SCENA PRIMA
La riva del Dnepr. Un mulino.
Il mugnaio e sua figlia.
IL MUGNAIO
Oh! Voi ragazze, siete proprio tutte
delle sciocche, se un buon partito,
non uno modesto, si interessa a voi,
dovete tenervelo ben stretto.
Come? Usando la saggezza e l'onestà.
Sapendo essere ora dolci ora crudeli.
Con solo qualche velato cenno al
matrimonio - ma soprattutto
conservando il vostro onore virginale,
prezioso tesoro che, come la parola,
una volta data, più non ritorna.
Anche se non ci fosse speranza alcuna
di matrimonio, può sempre esserci,
magari, un utile per sé o per i propri
genitori; bisogna riflettere: «Non
potrà amarmi per l'eternità, né
occuparsi sempre di me». Ma nient'affatto!
Quando mai, voi, pensate a un buon affare!
Vi rincretinite subito; felici
di soddisfare gratis i suoi capricci;
pronte a stare tutto il giorno
appese al collo del ben amato; mentre
lui, ti giri, ed è già scomparso, senza
lasciare traccia; così a voi non resta nulla.
Ah! Siete proprio tutte sciocche!
Io te l'avrò detto cento volte:
attenta, figlia mia, non esser stupida,
non lasciarti sfuggire la felicità,
tienti stretto il principe, non rovinarti
da sola, tanto ingenuamente. E il risultato?
Stattene ora lì, a piangere in eterno
per quello che, ormai, più non ritorna.
LA FIGLIA
Ma perché,
tu pensi m'abbia abbandonata?
IL MUGNAIO
Come perché? Prima, quante volte
in settimana veniva qui al mulino?
Ogni santo giorno, a volte anche
due volte al giorno - poi è venuto
sempre più di rado e ora sono
nove giorni che non s'è più visto.
Tu che dici?
LA FIGLIA
È occupato. Ha tante cose cui pensare
non fa il mugnaio, lui. Non ha l'acqua
che per lui lavora. Ripete spesso
che il suo è il più duro dei lavori.
IL MUGNAIO
E tu gli credi! Da quando, i principi
lavorano! E cosa fanno? Tirano alle
lepri o alle volpi, stanno a tavola,
litigano con i vicini e prendono in giro
voi, povere cretine. Lui lavora! Poverino!
Che pena! Io invece ho l'acqua... Eppure
giorno e notte, non ho mai pace,
ora su, ora giù, c'è sempre qualche guasto,
una falla, un palo da cambiare...
Se almeno gli avessi chiesto
del danaro per fare delle bonifiche...
sarebbe stato meglio.
LA FIGLIA
Ah!
IL MUGNAIO
Cosa c'è?
LA FIGLIA
Ssst! Sento un cavallo.
È il suo. È lui, è lui!
IL MUGNAIO
Attenta, figlia mia,
ricordati dei miei consigli!
LA FIGLIA
Eccolo, eccolo!
(Entra il principe; uno scudiero porta via il cavallo)
IL PRINCIPE
Salve mia cara!
Salve mugnaio!
IL MUGNAIO
Ben venuto mio buon principe.
Da tempo ormai non vedevamo la luce
dei tuoi occhi! Vado a prepararti
una degna accoglienza. (Esce)
LA FIGLIA
Ti sei finalmente ricordato di me!
Non ti vergogni a torturarmi tanto
con una attesa così inutile e crudele?
Ho pensato di tutto! Ho provato ogni
tipo di paura: che caduto da cavallo,
fossi finito in acqua o in un burrone;
che ti fossi ammalato, che non m'amassi più.
Ma grazie a Dio, sei vivo, sano e salvo
e m'ami sempre come prima, non è vero?
IL PRINCIPE
Come prima, angelo mio!
No, più di prima. (Esce)
LA FIGLIA
Però, sei triste! Che cos'hai?
