Sergio Sablich

Analisi di «Arlecchino»

SECONDO TEMPO

4. Marcia e scena
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Il breve secondo tempo consta di una «Marcia e Scena», quest'ultima a sua volta articolata in Trio e Coda (Busoni si serve ancora disinvoltamente di nomi di forme peculiari della musica cosiddetta assoluta). Arlecchino, travestito da ufficiale e seguito da due ridicoli sbirri, si presenta a Ser Matteo per arruolarlo alla guerra. Dopo un rapido dialogo, appena punteggiato dalle assorte declamazioni dantesche del sarto (qui Busoni usa fuggevolmente un tema della «Figlia del reggimento» di Donizetti come contrasto alla dissonante e sfigurata marcia militare dell'inizio, tutta pervasa da un senso di acida secchezza), Arlecchino espone la sua disincantata visione del mondo:
«Cos'è un soldato? Qualcosa che rinuncia a se stesso. Una veste riconoscibile. Un centomillesimo. L'uomo artificiale. - Cos'è il diritto? La cosa che si vuole strappare agli altri. - Cos'è la patria? La discordia in casa propria. - Voi siete soldati e combattete per il diritto e per la patria. Ricordatevene!». Nella Coda che segue, la musica raccoglie il senso di queste parole in una velata marcia funebre, su cui la Sprechstimme di Arlocchino si leva ruvida e dura e il canto dantesco di Matteo (« Per me si va nella città dolente; / per me si va tra la perduta gente ») si fa ancor più rotto e straniato.
Sergio SABLICH, «Busoni», Torino, EDT, 1982, pp. 211-212