, altri che seguivano le proprie tradizioni senza considerarle necessarie per salvarsi e altri di spirito piŁ liberale: i cosiddetti *ellenisti.

Giudici.

Nel cosiddetto libro dei Giudici, questo termine non designa chi amministra la giustizia in un tribunale, ma alcune persone suscitate da Dio in momenti critici della vita delle tribŁ di *Israele per liberarle dai nemici e ristabilire la fedeltł all'*alleanza. Sono tutti presentati con caratteristiche da eroi. Nei secoli compresi tra la conquista della terra e l'instaurazione della monarchia, che giunge solo verso il 1020 a.C., le tribŁ erano organizzate in una confederazione senza governo comune, salvo in situazioni di pericolo: passata l'emergenza, i giudici tornavano alla loro vita comune e le tribŁ alla loro indipendenza. Nel libro dei Giudici sono presentati in tutto dodici giudici, tra i quali una donna straordinaria, Debora.

Giuditta.

Libro dell'AT, facente parte di quelli che oggi vengono chiamati " racconti brevi " (con *Rut, *Tobia e *Ester). Questo libro narra la liberazione della cittł di Betulia dalle mani dell'assiro Oloferne grazie all'astuzia della vedova Giuditta, timorosa di Dio, che lo seduce con la sua bellezza e poi gli taglia la testa con la sua stessa spada. I dati storici e geografici, del tutto inattendibili, mostrano che si tratta di un racconto edificante e non di una storia.

Giudizio.

Tra le " cose ultime ", o *novissimi, si cita il giudizio. Si distingue il giudizio particolare e il giudizio universale. Il primo si realizza nel momento della morte di ognuno e il secondo alla fine dei tempi. La rappresentazione del giudizio in scene piŁ o meno impressionanti non Ć che una figura. Il giudizio di ognuno quando si muore non Ć che la semplice visione della propria situazione o atteggiamento davanti a Dio e davanti alla propria coscienza, il che Ć istantaneo. Il giudizio finale sarł la visione del senso della storia umana e il compimento del Regno di Dio. Tanto nell'AT come nel NT esistono molti riferimenti al giudizio e alla retribuzione di Dio a ciascuno e al giudizio di tutti gli uomini nell'ultimo giorno o " giorno del Signore ". Decisiva nel giudizio sarł la *caritł che si Ć vissuta, concretamente l'*amore per il prossimo (cf Mt 25,31-46), che, in quanto piŁ visibile o meno soggetta all'illusione, rivela che cosa Ć la persona.

Giudizio di Dio. 

Vedi *Ordalôa.

Giuliano l'Apostata (361-363).

Nipote di Costantino il Grande, fu educato nel cristianesimo e forse battezzato. Ma gił nel 351 apostatś, tornando all'adorazione del sole, religione dei suoi avi. Come imperatore, tentś con tutte le forze di distruggere il cristianesimo e di restaurare il paganesimo attraverso decreti apparentemente imparziali. Morô due anni dopo aver mosso guerra ai persiani, per le ferite riportate in battaglia. Dopo di lui, tutti gli imperatori furono cristiani.

Giuramento.

Invocazione del nome di Dio a testimonianza della veridicitł di ciś che si afferma. Non Ć lecito farlo se non in casi di grave necessitł.

Giurisdizione.

In senso personale, l'autoritł che ha una persona per governare o per applicare le leggi. In senso locale, il territorio sul quale un'autoritł puś esercitare le proprie funzioni di governo o di giudizio.

Giuseppe.

1. Patriarca di Israele, figlio di *Giacobbe e di *Rachele. La sua storia, in parte del genere didattico romanzato (cf DBM-Cl), Ć narrata con molti particolari da Gn 37-50. Venduto come schiavo dai suoi fratelli invidiosi, Ć portato in Egitto, dove diventerł secondo solo al *faraone. Dio lo aveva fatto giungere lô per essere la salvezza dei suoi fratelli quando, nel tempo della carestia, questi scendono in Egitto in cerca di cibo. Con loro verrł anche suo padre Giacobbe. Comincia cosô la permanenza dei discendenti di *Abramo nel paese del *Nilo fino a che, oppressi da nuovi governanti, Dio li libererł per mezzo di *MosĆ.

2. Giuseppe, sposo di Maria. Discendente di Davide e padre putativo di GesŁ, occupa un posto importante nei racconti dell'infanzia di GesŁ: *genealogia di GesŁ, *concezione verginale, fuga in Egitto, ritorno e residenza a *Nazaret (Mt 1); *annunciazione (Lc 1,26-27), nascita, presentazione al tempio, vita nascosta (Lc 2). Durante la vita pubblica di GesŁ, Ć nominato appena (cf Mc 6,3; Mt 13,55; Lc 3,22; Gv 1,45; 6,42); forse era gił morto. E l'uomo giusto, leale con Maria, sua promessa sposa, artigiano che con il suo lavoro guadagna da vivere per GesŁ bambino e per Maria.

3. Giuseppe di Arimatea, membro del *sinedrio e ricco uomo di *Gerusalemme, discepolo di GesŁ, anche se di nascosto. Svolge un ruolo importante nella passione e morte di GesŁ: non aderisce alla condanna e piŁ tardi chiede a Pilato il corpo di GesŁ e, con *Nicodemo, lo seppellisce nel sepolcro nuovo che aveva preparato (cf Mc 15,42-46; Lc 23,41.50.51; Mt 27,57; Gv 19,38-42).

Giuseppe Calasanzio, san (1557-1648).

Sacerdote spagnolo, trascorse gran parte della sua vita a Roma, dove fondś la prima scuola pubblica della cittł e, nel 1597, l'Ordine dei Chierici regolari poveri della Madre di Dio delle Scuole Pie, detti comunemente Scolopi, la cui missione specifica Ć l'educazione dei bambini e dei ragazzi poveri.

Giuseppe Flavio.

Storico ebreo nato a Gerusalemme nel 37 d.C. e morto a Roma verso il 100-110. Dopo aver combattuto contro i romani, passś dalla loro parte e lodś (o adulś) particolarmente Vespasiano. Scrisse Della Guerra giudaica, alla quale aveva preso parte, e le Antichitł giudaiche, dove traccia la storia degli Ebrei dalla creazione del mondo al 66 d.C. Meno importante Ć la sua opera Contro Apione, in cui si difende da alcune accuse. Pur essendo a volte tendenzioso e includendo dati poco credibili, le sue informazioni sono di grande valore: senza di lui non sapremmo quasi nulla del popolo ebraico nei secoli I a.C. e I d.C. Ci parla di *Pilato, di *Giovanni Battista, di *Giacomo e, brevemente, dei seguaci di GesŁ (cf LD, DNT-C; VPB-H; Ricciotti, Vita di GesŁ).

Giuseppinismo.

La definizione deriva dal nome di Giuseppe II, imperatore d'Austria dal 1780 al 1790. Si riferisce alla tendenza del governo ad intromettersi nelle faccende religiose la cui competenza spetta al papa e ai vescovi. E una pratica apparentata con il *febronianismo, il *gallicanismo e il *regalismo.

Giustificazione.

" E il ristabilimento del giusto rapporto tra Dio e l'uomo " (DBM-Cl). Chi giustifica Ć Dio, che Ć la giustizia stessa o perfezione: egli perdona, infonde nei nostri cuori la caritł (cf Rm 5,5), che Ć una " certa amicizia " con lui (san Tommaso), amicizia o grazia che ci trasforma rendendoci simili a lui. San *Paolo Ć l'autore sacro che parla in modo piŁ specifico della giustificazione, soprattutto nella lettera ai Romani (cf Rm 3,24-31; 4; 5). Non siamo giustificati per la legge, cioĆ, per l'efficacia delle nostre opere, ma per la grazia o dono di Cristo. Per la fede (una fede-adesione e non un mero consenso intellettuale) ci uniamo a Cristo risorto e siamo giustificati. Evidentemente, la fede e la caritł esigono le buone opere. Il principale errore di *Lutero consiste in una distorta interpretazione di san Paolo, che lo portś a considerare inutili le opere, chiudendo gli occhi su altri testi dello stesso san Paolo (ad es. 1 Cor 13), di san *Giacomo, di san *Giovanni e dei *sinottici.

Giustino, san (ca. 100-165).

*Padre della Chiesa, apologista dell'epoca subapostolica. Nacque in Palestina. Fu filosofo. Convertito al cristianesimo, scrisse varie *Apologie. La piŁ famosa la prima, diretta, verso il 150, all'imperatore Antonino Pio. Morô *martire.

Giustizia.

1. Vedi *Giustificazione.

2. VirtŁ cardinale (vedi *VirtŁ). E l'*atteggiamento o abito che induce a dare a ciascuno ciś che gli spetta o gli Ć dovuto. Su un piano in un certo senso inferiore o piŁ elementare, c'Ć la giustizia commutativa, che esige uguaglianza nelle permute o negli scambi. PiŁ elevata Ć la giustizia distributiva, che porta a dividere o distribuire i beni in funzione delle necessitł di ciascuno. Anche se se ne parla in modo specifico, nella pratica sociale Ć molto " contaminata " con la mentalitł di quella commutativa. Nel suo stato piŁ puro - dare a ciascuno ciś di cui ha bisogno, all'interno dei beni di cui si dispone - Ć la concretizzazione pratica della caritł. E in questo senso si comprende bene la sua condizione transitoria: nella misura in cui si incrementa la caritł, il concetto di giustizia scompare, assorbito dall'amore, come accade tra i membri di una famiglia. Ma i rapporti tra gli uomini sono molto lontani da questo ideale; per questo bisogna coltivare la giustizia nel suo grande valore per il momento presente, senza dimenticare la meta alla quale deve condurre.

Giustizia e pace.

Organismo della *Santa Sede creato dal papa Paolo VI nel 1967, seguendo il desiderio del concilio Vaticano II (cf GS 90,3), il cui fine Ć " lo studio e la riflessione sui problemi della giustizia e della pace sotto l'aspetto dottrinale, pastorale e apostolico, per aiutare il popolo di Dio a comprendere pienamente la sua funzione e i suoi doveri nei campi della giustizia, dello sviluppo dei popoli, della promozione umana e dei diritti dell'uomo " (Paolo VI, Motu proprio Iustitia et Pax). E formato da esperti di tutte le zone del mondo, tra cui molti laici di ambo i sessi.

Giustizia sociale.

La virtŁ della *giustizia applicata alle relazioni tra persone di " classi " diverse all'interno della societł, principalmente per ciś che riguarda la produzione di beni sotto diversi profili: chi possiede il capitale o ha l'iniziativa o il comando e coloro che mettono il lavoro immediato di elaborazione, trasformazione, servizi. Ci sono opinioni molto diverse su ciś che esige la giustizia sociale. Alcuni la vedono soprattutto nella prospettiva della giustizia commutativa, del premio all'iniziativa, alle capacitł personali e, in generale, alla competitivitł che stimola la produzione: Ć la tendenza *capitalista e liberale che, come sistema, provoca enormi differenze tra i potenti e i deboli. Altri si collocano nella prospettiva della giustizia distributiva, che mira piŁ all'uguaglianza tra gli uomini e, pertanto, a una distribuzione che sia piŁ in funzione dei bisogni che della competenza e delle qualitł personali. In linea di principio, la distribuzione sulla base dei bisogni di ciascuno Ć piŁ evangelica; ma nella situazione dell'uomo, cosô come Ć, egoista, Ć necessario trovare il modo di accordare l'ideale con la realtł per ottenere il maggior numero di beni e una migliore distribuzione. Vedi *Capitalismo, *Comunismo, Dottrina sociale della Chiesa.

Gloria.

1. Inno di lode alla Trinitł. Ne usiamo due principali: la *dossologia minore (Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo...) e la dossologia maggiore o gloria della *Messa.

2. Splendore, ricchezza, magnificenza, onore, pienezza: in ebraico, il termine porta in sÄ l'idea di " aver peso ". Dare gloria a Dio significa riconoscere la sua grandezza, la sua santitł. L'AT e il NT sono pieni di espressioni che proclamano la gloria di Dio (vedi ad esempio DB-H). Rendere gloria a Dio Ć un dovere primordiale dell'uomo.

3. La vita felice dell'aldilł, chiamata anche vita eterna e *cielo. Consiste nel condividere con i salvati la vita e la felicitł di Dio stesso, il che non Ć un premio estrinseco, ma Ć l'identificazione con Dio nell'amore: chi ama fa suo il bene dell'amato.

Glossa.

Spiegazione. Nella *Bibbia, parole che non appartenevano al testo originale, ma che sono state aggiunte successivamente da qualcuno che voleva spiegare, migliorare. Generalmente si mettevano a margine, con un segno; ma molte volte furono copiate nel testo stesso. La critica testuale cerca di identificarle e di eliminarle.

Glossolalôa.

" Parlare le lingue " per dono dello Spirito Santo. Quanto avvenne nel giorno della discesa dello *Spirito Santo sugli *apostoli (At 2,1-21), come Ć testimoniato anche in: At 10,46; 19,6; 1 Cor 12,10; 14,2-9. San *Paolo aveva questo dono (cf 1 Cor 14,19). Sono casi diversi il fenomeno della *Pentecoste, in cui tutti capivano gli apostoli nella propria lingua, e gli altri casi citati, nei quali era necessaria l'interpretazione.

Gnoseologia.

Branca della filosofia che studia il valore della conoscenza umana. Il suo oggetto Ć la critica della conoscenza, non solo per i rapporti dei contenuti, come fa la logica, ma nella sua oggettivitł. Studia la capacitł della ragione di raggiungere la veritł e i limiti della conoscenza (cf De Vries, DF-H).

Gnosi / Gnosticismo.

In greco, " conoscenza ". Movimento filosofico-teologico che considera la conoscenza decisiva per la salvezza. Nasce prima del cristianesimo con elementi di diverse culture antiche. Acquista forza nel mondo ebraico ed ellenistico dal sec. I a.C. e si estende, anche con elementi cristiani, fino al sec. IV d.C. E dualista: lo spirito deve essere liberato dal carcere della materia per mezzo della conoscenza per tappe successive. Contiene elementi compatibili con il cristianesimo, soggiacenti in alcune sue espressioni. Altri elementi, invece, contaminarono la fede e provocarono forti reazioni gił in scritti neotestamentari, come 1 e 2 Cor, Col, 1 Gv, Giuda. Successivamente, varie sette eretiche, come i *doceti e i valentiniani, anche se divergenti tra loro, professarono idee gnostiche, che includevano una visione negativa della creazione, la negazione dell'*Incarnazione e della morte e risurrezione di Cristo, la sostituzione dei sacramenti con riti gnostici magici, il cambiamento del *canone delle Scritture, ecc.

Golan.

Nome di una cittł scomparsa ad est del lago di *Genesaret. Oggi Ć il nome della regione.

Golgota.

In aramaico, " luogo del cranio " (in latino " Calvaria ", donde *Calvario). Il nome deriva dalla forma del terreno dove fu crocifisso GesŁ. A quei tempi, era fuori da *Gerusalemme: oggi, per l'espansione della cittł, si trova al suo interno e dentro la *basilica detta del *Santo Sepolcro.

Golia.

Gigante filisteo vinto da *Davide (cf 1 Sam 17).

Gomorra.

Cittł nella zona meridionale di *Canaan distrutta per la sua empietł con altre quattro cittł. Vedi *Sodoma.

Gosen.

Regione situata nel delta orientale del *Nilo (Egitto), ricca di pascoli e per questo assegnata da *Giuseppe a suo padre *Giacobbe e ai suoi fratelli (Gn 45,10).

Gotico.

Corrente artistica che si sviluppa, come evoluzione del *romanico, dal sec. XII agli inizi del sec. XVI. Ha conosciuto diverse epoche e, naturalmente, molti cambiamenti. Ancora nella prima parte del secolo XX, si sono realizzate opere in stile neogotico. Il nome gli venne dato come connotazione peggiorativa, nel senso di barbarico, ma successivamente gli venne riconosciuto il suo giusto valore. I muri stretti e le magre colonne (costituite a volte da un fascio di colonnine), l'altezza delle navate e le lunghe vetrate gli danno un impulso ascendente particolarmente adatto ad esprimere il sentimento religioso. Le sue figure, tuttavia, mostrano un'evoluzione dalla ieraticitł precedente a una umanizzazione di maggior naturalismo. Le principali opere sono di carattere religioso. Molte cattedrali sono gioielli dell'arte gotica: quelle di Chartres, Rouen, Parigi, Reims, Bourges, in Francia; quelle di Burgos, LeŚn, Toledo, in Spagna; quella di Colonia, in Germania; quella di Milano, in Italia, ecc.

Governatore.

Massima autoritł dei romani nei territori da essi dominati. Ne esistevano diversi tipi: il proconsole governava una provincia senatoriale pacificata; manteneva l'incarico per un anno. Carica simile era quella del legato, per una provincia non pacificata; in questo caso, la durata dell'incarico era indefinita. Se si trattava di un territorio minore e con particolari difficoltł, il governante veniva chiamato procuratore e anche la durata del suo mandato era indefinita (cf Haag-Born-Ausejo, DB-H).

Graduale.

1. Il Salmo graduale Ć quello che si canta o si proclama nella *messa dopo la prima lettura.

2. I Salmi graduali o " Canti delle ascensioni ", sono una raccolta di 15 salmi (dal 119 al 133) che gli israeliti cantavano nel salire in pellegrinaggio a *Gerusalemme.

Grazia.

Dono gratuito (da cui il nome) di Dio. Si distinguono: la grazia abituale, per la quale siamo fatti simili a Dio e partecipi della sua amicizia, iniziando cosô la vita definitiva nella gloria; e la grazia attuale, che Ć un aiuto o soccorso di Dio per fare il bene.

Graziano, Giovanni.

Monaco camaldolese vissuto nel sec. XII. Fu insegnante di teologia a Bologna e autore di una collezione di circa quattromila testi giuridici ecclesiastici nota sotto il nome di *Decreto di Graziano.

Grecia.

Paese del sud-est dell'Europa, all'estremitł della penisola dei Balcani. Nell'antichitł, a seconda delle vicissitudini storiche, fu piŁ o meno estesa. Ai tempi della dominazione romana, costituiva la provincia dell'Acaia, che comprendeva l'Attica, la Beozia e il Peloponneso. Con il nome di Grecia Ć menzionata unicamente in At 20,2.

Guadalupe.

Monastero dell'*ordine dei gerolamini, oggi affidato ai *francescani, nella provincia spagnola di Cçceres. E famoso come santuario mariano. Il nome di Guadalupe si ripete in diversi luoghi. Ancor piŁ famoso dell'originale Ć il santuario di Nostra Signora di Guadalupe a Cittł del Messico, la cui origine risale alle apparizioni della Vergine Maria all'indio da poco convertito Juan Diego, nel 1531, solo dieci anni dopo la conquista portata a termine da Hernçn CortÄs. Segno unico in questo genere di eventi Ć il dipinto della Madonna, miracolosamente inciso nella cappa di cotone di Juan Diego. La Madonna di Guadalupe Ć patrona del Messico e di tutta l'America Latina (cf V. Maccagnan, Guadalupe: NDM-P).

GuÄranger, Prosper (1805-1875).

Benedettino francese, fondatore nel 1836 dell'abbazia di Solesmes, presto divenuta centro del rinnovamento liturgico. Puś essere considerato l'iniziatore del Movimento liturgico, anche se questo nome sarebbe nato solo agli inizi del secolo XX. Ebbe dei limiti, come l'ostinata difesa del latino nella liturgia e il considerare questa perfetta, ma risvegliś e animś l'amore per la liturgia. Su questo tema sono abbondanti i suoi scritti; le sue opere piŁ importanti sono L'anno liturgico (9 voll.) e Le istituzioni liturgiche (15 voll.). L'interesse per il rinnovamento si estese da Solesmes alla Francia e dalla Francia ad altre nazioni, soprattutto tramite fondazioni benedettine come Beuron in Germania, Maredsous e Mont Cesar in Belgio.

Guru.

Nell'*induismo, maestro o guida spirituale. E una persona che conosce per esperienza le vie della spiritualitł. I guru hanno esercitato tradizionalmente un ruolo decisivo nell'educazione dei giovani in India. A volte si stabilivano (e si stabiliscono tuttora) rapporti molto stretti tra il guru e i suoi discepoli, giungendo alla convivenza comunitaria.

 

H

Haggadah.

In ebraico, " narrazione, spiegazione ". Esposizione o commento popolare della Bibbia fatto dai *rabbini su svariati aspetti, salvo ciś che spetta alla *Halakah.

Halakah.

In ebraico, " camminare, procedere, norma ". Interpretazione della *Scrittura, in particolare della legge, corredata da una ricca precettistica. Al principio veniva trasmessa oralmente; solo dopo il sec. II d.C. viene affidata allo scritto.

Hallel.

In ebraico, " cantare le lodi ". Si chiama Hallel minore il gruppo dei Salmi 113-118, e Hallel maggiore il Salmo 135. L'Hallel minore era cantato dagli israeliti nelle principali feste e tutti i giorni all'ora del sacrificio mattutino. E senza dubbio questo l'inno che GesŁ e i suoi discepoli cantarono nell'ultima Cena (Mt 26,30 e par.).

Hammurabi.

Re, prima della cittł di Babilonia e poi di tutta la regione, dopo aver sottomesso i sovrani vicini. Lo si colloca intorno al 1700 a.C. Il suo regno durś piŁ di 40 anni, tra le date limite 1848 e 1665. Fu governante di doti notevoli, promosse la cultura, le scienze e la religione. E famoso soprattutto per avere codificato il diritto vigente nella sua epoca. Nel museo del Louvre, a Parigi, si conserva la stele di Hammurabi, roccia vulcanica alta m. 2,50, nella quale Ć scolpito in scrittura cuneiforme il suo famoso codice. In esso si avvertono numerosi parallelismi con la legge mosaica; la legislazione di *MosĆ Ć meno sistematica, ha molte aggiunte di epoche successive ed Ć piŁ religiosa.

Hapax legomenon o hapax.


Espressione o termine greco che si usa negli studi biblici per indicare, secondo il suo significato letterale, una parola che compare una sola volta nella *Scrittura.

Haqeldama.

In aramaico, " campo di sangue ". Nome dato al terreno comprato dai sommi sacerdoti con il denaro che *Giuda aveva ricevuto per consegnare GesŁ e che poi, pentito, aveva gettato nel tempio (cf Mt 27,3-10; At 1,19). La Bibbia non indica la sua ubicazione. Una tradizione molto antica lo situa nella valle di Hinnon.

Hare Krishna.

Setta di carattere indŁ fondata negli Stati Uniti nel 1965 dall'emigrante Bhaktivedanta Prabhupada, nato in India nel 1922. Allen Ginzberg e il beatle George Harrison (che dedicś alcune canzoni al gruppo) lo appoggiarono e lo resero famoso. L'adepto, sottoposto a una ferrea disciplina e a tecniche di spersonalizzazione, Ć costretto perfino a comportamenti immorali a beneficio della setta. Quelli che non appartengono alla setta (i karmis) devono essere sfruttati a beneficio di quelli che la seguono. Dopo la morte del fondatore Ć divisa in due gruppi, uno americano, piŁ radicale, e l'altro europeo. Diversi paesi hanno condannato questa setta come illegale e il parlamento europeo l'ha dichiarata particolarmente pericolosa (cf C. Vidal, DSO-VD).

Hasidim. 

" I pii ".

Ebrei che professavano una spiritualitł di orientamento *quietista, predecessori dei *farisei.

Herzl, Teodoro (1860-1904).

Vedi *Sionismo.

Hic et nunc.

In latino, " qui e ora ".

Hillel.

Grande maestro di Israele, fondatore di una scuola *rabbinica di tendenza liberale. Morô circa dieci anni dopo la nascita di GesŁ. Vedi *Gamaliele.

Hirscher, Giovanni Battista (1788-1865).

E " il classico della catechetica del secolo XIX " (F. J. Arnold). Reagô con energia contro il *moralismo, il *razionalismo e la *scolastica, che era in fase di decadenza. Pubblicś una *Catechetica e un *Catechismo. E attento soprattutto al contenuto; conserva le formule, ma subordinate alla focalizzazione centrale, che Ć la *storia della salvezza. La sua ferma opposizione alla scolastica provocś il fallimento della sua posizione, anche se l'impostazione da lui offerta avrebbe notevolmente migliorato le sorti della catechesi.

Hofinger, Giovanni (1905-1984).

Gesuita austriaco che lavorś nell'ambito della catechetica sviluppando la linea kerigmatica (vedi *KĆrigma). Promosse le settimane internazionali di *catechetica: Nimega, Olanda, 1959; Eichstatt, Germania, 1960; Bangkok, 1962; Katigondo, Uganda, 1964; Manila, 1967; Medellĺn, 1968.

Homo homini lupus.

Espressione latina = " L'uomo Ć un lupo per l'uomo ". Diversi pensatori hanno ripetuto con queste parole l'idea che l'uomo Ć a volte come una belva nei confronti degli altri.

Huaca Guaca Huaco.

Tra i quechuas dell'Alto PerŁ (regione di Cuzco), " luogo sacro ". Per gli spagnoli e i meticci venne a significare il sepolcro piramidale o semplicemente una tomba india di interesse archeologico. Si chiamano huacos le ceramiche che si trovano nelle tombe; huachero l'indigeno che cerca o " ruba " quel vasellame per rivenderlo.

La huaca manifesta la religiositł animista comune a molti popoli antichi. Le huacas erano numerosissime. Si dava questo nome a tempi, case, luoghi di riunione, sorgenti, montagne, colline, mucchi di pietre o anche a oggetti portatili... Qualsiasi elemento strano era considerato sacro e, pertanto, huaca. In ogni huaca viveva uno spirito benigno o maligno che bisognava propiziarsi. Le vette innevate erano venerate. In colline prossime a Cuzco si credeva abitassero personaggi importanti e imperatori defunti. Sembra che Cuzco stessa fosse considerata nella sua globalitł come una huaca.

Un genere particolare di huaca era la apachita, mucchio di pietre posto in un luogo pericoloso o importante della strada, dove il viaggiatore si fermava (gli indios vi sostano ancora) e aggiungeva qualsiasi cosa (cf J. Alden Mason, Le antiche culture del PerŁ, Cittł del Messico 1969, p. 193s).

I

Iafet.

Terzo figlio di *NoĆ. Il suo nome ha il significato di " creare spazio, allargare ". E presentato come il padre dei popoli indoeuropei.

Icśna.

In greco, " immagine ". Il termine si usa in particolare per designare le tipiche immagini orientali, generalmente dipinte su legno.

Iconio.

Cittł dell'*Asia Minore, situata nella regione della Licaonia (centro-sud). San *Paolo annunciś diverse volte il vangelo in Licaonia, dove formś una comunitł cristiana. Negli Atti si narra come Paolo e *Barnaba dovettero fuggire perchÄ perseguitati dai giudei e dai *gentili (cf At 14,1-6.19-21); 16,2; 2 Tm 3,11).

Iconoclasti.

Dal greco eikon = immagine, e klao = rompere. Eretici che, soprattutto nei secoli VIII e IX, negavano la legittimitł del culto alle immagini. Furono condannati nel settimo concilio ecumenico, II di Nicea (787).

Ideologia.

1. L'insieme delle idee che caratterizzano una persona o un gruppo.

2. Oggi si intende spesso in senso negativo come la pretesa di spiegare l'insieme della vita e dei valori da una posizione di parte.

Idi.

Vedi *Calende.

Idolatria.

Divinizzazione di una creatura o adorazione di falsi dĆi. Vedi *Idoli.

Idoli.

Creature ritenute simili a dĆi. Si chiamano cosô anche le immagini o le statue ritenute sede reale della divinitł.

Idumea.

Regione meridionale della Palestina, a sud della *Giudea, tra il Mediterraneo e il Mar Rosso. Vedi *Edom.

Idumei.

Antico popolo semitico discendente da *EsaŁ. Ostili agli israeliti (Gn 25,22-23 fa risalire l'ostilitł tra questi popoli alla lotta dei capostipiti gił nel seno materno), approfittarono del loro esilio per occupare la parte meridionale della *Giudea. Idumeo era *Erode il Grande, che governś la Giudea al tempo del NT.

Iefte.

*Giudice di Israele che sconfisse gli ammoniti (Gdc 10,6-12,7).

E famoso per il voto fatto prima di andare in battaglia: in caso di vittoria, avrebbe offerto in sacrificio la prima persona che avesse incontrato nel far rientro a casa. Gli venne incontro una ragazza, la sua unica figlia. Gli interpreti non sono d'accordo sul significato da dare al sacrificio: se significasse l'offerta di un sacrificio umano, come era in uso nei popoli antichi, o se volesse dire dedicarla per tutta la vita a un tempio. In Eb 11,32 si cita Iefte tra i beati per la fede.

Ierodulôa.

Dal greco, " schiavitŁ sacra ".

Consacrazione di uomini e donne addetti ai servizi del culto e all'esercizio della *prostituzione sacra in uso in certi santuari pagani dell'antichitł. Questa degradazione penetrś in certe occasioni anche in Israele.

Ierofanôa.

Manifestazione di Dio o, in generale, del sacro.

Iesse.

In ebraico, " uomo di Dio ". Padre di *Davide. Per questo in Isaia 11,1 il Messia viene chiamato germoglio o virgulto di Iesse.

Ietro.

Detto anche Reuel. Sacerdote di *Madian, suocero di *MosĆ (cf Es 3,1; 4,18; 18).

Ignazio di Antiochia.

Vescovo di *Antiochia di Siria, morto intorno al 110. E uno dei *Padri Apostolici, di coloro, cioĆ, che vissero con alcuni degli apostoli. In viaggio verso Roma, dove avrebbe subito il martirio, scrisse sette lettere ad altrettante Chiese dell'Asia Minore, conservate come testimonianza di quella antichissima tradizione.

Ignazio di Loyola, sant' (1491-1556).

Nato nel castello di Loyola, fu battezzato nella parrocchia di Azpeitia (Guipťzcoa). Al servizio del vicerÄ di Navarra, viene ferito alle gambe durante la difesa del castello di Pamplona (1521). Durante la convalescenza, si converte e decide di " consacrarsi al servizio del Re eterno e universale, che Ć Cristo Nostro Signore ". Studente a Parigi, mette in opera un'idea concepita nel ritiro di Manresa: la fondazione della Compagnia di GesŁ (*Gesuiti), una congregazione totalmente dedita all'apostolato, che cambia la struttura degli *ordini religiosi precedenti. Spiccano, in Ignazio, il senso dell'organizzazione e dell'obbedienza, il combinarsi di *contemplazione e azione (contemplativi nell'azione) e la dedizione totale alla Chiesa a maggior gloria di Dio, come dice il motto della Compagnia: AMDG, Ad majorem Dei gloriam. Il suo scritto piŁ famoso Ć il libretto degli Esercizi spirituali. Alla sua morte, avvenuta a Roma, la Compagnia aveva gił piŁ di mille membri.

IHS.

*Monogramma di Iesus Hominum Salvator = GesŁ, salvatore degli uomini.

Ilemorfismo.

Dal greco hylĆy = materia, e morfĆ = forma. Con questo vocabolo si indica la nota dottrina aristotelica e poi scolastica della materia e della forma, detta anche della materia prima e della forma sostanziale secondo la quale ogni essere Ć costituito da un elemento generico (materia) e un elemento specifico (forma) che fa sô che la realtł costituisca una sostanza determinata.

Illiria / Illirico 

Regione che si stendeva dall'Adriatico al Danubio e dall'Istria all'Epiro (odierne Albania ed ex-Iugoslavia). I Romani ne fecero una loro provincia con il nome di Illirico. In Rm 15,19, Paolo afferma di aver predicato il Vangelo da Gerusalemme all'Illiria. Vedi anche *Dalmazia.

Illuminismo. 

Vedi *Razionalismo.

Immanente.

Dal latino, manere in = rimanere in. Ciś che fa intrinsecamente parte della sostanza di una cosa. In senso religioso, immanenza e immanente esprimono ciś che si riferisce alle realtł del " qui ", in contrapposizione a trascendenza e trascendente che si applicano alle realtł dell'" aldilł ", del soprannaturale e della vita eterna.

Immolazione.

Atto del sacrificare qualcosa in onore di Dio o di qualcosa ritenuto tale. L'immolazione per eccellenza Ć quella di *Cristo sulla *croce.

Immortalitł.

La proprietł di non morire. Per essenza Ć proprietł esclusiva di Dio. L'uomo la riceve come dono di Dio. Anche se sperimenta la morte che tutti conosciamo, la fede cristiana ci assicura che Ć immortale: la sua vita non finisce, ma si trasforma in un'altra diversa e piŁ piena che chiamiamo *vita eterna.

Immutabilitł.

Qualitł di non cambiare. Dio Ć immutabile per essenza: non puś cambiare perdendo qualcosa di quello che ha e, essendo perfetto, non puś nemmeno acquisire qualcosa di nuovo. Nel nostro modo di parlare, tuttavia, per il cambiamento avvenuto in noi, avviene in lui una mutazione estrinseca, " cambia " in rapporto a noi.

