DANIELE GATTI ALL'OPERNHAUS DI ZURIGO / Daniele Gatti New Music Director of Opernhaus Zurich


DANIELE GATTI

CHEFDIRIGENT / DIRETTORE MUSICALE
MUSIC DIRECTOR / CHEF D'ORCHESTRE PRINCIPAL

OPERNHAUS / TEATRO DELL'OPERA
OPERA HOUSE / THÉÂTRE DE L'OPÉRA

ZÜRICH / ZURIGO / ZURICH

ITALIANO FRANCESE INGLESE

TEDESCO SPAGNOLO PORTOGHESE

Gatti was born in Milan in 1961
He was principal conductor from 1992 with the Orchestra Dell'Accademia Nazionale di Santa Cecilia in Rome. In 1997, he also became the music director of the Orchestra del Teatro Comunale di Bologna. He has also served as principal guest conductor of the Royal Opera House, Covent Garden. At the Vienna State Opera he conducted productions of Verdi's Simon Boccanegra and Otello, Schönberg's Moses und Aron and Mussorgski's Boris Godunov. In 2005, alongside Zubin Mehta and Christian Thielemann, Gatti was invited to conduct a concert in commemoration of the fiftieth anniversary of the 1955 reopening and renovation of the Vienna State Opera. His debut at the Bayreuth Festival was in Stefan Herheim's production of Parsifal in 2008. In December 2008 he opened the 2008/2009 opera season at La Scala, Milan, with Verdi's Don Carlo which received mixed reviews. In 2010 Gatti will return to the Vienna State Opera for a new production of Verdi's Macbeth. [1]
In 1994, Gatti made his first guest conducting appearance with the Royal Philharmonic Orchestra (RPO). He was immediately offered the position of the RPO's principal conductor, and he assumed the post in 1996. [2] Gatti is regarded as having restored the RPO's status on par to the other main London orchestras. [3] During his tenure, in 2004, the RPO acquired its first permanent residency at Cadogan Hall. [4] [5] In April 2007, Gatti was one of eight conductors of British orchestras to endorse the 10-year classical music outreach manifesto, "Building on Excellence: Orchestras for the 21st Century", to increase the presence of classical music in the UK, including giving free entry to all British schoolchildren to a classical music concert. [6] In 2009, Gatti is scheduled to be succeeded by Charles Dutoit as the RPO's principal conductor and to be appointed conductor laureate. [7]
In July 2007, the appointment of Gatti as the next music director of l'Orchestre National de France was announced. [8] He took over the post in September 2008.
Gatti is married to the cellist Silvia Chiesa.

[1] Wilhelm Sinkovic (15 February 2009). "Ioan Holender: Inszenierungen als gute Aktien". Die Presse. Retrieved on 2009-02-21.
[2] Hilary Finch (September 2000). "The Transformer". BBC Music Magazine.
[3] Erica Jeal (1999-09-20). "Subtle but confident". The Guardian. Retrieved on 2007-04-30.
[4] Louise Jury (8 January 2002). "London Philharmonic gets a concert centre". The Independent. Retrieved on 2008-10-09.
[5] Anthony Holden (2004-05-09). "Vandals at the gates". The Observer. Retrieved on 2007-04-30.
[6] Charlotte Higgins (2007-04-26). "Orchestras urge free concerts for children". The Guardian. Retrieved on 2007-05-06.
[7] Martin Cullingford (2007-04-20). "Charles Dutoit takes over Royal Philharmonic Orchestra". Gramophone. Retrieved on 2007-04-30.
[8] Matthew Westphal (2007-07-23). "Daniele Gatti to Succeed Kurt Masur at Orchestre National de France". Playbill Arts. Retrieved on 2007-07-24. -
WIKIPEDIA EN

BIOGRAPHY ON ALLMUSIC

Considered the ‘foremost conductor of his generation,’ Italian conductor Daniele Gatti has galvanized the music world with his dramatic and instinctive style. A charismatic maestro, he demonstrates an equal mastery of the orchestra and the opera stage, delivering consistently probing interpretations imbued with fire and refined sensitivity.
Music Director of the Royal Philharmonic Orchestra since 1996, Gatti has inspired audiences and critics alike with his enraptured performances; his recordings have attracted enthusiastic notices. Since 1998, Gatti is also Music Director of Bologna’s opera house, the Teatro Comunale, and has conducted opera to great acclaim the world over.
A native of Milan, Daniele Gatti studied piano and violin at the "Giuseppe Verdi Conservatory", earning his degree in composition and conducting. Following his La Scala début at the age of 27, he led productions at Venice’s Teatro La Fenice, the Chicago Lyric Opera, Berlin Staatsoper and New York’s Metropolitan Opera. Maestro Gatti was Music Director of the Accademia Nazionale di Santa Cecilia in Rome from 1992 to 1997 as well as Principal Guest Conductor of the Royal Opera House, Covent Garden from 1995 to 1997.
He made his Carnegie Hall debut in the 1989/90 season with the American Symphony Orchestra, and has since led most of the world’s major orchestras. He has become a favorite of audiences in Chicago where he first conducted the Chicago Symphony in 1994, returning every other season since. Gatti’s 1996 début with the New York Philharmonic was hailed as a “remarkable performance” (The New York Times) and led to a triumphant return in 1998 and, again, in 2000. His touring engagements at the head of the RPO frequently take him to Germany, Italy, Spain, Belgium, Mexico and the USA.
HARMONIA MUNDI

Il Don Carlo: che emozione! Parla il direttore d’orchestra
Intervista a Daniele Gatti. I successi, le scelte artistiche e l’emozione di dirigere la prima del Teatro alla Scala. “Non credo ci sia una situazione equiparabile al 7 dicembre in nessun teatro al mondo"
04 dicembre, 2008

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Classica Teatro Alla Scala Don Carlo Intervista Daniele Gatti Prima 4-12-2008 Mag Musica

Scala. La prima della prima per i giovani a 10 euro La prima della Scala in diretta su SKY Il Don Carlo alzerà il sipario. Il servizio di SKY TG24
di Carlo Goldstein

Abbiamo incontrato Daniele Gatti alla vigilia delle prove per l’atteso Don Carlo che aprirà la stagione scaligera di quest’anno. Dagli studi a Milano alla consacrazione londinese, dall’inaugurazione di Bayreuth all’Orchestra Nazionale di Francia: molti i successi degli ultimi anni. Ma il primo 7 dicembre per un direttore è comunque qualcosa di speciale…