IL PRINCIPE
Io, triste?
Ti sarà sembrato. No! Io sono sempre
felice quando ti vedo.
LEI
No!
Quando sei felice, mi corri incontro
da lontano e gridi: «Dov'è il mio amore?
Cosa fa?». E poi mi baci, mi domandi
se sono felice di vederti, se t'aspettavo
così presto. Ora, invece, m'ascolti
in silenzio; non mi abbracci, non mi
baci sugli occhi. Qualcosa ti turba.
Non è vero? Ma cosa? Sei, forse,
in collera con me?
IL PRINCIPE
Non voglio fingere.
Hai ragione: una grave tristezza
m'opprime dentro al cuore, e tu non puoi
né dissiparla, né lenirla col tuo
grande amore, né tanto meno, condividerla.
LEI
Soffro per non poter dividere con te
questo dolore. Confidami il segreto.
Se vuoi che pianga: piangerò. Ma se non
vuoi, non ti tormenterò con le mie lacrime.
IL PRINCIPE
Perché aspettare? Prima è, meglio è.
Mia cara, tu sai che al mondo non c'è
felicità che dura; né rango, né bellezza,
né forza, né ricchezza possono tener
lontane le disgrazie. E noi - non è vero
amore mio - noi, siamo stati felici; io
per lo meno, con te sono stato felice,
felice del tuo amore. Qualunque cosa mi
accadrà, ovunque io sarò, mi ricorderò
sempre di te, mia cara; niente al mondo
potrà sostituire quello che perdo.
LEI
Non capisco ancora le tue parole,
ma ho già paura. Il destino ci sta
preparando qualcosa di ignoto e minaccioso,
forse, una separazione.
IL PRINCIPE
Hai indovinato.
Il destino ci separa.
LEI
Come, ci separa? Significa che io
non potrò più seguirti ovunque?
Mi travestirò da ragazzo. Sarò tuo
fedele servitore, ti seguirò in battaglia,
nelle spedizioni. Non ho paura.
Pur di vederti. No! No! Non ti credo.
Vuoi carpire i miei pensieri più
segreti, o stai solo scherzando.
IL PRINCIPE
No, non ho la testa, oggi, per scherzare,
né devo carpirti niente, non sto
partendo per un lungo viaggio, né per
la guerra - resto a casa mia, ma da te
devo per sempre separarmi.
LEI
Aspetta, adesso capisco tutto...
Ti sposi. (Il principe tace)
Tu ti sposi!
IL PRINCIPE
Cosa posso fare?
Giudica da sola. I principi non sono
liberi come le ragazze. Si scelgono
una compagna non per amore ma per
calcolo altrui, per un vantaggio di altri.
Dio e il tempo leniranno il tuo dolore.
Non dimenticarmi; prendi in ricordo
questo monile e lascia che sia io a
mettertelo. Ho ancora dell'altro qui
con me. Prendilo. Era per tuo padre.
(Le dà un sacchetto con delle monete d'oro)
Daglielo. Addio!
LEI
Aspetta; devo dirti una cosa che
non ricordo.
IL PRINCIPE
Cerca di ricordarti.
LEI
Per te,
io ero pronta a tutto... no, questo no!
Aspetta! Non è possibile che tu mi abbandoni
proprio per sempre... no, neppure questo!
Ah! Ecco!... ricordo: oggi, ho sentito
muoversi dentro di me tuo figlio.
IL PRINCIPE
Oh! Infelice! Cosa puoi fare? Abbi cura
di te stessa, per lui almeno; io non
abbandonerò né te, né il tuo bambino.
Un giorno, forse, tornerò a trovarvi.
Stai tranquilla! Non esser triste!
Lascia ch'io t'abbracci una volta ancora.
(Allontanandosi)
Uh! È finita! Ho il cuore più leggero.