Imperatore.

Da imperator: colui che comanda. Titolo del sovrano di Roma a partire dall'anno 27 a.C. Il titolo era vitalizio. In Oriente si ritiene che abbia ricevuto il potere da Dio. In occidente, Ć il capo religioso, sommo pontefice. Il primo, Ottaviano, Ć chiamato Augusto: " degno di riverenza " ed Ć lui che autorizza il culto all'imperatore. Dopo la sua morte, nella quale lo si vede divinizzato, " si generalizza in tutto l'impero il culto all'imperatore ". I cittadini romani hanno diritto di fare appello all'imperatore per qualsiasi decisione giudiziaria, come fece san Paolo (cf At 25,10-12).

Imperatori nell'epoca del Nuovo Testamento

Ottaviano Augusto 31 a.C.-14 d.C.

Tiberio 14-37

Caligola 37-41

Claudio 41-54

Nerone 54-68

Galba 68-69

Ottone 69

Vitellio 69

Vespasiano 69-79

Tito 79-81

Domiziano 81-96

Nerva 96-98

Traiano 98-117

(cf X. LÄon-Dufour, DNT 30 e 192).

Imposizione delle mani.

Gesto ampiamente usato nella Bibbia. Significa *benedizione, intercessione, trasmissione di qualche potere o dono (o del peccato, come nel caso del capro espiatorio. Vedi *Espiazione) (cf Gn 48,14; Lv 16,21; Nm 27,18-23; Dt 34,9.). GesŁ stesso usś questo gesto (Mt 9,18; 19,13.15 = Mc 10,16; Mc 6,5; 7,32; 8,23.25; 16,18; Lc 4,40; 13,13; 24,50) e, dopo di lui, gli apostoli (cf At 6,6; 13,3; 9,12.17; 28,8 ecc.). Seguendo questo esempio, la Chiesa la utilizza nella celebrazione di alcuni *sacramenti, come la *confermazione, la *penitenza, *l'ordinazione, e in altri riti.

Imprecazione.

Frase con la quale si esprime il desiderio che avvenga del male a qualcuno.

Imprimatur.

Parola latina che si traduce: " si stampi ". Con essa si esprime l'autorizzazione a stampare un libro o altro documento di carattere religioso. Lo deve dare il vescovo (o un suo rappresentante) e, per i religiosi, anche il superiore maggiore.

In albis.

Nome dato fin dall'antichitł alla domenica successiva a quella di Pasqua, in quanto Ć la domenica " in albis deponendis ", vale a dire la domenica in cui si deponevano gli abiti bianchi che fino a quel giorno avevano indossato i *neofiti. Questo stesso giorno Ć chiamato anche, per altri motivi, domenica di *Quasimśdo.

In articulo mortis.

Espressione latina = " in punto di morte ".

In medio virtus.

Espressione latina = " la virtŁ sta nel mezzo ", ovvero lontano dagli estremi o dagli estremismi. Per evitare che si interpreti come tiepidezza (in modo nÄ freddo nÄ caldo, indefinito), a volte si precisa: " In medio et in culmine virtus " = " In mezzo e in cima c'Ć la virtŁ "; la cima della montagna Ć nel mezzo, ma questo non equivale a mediocritł.

In partibus.

L'espressione completa Ć " in partibus infidelium " = " in regioni o paesi degli infedeli ". Quando qualcuno viene eletto vescovo ma senza sede o *diocesi, gli si assegna teoricamente una sede esistita anticamente in zone poi scristianizzate. Si fa cosô con i *vescovi ausiliari, i *nunzi o altri a cui si conferiscono incarichi importanti nei *dicasteri romani o in altre parti.

In pectore.

Espressione latina che significa " nel petto ", dentro di sÄ. Si usa nei casi in cui il papa fa *cardinale uno sul cui nome mantiene il segreto per motivi che ritiene opportuni fino al momento in cui non ci saranno inconvenienti a renderlo pubblico.

Incardinazione.

Ascrizione di un chierico a una diocesi, prelatura o congregazione. Non Ć ammesso che un chierico viva o lavori acefalo o " sciolto ", ma deve essere sempre incardinato in un quadro ecclesiale. Vedi *Escardinazione.

Incarnazione.

Il fatto di prendere carne, ovvero umanitł. Mistero nel quale i cristiani riconoscono che la Seconda Persona della Santissima Trinitł si fece uomo nel seno della Vergine Maria per opera dello Spirito Santo.

In senso figurato, si parla di " incarnarsi in un ambiente ", di una " pastorale incarnata ", ecc., per indicare che non si lavora dall'esterno o a partire da teorie.

Incensiere.

Recipiente nel quale si colloca la brace sulla quale si getta l'*incenso usato nelle cerimonie liturgiche. E composto da un recipiente con coperchio sostenuto da catenelle che permettono di dargli il movimento con cui si dirigono le volute di fumo, di piacevole profumo, verso gli oggetti (*tabernacolo, *altare...) o verso le persone in segno di reverenza.

Incenso.

Sostanza resinosa aromatica estratta da vari alberi. In senso religioso, era gił utilizzato in Israele. Vedi *Incensiere.

Incesto.

Rapporti sessuali tra consanguinei. Sono severamente proibiti nell'AT (Lv 18,6-18; 20,11-21). San Paolo riprende con rigore un caso avvenuto a Corinto (1 Cor 5,1-15). La Chiesa lo condanna come peccato particolarmente grave. Anche altre culture e religioni lo proibiscono. E considerato incesto anche il rapporto sessuale tra parenti prossimi per *affinitł.

Inconscio.

La parte delle nostre conoscenze che non affiora alla coscienza, ma che esercita una forte influenza nel nostro comportamento.

Incoronazione.

In senso liturgico, la celebrazione durante la quale si incorona un'immagine particolarmente venerata (vedi *Culto).

Incredulitł

Mancanza di fede.

Rifiuto delle veritł religiose.

Inculturazione.

Il fatto che riti sociali o religiosi appartenenti a una cultura siano introdotti in un'altra. Si applica in particolare all'accettazione di riti di altre religioni o riti non religiosi di determinati popoli nella nostra *liturgia.

A volte si identifica con l'acculturazione, " processo per mezzo del quale un individuo o un gruppo acquisisce le caratteristiche culturali di un altro individuo o gruppo mediante il contatto diretto e l'interazione " (DS-Gr). Di solito avviene per imposizione di un popolo che ne domina un altro, sebbene, quando il dominato possiede una cultura superiore, questa si imponga anche al dominatore; cosô accadde, per esempio, nel caso di Roma, che dominś il mondo greco e adottś la sua cultura, o nel caso dei barbari, che conquistarono l'impero romano e assunsero la sua cultura.

Indice.

O, in modo piŁ completo, Indice dei libri proibiti. E l'elenco o lista dei libri che la Chiesa proibiva di ristampare, di leggere o di promuovere in qualsiasi modo. Dopo il Vaticano II non si iscrivono piŁ nuovi libri all'Indice.

Indifferenza religiosa.

Atteggiamento di disinteresse per ciś che riguarda la religione. Si possono distinguere gli aspetti teorico e pratico, anche se di fatto, normalmente, vanno insieme.

Induismo.

Religione diffusa in oriente, particolarmente in India e in Pakistan, che non riconosce nessun fondatore in particolare. Le sue credenze sono un conglomerato di idee religiose non ben definite, di modo che i suoi adepti si caratterizzano piŁ per una cultura comune che per il loro credo uniforme.

Indulgenza.

Remissione concessa dalla Chiesa della pena temporale dovuta per il peccato gił perdonato. Si fa piŁ comprensibile partendo dalla storia: all'epoca delle persecuzioni, alcuni cristiani sottoposti a pubblica penitenza ottenevano, su richiesta di quelli che andavano ad essere martirizzati, una diminuzione di quello che dovevano fare. PiŁ tardi si generalizzś e si giunse anche ad abusi nella concessione di indulgenze, soprattutto quando, ad esempio, esse venivano concesse a quelli che aiutavano finanziariamente la costruzione delle chiese; cosô accadde, concretamente, nella costruzione della *basilica di san Pietro a Roma. Questa dottrina e questi fatti furono tra le cause della ribellione di *Lutero. Diversamente dalle epoche passate, attualmente la dottrina sulle indulgenze occupa un posto molto modesto nella pietł cristiana. Tuttavia, in occasione del Grande Giubileo del 2000 Ć stata riproposta efficacemente. Infatti, la retta comprensione di questa dottrina aiuta a conoscere meglio l'infinita misericordia di Dio, il bisogno di purificazione che tutti abbiamo a causa dell'attaccamento malsano alle creature, il misterioso legame di ciascuno alla vita di tutti gli altri cristiani nella soprannaturale unitł del Corpo mistico.

Indulto.

Nella Chiesa cattolica, documento con il quale si dispensa qualcuno da un obbligo contratto. Ad esempio, quello con cui la *Santa Sede concede a un religioso la dispensa dai voti, o il permesso di vivere fuori dalla comunitł (vedi *Esclaustrazione).

Inerranza.

Il fatto che la Sacra Scrittura sia priva di qualsiasi errore. Attualmente, si preferisce parlare della stessa cosa in senso positivo: tutto il contenuto della Bibbia Ć parola di Dio - e pertanto Ć vera - che serve per la nostra salvezza.

Nella Bibbia ci sono affermazioni che non coincidono con dati storici, geografici o con altre scienze. Non sono false, ma devono essere lette secondo il loro *genere letterario e nel senso in cui le pone il loro autore, che non intende insegnare scienze profane.

Infallibile.

Che non si puś sbagliare. Il papa Ć infallibile quando dichiara *ex cathedra un'affermazione che concerne la fede o la morale perchÄ tutti i membri della Chiesa la accettino. Infallibile non significa che sa tutto, ma che Ć assistito dallo Spirito Santo quando definisce una veritł. La stessa proprietł possiede il concilio ecumenico se definisce una veritł. I casi di definizione conciliare sono pochi e quelli di definizione papale scarsissimi.

Inferno.

Letteralmente, luogo inferiore, secondo le idee cosmologiche degli antichi. E il posto dei condannati, di quelli che hanno perduto Dio. Quella di luogo inferiore Ć un'immagine, perchÄ l'inferno Ć una situazione della persona che, nello scegliere per l'egoismo (ogni peccato Ć egoismo) si Ć costruita un modo di essere isolato. Fatto per la comunione, per l'amore, l'uomo si separa cosô da Dio, che Ć il bene e la felicitł, e dalle altre persone. Questa separazione da Dio Ć la cosa piŁ terribile dell'inferno e si ripercuote su tutto l'essere della persona, che si allontana dal suo centro vitale. Vedi *Condanna.

Infinito.

Che non ha limiti. Corrisponde all'essere di Dio in tutti e in ciascuno dei suoi attributi.

Infula.

Ciascuna delle due strisce che pendono sulle spalle dalla mitra vescovile. Anticamente, era la fascia, i cui lembi pendevano lateralmente, che cingeva il capo dei sacerdoti, delle vestali o delle vittime sacrificali. Era segno di inviolabilitł e di dignitł sacerdotale.

Iniziazione cristiana.

E il processo - ovvero la sequenza di atti - che prosegue fino alla piena integrazione nella comunitł cristiana colui che, sentendosi attratto grazie a Dio verso di essa, Ć ammesso nella Chiesa. I momenti culmine dell'iniziazione cristiana sono i cosiddetti *sacramenti dell'iniziazione, e cioĆ: *battesimo, *confermazione e *eucaristia. Questo processo costituisce ciś che fin dall'antichitł viene chiamato il *catecumenato, durante il quale si forma il catecumeno in ciś che riguarda tre aspetti: a) dottrina, b) celebrazione o sacramenti e c) vita o costumi.

Dopo il concilio Vaticano II, la Chiesa ha pubblicato, oltre al *rituale per il battesimo dei bambini, il Rituale per l'iniziazione cristiana degli adulti.

Iniziazione, Riti di.

Cerimonia o rito nel quale una persona inizia una tappa che implica una posizione nuova all'interno della sua comunitł, consistente in nuovi diritti e doveri. Puś essere l'ingresso in una istituzione segreta, il passaggio dall'infanzia all'etł adulta, ecc. Sono molto caratteristici in certe *culture primitive a regime tribale (ad esempio, i riti nell'etł della pubertł, che spesso includono la *circoncisione), e simili a questi sono molte usanze della nostra stessa cultura. Certi autori prestano attenzione alla somiglianza esistente tra questo tipo di riti e alcuni sacramenti cristiani, specialmente quelli della *iniziazione cristiana.

Inno.

Dal greco, hymnos = inno, canto. Composizione poetico-musicale, generalmente di lode. Nella Bibbia abbondano gli inni: molti *salmi hanno questo carattere; nel NT ce ne sono nel Vangelo (ad. es. Lc 1,46-55; 68-79; 2,29-32), in alcune *lettere, nell'Apocalisse. La *liturgia ne ha nella *messa e soprattutto nella *Liturgia delle ore.

Inquisizione.

Da " inquisire, accertare ". Tribunali ecclesiastici stabili nella Chiesa per reprimere " delitti " contro la fede cristiana. Gił il Diritto Romano cristiano aveva stabilito delle pene per alcuni di quei delitti, ma fu verso il sec. XII che apparvero dei tribunali specifici in questo campo. Della reazione popolare contro gli eccessi di alcuni eretici approfittarono i governanti e fu a volte presa a pretesto da concili e papi per reprimere con pene materiali quel tipo di errori. Certi storici o pensatori hanno notevolmente esagerato ciś che fece l'Inquisizione e hanno confuso, o non hanno distinto, quella che era l'azione della Chiesa e quello che praticava l'autoritł civile. Ad ogni modo, il principio di castigare con pene fisiche i delitti di fede Ć una deviazione deplorevole.

Insegnamento religioso.

Parte intellettiva della formazione religiosa. Fino a pochi decenni or sono, si usavano indistintamente le espressioni insegnamento religioso e formazione religiosa. Oggi vengono distinte. L'insegnamento puś essere indipendente dalla fede e ha il suo ambito nella scuola, dove risulta insostituibile come elemento culturale che ha segnato e continua a segnare la storia. La formazione religiosa Ć piŁ ampia: comprende l'insegnamento e anche l'educazione della fede. Il suo ambito Ć la comunitł ecclesiale (famiglia, parrocchia); nella scuola trova posto nella misura in cui l'insieme degli educandi aderisca alla fede; imporre l'educazione della fede al non credente sarebbe violare la libertł religiosa.

Integrismo / Integralismo.

All'inizio era il nome che si era dato a un partito politico spagnolo dopo la pubblicazione del *Syllabus (pretendevano mantenere la veritł integra). Oggi il termine riveste un carattere peggiorativo e designa ciś che si contrappone al *progressismo. Questo Ć sempre accaduto fin dai primi tempi della Chiesa, per non risalire oltre. Dopo il *Vaticano II, la tensione tra integrismo e progressismo si Ć acutizzata. L'integrismo " confonde la devozione per il passato con la fedeltł a ciś che Ć eterno " (Borne) (cf Y. Marchansson, DdlR). L. Gonzçlez de Carvajal sintetizza cosô le caratteristiche dell'integrismo: " a) Immobilismo: opposizione sistematica a qualsiasi cambiamento... b) Inclinazione ad escludere, ad allontanare dalla Chiesa (o dalla societł) quelli che non la pensano come loro... c) Nostalgia della cristianitł, vale a dire di un ordine sociale unitario basato su un'alleanza stretta tra il potere civile e il potere religioso ". " Gli integristi hanno una psicologia insicura e hanno bisogno di circondarsi di certezze " in formule dottrinali e in disciplina. Ignorano che le veritł hanno delle sfumature che Ć possibile scoprire a poco a poco. Dopo il Vaticano II, di fronte ad alcuni progressisti che si sono spinti troppo lontano, gli integristi hanno lavorato o lavorano opponendosi alle riforme decretate e messe in cammino. Vedi *Tradizionalismo, *Progressismo.

Interdizione.

Pena canonica con la quale si proibisce di celebrare i sacramenti e di partecipare ad altre cerimonie di culto (cf CDC 1332).

Interpolazione.

Aggiunta di qualche parola o frase nel testo originale di un documento. Nella Bibbia, gli specialisti scoprono interpolazioni in numerosi libri. Le *glosse, quando non sono a margine ma si trovano all'interno del testo, sono interpolazioni.

Intinzione, Comunione per.

La distribuzione della comunione eucaristica che si fa intingendo il pane consacrato nel *calice del vino consacrato, impartendo cosô la comunione sotto le due specie.

Intuizione.

Percezione chiara e immediata di un'idea o veritł. L'immediatezza che precede il processo del ragionamento Ć ciś che la differenzia da una conoscenza acquisita per mezzo della riflessione deduttiva.

Inumazione.

Dal latino humus = terra. Seppellimento di un cadavere. " La Chiesa raccomanda vivamente che si conservi la pia consuetudine di seppellire i corpi dei defunti; tuttavia, non proibisce la *cremazione " (CDC 1176-Ą3).

Investitura.

Concessione di incarichi ecclesiastici da parte di autoritł civili. Fu un abuso molto frequente nel Medio Evo, contro il quale dovettero combattere in particolar modo alcuni papi. Il piŁ deciso contro l'eliminazione di questa pratica fu il papa san Gregorio VII (1073-1085). Vedi l'Appendice I Papi, n. 157.

Invocazione.

Preghiera breve con la quale si chiede aiuto o protezione a Dio o ai santi.

Iota.

La piŁ piccola delle lettere dell'alfabeto sia greco che ebraico, equivalente alla nostra i. GesŁ la prende come termine di paragone in Mt 5,18.

Ipapante. 

In greco, " incontro ".

Nella liturgia orientale si dł questo nome alla festa della presentazione del Signore, nella quale si celebra l'incontro di GesŁ con l'anziano Simeone e con la profetessa Anna. E come l'incontro tra la speranza veterotestamentaria e la realtł che si aspettava.

Iperdulôa.

Vedi *Culto.

Ipostatica.

Aggettivo derivato dal greco hypśstasis, che significa *persona. Nella *teologia si usa per qualificare l'unione delle due nature, divina e umana, di Cristo in un'unica persona. Vedi *Nestorio.

Ippolito, sant' ( 235).

Sacerdote romano che giunse a separarsi dalla comunione ecclesiale come antipapa quando, alla morte di san Zeffirino, fu eletto Callisto, figlio di schiavi. Fu poi esiliato, come anche il secondo successore di san Callisto, Ponziano, con cui si riconciliś. Entrambi morirono martiri. Ippolito scrisse diverse opere. E noto, soprattutto, come autore della Tradizione apostolica (anche se non Ć del tutto certo che sia sua), nella quale ci Ć stata tramandata la piŁ antica *anłfora o preghiera eucaristica che conosciamo. Su di essa Ć elaborata la seconda di quelle che usiamo nella *messa della liturgia romana.

Ipsissima verba Iesu.  

" Le parole stesse di GesŁ "

Sono dette cosô le espressioni dei *Vangeli che si crede siano state pronunciate da GesŁ esattamente come gli evangelisti ce le hanno tramandate. In questo modo, sono distinte da altre frasi raccolte dagli stessi evangelisti come dette da GesŁ, ma che Ć probabile non siano riportate alla lettera, ma con una certa libertł.

Ireneo, sant' (ca. 130-ca. 202).

E uno dei piŁ importanti *Padri della Chiesa. Appartiene al gruppo dei padri subapostolici, cioĆ che vissero con quelli che conobbero gli apostoli. In effetti, fu discepolo di san *Policarpo (, 156), che lo fu di san Giovanni. Sant'Ireneo, nato in *Asia Minore, si trasferô in Occidente e fu vescovo di Lione (Francia). Scrisse opere importanti e morô martire.

Irenismo.

Dal greco eirene = pace. Atteggiamento di chi cerca la pace. Di per sÄ Ć cosa molto buona. Tuttavia, c'Ć un irenismo che la Chiesa condanna: quello che implica il sacrificio della veritł per evitare di combattere.

Isacco.

In ebraico, " Dio sorrida, sia favorevole " o " ha sorriso, si Ć mostrato favorevole ". Uno dei grandi *patriarchi di *Israele, figlio di *Abramo e padre di *Giacobbe. Fu il " figlio della promessa " (cf Gal 4,28s; Rm 9,7s) che Dio fece ad Abramo quando lui e sua moglie *Sara erano gił molto anziani. La sua figura nella Bibbia Ć meno rilevante di quella di suo padre Abramo o di suo figlio Giacobbe.

Isaia.

In ebraico, " Jhwh salva ". E uno dei quattro cosiddetti profeti maggiori (con *Geremia, *Ezechiele e *Daniele). Visse nel sec. VIII a.C. Secondo alcuni *apocrifi, morô segato per ordine del re Manasse (cf Eb 11,37 e la nota della BJ). " E il miglior scrittore ebraico tra i profeti, il suo lessico Ć molto ricco, le sue immagini originali e vive, la sua dizione breve ed energica " (DB-H).

Il libro di Isaia contiene l'insieme delle profezie piŁ utilizzate nel NT, a tal punto che a volte gli si Ć dato il nome di quinto vangelo (cf i numerosi riferimenti in X. LÄon-Dufour, DNT-C). Solo una parte del libro fu scritta dall'autore del quale abbiamo parlato: questa prima parte comprende i capitoli 1-39, salvo unitł che indicheremo qui di seguito; tra queste ha particolare importanza il cosiddetto Libro dell'Emmanuele (6,1?9,6). I capitoli 40-55 + 34-35 formano il Deutero-Isaia (Secondo Isaia), detto anche Libro della consolazione: fu scritto al tempo dell'*esilio. Il Trito-Isaia (Terzo Isaia) Ć datato verso la fine dell'esilio; comprende i capitoli 56-66. I capitoli 24-27, di data posteriore, costituiscono l'Apocalisse di Isaia (cf Haag-Born-Ausejo, DB-H; DBM-Cl).

Isidoro di Siviglia, sant' (, 636).

Successore di suo fratello, san *Leandro, fu vescovo di Siviglia dal 601 al 636. Ebbe grande influenza per l'ampiezza e la profonditł delle sue conoscenze. Scrisse opere esegetiche, dogmatiche, morali, liturgiche, storiche. I piŁ conosciuti tra i suoi scritti sono: De ecclesiasticis officiis, De viris illustribus e, soprattutto, le Etimologie, una specie di enciclopedia di temi profani e religiosi. E considerato l'ultimo Padre d'Occidente.

Islam.

O islamismo.

La religione fondata da *Maometto nel sec. VII. E una delle tre grandi religioni monoteiste (assieme all'*ebraismo e al cristianesimo), diffusa soprattutto in Africa e in Asia, con circa 550 milioni di aderenti. Islam significa sottomissione, abbandono alla volontł di Allah (Dio), con un certo tocco di fatalismo manifesto nella formula " era scritto ". L'insieme della sua dottrina Ć contenuto nel *Corano.

Ismaele.

In ebraico, " Dio ascolta ". Figlio di Abramo e della sua serva *Agar (cf Gn 16). Da lui prendono il nome di ismaeliti i maomettani, che si onorano di discendere da Abramo.

Ispirazione.

Azione dello *Spirito Santo sugli *agiografi in virtŁ della quale Dio Ć l'autore primo dei libri che appunto per questo sono detti *Sacra Scrittura e contengono la veritł relativa alla nostra salvezza. Nonostante l'ispirazione, lo scrittore Ć un autentico autore che cerca e plasma la veritł di Dio secondo le proprie qualitł o difetti letterari. Non si deve confondere l'ispirazione con la *rivelazione.

Israele.

1. In ebraico, " Colui che lotta con Dio ". E uno dei nomi di *Giacobbe, nome misterioso, dato da Dio (cf Gn 32,29 e 35,10).

2. Il popolo della promessa riceve il nome di Israele a partire dal rinnovamento dell'*alleanza (cf Gs 24).

Al principio si applicś all'insieme delle dodici tribŁ; dalla divisione del regno, Israele Ć il nome del *regno del nord, con *Samaria per capitale, mentre il *regno del sud, intorno a *Gerusalemme, si chiama *Giuda.

3. Lo stesso nome di Israele riceve l'attuale Stato ebraico creato nel 1948. Ha circa due milioni e mezzo di abitanti. La lingua ufficiale Ć l'ebraico, ma se ne parlano anche altre, come l'arabo. La religione ufficiale Ć l'*ebraismo. E in uso il calendario ebraico. I musulmani arabi e i cristiani sono minoranze religiose.

Issacar.

Figlio di *Giacobbe, capo di una delle dodici tribŁ di *Israele.

Issopo.

La pianta nominata dalla Bibbia Ć di incerta identificazione (hyssopus officinalis o origanum maru?). Probabilmente si tratta dell'origano o della maggiorana. Apprezzato come pianta aromatica e per le sue qualitł antisettiche, veniva confezionato come *aspersorio del sangue verso il Santissimo nei sacrifici espiatori o di alleanza con Dio (Lv 14,4.6; Nm 19,6.18, Es 24,8). Vedi G. Ravasi, Il Libro dei Salmi, EDB.

Istituto religioso.

Nell'insieme delle forme della *vita religiosa ammesse nella Chiesa, " l'istituto religioso Ć una societł i cui membri, secondo il diritto proprio, emettono i voti pubblici, perpetui oppure temporanei, da rinnovarsi alla scadenza, e conducono vita fraterna in comunitł " (CIC 607-Ą2).

Istituto secolare.

" E un istituto di vita consacrata in cui i fedeli, vivendo nel mondo, tendono alla perfezione della caritł e si impegnano per la santificazione del mondo, soprattutto operando all'interno di esso " (CIC 710). Assomiglia, quindi, a un istituto religioso per il fatto che i suoi membri vivono consacrati a Dio e all'apostolato, e si differenzia perchÄ tutto ciś lo realizzano senza quella separazione dal mondo che hanno i membri delle congregazioni religiose.

Italia 

Nazione europea costituita dalla penisola italica, nella parte centrale del mar Mediterraneo. Confina al nord con la Francia, la Svizzera, l'Austria e la Slovenia. E circondata dai mari: Ligure (nord-ovest), Tirreno (sud-ovest), Ionio (sud-est) e Adriatico (est). Ha un'estensione di 301.226 Km e una popolazione di circa 56 milioni di abitanti. La capitale Ć *Roma, che ai tempi del NT era la capitale dell'impero romano, dove giunse san *Paolo durante i suoi viaggi per la diffusione e il consolidamento del *vangelo; con il suo arrivo in quella che era considerata la capitale del mondo, la narrazione degli Atti degli Apostoli giunge al suo culmine. Lo Stato della Cittł del Vaticano si trova all'interno della cittł di Roma.

Ittiti / Hittiti.

Popolo menzionato nella Bibbia. Erano indoeuropei, non semiti, e occuparono, nell'epoca di maggiore splendore (secoli XVI - XIV a.C.), l'*Asia Minore, il nord della *Siria e la *Mesopotamia fino all'*Eufrate.

Iturea.

Regione a nord della *Galilea, che Lc 3,1 menziona come governata da *Erode Filippo nella serie di *sincronismi che offre sul tempo in cui *Giovanni Battista inizia il suo annuncio sulla venuta del *messia atteso.

Iustitia et Pax. 

Vedi *Giustizia e Pace.

J

Jahvista.

Una delle principali fonti del *Pentateuco, assieme a quella *elohista, a quella *sacerdotale e a quella *deuteronomista. E, tra queste fonti, la piŁ antica. Costituisce una narrazione abbastanza omogenea che abbraccia la " storia " dalla creazione alla morte di Giuseppe e poi, in forma frammentaria, i racconti dell'*Egitto e del deserto. Immaginifico, poetico e religioso, l'autore jahvista Ć affascinante nelle sue narrazioni. Ha di Jhwh un'idea altissima e, al tempo stesso, lo presenta in una familiare figura antropomorfica (cf Professori di Salamanca, Biblia Comentada, Ed. CatŚlica, v. I).

Janssen, Arnold (1837-1909).

*Presbitero tedesco che, nel 1875, fondś a Steyl (Olanda) la congregazione dei Missionari del Divin Verbo (= *Verbiti); nel 1889, le Missionarie Serve dello Spirito Santo e, nel 1896, le Missionarie Serve dello Spirito Santo della Perpetua Adorazione.

Jhwh.

Il nome di Dio piŁ usato nell'AT (6823 volte). Dio lo rivela a *MosĆ (cf Es 3,14), ma " proletticamente ", ovvero anticipandolo nei racconti, Ć usato anche in alcune circostanze storiche anteriori. Sebbene gli specialisti propongano diverse radici della parola, la Bibbia gli dł il significato di " Io sono colui che Ć ", " colui che fa esistere ", in contrapposizione, secondo Rahner, agli altri dĆi, che non sono nulla. (Vedi anche *Tetragramma e *Geova).

JimÄnez de Cisneros (1436-1517).

Francescano, provinciale e poi arcivescovo di Toledo. Promotore della riforma del clero, fondatore di seminari, dell'universitł di Alcalç e, in generale, della cultura. Si deve a lui la stampa della Bibbia Poliglotta Complutense, portata a termine dopo la sua morte (1514-1522).

Jungmann, Joseph Andreas (1889-1975).

Gesuita austriaco, fu professore di pastorale nell'universitł di Innsbruck. Ha il merito di aver aperto nuove strade nella *pastorale liturgica e catechetica. Fu il principale animatore del movimento kerigmatico (vedi *Kerigma), tanto per l'insegnamento della teologia come per la *catechesi e, in generale, per la presentazione della fede nei diversi strumenti dell'*evangelizzazione.

K

Kaaba.

Tempio musulmano situato nel cortile della grande moschea della Mecca, l'antico pantheon che *Maometto purificś dagli idoli quando entrś nella cittł nel 630. Secondo il Corano, fu costruito da Set, figlio di Adamo e poi distrutto dal diluvio. Abramo, con l'aiuto di Ismaele, lo ricostruô. L'edificio, quasi cubico (alto 15 metri, largo 12 e lungo 10), Ć ricoperto da un panneggio di seta nera; nel suo angolo est, Ć incastonata la famosa pietra nera degli antichi culti, centro delle processioni dei pellegrini (vedi *Musulmani). Distrutto nel corso di varie lotte, Ć sempre stato ricostruito (cf J. Jomier, DdlR). Questo tempio Ć meta del pellegrinaggio che i musulmani devono fare almeno una volta nella vita. Verso di esso Ć orientata la loro preghiera da qualsiasi parte del mondo.

Kades-Barnea.

Oasi a circa 90 chilometri a sud di *Bersabea nella quale si accamparono gli israeliti mentre andavano verso la terra promessa. Da lô partirono i dodici emissari inviati a esplorare il paese di Canaan (cf Nm 13). Gn 20,1 ci riferisce che anche Abramo si accampś in questo luogo.

Kairśs.

Termine greco che significa " tempo opportuno, opportunitł ". Nella filosofia greca si usa per indicare " il momento decisivo all'interno di una esistenza temporale, la krisis in cui il destino dell'uomo obbliga ad una decisione. Nel Nuovo Testamento... il kairśs Ć il tempo salvifico, non calcolabile da parte dell'uomo, sottoposto alla disposizione divina, dato agli uomini come grazia, che, promesso dai profeti, si Ć compiuto (Mc 1,15) con la venuta di GesŁ ". La venuta di GesŁ Ć il kairśs che l'uomo deve conoscere e cogliere (Ef 5,16) (cf A. Baum, VPB).

Karma.

In sanscrito, " l'azione ", " il fare ". Il karma Ć un concetto centrale nelle religioni dell'*Estremo Oriente (*induismo, giainismo, *buddismo) ed Ć " la chiave per capire l'insieme degli atteggiamenti etici e religiosi " di quelle regioni (M. Delahoutre). " Per il buddista, il karma Ć l'energia vitale prodotta da tutti gli atti volontari, buoni o cattivi, ma con maggiore o minore evidenza di egocentrismo, che soddisfano la sete dell'esistenza " (P. Massein). Ogni atto matura nel segreto e, prima o poi, dł il suo frutto " in virtŁ di una concatenazione quasi fisica di causa ed effetto ", senza che vi sia alcuna nozione di ricompensa o di castigo in senso morale, poichÄ non c'Ć nessuno da castigare o premiare (Id.) In virtŁ di questa legge, l'uomo si trova sottomesso alla necessitł di rinascere in condizioni superiori o inferiori (animali, umane o divine). Solo lo sforzo di vivere il presente gli permetterł l'accesso alla perfetta saggezza, con la quale si emanciperł dal karma e giungerł al *nirvana (cf P. Massein, DdlR; M. Delahoutre, Ibid.; O. de la Brosse, DdC). Anche religioni occidentali, come la *umbanda afro-brasiliana, professano credenze nella reincarnazione con la legge del karma.

Kempis.

Vedi *Tommaso da Kempis.

KĆnosi.