Che effetto le fa tornare alla Scala da protagonista dopo tanti anni di assenza?
Mi risulta difficile descrivere la sensazione che provo a tornare a Milano. Quando ero studente, andavo tutte le sera alla Scala, tutte le sere in loggione a vedere spettacoli, opere, concerti sinfonici. In quegli anni i sogni erano tanti… Dopo le prime esperienze nell’88 con L’occasione fa il ladro, decisi di restare lontano da un luogo così importante ma allo stesso tempo così pericoloso per un giovane musicista. Sono passati tanti anni nei quali ho osservato la Scala da lontano sempre nella speranza di poterci tornare un giorno, con molta serenità. Questo è avvenuto con il Lohengrin nel 2007, un’opera che non veniva rappresentata da diversi anni. E’ stata una rentrée estremamente significativa per me, preceduta da un concerto con la Filarmonica nel 2006. Due anni fa il sovrintendente mi ha offerto questo 7 dicembre; lascio immaginare a chi ha sensibilità cosa può provare un musicista ad affrontare un punto d’arrivo come può esser questo.

Lei negli ultimi anni è stato il protagonista di diverse inaugurazioni e concerti di gala , eventi paragonabili al 7 dicembre. Ma c’è un qualcosa che rende questo appuntamento italiano diverso da tutti gli altri sia artisticamente che socialmente?
Credo sia totalmente diverso da quello che ho vissuto fin ora e non credo ci sia una situazione equiparabile al 7 dicembre in nessun teatro al mondo. A Milano l’intera città si mobilita. È un momento anche artisticamente parlando molto particolare perchè tutti si sentono veramente parte in causa. Gli artisti che si ritrovano a collaborare insieme per settimane devono dare prova di una tenuta di nervi e di impegno incredibile, la cosa più importante è che le prove vengano fatte serenamente: poi i risultati arrivano. Io cerco di vivere questo 7 dicembre come una festa.

Com’è nata la scelta di Don Carlo per questo 7 dicembre e che Don carlo ci dobbiamo aspettare?
La scelta è nata su mio suggerimento. Quando Lissner mi parlò dell’inaugurazione mi propose diversi titoli ma Don Carlo è una delle opere che amo di più e che mancava alla Scala dal 1992. Mi è sembrato il titolo adatto per inaugurare un teatro di questa importanza. Abbiamo deciso di mettere in scena la versione dell’opera in 4 atti perché qui la vicenda d’amore tra Carlo e Elisabetta è messa sullo sfondo mentre viene data più rilevanza alla figura di Filippo come uomo politico, come capo di stato. L’allestimento sarà molto pulito e lineare in corrispondenza con quella che secondo me è la drammaturgia verdiana dove è la recitazione degli artisti ad essere il fulcro principale. Sarà un allestimento destoricizzato perché i temi che vengono toccati sono temi universali: amore, destino, politica.

Tratto da Classica Magazine novembre 2008

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Daniele Gatti è Music Director della Royal Philharmonic Orchestra dal 1996 e Direttore Musicale del Teatro Comunale di Bologna dal 1997. E’ stato Direttore Musicale dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia e Principal Guest Conductor della Royal Opera House Covent Garden di Londra.
E’ Accademico di Santa Cecilia e nel 2005 ha ricevuto il Premio Abbiati della Critica Musicale Italiana. Il Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi gli ha conferito nel 2006 l’onoreficenza di Grande Ufficiale dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana.
Ha un rapporto privilegiato con i Wiener Philharmoniker, il Concertgebouw di Amsterdam, con la Staatskapelle di Dresda, con i Muenchner Philharmoniker, l’Orchestre National de France, con la New York Philharmonic Orchestra, la Boston Symphony Orchestra, la Chicago Symphony Orchestra. Con l’Orchestra Filarmonica della Scala sarà impegnato sia nelle prossime stagioni scaligere che in diversi concerti e tournée all’estero.
Con la Staatsoper di Vienna ha sviluppato un particolare legame che lo vedrà impegnato in diverse nuove produzioni, fra cui il Boris Godunov di Mussorgsky (maggio 2007) e il Macbeth di Verdi (novembre 2009) oltre ai recenti Moses und Aron di Schoenberg (giugno 2006) e Otello di Verdi (ottobre 2006)
Con i Wiener Philharmoniker è ospite regolare della stagione viennese e dei Festival di Salisburgo e di Lucerna e con l’Orchestra del Teatro Comunale di Bologna ha avuto grande successo al Festival di Aix en Provence con il Barbiere di Siviglia di Rossini.
Con la Royal Philharmonic Orchestra effettua regolarmente tournées, registrazioni ed è annualmente ospite dei BBC Proms.
Con la RCA Red Seal ha inciso brani di Mahler, Bartók, Prokof’ev e Respighi. Sta completando con la Royal Philharmonic Orchestra l’integrale delle sinfonie di Tchaikovsky per Harmonia Mundi.