M'aspettavo tragedie, e invece, è andato
tutto abbastanza bene. (Esce)
(Lei rimane immobile)
IL MUGNAIO (entra)
Se volete favorire al mulino...
Ma dov'è? Dov'è il nostro principe?
Oh là, là! Che regalo! e tutto in
pietre preziose! Come brilla! E che perle!
Non c'è che dire, proprio un dono da re!
Veramente generoso! E questo che cos'è?
Una borsa! E magari con dei soldi? Ma
che fai lì, tutta impalata, senza dire
niente. Non rispondi? Ti sei rincretinita
per l'inattesa gioia e sei rimasta
di stucco?
LA FIGLIA
Non posso crederci,
non è possibile. Io l'amavo tanto!
Possibile che sia un selvaggio e che
abbia un cuore così insensibile?
IL MUGNAIO
Di chi parli?
LA FIGLIA
Dimmi, padre, come ho potuto farlo
arrabbiare tanto? E perdere la mia
bellezza in una sola settimana? Ma
forse gli hanno fatto bere qualche cosa!
IL MUGNAIO
Che ti succede?
LA FIGLIA
Padre, se n'è andato. È fuggito al galoppo!
Ed io, pazza, l'ho lasciato andare,
senza afferrarmi alle sue vesti o
attaccarmi alle briglie del suo cavallo!
Magari, dalla rabbia m'avesse tagliato
le mani o calpestato col suo cavallo!
IL MUGNAIO
Stai farneticando!
LA FIGLIA
Vedi. I principi non sono liberi
come le ragazze. Non scelgono una
moglie per amore... sono liberi, però,
di dir bugie, di far giuramenti, di
piangere e promettere: ti porterò
nel mio palazzo, nelle mie stanze
più segrete, di velluto rosso e di
broccato ti vestirò. Sono liberi di
insegnare a delle poverine ad alzarsi
a un loro fischio, nel cuore della notte
e a rimanere poi dietro al mulino, fino
all'alba. Ai principi piace divertirsi
alle nostre spalle e poi dire:
addio, vai, amore mio, dove vuoi,
e ama chi più ti piace.
IL MUGNAIO
È proprio così!
LA FIGLIA
Ma chi è la fidanzata? Con chi
m'ha sostituito? Verrò a saperlo,
puoi crederci. Dirò a quell'infame:
«Lascia il principe, non c'è posto
per due lupe in una stessa tana».
IL MUGNAIO
Stupida!
Chi può impedire a un principe
di scegliersi una sposa? Eccoci qua!
E io che t'avevo detto?...
LA FIGLIA
E ha potuto,
come un gentiluomo, abbandonarmi
e farmi dei regali e che regali!
e darmi del danaro! Pensava di comprarmi!
Voleva con l'oro bloccarmi la lingua
per evitare che parlassi male di lui
e che la giovane moglie lo sapesse.
Ah! Dimenticavo, m'ha chiesto di darti
questo, perché tu con lui sei stato
buono, hai lasciato che tua figlia
gli corresse dietro, non sei stato
con lei troppo severo. La mia
disgrazia sarà la tua fortuna!
(Gli dà il sacchetto col denaro)
IL PADRE (in lacrime)
Ah! Che mi tocca sentire
alla mia tarda età! Non dovresti
con tanta amarezza, rimproverare
tuo padre. Non ho che te al mondo,
unica gioia della mia vecchiaia!
Come potevo non viziarti? Dio vuole
punirmi per esser stato troppo debole con te.
LA FIGLIA
Oh! Soffoco!
Una fredda serpe mi stringe il collo!...
Una vipera, una vipera m'ha voluto regalare
non delle perle... (Si strappa dal collo le perle)
IL MUGNAIO
Rientra in te!
LA FIGLIA
Ah, se così potessi distruggere te,
serpe infame, maledetta mia rivale!
IL MUGNAIO
Stai delirando, stai veramente
delirando.
LA FIGLIA (si toglie il diadema)
Ecco la mia corona!
