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HERVÉ
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Hervé (pseudonimo di Florimond Ronger), compositore, librettista, cantante e direttore d'orchestre francese (1825 -1892). Trasferitosi a Parigi all'età di 10 anni, fu fanciullo cantore nella chiesa di St.-Roch, studiò poi armonia con A. Elwart e composizione con D. Auber. Organista dal 1839 nella chiesa di Bicêtre, presso Parigi, dal 1845 fu attivo a St.-Eustache, rimanendovi 8 anni. Nel 1848 esordì all'Opéra National con «Don Quichotte et Sancho Pança», interpretandovi egli stesso la parte del protagonista. Scritturato all'Odéon nel 1849 e nell'anno seguente al Théâtre du Palais Royal come direttore musicale, nel 1854 fondò e gestì le Folies-Concertantes, piccolo teatro che prese poi il nome di Folies-Nouvelles, dove egli fu direttore, compositore, librettista, impresario, scenografo e, all'occasione, perfino macchinista.
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Obbligato a ritirarsi per ragioni di salute, nel 1856 fece una tournée in provincia, e, dopo essere nuovamente stato attivo a Parigi quale direttore d'orchestra ai Délassements-Comiques dal 1859 al '62, ne fece un'altra al Cairo che non ebbe fortuna. Ritornato a Parigi fu compositore, attore e direttore al Variétés e all'Eldorado; per quest'ultimo locale scrisse centinaia di canzoni. Voltosi nuovamente all'operetta e alla vaudeville opérette, la sua attività divenne intensa: ne scrisse moltissime (un centinaio) di carattere comico-satirico, con evidenti intenti politici accentuati soprattutto durante il Secondo Impero. Tra esse ebbero enorme risonanza «Loeil crevé» (1867); «Le petit Faust» (1869), «La femme à papa» (1879) e «Mam'zelle Nitonche» (1883; rappresentata in Italia con titolo «Santarellina»), che ebbe un successo strepitoso. Dal 1886 al '92 visse a Londra, dove continuò la sua attività di compositore, fornendo all'Empire Theatre una serie di balletti.
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Ritenuto incontestabilmente il creatore dell'operetta francese, Hervé portò nella musica leggera la sapienza e l'ispirazione di un grande autentico musicista. Abituato all'improvvisazione dalla sua attività di organista, egli colorò la sua scioltezza e facilità naturali d'una finissima ironia che deve la sua amenità all'arte della parodia, ad una espressione buffonesca che gli valse il soprannome di «compositeur toqué», e soprattutto un tipo di facezia che applica in musica il procedimento di «passar di palo in frasca», concatenando idee senza alcun legame tra loro ispiratogli dalla logica dei pazzi ch'egli aveva studiato seguendo il comportamento dei malati del manicomio di Bicêtre. Hervé creò così una forma di comicità apparentemente illogica che fece di lui il precursore diretto degli chansonniers parigini del «Chat noir», tempio della canzone satirica e dell'umorismo poetico che riscossero tanto successo alla fine del sec. XIX. [DEUMM]
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