Patron: HRH The Duke of York
Nel 2006 la Royal Philharmonic Orchestra celebrerà con orgoglio il suo sessantesimo anniversario. Fondata nel 1946 da Sir Thomas Beecham, con la sua visione di portare la migliore musica mai composta in ogni angolo del Regno Unito e all’estero, con un ensemble di classe mondiale. L’Orchestra continua in questa impresa collaborando con i più celebri artisti del momento. Sin dalla sua formazione, l’Orchestra è stata diretta da maestri del calibro di : Rudolf Kempe, Antal Doráti, André Previn e Vladimir Ashkenazy.
Oggi, sotto l’ispirata direzione e preparazione musicale del Maestro Daniele Gatti (direttore dal 1996), l’Orchestra è molto impegnata nella sua attività concertistica, con tournèe ed incisioni.
L’Orchestra ha la sua sede a Londra e la stagione concertistica presso la Royal Albert Hall. La prossima stagione includerà un bel numero di concerti spettacolari dalla “Grande Messe des Morts” di Berlioz alla Sinfonia n.5 di Mahler, sezioni speciali come “Best of Braodway” e “Filmharmonic”. Altri concerti nella stagione 2006/2007 includono esibizioni con Martha Argerich, John Lill, Leila Josefowicz e Yuri Temirkanov. La residenza della Royal Philharmonic Orchestra è presso la Cadogan Hall che completa la ricchezza dell’attività concertistica della Royal Albert Hall offrendo concerti anche nei dintorni di Londra. Nella stagione autunnale del 2006 la RPO collaborerà con Joanna MacGregor, Leonard Slatkin e Emma Johnson.
La RPO utilizza i suoi concerti nella capitale per poi effettuare delle tournèe regionali in Northampton, Lowestoft, Wimbledon, Catford e Crawley oltre a suonare per vasti pubblici anche in estate con concerti all’aperto.
Come orchestra internazionale, la RPO è stata in oltre trenta paesi negli ultimi cinque anni, ha suonato per il Papa Giovanni Paolo II al Vaticano, per il presidente della Cina nella Piazza Tiennamen ed al decimo anniversario per la celebrazione dell’indipendenza del Kazakistan.
Per promuovere le celebrazioni del sessantesimo anniversario, l’Orchestra è stata un mese di tournèe negli Stati Uniti con Charles Dutoit nel Gennaio 2006 ed ha programmato altre recenti tournèe in Europa e Sud Corea.
La RPO arricchisce il suo lavoro artistico con un programma educativo, innovativo e stimolante. L’uso della musica come forza di potere e di motivazione conduce i musicisti in ambienti diversi, coinvolgendoli in progetti per giovani sena tetto, in club per giovani, nelle scuole e a contatto con le famiglie. Il programma chiamato “Community e Education” della RPO promuove anche la musica dal vivo che riflette la diversità degli individui coinvolti così come il background stesso dell’Orchestra.
La RPO incide regolarmente per tutte le maggiori case discografiche, con non meno di cinque CD nella classifica dello scorso autunno. L’Orchestra ha anche il proprio marchio d’incisione che include la serie popolare “Here Comes The Classics tm”. Queste incisioni riflettono la diversità dell’Orchestra, spaziando dal repertorio popolare per orchestra e coro alla musica leggera leggendaria, alle colonne sonore di film classici.
Un CD speciale per celebrare il sessantesimo anniversario dell’Orchestra è già in vendita ed include una raccolta di incisioni passate dal direttore Sir Thomas Beecham fino a Daniele Gatti.
Daniele Gatti "Muti? Non sono
il suo rimpiazzo"

Daniele Gatti


I Wiener e la Scala: gli affondo musicali di un direttore in ascesa
GIANGIORGIO SATRAGNI
TORINO
Daniele Gatti sarà da domani in Italia per due concerti con i Wiener Philharmoniker, prima a Roma per la Messa da Requiem di Verdi nella Basilica di San Paolo fuori le Mura, poi sabato a Torino per l'inaugurazione della nuova stagione dei Concerti del Lingotto. In un caso ha voluto unire per la prima volta il coro dell'Accademia di Santa Cecilia all'orchestra viennese, che del vaticano Festival di Musica e Arte sacra è ospite fissa; nell'altro caso porta i Wiener a suonare finalmente per la prima volta nell'Auditorium Agnelli, aperto tredici anni fa. Gatti, milanese, 46 anni, è in sempre più forte ascesa internazionale e in sempre maggior crescita artistica, è stato appena nominato direttore dell'Orchestre National de France, debutterà il prossimo luglio con Parsifal al festival wagneriano di Bayreuth e sta nel novero dei preferiti dai Wiener. Con loro ha ora lavorato per due settimane in tournée europea nonché a Vienna per il concerto inaugurale dell'esclusiva stagione in abbonamento, che l'anno scorso era riservato a Muti. Il successo è stato clamoroso, perché il pubblico dei Wiener, il più esigente che si possa immaginare, ha continuato ad applaudire Gatti anche quando l'orchestra era già uscita, facendo rientrare da solo il maestro.

Com'è nato questo rapporto con i Wiener Philharmoniker?
«Ero stato invitato per la prima volta all'Opera di Vienna nel 2002 per il Simon Boccanegra di Verdi, e già durante le prove i rappresentanti dei Wiener (i cui componenti provengono dall'orchestra dell'Opera, ndr) mi avevano chiesto di parlarmi. Aspettai che fosse passata la prima, poi li incontrai e loro mi chiesero non tanto di fare un concerto, ma di entrare a far parte della loro famiglia. Così dal 2005 dirigo ogni anno un concerto in abbonamento, ma con loro sono già stato a Salisburgo e a Lucerna».

A Torino lei dirigerà lo stesso programma inaugurale di qui, l'ouverture del «Coriolano» di Beethoven, i «Tre pezzi op. 6» di Berg e la «Prima Sinfonia» di Brahms. Quali i motivi di queste scelte?
«Tutto ruota attorno ai pezzi di Berg, che desideravo fare dopo aver già diretto con i Wiener la suite dalla Lulu, inoltre la Prima di Brahms è un ottimo brano per andare in tournée. Comunque il legame sta nel fatto che sono tre compositori per i quali la forma è il nucleo principale, li unisce il dominio della forma».

Oltre al beniamino Muti, lei è l'unico altro italiano che diriga i Wiener e all'Opera fa un repertorio in parte simile a quello di Abbado, che lì fu direttore musicale. Sente la loro eredità?
«Può darsi che a distanza di 10 o 15 anni ci siano dei ricorsi, entrambi hanno fisionomia e gusti precisi: li ammiro perché hanno sempre continuato a studiare, mentre altri stranieri, pure molto blasonati, si sono seduti. E' giusto che con Abbado o Muti vi sia una filiazione, il nostro carattere tende all'italianità, con un linguaggio affine. In ogni caso non ho mai voluto farmi etichettare come direttore d'opera, e neppure d'opera italiana, perché a Vienna ho diretto anche Mosé e Aronne di Schönberg. Come loro ho un repertorio ampio che abbraccia molti stili».

Dopo l'addio di Muti a Milano, lei è uno dei direttori che lavorano più strettamente con la Filarmonica della Scala, l'ha diretta da ultimo nei palasport per il festival MiTo.
«Ne sono rimasto colpito: già quando facevo le prove Milano, come anche Torino, offriva musica di qualsiasi genere a qualsiasi ora. Nei palasport non è stato un problema l'acustica, perché importava la forza del messaggio: portare lì molte persone per un concerto di musica interamente fatta dal vivo. Queste cose possono convincere la gente che un brano classico ha la forza di aiutare la fantasia, di tenerla desta».