La corona nuziale della vergogna
che in dono ho ricevuto dall'astuto
nemico, quando rinunciai a quanto
di più caro avevo. Siamo liberi!
Via la corona! (Getta il diadema nel Dnepr)
Ora tutto è finito! (Si getta nel fiume)
IL VECCHIO (cadendo)
Oh! Sciagura! Sciagura!
SCENA SECONDA
Palazzo del principe.
Una festa di nozze. I giovani sposi siedono a tavola.
Ospiti. Coro di fanciulle.
LO SPONSALE DI MATRIMONIO
Abbiamo celebrato allegre nozze.
Viva il principe e la sua bella
principessa. Che Dio conceda a voi
una vita piena d'amore e d'armonia, e a noi
di poter festeggiar sempre più spesso!
Ma perché, leggiadre fanciulle, vi siete
ammutolite? Perché, candidi cigni, lì
ve ne state tutti zitti? Non avete
più canzoni da cantare o le vostre ugole
si sono prosciugate?
IL CORO
Sponsale, o bel sponsale
sei proprio un mattacchione!
In cerca della sposa,
dentro un orto sei finito!
Tutta la birra hai rovesciato
e un campo di cavoli innaffiato.
A uno steccato ti sei inchinato
ed una porta hai supplicato:
«Porta, porticina, mostrami
la strada più vicina
per arrivare alla sposa».
E adesso indovina!
Prendi in mano la borsa,
agita il danaro,
datti da fare per le belle ragazze!
SPONSALE
Ah! Burlone, avete scelto bene
la canzone! Ecco, prendete e non
parlate più male di me!
(Regala alle fanciulle delle monete)
UNA VOCE SINGOLA
Tra ciottoli e sabbia dorata
il fiume rapido scorreva.
Passano due pesciolini:
«Hai sentito, fratello, le novità
del fiume? Ieri sera, una fanciulla
è annegata e, morendo, il suo amato
malediceva».
SPONSALE
Ehi! Bellezze! Che canzone è questa?
Non mi sembra adatta a un matrimonio.
No! Chi l'ha scelta?
LE FANCIULLE
Io no... io no... noi no...
SPONSALE
E chi l'ha cantata? Allora?
(Mormorio e confusione tra le fanciulle)
IL PRINCIPE
Io so chi. (Si alza da tavola e parla sottovoce allo scudiero)
È riuscita a intrufolarsi fino qui.
Presto, portala via. E dimmi chi ha
osato farla entrare.
(Lo scudiero s'avvicina alle fanciulle)
IL PRINCIPE (si siede, tra sé)
È, certo, pronta a sollevar un tal
baccano, che io, dalla vergogna,
non saprò dove nascondermi.
LO SCUDIERO
Non l'ho trovata.
IL PRINCIPE
Cercala. È qui, lo so. È lei
che ha cantato quella canzone.
UN OSPITE
Che nettare!
Dà in testa e taglia le gambe.
Peccato che sia un po' amaro:
sarebbe, forse, meglio addolcirlo un po'.
(I giovani sposi si baciano. Si sente un flebile grido)
IL PRINCIPE
È lei! È lei che grida di gelosia.
(Allo scudiero)
Allora?
LO SCUDIERO
Non l'ho trovata da nessuna parte.
IL PRINCIPE
Stupido.
DRUŽKO (alzandosi in piedi)
Credo sia il momento di consegnare
la giovane sposa a suo marito e di
spargere il luppolo davanti alla porta
della loro stanza.
(Tutti si alzano in piedi)
LA SPONSALE
Giusto. Portate il gallo arrosto.
(I giovani sposi mangiano il gallo, vengono ornati con fiori di luppolo e accompagnati nella stanza da letto)
LA SPONSALE
Dolce principessina, non piangere,
non aver paura, fai la buona.