Termine greco che significa " svuotamento, annullamento, annientamento ". San Paolo lo utilizza per esprimere l'abbassamento della seconda persona della *Trinitł nel farsi uomo: " Cristo, pur essendo di natura divina..., spogliś se stesso assumendo la condizione di servo... " (cf Fil 2,6-8). Non smetteva di essere Dio, ma assumeva la condizione umana in tutta la sua debolezza, compresa la morte.

KĆrigma.

Parola greca che significa " proclamazione ". Kerix Ć il messaggero, colui che porta la buona notizia. Per questo, si chiama kĆrigma l'annuncio del vangelo (cf Mt 12,41; Lc 11,32; Rm 16,25; 1 Cor 1,21; 2,4; 15,14; 2 Tm 4,17; Tt 1,3). Gli *apostoli furono messaggeri della buona notizia. Si deve sottolineare l'aspetto gioioso che accompagna la presentazione del vangelo. Nel rinnovamento della predicazione e della catechesi del secolo attuale, si Ć particolarmente insistito sul suo carattere kerigmatico (anche se Ć vero che questa caratteristica deve combinarsi con altre, come l'attenzione al senso *antropologico).

Kinneret. 

Vedi *GenĆsaret.

Kippur. Espiazione. 

Vedi *Yom Kippur.

Kison.

Fiume che scorre nella piana di Esdrelon, a nord del monte Carmelo, e sbocca nel Mediterraneo presso l'odierna Haifa. Nella parte superiore Ć secco per diversi mesi. Qui furono sconfitti i carri di Sisara (Gd 4,7.13; 5,21). In 1 Re 18, si narra che in questo torrente *Elia fece scannare i profeti di Baal.

KoinĆ. 

" Comune ", in greco.

Si usa specificamente per designare il greco corrente che si parlava nel mondo ellenistico nella zona del Mediterraneo e che prevalse sui numerosi dialetti dal 300 a.C. circa fino al 500 d.C. Nel greco della koinĆ fu scritto tutto il NT.

Koinonôa. 

In greco, " comunione ".

L'unitł della comunitł cristiana nella fede, nella predicazione, nei sacramenti, nella preghiera, nel servizio ai poveri, nella vita fraterna. E uno dei termini piŁ importanti della mistica giovannea.

Korbën.

Parola aramaica che significa offerta, in particolare offerta fatta a Dio. Il comandamento divino: " Onora il padre e la madre ", in cui Ć implicito il curarsi anche dei loro bisogni, veniva eluso consacrando i beni con un voto a Dio che, di fatto, non comportava nessuna donazione vera. GesŁ svela l'ipocrisia di tale offerta sacra, con la quale ci si affrancava dall'occuparsi dei propri genitori, e dei farisei che la ammettevano pur riconoscendone l'immoralitł (cf Mt 15,5 e Mc 7,11).

Kulturkampf.  

In tedesco = " lotta per la cultura ".

Con questo nome si designa il conflitto sorto tra lo Stato prussiano e la Chiesa cattolica allorchÄ il cancelliere Otto von Bismark tentś con delle nuove leggi, tra il 1871 e il 1887, di subordinare quest'ultima allo stato. La Chiesa mantenne la sua indipendenza e il cattolicesimo in Germania ne uscô rafforzato.

Kyrios

In greco = " Signore ".

Nella traduzione dei *Settanta, traduce *Jhwh. In questo titolo si riflette il passaggio dalla comunitł palestinese al cristianesimo ellenistico. Nel NT, infatti, il titolo di Kyrios viene dato a GesŁ Cristo, risorto ed esaltato da Dio, che lo ha " costituito Signore e Cristo " (cf At 2,36).

L

La Salle, san Giovanni Battista de (1651-1719).

*Presbitero francese nato a Reims, che nel 1680 fonda la congregazione dei Fratelli delle Scuole Cristiane, dedita all'educazione dei fanciulli e dei ragazzi. Nel 1950, Pio XII lo dichiarś patrono degli educatori cristiani.

Lłbano.

In ebraico, " bianco ". Secondo il racconto della Genesi, figlio di BetuĆl, che era nipote di *Abramo; padre di *Lia e di *Rachele, moglie di *Giacobbe, e fratello di *Rebecca.

Laborem exercens. 

Vedi *Dottrina sociale della Chiesa.

 

Lachis.

Importante cittł situata nel sud-ovest della *Palestina, gił citata in un testo egiziano del sec. XX a.C.. *GiosuĆ la conquistś (cf Gs 10,31-35). A seconda delle epoche e delle vicissitudini storiche, fu indipendente o appartenne all'*Egitto, a *Israele, agli *assiri. Sono importanti 21 śstracon (tavolette di terracotta) con scritti del sec. VI a.C. in caratteri ebraici primitivi, trovati durante scavi compiuti dove sorgeva Lachis.

Laicismo.

Dottrina che propizia la totale indipendenza dello Stato, delle istituzioni intermedie e dell'individuo rispetto alla religione e in particolare rispetto alla Chiesa. Per lo stesso motivo, si oppone a tutto ciś che puś significare influenza di questa nell'educazione e anche nei criteri orientativi per la vita pubblica.

Laico.

Dal greco laos = popolo. Nella Chiesa designa i cristiani che svolgono la loro missione negli impegni ordinari del mondo: vita matrimoniale, politica, artistica, scientifica, in contrapposizione ai compiti specifici del *clero. Tuttavia, non si Ć giunti a una definizione soddisfacente, poichÄ molti di questi impegni sono svolti anche dai chierici e alcuni laici (i consacrati nella vita religiosa) rinunciano a qualcosa di normale e perfino specifico del laico, come il matrimonio e la politica. Per questo, a volte si definisce il laico come " chi non Ć chierico ", ma una definizione negativa Ć inadeguata. Alcuni preferiscono parlare di " impegni laicali " e di " impegni o ministeri clericali ".

Lama.

Monaco buddista del Tibet e della Mongolia.

Lamaismo.

Buddismo tibetano che riconosce come proprio capo il *Dalai Lama.

Lamennais, FÄlicitÄ de (1782-1854).

*Presbitero francese, buon apologeta, radicalmente antigallicano. Fondś, con il fratello Jean-Marie, la congregazione di San Pietro. Nel 1830 dł vita, con Montalembert, Lacordaire e altri amici, al giornale " L'Avenir ". Difendono le libertł che poi sarebbero divenute opinione dominante, cosô come la giustizia nei confronti degli operai. Il radicalismo delle sue posizioni lo portś a separarsi dalla gerarchia di Francia e poi di Roma. Amareggiato per il fallimento dei suoi tentativi, morô ormai separato dalla Chiesa.

Lamentazioni. Libro delle lamentazioni.

Raccolta di cinque canti elegiaci che piangono la distruzione di Gerusalemme. Nella Bibbia ebraica costituivano un libro indipendente. Nella *Vulgata sono un'appendice di *Geremia, a cui sono attribuite, anche se almeno alcune di esse non sono di questo profeta.

Lampada del Santissimo.

La lampada ad olio, a cera, o elettrica costantemente accesa presso il *tabernacolo in cui si conserva il *Santissimo Sacramento (cf CIC 940).

Langton, Stephen. 

Vedi *Capitoli e versetti.

Laodicea.

Importante cittł dell'*Asia Minore agli inizi del cristianesimo. L'ultima delle sette lettere all'inizio dell'Apocalisse Ć diretta all'" angelo " (vescovo) di Laodicea, che viene ripreso per la sua tiepidezza (cf Ap 3,14-22). In Col 4,16, san *Paolo menziona una sua lettera a quelli di Laodicea, che Ć andata perduta, a meno che non sia, come ritengono alcuni, quella detta " agli *Efesini ".

Lapidazione.

Esecuzione capitale mediante lancio di pietre. In Israele era la pena inflitta per delitti come l'*idolatria, l'*adulterio, la *bestemmia. In At 7,55-60 si narra la lapidazione di santo *Stefano. I testimoni del peccato erano quelli che dovevano lanciare la prima pietra. GesŁ, nell'episodio dell'adultera (Gv 8,311), sfida a lanciare la prima pietra chi si ritiene senza peccato.

Lapsi. " Caduti ", in latino.

Nome che si dava, al tempo delle persecuzioni dei primi secoli, ai cristiani che sacrificavano agli idoli per liberarsi dai castighi o dalla morte. Quando, passato il pericolo, tornarono alla Chiesa, la loro situazione diede luogo a dispute riguardo alla loro riammissione, che incisero nel chiarimento e nell'evoluzione della disciplina della penitenza.

Lari e penati.

Spiriti o dĆi familiari a cui tributavano culto gli etruschi e i romani. A Roma, i lari erano visti in relazione ai posti dove lavorava o viveva l'individuo o la comunitł. Erano gli dĆi protettori, guardiani dei campi e, nella casa, erano in relazione con i penati. Il nome di questi ultimi viene da penus = dispensa, e indica l'aspetto particolare sul quale incideva la loro azione protettrice: il cibo. Ogni giorno, all'ora del pranzo, il capofamiglia metteva da parte un poco del pasto e lo offriva in sacrificio a questi dĆi gettandolo nelle fiamme del camino. Questo culto familiare tanto dei lari quanto dei penati passś dalla famiglia allo Stato, concepito come una grande famiglia, soprattutto a partire dall'imperatore Augusto, e a loro era dedicato un tempio (cf M. Meslĺn, DdlR-H).

Las Casas, BartolomÄ de (1474-1566).

Domenicano spagnolo, missionario in America Centrale. Fu un grande difensore degli indios e denunciś le atrocitł commesse dai conquistadores nella Brevĺsima relaciŚn de la distruyciŚn de las Indias e nell'importante Historia de las Indias.

Lascivia.

Appetito smodato dei piaceri carnali.

Lassismo.

Sistema morale che interpreta la legge in modo eccessivamente benigno, vale a dire che considera sufficiente la minima probabilitł contro di essa per potersi legittimamente esimere dalla legge. Il lassismo fu condannato dal papa Innocenzo XI (D. 2103).

Latae sententiae.

Espressione latina che significa " sentenza occulta ". Si dice delle pene ecclesiastiche nelle quali incorre un soggetto, senza che sia necessario che si emani espressamente una sentenza, per il fatto stesso di aver commesso il reato che, secondo il *Codice di Diritto Canonico, Ć sanzionato con la pena corrispondente.

Lateranensi, Patti.

Accordo tra la Santa Sede (Pio XI) e il Governo italiano (Mussolini), firmato nel 1929, in virtŁ del quale ebbe termine la cosiddetta " questione romana " o scontro tra i governi italiani e la Santa Sede che non li riconosceva da quando, nel 1870, in occasione dell'unificazione d'Italia, si erano impadroniti degli Stati Pontifici.

Laterano.

Palazzo, *basilica, *battistero e universitł pontificia della cittł di Roma. Il palazzo Ć quello che ha dato il nome a tutti gli altri edifici, che gli sono accanto. Vi risiedettero i papi per gran parte del Medio Evo. Anche se si trova nel centro di Roma, appartiene alla *Santa Sede e gode di *extraterritorialitł. La basilica Ć dedicata al Salvatore e vi si onora anche in modo particolare san *Giovanni apostolo e san *Giovanni Battista. In relazione al Battista, c'Ć l'edifico del battistero, vicino ma separato dalla basilica. Nella basilica si celebrarono cinque concili ecumenici, negli anni: 1123, 1139, 1179, 1215 e 1512-1517. Il piŁ famoso Ć quello del 1215, convocato da Innocenzo III. Trattś della dottrina della *transustanziazione, dell'obbligatorietł della confessione e della comunione almeno una volta l'anno, ecc.

Lato sensu, stricto sensu.

Espressioni latine = " In senso ampio " " in senso stretto ".

Latrôa. 

Vedi *Culto.

Lattanzio (ca. 250 - ca. 320).

Cristiano del sec. IV, precettore di Crispo, figlio di *Costantino, fu il miglior scrittore latino del suo tempo, fino ad essere chiamato il " Cicerone cristiano ". L'opera piŁ interessante che ci ha lasciato Ć Sulla morte dei persecutori, grazie alla quale abbiamo molte informazioni su quell'epoca, in particolare per quanto riguarda i *martiri delle ultime persecuzioni.

Lavoro.

Attivitł delle forze intellettuali o fisiche al fine di conseguire un obiettivo. " A tal punto il lavoro Ć costitutivo dell'essere umano, che molti antropologi considerano l'invenzione dell'utensile come la data di nascita dell'uomo " (L. Gonzçlez-Carvajal, DAP-VD). Con il lavoro, l'uomo continua l'opera di Dio. Oltre a produrre, il lavoro perfeziona l'uomo. I conflitti sindacali sorgono in genere perchÄ gli imprenditori hanno come obiettivo soprattutto la produzione e non tengono abbastanza conto della dimensione umana.

Lazzaro.

Amico di GesŁ, come le sue sorelle Marta e Maria. In casa loro GesŁ e i suoi discepoli trovavano ospitalitł, come narra san Giovanni. Dopo la risurrezione di Lazzaro, i nemici di GesŁ decidono di uccidere il Maestro (cf Gv 11).

Il mendicante che, insieme al ricco Epulone, compare nella *parabola narrata in Lc 16,1931.

Leandro di Siviglia (+ 601).

Fratello maggiore di sant'*Isidoro e suo predecessore come vescovo di Siviglia. Accolse nella Chiesa cattolica il re Recaredo nel concilio di Toledo del 589.

Lebbra.

Nella Bibbia (AT e NT), la lebbra, oltre alla malattia che oggi Ć bene identificata, comprende una serie di malattie della pelle (Lv 13,14-15); si parla perfino di lebbra delle case e degli abiti (cf Lv 13,47-59; 14,33-53). Il lebbroso Ć impuro; Ć escluso dalla comunitł finchÄ il sacerdote non accrediterł la sua guarigione (cf Lv 13,16-17; Lc 5,14). I *vangeli narrano varie guarigioni di lebbrosi ad opera di GesŁ, e testimoniano il potere che dł ai suoi discepoli per guarire i lebbrosi; il fatto che GesŁ sani i lebbrosi Ć segno che Ć lui il *messia che deve venire (cf Mt 8,2-4; 10,8; 11,2-6 (=Lc 7,18-23); Lc 17,11-19).

Lebeo.

Altro nome di *Giuda Taddeo.

Lectio divina.

Espressione latina che significa " lettura divina ". In origine era la lettura della *Bibbia fatta principalmente tra i monaci, con intenzione non scientifica, ma spirituale. Oggi si applica questo termine con maggiore ampiezza, tanto da comprendere anche letture spirituali che non siano bibliche.

Lefebvre, Marcel (1905-1991).

Iniziatore del movimento scismatico detto " lefevrismo ". Fu missionario in Gabon fino al 1946, Superiore Generale dei Missionari dello Spirito Santo, arcivescovo di Dakar dal 1948 al 1962. Di mentalitł tradizionalista in modo estremo, rifiutś la dottrina, le riforme promosse e il concilio Vaticano II stesso. In particolare, la sua opposizione si evidenziś sul tema della riforma liturgica. Per lui, la nuova messa Ć " in opposizione con la messa di sempre, con quella di san Pio V " (sono parole sue), ignorando l'evoluzione avvenuta attraverso i secoli. Nel 1970 fondś a Friburgo (Svizzera) la Fraternitł Sacerdotale San Pio X e un seminario nella cittł di Econe. Nel 1976, contro l'esplicita proibizione del papa, ordinś tredici presbiteri e tredici diaconi, e fu pertanto sospeso " a divinis " (vedi *Sospensione). Nel 1988, quando ordinś quattro vescovi, fu *scomunicato. I suoi seguaci sono tuttora separati dalla Chiesa.

Legato pontificio.

Rappresentante della Santa Sede presso governi stranieri o Chiese particolari con il titolo di nunzio apostolico, internunzio, delegato apostolico (cf CIC 362-367).

Legge del taglione. 

Vedi *Taglione.

Legge morale.

La norma del procedere umano in quanto tale, ovvero come soggetto libero e responsabile in rapporto alla bontł o alla malizia che accompagna l'agire.

Legge naturale.

Quella inserita nella natura stessa dell'uomo. E conosciuta dalla retta ragione, tuttavia, non Ć sempre facile sapere se una determinata esigenza o pretesa sia o meno espressione della legge naturale.

Legge positiva.

Quella emanata dall'autoritł - divina o umana - in forma diretta. Nel suo nucleo, esprime in modo piŁ chiaro o determinato la *legge naturale. In questo senso, i *comandamenti promulgati sul *Sinai sono la concretizzazione delle esigenze naturali, oscurate dal comportamento antinaturale dell'uomo. Legittimazione della prole. L'atto giuridico con il quale i figli illegittimi (nati o concepiti fuori del matrimonio) diventano legittimi, il che succede con il successivo matrimonio dei genitori (cf CIC 1137-1140).

Leone Magno, san.

Fu papa dal 440 al 461 ed Ć una delle figure piŁ rilevanti tra i papi di tutti i tempi. Intervenne decisamente nel concilio di Calcedonia, al quale inviś una lettera dogmatica con la dottrina precisa sull'*Incarnazione. Notevoli i suoi scritti, tanto sul piano dottrinale che nella forma (prosa leoniana). A lui dobbiamo molte preghiere liturgiche giunte fino a noi. Il suo intervento presso Attila, che si apprestava a conquistare Roma, evitś alla cittł un sicuro saccheggio.

Leone XIII (1878-1903).

Vedi n. 256 nell'appendice I papi.

Leoniano, Sacramentario. 

Vedi *Sacramentario.

LÄrins.

Gruppo di piccole isole francesi del *Mediterraneo, di fronte a Cannes, appartenenti al dipartimento delle Alpi Marittime. E famoso il monastero di LÄrins, uno dei piŁ antichi d'Europa, fondato da sant'Onorato agli inizi del sec. V. Alcuni dei suoi monaci sono passati alla storia della *teologia, ad esempio Vincenzo di LÄrins, di idee semipelagiane. Vedi *Pelagianesimo.

Lesbismo.  

Vedi *Omosessualitł.

Lettera apostolica.

Documento del papa in forma di lettera ad una persona determinata o a un gruppo, normalmente con intenzione universale.

Lettere.

Oggi si usa piŁ correntemente questo termine invece di *epistole. Nell'insieme delle lettere degli apostoli si distinguono vari gruppi:

Lettere cattoliche, ovvero universali: non sono rivolte ad una comunitł particolare, ma ad un insieme piŁ ampio di cristiani. Sono sette: due di Pietro, tre di Giovanni, una di Giacomo e una di Giuda.

Lettere della cattivitł:

sono quelle scritte da Paolo, dalle prigioni di Roma e di Efeso (o forse di Cesarea). Sono Ef, Col, Fil e Fm. BenchÄ scritta in prigione, la 2 Tm Ć catalogata con le lettere pastorali.

Le lettere pastorali sono 1 e 2 Tm e Tt. Il nome viene loro dal fatto di essere rivolte a pastori o capi di comunitł.

Tra quelle non canoniche, ci sono le famose lettere di Clemente, scritte dal papa san Clemente negli ultimi anni del secolo I, quando ero ancora vivo san Giovanni, alla comunitł di *Corinto, nella quale erano sorti dei problemi tra i fedeli e i loro pastori.

Lettere di sant'Ignazio. Sono sette. Scritte dal vescovo sant'Ignazio di Antiochia, durante il viaggio verso Roma dove avrebbe subito il martirio.

Letture della messa.

Vedi *Messa: Parti della messa.

Levi.

Terzo figlio di *Giacobbe, *eponimo della tribŁ che porta lo stesso nome. Questa tribŁ non ebbe un territorio nella distribuzione fatta dopo la conquista di Canaan; i suoi membri - fu una tribŁ poco numerosa - risiedevano in alcune cittł che le erano state assegnate e vivevano delle *decime, perchÄ si dedicavano a servizi secondari nel tempio.

Altro nome dell'apostolo Matteo (comp. Mt 9,9 con Mc 2,14 e Lc 5,27).

Leviatłn. 

Vedi *Drago.

Levirato, Legge del.

Dal latino levir = " cognato ". Legge secondo la quale, quando qualcuno moriva senza discendenza, suo fratello doveva sposarsi con la vedova per dargliene una (il primo figlio nato era considerato figlio di quello che era scomparso) (cf Dt 25,5-10). Nell'AT si citano casi, alcuni degni di rilievo, dell'osservanza di questa legge: Gn 38 (storia di Tamar), Rut 2,20; 3,12 (*Rut e Booz). A questa legge si riferiscono i sadducei quando cercano di tendere una trappola a GesŁ parlando di sette fratelli che muoiono uno dopo l'altro senza dare discendenza alla vedova del primo (cf Mt 22,23-33 e par.).

Leviti.

All'interno della tribŁ di *Levi, alla famiglia di *Aronne fu assegnato il sacerdozio. Gli altri erano i cosiddetti *leviti e si facevano carico di ministeri inferiori aventi a che fare con il tempio e il culto, come preparare i sacrifici, assicurare la musica, la pulizia, ecc.

Levitico.

Terzo libro del *Pentateuco. Per la maggior parte, tratta di vicende che hanno a che fare con il culto e le leggi rituali.

Lezionario.

Libro che contiene le letture che si proclamano nella messa o in altre celebrazioni liturgiche. Di fatto, si tratta di un insieme di libri. Per la messa, il Lezionario domenicale e festivo nei suoi tre cicli (A, B e C), il Lezionario feriale per tempi forti (Avvento, Natale, Quaresima e Pasqua), il Lezionario feriale per il tempo ordinario nei suoi due cicli (anni pari e anni dispari), il Lezionario per il proprio e il comune dei santi, e il Lezionario per le messe in diverse circostanze, votive e rituali. Inoltre, esiste il Lezionario per la liturgia delle ore in due cicli (anni pari e anni dispari); voluto dal Vaticano II, il secondo ciclo Ć ancora in fase di preparazione. Le letture bibliche della liturgia sono abbondantissime dopo la riforma promossa dal concilio Vaticano II, che decise l'introduzione di letture " piŁ abbondanti, piŁ varie e piŁ appropriate " (SC 35,1).

Oltre alle letture bibliche, nella *Liturgia delle ore si trovano anche letture patristiche, prese dai *padri della Chiesa e letture agiografiche, che sono scritti del santo che si celebra o che si possono mettere in relazione con la sua vita.

Lia.

Figlia di *Lłbano che questi diede in sposa a *Giacobbe al posto di *Rachele.

Libagione.

n senso religioso, l'azione del versare un liquido (olio o vino) come parte di un rito sacrificale. Si accompagnava sempre a offerte solide. Una parte del liquido si versava sul fuoco, un'altra ai piedi dell'altare o lo si aspergeva.

Libano.

In ebraico, " bianco ". Stato dell'Asia occidentale, ad est del Mediterraneo, confinante con Israele a sud e con la Siria ad est e a nord.

I monti del Libano sono un'alta catena (fino a 3.000 metri) che attraversa il paese da nordest a sudovest. Nella Bibbia si citano diverse volte i cedri del Libano. Il legname di queste montagne fu oggetto di scambio, in particolare dopo l'accordo tra il re Salomone e il re di Tiro (cf 2 Cr 2,2-14).

Liberalismo.

Sistema filosofico che privilegia la libertł individuale alle istanze sociali sia dello Stato che di altre istituzioni, tra le quali si segnalano in particolare le istanze religiose o ecclesiali. Per il liberalismo quello che conta Ć la persona libera, in condizioni di uguaglianza con tutti gli altri per realizzarsi secondo le proprie capacitł. In questa prospettiva, da una parte anche molto valida, la societł tende a essere una moltitudine di individui con scarso coordinamento tra loro e reciprocamente non solidali. I campi principali in cui si manifesta il liberalismo sono quello politico, quello economico (vedi *capitalismo) e quello religioso (indipendenza totale dello Stato rispetto alle Chiese).

Liberazione, Teologia della.

Orientamento della teologia nato e coltivato principalmente in America Latina, mette in rilievo la redenzione o liberazione di Cristo non solo nell'aspetto spirituale-personale, ma anche in quello temporale e sociale. Molti uomini sono sottoposti a situazioni di ingiusta oppressione economica e politica perchÄ strutture di *peccato favoriscono la prosperitł sproporzionata dei forti a spese della povertł dei deboli. E un'esigenza della *caritł evangelica (e pertanto interessa la *teologia) la liberazione di chi Ć ingiustamente oppresso. Ad alcuni dei rappresentanti di questa teologia si rimproverano soprattutto due deviazioni: l'uso di presupposti marxisti e la riduzione della liberazione al suo aspetto temporale (orizzontalismo). La *Santa Sede condanna queste deviazioni, ma accetta tutta la parte sana della teologia della liberazione. La Congregazione per la Dottrina della Fede pubblicś due istruzioni su questa materia: Libertatis nuntius (1984) e Libertatis conscientiae (1986), la prima piŁ rivolta a correggere le deviazioni, la seconda con un approccio nettamente positivo. Giovanni Paolo II, nel messaggio inviato il 9 aprile 1986 all'episcopato brasiliano riunito a Itaicô, dice che " la teologia della liberazione non solo Ć opportuna, ma Ć anche utile e necessaria " (n. 5).

Liberio / Liberiana.

Liberio, papa dal 352 al 366, fu mandato in esilio dall'imperatore Costanzo, a cui si era opposto per le idee ariane che sosteneva. Tre anni dopo, l'imperatore gli permise di tornare a Roma. Iniziś la costruzione della *basilica di Santa Maria Maggiore, nota anche come Basilica Liberiana.

Libertł (pl.).

I settori o gli aspetti principali nei quali si deve esercitare la *libertł e che devono essere rispettati dagli altri, siano uguali o siano autoritł. Si enumerano libertł come queste: libertł di coscienza, di educazione, di lavoro, religiosa, politica, di stampa.

Libertł.

Facoltł o capacitł dell'uomo di agire in un senso o in altro in quanto, padrone delle proprie decisioni, se ne assume tutte le responsabilitł.

L'uomo non Ć totalmente padrone di se stesso. E parzialmente condizionato da ciś che eredita, dall'ambiente, dall'ignoranza e, ancor piŁ intimamente, dal *peccato e dalle abitudini disordinate che ha acquisito. La libertł perfetta Ć propria di Dio; quella umana Ć sempre limitata ed Ć tanto maggiore quanto piŁ libero dal peccato Ć il soggetto. Sant'*Agostino distingue libero arbitrio, che Ć quella libertł imperfetta, anche se sufficiente a renderci responsabili dei nostri atti, e libertł propriamente detta, che esiste quando nessun ostacolo interiore condiziona una scelta. Questa si verifica in modo ottimale quando l'uomo sceglie per il bene amandolo: allora aderisce totalmente a ciś che tutto il suo essere chiede e lo perfeziona.

Libôdo.

Il desiderio o istinto sessuale. Alcuni psicoanalisti li considerano come " impulso e radice delle piŁ varie manifestazioni dell'attivitł psichica " (DRA).

Libri della Bibbia.  

Vedi *Canone e *rotoli.

Libri liturgici.

Quelli in cui sono contenuti il materiale e le indicazioni per lo svolgimento delle celebrazioni liturgiche. Hanno subito variazioni a seconda delle epoche e dei luoghi. I principali sono:

Il Messale (libro da altare).

Il Lezionario.

La Liturgia delle ore.

Il Pontificale (Confermazione, ordinazioni, consacrazione di vergini, benedizione degli oli, dedicazione di chiesa e altare...).

Il Cerimoniale dei vescovi.

I Rituali dei sacramenti (iniziazione cristiana, penitenza, matrimonio, unzione).

Rituale della professione religiosa.

Rituale delle esequie.

Benedizionale.

Calendario.

Martirologio.

Licaonia.

Regione al centro dell'*Asia Minore. San *Paolo passś per alcune delle sue cittł (Iconio: At 14,1; Listra, Derbe: At 16,1) nei suoi primi due viaggi apostolici.

Lidda.

Antica cittł a nordest di Gerusalemme, verso *Giaffa. San *Pietro vi guarô il paralitico Enea (cf At 9,32-35).

Lidia

Venditrice di porpora convertita da san Paolo, che ospitś in casa sua, a *Filippi, l'apostolo e il suo compagno Sila (cf At 16,14-15,40).

Regione dell'Asia Minore, situata nell'area centro-occidentale, con coste sul mar Egeo.

LiÄgÄ, Pierre AndrÄ.

Domenicano francese, figura di rilievo nella seconda metł del secolo XX negli studi e lavori di *pastorale generale e *catechetica.

Limbo.

Dal latino, " orlo, bordo ". Si parlava di limbo come luogo dove andarono i giusti dell'AT fino alla venuta di Cristo (limbo dei giusti), e destinato anche ai bambini morti senza *battesimo (limbo dei bambini). Oggi la *teologia ritiene piuttosto che i bambini che muoiono senza battesimo non rimangono privi della visione e del godimento di Dio in cielo.

Limina apostolorum. Vedi *Ad limina.

Espressione latina. Limina Ć il plurale di limen = la soglia della porta. Si chiama Visita ad limina quella che tutti i vescovi che hanno la responsabilitł di una *diocesi devono fare ogni cinque anni a Roma per " venerare i sepolcri dei santi *apostoli *Pietro e *Paolo e presentarsi al Romano Pontefice (cf CIC 400), al quale portano anche una relazione sullo stato della propria diocesi. Se non possono farlo personalmente, lo fanno per mezzo di un delegato. Vanno nello stesso anno quelli di una stessa regione del mondo, secondo l'ordine gił stabilito.

Linguaggio.

Per antonomasia, la capacitł dell'uomo di esprimersi su Dio, il mondo, gli altri e se stesso. Presuppone la strutturazione del pensiero: per questo definisce l'essere umano e lo differenzia da tutti gli altri. Il linguaggio Ć dialogico, ovvero, presuppone, oltre al soggetto che lo produce, un altro che lo riceve. Quello fondamentale Ć il linguaggio parlato, ma sono tipici dell'uomo anche altri linguaggi, come quello scritto e quello *simbolico.

In un altro senso, si parla anche di linguaggi speciali, come quello iconico (delle immagini), l'audiovisivo o, secondo i contenuti, quello biblico, quello liturgico, quello antropologico, ecc.

In catechetica e nella catechesi si mette in tale rapporto il linguaggio con il carattere del contenuto, che si parla di diversi linguaggi come equivalenti a fonti della catechesi: biblico, liturgico, basato sull'esperienza...

Listra.

Cittł della *Licaonia nella quale san Paolo si recś diverse volte. Vi sanś un paralitico, tanto che la gente voleva venerare lui e *Barnaba come dĆi; poi, invece, sobillati da alcuni giudei, li presero a sassate (cf At 14,8-20). In questa cittł conobbe e prese come collaboratore *Timoteo (cf At 16,1-3).

Litania.

Preghiera composta da una serie di brevi lodi o proclamazioni alle quali fa seguito come risposta un'invocazione. Ne esistono diverse fisse. Le piŁ usate nella *liturgia sono le *Litanie dei santi, che si recitano nella veglia pasquale, nelle *ordinazioni e in altre circostanze. Le piŁ conosciute e usate dal popolo sono le Litanie lauretane (il nome viene da Loreto, cittł italiana nella quale esiste un famoso santuario dedicato al mistero dell'*annunciazione) in onore della Vergine Maria. Abbiamo anche le Litanie del Sacro Cuore, le Litanie di san Giuseppe, ecc.

Litśstroto.

In greco, " prominenza ", corrispondente, in ebraico a " Gabbatł ". E il nome, citato in Gv 19,13, del luogo dove *Pilato, dopo aver tentato per l'ultima volta di salvare GesŁ, lo consegnś ai Giudei.

Liturgia.

" Insieme di segni sensibili ed efficaci della santificazione e del culto della Chiesa " (C. Vagaggini). E definita anche " culto santificante della Chiesa ". E la preghiera ufficiale della Chiesa, vale a dire, l'insieme delle celebrazioni da essa stabilite per il culto comunitario. Il suo centro e vertice Ć la celebrazione dell'eucaristia. Liturgia sono i sacramenti, la liturgia delle ore, le benedizioni, ecc. E " azione sacra per eccellenza " (Vaticano II, SC 7), " il vertice a cui tende l'attivitł della Chiesa e, al tempo stesso, la sorgente da cui zampilla tutta la sua forza " (Ibid., 13). Si raccomandano anche gli esercizi di pietł privati, ma devono essere in armonia con la liturgia, che " per sua natura Ć ad essi di molto superiore " (cf Ibid., 13). Questa superioritł sta nella maggior sicurezza della presenza di Cristo, avallata dalla correttezza dottrinale e dallo spirito comunitario, ossia di caritł, che la impregna nella radice stessa.

Liturgia della parola.

La prima parte delle celebrazioni sacramentali (*messa, *battesimo, *matrimonio...) Ć una celebrazione della parola che contiene letture bibliche, canti, omelia, preghiere di vario genere, silenzio, ecc. A volte si dł questo nome, piŁ impropriamente, a quelle che chiamiamo *Celebrazioni della parola.