Lei si è congedato dal Teatro Comunale di Bologna dopo dieci anni, e non ha alcuna direzione musicale di un teatro d'opera. Alla Scala sarà in febbraio per il «Wozzeck» di Berg, poi a Sant'Ambrogio del 2008 inaugurerà col «Don Carlo» di Verdi: il sovrintendente Lissner le ha chiesto un impegno più stabile?
«Non ho avuto una proposta in questo senso né mi sono autoproposto, sono stato coinvolto dai giornali nel toto-successore di Muti, però non faccio nessuna corsa. Lissner mi ha chiesto di dirigere un'opera all'anno e io ho fatto un discorso molto chiaro: siccome amo i progetti, se mi offrite titoli che mi piacciono vengo, altrimenti non c'è nessun problema e vengo la stagione dopo. Ma questo è un discorso che faccio anche con l'Opera di Vienna o con l'Opera di Monaco, dove farò Aida di Verdi nel 2010 e Fidelio di Beethoven nel 2011, quindi repertorio italiano e tedesco. Dirigerò Aida anche al Metropolitan di New York, mentre tornerò al Covent Garden di Londra per il Falstaff nel 2012».

Daniele Gatti, l' anti-divo Ho scelto la Francia e sono felice
Repubblica — 10 settembre 2008 pagina 46 sezione: SPETTACOLI

È il "giovane" maestro italiano del momento: il più richiesto, affermato, corteggiato. Daniele Gatti, 47 anni, milanese, ha appena firmato un contratto per cinque anni come direttore musicale dell' Orchestre National de France, forse la più importante formazione sinfonica d' oltralpe. Nel frattempo ha debuttato in luglio al Festival di Bayreuth, inaugurandolo con un nuovo Parsifal, ed è atteso sul podio del prossimo Sant' Ambrogio alla Scala, dove dedicherà Don Carlo al tempio dei fanatici di Verdi. Musicista tenace e anti-divo, è del genere lombardo nel migliore senso "antico": fervido lavoratore, niente grilli per la testa, nessun padrino nel solido background. Plasmatosi da solo, per merito e costanza. Corpo massiccio da lottatore, volto da ragazzo decisionista, conversazione asciutta e analitica. Architetto di se stesso che ha saputo aspettare, come mostra la carriera oculata, con approdi strepitosi ma graduali: da Pesaro a New York, da Berlino a Santa Cecilia (di cui è stato direttore stabile, come al Comunale di Bologna), da Londra, dove sta per lasciare l' incarico di guida della Royal Philharmonic dopo tredici anni, a Monaco e a Vienna, dov' è ospite assiduo dei Wiener Philharmoniker. Maestro Gatti, sceglie la Francia? «Sono felice di lavorare con un' orchestra equilibrata nelle sue componenti e tecnicamente preparata come la National de France, succedendo a Kurt Masur, che ha fatto lavorare molto i musicisti sul repertorio tedesco, rendendoli ancora più duttili. Una formazione di rango non deve puntare solo sul proprio repertorio nazionale». C' è un suono tipicamente francese, così come italiano, inglese e austriaco? «La scuola di legni francese è rinomata, e dà un colore particolare all' orchestra. È elettrico e brillante il suono degli archi nelle orchestre inglesi, e leggendario quello dei Wiener per morbidezza degli archi. Le orchestre italiane sono dotate di uno speciale afflato grazie a Verdi e a Puccini, il che però non significa che non possano dire la loro su Beethoven. Fondamentale è la lettura, molto più del suono: l' interpretazione passa soprattutto attraverso le idee musicali». Che cos' ha scelto per il concerto d' apertura di stagione con la National de France? «Sarà il 18 settembre al Théâtre des Champs-Elysées: in programma Debussy, Messiaen e Le Sacre du Printemps di Stravinskij, brano che proprio in quel teatro ebbe la prima assoluta». In luglio è stato il primo italiano a Bayreuth dopo 23 anni: nell' 85 vi diresse Sinopoli. «Tredici minuti di applausi hanno accolto il debutto di Parsifal. Eppure io non mi sono mosso nel solco di certa tradizione germanica. Ho proposto una lettura non basata su un canto stentoreo e su cori teutonici, "alla tedesca", ma sublimata e ascetica, attenta alle parole e alla poesia del testo». Teme il suo primo Sant' Ambrogio? «No. Sono un musicista, non un politico che deve dichiarare guerra a un altro paese! Le mie responsabilità riguardano solo la mia professione. Aprire la stagione della Scala è un punto d' arrivo, e nel mio caso premia trent' anni di lavoro. Conta essere onesti e liberi e non transigere sulla qualità». Regista di Don Carlo sarà Stéphane Braunschweig, autore di spettacoli anti-convenzionali. Che ne diranno i sedicenti custodi della tradizione verdiana? «L' ambiente sarà astratto, quasi minimalista, e la regia si concentrerà su luci e recitazione. Nel terzo atto ci saranno solo un lungo corridoio e una sedia. Trovo interessante questa prospettiva volta a prosciugare tutto e a rendere vivido il rapporto tra personaggi, ideale per il teatro di Verdi, che non è mai decorativo, ma shakespeariano». - LEONETTA BENTIVOGLIO ROMA

Daniele Gatti, maestro brillante debuttante per la Filarmonica
Repubblica — 26 marzo 2006 pagina 13 sezione: MILANO