(I giovani entrano nella stanza, gli ospiti se ne vanno, rimangono solo lo sponsale e la sponsale)
DRUŽKO
Dov'è il bicchiere? Dovrò passare
tutta la notte, sotto la finestra.
Meglio darsi forza con un po' di vino!
LA SPONSALE (gli riempie il bicchiere)
Forza, bevi alla salute!
DRUŽKO
Ah! Grazie.
È andato tutto bene, no?
LA SPONSALE
Sì, grazie a Dio! Tutto è andato
bene, tranne una cosa...
DRUŽKO
Cosa?
LA SPONSALE
Hanno cantato una canzone che non
era di buon augurio e nemmeno adatta
a un matrimonio. Dio sa cos'era!
DRUŽKO
Ah! Queste ragazze, devono
sempre farne una! Perfino
guastare le nozze del principe.
Ma devo mettermi a cavallo,
Addio comare! (Esce)
LA SPONSALE
Ahimé! Qualcosa mi tormenta dentro.
Non l'abbiamo combinato bene,
questo matrimonio.
SCENA TERZA
Stanza della principessa.
La principessa e la nutrice.
LA PRINCIPESSA
Ssst! Sembrava un suono di corni;
no! Non è lui. Ah, mamuška!
Quand'era fidanzato, non s'allontanava
da me d'un passo, non mi staccava mai
gli occhi di dosso. S'è sposato, ed è
cambiato tutto. Ora, mi sveglia sempre
presto e subito ordina che gli sellino
il cavallo. Fino a notte, Dio solo sa
dove se ne va; ritorna, bisbiglia due
parole dolci e il viso pallido mi
carezza appena.
LA NUTRICE
Principessina, l'uomo è come il gallo:
chicchirichi! Due colpi d'ala e via.
La donna invece è simile alla chioccia,
sta buona e cova i suoi pulcini.
Da fidanzato, se ne sta sempre lì,
non beve, non mangia e mai si stanca
di guardarti. Poi si sposa, e saltan
fuori tutti gli impegni: far visita
ai vicini, andare a caccia con i falchi,
fare la guerra, sempre di qua e di là,
ma mai che stia in casa.
LA PRINCIPESSA
Non credi che possa avere qualche
segreta passione?
LA NUTRICE
Ma smettila, che dici?
Con chi potrebbe mai sostituirti?
Tu l'hai conquistato con la tua
bellezza eccezionale, con i tuoi modi,
con l'intelligenza. Pensaci un po':
dove mai potrebbe trovare un tesoro
pari al tuo?
LA PRINCIPESSA
Ah! Se Dio esaudisse le mie preghiere
e mi mandasse un figlio. Saprei, allora,
riconquistarmi il marito... Ma guarda!
È pieno di cacciatori. È ritornato.
Ma perché non lo vedo?
(Entra il capocaccia)
E il principe, dov'è?
CAPOCACCIA
Il principe ci ha ordinato di
ritornare a casa.
LA PRINCIPESSA
Ma lui, dov'è?
CAPOCACCIA
È rimasto solo nel bosco,
in riva al Dnepr.
LA PRINCIPESSA
E voi avete osato abbandonare
il principe, là, da solo? Che servi
zelanti! Subito indietro! Correte
da lui e ditegli che l'ho ordinato io. (Il capocaccia esce)
Ah! Dio mio, di notte nel bosco,
con le bestie feroci, i selvaggi,
gli spiriti maligni - ci vuol poco
per una disgrazia. Un cero, subito,
davanti all'icona.
LA NUTRICE
Corro, angelo mio, corro...
SCENA QUARTA
Il fiume Dnepr. Notte.
LE RUSALKE
Al tepor della luna,
insieme gioconde,
dal fiume profondo
di notte emergiam.
Ci piace di notte
il fondo lasciare.
Ci piace, libere,
le onde solcar,
chiamarci l'un l'altra
con voci festose,
scuotere l'aria
con grida squillanti,
e al vento asciugar
le verdi chiome arruffate.