Liturgia delle ore.

Celebrazione liturgica disposta dalla Chiesa per santificare il passare del tempo per mezzo della lode e della supplica. Per questo va divisa in " ore ", che corrispondono ai diversi momenti del giorno e della notte nel seguente modo:

Liturgia eucaristica. Vedi *Messa.

Liturgia penitenziale.

E una celebrazione comunitaria il cui contenuto specifico ruota sul dolore e il pentimento per il peccato. Puś essere unita al sacramento della penitenza o essere celebrata in modo indipendente.

Llorente, Daniel (1883-1971).

Importante catecheta spagnolo nato a Valladolid e morto a Segovia, diocesi della quale fu vescovo. Fu co-fondatore e direttore della " Revista catequÄtica ", infaticabile animatore di congressi, di corsi e di tutto ciś che poteva essere in relazione con la *catechesi. Scrisse numerose opere, tra le quali risalta il suo Tratado elemental de pedagogĺa catequĺstica (Valladolid, 1928) (cf L. Resines, DC-CCS).

Lode.

In senso religioso, la preghiera con la quale si riconosce e si proclama la bontł, la grandezza o altri attributi di Dio o dei santi.

Lodi. 

Vedi *Liturgia delle ore.

Lodi del mattino.

Nelle prime ore del giorno: a) si celebra la creazione che riappare con la nuova *luce; b) si ricorda la risurrezione di Cristo, avvenuta all'alba, e c) si guarda al giorno che comincia.

Terza, Sesta e Nona sono le cosiddette Ore minori. Si collocano rispettivamente verso le nove, le dodici e le quindici. In genere si suole pregare in una di queste tre ore, quella piŁ adatta per farlo.

Vespri, quando si fa sera o finisce il lavoro. Hanno una struttura parallela a quella delle Lodi: a) allo spegnersi del giorno, si pensa a Cristo, luce senza tramonto; b) si ricorda la redenzione, e c) si loda e ringrazia Dio per la sua protezione nel giorno che si conclude.

Compieta. Breve preghiera prima di addormentarsi, impregnata di fiducia in Dio.

Ufficio delle letture. Salvo che per monaci e monache contemplativi, che la recitano verso mezzanotte, per questa celebrazione non c'Ć un'ora fissa. Ha una maggiore abbondanza di letture.

Logion / Logia.

In greco, " parola, parole, breve sentenza ".

A volte gli si dł lo stesso significato di *agrapha.

Nella Bibbia, una frase o sentenza che si puś trovare fuori dal suo contesto originale.

Si parla di logia anche in riferimento ad alcune fonti dei vangeli, composte da parole o detti di GesŁ, principalmente discorsi e parabole (in contrapposizione alle fonti in cui predominano i miracoli o narrazioni di fatti). Gli scritturisti notano che Lc e soprattutto Mt ebbero davanti a sÄ una o diverse fonti di Logia nel comporre i rispettivi Vangeli.

Logos.

In greco, " parola, discorso, pensiero ". San Giovanni chiama Logos il Figlio di Dio, che si incarna nel tempo. Anche in latino e nelle lingue moderne chiamiamo Cristo il Verbo, la Parola eterna di Dio che si manifesta (cfr. Gv 1,1.9.14).

Loisy, Alfred (1857-1940).

Vedi *Modernismo.

Lourdes.

Cittł francese situata nel dipartimento degli Alti Pirenei. Ai giorni nostri, Ć uno dei centri di pellegrinaggio piŁ frequentati per il *santuario dell'Immacolata che ospita, eretto nel luogo delle apparizioni della Madonna a Bernadette Soubirous tra l'11 febbraio e il 16 luglio del 1858. Le apparizioni furono 18. In quella del 25 marzo la Madonna manifestś il suo nome: " Io sono l'Immacolata Concezione ". E degno di nota che le principali apparizioni ebbero luogo di giovedô e che nel santuario (in realtł sono tre santuari attualmente) si pratica intensamente il culto di Cristo nell'Eucaristia. L'autenticitł delle apparizioni fu riconosciuta nel processo che si concluse nel 1862 (il riconoscimento delle apparizioni non Ć una dichiarazione dogmatica che siano avvenute, ma un giudizio che esclude in esse qualsiasi elemento contrario alla fede). A Lourdes esiste un laboratorio medico che esamina con metodo scientifico le guarigioni che vi avvengono.

Luca.

Il terzo degli evangelisti, autore anche del libro degli Atti degli Apostoli. Secondo la tradizione, nacque ad *Antiochia in Siria. Era greco di origine e di *cultura. Pagano fino alla sua conversione al cristianesimo, esercitś la medicina (cf Col 4,14). Fu discepolo di *Paolo, che accompagnś in gran parte dei suoi viaggi, come si deduce dai passi degli Atti in cui parla in seconda persona: i cosiddetti *racconti-noi (At 16,10-17; 20,5-15; 21,1-18;27,1-28.16). La tradizione afferma che morô in Beozia a 84 anni.

Luce.

Nell'ambito religioso, la luce Ć un elemento *simbolico tra i piŁ importanti. In un certo senso, la luce ricrea le cose nel trarle dal buio nel quale erano scomparse. Nelle *Lodi del mattino (vedi *Liturgia delle ore) si tiene presente questa nuova creazione dell'universo. La luce libera dall'incertezza che accompagna il camminare al buio. Per questo Ć simbolo della fede, con la quale percepiamo il senso delle cose e della vita stessa. Dio Ć luce: " Nella tua luce vediamo la luce ", dice il salmo 36 (35). Sono molto numerosi i passi dell'Antico e del Nuovo Testamento in cui si parla della luce e del suo contrario, le tenebre. Camminare nella luce Ć vivere secondo Dio; camminare nelle tenebre Ć il peccato. Questa chiarezza, questa luce, la dona in modo particolarmente diafano Cristo, culmine della *rivelazione di Dio. Lui stesso ha detto: " Io sono la luce del mondo; chi segue me, non camminerł nelle tenebre, ma avrł la luce della vita " (Gv 8,12).

Su questo simbolismo si basa la pratica liturgica di accendere ceri per le celebrazioni liturgiche (alla luce si aggiunge in questo caso il simbolismo del fuoco, anch'esso importante). In questo senso, la celebrazione piŁ significativa Ć quella della *Veglia pasquale, durante la quale si benedice il cero e lo si porta in processione cantando: " Lumen Christi ", " La luce di Cristo ", o meglio " La luce che Ć Cristo " (cf NDL-P). Questo cero Ć presente durante tutto il *tempo pasquale (vedi anno *liturgico) e si accenderł nella celebrazione del *battesimo. Nel rito del primo sacramento, si dł al battezzato o ai suoi genitori la luce presa dal cero pasquale, con le parole: " Ricevete la luce di Cristo ". Infatti, GesŁ dice ai suoi discepoli: " Voi siete la luce del mondo " (Mt 5,14). Nei riti piŁ significativi della Chiesa si accendono dei ceri: quando si legge solennemente il *vangelo, nei funerali, nella celebrazione eucaristica. Alla pietł popolare piace accendere delle candele, gesto che, colto nel suo senso simbolico, ha il suo valore.

Lucernario.

Ufficio liturgico vespertino che fu molto importante in Oriente. Al sopraggiungere del buio della sera, si accendevano le luci e si cantava a Cristo, *luce senza tramonto. La prima parte della *liturgia della *Veglia pasquale, con la benedizione del fuoco e del cero, permette di ricordare il simbolismo che accompagnava la celebrazione, piŁ semplice, del lucernario.

Lucifero. Portatore di luce.

E un altro nome dato al *diavolo o *satana, derivato da questi due passi: Is 14,12 (" Come mai sei caduto dal cielo, astro splendente, figlio dell'aurora "), e Lc 10,18 (" Vedevo satana cadere dal cielo come la folgore ").

Luis Beltrçn, san (1526-1581).

Nasce a Valencia (Spagna) e nel 1544 entra nell'ordine domenicano. Nel 1562 si imbarca per le Indie. A Nueva Granada (Colombia), predicś a spagnoli e indios. Gli encomenderos e i negrieri si opposero al suo lavoro, giungendo perfino ad avvelenarlo. Il suo amore per gli indios lo portś a vivere per loro senza pesare i sacrifici. Per ordine dei superiori, tornś in Spagna nel 1569. Morô nella sua cittł natale.

Luisa de Marillac, santa (1591-1660.

Quando era gił vedova e viveva dedicandosi alle opere di caritł, san *Vincenzo de Paoli la mise a capo di un gruppo di giovani che lui dirigeva nella " Confraternita della caritł ", da lui stesso fondata. Luisa realizzś questa ammirevole missione e da quel gruppo nacque la Congregazione delle Suore della Caritł (o Figlie della Caritł, come preferiva san Vincenzo). Nel 1634 pronunciarono per la prima volta i voti. San Vincenzo non voleva che fosse una vera e propria congregazione, ma piuttosto un'associazione di secolari con voti semplici; per questo non fece nessuna domanda in vista di una sua approvazione da parte della *Santa Sede. Per questo, non hanno voti perpetui, ma li rinnovano ogni anno il 25 marzo. Sono l'istituto piŁ numeroso della Chiesa e compiono una missione meravigliosa, prodigandosi senza riserve in ospizi, ospedali, case per bambini abbandonati, famiglie...

Luoghi della catechesi.

I campi in cui si svolge l'azione catechistica: famiglia, scuola, comunitł ecclesiale; o anche i momenti o occasioni per realizzarla: *celebrazioni liturgiche, pratiche di *religiositł popolare, incontri... Il luogo per eccellenza Ć la comunitł cristiana, come dice il *Sinodo dei vescovi del 1977 nel suo messaggio (n. 13). Si sottolinea l'importanza che si svolga in gruppo, poichÄ la vita cristiana Ć ecclesiale (cf Direttorio Catechistico Generale, n. 76). In base a queste prioritł bisogna rivedere le catechesi nella famiglia, nella parrocchia, nella scuola, nelle associazioni, nei mezzi di comunicazione sociale (cf E. Alberich, DC-CCS).

Lussuria.

Appetito disordinato dei piaceri sessuali. E uno dei sette *peccati capitali.

Lustrazione.

Rito di purificazione per mezzo dell'acqua, che si accompagnava con preghiere e sacrifici. Anticamente lo praticavano soprattutto i romani e altri popoli ad essi vicini. Esisteva un calendario che indicava i momenti delle principali lustrazioni: primavera, autunno, prima delle celebrazioni comunitarie importanti.

La Chiesa utilizza l'acqua in diversi suoi riti (Vedi *Acqua).

Lutero, Martin (1483-1546).

Monaco agostiniano, teologo, che scatenś la *Riforma protestante (1517), che gił si andava preparando per la decadenza religiosa degli ultimi tempi del Medio Evo. Il punto centrale della sua dottrina riguarda il concetto della *giustificazione, la quale, secondo Lutero, per quanto riguarda l'uomo, dipende esclusivamente dalla fede, non dalle opere, e non cambia radicalmente l'uomo: il sangue di Cristo copre i nostri peccati, e Dio non ne tiene conto, anche se di fatto permangono in noi. Basś la sua nuova dottrina su una lettura personale della lettera ai *Romani, anche se l'occasione ultima fu la pubblicazione di una *bolla del papa Leone X che concedeva indulgenze a chi avesse dato contributi per la costruzione della *basilica di san Pietro a Roma. Lutero fu un bravo scrittore in lingua tedesca e tradusse in questa lingua la Bibbia. Compose anche dei *Catechismi per la diffusione della sua dottrina, i primi se non si contano alcuni tentativi di scarso valore nel Medio Evo. Pur avendo rifiutato l'autoritł del papa, Lutero fu intransigente con quelli, tra i suoi stessi seguaci, che osavano contraddirlo.

LXX.

Vedi *Settanta.

M

Macarismo.

Voce derivata dal greco macarios, che significa " felice, beato " ed Ć la parola con cui cominciano in greco le *beatitudini, sia le otto con cui GesŁ inizia il discorso della montagna come molte altre sparse nei *salmi e in altri luoghi della Bibbia.

Maccabeo.

In ebraico, " il martello ". Soprannome dato a Giuda, terzo figlio del sacerdote Mattatia. Il nome passerł poi ai suoi fratelli. Lottano contro il re Antioco Epifane, che tenta di introdurre la mentalitł e i costumi *ellenistici in *Palestina e ottengono la libertł religiosa. A Giuda Maccabeo, morto in battaglia, succede il fratello Gionata. Messo a morte da Trifone, gli succede un altro fratello, Simone, che ottiene il riconoscimento politico. Si instaura cosô la dinastia degli Asmonei, che durerł fino al 37 a.C., quando *Erode farł giustiziare l'ultimo dei suoi re.

I libri dei Maccabei narrano la storia di questa epoca sotto l'aspetto politico e religioso. Furono scritti in greco e sono annoverati tra i *deutero-canonici.

Macedonia.

Regione settentrionale della *Grecia. San *Paolo visitś diverse volte alcune delle sue cittł. La prima volta vi entrś dopo essere stato avvertito in sogno (cf At 16,9-10). Ad alcune delle sue comunitł scrisse lettere che ci sono rimaste: due ai *Tessalonicesi e una ai *Filippesi.

Macheronte.

Luogo situato ad est del *Mar Morto, poco piŁ a nord della sua metł, dove Alessandro Janneo costruô una fortezza che fu poi rasa al suolo dai romani. *Erode il Grande ne costruô una piŁ grande. E qui, secondo lo storico *Giuseppe Flavio, che fu tenuto prigioniero e poi decapitato *Giovanni Battista (cf Mt 14,3-12 e par.)

Machiavelli, Nicolś (1469-1527).

Uomo politico del Rinascimento nato a Firenze, autore di varie opere. Quella che lo ha reso famoso Ć il celeberrimo trattato Il Principe, nella quale espone la dottrina chiamata *machiavellismo.

Machiavellico / Machiavellismo.

Si chiama machiavellismo l'errore morale secondo il quale " il fine giustifica i mezzi ". Il nome viene da *Machiavelli, che sostiene questa dottrina nel suo trattato Il Principe (alcuni difendono Machiavelli vedendo nel suo ricettario universale piŁ una lettura di ciś che di fatto si fa chel'intenzione di dettare quel che si deve fare).

Macĺas.

Vedi *Juan Macĺas.

Macpela.

Sito nel sud della *Palestina dove *Abramo comprś un terreno all'ittita Efron per seppellirvi sua moglie *Sara (Gn 23). Il fatto Ć importante perchÄ si tratta della prima terra acquisita in proprietł in questa regione dal padre del *popolo di Dio, e nella caverna di Macpela si troverebbe da allora la tomba dei *patriarchi. Vi sarebbero sepolti lo stesso Abramo, *Isacco, *Giacobbe, *Rebecca e *Lia. Molto piŁ tardi, Erode il Grande vi costruô un santuario tuttora esistente.

Macumba.

Religione afro-brasiliana che fonde (vedi *sincretismo) culti di origine africana con altri cattolici, celebrati con abbondanti manifestazioni folcloristiche (erbe, incenso, candele, canti, danze) e riti con elementi *magici e *spiritisti. Di fatto, ai suoi seguaci non piace che il loro culto sia chiamato macumba; preferiscono altri nomi, secondo le forme che prende il culto in diversi luoghi: *candomblÄ (Bahia), *umbanda (Rio de Janeiro). In Brasile si trova il culto di questo tipo con maggior numero di seguaci e praticanti; solo a Rio de Janeiro si contano circa 62.500 templi di macumba e in tutto il paese hanno a che fare con questo tipo di credenze e di pratiche sincretistiche circa quaranta milioni di persone di ogni classe sociale. I tentativi di sradicare questo culto si sono rivelati infruttuosi (vedi *Conselheiro, Antonio). Dal Brasile si Ć esteso ad altri paesi sudamericani (cf CNBB, Macumba; J. Vidal, DdlR-H; C. Vidal M., DSO-VD).

Madianiti.

TribŁ nomadi che si muovevano su entrambe le rive del golfo di Aqaba, citate numerose volte nell'AT. *MosĆ li incontrś nel deserto mentre fuggiva dall'Egitto e lô sposś Sefora, figlia di *Ietro, sacerdote di Madian (cf Es 2,15-21), di cui custodiva le greggi (Es 3,1) e dal quale piŁ tardi riceverł consiglio (cf Es 18,13-27). In altre occasioni, i rapporti del popolo di Dio con i madianiti furono cattivi (cf Gs 13,21; Gdc 7; Is 9,3).

Madre di Dio.

Titolo di *Maria, la madre di GesŁ, espressione della sua funzione centrale. Per questa missione, con tutto ciś che comporta, Ć esistita Maria. E madre di Dio non perchÄ abbia dato l'esistenza alla divinitł, ma perchÄ madre, secondo la natura umana, di Cristo, che Ć persona divina. Una donna non Ć madre di una natura, ma di una persona concreta. Orbene, Cristo, benchÄ possieda due nature (divina e umana), Ć solo un individuo, una sola persona, che Ć divina. Il non avere persona umana non toglie nulla a Cristo, giacchÄ la sussistenza propria, in cui consiste la personalitł, in lui Ć infinitamente superiore, essendo quella propria di Dio. Vedi *Maria.

Maestro di cappella.

Il *canonico incaricato del canto nel *capitolo cattedrale. Attualmente, Ć piŁ che altro un titolo onorifico all'interno del capitolo stesso.

Magadłn.

Cittł o regione presso il lago di *Genesaret ancora non identificata. E citata in Mt 15,39. Nel passo parallelo, Mc 8,10 riporta Dalmanuta. In alcuni manoscritti, troviamo *Magdala.

Młgdala.

In aramaico, " torre del pesce ". Villaggio sulla sponda occidentale del lago di Genesaret. Vi abitava Maria di Magdala, detta perciś Maddalena, la prima persona a cui apparve il Risorto (Gv 20,1-18).

Magi.

In origine era il nome di una tribŁ della Media o *Persia, che esercitava funzioni sacerdotali e poichÄ quei sacerdoti si dedicavano all'astrologia, scienza segreta, il nome si applicś successivamente sia a indovini e stregoni che a saggi. Mt 2,1-12 li presenta come saggi, venuti da fuori, non appartenenti al popolo ebraico. Non dice che fossero tre e nemmeno che fossero re. Dato che i racconti dell'infanzia appartengono a un genere particolare all'interno del *vangelo, non Ć facile distinguere ciś che in questa narrazione Ć storico nel senso attuale del termine. L'intenzione di Mt Ć quella di presentare la cattiva accoglienza del *messia da parte del suo popolo, e il fatto che veniva a salvare tutti gli uomini, di cui questi non israeliti erano figura.

Magia.

" Idee e pratiche che si fondano sulla credenza che certe persone, oggetti e *riti posseggano una forza misteriosa, in virtŁ della quale, e mediante certi mezzi, esercitano un influsso inevitabile e quasi sempre negativo " (A. Baum, VPB-H). E in relazione con i malefici e la *stregoneria, molto praticati nei popoli primitivi. In quegli ambienti, la magia si pratica come " un metodo per tentare di controllare l'ambiente e le relazioni sociali con mezzi in cui non si puś stimare il rapporto esistente tra il mezzo e il risultato. E anche un modo importante per combattere gli stregoni e i fattucchieri " (M. Gluckmann, DS-G). In Israele non fu rara ed era condannata come *idolatria. Nel NT Ć condannata energicamente (cf Gal 5,20; Ap 22,15). Nella religiositł popolare dei giorni nostri (molto buona in se stessa), si percepiscono a volte residui di magia, per esempio quando si tenta di dominare o di forzare Dio attraverso promesse (voti) o esercizi la cui efficacia si considera automatica, indipendentemente dal piano di Dio e delle disposizioni profonde della persona.

Magistero.

Insegnare Ć il primo compito dei discepoli di GesŁ, che ordinś agli apostoli: " Andate e insegnate... " (cf Mc 16,15; Mt 28,19). Di fatto, ogni cristiano deve annunciare la buona novella. Ma dato che l'insegnamento individuale Ć esposto a soggettivismi che deformano la veritł, sono i successori degli apostoli - il papa e i vescovi - a detenere radicalmente il magistero. A questo insegnamento autorevole si dł normalmente il nome di magistero. Il Magistero non Ć una fonte di rivelazione aggiunta alla *Scrittura o alla *Tradizione, ma Ć l'interpretazione del loro senso autentico.

Si distingue il Magistero ordinario, che viene esercitato nella vita normale e ordinaria della Chiesa, dal Magistero straordinario, che Ć esercitato in circostanze particolarmente rilevanti, come un concilio o una *definizione dogmatica.

Documenti del Magistero sono gli scritti nei quali sono contenuti gli insegnamenti dei papi e dei vescovi.

Magnificat.

Canto che la Vergine Maria, secondo il racconto di Luca, pronunciś in casa dei suoi parenti *Elisabetta e *Zaccaria in occasione della sua visita (Lc 1). Magnificat Ć la prima parola di questo canto in latino e significa Esalta (il Signore, la mia anima), Proclama (la grandezza del Signore, la mia anima). E un *salmo di lode e azione di grazie (tipo inno). Il testo che ci Ć giunto non Ć una trascrizione letterale, ma raccoglie i sentimenti di Maria in quel momento, tanto per ciś che si riferisce personalmente a lei, quanto nella prospettiva di ciś che Dio sta facendo in favore del suo popolo e di tutti gli uomini. Puś darsi che Luca abbia trovato qualcosa di scritto, proveniente dall'ambito del sacerdote Zaccaria, o potrebbe averlo composto alla luce dei fatti narrati, usando idee ed espressioni dell'AT. Il Magnificat, in effetti, ha analogie con il canto di *Anna, la madre di *Samuele (cf 1 Sam 2,110) e espressioni di altri passi veterotestamentari, specialmente di vari salmi, nei quali si raccoglie la spiritualitł piŁ pura di Israele, incarnata nei poveri di Jhwh (cf Sal 111; 103; 89; 107; 98).

Maieutica.

Metodo socratico consistente nel condurre il discepolo a scoprire da solo la veritł, aiutandolo come l'ostetrica aiuta a partorire (Maieutike tecne). In questo modo, l'uomo non riceve la veritł dall'autoritł di un altro, ma la scopre con la propria intelligenza.

Maiuscoli. 

Vedi *Codice.

Malachia.

In ebraico, " il mio messaggero ". Il libro di Malachia Ć l'ultimo dei dodici *profeti minori. Non si sa chi ne sia l'autore; il nome Malachia sarebbe preso dal libro stesso (3,1): " Ecco, io invio il mio messaggero ". Lo si colloca intorno al 500 a.C. o poco dopo.

Malachia, Profezia di san (1095-1148).

Il san Malachia al quale facciamo riferimento fu vescovo di Armagh (Irlanda). Gli si attribuisce una famosa profezia che, con una sentenza o aforisma, cita in ordine cronologico 111 papi, a partire da Celestino II (1143-1144). Ma la profezia non Ć autentica. Infatti, gli aforismi sono molto piŁ chiari o " esatti " per i papi anteriori al 1590, epoca in cui fu scritta, che per i successivi, che consentono accomodamenti o attribuzioni piŁ o meno facili (cf Dicc. Espasa).

Male. Ciś che si fa in opposizione a quel che Ć lecito (male morale) o quello che si contrappone al normale sviluppo della vita e della natura in generale (male fisico). La Bibbia, da Gn 3, presenta l'origine del male nell'azione colpevole dell'uomo. Lungo l'Antico e il Nuovo Testamento, compare frequentemente la realtł del male nelle sue diverse forme: dolore, guerre, crudeltł, morte, disgrazie materiali... esiste il problema del male, straziante in molti casi. Si deve tenere presente che il male fisico Ć una condizione naturale dell'essere creato, soggetto a limiti per la sua stessa natura. Il male morale proviene dalla malizia dell'uomo, non da Dio. In quanto alla sofferenza dell'innocente, vedi *Giobbe.

Malta.

Isola del Mediterraneo, a sud della Sicilia, citata negli Atti in occasione del naufragio di *Paolo, mentre veniva portato come prigioniero a *Roma per essere giudicato nel tribunale di *Cesare. Vi rimase, con i suoi compagni di viaggio, durante tre mesi, ospite in casa di Publio, al cui padre Paolo impose le mani guarendolo (cf At 28,1-10).

Maltusianesimo.

Dottrina dell'economista inglese Thomas Robert Malthus (1766-1834), esposta nel suo Saggio sul Principio della Popolazione (1798), secondo la quale la situazione economica impone la restrizione della popolazione. La mancanza di mezzi porta a sposarsi piŁ tardi; la continenza Ć, secondo lui, il mezzo per adeguare le nascite alle possibilitł di mantenimento. Oggi il termine si usa per qualificare quelle teorie che auspicano la limitazione delle nascite temendo un eccesso di popolazione. Il giudizio morale dipenderł dai motivi, giustificati o no, e dalla natura dei mezzi proposti per raggiungere l'obiettivo. La corretta regolazione delle nascite si chiama paternitł responsabile. Maltusianesimo si usa con connotazione peggiorativa.

Mamre.

Antico santuario nel sud della *Giudea, presso *Ebron, ad ovest di *Macpela. E citato nella storia di *Abramo e *Isacco (cf Gn 13,18; 18,1; 35,27).

Mammona.

Termine usato nel Vangelo (Mt 6,24 = Lc 16,13; Lc 16,9.11) per esprimere il denaro, averi, ricchezza, lusso; GesŁ vi fa riferimento come a un potere che impedisce di servire Dio.

Mana.

Termine di origine polinesiana, che significa una forza, un potere non fisico, un'energia. Puś essere usato per il bene o per il male. Ha degli equivalenti in diversi popoli nella zona del Pacifico e dell'America del nord. Il mana non lo possiedono le cose, ma spiriti soprannaturali o persone, anche se possono operare per mezzo di oggetti. Nei popoli che " lo sentono ", il mana esercita un forte fascino come esperienza di poteri collegati al divino. Chi li possiede Ć capace di realizzare prodezze in diversi ambiti, come la guerra, la caccia, l'amore (cf R. Schreiter, DdlR).

Manasse.

Figlio di *Giuseppe, il figlio preferito di *Giacobbe. Questi adottś Manasse come figlio suo e cosô anche suo fratello *Efraim. Entrambi figurano come capostipiti di due delle dodici tribŁ di Israele.

Mandei.

Il termine deriva da manda = gnosi, conoscenza. Setta gnostica (vedi *Gnosticismo) *sincretista, con elementi cristiani, persiani, islamici e perfino ebraici, nonostante l'opposizione frontale che esiste tra mandei ed ebrei. Il mandeismo professa un *dualismo ontologico tra due mondi: il mondo superiore, della luce, della gloria, della vita, e il mondo inferiore o delle tenebre. La creazione Ć opera di un *demiurgo; ma l'uomo, con l'aiuto di inviati celesti, si libera dal male del mondo accettando la veritł e praticando i comandamenti e certi riti, come un battesimo, pasti sacri, ecc. Nato nel sec. II, esiste ancora qualche migliaio di mandei sabei o battezzatori o cristiani di san Giovanni nella regione meridionale dell'Iran e dell'Iraq.

Mandorla mistica.

Aureola luminosa a forma di ellisse o di doppia mandorla usata per esprimere nei dipinti religiosi il carattere sacro dei personaggi o la presenza di Dio in loro. I bizantini la usano quasi esclusivamente per Cristo. In Occidente si usa anche per la Madonna e i santi. Si differenzia dal *nimbo, che circonda la testa di luce, mentre la mandorla mistica avvolge nel chiarore tutta la persona.

Mani.

Per i romani, designazione generica dei morti. Secondo la credenza, vivevano in un mondo sotterraneo e, se si tributava loro il culto dovuto, erano benefici; in caso contrario, tornavano sulla terra e tormentavano chi non aveva loro tributato il culto o le dovute onoranze funebri.

Vedi *Manicheismo.

Manicheismo.

Dottrina filosofico-teologica basata sul *dualismo; tutto ciś che esiste procede da due principi originari, tra sÄ contrapposti: il principio del bene e il principio del male. Il nome viene da Mani o Manes, che si presentś come l'ultimo grande profeta che portava alla perfezione le religioni precedenti. Fu condannato a morte in *Persia nel 276, accusato dai sacerdoti della religione di Stato. Prima della sua conversione, sant'*Agostino fu per un certo periodo manicheo (cf J. Schuster DF-H).

Manipolazione.

Nel senso che qui ci interessa, relativo all'educazione e al rapporto umano in generale, Ć l'intervenire con abilitł ma in maniera scorretta, in modo tale da usare le *persone a beneficio proprio o di altri.

ManjŚn, AndrÄs (1846-1923).

Educatore, pedagogo e catechista spagnolo di spirito rinnovatore, diede nuovi orientamenti alla *catechesi. E il fondatore delle Scuole dell'Ave Maria. L'idea fondamentale di ManjŚn Ć quella di unificare tutta l'educazione intorno a una " materia centrale, che tra cristiani deve essere la dottrina cristiana ". Critiche gli sono state mosse per il modo estrinseco in cui concepisce il rapporto tra le materie e per non essersi preoccupato del rinnovamento dei contenuti quanto lo fece dei metodi. Nell'insieme occupa un posto rilevante nella storia dell'educazione e della catechesi (cf J. M. Prellezo DC-CCS).

Manna.

Alimento meraviglioso che ebbero gli israeliti durante la peregrinazione nel deserto. Il nome sembra provenire dall'espressione del popolo " Man-hu " = cos'Ć questo? Unendo diversi dati che ci sono giunti, sembra che fosse granulosa, come un seme del coriandolo (cf Nm 11,7). Si triturava e si mangiava; il suo sapore era simile a quello del miele. I diversi riferimenti alla manna la presentano come protezione provvidenziale di Dio e lo fu davvero, data la sua opportunitł, l'abbondanza e altre circostanze, ma non si deve prendere come un miracolo che gli permetteva di vivere solo di manna. Gli israeliti portavano con sÄ greggi, potevano raccogliere alcuni frutti e coltivare la terra; rimasero, infatti, durante una generazione (questo esprimono i quarant'anni) in uno spazio che si sarebbe potuto attraversare in qualche settimana. Ancora oggi, i beduini del deserto del *Sinai mangiano un'escrescenza del tamarisco, prodotta nell'albero dalla puntura di un insetto. La chiamano mann e ha un sapore dolce. Nel NT si cita la manna in Eb 9,4 (era conservata nell'*Arca dell'Alleanza), nel discorso di GesŁ che annuncia l'eucaristia (Gv 6,49), di cui la manna era prefigurazione, e in Ap 2,17, dove appare chiaramente il suo significato *escatologico: " al vincitore darś la manna nascosta ".

Manning, Henry Edward (1808-1892).

*Anglicano, fece parte del movimento di *Oxford e si convertô al cattolicesimo nel 1851. Fu arcivescovo di *Westminster e cardinale. Si mise in luce come teologo e scrittore.

Manoscritti biblici.

Sono le copie realizzate prima dell'invenzione della stampa (metł del sec. XV). Dato che non ci sono giunti gli originali, questi manoscritti hanno una grande importanza per risalire il piŁ possibile ad essi.

Cosô come sarebbe avvenuto dopo con la stampa, la Bibbia fu il libro piŁ copiato a mano. Esistono migliaia di manoscritti biblici su diversi materiali e di diverse forme: *papiri (generalmente, frammenti di pagine per la sua poca consistenza), *pergamene (la sua grande consistenza ha permesso la conservazione di *codici completi molto antichi). Si chiamano maiuscoli quelli in cui tutte le lettere sono maiuscole e minuscoli quelli scritti in lettere minuscole.

Dell'Antico Testamento, fino alla metł del sec. XX, non se ne aveva nessuno anteriore al sec. IX, salvo un piccolo frammento. Con le scoperte di *Qumran se ne trovarono alcuni dei tempi di GesŁ, uno di Isaia quasi completo del sec II a.C., che serve per testimoniare che le copie posteriori di mille anni dopo sono fedeli. Del Nuovo Testamento, il piŁ antico Ć un papiro (catalogato come P 52 o *Rylands 457), che contiene parte di due pagine del Vangelo di Giovanni (Gv 18,31-33 e 18,37-38); Ć datato verso il 125, cioĆ appena 25 anni dopo la morte di san Giovanni.

Vedi i principali in *Codici e in *Papiri.

Mansi, Giovanni Domenico (1692-1769).

Canonista italiano, arcivescovo di Lucca. Deve la sua fama alla grande opera da lui scritta e pubblicata un secolo dopo la sua morte: Sacrorum Conciliorum nova et amplissima Collectio, in trenta volumi. E citata semplicemente con la parola Mansi.

Mantra.

" Suono simbolico che provoca una vibrazione interna che aiuta la mente a concentrarsi e favorisce l'autorealizzazione " (MR, VD-P). Consiste in una frase che si ripete incessantemente per lungo tempo. La reiterazione fa sô che la mente smetta via via di pensare ai concetti espressi nelle parole; in questo modo, il vuoto " razionale " conduce al riposo in un'interioritł piŁ profonda del pensiero.