A Milano è nato e cresciuto, a undici anni è entrato in Conservatorio per studiare pianoforte, a quattordici aveva già le idee chiare e una vocazione precoce: quella di fare musica stando sul podio. Oggi Daniele Gatti, 44 anni, fisico possente, volto da eterno ragazzo, temperamento pacato e analitico (con gli orchestrali sviscera le partiture nota per nota), è uno dei più brillanti e apprezzati maestri della sua generazione: direttore musicale della Royal Philharmonic Orchestra di Londra dal '96 e del Teatro Comunale di Bologna dal '97, ha un rapporto privilegiato con la Staatsoper di Vienna e con le più grandi formazioni del mondo. Eppure, nonostante la ricchissima carriera, perennemente in ascesa, quello di domani sera sul podio della Filarmonica della Scala è un debutto assoluto a Milano (preceduto stasera da una prova aperta a favore dell' ospedale dei bambini Vittore Buzzi). Con l' orchestra e il suo direttore artistico Ernesto Schiavi ha già stabilito sin da ottobre un buon legame nella fortunata tournée che ha toccato Istanbul, Taormina e Varsavia. E i rapporti sono destinati a consolidarsi nel futuro, visto che Gatti è entrato nella rosa dei maestri di riferimento della formazione milanese. Per la sua "prima volta" con la Filarmonica al Piermarini ha scelto un programma di grande intensità spirituale, che accosta l' Incantesimo del Venerdì Santo dal Parsifal di Wagner alla Nona Sinfonia di Mahler. «Eseguiremo i due brani senza intervallo per dare il senso di un viaggio nella metafisica - spiega il direttore - Mahler è un autore che amo molto, e che la Filarmonica ha eseguito poco negli ultimi anni. La Nona, poi, è una delle pagine che sento in modo particolare: è una sinfonia che termina nel silenzio, che non chiama applausi con gesti eclatanti. Mi emoziona, ma so che devo mantenere un certo distacco, altrimenti sarebbe come dirigerla solo per me stesso. Se fossimo soltanto compenetrati romanticamente nella musica, saremmo facilmente attaccabili». Tanti nuovi progetti lo attendono: innanzitutto tornerà con la Filarmonica nella prossima stagione e sarà impegnato in un nuovo tour in giugno a Budapest e Belgrado. Nel 2007, prenotato dal sovrintendente Stéphane Lissner, dirigerà anche un' opera alla Scala: il Lohengrin di Wagner, regia di Nikolaus Lehnoff («L' ho scelto per amore di Wagner e perché era dal 1980 che non veniva rappresentato» dice). Dalla Scala Gatti mancava da 13 anni, quando propose il Tancredi di Rossini. Inutile chiedergli le ragioni per un oblio durato così a lungo: nessuna polemica con la vecchia gestione scaligera, solo tanta felicità per il ritorno nella sua città: «Così potrò dire di tornare a Milano non solo per fare visita a mia mamma» scherza. Alla Scala, con cui il rapporto si limita per ora a singoli progetti, è legatissimo. «Da giovane facevo le code per assistere alle opere in loggione - racconta - Finivo le lezioni al Conservatorio, uscivo di corsa, mangiavo per strada due panzerotti e via, mi infilavo in teatro. Erano anni in cui capitava di ascoltare Bernstein, Abbado, Giulini». Ma anche all' estero, dove la scorsa estate ha partecipato a festival prestigiosi come Aix, Salisburgo, Pesaro, Lucerna, Gatti veleggia ad altissimi livelli: alla Staatsoper di Vienna sono già in programma Moses und Aaron di Schonberg, Otello di Verdi e Boris Godunov di Musorgskij. E, per il 2008, si parla di un Wagner a Bayreuth (sarebbe il quinto maestro a dirigere nel tempio wagneriano dopo Toscanini, De Sabata, Erede e Sinopoli) e a Dresda. Il suo repertorio è vasto, ma c' è un punto fermo: «Un Barbiere di Siviglia ogni tre anni. è come andare alle terme, mi permette di ripulire le scorie, di rimettere a posto la tecnica» Domani alla Scala. Ore 20. Biglietti da 85 a 5 euro. Info: www.filarmonica.it. - PAOLA ZONCA

n. 137 del 2009-06-07 pagina 9

DANIELE GATTI alla Scala il successo lo attende
di Elsa Airoldi

Dopo il clamoroso successo personale ottenuto con Lohengrin ecco nuovamente Daniele Gatti in prima pagina. Da meno di un anno il direttore, figlio d'arte per via di un padre tenore che poi ha scelto diversamente, ma comunque tirato su a pane e Scala, è divenuto una costante del Piermarini. Se da studente, non mancava una prova dei Maestri di casa alla Scala, non avrebbe mai sperato di diventare tanto presto uno di loro. Certo la sua presenza fa solo parte di un progetto. Uno di quelli del dopo-Muti e dell'era Lissner (proprio Lissner è anche il responsabile del recente, fortunatissimo Barbiere di Aix-en-Provence). Come è avvenuto con Riccardo Chailly o Roberto Abbado. Ma insomma le sue Scale si stanno moltiplicando a vista d'occhio. In marzo la sua prima Filarmonica, all'indomani del mini-tour Istanbul-Taormina-Varsavia. Poi la grande avventura del Lohengrin, che lo sta vedendo severo, dimentico di sé, poeticissimo, padrone dell'orchestra come pochi. Immedesimato ma non troppo: «Immedesimarsi troppo è pericoloso. L'approccio con la partitura deve essere un po' distaccato, pena la dissoluzione della forma, o l'interiorizzazione che ne fa una questione personale e penalizza il pubblico...». Una lettura che è davvero un degno prologo al Parsifal che l'attende prossimamente a Beyreuth. Da questa sera i tre sinfonici. Del resto Gatti non è certo una bacchetta improvvisata. Appena diplomato dai suoi vari diplomi, una ventina di anni fa (adesso sono 46), è diventato subito direttore musicale di Santa Cecilia e poi del Comunale di Bologna. Incarico che ricopre da dieci anni e che è in scadenza. Tra le lacrime, dicono, dell'orchestra. Ma intanto continuano l'impegno londinese. Quelli con Salisburgo, Monaco, New York. Soprattutto continua il rapporto con Wiener e Staatsoper di Vienna. Dove, dopo Otello l'attendono Boris, Mosè e Aronne e Macbeth. Ma come si spiega Vienna? È una serie di circostanze. L'intendente della Staatsoper che ascolta il suo Simone di Bologna e gli «impone» un Simone viennese. Da cui Salisburgo, Lucerna, Pesaro, Aix, i Proms di Londra. Insomma, una catena. In mezzo l'apparizione miracolosa del portavoce dei Wiener che gli offre un tè e gli propone di entrare in famiglia. Nel «club» Wiener. Unico italiano dopo Muti. Alla Scala Gatti c'era già stato con due Rossini, L'occasione fa il ladro e Tancredi. Ma pareva un passaggio. Infatti da quella volta sono trascorsi 14 anni. Come pareva un passaggio da Milano l'ospitalità del Quartetto nel 2004, con l'Orchestra Giovanile Italiana di Piero Farulli, del quale oggi è assiduo collaboratore. Mentre è probabile che a Milano il milanese Daniele Gatti ci stia per tornare in pianta stabile, dal momento che appunto lascia Bologna.
Sui leggii di questa sera, domani e mercoledì Quarta Sinfonia di Mendelssohn, l'Italiana, Konzertmusik op.50 di Hindemith e Prima Sinfonia di Brahms. Cioè il lirico e scatenato (il Salterello finale) omaggio di un tedesco alla «terra dove fioriscono i limoni». Una delle tre pagine di transizione di Hindemith anni Trenta che ha già messo a punto la teoria e la pratica della Gebrauschsmusik. Il Brahms tanto «beethoveniano» da meritare (Bülow) alla prima Sinfonia l'iperbolica definizione di Decima. Decima di Ludwig von, ovviamente.
Teatro alla Scala
Concerti sinfonici
oggi, domani e mercoledì