UNA RUSALKA
Zitte! Zitte! Tra i cespugli,
qualche cosa si nasconde.
UN'ALTRA
Tra noi e la luna
qualcuno s'avvicina.
IL PRINCIPE
Oh! Tristi luoghi a me noti!
Riconosco tutto qui d'intorno.
Ecco il mulino! È ormai in rovina;
tace l'allegro suono delle sue ruote;
ferma è la macina; il vecchio deve
esser morto. Non ha pianto a lungo
sua figlia. C'era un sentiero,
ora è scomparso. Da tempo nessuno
passa più di qui; c'era anche un piccolo
giardino ed una siepe - possibile sia
diventata questa fitta boscaglia?
Ah! C'è anche l'amata quercia, dove
lei, abbracciandomi, in silenzio si
lasciò andare... Possibile?
(Va verso gli alberi, le foglie cadono)
Che significa? Le foglie, ingiallendo,
a un tratto s'accartocciano e rumorose
mi cadono addosso come cenere.
L'albero s'è fatto tutto nudo e nero,
come se fosse maledetto.
(Entra un vecchio cencioso e mezzo nudo)
IL VECCHIO
Salute! Salute a te, genero.
IL PRINCIPE
Chi sei?
IL VECCHIO
Un corvo che vive qui.
IL PRINCIPE
Possibile che sia il mugnaio?
IL VECCHIO
Ma che mugnaio!
Ho venduto il mulino ai diavoli
che stanno dentro la stufa e il
danaro l'ho dato alla Rusalka, la
mia brava figlia, perché lo conservi.
Ora è nascosto nella sabbia del Dnepr,
custodito da un pesciolino guercio.
IL PRINCIPE
Poveretto! È impazzito. Ha la testa
confusa, come le nuvole dopo la tempesta.
IL VECCHIO
Perché non sei venuto, ieri sera,
da noi? C'era un banchetto, t'abbiamo
atteso a lungo.
IL PRINCIPE
Chi m'aspettava?
IL VECCHIO
Come chi? Ma mia figlia.
Sai, chiuderò un occhio e vi lascerò
liberi: che resti con te tutta la notte,
fino al canto del gallo. Non dirò niente.
IL PRINCIPE
Povero mugnaio!
IL VECCHIO
Ma che mugnaio, te l'ho detto,
sono un corvo. Successe un fatto strano:
quando (ricordi?) lei si gettò nel fiume,
io la inseguii e cercai di saltare da
questo scoglio, ma all'improvviso due
forti ali mi spuntarono qui sotto e
nell'aria fui trasportato. Da allora
svolazzo qua e là, ora becco una carogna
ed ora, accovacciato su una tomba, gracchio.
IL PRINCIPE
Che peccato! Ma chi si cura di te?
IL VECCHIO
Già, non sarebbe male! Son diventato
vecchio e un poco strambo. Grazie,
si prende cura di me la piccola Rusalka.
IL PRINCIPE
Chi?
IL VECCHIO
Mia nipote.
IL PRINCIPE
Non si riesce a capirlo.
Vecchio! Tu qui nel bosco morirai
di fame o sarai sbranato da una
qualche bestia feroce. Non vuoi venire
nel mio palazzo e vivere con me?
IL VECCHIO
Nel tuo palazzo? No! Grazie!
Prima mi blandisci e poi, magari,
mi fai fuori. Io qui sto bene, sono
libero e sazio. Non voglio venir con te. (Esce)
IL PRINCIPE
È tutta colpa mia! È orribile
perdere la ragione. Meglio morire.
Di un morto si ha rispetto, si prega
per lui. La morte rende tutti uguali.