Manzôa.

" Divinazione ", dalla sua etimologia greca. Secondo il termine con il quale si unisce, abbiamo ad es. chiromanzia (divinazione tramite le linee della mano), ornitomanzia (tramite il volo degli uccelli), astromanzia (tramite gli astri), dattilomanzia (tramite un oggetto appeso, come un pendolo), negromanzia (tramite evocazione di spiriti). Si tratta di pratiche superstiziose, gił condannate dalla Bibbia.

Maometto (570-632).

Fondatore dell'*Islam o religione islamica. Nacque a La *Mecca (Arabia). Rimasto orfano da piccolo, visse poveramente con uno zio. A 25 anni si sposś con la vedova Cadigia della quale amministrava i beni e che aveva quindici anni piŁ di lui. Con carovane di cammelli viaggia a lungo e conosce comunitł ebraiche e cristiane, dalle quali prende gran parte degli elementi della sua nuova religione, che comincia con la crisi religiosa che attraversa a quarant'anni (nel 610), quando si sente illuminato da quelle che ritiene essere visioni dell'arcangelo Gabriele e spinto a predicare la sottomissione (= *Islam) a Dio. Lo seguono sua moglie, suo cugino Alô e altri. Nel 622, di fronte a una forte opposizione, fugge con i suoi seguaci da La Mecca e si ritira (= *Egira) a Medina, che diventerł la cittł del profeta. Nel 630, entra trionfalmente a La Mecca, dove assume il potere politico e religioso. Alla sua morte, quasi tutta l'Arabia Ć sottomessa alla sua religione. I discepoli raccolsero i suoi insegnamenti in quello che diventerł il libro sacro dei *musulmani, il *Corano. Dopo la sua morte, i suoi seguaci continueranno la conquista di numerosi popoli nella guerra santa. I musulmani sono il principale gruppo religioso dopo il cristianesimo. Vedi *Islam, *Corano.

Mar delle canne /Mar dei giunchi c 4.

Una parte del *Mar Rosso, forse il braccio di nord-est o golfo di Aqaba. In Es 13,18s, si mette in risalto l'importanza che ebbe il passaggio attraverso questo " mare " nell'uscita dall'Egitto (cf Nm 21,4).

Mar Morto.

E situato nel sud della *Palestina, nella depressione dove scorre il *Giordano. E chiamato anche Mare del sale, Mare orientale, Mare del deserto. E lungo circa 85 Km da nord a sud e misura 15,7 Km da est a ovest nella parte piŁ larga. La sua superficie Ć circa 400 metri sotto il livello del Mediterraneo (Ć la piŁ grande depressione che esista sulla terra); questo livello varia leggermente secondo l'evaporazione e la quantitł d'acqua ricevuta; negli ultimi anni tende a scendere, perchÄ viene sfruttata maggiormente l'acqua dei fiumi prima che vi giungano. La sua profonditł raggiunge i 400 metri. Pur ricevendo l'acqua del Giordano e di altri fiumi, ed essendo come un lago, il suo livello non sale perchÄ l'evaporazione Ć molto forte dato il calore della zona. Per questa stessa ragione le sue acque sono molto salate e " amare " e la sua densitł Ć maggiore. In Gn 19,23-29, si fa riferimento alle cittł di *Sodoma e *Gomorra, situate in questo luogo.

Mar Rosso.

La penetrazione dell'Oceano Indiano tra l'Africa e la penisola arabica, che si prolunga nei golfi di Aqaba e di Suez. E famoso nella Bibbia per il passaggio degli israeliti nella fuga dall'Egitto, benchÄ ci siano diverse opinioni riguardo al luogo preciso dove sarebbe avvenuto. Seguendo san *Paolo (1 Cor 10,1-13), i *padri della Chiesa e la *liturgia, soprattutto nella *Veglia pasquale, danno grande importanza simbolica al passaggio del Mar Rosso, espressione della liberazione che acquistiamo entrando a far parte del corpo di Cristo nella sua *Chiesa.

Maranathł.

Formula aramaica che si puś scrivere e leggere in due modi: maran athł = " il Signore viene ", oppure maranł-tł = " Signore, vieni ". Compare in 1 Cor 16,22 e in Ap 22,20. La troviamo anche nella *DidachĆ e in testi liturgici posteriori. Soprattutto a partire dal contesto dell'Apocalisse e della DidachĆ, che lo colloca nella celebrazione dell'Eucaristia (" Venga la grazia e passi questo mondo... Maranathł. Amen "), il senso piŁ definito Ć quello escatologico. La celebrazione eucaristica ci colloca tra il *memoriale - presenza del Signore che Ć venuto - e il compimento finale - il momento in cui tornerł; esperienza della sua presenza sacramentale e ansia del suo ritorno. La liturgia romana attuale intensifica il desiderio della venuta soprattutto nell'Eucaristia quotidiana (acclamazioni dopo la Consacrazione) e nel tempo d'Avvento (vedi *Anno liturgico), che prepara non solo la venuta del Natale ma anche, con non meno intensitł, la venuta finale.

Marco.

Figlio di Maria, nella cui casa si riuniva la primitiva comunitł di Gerusalemme (cf At 12,12) e cugino di *Barnaba (cf Col 4,10), accompagnś *Paolo e Barnaba nel loro primo viaggio apostolico, ma tornś indietro da Perge (cf At 13,13). Successivamente accompagna Barnaba verso *Cipro e poi si trova a *Roma con Paolo e *Pietro. Di lui, sant'*Ireneo dice che fu " discepolo e interprete ", che ci trasmette " ciś che era stato predicato da Pietro ". Paolo lo cita in diverse lettere come collaboratore (Col 4,10; Fm 24; 2 Tm 4,11).

Vedi *Vangelo secondo Marco.

Mardocheo / Mordecai.

Figura rilevante del libro di Ester. Abitante a Susa, capitale della Persia, scopre la congiura di Aman, visir plenipotenziario, contro gli ebrei, e persuade la regina di Persia, Ester, ad implorare il re Assuero (Serse) perchÄ li salvi. Capovoltasi la situazione, Mardocheo diventa primo ministro. A questo racconto Ć collegata la festa dei *Purim. Il libro di Ester Ć molto stimato dagli ebrei e ha un carattere di incoraggiamento per gli esiliati, piŁ che di storia propriamente detta.

Marduch.

" Figlio del Sole ". Una delle principali divinitł del pantheon assiro-babilonese. Ritenuto vincitore del caos e creatore del mondo, a lui canta l'inno Enuma Elis (" Quando in alto... "). La sua notevole importanza (sec. XII a.C.) fu poi eclissata da quella di suo figlio, il dio NabŁ. In Dn 14,1-22, Daniele ridicolizza questo dio, chiamato anche *Bel (cf Ger 50,2).

Maria.

In aramaico, Myriam, di significato non chiaro.

Maria Madre di GesŁ. Il riferimento piŁ antico a Maria nel NT, sia pure senza nominarla direttamente, Ć quello di Gal 4,4, che ce la mostra inserita al centro della *storia della salvezza: " Dio inviś suo figlio, nato da donna ". Nei Vangeli non compare fino al momento dell'*annunciazione. Lc 1-2 ci mostra come accompagna GesŁ in tutti i momenti della sua infanzia. Durante la vita pubblica, i riferimenti a lei sono piuttosto scarsi. *Giovanni la presenta all'inizio e alla fine: nelle nozze di *Cana (2,1-11) e ai piedi della croce (19,25-27). I *sinottici (Mc 3,31-35 e par) narrano come una volta andś con altri parenti a cercare GesŁ e Lc 11,27-28 riporta la lode entusiasta che una donna del popolo tributa alla madre del Maestro. Questi due passi nei quali GesŁ mette i valori del regno al di sopra dei legami familiari, la Chiesa li propone ad onore di Maria, la prima ad ascoltare la parola di Dio. Dopo l'*ascensione del Signore, Maria Ć presente nella comunitł dei discepoli (cf At 1,12-14). La sua venerazione nella Chiesa Ć andata aumentando nella misura in cui si penetrava piŁ a fondo il mistero di Cristo.

Vedi *madre di Dio.

Maria, sorella di MosĆ e Aronne (cf Nm 26,52).

Maria di Betania, sorella di *Marta e di *Lazzaro (cf Lc 10,39-42; Gv 11,1-45). Alcuni la identificano con *Maria Maddalena.

Maria Maddalena o di *Magdala (cf Mc 14,3-9; Mt 26,6-13; Gv 12,1-8).

Maria, madre di Giacomo e di Giuseppe (cf Mt 27,56; 27,61 e par; Lc 23,55). Forse Ć la stessa persona di Maria di Cleofa (cf Gv 19,25).

Marialis cultus.

" Il culto mariano ". *Esortazione apostolica pubblicata dal papa Paolo VI il 2 febbraio 1974. Il suo fine Ć quello di portare al retto ordinamento e sviluppo il culto della vergine *Maria. Il contenuto Ć strutturato in: Introduzione. Parte prima: Il culto alla Madonna nella liturgia. Parte seconda: Per un rinnovamento della pietł mariana. Parte terza: Indicazione sull'Angelus e il Rosario. Conclusione: Valore teologico e pastorale del culto alla Madonna.

Mariana di GesŁ, santa (1618-1645).

Chiamata anche Azucena de Quito (Giglio di Quito), perchÄ nacque, visse e morô in quella cittł. Suo padre fu un capitano spagnolo; sua madre era figlia di spagnoli. Orfana all'etł di sei anni, fu allevata dalla sorella maggiore. Fin da bambina, scelse di fare una vita consacrata a Dio, ma nel mondo, diretta da *gesuiti. Dedicava lunghe ore alla preghiera, viveva in grande austeritł e dedicava gran parte del suo tempo a visitare i malati, ad aiutare i bisognosi ed a insegnare la religione ai bambini, specialmente agli indios.

Marianisti. 

Vedi *Chaminade.

Mariologia.

Parte della *teologia che studia la funzione della Vergine Maria nella *storia della salvezza.

Maristi.  

Vedi *Champagnat.

Maroniti.

Cristiani orientali del *Libano che, tra i gruppi di diversi riti appartenenti alla Chiesa *Ortodossa, sono rimasti nella Chiesa Cattolica Romana. Sono poco piŁ di 600.000. Il nome viene da San Marone, asceta vissuto all'inizio del se, V.

Marta.

In ebraico, " signora ". Sorella di *Lazzaro e di Maria di Betania (cf Gv 11,1-44; Lc 10,38-42).

Martino di Porres, santo (1579-1639).

Figlio di un nobile spagnolo che, per quanto buon cristiano, si lasciś dominare dall'amore per una graziosa mulatta di nome Anna, che viveva nella periferia di Lima, con la quale ebbe anche una figlia. Martino si fece frate domenicano. In tutta la sua vita rifulse un grandissimo amore per i poveri. Nello stesso convento di Lima curava e perfino accoglieva i malati. Con le generose donazioni ricevute, comprś delle case e vi stabilô il primo asilo e la prima scuola per orfani che siano esistiti a Lima. E proverbiale anche il suo amore per gli animali.

Martino di Tours, san (ca. 316-397).

Uno dei santi piŁ popolari in Francia e, in generale, nell'Europa Occidentale. Nato in Pannonia (attuale Ungheria), fu animatore dello spirito monastico e dell'apostolato popolare, e vescovo di Tour. Molte parrocchie e paesi ne hanno fatto il loro patrono.

Martire.

In greco, " testimone ". Nella Chiesa si usa per designare quelli che hanno confessato Cristo fino a morire per lui, per la sua causa. In Ap 1,5 e 3,15, si definisce GesŁ " il testimone fedele ". Vi sono stati martiri fin dai primi giorni della Chiesa (cf At 6,8-7,60: *Stefano; 12,1-2: *Giacomo). Nei primi tre secoli, la persecuzione dei cristiani fu intensa nell'Impero romano e vi furono migliaia di martiri, fino alla conversione di *Costantino (313). Molti sono i cristiani che hanno conosciuto il martirio lungo tutta la storia della Chiesa.

Martirio.

Tortura o supplizio inflitti a chi non vuole rinnegare la sua fede.

Martirologio.

*Libro liturgico che contiene i nomi dei santi (anche di santi non martiri), con alcuni dati sulla loro origine, giorno e luogo del martirio o morte, ecc. Serve per ricordare in qualche modo molti santi che non hanno una celebrazione speciale nella *messa o nella *Liturgia delle ore.

Marxismo.

Concezione filosofica, antropologica e sociale ideata da Karl Marx (1818-1883) e completata da altri filosofi, principalmente dal suo amico Engels (1820-1895). Il marxismo professa il *materialismo *ateo. Combatte la religione come *alienazione dell'uomo. Nel campo sociale, predica la lotta di classe tra il proletariato sfruttato e i capitalisti sfruttatori. La lotta, dice, Ć inevitabile e deve condurre all'instaurazione della dittatura del proletariato in una societł comunista, nella quale tutti i mezzi di produzione sono proprietł dello Stato (socialismo), e non ci saranno sfruttatori nÄ sfruttati. Nella pratica, il marxismo ha generato un'ampia gamma di *socialismi nei quali l'intervento dello Stato si combina con la democrazia (socialdemocrazia) o assume un carattere piŁ rigido e totalitario. Rispetto al *liberalismo, il socialismo accentua l'intervento dello Stato e la migliore distribuzione dei frutti del lavoro, ma al tempo stesso restringe o nega le libertł.

Mashal.

Termine ebraico che significa *parabola, in un senso piŁ ampio di quello che noi gli attribuiamo; include anche proverbio, favola, aforisma, paragone...

Masochismo.

Anomalia consistente nel provare piacere sessuale ad essere maltrattato o umiliato. Il nome viene dal romanziere austriaco von Sacher-Masoch, del sec. XIX. E l'opposto di *sadismo.

Masochista.

Chi Ć affetto dalla perversione del *masochismo.

Masora / Massora.

In ebraico, " tradizione ". Vedi *Masoreti.

Masoreti.

Scribi ebrei che, dalla metł del sec. VIII fino quasi al 1000, realizzarono un serio lavoro critico sull'*Antico Testamento, annotando scrupolosamente il testo con le sue varianti, accenti, collocazione di punti per esprimere le vocali (l'ebraico scritto originale non ha vocali). Secondo gli specialisti, in termini generali, fecero un ottimo lavoro.

Mass Media.

Vedi *Mezzi di comunicazione di massa.

Massa.

In ebraico, " tentazione ". Luogo del deserto di Sin, nella penisola del *Sinai, citato in Es 17,7; Dt 6,16; 9,22; 33,8 e nel *Salmo 95,8.

Massoneria / Framassoneria.

Societł segreta le cui origini sono oscure. Il nome di framassoneria, con la componente maŹon = muratore, in francese, fa riferimento alle corporazioni dell'edilizia del Medio Evo. Soprattutto nei paesi latini, ha avuto un carattere anticattolico. Il codice di *diritto canonico del 1917 puniva con la scomunica chi si iscriveva alla " setta massonica " (can. 3235; can. 2336,2) e lo privava della sepoltura ecclesiastica (can. 1240). Attualmente, dato che a seconda dei paesi o delle differenti logge (luoghi di riunione dei massoni) il loro atteggiamento varia molto, il giudizio dipende dalla posizione ideologica e operativa di ogni gruppo.

Masturbazione.

Atto del procurarsi volontariamente il piacere erotico al di fuori dei rapporti sessuali naturali. E moralmente riprovevole, anche se bisogna avere un'adeguata comprensione della persona che si masturba. Si pratica soprattutto durante l'adolescenza, cioĆ prima della maturazione psicologica sessuale, ma non Ć rara anche tra gli adulti; si suole dire, in questo caso, che hanno un atteggiamento adolescenziale.

Mater et Magistra. " Madre e maestra ".

Vedi *Dottrina sociale della Chiesa.

Materialismo.

Dottrina filosofica secondo la quale tutto l'esistente si riduce " alla materia o a forze interamente sottomesse alle condizioni della materia stessa " (W. Brugger, DF-H). Si distinguono il materialismo volgare, che Ć un modo di vivere, e quello filosofico, che Ć un sistema di pensiero; in questo, si inquadrano il materialismo dialettico e quello storico del *marxismo. Il primo sostiene il cambiamento brusco di ciś che Ć quantitativo in qualitativo; quello storico afferma che la storia del pensiero Ć determinata dalle vicissitudini economiche (cf Rahner-Vorglimler, DT-H).

Matriarcato.

Sistema sociale nel quale la donna ha il primato. La madre Ć il riferimento principale per determinare la residenza della famiglia, per indicare la parentela, l'ereditł, ecc.

Matrimonio.

Alleanza tra un uomo e una donna per mezzo della quale si donano reciprocamente l'uno all'altro e si appartengono " in una piena comunitł di vita, che si esprime anche nel dono corporeo e sessuale; questa comunitł di vita Ć piŁ originale, intima e profonda di qualsiasi altra forma di comunitł umana " (W. Kerber, DF-H). La finalitł del matrimonio Ć il completamento delle tendenze dei due sessi negli aspetti fondamentali della persona, che includono l'amore e l'istinto sessuale con la procreazione.

Si Ć spesso definito il matrimonio in termini di contratto. E piŁ esatto farlo in termini di alleanza; il contratto non impegna le persone pienamente e puś essere rescisso quando non interessa piŁ; l'alleanza Ć in termini di amicizia e la sua rottura implica infedeltł. Nell'AT, specialmente nei *profeti, il matrimonio Ć presentato come immagine dell'alleanza e dell'amore di Dio con il suo popolo. I figli sono un bene molto stimato.

Nel NT, lo si valorizza come stato normale dell'uomo e come immagine dell'amore di Cristo e della sua Chiesa (cf Ef 5,22), ma GesŁ rimase celibe e svelś ai suoi il valore del *celibato per il *regno dei cieli, per quelli a cui Dio concede tale dono (cf Mt 19,12; Lc 18,29).

La Chiesa onora il matrimonio come sacramento, cioĆ come segno stabilito da Cristo che esprime e contiene la grazia di Dio.

Matteo.

In ebraico, " dono di Dio ". Uno dei dodici *apostoli, era un *pubblicano, cioĆ riscuoteva le imposte. Nel suo stesso Vangelo, il racconto della sua vocazione da parte di GesŁ gli dł il nome di Matteo (Mt 9,9), mentre Mc 2,14-15 e Lc 5,27-29 lo chiamano *Levi. Vedi *Vangelo secondo Matteo.

Mattia.

Discepolo di GesŁ. Fin dall'inizio della sua predicazione, fu eletto per completare il numero dei dodici apostoli in sostituzione di Giuda Iscariota (cf At 1,23-26).

Maturazione della fede.

Processo di crescita armonica del cristiano nei diversi aspetti della personalitł: conoscenza, affetto e volontł. Questo si traduce nel possesso di un'adeguata sintesi di conoscenze e nella formazione di atteggiamenti nei quali si incarnino i valori evangelici.

Maya.

Popoli della zona centrale dell'America che svilupparono un alto grado di civiltł. Nell'aspetto religioso, adoravano numerose divinitł e geni e effettuavano sacrifici, anche umani.

Mazzarello, Maria Domenica, santa (1837-1881).

Donna allegra, lavoratrice instancabile, dedita alla preghiera e impegnata fin da giovane nelle opere di caritł, specialmente nella *catechesi dei bambini, ebbe piena sintonia con il fondatore dei *salesiani e fu con lui co-fondatrice dell'istituto delle Figlie di Maria Ausiliatrice (1872), dedite all'educazione delle bambine e dei giovani. L'istituto, diffuso in tutto il mondo, conta circa 17.000 religiose in un migliaio di case.

Mecca.

La. Cittł dell'Arabia Saudita, situata a poco meno di 100 Km dal Mar Rosso, in pieno deserto arabico e, per tanto, privo di coltivazioni. E un nodo di comunicazioni e di intensa attivitł finanziaria, ma soprattutto Ć la cittł santa dell'*Islam dove vanno in pellegrinaggio i *musulmani. Vedi *Kaaba.

Medellĺn.

Cittł della Colombia, capitale del dipartimento di Antioquĺa, con circa 700.000 abitanti. Vi si celebrś la II Conferenza Generale dell'Episcopato Latino-americano, tra il 26 agosto e il 6 settembre del 1968, che fu come l'incarnazione dello spirito del concilio Vaticano II nella situazione latino-americana. Si elaborarono 16 documenti: 1. Giustizia. 2. La pace. 3. Famiglia e demografia. 4. Educazione. 5. GioventŁ. 6. Pastorale popolare. 7. Pastorale di Älite. 8. Catechesi. 9. Liturgie. 10. Movimenti laicali. 11. Sacerdoti. 12. Religiosi. 13. Formazione del clero. 14. La povertł della Chiesa. 15. Pastorale d'insieme. 16. Mezzi di comunicazione di massa.

La dottrina e le disposizioni sono dominate dalle idee della promozione umana, della preoccupazione per l'evangelizzazione e della crescita della fede con l'aiuto di una *pastorale rinnovata, della revisione evangelica della Chiesa e delle sue strutture, dell'attenzione ad ogni stato di vita e specialmente degli agenti dell'evangelizzazione.

Medi.

Popolo situato a sud del Mar Caspio, nella zona settentrionale dell'Iran. Sottomessi in principio agli *assiri, i medi costruirono poi il proprio impero, con capitale Ecbatana. Uniti a *Babilonia, conquistarono *Ninive (612 a.C.). Tuttavia, l'impero dei medi durś poco, perchÄ *Ciro il Grande, fondatore dell'impero persiano, lo incorporś al suo verso l'anno 552 a.C.

Mediator Dei.

*Enciclica di Pio XII sulla *liturgia, pubblicata il 20 novembre 1947. E stata definita la " magna charta " del movimento liturgico. E il primo documento pontificio che struttura una dottrina globale della liturgia. E presentata come esercizio del culto che il Cristo totale, capo e membra, ovvero Cristo con la Chiesa, tributa al Padre. Corregge l'idea che si tratti semplicemente del culto esterno della Chiesa e delle leggi che lo regolano. Valorizza al tempo stesso gli esercizi extra-liturgici. In alcuni punti, come quello del *sacerdozio dei fedeli o nella presentazione dell'*anno liturgico, non raggiunge una chiarezza sufficiente e bisognerł aspettare il Concilio *Vaticano II per una migliore comprensione. Ad ogni modo, l'enciclica costituô la piŁ alta conferma del movimento liturgico e contribuô a preparare lo sviluppo che sarebbe venuto con il concilio.

Mediatore.

La persona che serve per stabilire relazioni positive tra gli uomini o tra Dio e gli uomini. Quest'ultima Ć quella che ci interessa. Nella storia delle *religioni si incontrano sempre uomini intermediari o mediatori presso la divinitł; la legge stessa e il *culto sono visti come mediazione. San *Paolo sottolinea che queste mediazioni non hanno ottenuto quello che cercavano. Invece, il NT presenta Cristo come " l'unico mediatore tra Dio e gli uomini " (1 Tm 2,5; cf Eb 8,6; 9,11-14). Attraverso di lui si realizza la comunicazione salvatrice tra gli uomini e Dio (cf X. LÄon-Dufour, DNT-C). Qualsiasi altra mediazione - inclusa quella della Madonna e degli altri santi - Ć relativa, partecipata e subordinata a questa di Cristo, unico mediatore in senso pieno (cf Vaticano II, LG 62). Su questo punto, il senso ecumenico ha stimolato l'interesse a chiarire bene la dottrina.

Medina.

Cittł dell'Arabia Saudita situata 169 Km a nord della *Mecca. Si chiamava Yathrib finchÄ i *musulmani le diedero il nome attuale, che significa " Cittł " (del profeta), in ricordo di *Maometto.

Meditazione.

In senso religioso, riflessione realizzata in ambiente di preghiera, su contenuti dottrinali della fede e sulla sua incidenza nella propria vita. Il suo carattere discorsivo la differenzia dalla *contemplazione.

Meghiddo.

Cittł situata nella parte settentrionale del monte Carmelo. Vi si svolsero innumerevoli battaglie; tra le altre, quella in cui Necao, faraone d'Egitto, sconfisse *Giosia, re di Giuda, che morô in combattimento (609 a.C.). Nella zona sono state fatte rilevanti scoperte archeologiche. Vedi *Armaghedśn.

Megillot.

In ebraico, " rotoli ". Cosô gli ebrei chiamavano cinque piccoli libri dell'AT, ognuno dei quali si leggeva in una delle principali feste: *Cantico dei cantici (Pasqua), *Rut (Pentecoste), *Lamentazioni (anniversario della distruzione del *tempio), *Ecclesiaste (festa dei Tabernacoli) e *Ester (Purim).

Melantone, Filippo (1497-1560).

Uno dei *riformatori piŁ vicini a *Lutero. Fu un teologo che, offre ad altri lavori, redasse la confessione di Augusta (1530), la quale divenne l'espressione della fede protestante in quel momento. Cercś l'accordo dottrinale con Roma per mantenere l'unitł della Chiesa.

Melchisedek.

Nome cananeo, che significa " re di giustizia ". Re e sacerdote di *Salem (= *Gerusalemme), che compare in Gn 14,17-20, dove offre un sacrificio per la vittoria ottenuta da *Abramo e pronuncia una bella *beraka. Nel *Salmo 109(110),4 il sacerdozio di Melchisedek appare come figura di quello di Cristo. Vi si fa riferimento anche in Eb 5,6.10.20; 7,1-17.

Melchiti.

Il termine significa " imperiali o reali ". Cristiani dei *patriarcati di *Antiochia, *Gerusalemme e *Alessandria, fedeli alla dottrina del concilio di *Calcedonia (451), professata dall'imperatore bizantino (da cui il nome). In occasione dello *scisma provocato da *Michele Cerulario si separarono dalla Chiesa d'Occidente, ma in seguito si unirono a Roma. Celebrano la *liturgia con un rito proprio nel quale impiegano il greco e l'arabo.

Memoria.

Celebrazione liturgica di grado inferiore a quello di *solennitł, *festa, *domenica.

Memoriale.

La celebrazione liturgica della Chiesa Ć molto piŁ che un ricordo o una memoria. E la riattualizzazione del mistero celebrato, possibile perchÄ, avendo Cristo consumato il *mistero pasquale, vive al di lł delle leggi del tempo e dello spazio proprie di questo mondo. Si applica in modo particolare alla celebrazione eucaristica.

Mendicanti.

Vedi *Vita religiosa.

Menfi 

Famosa cittł dell'Egitto, situata sulla riva sinistra del *Nilo, vicino all'attuale *Cairo. Fu capitale dell'antico impero dei *faraoni. Vi risiedeva una colonia di ebrei, soprattutto dopo la distruzione di *Gerusalemme (587 a.C.). I profeti *Osea, *Isaia, *Geremia e *Daniele la nominano.

Menzogna.

Manifestazione contraria a ciś che si pensa, con l'intenzione di ingannare. Oltre al danno che la conoscenza falsata puś causare all'altro, la menzogna incarna la malizia di distruggere o deteriorare la base delle relazioni tra gli uomini, che Ć la veritł e la fiducia reciproca.

Mercede, Ordine della.

L'*Ordine della Beata Maria Vergine della Mercede per la redenzione degli schiavi, fu fondato da san *Pietro Nolasco, aiutato da san Raimondo di Peľafort e dal re Giacomo I di Aragona. La sua finalitł era la liberazione di coloro che erano stati fatti prigionieri dagli arabi. Con il mutamento delle condizioni storiche si trasformarono in ordine *mendicante, che lavorś nell'evangelizzazione dell'America. Assunsero poi anche impegni educativi e, attualmente, si preoccupano di seguire i prigionieri e le vittime della tossicodipendenza.

Mercoledô delle ceneri.

Primo giorno della Quaresima (vedi *Anno liturgico). Si chiama cosô perchÄ durante la *liturgia di questo giorno si celebra il rito di mettere un poco di cenere sulla testa o sulla fronte, per ricordare all'uomo la sua caducitł ed invitarlo alla *conversione.

Merito.

" E il giudizio di Dio sulle opere degli uomini " (DBM-Cl), o meglio sull'atteggiamento dell'uomo, che si esprime nell'operare. Sono esistite concezioni errate e assai funeste riguardo al merito, come l'idea magica che, con le opere buone, " si potesse creare una specie di obbligo di reciprocitł di Dio. Se cosô fosse, ogni uomo sarebbe il proprio salvatore, capace, pertanto, di dare da solo un valore permanente alla propria vita (...). Questo pensiero ha perso di vista Dio e si dirige verso un idolo o verso false divinitł " (G. Hierzembergen, VPB-H). Un'altra idea falsa Ć quella relativa al concetto di somma cumulativa: ogni opera buona dł una " quantitł " di merito che si somma alla precedente; la vita eterna sarebbe - secondo questa idea - il risultato di queste quantitł. Ma il merito Ć la visione che Dio ha dell'atteggiamento profondo dell'uomo nella concretezza del suo amore (riversato da Dio stesso in noi: cf Rm 5,5), che Ć l'intenzione radicale dell'esistere. Questa intenzione si traduce in opere, senza le quali sarebbe pura illusione. Non Ć la somma delle opere, ma il modo di essere che esprimono e che va migliorando nella misura in cui siamo fedeli.

Mesopotamia.

Paese tra i fiumi. Dal sec. III a.C., viene chiamata cosô la regione, nel corso medio e su ambo i lati, dei fiumi *Tigri e *Eufrate. In seguito, e in un senso piŁ amplio, include *Babilonia, *Assiria e la *Mezzaluna Fertile.

Messa.

Dal latino missa, participio passato di mittere = inviare, congedare. Dalle parole con cui terminava il rito: " Ite, missa est " = " andate (l'Eucaristia) Ć stata inviata (agli assenti) ". Dal sec. IV in poi, pare che tale commiato abbia dato il nome al tutto. La celebrazione piŁ importante della Chiesa cattolica. Il nome, poco significativo, ha il vantaggio di non enfatizzare nessuno dei suoi aspetti importanti - eucaristia, sacrificio, memoriale, nuova pasqua, convito - mettendone in ombra altri.

E la benedizione-azione di grazie al Padre, il memoriale o nuova presenza del sacrificio di Cristo, il convito pasquale nel quale Cristo ci si offre.

Parti della messa.

Rito di ingresso. Comprende tutto ciś che precede le letture, ossia:

Antifona o canto di ingresso.

Bacio dell'altare. Il presbitero si avvicina all'altare e lo venera con un bacio.

Saluto dell'*assemblea da parte del presidente.

Atto penitenziale o invito a riconoscere i propri peccati, e preghiere nelle quali si chiede perdono a Dio.

Signore, pietł. Canto o recitazione in cui si acclama al Signore e si chiede la sua misericordia.

Gloria. E un inno proveniente dai primi secoli cristiani nel quale si loda Dio Padre, Figli e Spirito Santo. E detto anche dossologia maggiore per differenziarla dalla minore. Si canta o proclama tutte le domeniche, salvo che in *Avvento e in *Quaresima (vedi *Anno liturgico), e in altri giorni di particolare solennitł (vedi *Dossologia).

Colletta o preghiera colletta, che generalmente fa riferimento al proprio della festa o al carattere della celebrazione. Con essa si conclude il rito di ingresso.

Liturgia della Parola. Comprende le letture della Sacra Scrittura, il salmo responsoriale, l'acclamazione al Vangelo, l'omelia, il credo e la preghiera dei fedeli.

Prima lettura. Quando ci sono tre letture (domeniche e altre occasioni solenni), la prima Ć presa dall'AT. Se ce ne sono solo due (i giorni ordinari durante la settimana), si prende dall'AT o dal NT.

Salmo responsoriale. E un *salmo o parte di un salmo con il quale si risponde alla lettura ascoltata. Lo canta o proclama un solista e il popolo risponde ad ogni strofa con un'antifona.

Seconda lettura (quando ce ne sono tre). Si prende dal NT, esclusi i vangeli.

Acclamazione al vangelo. Comprende l'*alleluia (salvo che in Quaresima) e un versetto, normalmente preso dalla stessa *pericope che si sta per proclamare.

Vangelo. E l'ultima delle letture. E presa da uno dei quattro Vangeli e si ascolta in piedi.

*Omelia.

Credo o professione di fede. E la professione comunitaria della fede cattolica con una delle due formule opzionali: una semplice e corta, e l'altra piŁ lunga e concettuale (vedi *Credo).

Preghiera dei fedeli o preghiera universale: serie di preghiere con risposte del popolo sotto forma di supplica. Le intenzioni devono ricordare: la Chiesa, i governanti, coloro che hanno particolarmente bisogno e l'assemblea presente.

Liturgia eucaristica.

Presentazione delle offerte (questa espressione Ć migliore del termine " offertorio "). Si portano all'altare il pane, il vino e l'acqua, e si accompagna il rito con alcune preghiere; la principale Ć la

Preghiera sulle offerte, che fa riferimento ai doni presentati all'altare (il pane e il vino).