Daniele Gatti

 

 

Daniele Gatti ist seit September 2008 als Nachfolger von Kurt Masur Chefdirigent des Orchestre National de France. Seit 1996 ist er überdies Chefdirigent des Royal Philharmonic Orchestra, dem er ab September als Conductor Laureate verbunden bleiben wird. Von 1992 bis 1997 war er Chefdirigent des Orchestra dell‘Accademia Nazionale di Santa Cecilia in Rom, von 1994 bis 1997 Erster Gastdirigent am Royal Opera House Covent Garden und von 1997 bis 2007 Direktor des Teatro Comunale di Bologna. Daniele Gatti ist Accademico der Accademia Nazionale di Santa Cecilia. 2005 wurde ihm von der Vereinigung der italienischen Musikkritiker der Premio Abbiati verliehen.

 

Als Gastdirigent leitete Daniele Gatti einige der angesehensten Orchester der Welt. Regelmäßig dirigiert er die Wiener Philharmoniker, das Koninklijk Concertgebouworkest, die Sächsische Staatskapelle Dresden, das Symphonieorchester des Bayerischen Rundfunks, die Münchner Philharmoniker, das Orchestra Filarmonica della Scala, das New York Philharmonic, das Boston Symphony Orchestra und das Chicago Symphony Orchestra. Eine besonders enge Beziehung verbindet ihn mit der Wiener Staatsoper und dem Mailänder Teatro alla Scala. An der Wiener Staatsoper leitete er einige Neuproduktionen: 2002 Verdis «Simon Boccanegra», 2006 Schönbergs «Moses und Aron» und Verdis «Otello», 2007 Mussorgskis «Boris Godunow». 2009 wird er an diesem Haus eine Neuproduktion von Verdis «Macbeth» dirigieren. Am Teatro alla Scala dirigierte er 2007 Wagners «Lohengrin» und 2008 Bergs «Wozzeck». Mit dem Orchester und dem Chor der Oper Zürich führte er 2008 mit grossem Erfolg Verdis «Requiem» auf. 2008 dirigierte er zum Auftakt der Bayreuther Festspiele eine gefeierte Neuproduktion von Wagners «Parsifal».

 

Einer der Höhepunkte der aktuellen Saison war für Daniele Gatti sein erstes Konzert als Chefdirigent des Orchestre National de France im Théâtre des Champs-Élysées in Paris. Während der gesamten Saison gab und gibt er mit diesem Orchester eine ganze Reihe von Konzerten in Paris und in ganz Europe. Als Gastdirigent eröffnete er die Konzertsaison am Teatro alla Scala in Mailand, gefolgt von einer Europa-Tour mit dem Orchestra Filarmonica della Scala, die ihn u. a. in den Wiener Musikverein führte. Außerdem kehrt er zum Koninklijk Concertgebouworkest, zu den Wiener Philharmonikern, den Münchner Philharmonikern und zum Chicago Symphony Orchestra zurück und dirigiert Konzerte des Royal Philharmonic Orchestra.

 

Im Dezember 2008 eröffnete Daniele Gatti mit einer Neuproduktion von Verdis «Don Carlo» die Saison am Teatro alla Scala. Im Juni debütiert er mit einer Neuproduktion von Verdis «Aida» an der Bayerischen Staatsoper. Im August kehrt er mit «Parsifal» zu den Bayreuther Festspielen zurück.

 

Daniele Gatti hat Werke von Rossini, Mahler, Prokofjew, Bartók und Respighi sowie die 4., 5. und 6. Symphonie von Tschaikowsky aufgenommen.

Medienmitteilung 4.6.2009

 

 

 

Daniele Gatti wird Chefdirigent am Opernhaus Zürich

 

Der italienische Dirigent Daniele Gatti wird neuer Chefdirigent am Opernhaus Zürich. In der heutigen Pressekonferenz wurde der 1961 geborene Musiker, der als einer der profiliertesten Dirigenten seiner Generation gilt, von Opernintendant Alexander Pereira der Öffentlichkeit vorgestellt.

 

Der Vertrag gilt für die drei kommenden Spielzeiten.

 

In seiner ersten Spielzeit gibt Daniele Gatti mit einem Philharmonischen Konzert und der Neueinstudierung von Richard Strauss´ "Elektra" (Premiere am 23. Januar 2010) in Zürich seinen Einstand als Chefdirigent. Er dirigiert an ca. 10 Abenden.

 

In der zweiten Spielzeit folgen “Falstaff“ (Verdi) und “Parsifal“ (Wagner), und Gatti wird zwei Philharmonische Konzerte dirigieren. Insgesamt übernimmt er an ca. 20 Abenden die musikalische Leitung.

 

In der dritten Spielzeit dirigiert Daniele Gatti in Zürich dann drei grosse Neuproduktionen: “Die Meistersinger von Nürnberg“ (Wagner), “Otello“ (Verdi) und ein drittes Werk, das laut Opernintendant Alexander Pereira „ein Werk sein wird, das in Zürich seine Uraufführung erlebte – mehr wird noch nicht verraten.“

Daniele Gatti dirigiert ausserdem drei Philharmonische Konzerte. Mit dann insgesamt ca. 30 Abenden am Pult des Orchesters der Oper Zürich wird die Präsenz von Gatti in Zürich ihren Höhepunkt erreichen. 

 

Intendant Alexander Pereira betonte in der Pressekonferenz, dass es „sein grosser Wunsch“ gewesen sei, Daniele Gatti, mit dem er seit 2007 in Verhandlungen gestanden habe, ans Haus zu verpflichten, und dass dies nun „ein glücklicher Moment“ für ihn sei. Zu einer möglichen Planung über die Spielzeit 2011/2012 hinaus wollte sich Pereira nicht äussern, „das stünde nicht mehr in meiner Zuständigkeit“.