Ma un uomo, privo della ragione, non
è più un uomo. La lingua non gli serve
più, non governa le parole, diventa
simile a una bestia, si offre allo
scherno generale, è alla mercé di tutti,
sfugge il giudizio divino. Infelice
vecchio! A vederlo così, in me si fa
più forte la sofferenza per il rimorso!
IL CAPOCACCIA
Eccolo! Che fatica è stato trovarlo!
IL PRINCIPE
Perché siete qui?
IL CAPOCACCIA
Ci ha mandato la principessa,
era preoccupata per te.
IL PRINCIPE
La sua premura,
m'infastidisce! Non sono un bambino
che non può fare un passo senza la
sua balia. (S'allontana)
(Le rusalke emergono a filo dell'acqua)
LE RUSALKE
Che fate sorelle? Il campo è libero
raggiungiamoli presto! Spaventiamo
i cavalli con l'allegro e frizzante
fragore delle nostre onde.
È tardi. I boschi sono bui
e freddi gli abissi del mare,
più non cantano i galli,
scomparsa è la luna.
UNA RUSALKA
Aspetta ancora un po', sorella.
UN'ALTRA
No, è tardi, è tardi.
La regina, nostra severa
sorella, ci attende. (Si nascondono)
SCENA QUINTA
Il fondo del fiume Dnepr.
Il palazzo delle rusalke.
Attorno allo loro regina, delle rusalke filano.
LA RUSALKA PIÙ VECCHIA
Lasciate il fuso, sorelle. Il sole
è tramontato. La luna splende sopra
di noi. Basta! Salite a galla e giocate
all'aria aperta, ma oggi, non provatevi
a infastidir nessuno, non stuzzicate
alcun viandante, non appesantite d'erba
e di alghe le reti ai pescatori, non
trascinate in acqua alcun bambino,
raccontando loro favole sui pesci.
(Entra una piccola rusalka)
E tu, dov'eri?
LA FIGLIA
Ero sulla terra, da mio nonno.
Mi chiede sempre che dal fondo
io gli raccolga del danaro che
un giorno lui gettò nell'acqua.
L'ho cercato a lungo; ma non so
che cosa sia il danaro. Allora
gli ho portato una bella manciata
di conchiglie. Era contento.
LA RUSALKA
Pazzo spilorcio!
Ascoltami, figliola! Oggi, io
conto su di te. Verrà un uomo
alla nostra riva. Osservalo bene
e vagli incontro. È una persona
cara. È tuo padre.
LA FIGLIA
Colui che t'abbandonò per sposare
una donna?
LA RUSALKA
Proprio lui. Avvicinati a lui
teneramente e raccontagli tutto
ciò che da me hai saputo sulla tua
nascita; parlagli anche di me.
Se ti chiede se l'ho dimenticato,
digli che lo ricordo sempre, che
l'amo e che l'aspetto qui da me.
Hai capito bene?
LA FIGLIA
Ho capito.
LA RUSALKA
Vai, ora. (Sola)
Da quando, fanciulla disperata e debole
mi gettai nell'acqua senza riflettere
e mi risvegliai, fredda ed energica
rusalka, negli abissi del Dnepr, sono
trascorsi sette lunghi anni e ogni giorno
penso alla mia vendetta... oggi, forse,
è giunta la mia ora.
SCENA SESTA
La riva.
IL PRINCIPE
Una forza misteriosa mi trascina
contro il mio volere verso queste
tristi rive. Tutto qui mi ricorda
il passato e la storia appassionante,
anche se triste, della mia gioventù
libera e bella. Qui, un giorno,
conobbi un amore libero e ardente;
ero felice, pazzo!... Eppure, con
tanta leggerezza, rifiutai la felicità.
L'incontro di ieri ha risvegliato
in me tristi, tristi pensieri.
Povero padre! Che dolore! Magari, lo
rincontrassi oggi e acconsentisse a
lasciare il bosco per trasferirsi da noi.
(La piccola rusalka esce sulla riva)
Cosa vedo?
Da dove vieni, piccola?