Preghiera eucaristica. Ci troviamo di fronte alla preghiera centrale della messa e di tutte quelle della Chiesa. E preghiera di azione di grazie e di santificazione. Si chiama anche anłfora e in qualche caso canone. Contiene i seguenti elementi:

Dialogo iniziale.

Prefazio: solenne azione di grazie e di lode a Dio per quello che Ć in se stesso e per le sue opere.

Culmina nel Santo

Epôclesi (invocazione) perchÄ lo Spirito trasformi i nostri doni nel corpo e nel sangue di Cristo.

Narrazione della istituzione dell'eucaristia come ci Ć raccontata dai *vangeli.

Anamnesi (ricordo memoriale) dei principali misteri del Signore.

Offerta del sacrificio, molto unita al memoriale.

Intercessione e comunione dei santi: preghiere per i vivi e per i defunti e unione con quanti ci hanno preceduto nella vita eterna.

*Dossologia finale: solenne lode alla Santissima Trinitł.

Amen o ratifica dell'assemblea di quanto Ć stato proclamato ad alta voce dal presbitero che ha presieduto la celebrazione.

Rito di comunione. Comprende:

il Padre Nostro o preghiera domenicale (= del Signore), preceduto da un'introduzione.

Rito della pace, ratificato da un gesto reciproco.

Frazione del pane (cosô si chiamś l'eucaristia nei primi tempi), mentre si canta l'*Agnello di Dio. Il sacerdote spezza l'*ostia e ne lascia cadere un frammento nel calice.

Comunione, ovvero si riceve il corpo e il sangue di Cristo; nel frattempo si canta il cosiddetto canto di comunione.

Dopocomunione, Ć la preghiera che si recita al termine di questo rito.

Rito di commiato, che consiste in:

un saluto, la benedizione e le parole di commiato con le quali si scioglie l'assemblea.

Messa con i fanciulli.

Anche se la messa Ć essenzialmente sempre la stessa, esistono delle norme speciali per la messa con i fanciulli, nella quale sono previsti molti adattamenti che la rendono piŁ comprensibile, piŁ piacevole e piŁ partecipata attivamente da parte dei fanciulli. Queste direttive sono nel documento detto Direttorio per la messa con i fanciulli, che fu pubblicato nel 1973 dalla Congregazione per il Culto Divino.

Messaggio cristiano.

Vedi *Kerigma.

Messale.

E il libro che contiene le preghiere e le indicazioni per la celebrazione dell'eucaristia, Ć il libro d'altare, quello che usa il *presbitero o il *vescovo che presiede; altri libri usati per la celebrazione dell'eucaristia sono il *lezionario, il libro responsoriale, quello dei *canti. Un tempo il messale indicava il libro in cui erano riuniti tutti i testi corrispondenti ai diversi ministri o attori della celebrazione. L'unione in un solo libro fu la concretizzazione di una situazione di decadenza nella celebrazione: il *presbitero presidente si accaparrava tutti i *ministeri e, oltre al suo, compiva quello del lettore, del salmista e dei cantori. Per questo, dopo il Concilio Vaticano II, si separarono di nuovo i diversi libri, poichÄ la celebrazione Ć di tutta l'*assemblea ed Ć normale che diverse persone svolgano i diversi incarichi facendo ognuno " tutto e solo ciś che gli corrisponde " come prescrive il concilio Vaticano II (SC 28).

Messia.

Messia, in ebraico, equivale a Cristo in greco o in latino, o a unto in italiano. GesŁ Ć chiamato il messia, il Cristo o l'unto, per essere stato impregnato totalmente dallo Spirito Santo.

Metafisica.

Parte della filosofia che studia ciś che sta " al di lł della fisica ", come dice il termine. *Aristotele la chiama filosofia prima, poichÄ studia ciś che Ć primo, l'essere in se stesso.

Metafora.

La metafora consiste nell'uso delle parole in senso figurato; ad esempio, avere le mani bucate, ecc. Anche nella Bibbia si usa a volte il linguaggio metaforico.

Metanoia.

Termine greco che a volte si usa nelle lingue moderne per esprimere la *conversione o cambiamento interiore.

Metempsicosi.

Dottrina che crede nella trasmigrazione delle anime, molto diffusa nelle religioni orientali. Dopo la morte dell'uomo, la sua anima va ad abitare in un altro corpo, umano o di un essere inferiore (animale, pianta), secondo la legge (detta *karma) della rinascita (*palingenesi). Basano questa dottrina sul ricordo di alcuni veggenti relativo a vite anteriori e, soprattutto, seguendo un'idea di Platone, sulla " incapacitł di conciliare in altro modo la disuguaglianza nel destino degli uomini con l'idea di giustizia ". Nel *buddismo si professa il reiterato rigeneramento dell'esistenza, ma senza identitł personale. La filosofia cristiana, e soprattutto la luce portata da Cristo, chiariscono le oscuritł che hanno portato a elaborare le idee della metempsicosi (cf W. Brugger, DF-H).

Metodio di Tessalonica, san (825-885).

Fratello di san *Cirillo, con il quale evangelizzś la Bulgaria. Fu poi vescovo in Boemia e Moravia. Tradusse in lingua slava i libri sacri e i libri liturgici.

Metodo.

Dal greco metł = fra, assieme a, oltre; e hodśs = strada. La strada per raggiungere un fine.

Metodo di Monaco.

Chiamato anche metodo psicologico o metodo di Weber e Stieglitz, in quanto elaborato da questi due catecheti di Monaco (Germania) tra la fine del sec. XIX e gli inizi del XX. E il metodo o procedimento catechistico che parte dalla psicologia del catechizzando per interessarlo, per mezzo di elementi intuitivi, e fargli cosô scoprire, imparare e assimilare la dottrina. In questo metodo, la lezione va divisa in cinque parti: 1. Preparazione. 2. Esposizione. 3. Spiegazione. 4. Ricapitolazione o riassunto. 5. Applicazione.

Metodologia.

" Insieme di tecniche e procedimenti debitamente strutturati che ci servono per ottenere un determinato risultato ". (P. Maymĺ, Pedag. Relig., 381).

Metropolita.

Dal greco, metrśpolis = cittł madre. Il vescovo che esercita le sue funzioni nella *diocesi principale di una *provincia ecclesiastica, ovvero l'*arcivescovo. In modo simile, chiesa metropolitana Ć la cattedrale, cioĆ la sede dell'arcivescovo. Nella *Chiesa orientale, il termine metropolita si riferisce ai vescovi delle sedi principali.

Mezzaluna fertile.

Zona geografica che si estende dall'*Egitto al golfo Persico formando una specie di mezzaluna, che comprende Palestina, Libano, Siria e Mesopotamia. Sono terre molto buone, irrigate da fiumi che danno loro una grande fertilitł, grazie a cui furono la culla di grandi civiltł antiche: *sumeri, *babilonesi, *assiri. Questo ampio territorio fu, inoltre, l'unica via di comunicazione e di commercio del Medio Oriente antico.

Mezzi di comunicazione.

Essenzialmente sono tutti i mezzi che servono per la comunicazione tra le persone, ma si riserva questa definizione ai mezzi moderni tramite i quali si stabiliscono relazioni con destinatari molto numerosi. A volte sono chiamati Mass Media, denominazione usata prevalentemente dagli anglosassoni, ma ammessa anche da noi. Tra questi: la stampa, il cinema, la radio, la televisione, e vi si puś includere il teatro.

I mezzi di comunicazione di massa implicano questi elementi: a) un emittente; b) un messaggio; c) un recettore e d) uno strumento. Si caratterizzano per l'enorme potenza e le gigantesche possibilitł, sotto il profilo tecnico. Sotto il profilo sociale, questo si traduce in un'influenza estensiva e intensiva tale che dł luogo a una nuova *cultura e a quello che Ć stato chiamato l'uomo nuovo, caratterizzato dal fatto di essere piŁ sociale che individuale e di possedere nuove abitudini percettive (Ć piŁ sensitivo e immaginativo), con maggiore integrazione tra sensi, emotivitł e ragione.

La potente influenza dei mezzi di comunicazione di massa Ć ambivalente. La loro principale ricchezza Ć stabilire la comunione tra gli uomini; il loro principale aspetto negativo Ć la spersonalizzazione o alienazione dell'uomo. E di enorme interesse ottenere che gli agenti dei mezzi di comunicazione di massa, oltre ad una preparazione tecnica, possiedano alti valori umani (rispetto per la persona, amore della veritł, interesse per la solidarietł e la giustizia, sensibilitł di fronte agli interessi trascendenti e religiosi...). I recettori devono coltivare il senso critico: trasformarsi da semplici recettori in percettori che non rimangono passivi di fronte a ciś che ricevono.

Si capisce che Ć un tema di grande importanza nella *pastorale. La Chiesa vi si Ć interessata, anche se piŁ a livello di dottrina che di realizzazioni. I principali documenti sul tema sono: il decreto Inter mirifica, del concilio Vaticano II; l'istruzione Communio et progressio (quello che ha maggior valore intrinseco); riferimenti nella *esortazione apostolica *Evangelii nuntiandi (n. 42 e 45), nella *Catechesi tradendae, nel *Direttorio Catechistico Generale; la II Conferenza Generale dell'Episcopato Latino-americano, svoltasi a *Medellĺn, gli ha dedicato il suo documento 16; quella di *Puebla, dal n. 1063 al n. 1095 del suo documento, oltre a numerose altre allusioni.

Mezzi di gruppo / Piccoli mezzi.

Sono i *mezzi di comunicazione di massa utilizzati in piccoli gruppi: proiezione di filmini, diapositive, lucidi, videocassette, ecc. Non hanno la ricchezza e l'influenza dei grandi mezzi, ma sono raccomandabili soprattutto per la loro ricchezza specifica, che Ć il fatto che si prestano per educare all'uso dei grandi mezzi. In lezioni, catechesi, conferenze, ecc., servono per fornire documentazione e per rafforzare l'esposizione con la pluralitł.

Michea.

In ebraico, " Chi come Jhwh? ". Uno dei primi profeti, contemporaneo di *Isaia (sec. VIII a.C.). Lo menziona e lo cita Ger 26,18 (Ć molto raro che un profeta ne citi un altro). Fustiga con durezza la mera esterioritł del culto e la corruzione, tanto del *regno del nord (Samaria) come del *regno del sud (Giuda).

Michele.

Mikael = " chi come Dio? ". Angelo indicato come " uno dei primi principi ", " il grande principe " (Dn 10,13-21), trionfatore su *Satana (cf Ap 12,9).

Michele Cerulario (1000-1058).

*Patriarca di *Costantinopoli dal 1043 al 1058. Profondamente antilatino, fece chiudere a Costantinopoli le chiese di questo rito. Nel 1054, vista l'impossibilitł di trovare un accordo, il cardinale Umberto, legato del papa Leone IX, depositś nella chiesa di Santa Sofia la *scomunica contro il patriarca, che rispose con una controscomunica. Si consumś cosô lo *scisma d'Oriente. Il 7 dicembre 1065, il papa Paolo VI e il patriarca Atenagora di Costantinopoli emanarono una dichiarazione nella quale si toglievano reciprocamente le scomuniche. E un passo nel ristabilimento dell'unitł, ma lo scisma rimane.

Michele Febres, san (1854-1910).

Nato a Cuenca (Ecuador), una malformazione dei piedi lo accompagnerł per tutta la vita. Fu Fratello delle Scuole Cristiane, esimio educatore, autore di eccellenti testi di letteratura e di lingua per l'insegnamento. Ma il suo impegno principale fu la catechesi, specialmente con Äquipe che preparavano alla Prima Comunione. La sua grandissima cultura non impediva la semplicitł delle sue spiegazioni ai bambini. I superiori lo chiamarono in Europa per affidargli compiti importanti, soprattutto per la composizione di testi. Trasferito dal Belgio in Spagna per motivi di salute, morô a Premiç de Mar, vicino a Barcellona.

Midrash.

In ebraico, " investigazione, ricerca ". Spiegazione edificante della Sacra Scrittura elaborata dai *rabbini. In essa, il nucleo storico rimane subordinato al significato. Quando il suo fine Ć conoscere la volontł di Dio e stabilire norme di condotta, si denomina *Halakah o *midrash halakico. Se cerca di interpretare la parti narrative dei libri, si chiama *Haggadah o *midrash haggadico. A partire dal sec. II dopo Cristo, si cominciarono a collezionare queste spiegazioni o midrashim.

Migne, Jacques Paul (1800-1875).

Sacerdote francese che portś a termine l'ingente lavoro di pubblicare le opere dei *padri della Chiesa nelle serie latina e greca: Patrologia latina, in 222 volumi, e Patrologia greca, in 161 volumi. Si abbreviano con le sigle PL (Patrologia latina) o ML (Migne latino) e PG (Patrologia greca) o MG (Migne greco).

Mikal.

Abbrev. di Mikael = " chi come Dio? ". Figlia minore di *Saul e moglie di *Davide. Salvś la vita al marito aiutandolo a fuggire da Saul. Per aver disprezzato Davide che saltava e danzava durante il trasporto dell'*arca dell'alleanza a Gerusalemme, fu punita con la sterilitł (cf 1 Sam 18,20-27; 19,11-17; 2 Sam 6,16.20-23).

Mileto.

Celebre cittł della parte occidentale dell'*Asia Minore, porto sul mar Egeo, citata in At. Si ricorda soprattutto il commosso saluto di san *Paolo in partenza ai presbiteri di *Efeso, che aveva fatto venire lł (cf At 20,15.17-38).

Milevi.

Cittł situata nell'attuale Algeria dove si riunô nel 416 un *sinodo dei vescovi della regione, spesso citato, che condannś il *pelagianismo.

Millenarismo.

Detto anche chiliasmo, dal greco chilioi = mille. Credenza secondo la quale, prima del giudizio finale, ci sarł un periodo di mille anni in cui Cristo regnerł glorioso sulla terra. Questa dottrina si fonda su Ap 20,1-6, ma dimentica che nell'Apocalisse molte espressioni, e specialmente i numeri, sono spesso usate in senso simbolico. Il millenarismo fu difeso nei primi secoli anche da alcuni *padri della Chiesa; altri, invece, lo combattevano gił allora. Oggi lo professano solo alcune *sette.

Minareto. 

Vedi *Moschea.

Ministero.

Da latino minister = servo. Equivalente del termine greco diaconôa. Funzione affidata ad alcuni membri nella Chiesa per occuparsi delle diverse necessitł pastorali. Ci sono ministri ordinati, che sono quelli che hanno ricevuto il sacramento dell'ordine (vescovo, presbitero, diacono), e ministri non ordinati, o istituiti e conferiti in una celebrazione liturgica, come l'accolitato e il lettorato, o attribuiti senza questa formalitł, come possono essere quello di catechista o altri stabiliti dall'autoritł ecclesiastica di una regione.

Ministri.

Le persone che nella Chiesa hanno ricevuto un *ministero.

Minuscoli. 

Vedi *Codice.

Miracolo.

In latino, miraculum, da mirari = stupirsi. " Evento che, a causa del suo carattere straordinario, annuncia all'uomo sotto forma di segno l'amore personale di Dio " (B. Weismahr, DF-H). L'importante Ć la sua forza di rimandare a Dio e condurre l'uomo alla salvezza. Oggi si presta molta piŁ attenzione al suo rapporto con la fede che alla sua incidenza sulle leggi naturali. Nei *Vangeli, le guarigioni e gli altri fatti straordinari di GesŁ sono chiamati miracoli, poteri, prodigi, segni. Si narrano circa 25 guarigioni, tre risurrezioni, nove miracoli sugli elementi naturali (tempesta placata, pesche miracolose, moltiplicazioni di pani e di pesci, trasformazione dell'acqua in vino, la moneta trovata nella bocca del pesce, camminare sulle acque, il fico seccato). GesŁ concesse il dono di fare miracoli e vediamo negli atti degli apostoli come i discepoli operassero prodigi (cf X. LÄon-Dufour, DNT-C).

Mirra.

Profumo di sapore amaro, elaborato con una resina, che si usava nelle nozze, per imbalsamare i cadaveri, ecc. Mescolato al vino, si offriva a volte ai condannati a morte come calmante. Mc 15,23 dice che a GesŁ " offrirono vino mescolato con mirra, ma egli non ne prese ". E Gv 19,39 afferma che Nicodemo portś cento libbre di mirra e aloe per imbalsamare il corpo di GesŁ.

Misereor

Vedi *Caritas.

Mishnah.

In ebraico, " istruzione, insegnamento, ripetizione ". E l'insieme degli insegnamenti e delle norme di condotta della tradizione orale ebraica. Assieme alla *Torah o legge scritta, i rabbini ammettono l'esistenza di una tradizione non scritta proveniente anch'essa da MosĆ, che vanno raccogliendo per iscritto dal sec. II d.C. Nei secoli seguenti realizzano dei commentari a questa stessa raccolta e dall'unione della Mishnah e del suo commentario, detto *Ghemarł, esce il *Talmud, verso il 400 d.C.

Misia.

Regione nord-occidentale dell'*Asia minore, che si affaccia sull'Egeo e l'Ellesponto. *Paolo vi passś nel suo secondo e terzo viaggio e nella cittł portuale di Troade ebbe una visione e risuscitś il giovane âutico (cfr. At 16,7-18; 20,5-12).

Missione.

In latino, missio = invio.

Si usa per esprimere l'incarico che Dio dł a qualcuno in ordine al bene degli altri.

Zona nella quale non si Ć pienamente stabilita la Chiesa con le normali strutture di *diocesi, *parrocchie, ecc.

Mistagogia.

Introduzione al mistero cristiano non sotto forma di semplice istruzione dottrinale, ma anche di vita ed esperienza celebrativa.

Mistagogico.

Relativo alla *mistagogia.

Mistagogo.

Colui che introduce al mistero e realizza la *mistagogia.

Mistero.

Nella *teologia, una veritł incomprensibile perchÄ supera le nostre capacitł.

Nella *liturgia, la realtł soprannaturale presente nella celebrazione. Equivale a *sacramento.

Mistero pasquale.

Oltre a essere una veritł, oggetto di studio della *teologia, il mistero pasquale Ć una realtł centrale del cristianesimo (vedi *mistero). E il mistero della salvezza in tutti i suoi aspetti. La Pasqua Ć il passaggio ad una vita superiore. In *Israele, fu il passaggio dalla schiavitŁ alla libertł; in Cristo, il passaggio dalla condizione terrena, condizionata o limitata nel tempo e nello spazio, alla condizione gloriosa. Questo passaggio inizia nel momento stesso dell'*incarnazione e culmina nella morte-glorificazione. Da questa situazione, Cristo ci comunica la sua vita, facendoci passare dalla morte del peccato alla vita della grazia e, alla fine di questa vita limitata, alla vita piena della *gloria. Il mistero pasquale Ć un dinamismo, un passaggio ad uno stato superiore. Ciś che la Chiesa celebra in tutta la sua *liturgia Ć sempre il mistero pasquale. Nei primi tempi, era piŁ visibile questa centralitł; poi, pedagogicamente, si prestś sempre piŁ attenzione a diversi momenti del suo sviluppo nella vita di Cristo (svolgimento dell'*anno liturgico), ma ciś che si celebra essenzialmente Ć sempre il mistero pasquale. Il cardinal Montini (poi Paolo VI) scrisse: " Comprendere la Pasqua Ć comprendere il cristianesimo; ignorare la Pasqua Ć ignorare il cristianesimo ".

Mistica.

Come realtł, in senso generale, esprime l'unione interiore con Dio. Si dł questo nome in particolare all'unione con Dio di profonditł straordinaria, con particolare esperienza del divino. In questo si differenzia dall'*ascetica, che Ć uno stadio precedente o inferiore. Nell'ascetica, si sente di piŁ lo sforzo dell'uomo e la difficoltł nell'estirpare ciś che impedisce l'unione con Dio. Il mistico, al contrario, Ć colui che vive in profonditł e in modo abituale il rapporto con Dio, ampliato dalla preghiera esplicita a tutta la vita, che si svolge nella *contemplazione. Nello stadio mistico, si sente con maggiore chiarezza che Ć lo Spirito ad agire all'interno dell'uomo e a trasformarlo ad immagine di Cristo.

Come dottrina, la mistica Ć la parte della *teologia spirituale, che studia lo stato e i fenomeni propri della vita mistica.

Mito.

Designa realtł diverse con una certa relazione tra loro. - 1. Per molto tempo Ć stato considerato con un significato degradato e peggiorativo: narrazione di tipo leggendario, in rapporto a tempi passati, allegoria di realtł inesistenti.

In senso moderno, Ć una realtł molto positiva: " E uno dei modi in cui l'uomo esprime la sua esperienza di sÄ e del mondo... Ciś di cui parla il mito non Ć mai avvenuto e tuttavia Ć sempre presente: Ć il destino cosmico dell'uomo, che rimane sempre uguale a se stesso "; presuppone una coscienza ciclica - non lineare - della storia (A. Smitmans, VPB-H). E " una forma discorsiva con cui si esprime qualcosa che, nella sua veritł profonda, non puś essere comunicato da una definizione. Racconto in cui il mondo divino condiziona e chiarisce l'origine, la natura e il fine degli uomini " (X. LÄon-Dufour, DNT-C). E " una raccolta di immagini con lo stesso orientamento, che si accumulano via via nel subcosciente delle generazioni e nelle quali si esprimono, in simboli, determinati aspetti della vita umana. Non serve tanto per chiarire (razionalmente) quanto per dominare mentalmente la realtł esterna e unirsi ad essa " (W. Brugger, DF-H).

Bultmann, a metł del sec. XX, ha voluto vedere tutti i racconti evangelici in senso mitico: non si possono prendere in senso storico (non sappiamo niente del GesŁ storico), ma come una chiamata di Dio a me in pura fede. La demitizzazione consiste nel cercare il senso soggiacente nei racconti mitici. Evidentemente, il presupposto Ć totalmente gratuito. I Vangeli non sono racconti mitici, ma storici, con l'ampiezza di questo termine propria al genere *vangelo.

Mitra.

Divinitł indoeuropea che giunse ad essere considerata come il primo tra gli dei, il sole invitto. Il culto di Mitra comprendeva le pratiche misteriche o riti con cui i seguaci erano introdotti nella vita degli dei.

Copricapo liturgico alto, diviso nella sommitł in due punte, con due strisce che cadono sulle spalle (vedi *Infula), portato dal vescovo o dall'abate mitrato.

Moab / Moabiti.

Popolo imparentato con gli israeliti, sebbene in continua rivalitł con essi. Moab occupava la regione ad est del Mar Morto, a sud del fiume Arnon, fino al deserto siro-arabico.

Modalismo / Monarchianismo.

Eresia trinitaria proposta da Noeto in Asia Minore, verso la fine del sec. II, e diffusa agli inizi del sec. III a Roma, da Praxeas, e nel nord dell'Africa. Dall'Africa venne anche il suo principale teologo, Sabellio, dal quale riceve il nome di sabellianismo, con cui Ć anche designata. Per i modalisti, il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo non sono tre persone, ma tre modi in cui si manifesta l'unica persona divina (" Monarchiam tenemus "). Furono combattuti principalmente da *Tertulliano e *Ippolito e condannati dal papa Callisto.

Vedi anche *patripassiani.

Modernismo.

Lo sforzo di armonizzare le nuove conoscenze e le nuove scoperte della scienza con la fede. Agli inizi del sec. XX, il modernismo progressista minacciś dall'interno della Chiesa l'integritł del dogma, con una valutazione eccessiva della scienza, sotto le cui scoperte ed ipotesi bisognava intendere la fede. I maggiori conflitti scoppiarono in campo biblico (l'*esegeta A. Loisy, *scomunicato nel 1908, ne fu il corifeo), ma si manifestś anche nei domini del dogma, della storia, dell'ecumenismo, nel campo sociale... Pio X lo condannś nel 1907 (decreto Lamentabilis e enciclica Pascendi). I decreti della Pontificia *Commissione Biblica irrigidirono le posizioni (alcune delle quali sarebbero poi divenute obsolete), e certi conservatori ad oltranza contribuirono a rendere piŁ pesante il momento. Passata la crisi che minacciava di spazzare via tutto, cominciarono ad essere ritirate le condanne che frenavano la ricerca dei biblisti e dei *teologi cattolici. Soprattutto a partire dal 1943 (enciclica Divino afflante Spiritu di Pio XII), si aprô con ampiezza la strada agli studi, traducendo in pratica l'assenza di conflitto tra *scienza e fede.

Modernitł / Postmodernitł.

Si intende per modernitł la situazione culturale in cui predominano la *secolarizzazione e il secolarismo, cioĆ l'emancipazione della ragione di fronte alla rivelazione, che, iniziata nel Rinascimento, si accentuś con il *Razionalismo e continuś nell'*ateismo marxista. La Chiesa contribuô in notevole misura alla modernitł grazie all'impegno dei credenti nel " disinganno dal mondo " o sana secolarizzazione, che poi, fuori dalla legittima sfera, si estrapolś verso il secolarismo.

Oggi si parla gił di una nuova etł: la postmodernitł. Per alcuni cristiani, Ć il rifiuto totale della modernitł; per altri (vedi *Tradizionalismo progressismo) deve consistere nella purificazione dagli ingredienti secolaristi, nella presa di coscienza della disumanizzazione che questi portano con sÄ. In effetti, si avverte un ritorno al sacro; ma l'uomo religioso dovrł vivere all'interno di un mondo secolarizzato (cf J. Hourton, Bol. Fe y cultura, n. 34).

Molinismo.

Sistema di dottrina morale ideato da Luis de Molina, S.J. (1535-1600). Nel rapporto grazia-volontł umana o azione di Dio-libertł umana, la teoria molinista si preoccupa del giusto spazio della libertł, in contrapposizione con la teoria di Domingo *Bçľez, O.P., che privilegia prima di tutto l'azione efficace di Dio. Le dispute tra molinisti e bannesiani furono lunghe e aspre, data la difficoltł nel capire il rapporto tra i due estremi, veri ambedue. La Santa Sede proibô ad ambedue le scuole di accusarsi l'un l'altra di eresia, ma non ha definito la questione discussa.

Molinos, Miguel de (1628-1696).

Prete spagnolo, visse a Roma dal 1663 alla morte. Arrestato nel 1685, condannato per eresia per le sue teorie (vedi *Quietismo), abiurś, ma rimase in prigione per il resto della vita.

Moloc.

Dio cananeo al quale venivano offerti sacrifici umani, generalmente bambini, bruciandoli. Per questo motivo, Moloc fu considerato l'incarnazione della crudeltł.

Monaci.

Vedi *Vita religiosa.

Monaci bianchi / Monaci neri.

Vedi *Cistercensi.

Monastero.

Casa nella quale risiede una comunitł di monaci o monache (vedi *Vita religiosa).

Mondo.

Il cosmo, l'universo, il complesso delle cose create, ma anche, in senso piŁ ristretto, la realtł umana. Nel NT, la parola che noi traduciamo con mondo, cioĆ cosmos, indica soprattutto l'organizzazione, l'ordine tra gli elementi.

Monismo.

Dal greco, monos = uno, unico. - 1. In filosofia, dottrina comune a diversi sistemi che cerca di ridurre tutta la realtł a un'idea o sostanza originale unica. In *antropologia, concezione unitaria dell'uomo, in contrapposizione al *dualismo, che separa l'anima e il corpo. L'antropologia platonica e, in generale, quella greco-latina, Ć dualista, mentre quella *semitica Ć monista: l'uomo Ć un'unitł nella quale gli elementi corpo e spirito non sono separabili, ma sono visti come l'uomo nella sua dimensione corporea o l'uomo nella sua dimensione spirituale.

Monizione.

Dal latino, moneo = avvertire, far sapere. Breve intervento all'inizio o durante lo svolgimento di una *celebrazione liturgica, il cui fine Ć muovere alla partecipazione tutti i presenti con sentimenti comuni, d'accordo con il rito del momento.

Monofisismo.

*Eresia iniziata dal monaco egiziano *Eutiche che, cadendo nell'estremo opposto del *nestorianesimo (per il quale coesistono due persone in Cristo), professa che in Cristo esiste una sola natura (monos-physis), quella divina, poichÄ quella umana rimane assorbita in quella divina. Fu condannato dal concilio ecumenico di Calcedonia nel 451.

Monogamia.

Unione matrimoniale di un solo uomo con una sola donna. Si oppone a *bigamia (quando un uomo ha due mogli) e alla *poligamia in generale.

Monogramma.

Dal latino, monos =uno, solo e gramma = scritto, lettera. Una o diverse lettere unite, che servono come cifra o abbreviazione usata in marchi, sigilli, disegni, ecc. Sono molto usati: XP, che significa Cristo, prendendo le due prime lettere del nome in greco; IHS, con le iniziali dell'espressione latina Iesus Hominum Salvator = GesŁ, salvatore degli uomini.

Monoteismo.

Dottrina che sostiene l'esistenza di un solo Dio. Si oppone al *politeismo. Il popolo ebraico ebbe difficoltł ad accettare il monoteismo e numerose volte i profeti condannarono pratiche idolatriche che implicavano il riconoscimento di diverse divinitł. Oggi, *ebraismo, cristianesimo e *islamismo, sono le tre grandi religioni monoteiste.

Monotelismo.

Dal greco, monos = uno, unico e thelema = volontł. *Eresia molto vicina al *monofisismo di *Eutiche. In realtł, sorse con il desiderio di riconciliare i monofisiti. Sosteneva che in Cristo esiste una sola volontł, quella divina, come effetto dell'unione *ipostatica. Fu proposta da Sergio, *patriarca di *Costantinopoli, dal 610 al 638, che ottenne dal papa Onorio (625-638) una dichiarazione poco precisa. Fu combattuta soprattutto da san Sofronio, monaco divenuto poi patriarca di *Gerusalemme, e da un altro monaco, Massimo il Confessore. L'eresia fu condannata dal *concilio lateranense del 649 (non ecumenico) e, nel 680-681, dal III di Costantinopoli (VI ecumenico).

Monsignore.

Titolo che la Santa Sede concede ai vescovi e ad altri ecclesiastici per la rilevanza della loro funzione. Il suo uso Ć diminuito dopo il *Vaticano II, soprattutto per coloro che non sono vescovi, nella tendenza ad eliminare ciś che Ć pura onorificenza.

Montanismo.

Eresia suscitata da Montano (sec. II), sacerdote pagano convertitosi al cristianesimo, che si presentava come l'incarnazione dello Spirito Santo, portatore di una nuova rivelazione, superiore a quella di Cristo. Nel sec. III, *Tertulliano fu sedotto da questa eresia, che poi abbandonś per seguire il proprio sistema.

Monte degli ulivi.

Collina alta 830 metri, circa 1 Km ad est di *Gerusalemme, sul lato opposto alla valle del *Cedron. Nell'AT Ć menzionato nella storia di *Davide (2 Sam 15,30.32) e in Zc 14,4. Nei Vangeli si dice che a volte GesŁ vi passava la notte (cf Gv 8,1-2); contemplando il *tempio da quella collina, pronunciś il discorso *escatologico (cf Mt 24,3 e par.); dopo l'*ultima cena, GesŁ e i suoi discepoli " uscirono verso il monte degli ulivi " (Mt 26,30; Mc 14,26) e lô, o meglio nell'orto che si estendeva nella sua parte inferiore, andarono a cercarlo *Giuda e una folla mandata dai suoi nemici (Mc 14,43 e par.). Da qui, GesŁ ascese al cielo (At 1,12).

Montecassino.

Celebre abbazia benedettina, situata presso la cittł di Cassino, circa 175 Km a sud di Roma. Fu fondata da san *Benedetto nel 529, e divenne la culla dell'ordine benedettino. Nella II Guerra Mondiale, fu totalmente distrutta (1944) dagli Alleati e poi ricostruita (1960).

Moon.

Setta fondata nel 1945 da Fong Myung Moon, nato nel 1920 da genitori presbiteriani in Corea. Presenta se stesso come il Messia. Dopo tre matrimoni, sposa a quarant'anni una ragazza di diciotto, la " nuova Eva ". Conduce una vita molto lussuosa. La sua religione Ć un'ideologia religioso-politica di un anticomunismo virulento. I suoi discepoli vivono austeramente in comunitł, dedicando il loro tempo alla preghiera e a vendere i suoi libri per strada.

Morale.

Dal latino mos = costume, pratica. Come atteggiamento, Ć la disposizione della persona in rapporto al bene che si deve operare.

Come scienza, Ć la parte della *teologia che studia il comportamento umano in quanto adattato o no alla rettitudine.

Morale eteronoma / morale autonoma.

La morale si chiama eteronoma o autonoma, a seconda che il soggetto riconosca o no un'autoritł esterna e superiore a lui stesso come autore delle norme di comportamento.

Morale situazionale.

E la teoria che sostiene come fondamento per la qualificazione morale le circostanze in cui si trova il soggetto. Tener conto di tali circostanze Ć legittimo e indispensabile, ma se il principio si estende fino ad eliminare l'esistenza di leggi oggettive, si cade in un soggettivismo demolitore della morale. Pio XII condannś la morale della situazione cosô intesa.