 

Gatti selbst schätzt an Orchester und Chor des Opernhauses Zürich, das er im vergangenen Jahr bei einer Aufführung von Verdis “Requiem“ kennen lernte, die „fantastische Atmosphäre und den musikalischen Geist“. Das Theater verfüge ausserdem über „die besten Sänger der Welt.“

Für ihn sei die vor allem die Zusammenarbeit mit Alexander Pereira und die auf drei Jahre angelegte Position des Chefdirigenten, verbunden mit der Verpflichtung zu sechs Neuproduktionen und sechs Konzerten, ideal. Hier könne er „flexibel arbeiten und das Repertoire dirigieren, das ihm am Herzen liegt“.

 

Der Präsident des Orchestervorstands, Urs Dengler, hält Gatti „für einen der interessantesten Dirigenten“ und versichert, dass dieser „nach nur einem Konzert mit überwältigender Mehrheit von Orchester und Chor der Oper Zürich befürwortet“ worden sei. Ein solch einstimmiges Votum sei äusserst selten.



GRANDE MUSICA / SUL PODIO A SANTA CECILIA. STASERA ALTRI APPUNTAMENTI ALL' OPERA E ALL' ARGENTINA
Daniele Gatti, viaggio nel Romanticismo
Un insolito programma dedicato a Brahms e Beethoven: "Mi piace dirigere a Roma"

GRANDE MUSICA / Sul podio a Santa Cecilia. Stasera altri appuntamenti all' Opera e all' Argentina Daniele Gatti, viaggio nel Romanticismo Un insolito programma dedicato a Brahms e Beethoven: "Mi piace dirigere a Roma" Daniele Gatti torna a Santa Cecilia, dopo l' assenza nella stagione scorsa, per dirigere quella che e' una delle sue orchestre preferite. La adotto' nel ' 92 quando era orfana d' una guida stabile, per poi coltivarla fino al ' 97 durante cinque intensi anni da direttore musicale, dal ' 94 divisi con la Royal Opera House di Londra. Oggi, sulla soglia dei quarant' anni, Gatti e' ormai riconosciuto in tutto il mondo tra i migliori interpreti della sua generazione sia per la lirica che la sinfonica. Dal ' 96 e' "music director" della Royal Philarmonic di Londra e dall' anno seguente alla guida dell' Orchestra del Teatro Comunale di Bologna. "E' vera la storia del "Nemo profeta in patria", se si vuole essere riconosciuti in Italia bisogna fare tre-quattro volte di piu' , e diventare famosi altrove per poi ritornare", dice con il suo forte temperamento. Il programma di stasera e' interamente dedicato a composizioni corali di Brahms e Beethoven: "Questa volta desideravo incontrare da vicino il coro in brani poco eseguiti come l' "Elegischer Gesang" (Canto elegiaco) e "Meeresstille und glückliche Fahrt (Calma di mare e viaggio felice) di Beethoven - dice Gatti -. Anche lo "Schicksalslied" (Canto del destino) di Brahms e' una composizione che amo molto, in cui le liriche di Hölderlin prendono vita grazie alla musica serena, ampia e olimpica pervasa dagli echi del "Requiem tedesco". Il concerto si chiude con la Sinfonia n. 1 in do minore di Brahms: "Perfettamente nelle corde dell' orchestra. Non fu facile lasciarla nel ' 97 quando eravamo arrivati al massimo del feeling, ma e' una gioia ritrovarla oggi, preparata e rinnovata con musicisti giovani e pieni d' entusiasmo". Sara' quindi un insolito percorso attraverso il romanticismo quello di stasera: "Beethoven ha aperto vie inesplorate che poi sono state chiuse da Brahms - spiega il direttore -. Brahms con una rigidita' autoindotta si e' sempre messo degli argini, per esempio non ha avuto nulla del carattere genialoide di uno Schumann. Mi ritrovo in quello che disse un mio amico: la musica di Brahms e' come guardare un bellissimo paesaggio attraverso una finestra, quella di Schumann invece e' aprirla e entrarci dentro". Gatti oltre alla musica sinfonica per sua scelta non ha mai diretto piu' di tre produzioni d' opera a stagione, grandi successi nei piu' importanti teatri, in particolare il Covent Garden di Londra. "Ma e' la nostra la terra del melodramma, ho sempre bisogno di dirigere in Italia perche' c' e' qualcosa in piu' - conclude -. Quando si avvicina una prima a Bologna tutta la citta' e' in fermento, mentre non ritrovo la stessa magia all' estero. Sono stato alla guida di grandi orchestre in tutto il mondo, ma non amo viaggiare, sono stanco di stare sugli aerei, voglio dedicarmi solamente a quelle con cui ho piu' affinita' . Desidero passare del tempo con mia moglie, continuare a studiare e preparare ogni mio passo con estrema accuratezza". Marco Andreetti DANIELE GATTI dirige all' Auditorium di Santa Cecilia, ore 19, via della Conciliazione repliche domani alle 17.30, lunedi' alle 21 e martedi' alle 19.30. Tel. 06.68801044

Andreetti Marco

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(27 ottobre 2001) - Corriere della Sera