Moralismo.

Concezione della religiositł nella quale predomina l'aspetto dei doveri o obblighi, su quello del sentirsi graziato dal dono divino. In questa prospettiva, Dio non Ć visto nella vita come il Padre buono, ma come un Signore esigente, che mostra la sua superioritł imponendo in modo piŁ o meno capriccioso un comportamento spiacevole per provare la nostra sottomissione. Si falsa cosô l'idea di Dio, del quale si ha una caricatura piŁ che un'immagine fedele, e anche l'idea della morale, che non Ć vista come l'espressione di ciś che Ć buono: Dio non impone i comandamenti perchÄ sono buoni, ma sono buoni perchÄ Dio li impone. In questa prospettiva Dio e la legge non sono amati, ma sopportati. Questa deformazione comporta fatali conseguenze. Come il razionalismo, il moralismo predispone all'*ateismo (in realtł, il Dio del moralista non Ć il Dio autentico, Ć un Dio che non esiste) e fa sô che la vita religiosa non sia un'espressione d'amore, ma un peso. In non pochi cristiani - a volte anche in coloro che hanno la missione di guidare gli altri - esistono tracce di moralismo piŁ o meno accentuate e, di conseguenza, una superficialitł religiosa. Per lunghi periodi, questa deformazione di Dio e della morale Ć stata molto estesa.

Nella religiositł autentica, il dovere Ć espressione di ciś che conviene al nostro essere, Ć ciś che ci eleva, secondo l'espressione di sant'*Ireneo: " I doni di Dio sono esigenze e le sue esigenze sono doni ". Per il cristiano, viene prima di tutto ciś che Dio fa per noi; la moralitł Ć conseguenza intrinseca dell'unione a Cristo: " Se siete risorti con Cristo, cercate le cose di lassŁ " (Col 3,1). " Quanto alla fornicazione e a ogni specie di impuritł o cupidigia, neppure se ne parli tra voi " (Ef 5,3). Questa morale Ć un atteggiamento che si traduce in una vita non meno esigente che nel moralismo, ma in uno spirito radicalmente diverso: Ć positiva nella sua origine, nella sua attuazione e nel suo fine; Dio la manifesta o promulga per aiutarci a conoscere ciś che ci fa piŁ degni. Si abbraccia, pertanto, con gioia e il Dio che la " esige " Ć il Padre che vuole il nostro bene.

Mśria.

Monte Mśria, questo Ć il nome che l'AT dł al luogo in cui *Abramo doveva sacrificare suo figlio (cf Gn 22,2) e al luogo dove *Salomone costruô il *tempio (1 Cr 3,1). Si discute se si tratti dello stesso luogo.

Mormoni.

Si definiscono Chiesa di GesŁ Cristo dei santi degli ultimi giorni. Vennero fondati da Joseph Smith (1805-1844), negli Stati Uniti. I loro libri sono: il Libro di Mormon (nome dell'angelo che lo consegna a Smith nel 1827), la Bibbia e la Dottrina di J. Smith. Nella loro visione della Trinitł, il Figlio e lo Spirito Santo non sono Dio; negano il peccato originale e l'inferno; celebrano l'Eucaristia con pane e acqua. Mantengono opere sociali e praticano una morale rigorosa (ma Smith fu arrestato con l'accusa di falsificazione e altri reati, praticś la poligamia e morô linciato da mariti traditi per causa sua; i suoi seguaci lo considerano un martire); sostengono il razzismo. Esercitano una notevole influenza politica ed economica negli USA, dove hanno avuto qualche ministro in quasi tutti i governi dell'ultima metł del secolo. La loro base principale Ć lo stato dello Utah. Promuovono un forte proselitismo e gli aderenti dedicano due anni a propagare la setta (cf Bibliogr. di *Sette).

Morte.

" Fenomeno bio-fisiologico che... consiste nella cessazione della vita " e " si manifesta con l'estinzione della attivitł vitali ", e la successiva " decomposizione dell'organismo, vale a dire, lo scomporsi nelle materie inorganiche di cui era fatto ". Questi fenomeni visibili indicano che Ć avvenuta quella che costituisce la vera essenza della morte, e cioĆ che il principio vitale, l'anima, si Ć separato dal corpo perchÄ questo, per etł, malattia o lesioni, non Ć piŁ capace di essere soggetto della vita (J. Lotz, DF-H).

Secondo l'antropologia biblica, " la vita si ferma, senza che per questo cessi l'esistenza come ombra nello *sheol " (X. LÄon-Dufour, DNT-H). Filosofi e teologi si domandano oggi se la separazione di un corpo concreto " lo sleghi anche - come credevano i greci - da ogni corporalitł, oppure se lo conduce ad una forma superiore della stessa, alla relazione aperta con tutto " (cf J. Lotz, DF-H). Tutto ciś va messo in relazione con il problema della *escatologia intermedia, ovvero la situazione di chi muore tra quel momento e il compimento dei tempi. E chiara la dottrina di Cristo: dopo la morte, avremo la risurrezione. Cristo ha vinto la morte nella sua risurrezione e noi avremo la sua stessa sorte: vivremo per sempre con lui (cf Rm 6,9; 8,2.19-22; 1 Cor 15,54-57; Gv 11,25-26).

Moschea.

Edificio nel quale i *musulmani celebrano il culto comunitario. E orientata in modo che i fedeli guardino verso la *Mecca. Accanto a ogni moschea si eleva un *minareto, dal quale il *muezzin annuncia le ore della preghiera.

MosĆ.

E la figura centrale dell'AT assieme ad *Abramo. Liberatore di Israele, schiavo in Egitto, e organizzatore della vita del suo popolo sotto gli aspetti religioso, politico e sociale, che formavano un'unica realtł nel popolo *teocratico. L'evento piŁ importante di cui Ć protagonista Ć l'*esodo o uscita dall'*Egitto, con lo stabilimento dell'*alleanza. La sua figura ci Ć presentata nei cinque libri del *Pentateuco. Nacque in Egitto (egiziano Ć il suo nome, il cui significato Ć incerto); fu educato a corte; dopo aver ucciso un egiziano che maltrattava un ebreo, fuggô a *Madian, dove sposś Sefora, figlia del sacerdote *Ietro. Per ordine di *Jhwh, torna in Egitto per liberare il suo popolo e poi lo accompagna nel deserto; giunge fino a contemplare la *terra promessa, ma muore sul monte *Nebo prima di entrarvi. La sua vita Ć divisa in tre tappe di quarant'anni ciascuna (cf At 7,23.30), che, evidentemente, non vanno prese alla lettera. Nella Scrittura, MosĆ viene presentato come capo e organizzatore, come profeta, come legislatore, come intercessore. Per gli ebrei, Ć il prototipo dell'essere umano. Oltre ad essere protagonista di quasi tutto il *Pentateuco, viene abbondantemente menzionato nel Nuovo Testamento: Mt 8,4 e par.; 17,3; 22,24 e par.; Mc 7,10; 10,3-5; Gv 1,17.45; 5,45-46; 7,19.22; At 3,22; 7,35-37; 13,38; Rm 9,15; 10,5; 2 Cor 3,15; Eb 3,2...

Mottetto.

I mottetti sono canti religiosi non strettamente liturgici, ma usati frequentemente nella preghiera comunitaria, ad esempio nell'esposizione del *Santissimo.

Motu proprio.

Espressione latina, che significa " di propria ispirazione ". Documento di rango minore, in uso dal sec. XV, per provvedimenti di carattere amministrativo, che il papa promulga di propria iniziativa o che, nato per iniziativa altrui, assume come personalmente suo.

Movimento.

Nella vita della Chiesa, un movimento Ć l'impulso sistematico di un gruppo di persone per ottenere qualcosa che si considera poco vissuto e che si percepisce come altamente desiderabile. Sono sorti cosô, e si sono sviluppati, soprattutto agli inizi del sec. XX, i movimenti biblico, liturgico, catechetico, ecumenico. Vi sono anche movimenti negativi.

Mozarabico.

Nome dato ai cristiani che vivevano nei territori dominati dagli arabi *musulmani in Spagna, da quando questi penetrarono nella penisola nel 711.

Il rito mozarabico, detto anche ispanico, Ć quello della *liturgia della Chiesa della Spagna visigota, dopo il sec. V, e dei tempi della dominazione musulmana anche nei territori o regni che si andavano liberando (Asturie, Castiglia, LeŚn, Aragona...). La centralizzazione, voluta dai papi, lo fece sostituire con quello romano a partire dal sec. XI ma, restaurato dal cardinale Francisco JimÄnez de Cisneros, agli inizi del sec. XVI, si Ć conservato in alcune *parrocchie di Toledo. Recentemente, sono state fatte nuove ricerche sul rito e ne sono stati presi alcuni elementi per arricchire la nuova liturgia postconciliare spagnola.

Mozzetta.

Piccola cappa che copre le spalle e le braccia quasi fino ai gomiti. Ve ne sono di diversi colori (rossa per il papa e i cardinali, viola per i vescovi).

Muftô.

Giureconsulto musulmano, consigliere su questioni di diritto del *Corano.

Mun, Adrien-Albert, conte di (1841-1914).

Uomo politico cattolico francese, deputato e membro dell'Accademia francese, impegnato nei movimenti cattolici, fu uno dei pionieri nell'attenzione al sociale. Nel 1871, con RenÄ de la Tour du Pin, fonda i " Circoli Operai " e, nel 1886, l'" Associazione Cattolica della GioventŁ Francese ".

Muratori, Ludovico Antonio (1672-1750).

*Presbitero italiano, lavorś intensamente come storico ed erudito. Scrisse, tra l'altro, i Rerum italicarum scriptores e scoprô il celebre " frammento di Muratori " o " canone di Muratori ", manoscritto latino della fine del sec. II, che contiene la piŁ antica lista o canone dei libri della *Bibbia per quanto riguarda il NT. Lo trovś nella Biblioteca Ambrosiana di Milano e lo pubblicś nel 1740.

Musulmano.

Significa " credente ". Designa i seguaci di *Maometto.

Myron.

In greco = " profumo ". Nelle *liturgie orientali, l'olio consacrato dal vescovo e usato principalmente nella *Confermazione.

N

Naaman.

Generale arameo (in Lc 4,27 Ć definito siriaco) che il profeta *Eliseo guarô dalla lebbra (cf 2 Re 5).

Nabatei.

Regno che si estendeva dal Mar Rosso a *Damasco, ad est della *Palestina. La sua capitale era Petra. Durante il regno di Areta IV, san *Paolo dovette fuggire da Damasco facendosi calare in una cesta.

Nabot.

Pio israelita che il re Acab, istigato dalla moglie Gezabele e da falsi testimoni, condannś a morte per lapidazione (1 Re 21).

Nabucodonosor.

Re di Babilonia dal 604 al 562 a. C. Era figlio di Nabopolassar. Nel 597 conquistś Gerusalemme e insediś come re *Sedecôa al posto di Ioiakim, che condusse prigioniero a *Babilonia. Sedecia, che era un re vassallo, si ribellś e Nabucodonosor riconquistś Gerusalemme nel 587, facendo prigionieri tutti i capi del regno di Giuda. Questa data ricorda la *cattivitł di Babilonia (cf 2 Re 25,1-21). Anche nel libro di *Daniele si parla abbondantemente di Nabucodonosor.

Nain.

In ebraico, " bella ". Villaggio della *Galilea, presso il Piccolo *Ermon. GesŁ vi risuscitś il figlio della vedova (cf Lc 7,11-17).

Narcisismo.

Compiacenza eccessiva per le proprie qualitł. Il termine viene da Narciso, il personaggio della *mitologia greca che si innamorś della propria immagine riflessa in uno specchio d'acqua e che, tentando di abbracciarla, affogś. Si usa soprattutto l'aggettivo narcisista.

Natan.

In ebraico, " Yhwh ha dato ". Profeta contemporaneo di *Davide, al quale rinfacciś di aver procurato la morte di Urôa per poterne sposare la vedova (cf 2 Sam 12,1-12). La sua profezia piŁ famosa Ć l'annuncio fatto a Davide che il *messia sarebbe nato dalla sua discendenza: " ...Il tuo trono sarł reso stabile per sempre " (2 Sam 7,1-17).

Natanaele.

In ebraico, " Dio ha dato ". Uno dei primi discepoli di GesŁ, originario di *Cana di Galilea. Di lui parla san *Giovanni. Viene identificato con quello che nei sinottici Ć chiamato *Bartolomeo.

Natura.

La radice latina di questa parola Ć natus = nato. Indica ciś che appartiene ad un essere per la sua stessa origine. E quasi sinonimo di *essenza, sebbene ognuno di questi termini abbia le sue sfumature: essenza Ć ciś che l'essere Ć in se stesso; natura Ć l'essenza come principio dinamico, o di sviluppo. Quando diciamo che Cristo possiede due nature, confessiamo che ha l'essenza divina e l'essenza umana.

Naum.

In ebraico, " Jhwh consola ". Uno dei dodici *Profeti minori. Nel sec. VII a.C. profetizzś la caduta di *Nônive, avvenuta nel 612 a.C.

Navata del tempio.

La parte del tempio destinata all'assemblea dei fedeli. Il nome viene dalla sua forma, che, capovolta, assomiglia a una nave. L'immagine della nave che solca i mari verso la patria coglie perfettamente il senso cristiano della vita, in tensione costante verso la patria eterna.

Navicella.

Recipiente in cui si colloca l'*incenso che si metterł poi nell'incensiere durante alcune celebrazioni liturgiche.

Nazareno.

Appellativo che si dł a GesŁ nei *Vangeli e negli *Atti degli Apostoli, in quanto originario di Nazaret (Mt 26,71; Mc 1,24; 10,47; 14,67; 16,6; Lc 4,34; 24,19; At 2,22; 3,6; 4,10; 6,14; 22,8; 26,9). Si applica anche ai seguaci di GesŁ (cf At 24,5).

Nazaret.

Cittł della *Galilea dove ebbe luogo l'*Annunciazione a Maria e l'incarnazione del Verbo. GesŁ vi abitś finchÄ non cominciś la sua attivitł pubblica. Nell'AT non Ć menzionata. Ai tempi di GesŁ, era un villaggio di poca importanza, che in Gv 1,46 viene nominato con disprezzo. Oggi Ć una cittł che supera i 30.000 abitanti, molto visitata dai pellegrini cristiani, dove si venerano i luoghi che ricordano GesŁ e Maria, specialmente la grande *basilica dell'Annunciazione.

Nazireo - Nazireato.

" Separato, consacrato ". Coloro che facevano promessa di nazireato dovevano astenersi dal bere vino o altre bevande fermentate e non si tagliavano i capelli. Finito il tempo per il quale avevano fatto il voto, offrivano certi sacrifici. Nell'AT si parla di nazireato a proposito di *Sansone (cf Gdc 13) e di *Samuele (1 Sam 1,11) e in altri luoghi. In At 21,23-26 si vede Paolo impegnato in pratiche relative a questo voto.

Nebo.

Montagna in *Moab dalla quale *MosĆ contemplś la *terra promessa e sulla quale morô (Dt 32,49).

Neemia.

In ebraico, " Yhwh consola ". Ebreo, visse tra gli esiliati di *Babilonia occupando un posto importante nella casa reale. Ai tempi del ritorno, fu nominato governatore di *Gerusalemme come rappresentante del re persiano. Ricostruô le mura della cittł, difese i poveri contro gli usurai, procurś la sicurezza generale e prese misure perchÄ la legge fosse rispettata. Il libro di Neemia narra la sua attivitł e riporta numerose liste di famiglie che tornarono dall'esilio e di quelle che aiutarono nella ricostruzione. I libri di Neemia, Esdra e 1 e 2 Cronache formano la cosiddetta opera storica del cronista.

NĆftali.

Figlio di *Giacobbe e padre di una delle dodici tribŁ di Israele.

Negheb.

In ebraico, " terreno secco ". Regione meridionale della *Palestina, dalle montagne di *Giuda al deserto di *Cades. A volte coltivato, a volte desertico e abbandonato per la scarsitł di piogge.

Negromanzia.

Pratica magica consistente nell'evocare e consultare i morti. Si praticava molto nell'Oriente Antico. Fu praticata anche in Israele (cf 1 Sam 28,7-19: qui si tratta di una caso particolare, in cui si consulta un profeta; Dt 18,11), benchÄ fosse proibita come forma di disprezzo verso Dio e, addirittura, castigata con la pena di morte (cf Lv 20,6-27; Is 8,19; 1 Cr 10,13).

Neofita.

Letteralmente, " nuova pianta ". Si chiamano neofiti i nuovi battezzati che stanno ancora nell'ultima fase della preparazione catecumenale. Il fatto specifico di questa tappa Ć l'ingresso pratico nella comunitł di cui fanno gił parte.

Neomenia Novilunio

(dal greco neos e men = " nuovo mese ").

Neoplatonismo.

Rinnovamento del pensiero platonico.

Neoscolastica.

Il rinnovamento della filosofia *scolastica nei secoli XIX-XX, dopo la decadenza dei tempi anteriori. Si concretizzś soprattutto nel neotomismo, incoraggiato principalmente dal papa Leone XIII.

Neotomismo.

Vedi *Neoscolastica.

Neovulgata.

Vedi *Versioni della Bibbia.

Nepotismo.

Dal latino nepos = nipote. Abuso di potere consistente nel favorire i propri parenti, in particolare designandoli per importanti incarichi. Fu una pratica molto frequente nei papi di certe epoche, come il Rinascimento e in secoli successivi.

Nestorio (ca. 380-451).

Monaco antiocheno nominato *patriarca di *Costantinopoli nel 428. Oratore brillante e appassionato predicatore contro le *eresie, asceta nella vita e riformatore del popolo, si guadagnś subito l'ammirazione popolare. Presto, perś, mostrś una concezione eterodossa del mistero dell'*incarnazione. Vedeva le due nature di Cristo molto unite, ma costituenti due *persone. Cominciś a manifestare il suo errore affermando che Maria Ć madre dell'uomo GesŁ (Anthropotokos); affermava, inoltre, che la si poteva chiamare madre di Cristo (Cristotokos), ma non madre di Dio (Theotokos). Non riuscô mai a distinguere natura da persona. Le conseguenze erano gravissime: Dio aveva abitato in un uomo, ma non si era fatto uomo; non era esistita un'autentica incarnazione; cosô cadeva la *Redenzione stessa dell'uomo. Da Nestorio, prende il nome il nestorianesismo.

Fu combattuto soprattutto da san *Cirillo di Alessandria; fu poi condannato nel *sinodo di Roma del 430 e, solennemente, nel concilio ecumenico di *Efeso, nel 431, che, al tempo stesso, lo depose dalla sua *sede. Esiste ancora oggi una Chiesa nestoriana che conta circa 150.000 fedeli, soprattutto in Turchia, in Persia e negli USA, dove risiede, a San Francisco, il patriarca.

New Age.

Movimento culturale occultista che si ispira a madame Blavatsky (1831-1891), (una russa che fu medium spiritista e visse in Tibet, Stati Uniti, India, Inghilterra...), al pensiero indŁ e di altri popoli antichi. Presenta numerose contatti con ideologie come quella dei *rosacroce, dei *teosofi e altri. La New Age non si presenta come religione, ma come filosofia e cultura. Di fatto, i suoi adepti professano idee direttamente contrarie al cristianesimo: negano la Trinitł; professano un certo *panteismo; riducono l'azione di Cristo a un diffuso insegnamento morale; non riconoscono il peccato (il male Ć conseguenza di precedenti reincarnazioni, da cui la conseguente irresponsabilitł personale); la salvezza Ć una faccenda di tecniche e di reincarnazioni... Si sforzano di diffondere le loro idee per mezzo della musica (Allan Parson, John Denver), della letteratura, del cinema, della televisione... Alcuni vedono in questa ideologia una seria minaccia per il cristianesimo nel prossimo futuro (cf C. Vidal, DSO-VD).

Newman, John Henry (1801-1890).

Pastore anglicano. Fu uno degli iniziatori del Movimento di *Oxford. Si convertô al cattolicesimo (1845) e, successivamente, fu nominato *cardinale. Dovette patire molte incomprensioni, innanzi tutto dagli *anglicani, a causa della sua conversione, e poi da parte di alcuni cattolici, che dubitavano della sua piena *ortodossia.

Nicea.

Oggi Iznik, cittł situata nella regione della *Bitinia, in *Asia Minore, dove si celebrarono due concili: a) il primo concilio ecumenico (nel 325) nel quale si condannś *Ario, che negava la divinitł di Cristo; b) il II di Nicea, VII ecumenico (nel 787), nel quale si condannarono gli *iconoclasti e si regolś il culto delle immagini. Questo concilio ha inoltre particolare importanza in quanto Ć l'ultimo riconosciuto come ecumenico dagli *ortodossi e, di conseguenza, Ć l'ultimo comune a orientali e occidentali, comprese le Chiese della *Riforma protestante.

Nichilismo.

Dal latino, nihil = niente, nulla. Indirizzo filosofico che nega qualsiasi credenza e qualsiasi struttura sociale. Apparve come sistema in Russia, nel sec. XIX.

Nicodemo.

In greco, " popolo vittorioso ". *Fariseo, dottore in Israele, magistrato del popolo, ovvero membro del *sinedrio. Fu uno dei pochi giudei socialmente importanti a seguire GesŁ, sia pure con una certa vigliaccheria. San Giovanni narra il suo incontro con GesŁ di notte (cf Gv 3,1-21), il suo intervento in favore del Signore (7,50-52) e la sua partecipazione con *Giuseppe di Arimatea (19,38-42) alla sua sepoltura.

Nicolaiti.

Eretici citati in Apocalisse 2,6.15, la cui dottrina non Ć possibile precisare, ma che fu probabilmente vicina alle concezioni degli *gnostici.

Nilo.

Grande fiume africano, lungo 6470 Km - Ć il piŁ lungo del mondo - e largo fino a 900 metri, in gran parte navigabile. Il limo lasciato dalla piena delle sue acque, per un'ampiezza tra i 5 e i 25 Km, ha sempre costituito una fonte preziosa di vita e di fertilitł per l'*Egitto. Nell'AT Ć menzionato diverse volte; la piŁ importante Ć quella in riferimento all'uscita di Israele dall'Egitto (cf Es 7,17s; Am 8,8; Is 19,5-10; Ger 46,7-8; Ez 30,12; Sal 77(78),43-44).

Nimbo.

Sal latino nimbus = nube. Il cerchio o disco aureo, che circonda la testa di Cristo e dei santi. Si distingue dall'aureola, anello luminoso che circonda la testa dei santi nelle immagini sacre. Sono entrambi segni di luce spirituale e di gloria, gił in uso nell'arte classica precristiana.

Nônive.

Antichissima cittł situata sulle rive del *Tigri, nell'attuale Iraq, gił menzionata da *Hammurabi (sec. XVIII a.C.), capitale del regno di *Assiria dal sec. VIII a.C. (cf 2 Re 19,36; Is 37,37). Nel 612 a.C. fu distrutta, come avevano annunciato i profeti *Naum (1-3) e *Sofonia (2,13-15). L'autore del libro di *Giona colloca in questa cittł la predicazione del profeta. E menzionata anche come residenza di *Tobia.

Nirvana.

Voce sanscrita. I *buddisti chiamano nirvana lo stato di felicitł consistente in una specie di *estasi, nella quale ogni desiderio o appetito sono annientati; l'individuo sembra cosô entrare a far parte dell'essenza divina (nel buddismo non compare un Dio personale). L'annullamento di ogni desiderio Ć la via per giungere a questa situazione.

Nisan.

Primo mese del calendario religioso ebraico, che corrisponde al nostro marzo-aprile. Anticamente veniva chiamato *Abib. Dal 14 al 21 di Nisan si celebrava la festa per antonomasia, la *Pasqua.

NoĆ.

Il decimo dei primitivi *patriarchi, salvato dal *diluvio, con la sua famiglia e gli animali, che dovevano perpetuare le specie, nell'arca da lui stesso fabbricata secondo l'ordine di Dio. E l'uomo di fede, giusto e pio. Dopo il diluvio, offre un *sacrificio gradito a Dio e riceve la promessa che non ci sarł un altro diluvio. Dio stabilisce con NoĆ un'*alleanza, ratificata con il segno dell'arcobaleno (cf Gn 5,28-32; 6,9-28; Is 54,9). Nel NT Ć ricordato diverse volte (Mt 24,39 = Lc 17,26-27; Eb 11,7; 2 Pt 2,5).

Noemi.

In ebraico, " mia delizia ". Donna oriunda di *Betlemme, suocera di Rut e di Orpa, che compare nel libro di *Rut.

Nominalismo.

Sistema filosofico che ammette l'universalitł solo nei nomi, non nelle cose nÄ nel pensiero. Secondo i nominalisti, i concetti universali non sono altro che parole. A portare in modo estremo i principi nominalisti in campo teologico fu Guglielmo d'*Occam, alla fine del Medio Evo, durante la decadenza della *scolastica. Applicando i loro principi alla morale, giungevano a dire che Dio non proibisce alcune azioni in quanto cattive, ma che sono cattive perchÄ Dio le proibisce, cosicchÄ se, ad esempio, Dio comandasse di odiarlo, farlo sarebbe un'opera buona.

Non-violenza.

Atteggiamento opposto alla guerra e, in generale, ai metodi aggressivi, per ottenere quanto si pretende per giustizia. Cerca la soluzione dei conflitti e delle ingiustizie occasionali o strutturali con mezzi pacifici: il dialogo, la forza morale, la resistenza passiva. Il non-violento non rinuncia alla lotta per la giustizia, ma alla guerra o ad altri metodi violenti; per questo si parla di una " nonviolenza attiva ". L'espressione cominciś ad essere usata in questo senso con *Ghandi, nella sua lotta pacifica per l'indipendenza dell'India. Il cristianesimo Ć, per sua natura, contrario alla guerra. Fin dai primi secoli, la vediamo propiziata da scrittori come *Tertulliano, *Origene, *Lattanzio e altri e praticata da soldati convertiti e da altri che preferirono patire la morte piuttosto che usare le armi. Successivamente, si giunse alla giustificazione della cosiddetta " guerra giusta ", soprattutto in senso difensivo e indicando le condizioni necessarie per qualsiasi lotta armata. Altre volte, si tentś di mitigarla se non era possibile impedirla (vedi *Tregua di Dio). Oggi Ć chiara la scelta per la non-violenza, mentre si cercano meccanismi atti a superare l'era delle guerra (vedi anche *Obiezione di coscienza).

Nona.

Vedi *Liturgia delle ore.

Nostradamus, Michele (1503-1566).

Medico ebreo-francese, che si dedicś all'*astrologia e alle arti occulte e fece delle predizioni presentandole come rivelazioni di Dio. Di esse si Ć spesso parlato, soprattutto perchÄ il suo stile oscuro si presta a svariate interpretazioni.

Notturno.

Vedi *Liturgia delle ore: ora di lettura.

Novissimi.

Dal superlativo di novus, = nuovo, ultimo. Le realtł ultime cui l'uomo va incontro alla fine della vita: *morte, *giudizio, *inferno o *paradiso.

Nozze.

*Matrimonio, sposalizio.

Nubile.

Dal latino nubere = sposarsi. Nubile Ć la donna che Ć gił adatta a contrarre matrimonio. Per gli uomini si usa *celibe.

Nullitł.

Dal latino nullum = nessuno, senza valore. Nullitł Ć il fatto che un atto sia carente di efficacia o di valore. Si applica spesso per qualificare un matrimonio che non Ć stato valido per qualche difetto nel momento in cui Ć stato contratto: inganno, pressione morale, mancanza di condizioni giuridiche...

Nume.

Nella religione romana, una forza divina. Al fine di attrarre le diverse forze, era necessario conoscere i diversi numi. Anche in alcune piante e luoghi come sorgenti o boschi si vedevano numi o forze sacre. Al nume di Augusto si rese culto, riconoscendogli un potere quasi divino (cf M. Meslin, DdlR). Oggi si usa anche per designare l'ispirazione dell'intellettuale o dell'artista.

Numeri.

Quarto libro del *Pentateuco. Riprende il tema del cammino nel deserto, dalla partenza dal *Sinai all'inizio della conquista della *terra promessa; riallaccia la narrazione dell'*Esodo interrotta dal *Levitico. Il racconto Ć frequentemente interrotto da elementi di carattere legislativo, censimenti, ecc.

Numidia.

Provincia romana del nord dell'Africa, situata approssimativamente nelle attuali repubbliche di Tunisia e Algeria.

Numinoso.

Aggettivo che caratterizza chi possiede il *nume. In senso lato, soprannaturale, che incute reverenza o timore.

Nunzio apostolico.

Il rappresentante del papa in un paese. Come diplomatico, svolge le funzioni che gli competono presso il governo della nazione. Al tempo stesso, ha funzione pastorale in speciale rapporto con l'episcopato nazionale. In quei paesi con i governi dei quali il Vaticano non ha rapporti diplomatici, a volte viene nominato un rappresentante detto pro-nunzio. Vedi *Legato pontificio.

Nuova alleanza.

L'alleanza che, secondo i profeti dell'AT, Dio avrebbe realizzato in sostituzione della vecchia alleanza di MosĆ " che avevano infranto ". Questa nuova alleanza doveva essere interiore; ad essa si sarebbe aderito non per obbligo, ma volontariamente, grazie ad un cuore trasformato (cf Ger 31,31-34; Ez 36,26-27). Cristo compie pienamente la promessa della nuova alleanza. Nell'*ultima cena, nel pronunciare la benedizione sul vino, dice: " Questo Ć il calice della nuova alleanza nel mio sangue che viene versato per voi... " (Lc 22,20). Il sacrificio imperfetto, compiuto con il sangue degli animali (cf Es 24,5-8) Ć sostituito da quello di Cristo stesso, sigillato dal suo sangue. San Paolo vede la vecchia alleanza come *tipo o immagine di quella definitiva (cf Col 2,17). La lettera agli *Ebrei, che sviluppa il tema del *sacerdozio di Cristo, si riferisce concretamente anche all'alleanza che lui stabilisce (cf Eb 8,6; 12,24; 13,20).

Nuova creazione.

La Bibbia parla numerose volte di una nuova creazione. Questa nuova creazione Ć la trasformazione della prima, contaminata dal peccato, in una realtł purificata e pulita. I *profeti dell'AT aspettavano la restaurazione di *Israele, un mondo nuovo che avrebbe fatto irruzione nella storia con la venuta di colui che doveva venire. Effettivamente, Cristo rinnovś l'uomo. Nel NT, san *Paolo vede chi Ć passato alla vita in Cristo come una nuova creazione (2 Cor 5,17). In 2 Pt 3,13 si dice: " E poi, secondo la sua promessa, noi aspettiamo nuovi cieli e una terra nuova, nei quali avrł stabile dimora la giustizia " (cf 2 Pt 3,3-13).

Nuova Gerusalemme.

I *profeti indicavano con questa espressione la cittł ideale nella quale si sarebbero raccolti tutti i popoli al compimento delle speranze messianiche. Nel NT e nell'attuale terminologia cristiana, la nuova Gerusalemme o Gerusalemme celeste o Gerusalemme che scende dall'alto Ć il *cielo (cf Ap 3,12; 21,2-22; Gal 4,26).

Nuovo Testamento.

L'insieme dei 27 libri scritti dopo Cristo e ammessi dalla Chiesa come *canonici o ispirati da Dio. Si dividono in:

4 Vangeli: Matteo, Marco, Luca e Giovanni.

1 libro " storico ": gli Atti degli Apostoli.

21 lettere: a) Gruppo paolino (14): Romani, 1 e 2 Corinzi, Galati, Efesini, Filippesi, Colossesi, 1 e 2 Tessalonicesi, 1 e 2 Timoteo, Tito, Filemone, e Ebrei; b) Cattoliche (7): Giacomo, 1 e 2 Pietro, 1, 2 e 3 Giovanni, Giuda.

1 libro profetico: l'Apocalisse.

Nuziale.

Che si riferisce alle nozze o *matrimonio.

O

Obbedienza.

1. *VirtŁ morale per mezzo della quale si accetta e si realizza la volontł di un legittimo superiore.

2. Nella *vita religiosa Ć uno dei tre *consigli evangelici che i membri si impegnano per voto a rispettare, " ad imitazione di Cristo, obbediente fino alla morte " (CIC 601). Esistono *ordini antichi (vedi Vita religiosa) che pronunciano solo il voto di obbedienza; in esso sono compresi, assieme alla vita in comunitł, gli altri consigli evangelici (povertł e castitł).

3. Si chiama obbedienza anche la destinazione o la funzione che un superiore religioso assegna a un determinato membro della comunitł.

4. Il documento del superiore con cui assegna un mandato.

Obiezione di coscienza.

Rifiuto di obbedire a un'ordine o a una disposizione legale perchÄ la propria coscienza impone una tale disobbedienza. Il principio o base fondamentale dell'obiezione di coscienza sta nel fatto che le leggi o altre disposizioni umane sono fallibili e in alcuni casi appare chiaro all'individuo che sono contrarie alla volontł di Dio. San *Paolo dice: " Ciascuno di noi renderł conto a Dio di se stesso " (Rm 14,12). E gli apostoli Pietro e Giovanni risposero ai capi di Israele che impedivano loro di insegnare nel nome di GesŁ: " Se sia giusto innanzi a Dio obbedire a voi piŁ che a lui, giudicatelo voi stessi; noi non possiamo tacere quello che abbiamo visto e ascoltato " (At 4,19). Uno degli ambiti concreti in cui si suole ricorrere all'obiezione di coscienza Ć quello del servizio militare. Numerosi paesi ammettono l'obiezione e prevedono servizi alternativi.

Oblata.

Nell'antica liturgia cristiana, i pani offerti per la consacrazione e la distribuzione.

Oblato.

Dal latino oblatus = offerto. Designa una persona offerta a Dio.

1. Storicamente, si riferisce alla pratica (particolarmente in uso dal sec. IV al Concilio di Trento) dell'oblazione di fanciulli ai monasteri.

2. Il termine indica anche i laici adulti affiliati a ordini religiosi ma senza pronunciare i voti solenni, spesso per poter svolgere un determinato servizio (assistenza ai malati, educazione della gioventŁ...).

3. Numerosi istituti religiosi e secolari hanno adottato questa denominazione, pur pronunciando i tre voti semplici; in questo caso, essa indica solo un tipo di spiritualitł, l'offerta di sÄ.

Oblazione.

L'offerta del sacrificio. Nella messa, il pane e il vino e ogni altra cosa portata all'altare nella processione dell'offertorio. Vedi *Messa. Parti: Preghiera eucaristica.

Obolo.

Piccola moneta greca di bronzo. E sinonimo di piccola offerta in denaro, elemosina.

Occam, Guglielmo di (1270-1347).

Francescano inglese, professore a *Oxford, principale rappresentante del *nominalismo. In ambito morale, professś il *volontarismo. Fu scomunicato nel 1328.

Occasionalismo.

Dottrina filosofica secondo la quale gli esseri finiti non possiedono azione causale efficiente, ma sono mere cause occasionali dell'azione di Dio. Le creature sono semplici condizioni (Malebranche), ovvero strumenti passivi dell'agire di Dio (Geulincx). " Non essendo possibile un essere senza azione, l'occasionalismo conduce logicamente al panteismo " (W. Brugger, DF-H).

Occultismo.

Pratiche *magiche e misteriose con cui si tenta di conoscere e di dominare la natura. Mentre la fede si avvicina al sacro con atteggiamento religioso, l'occultismo lo fa da una falsa religiositł, o da una prospettiva profana. E affine alla *magia, all'*astrologia, alla divinazione (vedi *-Manzia)...

Octogesima adveniens.

Vedi *Dottrina sociale della Chiesa.

Odio.

Peccato direttamente opposto all'*amore. Desiderio che al prossimo sopraggiunga il male o, addirittura, che scompaia. Chi odia ha volontł omicida. Per questo, san Giovanni dice che " chiunque odia il proprio fratello Ć omicida " (1 Gv 3,15).

Offerta.

Elemosina che si dł al sacerdote per dei servizi religiosi, generalmente per l'intenzione della messa secondo la volontł del donatore; la cosa piŁ comune Ć che si chieda in favore dei propri parenti defunti. Pur essendo una abitudine in sÄ molto buona, in pratica puś favorire una deviazione: chi " ordina " una *messa si disinteressa personalmente della celebrazione o immagina che la propria partecipazione al sacrificio sia carente di efficacia, di modo che attribuisce tutto l'effetto impetrativo alla preghiera del *ministro ordinato. Questo implica il disconoscimento del *sacerdozio comune di tutti i fedeli. Il Diritto Canonico dedica a questo tema tutto un capitolo (n. 945-958) e altre allusioni (c. 1385), indubbiamente per la facilitł di cadere in un concetto sbagliato del suo senso.

Offerte.

Nella *liturgia, a) come accezione principale, indicano il pane, il vino e l'acqua che si portano all'altare al momento della *presentazione delle offerte (vedi *Messa), per essere consacrati; b) altri doni che si presentano nello stesso momento con diversi fini: offerte per i bisognosi, per il culto, ecc.

Offertorio.

Si suole dare questo nome alla parte della *messa durante la quale si preparano e si portano all'*altare i doni, ma il termine non Ć adeguato, perchÄ genera confusione: ciś che si offre nella messa Ć il corpo e il sangue di Cristo (offerta del sacrificio dopo la consacrazione). La designazione piŁ adeguata per ciś che viene impropriamente chiamato " offertorio " Ć presentazione delle offerte. Il momento che segue la consacrazione, nel quale si offre esplicitamente il sacrificio, Ć chiamato *anamnesi e offerta: nell'adempiere al comandamento del Signore, la Chiesa ne celebra la memoria e offre al Padre nello Spirito Santo la vittima immacolata. Vedi *Messa. Parti. Liturgia eucaristica.

Ofir.

Luogo dove si recavano le navi israelite per caricare oro e pietre preziose. E menzionato numerose volte nell'AT, ma non Ć stato finora possibile localizzarlo.

Oggettivismo.

Giudizio o valutazione di qualcosa che prende a norma l'oggetto, ciś che Ć esterno alla persona che opera il giudizio. E l'opposto del *soggettivismo.

Ogivale (arte, stile).

Designazione equivalente a *gotico, per l'uso che si fa in questo stile di ogive o archi a sesto acuto.

Oli santi.

Olio consacrato dal vescovo il Giovedô santo durante la Messa Crismale celebrata la mattina (nel pomeriggio si celebra la messa " in cena Domini ". A seconda della loro destinazione, si impartiscono diverse *benedizioni: olio dei catecumeni (per il battesimo), olio per i malati, crisma (che Ć olio con profumo) per i cresimandi.

Olier, Jean-Jacques (+ 1657).

*Presbitero francese, scrittore di spiritualitł e fondatore della Societł di san Sulpizio, dedita alla formazione del *clero. Vedi *Sulpiziani.

Oligarchia.

In greco, " governo di pochi ". Sistema di governo nel quale il potere Ć esercitato da pochi, in genere appartenenti ad una determinata classe sociale.

Olocausto.

1. Il sacrificio nel quale la vittima Ć arsa completamente. In Israele, il sacrificio mattutino e il sacrificio vespertino, che si offrivano tutti i giorni (per questo si parlava di sacrificio perpetuo) erano olocausti.

2. Genocidio degli ebrei nei campi di sterminio nazisti durante la seconda guerra mondiale.

Omega.

Vedi *Alfa e Omega.

Omelia.

E la parte della celebrazione liturgica che proclama le meraviglie di Dio partendo dai testi sacri (letture o altre parti) e mettendoli in relazione con il mistero che si celebra e con la vita concreta della comunitł.

Tiene dunque conto dell'aspetto biblico, misterico (relazione con la parte centrale del sacramento) e antropologico (parte dalla vita e si proietta verso la vita). (Cf SC 35,2; Ordinamento generale del Messale Romano, n. 41; CIC 767, 1; Documento di Puebla, n. 930.)

Omeliario.

Libro che contiene omelie.

Omerale.

Larga fascia che il vescovo o il sacerdote portano sulle spalle, con la parte anteriore della quale si coprono le mani per evitare di toccare direttamente la *pisside o *l'ostensorio, nel benedire con il *Santissimo o quando lo si porta in processione.

Omicidio.

Cagionare la morte di un essere umano. E uno dei peccati considerati dalla Chiesa fin dai primi secoli cristiani come crimini particolarmente gravi, poichÄ privano della vita, il bene piŁ grande dell'uomo.

Omosessualitł.

Forma deviata o pervertita per la quale una persona rivolge le sue tendenze sessuali verso una persona del suo stesso sesso. Quella maschile si chiama anche sodomia; quella femminile lesbismo o saffismo. Ci sono persone che ne soffrono per costituzione anomala o come effetto di situazioni traumatiche nell'infanzia; altre la acquisiscono successivamente; si nota il suo aumento nelle societł decadenti. D'altra parte, esistono spesso tendenze omosessuali limitate a periodi passeggeri della vita, come nell'adolescenza, prima di giungere a maturare una corretta sessualitł. Si definisce bisessuale chi prova attrazione sessuale per persone sia dell'altro sesso che del proprio.

Onagro.

Animale simile all'asino, ma di taglia piŁ grande, nel quale Giobbe ammira l'amore per la libertł (cf Gb 39,5). E citato anche in altri libri dell'AT.

Onan.

Figlio di Giuda. Avendo contratto matrimonio per la legge del *levirato con la vedova di suo fratello, evitś con malizia di avere figli, per cui Dio lo punô con la morte (cf Gn 38,6-11). Da Onan prende nome l'*onanismo.

Onanismo.

Peccato che consiste nel consumare il matrimonio evitando con mezzi illeciti di avere figli. Il nome viene da Onan.

Onciale.

Tipo di lettere grandi (alte un'oncia), separate tra loro, in uso fino al sec. IX, quando divenne comune il tipo minuscolo, piŁ rapido ed economico in quanto richiede meno spazio. Vedi *Codice.

Onesimo.

Schiavo del ricco *Filemone, della cittł di *Colossi, che fuggô dal suo padrone. Giunto a Roma, *Paolo lo convertô e lo inviś a Filemone con una splendida lettera nella quale gli chiede di rendere la libertł a Onesimo e di inviarlo a Roma, perchÄ lo aiuti " nelle catene che porto per il vangelo ". BenchÄ Paolo non condanni esplicitamente la schiavitŁ, nella lettera a Filemone esprime con forza la realtł che distrugge la schiavitŁ: lo schiavo Ć un fratello (Fm 16).

Onnipotenza.

Attributo (qualitł) esclusivo di Dio, che significa " ogni potere ". Dio puś fare tutto, salvo ciś che implichi contraddizioni, perchÄ questa sarebbe un'imperfezione.

Onnipresenza.

Attributo o proprietł di Dio che consiste nell'essere presente allo stesso tempo in ogni luogo.

Onniscienza.

Proprietł di Dio in virtŁ della quale conosce tutto in maniera perfetta.

Ontologia.

Scienza o trattato dell'ente, vale a dire la parte della *filosofia che studia l'essere in quanto tale.

Ontologico, Argomento.

Dimostrazione dell'esistenza di Dio proposta da sant'*Anselmo di Canterbury (1109), considerato il primo rappresentante della *Scolastica. Il suo argomento Ć detto ontologico perchÄ si basa sull'idea stessa dell'essere: Dio Ć l'essere al di sopra del quale non se ne puś concepire alcun altro. Se non esistesse, se ne potrebbe concepire un altro esistente e, pertanto, piŁ perfetto. Quindi... Ci sono importanti filosofi che lo danno per valido. San *Tommaso e molti altri non lo ammettono perchÄ vedono un salto dall'ordine logico all'ordine della realtł.

Ontologismo.

Teoria filosofica che cerca di spiegare l'origine delle idee e della conoscenza partendo da Dio, l'essere primo (da cui il termine). Importanti sostenitori dell'ontologismo furono Malebranche (filosofo francese del sec. XVII) e Gioberti (italiano del sec. XIX).

Opinione pubblica.

E' il parere che l'insieme o la maggioranza della gente ha su un fatto determinato. E molto importante, dato che si riflette nelle disposizioni dei legislatori e dei governanti nella maggioranza dei casi. In larga misura, si forma attraverso i *mezzi di comunicazione di massa. La *pastorale deve essere fortemente interessata a questa opinione e ai mezzi piŁ efficaci per renderla positiva.

Opus Dei.

Espressione latina che significa Opera di Dio o servizio di Dio.

1. Nella Regola di san *Benedetto (cap. 43) designa la preghiera liturgica.

2. Questo nome si dł abitualmente all'istituto secolare fondato nel 1928 da Josemarĺa Escrivç de Balaguer, che comprende rami maschili e femminili e membri sia presbiteri che laici sposati o celibi. Il suo apostolato si rivolge principalmente ad attuali o potenziali dirigenti.

Opzione fondamentale.

Concetto basilare nel rinnovamento della *teologia *morale degli ultimi tempi. E l'atteggiamento radicale o centrale della persona che qualifica o determina la bontł o meno del suo agire perchÄ incarna il senso radicale che la persona dł alla sua vita. Gli atti sono piŁ o meno buoni a seconda dell'atteggiamento dal quale sgorgano; l'individuo, prima che gli si presenti l'occasione puntuale di realizzare qualcosa, gił vi aderisce o lo rifiuta. Ma l'azione tocca l'atteggiamento fondamentale, che si va rafforzando, indebolendo o modificando nella opzione concreta di ogni atto. " Non comprenderemo il centro della persona senza i suoi atti, nÄ gli atti senza la profonditł trascendentale della persona " (M. Garcĺa Leyva, DAP-VD). Ad esempio, prima che si presenti la facile opportunitł di impadronirci di una cosa altrui, l'atteggiamento fondamentale indica che cosa farł il soggetto in quel momento. Se bene intesa, la dottrina della opzione o atteggiamento fondamentale non toglie alcuna importanza ai singoli atti, che la esprimono normalmente e la rafforzano o indeboliscono.

Opzione preferenziale per i poveri.

Scelta di preferenza per le classi economicamente piŁ bisognose nell'organizzare dei progetti *pastorali e nel tradurli in pratica. Anche se molti nella Chiesa l'hanno vissuta nel corso dei secoli, oggi si Ć assunta una coscienza piŁ acuta di questa necessitł di fronte a interi popoli che vivono in condizioni inumane accanto a gente che vive nell'opulenza. L'opzione preferenziale per i poveri Ć un'esigenza evangelica: la fece GesŁ nelle parole (cf il suo discorso inaugurale a *Nazaret: Lc 4,18; molti insegnamenti sul distacco dai beni e sull'interesse per i poveri - il povero Lazzaro, l'obolo della vedova, ecc. - ) e nelle opere (guarigioni, per esempio). Anche se fu inviato per salvare tutti, Ć indubbia la sua preferenza per i poveri. Questa preferenza Ć essenziale nell'essere cristiani: la esige la *caritł, norma suprema e unico valore definitivo. Quindi, se oggi se ne parla Ć solo per il risveglio di una coscienza che si era addormentata al riguardo. L'aggettivo preferenziale mette in evidenza che non si tratta di un'opzione unica, benchÄ urgente e irrinunciabile. Si sono pronunciate esplicitamente in questo senso le Conferenze Generali dell'Episcopato dell'America Latina svoltesi a Medellĺn (cf Documento n. 14) e a Puebla (cf Documento n. 1134-1165).

Oracolo.

Una sentenza che manifesta la volontł di Dio all'uomo. Nell'AT Ć una delle principali funzioni del sacerdote nelle prime epoche. Nei *profeti, prende spesso il nome di oracolo un enunciato che puś essere di diversi generi: a) di salvezza: annuncio di liberazione da parte di Dio; normalmente comprende la formula " non temere "; b) contro le nazioni pagane: annuncio di castigo. In generale si chiama oracolo la risposta di Dio all'uomo che lo consulta (cf F. Serrano - A. SchÜkel, DTCB; X. LÄon-Dufour, DNT-C).

Orange.

Cittł della Francia, a nord di *Avignone, dove furono celebrati diversi *concili non ecumenici; il piŁ importante fu il II (nel 529), nel quale si condannś il semipelagianesimo.

Oratio dominica.

Si chiama cosô il *Padre Nostro, perchÄ ci Ć stata insegnata dal Signore, in latino Dominus.

Oratorio.

" Luogo destinato, su licenza dell'*Ordinario, al *culto divino, in favore di una comunitł o di un gruppo di fedeli che ivi si radunano, e al quale possono accedere anche altri fedeli con il consenso del Superiore competente " (CDC 1223). E un luogo normalmente piŁ piccolo di una chiesa, che puś trovarsi anche all'interno di un altro edificio (casa, collegio, ospedale).

Ordalôa - Giudizio di Dio.

Il rimettere a Dio il giudizio su una persona o una vicenda sottomettendola a una prova o tirando a sorte. Esempio: 1 Re 17, 20-40 (il caso di *Elia e dei falsi profeti).

Nel Medio Evo si introdusse la riprovevole abitudine di ricorrere a Dio mediante le ordalôe per molte faccende. Per provare la propria innocenza si poteva essere costretti a camminare sui carboni ardenti, o si veniva gettati in uno stagno con le mani legate... Se l'accusato ne usciva senza ferite o galleggiava, era ritenuto innocente; in caso contrario, lo si riteneva colpevole. Questo Ć " tentare " Dio, cercando di obbligarlo a risolvere i nostri problemi.

Ordinario del luogo.

Il vescovo o altro prelato a cui Ć stato affidato il governo di una *diocesi o di una circoscrizione equivalente, come una *prelatura o un *vicariato.

Ordinazione.

Rito liturgico con il quale si conferisce il sacramento dell'*ordine.

Ordine religioso.

Vedi *Vita religiosa.

Ordine, Sacramento dell'.

Sacramento con il quale si conferisce a un uomo il *ministero sacerdotale " ordinato ". E l'unico sacramento che ha diversi gradi: *episcopato (che Ć quello originario del quale partecipano gli altri due), *presbiterato e *diaconato.

Oreb.

Nome dato al monte *Sinai.

Orfeo - Orfismo.

Orfeo Ć un dio della *mitologia greca sul quale si scrissero numerosi libri *apocrifi (occulti) e sorsero pratiche orfiche o orfismo. Gli scritti mitologici attribuiscono al poeta Orfeo l'introduzione dei misteri delle religioni elleniche. Tuttavia, l'orfismo professa dottrine *dualiste, tipiche dell'Oriente, non della Grecia. In questo dualismo, si avverte la preoccupazione per i problemi del male e della salvezza.

Orgoglio.

Il primo dei *peccati mortali. Porta in sÄ la malizia di porsi al di sopra degli altri disprezzandoli e il vuoto della menzogna, poichÄ l'orgoglioso si ritiene piŁ di quello che Ć, o si attribuisce ciś che gli viene da Dio.

Orientamenti pastorali.

Insieme di suggerimenti (che possono essere stabiliti come norme) che l'autoritł corrispondente detta per regolare l'azione *pastorale d'insieme, enfatizzando i punti a cui si deve prestare maggiore attenzione. Sono particolarmente importanti in ogni paese gli Orientamenti pastorali della *Conferenza Episcopale.

Origene.

Famoso scrittore ecclesiastico nato ad *Alessandria nel 184 e morto a Tiro nel 254. Di intelligenza profonda e instancabile lavoratore, scrisse molte opere, soprattutto sulla Bibbia. L'opera principale fu la *Hexapla. Fu a capo della scuola alessandrina. Non fu esente da alcuni errori, come la credenza nella preesistenza delle anime e l'*apocatastasi o *palingenesi (= riduzione allo stato primo), secondo la quale l'*inferno non Ć eterno, ma i condannati si vanno purificando fino a che, secondo 1 Cor 15,28, " Dio sia tutto in tutti ".

Orixłs - Voduns.

Divinitł intermediarie tra l'essere supremo, chiamato Olorum (= il Cielo) - che non Ć oggetto di culto diretto - e l'uomo. Tali divinitł reggono gli atti della vita umana e devono essere consultate e obbedite. Nel *Pantheon africano esistevano circa 400 orixłs. I negri portati in Brasile ne conservarono poco piŁ di dieci. I principali erano: Obatalł o Orixalł (= Il Grande Orixł, o Firmamento), Odudua (= la Terra), Aganju (la terraferma), Iemanjł (l'acqua) (cf C. Folch Gomes, Macumba, 13-14).

Orsoline.

Congregazione religiosa fondata in Italia da sant'Angela Merici nel 1535, che adottś la regola di sant'*Agostino. Fu la prima congregazione femminile consacrata all'insegnamento. Si dedicano anche all'assistenza ai malati. Successivamente, molti altri istituti femminili hanno adottato lo stesso nome, a volte spinti dalla necessitł di essere riconosciuti come congregazioni dedite all'educazione.

Ortodossia.

1. Letteralmente, retta lode. In genere, si usa nel senso di retta dottrina, in opposizione a *eterodossia. E significativo che la retta dottrina sia designata come retta lode: la religiositł Ć fondamentalmente un rapporto vivo con Dio, non un mero consenso intellettuale.

2. L'insieme delle Chiese orientali. Vedi *Scisma.

Ortodosso.

1. Chi professa la vera dottrina.

2. Membro della Chiesa orientale separata da Roma.

Osanna.

Grido o acclamazione ebraica di lode che Ć entrato a far parte, come esclamazione di giubilo, anche della liturgia cristiana. Si usa nel *santo della *messa.

Osea.

In ebraico, " Yhwh salva ". Il primo dei dodici profeti minori. Svolse la sua missione, approssimativamente, tra il 750 e il 730 a.C. Il suo messaggio Ć energico: " Io voglio amore, non sacrificio ". Denuncia soprattutto i capi che perpetrano violenze e ingiustizie sociali. " Con una sorprendente audacia e una passione impressionante, l'anima tenera e violenta di Osea esprime per la prima volta i rapporti di Yhwh e di Israele nella terminologia del matrimonio. Tutto il suo messaggio ha come tema fondamentale l'amore di Dio disprezzato dal suo popolo " (E. Osty, BJ). Dopo di lui, *Geremia, *Ezechiele, *Isaia, e il *Cantico dei Cantici useranno l'immagine del matrimonio per significare il rapporto tra Dio e il suo popolo o tra Dio e l'uomo; nel NT si userł per esprimere il rapporto di Cristo con la Chiesa.

Ostensorio.

Custodia di metallo prezioso munita di vetro nel quale si colloca il *Santissimo per esporlo all'adorazione dei fedeli o per portarlo in processione. Diffuso dopo il sec. XIV.

Ostia.

" Vittima " che si offre in sacrificio. Al principio, come si usava tra gli ebrei, un animale, ovvero un essere vivente. Oggi designa il pane che si usa nella messa e che, una volta consacrato, Ć offerto in sacrificio.

Ostinazione

In una prospettiva religiosa, Ć " la resistenza abituale o costante all'azione divina " (Hesse).

Ostrakon.

Frammento di terracotta su cui gli ateniesi scrivevano il nome del condannato all'esilio (di 5 o 10 anni), da cui il termine ostracismo. Su alcuni ostraka, gli archeologi hanno trovato brevi testi della Bibbia.

Otre.

Pelle di animale (generalmente di capra) che, cucita lungo il bordo salvo che nella parte corrispondente al collo, e venendo a formare cosô una sorta di sacco, serve per contenere liquidi, come acqua, latte, vino, olio. E menzionato da GesŁ nel Vangelo (cf Mt 9,17 e par.). Oggi, praticamente, il suo uso Ć scomparso.

Ottava.

In *liturgia, l'ottavo giorno a contare da una solennitł e anche l'insieme degli otto giorni.

Oxford.

Cittł dell'Inghilterra, sede della celebre universitł, fondata intorno al 1200. La Sorbona (Parigi), Bologna, Oxford e Salamanca furono i quattro Studi Generali (che poi si sarebbero chiamati universitł) piŁ famosi. Nacquero tutti come centri ecclesiali.

Oxford, Movimento di.

La corrente, o movimento, sorto nell'ambito universitario di Oxford nella prima metł del sec. XIX. Fu promosso da giovani chierici desiderosi che la Chiesa *Anglicana ritrovasse lo spirito originale del cristianesimo. L'iniziatore fu John Keble, ma a dargli un forte impulso fu soprattutto John Henry *Newman, che con i suoi tracts (foglietti di propaganda programmatica che diedero al movimento anche il nome di *Trattariano) e i suoi sermoni acquistś grande risonanza come principale teologo del suo tempo in Inghilterra e promotore del nuovo spirito. Gli studi portarono numerosi rappresentanti del movimento all'unione con Roma. Newman si converte al cattolicesimo nel 1845; *Manning (1808-1892) lo farł nel 1851. Entrambi, come *Wisemann (1802-1865), animatore dei convertiti, furono poi nominati *cardinali. La spinta del movimento fu tale da condurre alla restaurazione della *gerarchia in Inghilterra, con la creazione di 13 *diocesi cattoliche nel 1850.

Ozanam, FrÄdÄric (1813-1853).

Laico francese impegnato nella pastorale e nel progresso sociale. Si interessś agli operai e a un avvicinamento ad essi della classe borghese e dell'aristocrazia. Fondś le *Conferenze di san Vincenzo de Paoli per aiutare i bisognosi.

P

Pace.

Nell'ordine personale, l'integrazione dell'essere umano che lo fa vivere in armonia e pienezza interiore e verso l'esterno.

Nell'ordine sociale, intesa tra gli uomini, tra le classi sociali e tra gli Stati. La pace non Ć semplicemente assenza di guerra o di lotta, ma percezione ed esperienza di pienezza crescente, cementata sulla *giustizia e sulla collaborazione o solidarietł.

Per il popolo ebraico, la pace Ć la speranza *messianica per eccellenza e l'anelito radicale dell'uomo, che si concretizza nel saluto: " La pace sia con te ", al quale si risponde: " E con il tuo Spirito ". " La parola ebraica shalom non si adatta nÄ al latino pax, nÄ al greco eirene. Etimologicamente, deriva dalla radice sumera shlm e dall'accadico shalamu = essere sano, integro (...). Per *Israele, il contenuto di shalom si puś descrivere come segue: shalom significa la totale armonia all'interno della comunitł che, grazie all'ordine, Ć penetrata dalla benedizione di Dio e rende cosô possibile una crescita libera e senza ostacoli dell'uomo in tutti i suoi aspetti. Questo spiega il fatto che shalom sia un concetto assai ampio, frequentemente usato, tanto per la vita quotidiana come per le piŁ alte speranze religiose. Con esso si esprime la salute del corpo (Is 57,18s; Ger 6,14); si usa come formula di saluto (Gn 29,6; 43,27; 1 Sam 16,4s); si parla di "andare in pace" (Gn 26,29; Es 18,23); si "desidera" la pace (Dt 23,7; Ger 29,7); si "dorme" in pace (Sal 4,9) e si Ć "sepolti" in pace (Gn 15,15; 2 Re 22,20) " (H. Gross, in Baur, DT-H, c. 778-779).

Dio Ć " il Dio della pace " (Rm 15,33; 16,20; 1 Cor 14,33) e ce l'ha data nel suo Figlio, di cui san *Paolo dice: " Egli Ć la nostra pace " (Ef 2,14). GesŁ proclamś beati " quelli che cercano la pace " o " gli operatori di pace " (Mt 5,9), e ordina ai suoi di salutare augurando la pace (cf Mt 10,13; Lc 10,5). Il saluto all'inizio di quasi tutte le lettere paoline Ć un augurio di grazia e di pace (cf 1 e 2 Cor, Gal, Ef, Fil, Fm, Col, 1 e 2 Tm, Tt).

Pacem in terris.

Vedi *Dottrina sociale della Chiesa.

Pachamama.

Tra i nativi degli altipiani andini del PerŁ e della Bolivia, Ć la divinitł della feconditł e della fertilitł, Ć la Madre Terra, che con l'acqua produce ciś che Ć necessario per la vita dell'uomo.

Pacomio, san (, 346).

*Asceta, vissuto nella Tebaide (vedi *Tebe), Alto *Egitto. Fu lui, con genialitł organizzatrice, a cambiare la vita solitaria degli *eremiti in quella comunitaria o *cenobitica. Compose una saggia *regola ed ebbe numerosissimi seguaci, che si dedicavano alla preghiera e al lavoro manuale dell'artigianato e della coltivazione dei campi.

Padovano.

*Sacramentario della famiglia di quello gregoriano.

Padre Nostro - Oratio dominica.

Dal latino Dominus = Signore. La preghiera che GesŁ insegnś ai suoi discepoli quando questi gli chiesero che insegnasse loro a pregare (cf Lc 11,1-4; Mt 6,9-13). E riportato da Matteo e Luca e si trova anche nella *DidachĆ (8,2), libro quasi contemporaneo a Mt e Lc. La DidachĆ lo conclude con una lode: " PerchÄ tuo Ć il regno, il potere e la gloria per sempre ". Matteo lo colloca nel *discorso della montagna, quando parla della preghiera. Luca offre il contesto in cui GesŁ lo pronunciś e lo trasmette in una formulazione piŁ breve.

Quando GesŁ prega, come vediamo nei *Vangeli, chiama sempre Dio Padre, e lo fa in un senso molto personale, tutto suo. Ma anche ai suoi discepoli insegna a rivolgersi a Dio come Padre.

Tutta la prima parte di questa preghiera ha un senso *escatologico: venga il *regno di Dio, sia fatta la sua volontł. La seconda parte si riferisce ai bisogni quotidiani dell'uomo nell'attesa del Regno. Il Padre Nostro Ć la preghiera che esprime la nostra condizione di figli di Dio e la fraternitł cristiana. Nel corso della storia della Chiesa Ć stato commentato da molti illustri scrittori.

Padri della Chiesa.

Scrittori ecclesiastici dei primi secoli, si suole dividerli in tre gruppi:

- Padri apostolici: quelli che conobbero direttamente uno dei dodici apostoli (san Giovanni visse fino all'anno 100 circa). Tra questi citiamo: san Clemente, papa dall'88 al 97, del quale si conservano due lettere; gli sconosciuti autori della *DidachĆ, della Lettera a Barnaba e della Lettera a Diogneto; sant'*Ignazio di Antiochia, del quale abbiamo sette lettere; san *Policarpo di Smirne (due lettere); *Papia, vescovo di Ierapolis (commenti ai detti del Signore); *Erma, fratello del papa san Pio I, autore de Il Pastore.

- Padri apologeti: sono quelli che scrissero tra il 150 e il 300. I loro scritti sono a difesa dei cristiani e della loro fede di fronte alle autoritł civili e contro i filosofi pagani e gli *eretici cristiani. Tra questi: Aristide di Atene, sant'*Ireneo di Lione, san Clemente d'Alessandria, san Cipriano di Cartagine. Non figurano come padri *Origene e *Tertulliano per alcune circostanze della loro vita e per certe loro dottrine, benchÄ molti dei loro scritti siano citati alla pari delle opere dei padri.

- Padri dogmatici: maestri di teologia i cui scritti continuano ad alimentare la fede della Chiesa. Ad essi ricorrono i papi, i *concili e i teologi di tutti i tempi. Vissero tra il sec. IV e l'VIII (san *Bernardo, benchÄ posteriore, Ć compreso tra questi). Sono molti. Tra quelli orientali (scrissero in greco), sono particolarmente importanti: sant'Atanasio (296-379), san Basilio Magno (329-379), san Gregorio di Nazianzo (328-389) e san *Giovanni Crisostomo (347-407). Tra i padri occidentali (scrissero in latino), ricordiamo: sant'Ilario (303-367), sant'*Ambrogio (340-397), san *Girolamo (331-420) e sant'*Agostino (354-430). Altri padri importanti furono: san Giovanni Damasceno (, 749), sant'Isidoro di Siviglia (, 636) e sant'Ildefonso di Toledo (, 667).

Padrino.

Colui che assiste il catecumeno nella sua formazione, lo presenta al battesimo e lo accompagna nella sua vita cristiana. Se si tratta del battesimo di un bambino, non Ć necessario il *catecumenato; in questo caso, accompagna i genitori e si assume con essi la responsabilitł della futura formazione del bambino battezzato (cf CIC 872-874). E previsto anche che vi sia un padrino nella *confermazione; si consiglia che sia lo stesso del battesimo (cf CIC 892-893). Il padrino o la madrina devono essere cattolici, aver compiuto sedici anni e avere ricevuto i sacramenti dell'eucaristia e della confermazione. Non puś essere il padre o la madre del battezzando (CIC 874).

Pafo.

Cittł portuale a sud-ovest dell'isola di *Cipro. *Paolo, *Barnaba e *Marco vi passarono durante il primo viaggio (cf At 13,6-30).

Pagano.

Il cristianesimo, nell'impero romano, si diffuse soprattutto nelle cittł, raggiungendo solo piŁ tardi le campagne, tanto che il termine paganus = abitante del villaggio (pagus), venne a identificare il non cristiano. Nell'AT, coloro che non appartenevano al popolo di Dio venivano denominati *gentili. Altre volte si parlava delle nazioni nello stesso senso.

Pagoda.

Tempio o edificio religioso *buddista.

Palestina.

Il territorio nel quale o intorno al quale si svolge la storia biblica. Il nome deriva da *filistei, benchÄ essi ne occupassero sono una parte. I suoi limiti non sono definiti con precisione: ad est, il deserto siro-arabico (a volte si indicano il Giordano e il *Mar Morto, non tenendo conto della *Transgiordania); i monti del *Libano e *l'Ermon a nord; il mar *Mediterraneo a ovest e il deserto arabico con il massiccio del *Sinai a sud. Da est a ovest si disti