NOMINA A PARIGI
Daniele Gatti chiamato a dirigere l' Orchestra nazionale di Francia
MILANO - Daniele Gatti è il nuovo direttore dell' Orchestra nazionale di Francia (Onf). La «bacchetta» milanese, 45 anni, succederà dal settembre del 2008 al tedesco Kurt Masur - che ieri sera ha festeggiato il suo ottantesimo compleanno con un concerto alla Royal Albert Hall di Londra. Allo scadere dell' incarico Masur diventerà direttore musicale onorario dell' Orchestra francese. Il maestro Gatti ha alle spalle una carriera affermata sia nel repertorio sinfonico sia in quello lirico. È direttore della Royal Philharmonic Orchestra di Londra (dal 1996 e fino al 2009) e del Teatro Comunale di Bologna (dal 1997 al 2007). In passato Gatti era stato anche direttore musicale dell' Accademia di Santa Cecilia a Roma (1992-1997) e maestro principale invitato del Covent Garden di Londra tra il 1994 ed il 1997. Chiamato regolarmente da alcune tra le più prestigiose formazioni sinfoniche europee e americane, come le Orchestre di Boston e di Chicago, ma anche dalle Filarmoniche di Monaco, New York e con la Scala di Milano. Inoltre collabora con l' Opera di Vienna dove dirigerà prossimamente diverse produzioni tra cui il Macbeth di Giuseppe Verdi. Gatti è da alcuni anni anche di casa anche alla Scala, dove di recente è stato molto applaudito per un Lohengrin che ha fatto esclamare a Daniel Barenboim, presente in teatro, «Chapeau!». E proprio questa sua spiccata sensibilità wagneriana l' ha fatto prenotare per il 2008 dal Festival di Bayreuth, tempio della musica del grande compositore tedesco, per dirigere Parsifal. Un onore che, oltre a lui è toccato solo ad altri quattro direttori italiani: Toscanini, De Sabata, Erede e Sinopoli. Daniele Gatti infine è il secondo italiano alla testa di un' orchestra francese. Già Paolo Olmi, 52 anni, l' anno scorso era stato nominato alla direzione dell' Opera Nationale de Lorraine, a Nancy.

Manin Giuseppina

Pagina 43
(19 luglio 2007) - Corriere della Sera

Intervista

Daniele Gatti
«Con l’Orchestre National de France per allargare i confini del repertorio»
Non ci sono dubbi. È il direttore d’orchestra del momento. Passato invidiabile, presente alle stelle, futuro da protagonista assoluto. Dopo tredici anni, Daniele Gatti ha lasciato la Royal Philharmonic Orchestra, per rilevare l’incarico di direttore musicale dell’Orchestre National de France. Nel 2008 ha diretto il Parsifal a Bayreuth, quinto italiano dopo Toscanini, De Sabata, Erede e Sinopoli. Da anni è ospite assiduo dei Wiener Philharmoniker. Il 7 dicembre del 2008 ha diretto la prima scaligera di Don Carlo. Giusto per citare qualche pagina della sua agenda. Lo abbiamo intervistato per parlare del suo concerto con l’Orchestre National de France al Lingotto.

Maestro, da pochi mesi lei è direttore musicale dell’Orchestre National de France. Come sta andando e quali sono i suoi progetti per il futuro?
«Ho firmato un contratto per cinque anni. La situazione artistica e umana è estremamente favorevole. Ma è anche una grande responsabilità: dovrò mantenere alto il livello di un ente che ha alle sue spalle una delle tradizioni più prestigiose d’Europa. Il concerto per Lingotto Musica è una delle poche tournée organizzate in questa stagione: essendo il primo anno, sono stato prudente con le uscite fuori sede. Il feeling c’è, ma vorrei ritagliarmi un po’ di tranquillità per lavorare con calma. Poi andremo in giro per l’Europa, per gli Stati Uniti, per i grandi festival internazionali. E poi siamo residenti al Musikverein di Vienna, quindi saremo lì ogni due anni».

Quali sono gli aspetti musicali che contraddistinguono le orchestre francesi?
«In realtà ogni orchestra ha una sua personalità, ma esistono anche caratteristiche condivise a livello culturale. Sono lati caratteriali che maturano con la scuola, con la tradizione e con il repertorio. Ad esempio le orchestre francesi non usano lo stesso fagotto delle altre compagini europee: il loro basson è uno strumento leggermente più piccolo, con un timbro particolare, che conferisce una sonorità unica a tutta la sezione. Certo, sono caratteristiche importanti, ma non bisogna perdere di vista il fattore interpretativo. Ciò che mi interessa non è la materia sonora congenita di un’orchestra, ma il modo in cui l’organico si plasma alle intenzioni del direttore».

Il suo debutto con l’Orchestre National de France è stato all’insegna del repertorio parigino di inizio Novecento, con tanto di Sacre du printemps al Théâtre des Champs-Elysées, luogo della prima esecuzione; che cosa resta nella cultura parigina di oggi di quella straordinaria stagione artistica?
«Senza dubbio i francesi sono molto orgogliosi del loro passato musicale e questa è un’inclinazione che non possiamo trascurare in sede organizzativa. Io, però, vorrei continuare sulla strada battuta da Kurt Masur, il precedente direttore musicale, cercando di allargare i confini del repertorio. Un po’ quello che faremo a Torino, con Stravinskij, Strauss e Ravel». Il programma che proponete profuma di danza: un balletto in stile neoclassico (Pulcinella), la suite tutta giri di valzer del Rosenkavalier e La Valse di Ravel; musica da palcoscenico o da sala da concerto? «La tradizione ha voluto rendere questo repertorio soprattutto concertistico. Del resto è una situazione comune a molta musica del Novecento: basti pensare a tutti i grandi balletti scritti da Stravinskij per Djaghilev. Credo che la risposta risieda proprio nella straordinaria forza drammaturgica di quella scrittura strumentale: musica che può essere solo nobilitata dall’esecuzione in forma di concerto». (a.m.)

L’Orchestre National de France, nata nel 1934, è la prima orchestra sinfonica permanente francese. Erede della tradizione musicale d’oltralpe, la formazione ha progressivamente introdotto un esteso repertorio internazionale e ha continuato a rinnovare i propri programmi includendo tra questi anche le prime esecuzioni di opere dei compositori di maggior rilievo del XX secolo, tra i quali Boulez, Messiaen, Dutilleux, Varèse e Xenakis. Nel corso della sua gloriosa storia l’Orchestre National de France ha vantato numerose collaborazioni con noti solisti e direttori, ed è stata guidata da bacchette di assoluto prestigio come Sergiu Celibidache, Lorin Maazel, Jeffrey Tate (in veste di direttore principale ospite) e Kurt Masur, sotto la cui guida ha intrapreso una serie di nuove attività educative anche in collaborazione con il Conservatorio Nazionale di Musica di Parigi. Dal settembre 2008 la carica di direttore musicale è affidata a Daniele Gatti. Tutti i concerti dell’Orchestre National de France sono trasmessi dalla radio francese.

VIDEO - IL DON CARLOS ALLA SCALA

http://mag.sky.it/mag/musica/2008/12/12/don_carlo_estratto_prima_7_dicembre_classica_teatro_alla_scala.html

ASCOLTA LE SINFONIE 4, 5 e 6 DI TCHAIKOVSKY DIRETTE DA DANIELE GATTI